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STORIA 



DI 



PONTEVICO 



LIBRARY 

OF THE 

UNlVÈRSITf &F ILLINOIS 






& 







STORIA 



DI 



P N T E VICO 

DEL 

Sac. ANGELO BERENZI 

Professore nel Seminario Vescovile 

di Cremona 



< palriae 

scribere jussit amor ' 
Ovidio. 
« Poiché la carila del natio loco 
Mi strinse, ratinai le fronde sparte i 
Dante. 






CREMONA 

Tip. dell' Istit. Manini 

1888 



'&& 



.-> 



AI MIEI GENITORI 

G. BATISTA BEEENZ1 

(DI VENERATA MEMORIA) 

e CATERINA GORNO 

TRIBUTO 

DI FILIALE AFFETTO. 



7 i 9866 



VII 



Ai cortesi Lettori miei concittadini, 



Eccovi raccolte in un volume le me- 
morie storiche della nostra patria. — 
Se è vero che nulla vi ha di più dolce 
del luogo ove siam nati ; « nihil est 
arnoenius unicuique patria sua » (M. T. 
Cic), io non dubito che vorrete beni- 
gnamente accogliere questo mio libro, 
qualunque esso sia, e aggradirlo se non 
per altro, per quel sentimento gentile 
che nasce in chi, affezionato alla patria, 
ne vede tratte dall' oblio le antiche me- 
morie, e dischiusa la via a conoscere 
più facilmente e a studiarne le vicende 
attraverso il corso di varii secoli. 

Non fu mai epoca a dir vero, che si 
occupasse tanto delle storiche disci- 
pline, quanto la nostra: e certamente 
siffatti studii furono portati da pode- 



Vili 

rosi ingegni a tal grado di perfezione, 
da dover rendere oltremodo peritante 
chiunque, non approfondito nella scien- 
za, voglia ora imprendere la pubblica- 
zione di un lavoro storico. — Confortato 
nondimeno da persona autorevole, seb- 
bene io mi riconosca ben lontano dal 
possedere quella scienza, che troppo 
mi sarebbe necessaria per mettermi a 
una tale impresa, mi faccio ardito di 
presentare al pubblico la Storia di Pon- 
temco, ali' unico scopo di mostrare, se- 
condo me lo consentono le deboli mie 
forze, 1' amore che mi stringe alla terra 
natale, e di comunicare particolarmente 
a voi, miei concittadini, le non poche 
notizie patrie, che in quattro anni di 
assidue ricerche, mi fu dato trovare 
nelle Biblioteche e negli Archivi delle 
vicine Citta, — Se per 1' indulgenza 
vostra sarà da voi ben accolta questa 
mia fatica, non dimenticando io mai, 
che ciò, anziché ad alcun merito del- 
l' opera, si dovrà sopratutto riferire al 
vivo interesse che suol naturalmente 



IX 

inspirare iti ogni animo la lettura delle 
memorie patrie, mi studierò ognora più 
di fare in seguito nuove pazienti e 
accurate indagini, per rendere meno 
imperfetto questo mio primo lavoro. In- 
tanto vivete felici. 



Sac. Angelo Berenzi, 

21 Aprile 1888. 




SOMMARIO 



Capitolo I.° = I primi abitatori dell' Agro bre- 
sciano. — Opinioni e induzioni intorno alla ori- 
gine di Pontevico. — Bebriaco secondo la Tavola 
Teodosiana. — I Barbari. — Caduta del Regno 
longobardo. = (An. 69 E. V. — 774). . PAG. 1 

Cap. II. = Grave contesa sorta a Pontevico. 

— Ismondo, governatore di Brescia, assalta e di- 
serta la Terra di Pontevico. — Il Conte Raimone. 

— Gli Unni. — Proprietà dei Monaci Zenoniani 
di Verona in Pontevico. — Il Vescovo Nottingo. 

— Pubbliche calamità. — Gli Ungari. — Forti- 
ficazione delle Terre bresciane. = (A. 774— 950). » 16 

Cap. III. == Il Conte Raimondo di Cornelia. — 
Privilegi concessi ai Bresciani da Enrico di Ba- 
viera, e da Corrado Duca di Franconia. — L' Imp. 
Enrico IV confisca nel bresciano 50,000 pertiche 
di terra. — Feudalismo. — Ardiccio degli Aimoni. 
• — I Valvassori distruggono presso Pontevico un 
esercito di 3000 Arimanni. — Leutelmonte. — Il 
Conte Zilio Martinengo è indotto a cedere il feudo 
di Pontevico. = (A. 950-1127). ... » 31 

Gap. IV. = Lega di Pontevico (?). — Guelfi e 
Ghibellini. — Federico Barbarossa. — Feudalità 
del Comune di Brescia sul Castello di Pontevico. 

— Pace di Costanza. — L'Arciprete di Grumone 
è investito di un tratto di bosco situato nel ter- 
ritorio di Pontevico. — Enrico VI . — Fortifica- 
zione dei Castelli bresciani siili' Oglio. — Pace 
tra i Bresciani e i Cremonesi. — Alberto Arci- 
prete di Pontevico. = (A. 1129-1200). . » 44 

Cap. V.° = Nobili e plebei. — Società tra i 
Cremonesi e i Nobili fuorusciti bresciani. — Il 
Castello di Pontevico caduto in potere dei fuo- 
rusciti, è dato in mano ai Cremonesi. — I citta- 
dini di Brescia ritolgono ai Cremonesi il Castello 
di Pontevico. — Scomunica lanciata contro i Cre- 
monesi per il fatto della Chiesa di Pontevico. = 

(A. 1200—1209) » 03 

Cai». VI = L'Arciprete di Grumone investe 
i Consoli di Cremona di un tratto di terra situato 



XI 



nella Curia di Pontevico. — Pace e alleanza dei 
Bresciani coi Cremonesi. — Lotte civili sedate dal 
Vesc. Alberto. — Ponte di Grumone. — I Cre- 
monesi danno l' assalto al Castello di Pontevico. 

— Investitura. — Calamità pubbliche. — Inqui- 
sizioni e Designazioni nel territ. di Pontevico. == 

(A. 1209-1227) tao. 89 

Cap. VII. = Rinascono le ostilità tra i Bre- 
sciani e i Cremonesi. — Fatti d' armi. — Quelli 
di Pontevico volendo impedire la deviazione delle 
acque dell'Oglio, intrapresa dai Cremonesi, sono 
sconfitti e messi in fuga. — L'Imp. Federico IP 
a Pontevico. — Battaglia di Cortenova. = (A. 

1227—1237) » 106 

Cap. Vili. = Assedio di Brescia. — Fazione 
dei Malessardi. — 11 Castello di Pontevico occu- 
pato dai faziosi Bresciani, è dato in mano ai Cre- 
monesi. — I Bresciani ricuperano il Castello di 
Pontevico. — Trattative di pace. — Ricognizione 
delle proprietà comunali nel territ. di Pontevico. 
= (A. 1238-1255). ..... » 120 

Cap. IX. = L' esercito alleato dei guelfi è scon- 
fitto da Ezzelino tra Gambara e Pontevico. — ■ 
Ezzelino entra in Brescia. — Le Terre bresciane 
si arrendono al Tiranno. — Il March. Pelavicino 
si impadronisce del Castello di Pontevico, e lo 
distrugge. — I Bresciani ricostruiscono il Cast. 
di Pontevico. — Carlo d'Angiò. — Il Vesc. Be- 
rardo Maggi. — Calamità. — Lotte civili. = (A. 
1256— 1300) » 137 

Cap. X.° = I Ghibellini si impadroniscono di 
Brescia e del Castello di Pontevico, e ne scacciano 
i Guelfi. — Enrico VII fa rimpatriare i Guelfi 
espulsi. — Tebaldo Brusati. — Assedio di Brescia. 

— Il Vescovo Butrontino è catturato e condotto 
nel Cast, di Pontevico. — Stratagemma del Ve- 
scovo per fuggire da Pontevico. — L' Imp. Enrico 

entra in Brescia. = (A. 1300—1311) . . » 153 

Cap. XI. = Il Cast, di Pontevico è dato in po- 
tere a Giberto da Correggio. — Lodorengo dei 
Martinenghi rappresentante imperiale nel Cast, di 
Pontevico. — Lodorengo rinuncia il Castello ai 
Guelfi. — V:\oo. tra Guelfi e Ghibellini. — Nuova 



XII 



guerra civile. — Lotte presso Pontevico. — Gio- 
vanni Re di Boemia. — Rivolta di Castel Vico. 

— Mastino della Scala. — Azzo Visconti. — Pe- 
nitenze. — I Disciplini. = (A. 1311 — 1340). PAG. 170 

Cap. XII. = Contrasti tra i Bresciani e i Cre- 
monesi per le acque del fiume Oglio. — I diritti 
di Brescia sul ponte di Pontevico. — I Collegati 
contro Bernabò Visconti si impadroniscono della 
Terra di Pontevico. — La Ròcca di Pontevico si 
mantiene fedele al Visconti. — Bernabò ricon- 
quista la Terra di Pontevico. — Calamità. — Gian 
Galeazzo Visconti. = (A. 1340—1400). . » 180 

Cap. XIII. = Da Pontevico muove Ugolino 
Cavalcabò contro Astorre Visconti. — Battaglia 
di Manerbio. — Munizione del Cast, di Pontevico. 

— P. Malatesta e C. Fonduto trattano a Pontevico 
il cambio dei prigionieri. — Il Malatesta da Cre- 
mona si ripara nel Cast, di Pontevico e lo fortifica. 

— N. Tolentino comandante di Pontevico accorre 
in ajuto di C. Fondulo. — Caduta di C. Fondulo. 

— La Prov. di Brescia si dà alla Rep. di Venezia. 

— Pontevico è saccheggiato dalla gente del Duca. 

= (A. 1400—1430) » 20G 

Cap. XIV. = Nicolò Picenino e Francesco Sfor- 
za. — N. Picenino ferito presso il ponte di Pon- 
tevico. — Pontevico cade in potere del Picenino. 

— Assedio di Brescia. — F. Sforza riprende il 
Cast, di Pontevico. — Pontevico si arrende al 
Picenino. — Protesta fatta nel Cast, di Pontevico 
dal Deputato del Duca, circa il possesso di alcune 
Terre cremonesi. — Pace di Cavriana. — L' eser- 
cito della Repubblica raccolto a Pontevico muove 
all' impresa del cremonese. — I Comuni della 
Quadra di Pontevico sono saccheggiati dai Du- 
cheschi. = (A. 1430—1447) » ^26 

Cap. XV. = Riconciliazione di F. M. Visconti 
con F. Sforza. — Lo Sforza riporta vittoria sulla 
fiotta della Repubblica. — Incendio negli allog- 
giamenti, .presso Pontevico. — F. Sforza Duca di 
Milano. — Il Cast, di Pontevico assediato dal 
Duca. — Condizioni della resa di- Pontevico al 
Duca di Milano. — J. Picenino assedia e ricon- 
quista alla Rep. il Cast, di Pontevico. — Insidie 



XIII 

tese ai duskeschi. — Piccoli fatti d'armi nelle 
vicinanze di Pontevico. = (A. 1447—1453). pag. 246 

Cap. XVI. = J. Picenino nel Cast, di Pontevico 
esorta i Capitani dell'esercito veneto all'impresa 
contro il Duca. — Combattimento dei Veneziani 
coi Milanesi. — Nuovo combattimento presso 
Ghedi. — Munizione del Cast, di Pontevico. — Il 
Duca, rinforzato l' esercito e fatta la divisione 
generale delle truppe, si dispone ad assaltare Pon- 
tevico. — Assedio di Pontevico. = (A. 1453). » 2G5 

Cap. XVII. = Continua l'assedio e 1' espu- 
gnazione di Pontevico. — Una compagnia di gre- 
garii tenta invano di penetrare nel Castello. — 
Nuovi attacchi. — I Francesi sono respinti. — I 
Ducheschi ripetono con ardore gli assalti. — La 
Fortezza è presa, e le case saccheggiate dai Mi- 
lanesi. — Barbarie commesse dai Francesi nel 
Cast, di Pontevico. — Conflitto fra gli alleati. — 
Pontevico incendiato. — I Castelli bresciani si 
danno al Duca. — Pace di Lodi. = (A. 1453—54). » 282 

Cap. XVIII. = Pontevico riedificato accoglie 
di nuovo gli abitanti espulsi. — Esenzioni con- 
cesse agli abitanti di Pontevico. — Fabbrica di 
due torrioni della Rócca. — Calamità. — Nuove 
esenzioni. — Guerra tra la Repubblica e i Colle- 
gati del Duca di Ferrara. — Lorenzo Comini da 
Pontevico, Vescovo Suffraganeo di Mantova. — 
Pace di Bagnolo. — Arte ed Industria. — De- 
scrizione della Città e Terre bresciane. = (A. 
1454—1493) » 301 

Cap. XIX. = Carlo VIII. — Alleanza dei Ve- 
neziani con Lodovico XII. — Particolare man- 
dato del Castellano e del Conestabile di Pontevico. 
— Costruzione del ponte sull' Oglio. — Relazioni 
fatte da alcuni messi cremonesi ai Comandanti 
di Pontevico. — Resa di Cremona. — Truppe 
spedite a Pontevico per tenere in freno la città 
di Cremona. — Di alcuni beneficii resi vacanti a 
Pontevico. — Lega di Cambrai. — L' esercito 
dei Veneziani si raccoglie a Pontevico. — ■ Bat- 
taglia di Agnadello. = (A. 1494-1509). . » 322 

Cap. XX. = Resa di Brescia. — I Francesi 
s' impadroniscono di Pontevico. — Rivolta dei 



XIV 

terrazzani di Pontevico. — G. Trivulzio riprende 

il Castello. — Danni sofferti nella ritirata dei 
Francesi. — Assalto del Castello di Robecco. — 

L'esercito della Repubblica accampato pres 
Pontevico — Assedio di Brescia. — Munizione 
del Castello di Pontevico. — La Signoria di Ve- 
nezia elegge il Castellano e il Conestabile di Pon- 
tevico. = (A. 1509—1512) pàg. 342 

Cap. XXI. = Lodovico XII si rende alleati 
i Veneziani. — I Veneziani si raccolgono a Pon- 
tevico per l'impresa di Cremona. — Ritirata del- 
l'esercito veneto. — Assedio della Fortezza di 
Pontevico. — ■ Pontevico e costretto a cedere. — 
11 governo spagnolo. — Ritorno alla Repubblica. 

— Conferma dei privilegi del Comune di Ponte- 
vico. — Il ponte dell' Oglio è causa di dissidio 
tra il Comune di Brescia e quello di Pontevico. 

= (a. 1513—1521) » 361 

Cap. XXII. = Carlo V" e Francesco 1°. — Con- 
flitto a Corte de' Frati tra gli alleati italiani e 
spagnoli. — I Collegati si accampano di fronte a 
Pontevico nella Terra di Robecco. — Errori del 
Lautrech. — Il Capit. di Cremona si rifugia a 
Pontevico. ■ — A Pontevico si ritira il March, di 
Mantova e si raccolgono le genti della Rep. — 
Battaglia di Pavia. — Nuove lotte. — Pace di 
Cambrai. — 1 privilegi di Pontevico contrastati 
e confermati. = (A. 1521 — 1536). . . » 31U 

Cap. XXIII. = Atto di transazione tra 1' Arci- 
prete di Pontevico e i Cremonesi. — Il nuovo 
Mercato.— Restaurazione della Rócca. — Sentenze 
favorevoli al Comune di Pontevico. — Compera. 

— Peste. — Contrasti coi Cremonesi per i con- 
fini del territorio. — La Provincia è desolata 
dalla peste. — Conferma dei privilegi di Ponte - 
vico. — La nuova Chiesa Parr. e la visita di S. 
Carlo. — Il Card. Morosini. — Privilegi. — Uomini 
illustri. = (A. 1536—1599) » 400 

Cap. XXIV. = Descrizione di Pontevico. — 
Nuovi contrasti coi Cremonesi. — Tom. Sartorio 
di Pontevico. — Istituzione dell' Abbazia. — Con- 
sacrazione della nuova Chiesa Abbaziale. — Revi- 
sione dei Privilegi del Comune. — Combattimento 



XV 



di Seniga. — La Terra di Pontevico funestata dal- 
la peste. — Il Pio Istituto Elemosiniero. — Care- 
stia — Assedio di Candia. = (1600—1650). pag. 418 

Cap. XXV. = Gli interessi del Comune accen- 
nano ad un miglioramento. — Sentenza favore- 
vole del Provv. di Salò. — Contrasti colle Monache 
di S. Giulia. — Risveglio del sentimento religioso 
in Pontevico. — Le Demesse. — Disordini. — 
Nuovi contrasti coi Cremonesi. — Rinnovazione 
dei Privilegi. — Guerra contro i Turchi. — Ap- 
parecchi di guerra in Lombardia, — Uomini illu- 
stri. = (A. 1650—1699) . . . . » 436 

Gap. XXVI. = Battaglia di Chiari — Da Pon- 
tevico gli Alemanni muovono all' impresa di Cre- 
mona. — Il Villeroi è fatto prigioniero e condotto 
a Pontevico. — Attacchi e scorrerie. — Il Princ. 
Eugenio si accampa a Pontevico. — Nuovi scontri. 
— Il Curato Scaglia. — Calamità pubbliche. — 
Voto sciolto al Santuario di Rezzato — Pace e 
guerra. — Contrasti coi Cremonesi. — Istituzione 
del Pio Luogo. =- (A. 1700—1730). . . » 455 

Cap. XXVII. == Rinnovazione dei Privilegi. = 
Regolamento per il Ponte sull' Oglio. — Nuove 
opere. — Pace di Aquisgrana. — L' Abbate Fi- 
lippo Garbelli. — Fabbrica delle Vincoliate. — 
Sentenza favorevole del Doge Loredano. — Fran- 
chigia del Mercato di Pontevico. — Discordie 
interne. — P. A. Cappello eletto Protettore della 
Comunità di Pontevico. — Esenzione di Dazio. — 
Scioglimento di contrasti. — Soccorsi prestati alla 
città di Brescia. = (A. 1730—1770). . . » 474 

Cap. XXVIII. = Il Conte A. Gambara. — Im- 
provida amministrazione del Comune di Ponte- 
vico. — ( I forestieri stanziati a Pontevico, e il 
decreto del Capit. Corner. — Statistica. — La 
Rivoluzione francese. — Caduta della Repubblica 
di Venezia. — La Rep. Cisalpina. — Regno Italico. 
■ — Pontevico ai tempi di Napoleone. — L'Abbate 
Faglia. — ■ Regno Lombardo-Veneto. — Pace, e 
principii di cospirazione. — Fabbrica del Teatro. 
= (A. 1770—1820) » 492 

Cap. XXIX. = Le scuole di mutuo insegna- 
mento. — Filippo Ugoni. — Nuova fabbrica alle 



XVI 



Vincellate. — Altre opere. — Divertimenti. — Il 
morbo cholera. — Passaggio dell' Imperator Fer- 
dinando. — Le vie di Pontevico. — Il nuovo or- 
gano della Chiesa Abb. — L' Ospitale Civile. — 
Il Castello. — La rivoluzione del Quarantotto, e 
i volontari di Pontevico. — Il ritorno della domi- 
nazione austriaca, e la rivolta di Brescia. — Bat- 
taglia di Novara. = (A. 1820—1849). . . PAG. 510 

Cap. XXX. = Calamità. — Tito Speri. — Ca- 
millo Ugoni. — Il morbo cholera. — Mons. Giov. 
Bonaldi. — Luigi Sampietri e Fermo Pedretti. 

— La campagna del 59 e la liberazione di Lom- 
bardia. — La ferrovia. — Cessione della Venezia 
all'Italia. — Il cholera. — Orfanotrofio. — Asilo 
infantile. — Società operaie. — Mons. Angelini. 

— Opere e istituzioni pubbliche. = (A. 1850 — 

1888) » 529 



^3><28l^S?- 



STORIA DI PONTEVICO 



-OOO^OO- 



CAPITOLO I.° 

I primi abitatori dell' Agro bresciano. — Opinioni 
e induzioni intorno alla origine di Pontevico. — 
Bebriaco secondo la Tavola Teodosiana. — I Barbari. 
— Caduta del Regno longobardo. 

(Ann. 69 e. v. — 774). 

« Urbs antiqua, fuit antlquis diruta bellis » (?). 



Quali siano stati i primi abitatori delle terre 
nostre, quale il loro culto, quali le loro leggi 
e le loro vicende, quali i costumi, i diritti e 
i confini, è tal cosa, che non si può con cer- 
tezza asseverare, perchè le traccie delle primi- 
tive tradizioni vanno mano mano perdendosi 
nel bujo della barbarie, e scompaiono pres- 
soché totalmente nella notte di tempi a noi 
remotissimi. - Vi fu però chi col generico 

Berenzi — Storia di Pontevico 1 



nome di Aborigeni (1), che è quanto dire ori- 
ginarii, volle indicare appunto quei popoli, 
che vennero a stanziarsi i primi in queste 
parti dell'Italia settentrionale: ma se questi 
Aborigeni fossero poi i Tirreni, gli Iberici, o 
i Celti, se abitassero piuttosto una o 1' altra 
parte della Gallia così detta Cisalpina, non 
si è potuto bene determinare. — Ad ogni 
modo seguendo le congetture più probabili e 
meglio fondate dei più illustri cultori delle 
Memorie antiche, si può credere, che i primi 
venuti ad abitare nel!' Agro bresciano, siano 
stati i Liguri, e gli Etruschi, ai quali succe- 
dettero in seguito i Galli Cenomani, e da ul- 
timo i Romani (2). 

É chiaro, che all' epoca di questi ultimi si 
deve ascrivere la fondazione di Pontevico; che 
il nome stesso imposto al borgo === Pontis 
Vicus =, dalla etimologia viene a palesare la 
sua origine latino-italica: anzi il Ch. mo Prof. 
Legnazzi, che con grande amore, e longanime 
diligenza ebbe a studiare la topografìa del 
territorio, che si estende a Sud-Ovest di Bre- 
scia, propende a credere, che Pontevico sia 

(1) L'appellativo di Aborigeni abbracciava varie orde ori- 

ginali italiane, le quali diventando civili assunsero 
nomi propri. 

(2) « ... hanc regionem (la Gallia Cisalpina) primi 
omnium, quod memoriae proditum est, tenuere Li- 



stato il punto dal quale dipartivasi il Cardo 
maximus della Colonia romana stanziata nella 
nostra provincia (1). - Senonchè, ammesso che 
furono gli Etruschi, e i Galli Cenomani, che 
fabbricarono la massima parte dei castelli, che 
sorgono qui nel nostro territorio (2), non po- 
trebbe darsi, che attesa la importante posizione 
del luogo, Pontevico esistesse sotto diverso 
nome anche al tempo dei Galli, e fors 1 anco 
degli Etruschi; e che distrutto nella età dei 

gures et Etrusci, secundi Galli, postremo cum certa 
totius Italiae possessione Romani » ( Sigonius — Hist. 
de Regno Italiae, p. 2). — « .... manus Caenoma- 
norum, Elitovio duce, favente Belloveso, cum tra- 
scendissent Alpes, ubi nunc Brixia ac Verona urbes 
sunt, considunt » ( Tito Livio — l. V, e. 20) : Il Si- 
gonio ammette, che questi Galli Cenomani giunges- 
sero fin qui all' Oglio, e non ponessero loro stanza 
al di là di questo fiume : (V. - De Antiq. Jnre It. lib. 
1°, e. 24). 

(1) C. N. Legnazzi — Del Catasto romano, e di alcuni 

strumenti di Geodesia: — Lezione inaugurale letta 
nell' Aula magna della R. Univers. di Padova il 23 
Novembre 1885. — V. anche il Biemmi, V Odorici, 
e il Cocchctti nelle loro Storie Bresciane, e Gabriele 
Rosa, nella sua Statistica storica della Provincia 
di Brescia. 

(2) « Etrusci et Galli oppida fere omnia construxerunt, 
quibus in hunc usque diem plurimis hsec regio fre- 
quentatur; at Romani colonias deduxerunt, vias mu- 
nì verunt, jura, leges, moresque dederunt » (Sigonius - 
Hist. de R. I. p. 2). 



Romani, venisse posteriormente da questi ri- 
fabbricato sotto il nome che tuttora man- 
tiene?... ■ — Pei' quanto io mi sia studialo di 
di poter scoprire 1' epoca non dico precisa, ma 
almeno approssimativa della prima origine di 
questo nostro borgo, non mi venne l'atto di 
trovare nelle mie indagini, alcuna memoria, 
cbe me ne porgesse il benché minimo indizio. 
Il Frigeri reputa Pontevico un notevole punto 
di vista nelle guerre civili arse prima fra l'Im- 
peratore Vitellio e Ottone, poi fra Vitellio e i 
Flaviani (1): e cbi sa, cbe qui dove, ora sorge 
Pontevico fosse appunto, come accenna anche 
la Tavola di Peutinger, queir insigne villaggio, 
o città gallo-romana, e fors' anco etnisca (2) 
chiamata Bebriaco, tanto celebre per le due 
accennate battaglie combattute neh' anno 69 
dell'era volgare. — Tutti sanno quanto discor- 
dano fra di loro storici e geografi intorno al 
luogo, in cui esisteva l' antico Bebriaco. Le 

(1) Frigeri — Notizie stat. di Viadana, p. 8. 

(2) « Gli Etruschi .... sulle rive più. erte ed amene 

dei fiumi fondano A cerni e Vulturnia, e forse Ca- 
store, Bebriaco etc. » (Robolotti: - Gr. 111. del Lomb. 
e Ven. St. di Cremona v. 3°, p. 386): — « ... Acerra, 
Vulturnia, Castore Bebriaco ecc. città o borgate d'o- 
rigine etrusca o celto-ligure »: (Indice dei principali 
fatti civili e politici che succedettero in Cremona, 
ricavato da documenti storici : — Lettera del Robolotti 
all ? Odorici pag. 61). 



guerre, gli incendi, forse i terremoti e le altre 
calamità lo hanno distrutto in modo tale, che 
oggi non ne apparisce vestigio di sorta: « etiam 
pcriere riduce » : e d' altra parte troppo inde- 
terminata è la topografìa degli antichi, troppo 
incerte le distanze locali, per poter conchiu- 
dere con sicurezza, intorno alia reale situazione 
di quell'insigne borgo o città che fosse (1). 
Dinanzi alla grande disparità delle opinioni, 
che esistono in proposito, non sarò certo io 
quegli che valga a dimostrare essere stato 
Bebriaco veramente qui dove ora sorge Pon- 
tevico, perocché la è cosa intorno alla quale 

(1) V. Frigeri 1. e. e Donìni e Grandi St. di Cremona: 
— Vi fa chi credette Bebriaco situato sulla destra 
del fiume Oglio a Calvatone, a S. Giovanni in Croce, 
a Gabbioneta, o a Binanova. Altri lo vollero a S. 
Lorenzo Guazzone, a Casalmaggiore, a Vicobelli- 
gnano; altri a Cividale in provincia di Mantova, e 
altri persino a Brescello o a Pizzighettone. Sulla si- 
nistra dell' Oglio, chi lo volle a Mosio, chi a Canneto, 
chi a Ostiano; e nel 1877 venne in luce un'opuscolo 
del Sac. Ferrari dall'ardito titolo « Bebriaco restituito 
alla Geografia », che ribattendo spietatamente le di- 
verse anteriori opinioni, proclamò la posizione del 
borgo, non molto discosto da Pontevico, nelle adia- 
cenze di Seniga presso 1' imboccatura del Mella nel- 
1' Oglio. Dopo tutto ciò, uno storico illustre dichiarava, 
che sulla controversia riguardante la situazione vera 
di Bebriaco, giudicheranno gli archeologi futuri. (V. 
Repertorio Diplom. Cremon. p. 296). 



6 

geografi e storici insigni discussero a lungo, 
senza potersi tra loro accordare neppure ap- 
prossimativamente. Però fino a tanto che non 
sorga tra gli archeologi chi chiuda la contro- 
versia con giudizio e sentenza inappellabile ; 
fino a che non si giunga a diseppellire una 
qualche lapide o memoria qualunque, che de- 
termini con indiscutibile certezza la vera e 
reale posizione di quel borgo, sarà lecito an- 
che a noi, in mezzo a tante contraddittorie 
opinioni, attenerci a quel prezioso documento 
per la Geografìa antica, che si chiama Tavola 
itineraria di Peutinger (1), la quale, come 
dissi, pare ci dia appunto Bebriaco ove ora è 



(1) Di questa Tavola insigne ( che indica le vie militari 
romane Dell' impero d' occidente, le distanze dei luo- 
ghi che fiaDcheggiaDO le vie, i capiluoghi, le fortezze, 
le colonie ecc.) è tuttora ignoto il nome dell'autore, 
e il tempo nel quale venne compilata. Alcuni vorreb- 
bero che esistesse fÌDO dal secolo di Augusto; altri 
che veuisse compilata al tempo di TrajaDo, o di Set- 
timio Severo, fra 1' aDDo 202, e 1' aDDo 211 dell' e. d. 
, — e altri iDfine nell' anno 393, per ordine dell' Imp. 
Teodosio, dal quale prese il nome di Tavola Teodo- 
siana. — Corrado Peutinger, il quale benché non 
abbia minimamente contribuito alla pubblicazione di 
detta Tavola, deve però ad essa una gran parte della 
propria celebrità, la ricevette in legato da C. Celtes 
(Protucius), che 1' avea trovata verso la fine del Sec. 
XV in una antica biblioteca di Spira, o come altri 
dicono, nel Convento dei Benedettini di Tegerensee 



Pontevico: Molto più, che la tavola Peutin- 
geriana o Teodosiana, segnando Bebriaco nella 
località dell' attuale Pontevico, non si discosta 
poi gran fatto dallo stesso Tacito: imperocché 
dopo di aver detto, che Bebriaco era situato 
tra Verona e Cremona (1), Y insigne storico 
latino soggiunge nei libro seguente, che An- 
tonio generale di Vespasiano, per arrivare col- 
V esercito da Verona a questo borgo, impiegò 
due giornate di marcia accelerata (2) : il che 
lascia credere, che Bebriaco fosse distante da 
Verona oltre a 50 miglia ; ed è questa appunto 

(Baviera). Fu pubblicata la prima volta nel 1598: in 
seguito furono fatte altre edizioni, delle quali alcuna 
poco corretta. L' originale passò dall' ultimo della 
famiglia Peutinger in mano di un libraio di Augusta, 
certo Paolo Kiihze, che la vendè al Principe Eugenio 
di Savoia, il quale poi la cedette alla Biblioteca Ce- 
sarea di Vienna. — Credo inutile addurre gli argo- 
menti, che provano l'autorità di questa Tavola in- 
signe : basti sapere, che è tenuta per tale monumento 
« cui nihil par et nihil secundum ex antiquitate reli- 
qimm superest »: « Nihil .... (Schotto judice) ex an- 
tiquis monumentis qum extant conferri, nedum prof erri 
potest » (Apud Welserum): « Nobile Antiquìtatis 
monumenlum » (Pi gnor io): « Document important pour 
la gèographie ancienne » ( Hoefer ) : « Documento sin- 
golare e unico » (Atlante del Zatta). 

(1) « inter Veronam Cremonamque situs est vicus 

(Bedriacus) »: Hist. lib. II, e. 23. 

(2) « universo cum exercitu secundis a Verona ca- 

stris Bedriacum venit »: Hist. 1. UT. e. 15. 



8 

la distanza che vi ha tra Verona e Pontevico. 
In secondo luogo, dice Tacito, che da Be- 
driaco, situato come pare presso un fiume, 
Antonio fece passare gli ausiliari a predare 
nel cremonese (1) : dal che apparisce, che il 
borgo sorgeva non già sulla destra, ma sulla 
sinistra di questo fiume, il quale secondo la 
interpretazione dei più, non potrebbe essere 
che F Oglio. E da ultimo, che questo borgo 
era distante da Cremona circa dodici miglia 
(2) ; e Pontevico lo è poco meno. — Se a que- 

(1) « .... postero die, legionibus ad muniendum reten- 
tis, auxiliares cohortes in Cremonensem agrum missa?, 
ut specie parandarum copiarum civili praeda miles 
imbueretur »: Hist. 1. Ili e. 15. — Il rivo di cui 
parla Tacito nel lib. Ili, capo 17, di dubbio guado, 
e di alte rive « incerto alveo, et pracipitibus ripis », 
pare debbasi intendere, che fosse 1' Oglio: — al di 
qua sorgeva Bebriaco, e al di là, a otto miglia di 
distanza, vennero alle armi i nemici. Il ponte al 
quale accenna lo storico latino era sull' Oglio; e l'or- 
dine di tagliarlo, sembrerebbe fosse stato dato, se- 
condo la interpretazione del Frigeri e di altri, al 
presidio stesso di Bebriaco, partite che fossero le 
ultime legioni; e ciò fatto sapere a tutto l'esercito, 
affinchè unica speranza di salvezza si avesse nella 
vittoria. 

(2) « Ipse (Antonius) cum quatuor millibus equitum ad 

oclavum a Bedriaco progressus .... quinta hora diei 
eques adventare hostes nuntiavit .... ad quartum a 
Cremona lapidem misere legionum signa »: Hist. 
lib. III,° e. 15, 16, 18. — Anche secondo il Baura?id 



9 

sto si aggiunge, che sul cosi detto Mojone, 
e in altri campi del territorio di Pontevico, 
massime presso 1' Oglio, si scopersero le trac- 
cie di domicilii gallo-romani, e si dissotterra- 
rono varii oggetti antichi di metallo, di vetro, e 
di terra cotta, più diverse monete di quell'epoca 
remota, si comprenderà, che non è poi senza 
qualche argomento, che si può credere esi- 
stesse forse in questa località l'antico Bebriaco. 
Del resto lasciamo agli archeologi dell'avvenire 
la soluzione ultima dell' intricatissimo pro- 
blema. 

Dopo le due sanguinose guerre del 69, di 
Bebriaco non si fa più menzione; e questo 
borgo al pari di tanti altri di quella età scom- 
parve, distrutto non si sa bene se dalla mano 
stessa dell' uomo, o da una calamità improvvisa, 
per risorgere però in progresso di tempo, con 
un nome diverso, e in un epoca non meno 
infausta della antecedente. — Difatti ben è 
vero, che nei gloriosi tempi dell' Impero, molti 



(Lexicon Geographicum), Bebriaco non sarebbe stato 
lontano da Cremona, più di dodici miglia. Plutarco 
nella Vita di Ottone, dice egli pure che questo 
borgo era vicino alla città dì Cremona: « esti de 
polichne plesioii Cremoncs to Betriacon ». Parlano di 
Bebriaco anche Plinio, Svetonio, e Giovenale, ma da 
nessuno di questi scrittori si può rilevare alcun 
argomento, che valga a dichiarare in qualche modo 
la controversia. 



10 

ricchi romani avendo larghe possidenze qui 
nel basso bresciano, aprirono vie, riedificarono 
vici, e vi fecero prosperare F agricoltura e il 
commercio (1) : ma poi nel periodo della deca- 
denza, eretta pressoché a sistema la spoglia- 
zione e la servitù; e i Barbari cominciando a 
fare loro scorrerie in queste nostre terre, si 
videro le colonie e i municipii perdere mano 
mano ogni loro franchigia, e con essa ogni 
vitalità. Cessò la navigazione, caddero i ponti, 
rovinarono gli argini dei fiumi, i canali di ir- 
rigazione si otturarono; e così tagliate le vie 
alle comunicazioni e al commercio, e trascu- 
rato ogni altro mezzo di vita e prosperità, le 
popolazioni gemettero nella più deplorevole mi- 
seria e degradazione. 

Dopo che Alarico coi suoi. Visigoti (a. 410), 
e il flagello di Dio il terribile Attila coi suoi 
Unni ( a. 432 ) ebbero segnato il loro passaggio 
di strage e devastazione (2), Odoacre Re degli 

(1) È indubitatamente romana, dice il Professor Legnazzi, 

la via che congiunge Brescia con Pontevico e Ro- 
becco, e che ora è provinciale. Era chiamata via 
Cremonese; e probabilmente segnava il cardo ma- 
ximus, che passava per Manerbio ( Minervium ), col- 
locato un po' più al nord del punto, ove il sullodato 
professore opina fosse V umbilicits nel tempio di Mi- 
nerva. Il Legnazzi ritiene, che all' epoca romana, 
questa sia stata una della parti più popolate. 

(2) I Barbari calarono giù quasi sempre dalle Alpi Car- 



11 

Efuli e dei Turingi pose fine all' impero ro- 
mano di Occidente, col costringere 1' Impera- 
tore Romolo Augustolo ad abdicare (a. 476) : 
— tolse costui ai vinti un terzo dei loro ter- 
reni, e lo distribuì ai suoi soldati; però difese 
per alcuni anni l' Italia da nuove invasioni, e 
lasciò agli abitanti delle varie provincie le loro 
leggi. Senonchè 1' ariano Teodorico, capo dei 
Goti, vinto Odoacre ad Aquileia, a Verona e a 
Ravenna, cacciò d' Italia gli Eruli; e divenuto 
padrone e re del conquistato paese ( a. 492 ), 
diede ai suoi Goti, o meglio Ostrogoti, quel 
terzo delle terre che Odoacre aveva già distri- 
buite ai suoi. — Anche 1' agro bresciano passò 
per tal modo, in gran parte, in potere degli 
Ostrogoti; i quali come poi coltivassero queste 
nostre terre, e come vivessero e si accordas- 
sero coi poveri coloni spodestati, non si sa 
bene: fatto è però, che Teodorico sebbene bar- 
baro, qui da noi volle libero il corso dell' Oglio, 
inceppato dalle chiuse dei pescatori, per farvi 
galeggiare le barche e i suoi numerosi dro- 



niche e Giulie, movendo alla volta di Verona, poi di 
Cremona, talora passando per un tratto del territorio 
bresciano; e oltre il Po, continuavano ora verso la 
Liguria, e ora verso Parma e Modena. Anche Attila 
tenne pressoché la stessa via: passò 1' Oglio e il Po, 
e fu sopra Parma rimasta vuota di abitanti fuggiti 
verso 1' Apennino. 



12 



moni, destinati a ravvivare colla navigazione 
l' interrotto commercio, e a sollevare le popo- 
lazioni dalla miseria, nella quale già da tempo 
erano cadute (1). Nondimeno invano tentò egli 
di temperare le enormi sciagure, e di acca- 
parrarsi gli animi, col far rifiorire oltre i com- 
merci, e la navigazione sull' Oglio e sul Po, 
anche V industria e Y agricoltura : invano tentò 
restaurare le fabbriche antiche, emanare leggi 
mansuete, e rassicurare in altri modi le nostre 
popolazioni; che già l'orgoglio nazionale troppo 
avversava gli stranieri, e non potea altro sof- 
frire il governo di un eretico ostrogoto, il 
quale per soprappiu negli ultimi anni di vita 
si era mostrato crudele nel perseguitare i 
cristiani. 

Abbattuto però in seguito da Narsete anche 
1' impero degli Ostrogoti, 1' Italia per colmo di 
sventura, ebbe a sperimentare la nequizia dei 
Greci, che superò, per cosi dire, il fuoco e la 
spada dei Barbari. Ultime delle città, che cad- 
dero nelle loro mani furono Verona e Brescia: 



(1) fosse la scarsezza dei pesci, o la troppa avidità 
dei nostri pescatori, fatto è che allora la pesca si 
praticava nell' Oglio non già colle reti, ma colle 
chiuse (nasse); il che riusciva d'impaccio alla navi- 
gazione. Gli è per questo, che nel 500 Teodorico 
ordinò, che dall' Oglio fossero tolti questi impedi- 
menti , intimando : « retibus non scpibus esse pi- 
scandum ». 



13 

difatti fu solo neU' anno 563, che da Narsete 
venne mandato a Costantinopoli il lieto an- 
nunzio, che anche queste due città erano state 
finalmente tolte ai Goti (1). 

Non è ben chiaro, quale governo avessimo 
sotto Narsete : il poco però che risulta dalle 
antiche cronache, dice V Odorici, non è, che 
di abbandono, d' abbiettezza e di servitù. Solo 
conforto in mezzo al generale dissolvimento 
erano i Vescovi, i quali mantennero ognora 
sui rnunicipii una potenza, che nemmeno dai 
Longobardi fu tolta (2). 

Altro anno infausto per noi fu il 568, anno 
in cui R.e Alboino messosi a capo di certi po- 
poli della Pannonia chiamati Longobardi, scese 
dalle Alpi Giulie in Italia; e in appresso invase 
colle sue orde barbariche anche il nostro ter- 
ritorio, accampandosi presso Pontevico. — Pare, 
che egli stesso quel re, si facesse erigere una 
residenza nel territorio dell' attuale Pralboino, 
in un campo, che tuttora dicesi Regeno; e 
che poi dall' attendamento principale del suo 
esercito nelle circostanti praterie prendesse 
appunto nome questa Terra a noi vicina (3). 

(1) « Victoria^ triumphales nuncii, Roma Costantinopolim 

delati, pervenerunt, Narsetem videlicet duas urbes 
munitissimas Veronam et Brixiam a Gothis rece- 
pisse » (Teophan. Hist. Bizant.). 

(2) Storie Bresciane — voi. 2°, p. 167, e 170. 

(3) « Ex eo tempore locus ille Pratum Alboinum appel- 



u 

Sebbene Alboino accrescesse col terrore la 
sua potenza, non seppe però tenere in freno 
alcuni nobili del suo seguito, i quali dominati 
dalla cupidigia di un potere, piccolo se si 
vuole, ma indipendente, cominciarono a fer- 
mare loro stanza in questa e in quella delle 
vinte città per fortifìcarvisi, e governare a loro 
talento. Di qui ne vennero i Ducbi, ebe im- 
postisi assai volte colla violenza ai Municipii, 
non si accontentarono, come già i barbari di 
Odoacre e di Teodorico del terzo delle terre, 
ma vollero il terzo dei frutti, costringendo in 
tal modo le popolazioni a gravezze e servitù 
peggiori delle antecedenti. 

Quanto a noi è incerto, se Alachi primo 
Duca longobardo della città e della provincia, 
ci venisse dato da Alboino, o dal suo succes- 
sore Clefì, o fors' anebe se da sé stesso si di- 
chiarasse Duca : pare per altro, che sia stato 
uomo meno barbaro, e meno crudele di tanti 
altri, e che abbia tenuto il governo con certa 
prudenza, e temperanza; secondo il Malvezzi 
fu egli che fece munire di fortificazioni la 
città di Brescia, e gli altri castelli della pro- 
vincia (1). 

latus est »: (Malvezzi apurì Muratori — Rerum Jta- 
licarum Scriptores — voi. XIV , disi IV a , e. 22, 
col. 820). 
(2) « Urbem (Brixiam), cseteraque sui juris oppida for- 
titer munierat »: (/. Malvezzi 1. e) 



15 

Durante il governo longobardo la giurisdi- 
zione bresciana si estese anche al di là del- 
l' Oglio; e la navigazione su questo fiume, che 
era si può dire dimenticata o trascurata, si 
vide mano mano risorgere e ristabilirsi ; perchè 
insieme col sale, le navi cominciarono a por- 
tare da Venezia anche le altre merci, che do- 
vevano richiamare la nostra provincia all' ope- 
rosità e all' industria ( a. 671 ). Il commercio 
andò in tal modo sempre aumentando; talché, 
come apparisce dalla famosa capitolazione di 
Liutprando (a. 740), riguardo al sale e alle 
merci , il numero dei gabellieri destinati ai 
Porti bresciani per riscuotere dalle navi il cosi 
detto Ripatico, era maggiore di quelli delle 
altre provincie a noi vicine: il che lascia cre- 
dere, come dice anche 1' Odorici, che maggiore 
ne fosse il bisogno, più frequenti e affollati 
fossero i transiti dei nostri fiumi, specialmente 
dell' Oglio, e quindi il commercio più vivo e 
animato che altrove (1). 

Intanto dalle Alpi scendea Pipino Re dei 
Franchi, e portava in Italia la guerra ad 
Astolfo, successore di Liutprando ( a. 754 ) : 
quando però, due anni appresso, questi vinto 

(1) « In Porto Brixiano Riparios IV instituimus secundum 

antiquum item in Porto, qui vocatur Cremona, 

providemus confirmare duos Riparios » (Muratori — 
Antiq. Ita!, m. ae. II , 23-25). 



10 



morì, lo stato longobardo rimase bensì tribu- 
tàrio, ma tuttavia cóme lo ora nei limiti li- 
tichi. — Morto Astolfo, fu eletto Kp dei Lon- 
gobardi Desiderio nobile bresciano (;1), il quale 
alla sua volta vinto da Carlomagno, fu co- 
stretto a ritirarsi, e a eli indorsi nella città di 
Pavia. Sei mesi durò l'assedio di quella città, 
trascorsi i quali, dilaniata come era dalle di- 
scordie e decimata dalla pestilenza, dovette 
aneli' essa aprire le porte ai Franchi; e cos'i 
colla caduta di Desiderio (a. 771), si estinse 
anche il Regno longobardo. 



CAPITOLO II . 

Grave contesa sorta a Pontevico. — Ismondo. 
governatore di Brescia assalta e diserta la Terra 
di Pontevico. — Il Conte Raimone. — Gli Unni. 
— Proprietà dei Monaci Zenoniani di Verona in 
Pontevico. — Il Vescovo Nottingo. — Pubbliche 
calamità. — Gli Ungari. — Fortificazione delle 
Terre bresciane. 

( A. 774 — 950 ). 

Brescia come fu una delle due città, che 
ultime caddero nelle mani dei Greci l' anno 

(1) Secondo Paolo Diacono, Desiderio sarebbe stato ori- 
ginario di Padenghe (riviera di Salò); ma ciò non 



17 

563, cosi aneli o nel 774 fu delle ultime ad 
arrendersi a Carlomagno; il quale per assi- 
curarsi, che i Bresciani non avrebbero osato 
di tentare in seguito una qualche rivolta, per 
sottrarsi alla dominazione Franca, mandò go- 
vernatore della città e del territorio un certo 
suo capitano di nome Ismondo, capace per i 
fieri suoi spiriti di soggiogarli, e tenerli in 
freno. 

Se vogliamo prestar fede a quanto è detto 
nella Historiola di Rodolfo Notaio (1), era 

è provato. Il Malvezzi dice, che aveva possessioni pres- 
so l'Oglio, e a Leno, Gottolengo, Gambara e Pavone. 
(1) L' Odorici affermò già che 1' Historiola di Rodolfo No- 
taio è il più insigne monumento bresciano del tempo 
dei Longobardi e dei Franchi. — Fino a non molti 
anni or sono il Tiraboschi, lo Zaccaria, il Lupi, 
Zamboni, Doneda, Labus, Gradenigo, Trova e altri 
insigni storici ritennero, che questa cronaca fosse 
genuina; e 1* Odorici con validi argomenti ne difese 
P autenticità contro alcuni dubbi sollevati dal Beth- 
mann. Però al dire del Conte Bettoni, e di altri sto- 
rici recenti, la critica severa non può accoglierla tra 
i documenti serii e genuini: (V. Odorici — St. Bresc. 
v. 3°, p. 74, 87, 88, 141, 142, 143: e C. Bettoni — 
Storia della Riviera di Salò v. 1°, p. 130). Il Manzoni 
accetta l' Historiola di Rodolfo Notaio, osservando, 
che sebbene il documento appartenga al sospetto 
secolo imdecimo, nondimeno merita considerazione 
per la maniera storica e semplice con cui è scritta. 
E può contribuire ad accrescerle fiducia, continua il 
Manzoni, il trovarci alcuni personaggi del tempo di 
fierenzi — Storia di Pontevico *-£ 



18 

trascorso breve tempo, da che Is mondo tenea 
il comando di Brescia, quando qui a Pontevico 
avvenne un fatto, che levò grande rumore; e 
che per la iugiusta strage e carnificina che vi 
fu fatta, provò altresì quanta crudeltà e ferocia 
si annidasse nell' animo del governatore di 
Brescia. 

Viveva in questa nostra Terra una ricca ed 
avvenente donzella, di cui avevano chiesto in- 
sieme la mano di sposa un certo Otteramo, e 
un certo Ittone, giovani appartenenti proba- 
bilmente essi pure a due distinte famiglie del 
paese (1) — È a credere, che avessero en- 
trambi ottenuto da quella incauta giovane delle 
facili promesse di matrimonio, perchè, sorta 
fra essi aspra questione intorno a chi avesse 
il diritto di preferenza a quelle ambite nozze, 
la cosa fu da ultimo ridotta a tal punto, da 
doversi deferire al tribunale del giudice locale, 

Carlomagno, 1' esistenza dei quali è certamente sto- 
rica, e che non potevano esser noti al cronista, che 
per memorie di scrittori di quel tempo: {Discorso 
sopra alcuni punti della Storia longobardica in Italia ). 
— Ripugna del resto il credere, che il Biemmi l'ab- 
bia inventata di pianta, come posteriormente ebbe a 
dire lo stesso Odorici. 
(1) « In loco Pontiscici intestinus gladius exortus est. — 
Virginis cujusdam forma et pecunia note, nuptias 
petebant duo juvenes Octeramus scilicet et Hitto » : 
( Rodulfus Notar ius — Historiola). 



10 

che in quei tempi chiamavasi lo Sculdascio. — 
Esposero i due rivali con forza le loro ragioni; 
udite le quali, lo Sculdascio Giovanni, che tale 
appunto era il nome del giudice, da uomo su- 
perstizioso qual era, non dubitò di decidere 
quella questione a favore di Otteramo, per il 
solo motivo, che Ittone nel perorare la propria 
causa, aveva mostrato un certo disprezzo della 
credenza di coloro, che riprovavano come ille- 
cite le nozze celebrate in Maggio (4). 

(1) « Quum in jadicio ambo stetissent Joannes Scul- 
dascius decrevit ut filia ad uxorem traderetur Octe- 
ramo, rejecto Hittone, quia mense Majo nubere non 
improperio sibi deputabat » (Idem, ibid). — Al tempo 
dei Longobardi, la superstizione del volgo era giunta 
a tal segno, da prestare una specie di culto persino 
ad alcuni alberi, perchè tenuti come cose sacre : 

« eo audacia processerai inconsulta rudis Popelli 

credulitas, ut arbores quasdam summa in veneratione 
haberent veluti sacras, neque ab iìs tantum excidendis 
aut tondendis abstinerent, sed etiam iis adorationis signa 
exhiberent. Idem quoque Fontibus nonnullis prcestabant » 
(Muratori — Antiquit. It. v. V, col. 65). Orbene tra 
le molte credenze superstiziose, eravi appunto quella 
di non stimar lecito il matrimonio celebrato in Mag- 
gio, perchè riputavasi, che le nozze fatte in questo 
mese, avessero a riuscire dannose ai contraenti, o 
ai loro figli. — Questa credenza poi risale ad un' e- 
poca ben più antica: difatti anche Ovidio (a. 43 av. 
Cr. — 18 d. Cr.) nel V° libro dei Fasti, ci fa sapere, 
che fino dai suoi tempi, si guardava il popolo dal 
far nozze in Maggio: « Hac quoque de caussa, si nos 



30 

A tale sentenza inaspettata arse Ittone di 
dispetto e di gelosia; nò sapendo per le deluse 
speranze metter freno alla sua indomabile pas- 
sione, giurò di vendicarsi aspramente, prepa- 
rando ai novelli sposi tale un oltraggio, che 
dovea in faccia a tutti umiliarli e avvilirli. Ed 
ecco infatti, che mentre in appresso, celebrate 
solennemente le nozze, Otteramo dalla Chiesa 
conduceasi a casa la novella sposa con gran 
seguito di parenti e di amici, il fiero rivale, 
cólto il momento opportuno, che il festoso 
corteo passava vicino ad un luogo, dove egli 
erasi nascosto con alcuni suoi fidi, gettò d' un 
tratto sulla sposa tant' acqua sordida, e tali 
immondezze, che essa ne rimase schifosamente 
insudiciata (1). 

Non è a dire di quanto furore si infiammas- 
sero a quel vituperoso oltraggio Otteramo, e 
tutti insieme quelli del suo seguito: si ricorse 
tosto alle armi; e cacciato dal luogo, ove si 
era appiattato, Ittone coi suoi, si azzuffarono 
accanitamente per le vie del paese gli uni 
contro gli altri i numerosi partigiani dei due 
rivali. Molti furono in quel conflitto i feriti, 



proverbia tangunt, — Mense malum Majo nubere Vul- 
gus alt ». 
(1) « Dum Sponsa ad Casam Sponsi ambularet Hitto 
aquam sordidam et stercora super ipsam jactavit » 
( Roditi phus Not.). 



24 

molte altresì le vittime cadute, e le case in 
breve ora mandate a fuoco: ma accecati come 
erano gli spiriti, non ristettero dagli incendi 
né dalla strage, se non quando i sostenitori 
di Ittone furono cacciati insieme al loro capo, 
fuori della Terra (1). 

Non pago però Ittone del sanguinoso scom- 
piglio causato alla patria, adirato anzi più che 
mai per la sconfìtta toccatagli, non potendo 
sfogarsi altrimenti, si diede coi suoi a percor- 
rere i campi degli avversari; né si arrestò, 
che quando egli ebbe guastate le seminagioni, 
tagliati gli alberi, e devastata ogni cosa (2). 

La voce della orrenda scena avvenuta in 
Pontevico, giunse tosto anche a Brescia alle 
orecchie del governatore Ismondo; il quale 
senza meno postosi egli stesso a capo di una 
scelta schiera di armati, marciò contro V e- 
spulso Ittone, deciso di sterminare prima lui 
e i suoi fautori, indi di fare man bassa anche 
sugli abitanti di Pontevico. — Avezzo do- 
vunque egli compariva, a vedersi ai piedi le 
inermi popolazioni, per chiedergli in grazia 
almeno la vita, si sentì infiammare d' ira e di 
vendetta, allorché giunto in faccia a Ittone il 

(!) « Quum rixa exorta esset plures csedes et incendia 

inter duas partes evenerunt » (Idem). 
(2) « Pulsus Hitto cum turba suorum agros advcrse 

partis disaipavit » (Idem ibid.). 



22 

trovò disposto non già ad arrendersi e cedergli 
l'armi; ma pronto a fargli co' suoi una fiera 
resistenza. — Visto pertanto Ismondo, che non 
gli conveniva misurare le forze con quella 
gente, che senza dubbio a caro prezzo avrebbe 
fatto pagare la propria vita, riflettè alquanto ; 
indi ricorso astutamente all'inganno, inviò come 
ambasciatori a Ittone alcuni dei suoi, e per 
mezzo loro il fece rassicurare, eh' egli non 
aveva ne contro di lui, uè contro quelli di 
Pontevico alcuna intenzione ostile; ma che 
quivi egli, come governatore, era venuto non 
per altro, che per togliere ogni dissidio, ren- 
dere giustizia a chi la reclamava, e rimettere 
negli abitanti la pace e la tranquillità. — Ba- 
starono queste poche parole, perchè quel ma- 
laccorto di Ittone prestasse facile credenza alle 
dichiarazioni del governatore, e senz' altro per- 
suadesse i suoi a deporre le armi: ma non 
1' avessero mai fatto ; imperocché non appena 
Ismondo li vide disarmati, disprezzando la data 
parola, improvvisamente fu loro sopra con tale 
impeto, che in breve, non risparmiandone al- 
cuno, tutti insieme li fece trucidare (1). 

E qui almeno avesse avuto fine quella bru- 

(1) « Ismondus cum manti armatorum eis accessit, et 
quum invenisset se mutuo hortantes ad fortem pu- 
gna m per nunciorum suggestionem placare cepit, 
et nihil metuentes repente aggressus stragem om- 
nium edidit » (Id). 



23 

tale tragedia; che invece accecato da crudele 
furore, pari ad una belva bramosa di nuovo 
sangue, drizzando Ismondo i suoi sgherri entro 
la Terra stessa di Pontevico, comandò, che 
tutti gii abitanti venissero senza pietà mas- 
sacrati. — Le grida di quegli infelici, mas- 
sime delle donne e dei fanciulli, non valsero 
a toccare minimamente il cuore di quei feroci; 
i quali armati di spade entrarono nelle case, 
percorsero le contrade, ed eseguendo il co- 
mando colla barbarie stessa, con cui fu dato, 
fecero dei miseri terrazzani una orrenda car- 
nificina, senza alcuna distinzione di età o di 
sesso. — Sperando di poter scampare a quel- 
F eccidio, molti si diedero alla fuga, e altri 
corsero ad appiattarsi; ma non pochi anche 
di questi essendo stati raggiunti, o tratti dai 
loro nascondigli, furono barbaramente da I- 
smondo fatti accecare, o sommergere nelle 
acque dell' Oglio (1). 

La notizia di siffatta ingiustissima crudeltà, 
giunta a Brescia, prima ancora, che il feroce 
Ismondo vi facesse ritorno, colmò di orrore e 
di raccapriccio i cittadini, molti dei qqali non 
poterono fare a meno di compiangere la sorte 
luttuosa di quelli di Pontevico, e di detestare 

(1) « Pontisvicum ingressus eamdem stragera cujuscumque 
generis patravit, et qui vivi remanserant, luminibus 
privari aut in flumine submergi jussit » ( Idem, ibid.) 



24 

anche in pubblico 1' abbominevole tirannia del 
governatore. — Avendo però costui, mentre 
trovavasi tuttora in questa Terra, sentito dire, 
che in città si imprecava al suo nome, e mi- 
nacciavasi una rivolta, parti rapidissimo di qui; 
e arrivato a Brescia, lece tosto incarcerare 
tutti quei cittadini, sui quali era caduto anche 
un solo sospetto; e dopo tre giorni sulla pub- 
blica piazza li lece mandare a morte. 

Del resto una serie non interrotta di tali 
atti ignominiosi, non potea non infiammare i 
Hresciani a scuotere pur una volta il turpe 
giogo : e infatti un reo attentato di Ismondo, 
che costò il sangue di due vittime innocenti 
/ Scomburya e Bordano), pose line alle pre- 
potenze del tiranno. Sollevatisi furibondi i cit- 
tadini irruppero nel palazzo del governatore, 
e avutolo nelle mani lo scannarono senza pietà, 
lo fecero a pezzi, e dicesi, che alcuni traspor- 
tati dall' ira e dalla vendetta ne mangiassero 
persino le carni. 

Trucidato in tal modo il feroce Ismondo, 
Garlomagno, quasi per farne dimenticare il 
tirannico governo, affidò il comando della città 
e del territorio di Brescia al Conte Baimone, 
uomo a dir vero commendevole sotto ogni ri- 
guardo (!). Questi e per V indole propria, e 

(1) « Vir bonus et prudens, et in omni sua operatione 
commendabilis » (Idem). 



25 

per consigli avuti forse dallo stesso Carlo- 
magno, curò particolarmente il benessere di 
tutti i suoi sudditi, cui sciolse dalle imposte 
sui terreni, e liberò da qualsiasi altro tributo 
(1). — Troppo breve però fu il suo governo; 
perchè dopo dodici anni con molta saggezza 
rivolti al vantaggio della Chiesa e del popolo, 
colpito da una grave disgrazia di famiglia, ne 
morì di dolore, meritamente compianto da tutti. 

Senonchè prima della fine del secolo ottavo, 
gli Unni fecero una irruzione nel territorio 
bresciano ( a. 797 ) : e pare, che mettendo a 
ferro e a fuoco molti dei nostri castelli, giun- 
gessero quasi alle porte della stessa città. Non 
si sa però se nelle loro scorrerie portassero 
la devastazione fin qui a Pontevico, o ad altri 
paesi a noi vicini. — Il Conte Sigifredo gover- 
natore di Brescia rimase vittima di questi 
Unni, nella rócca di Venzago. 

Ed ora eccoci al secolo nono; del quale per 
verità ben poche notizie sono tramandate, che 
possano servire alla storia nostra. Nò di que- 
sto secolo soltanto scarseggiano le memorie; 
ma può dirsi, che tutto il periodo, il quale si 
svolge dal dominio dei Carolingi fino all'epoca 
del Comune Bresciano, somministra ben pochi 
materiali anche a chi imprende a scrivere la 



(1) « Tributum terraticum remisit, et providit in futuro 
nih.il perso lvere » (Id. ibid.). 



26 

storia non di un solo municipio, ina della città 
stessa, o della intera provincia. E ciò valga a 
scusarmi, se di questo periodo, pure impor- 
tantissimo, io me la passo brevemente, e stan- 
domene sulle generali. 

Abbiamo veduto, come la divisione dell' I- 
talia al tempo dei Longobardi venisse fatta per 
Ducati, e come i Duchi esercitassero la loro 
autorità di governatori non solo nella loro città, 
ma in tutti i Castelli e villaggi compresi nel 
territorio. Al tempo dei Re Franchi, cangiato 
il nome, la divisione si fece per Contee. 11 
Comitatus o Contado formato dai vari paesi, 
come ora diremmo, di una provincia, era sotto 
la giurisdizione di un Conte, al quale dovevano 
appunto ubbidire la città e il territorio, seb- 
bene le Terre formanti il Contado fossero pos- 
sedute da Luoghi Pii, da Monasteri, o da No- 
bili. In seguito, per singolare privilegio con- 
cesso dai Re, alcune Terre furono dichiarate 
esenti dalla giurisdizione del Conte, e comin- 
ciarono per tal modo a governarsi da se, di- 
pendendo soltanto dai così detti Conti del Sacro 
Palazzo. 

Sebbene qui a Pontevico avessero loro pro- 
prietà i Monaci di S. Zenone di Verona, non 
si sa bene però se questa nostra Terra godesse 
in quel tempo di qualche privilegio. — A pro- 
posito delle proprietà del celebre monastero 
veronese, 1' Ughelli nella sua Italia sacra ri- 



27 

porta uà Diploma di Lodovico II figlio di Lo- 
tario Augusto « actum Curie Auriola », nel 
quale vengono confermati ai Monaci Zenoniani 
i beni, che antecedentemente erano loro stati 
concessi « in fine Brixiano in Vico Posuiei » 
( 2i Agosto — an. 847 ) — (1). 

In tal modo colle proprietà, già pur sempre 
confermate ai Nobili e al Clero, essendo mano 
mano loro concessi nuovi privilegi, e date inve- 
stiture di Terre, venne sempre più rassodandosi 
quella Costituzione, che fondata appunto sui 
Nobili e sul Clero, durò tutto il medioevo, e 
nella quale si svilupparono dapprima il Feu- 
dalismo, indi le libertà comunali. 

Verso la metà del secolo, essendo morto 
Villerado Conte di Brescia, gli successe nel 
governo della provincia un certo Iselmondo, il 
quale avendo audacemente lanciate ingiurie 
contro Nottingo Vescovo della città, fu senz' al- 
tro dall' Imperatore deposto, e in pari tempo, 
Conte di Brescia veniva nominato lo stesso 
Vescovo Nottingo. — ■ Dei Vescovi fu il primo 
quello di Brescia, che esercitò contempora- 
neamente nella provincia propria, la giuris- 
dizione ecclesiastica e civile: e convien dire, 
eh' egli fosse uomo prudente, perchè negli anni 
della sua amministrazione seppe acquistarsi 
1' amore e il rispetto dei suoi sudditi. 

(1) Ughelli, — Italia sacra, t. V°, e. 617). 



28 

Era tuttora Vescovo e Conte di Brescia Not- 
tingo, allorché ( a. 850-60 ) le nostre campagne 
vennero orrendamente funestate e deserte da 
un inverno tanto rigido, che al dire di Andrea 
Prete (1), non solo disseccarono gli alberi, ma 
al pari dei fiumi del Settentrione, ne rimasero 
agghiacciati anche il Mella e V Oglio. 

Non molti anni dopo, essendo Vescovo An- 
tonio, un' altra non minore sciagura venne a 
colpire la provincia: calò infatti sulle nostre 
terre un' immenso nugolo di locuste, le quali 
armate come erano di denti durissimi, divora- 
rono non solo le messi, ma persino le più dure 
corteccie delle piante (2). — Le provincie, che 
in quell' anno (873) rimasero danneggiate mag- 
giormente, furono la bresciana, la cremonese 
e la lodigiana (3). 

Intanto con Carlo detto il Grosso spegneasi 
la dominazione Carolingia ( a. 888 ) ; e a Mi- 



ti) Andr. Presb. in Menken: Rer. Germ. t. 1°) 

(2) « .... tanta locustarum densitas .... exorta est, ut 
non solum segetes, sed etram arborum folia et her- 
barum olerà viderentur esse consumpta » (Joan. Dlac. 
— Rer. It. Script, voi. 1° ) « . . . . duos halebant den- 
tes lapide duriores, quibus tenacissimas arborum 
eortices corrodere valebant » {Annales Fiddenses ad 
ann. 873). 

(3) « Locusta? advenerunt de Visentinis partibus in fi- 

ni bus briscianis, deinde in cremonensibns finibus, 
inde in laudenses partes » {Andr. Presb. 1. e). 



29 

Inno veniva incoronato Re d' Italia, Berengario 
marchese del Friuli, il quale in un primo scon- 
tro, avvenuto qui nel territorio bresciano, pre- 
valse al suo potente emulo Guido, Duca di 
Spoleto. — In appresso cominciarono a scen- 
dere dalle Alpi gli Ungari, barbari ferocissimi; 
e l' Italia si vide minacciata da gravi pericoli, 
e straziata da nuove guerre. Per resistere a 
quelle orde uraliche, ben poco avrebbero po- 
tuto gli eserciti: sicché e Vescovi, e Conti, e 
Nobili pensarono a meglio fortificarsi nelle loro 
città e nei loro castelli. 

I nostri prima che riuscissero a ciò fare, 
sul principio del secolo X° ebbero a speri- 
mentare la crudeltà di quei barbari; i quali 
non facendo alcuna distinzione né di Vescovi, 
ne di Nobili, né di Popolani, tutti insieme 
mandavano a fìl di spada, e diflbndeano la 
strage e il terrore anche nei paesi i più ri- 
posti. 

Un' altra irruzione nella nostra provincia av- 
venne, secondo il Malvezzi, verso il 934; nel 
quale anno essendosi gli Ungari avvicinati a 
Brescia, ne avendo potuto entrarvi, perchè 
fortemente difesa, si diedero a percorrere le 
nostre terre, mettendo ogni cosa a ruba, ucci- 
dendo moltissimi uomini, e traendo seco schiavi, 
donne e fanciulli (1). 

(1) « ( Hungari ) Brixiensium urbem invadimi, sed se 



IO 



Fu allora, che gli abitanti delle singole bor- 
gate si diedero con ardore ad apprendere il 
maneggio delle armi, per respingere quelle 
torme di oppressori; e non frapposero altro 
tempo a fortificare le Terre, o a meglio mu- 
nire i vecchi castelli di torri, di mura e di 
fosse per difendersi dai loro assalti. 

Considerata la grande importanza del luogo, 
come punto di confine sulle rive d' un fiume 
(1), parmi si possa credere, che la costruzione 
del castello di Pontevico si debba far risalire 
o alla fine del secolo IX , o al principio del 
X°, quando appunto gli Ungari cominciarono 
le loro scorrerie nel bresciano. Certo non v'ha 
dubbio, che come la maggior parte delle róc- 
che e castelli bresciani, anche il Castello di 

ipsarn semper adversum illorum exercitum fortiter 
continuit. Cumque se nihil contra eam civitatem 
Hungarorum gens exercere posse conspiceret, ru- 
rali^ crudeliter depopulantes, omnes quos attingere 
poterant in virili setate consistentes gladio peri- 
mebant; mulieres vero et parvulos captivitatis jugo 
adducebant » ( Malvezzi — R. I. S. v. XIV , e. V°, 
col. 866). 
(1) L'inno di S. Filastrio, attribuito al B. Ramperto (sec. 
IX ), ricorda nella prima strofa i confini della pro- 
vincia bresciana, e li fa giungere fino all'Oglio: 
Fertllem canium habitator omnis — Quo fluit Oleosa, 
fluii atque Mella, — Circuit currens Olleum recurvum, 
— Concine mecum ». 



m 

Pontevico, nell' epoca di cut parliamo, sia stato 
dagli abitanti meglio riparato e munito, e forse 
ampliato, secondo esigevano i bisogni del tem- 
po, e prescrivevano i governatori della città e 
della provincia. 



CAPITOLO III. 

Il Conte Raimondo di Cornelia. — Privilegi con- 
cessi ai Bresciani da Enrico di Baviera, e da 
Corrado Duca di Franconia. — L' Imp. Enrico 
IV confisca nel bresciano 50,000 pertiche di ter- 
ra. — Feudalismo. — Ardiccio degli Aimoni. — 
1 Valvassori distruggono presso Pontevico un e- 
sercito di 3000 Arimanni. — Leutelmonte. — Il 
Conte Zilio Martinengo è indotto a cedere il feudo 
di Pontevico 

( A. 950-1127 ). 

Per opera specialmente di Ottone di Sas- 
sonia, sopranominato il Grande, cessò il peri- 
colo di nuove invasioni da parte degli Ungari : 
e di più fu per lui, se nella seconda metà del 
secolo X° si videro favorite le Costituzioni mu- 
nicipali, e concessi nuovi privilegi e immunità 
alle Chiese, e ai Comuni. 

Ora però, che la provincia nostra non era 
più devastata dalle scorrerie dei barbari, un 
potente bresciano, certo Raimondo Conte, a 



'32 

quanto pare, di Cornelia, piccolo castello qui 
presso Seniga, si diede a correre con una trup- 
pa di armati le nostre campagne, e a invadere 
alcuni castèlli e monasteri, saccheggiando rase, 
e profanando sacrilegamente le Chiese (a. 993). 
— Quell' ambizioso e crudele signore, non sì 
presto si sarebbe forse arresi alo nella sua 
corsa sfrenata, se l'Imperatore Ottone III non 
fosse venuto a contrapporgli. Sdegnato questi 
fortemente in udire i soprusi e le violenze di 
Raimondo, ordinò senza meno, che lo si pren- 
desse insiem colla moglie, donna al pari di 
lui scaltra e spudorata; e che entrambi venis- 
sero accecati (1). 

In epiesto stesso tempo sorse questione tra 
i Conti bresciani e i cremonesi, perchè i no- 
stri non so con quale diritto, imponevano tasse 
sui beni di questi ultimi: e quindi lotte spe- 
cialmente sulT Oglio, qui nelle Terre di con- 
fine. 

Sul principio del secolo XI spegneasi la 
famiglia degli Ottoni; e gli Italiani, che pur 
sempre anelavano alla propria indipendenza, 
non vollero riconoscere per loro Re, Enrico di 

(1) « Dum Imperator, Raymundum in sacra nefarias ma- 
nus extendisse percepit, digna illuni et uxorem poena 
cruciari mandavit: ablatis enim eorum divitiis, eosdem 
oculis privari debere praecepit » {Malvezzi — Chron. 
R. I. S. v. XIV , e. 871 ). 



33 

Baviera, ma elessero invece Arduino Duca di 
Ivrea. 

Non è però a meravigliare, se i Bresciani 
favorirono in questo tempo le parti del Pie 
straniero, anziché quelle di Arduino; perchè 
avendo Adalberto Vescovo della città rimpro- 
verato, per non so qual motivo, il nuovo Prin- 
cipe italiano, questi trasportato da subita ira 
gli si avventò contro, lo afferrò pei capelli, e 
brutalmente lo fece stramazzare a terra. — 
Gli è per questo, che nel 1004 vediamo Enrico 
accolto festosamente a Brescia; e da lui rin- 
novati ai Bresciani nel 4014 alcuni privilegi, 
e fra gli altri confermati alla Badessa del Mo- 
nastero di S. Giulia, i beni che il Monastero 
teneva oltre Oglio nel vicino Alfìano (1). 

Morto Enrico, gli succedette Corrado Duca 
di Franconia, il quale al pari, anzi ancora più 
del suo antecessore, fu largo di privilegi verso 
i Bresciani : infatti oltre all' avere con suoi 
Diplomi del 1026, e 1027 confermate proprietà, 
e restituito all' Abbazia di Leno « medietatem 
de castello quod dicitur Milcianum ( Milzano ) 
quocl Everardus injuste tenuerat », il giorno 
13 Giugno 1037 concedette ad Odorico Vescovo 

(1) Un'altro Diploma di Enrico (21 maggio 1014) rico- 
nosce gli antichi privilegi, e le proprietà dei Monaci 
Zenoniani di Verona . . . . in comitatu Brixiano in Pru- 
viniaca curticellam unam, et in Alfìano constitutas etc. ». 
Berenzi — Storia di Pontevico 3 



34 

di Brescia, tra le altre cose anche il possesso 
dei fiumi Oglio e Mella con ambe le rive, dalle 
sorgenti fino alle foci (1). 

Favorita in tal modo la provincia nostra, 
ebbe nondimeno a subire, indi a non molto 
tempo, un gravissimo danno da parte dell' Im- 
peratore Enrico IV ; imperocché essendo sorta, 
non so bene se in tutto il bresciano, o in una 
parte soltanto del territorio, una grave rivolta, 
tostochè la notizia giunse agli orecchi dell'Im- 
peratore, egli colla forza fece tosto sedare 
quella insurrezione; e per rendersi colle pene 
viemeglio soggetti i Bresciani, confiscò loro 
circa 50 mila pertiche di terra, che poi volle 
convertite in possedimenti feudali, a vantaggio 
dell' impero. 

Intanto andava compiendosi il Sistema feu- 
dale : — era, come fa osservare il Cantìi, una 
catena di obblighi dal supremo fino all' infimo, 
suddivisa, ma sempre col carattere personale, 

(1) « .... ambas insuper ripas fluminum Olei videlicet 
et Melle que ad nostrani (di Corrado) publicam 
Jurisdictionem et dominium pertinent, ab eis scilicet 
locis ex quibus ipsa flumina surgunt, usque dum 
eadem flumina in Padum fluvium intrant ». — A 
questo Diploma di Corrado II si richiamarono più 
volte in seguito e il Vescovo, e il Comune della città 
di Brescia, per far valere le loro ragioni anche ri- 
guardo al Ponte, Pedaggio e Pontatico di Ponte vico: 
lo vedremo innanzi, nel corso di questa Storia. 



35 

giacche ciascuno giurava lealtà al suo supe- 
riore. Ogni regione ebbe un signore, che la 
sminuzzava tra vassalli, mentre egli stesso era 
vassallo d" un altro, che esso pure dipendeva 
da un alto signore. Nessuna podestà centrale, 
non legge comune, non giurisdizione regolata, 
non finanza. Il Re nulla potea sopra il popolo, 
il quale restava perciò in arbitrio dei feuda- 
tari; formandosi così tanti Stati, quanti erano 
i feudi, talvolta appena estesi quanto un po- 
dere. Il feudatario provvedeva alla sua sicu- 
rezza fortificandosi nel castello: esercitava 
prepotenze, divertivasi alla caccia, sfoggiava 
in comparse, in tornei, in corti bandite; e 
quando il Re lo chiamasse, armava la sua 
banda, e accorreva a guerre, dove unica arte 
era il cercar di vincere; intanto però gelo- 
samente osservava i suoi privilegi, e non per- 
metteva al Re di violarli. 

Ma già anche a queste Costituzioni feudali 
gli Raliani mostravano ormai di non voler 
altro sottostare: e a far ancora più svegliare 
nelle popolazioni il sentimento della indipen- 
denza e libertà comunale, ebbero a contribuire 
non poco le grandi vicende, che si svolsero 
verso la fine del secolo XP (1). — In appresso 

(1) Tutti sanno delle contese avvenute in questo tempo 
fra il Pontefice Gregorio VIP e V Impero, a cagione 
delle investiture (a. 1074 e seg. ): — della l a Cro- 



36 

anche nel bresciano, un tale, nativo di Vobarno, 
certo Ardiccio degli Aimoni, nobile già di 
famiglia, e ricchissimo per un ingente tesoro 
scoperto, cominciò a far distribuire larghe 
somme di denaro al popolo, onde accapar- 
rarselo per la prossima lotta, che egli sapea 
dover inevitabilmente incontrare, affine di far 
prevalere i suoi principii: principii, che pur 
miravano ad estendere maggiormente il carat- 
tere popolare delle adunanze; e quindi diretti 
a favorire sempre più la nascente libertà co- 
munale. — Le innovazioni, che Ardiccio volea 
introdurre, erano tre principali : l a l' istituzione 
di un Consiglio di Credenza, retto dal Vescovo 
e dai Consoli, ciascuno con un sol voto: 2 a 
F istituzione di un Consiglio generale formato 
di 50 cittadini, ai quali dovesse rimandarsi la 
trattazione di quegli oggetti, che nel Consiglio 
di Credenza non avessero ottenuto pluralità di 
voti : 3 a che 1' elezione dei Consoli spettasse 
unicamente al Consiglio generale. A meglio 
valersi delle circostanze, propose altresì, che 
quelle terre dell' agro bresciano, le quali, come 
abbiam detto, erano state dall' Imperatore En- 

ciata indetta da Urbano II nel Concilio di Clermont 
(a. 1095): — della conquista di Gerusalemme (a- 
1099): — e del commercio straordinariamente at- 
tivato dalle Repubbliche di Venezia, di Genova e di 
Pisa (a. 1100). 



37 

rico IV convertite in possedimenti feudali, 
venissero distribuite ai poveri: il che fu appro- 
vato; anzi Ardiccio stesso coli' Ugoni, col Pon- 
carali e col Maggi, ebbe delegazione dal Con- 
siglio di Credenza di farne la distribuzione 
(a. 1103). 

Del resto la lotta tra i partigiani di Ardiccio, 
e i seguaci di Arimanno, Vescovo allora della 
Città, era si può dire inevitabile; e non tra- 
scorse molto tempo, che la città tutta, e la 
provincia impugnarono le armi. 

Se si vuol credere alla Cronaca Ardicciana 
(1), pubblicata dal Biemmi, uno degli scontri 
più fieri che ebbero luogo tra gli Ardicciani 
/ Valvassori ), e gli Arimanni (popolani), av- 
venne nel 1106, qui nel territorio di Pontevico, 
in un bosco della frazione Bettegno. 

Domenico Avogadro valvassore di Val Trom- 
pia e Val Sabbia, e Chizzolo Chizzola valvas- 
sore di Fiesse, avendo inteso, che ben 3000 
uomini, parte mandati dai Milanesi, e parte 
dal Comune di Brescia assoldati nei vicini ve- 



(1) Breve Record, de Ardicio de Aimonibus etc. ==: Sorsero 
dei gravi dubbi intorno alla genuinità di questa Cro- 
naca: l'Odorici, come avea fatto per V Historiola di 
Rodolfo Notajo, la dichiarò autentica : in seguito però 
egli pure ebbe a ritrattare il suo giudizio. — Co- 
munque sia la cosa, io credo bene riportare istes- 
samente il fatto di Bettegno ( Pontevico ), se non 
fosse altro, a titolo di curiosità. 



38 

scovadi, doveano appunto passare da Ponte- 
vico per il bosco di Bettegno, domandarono 
ajuti ad Ardiccio, e ricorsero astutamente alle 
insidie affine di arrestare improvvisamente quei 
nemici, e sterminarli se fosse possibile, innanzi 
che si collegassero agli Arimanni, e si dispo- 
nessero a battaglia (1). — I due valvassori 
ebbero da Ardiccio degli Aimoni circa 2000 
armati; e con questi, la notte prima dell'ar- 
rivo dei nemici, essendo penetrati nel detto 
bosco ( che, secondo il Bravo, sarebbe stato 
probabilmente una continuazione di quello, che 
in parte vedesi tuttora presso le Vencellate, 
nella frazione Campazzo ), fecero tagliare alla 
radice tutti gli alberi, che sorgevano lungo la 
via, che attraversava la selva (2), ma in modo 
che restassero tuttavia in piedi, e al più pic- 
colo urto dovessero precipitare gli uni sugli 
altri (3). 



(1) « Veniebant de parte Pontisvici tria millia militimi, 

alii pecunia Comunis Brissie colleeti in extraneis 
Episcopatibus, et alii de Civitate Mediolani missi 
erant, et transire debebant per sylvam de Betegno » 
{Breve Record, de Ard. etc. p. 57 ). 

(2) Forse la via che attraversava il bosco, era l' unica, 

che da Pontevico metteva direttamente a Brescia. 

(3) « Dominicus Advocatus et Chizzolius Chizzoli Val- 

vassor Flessi acceptis ab Ardicio duobus millibus 
militum, nocte antecedenti, ad radices incidere fe- 
cevunt arbores qui sylve circumibant viam, sed tali 



39 

Tese in tal modo le insidie, gli Ardicciani 
si appostarono tutti nell'interno del bosco, 
attendendo, che si avanzassero i collegati del 
Vescovo Arimanno, per dar loro improvvisa- 
mente F assalto. 

Questi di nulla sospettando, passarono 1 Oglio, 
e drizzati come erano verso la città, si innol- 
trarono senza alcun timore nella foresta. — 
Fu allora, che a un cenno del capo dei val- 
vassori, furono dai soldati ardicciani urtati 
violentemente gli ultimi alberi della via; e 
questi rovesciandosi e cadendo mano mano 
sugli altri, minarono tutti con lungo scroscio 
sulle file dei collegati, talché in brevissima 
ora scompigliarono, o schiacciarono con or- 
renda strage sulla via, quasi intera quella mol- 
titudine di uomini: i pochi rimasti illesi si 
diedero confusamente alla fuga; ma inseguiti 
tosto, e raggiunti dai soldati dell' Avogadro e 
del Chizzolo, furono in breve fatti prigionieri ; 
di modo che si dice, che di quei 3000 armati, 
neppur uno abbia potuto mettersi in salvo (1). 



modo, ut restantes in pedibus facile ruere deberent » 
( Br. Ree. de Ard. ). 
(1) « Quando viam sylve ostes ingressos esse viderant, 
impulerunt arbores qui unus con tra alfum cadentes 
omnia oppresserunt miserabili strage : et qui fugere 
potuerunt, a Dominico et Chizzolio oppressi fuerunt ; 
et fama fuit omnes de primo ad ultimum mortuos 



40 

Dopo il fatto di Pontevico, tanto in città 
come nella provincia durarono ancora per un 
po' di tempo le ostilità fra gli Arimanni e gli 
Ardicciani; fino a che la vittoria avendo arriso 
a questi ultimi, essi poterono alfine non solo 
ottenere quei feudi, che sul principio della 
guerra erano stati loro tolti, ma partecipare 
altresì a tutti quei privilegi, che prima erano 
propri soltanto degli Arimanni. 

Del resto la provincia nostra, col terminare 
di questa guerra, non ebbe a godere a lungo 
di una pace vera; che anzi in appresso la si 
vide percorsa da una banda di forsennati av- 
venturieri, i quali la misero in più luoghi a 
ferro e a fuoco. Costoro erano condotti da un 
fiero capitano, scampato già al patibolo, Leu- 
telmo o Leutelmonte da Esine, il quale colle- 
gatosi alla gente delle due ambiziose sorelle 
Calveria e Guercina Federici, coli' animo suo 
audace, e colla potenza del suo braccio portò 
il terrore dovunque egli ebbe a comparire colla 
sua masnada. Finalmente però fu sorpreso egli 
stesso dall' esercito di Ardiccio e di Alghisio 
Gambara; e in una giornata campale combat- 
tendo disperatamente, cadde vinto, mentre gli 
ultimi dei suoi erano messi in fuga (1). 

fuisse aut captos » ( Ibidem ) : — Tito Livio nel libro 
XXIII, e. 24 delle sue Storie narra di due legioni 
romane distrutte dai Galli nello stesso modo. 
(1) « Leutelmus nolens superere suorum morti in medio 



41 

Cessati pertanto questi pericoli, che impe- 
divano 1' allargamento e la prosperità del Co- 
mune, sebbene V Imperatore Enrico V° ten- 
tasse ognora più di imporsi, per così dire, ai 
Bresciani ora colle minaccie, e ora coi favori 
(1), nondimeno al pari di altre provincie lom- 
barde, che andavano mano mano emancipan- 
dosi dalla dipendenza straniera, anche la no- 
stra faceva altrettanto per sottrarsi ormai del 
tutto alla autorità imperiale. — Gli è per ciò, 
che i nostri Consoli cominciarono in questo 
tempo a reggere la città e il territorio, quasi 
direi, indipendentemente, a trattare come nei 
governi liberi qualunque vertenza, e a pren- 
dere misure, che valessero a rendere la pro- 
vincia maggiormente libera da qualsiasi inge- 
renza straniera. Per lo meno può dirsi, che 
il potere del Vescovo e dei Consoli cominciò 
allora a procedere di pari passo; e per l'ac- 
cordo vicendevole di questi con quello, il Co- 
mune bresciano potè in breve prosperare, ed 
estendersi meglio sulle feudalità. 

se projecit ostes, et postea super cumulimi mortuo- 
rum inventus est facie baduc truci et terribili » 
(a. 1109). = Brev. Record, etc. 
(1) Secondo F Ugbelli, il Faino, il Gallo e altri, nelF anno 
1123 l'Imperatore Enrico V° avrebbe con suo di- 
ploma rinnovato al Vescovo di Brescia, Giovanni 
(forse il scismatico), tutti i pri/ilegi concessi già 



42 

Di ciò ne fa prova il documento dell' anno 
4127, registrato nel Liber Poteris, (1) riguardo 
ai feudi di Quinzano e Pontevico : nel qual do- 
cumento si dice, che il Conte Goizone Marti- 
nengo, il giorno 26 Luglio di detto anno, nel 
Castello di Caleppio, in casa del Conte padrone 
di quella Terra, alla presenza di un certo Bru- 
cia Corrado IP col decreto del 1037, e ancora « am- 
bas ripas Jluminum Olei et Mei le ». 
(1) Nel Settembre del 1885 ho potuto anch'io vedere e 
consultare nella Biblioteca Quiriniana di Brescia, i 
due esemplari di questo preziosissimo Codice, cono- 
sciuto sotto il nome di Liber Poteris, cioè Libro 
delle Proprietà ( perchè le proprietà o possedimenti, 
che la Città aveva nelle varie Terre, si chiamavano 
appunto il Potere di Brescia). — Il Ch. mo Valentini, 
che con grande diligenza ne lo ricopiò per intero, e 
lo illustrò con accurato lavoro, pubblicato nel 1878, 
mi fu largo di ajuti nella trascrizione, eh' io feci 
allora dei molti documenti relativi a Pontevico. — 
L' importanza grandissima del Liber Poteris è rico- 
nosciuta da tutti gli storici: — sono ben 209 i do- 
cumenti lunghissimi spettanti le proprietà e i diritti 
che il Comune di Brescia avea in Pontevico, Quin- 
zano, Rudiano, Asola e in altre Terre (a. 1000-1286): 
— il volume intero è di oltre mille pagine, in largo 
formato. — Questo Codice pare sia stato compilato, 
nella 2 a metà del sec XIII , dal Pan*, di Trenzano, 
D. Giovanni Pontoglio. Ora lo si pubblica a stampa 
dalla Società Storica di Torino, sopra la trascrizione 
del Sig. Valentini: — la pubblicazione, se non erro, 
è diretta dal Conte Bettoni. 



43 

sato e Alberico da Rodengo, e di altre 16 per- 
sone pure nominate nell' atto, infeudò i Consoli 
e il Vescovo di Brescia di quanto egli posse- 
deva in Quinzano per ragione e diritto di 
pegno; e la stessa forruola è ripetuta più sotto 
nel medesimo documento, da parte del Conte 
Zilio Martinengo fratello di Goizone, per la 
cessione del proprio feudo di Pontevico pari- 
mente al Comune e al Vescovo della Città (1). 
E qui è bene notare, che il primo docu- 
mento veramente autentico, che parla di Con- 
soli bresciani, è questo, che si riferisce alle 
due Corti di Quinzano e Pontevico; sebbene 
alcune cronache dicano, che i Bresciani erano 
governati dai Consoli già molto tempo prima 
del 1127 (2). 



(1) « Goizo comes quondam Alberti comitis qui di- 

citur de Martinengo. Investivit Obizonem de Ponte- 
carale et Oddonem de Capriano et Raterium qui di- 
citur de la carzia et Laurentium Ballium et Mar- 
chisium Russe consules eo tempore civitatis Brixie 
et ejus missos nomine ac vice comunis ipsius civi- 
tatis Brixie et dni Villani Dei gratia Brixiensis epi- 
scopi. Nominative de hoc toto juris ipsius goizonis 
qd. ipsi pertinebat de loco et curie de Quinzano causa 
et jure pignoris .... ita ut comuni Brixie et ejus epi- 
scopo .... Zilius aliam similiter finenrfaciat de curie 
et castro Pontisvici etc. » ( Liber Poteris ). 

(2) Dice il Malvezzi, che fin dall'anno 953 « Brixiani, 



44 

CAPITOLO IV . 

Lega di Pontevico (?). — Guelfi e Ghibellini. — 
Federico Barbarossa. — Feudalità del Comune di 
Brescia sul Castello di Pontevico. — Pace di Co- 
stanza. — 1/ Arciprete di Grumone è investito di 
un tratto di bosco situato nei territorio di Pon- 
tevico. — Enrico VI . — Fortificazione dei Ca- 
stelli bresciani sull' Oglio. — Pace tra i Bresciani 
e i Cremonesi. — Alberto Arciprete di Pontevico. 

( A. 1129-1200 ) 

Mentre qui da noi 1' autorità imperiale an- 
dava, col feudalismo, sempre più diminuendo, 
e si estendeva al contrario quella del Comune, 
Lotario di Suplimburgo saliva al trono di Ger- 
mania; e nello stesso tempo Corrado, fratello 
di Federico di Svevia, che vantava egli pure 
diritti alla corona, non sapendo come muover 
guerra in patria al nuovo eletto, pensò di scen- 
dere in Italia per farsi quivi nominar re. I 
Bresciani, cui troppo stava a cuore la propria 

respublica per consules gubemari statuebant » : il Rossi 
e il Faino ci tramandano persino i nomi dei Consoli 
bresciani dell'anno 969: e il Baitelli ci dice, che 
nell'anno 970 la Città « elesse il Magistrato che reg- 
ger dovea, che fu di sei consoli ». Nondimeno anche 
l' Odorici dichiara, che il primo documento vera- 
mente autentico, che parla di Consoli bresciani, è 
questo del 1127. 



45 

libertà e indipendenza, non lo vollero con altri 
riconoscere: anzi vuole il Biemmi (4), che il 
famoso frate Arnaldo da Brescia si facesse in 
questo tempo fautore di una certa dieta di 
popoli lombardi, tenuta il 23 Agosto 4129 nel 
Monastero di Pontevico, per formare una Lega, 
e sostenere piuttosto le parti di Lotario contro 
Corrado : che Arnaldo stesso venisse chiamato 
Rettore di quella Lega per la nostra città; e 
che all' accostarsi di Brescia e di Cremona ai 
partigiani di Lotario, il giovine Arnaldo si po- 
nesse fra i primi (2). 

Corrado intanto ben accolto e festeggiato in 
altre città italiane, meditava forse vendette 
contro tutti coloro, che gli avevano negata la 
sudditanza: quando però in appresso essendo 
egli incorso nella scomunica del Pontefice 0- 
norio II , dovette quanto prima far ritorno in 
Germania. — Fu allora, che tanto in Ger- 



(1) Miscellanea origin. di Storie patrie. 

(2) Il Biemmi con ciò verrebbe a confermare quanto dice 

della Lega di Pontevico; Lega preludente, come poi 
egli stesso soggiunge, a quella tanto celebre, che 
fruttò in seguito lo splendido trionfo di Legnano 
( Lega di Pontida ). — Ma qui è bene notare, che 
degli storici nostri, è solo il Biemmi, il quale fa 
cenno della Lega di Pontevico; il che lascia dubi- 
tare assai della attendibilità della notizia. (V. Odo- 
rici = Arnaldo da Br. p. 38: e De Castro = Ar- 
naldo — p. 79 ). 



4G 

mania, quanto in Italia sorsero i due famosi 
partiti dei Guelfi e dei Ghibellini, che ebbero 
poi a cagionare, massime in Italia, lunghe e 
funestissime guerre. Siccome erano due le fa- 
miglie, che si contendevano la corona di Ger- 
mania, la Bavarese cioè, e quella degli Hohen- 
staufen di Svevia, cosi, per chi non lo sapesse, 
Guelfa era detta presso i Tedeschi, la fazione 
che favoriva la prima famiglia (1), e Ghibel- 
lina quella, che parteggiava per la seconda. In 
Italia invece Ghibellini erano chiamati coloro 
che si dichiaravano partigiani degli Imperatori 
stranieri; e Guelfi al contrario quelli che si 
attenevano al Papa, volendo la indipendenza. 
Tostochè in Germania ebbe prevalso il par- 
tito ghibellino, Federico di Svevia, detto Bar- 
barossa, ottenuta la corona, si dispose ad ar- 
mare 1' esercito, per discendere quanto prima 
in Italia, ad abbattervi le sparse forze dei Co- 
muni, e reintegrare così la potenza e le pre- 
rogative imperiali. — Fu nella prima calata 
del 1155, che il Barbarossa mandò a morte 



(1) Guelfo da Guelf o Welf, nome di alcuni principi di 
Baviera, della famiglia d' Altdorf. — Ghibellino da 
Gueibelingo o Waiblingo, Castello della provincia d'Au- 
gusta, nelle montagne dell' Hertfeld. La famiglia degli 
Imperatori Corrado e Federico è distinta col nome 
di Salica, e anche Gueibelinga: (V. Muratori — Rer. 
It. Script, voi. X°, e. 272 e seg. ). 



47 

Arnaldo da Brescia, il quale a Roma, con una 
banda di Svizzeri (Canta/, tentava di far Re- 
pubblica. — Tornato V Imperatore in Ger- 
mania, nel corso di poco più di venti anni, 
ridiscese in Italia cinque altre volte. Nella 
calata del 1158, venne con poderoso esercito 
anche in bresciana: mandò a guasto molte 
ville e molti castelli; e costrinse il Comune a 
comprare caramente la pace, e a dargli in 
mano sessanta ostaggi (1). In quella del 1159 
assediò Crema; e nell'altra del 1162 prese e 
distrusse la città di Milano.. — Caduta Milano, 
ben poco restava a sperare ai Guelfi di Lom- 
bardia; e i Bresciani, il cui territorio comin- 
ciava ad essere nuovamente invaso dalle bande 
di Federico, temendo ormai vicina una cata- 
strofe (2), pensarono di allontanarne possi- 
bilmente il pericolo, collo spedire i loro Con- 



(1) « Multas villas, multaque castra, innumeraque Bri- 

xiensium loca dissipaverunt »: (Morena = Hist. 
Laud. — R. I. S. v. VP ). 

(2) I Bresciani avevano in particolar modo attirato sopra 
di sé l'ira del Barbarossa, 1° perchè si erano ribellati 
al Podestà, che egli aveva loro imposto: 2° perchè 
avevano mandato soccorsi agli assediati di Crema : 
3° perchè stretti in lega con Milano e Piacenza, 
avevano battuto il di lui esercito presso Carcano: e 
da ultimo perchè sconfissero le truppe dei Cremo- 
nesi e dei Lodigiani, che accorrevano a rinforzare 
gli imperiali. 



48 

soli a Pavia allo scopo di trattare coli' Impe- 
ratore la cessione della Città e della provincia. 
— Federico aggradi quell'atto di sommessione, 
ma dettò ai nostri Consoli durissimi patti : 
volle cioè, che tornati in patria dassero tosto 
ordine di abbattere le mura della Città, e di 
spianare le fosse: li multò di una ingente 
somma di denaro, impose loro un Podestà im- 
periale, e ingiunse altresì, che tutte le fortezze 
dell'Episcopato di Brescia fossero assoggettate 
alla sua autorità (1). 

In tal modo, colie altre fortezze del bre- 
sciano, anche Pontevico cadde in potere del 
Barbarossa: anzi il Gavitelli, annalista cremo- 
nese, dice, che del nostro Castello l'Imperatore, 
in questo stesso anno (1162), ne volle far dono 
ai Cremonesi, come a quelli, che più degli 
altri in Lombardia si erano meritati i suoi 
speciali favori (2): ma ciò non è vero; perchè 

(1) V. Bern. Corto — Storia di Milano — : e Morena: 

« .... insuper redderent Imperatori omnes arces et 
fortia castra quse sunt in Episcopali Brixise » — 
R. I. S. v. VP, e. 1109. 

(2) Dall'atto imperiale, riportato e nella Storia del Si- 

gonio ( Hist. de Regno Ital. p. 515), e nel Repertorio 
Diplom. cremori, (p. 184), risulta, che in luogo di 
Pontisvìcwm, come ebbe a notare il Cavitelli ( Annales 
Cremon. f. 54 verso ), si deve leggere Prevìtunum o 
Prezivitunum, vale a dire Pizzighettone : — nondi- 
meno anche il Conte Galantino riferisce Pontevico e 



m 

dall' atto di cessione non apparisce, che il Ca- 
stello di Pontevico, fosse compreso in quelli, 
che l'Imperatore ebbe a dichiarare proprietà 
della città di Cremona, 

Erano a questo punto le condizioni delle 
Terre nostre, allorché in capo ad alcuni anni, 
l'autorità consolare, che dall'Imperatore era 
stata in molte città abolita, cominciò di nuovo 
a rivivere. Ma nel 1466 ecco, che il Barbarossa 
entra improvvisamente per la Valcamonica nel 
nostro territorio, e quivi pone il suo campo 
(1). Secondo il Gavitelli sembrerebbe che que- 
sta volta l' Imperatore non recasse alcun danno 
alle Terre nostre; anzi si mostrasse benevolo 
e cortese con tutti quelli, che gli si presen- 
tarono; e che dopo di essersi soffermato per 
un po' di tempo nel bresciano, passato l'Oglio, 
probabilmente qui a Pontevico, si recasse nel 



non Pizzighettone (Storia di Soncino voi 1°, p. 35), 
e così pure il Robolotti nella Lettera all' Odorici 
( Doc. St. di Cremona, p. 68 ) ; 11 Conte Francesco 
Galantino però, da me interrogato in proposito, in 
una sua gentilissima lettera direttami il 24 Giugno 
dello scorso anno, mi dice di essere, col Robolotti, 
egli pure stato tratto in errore dalla inesattezza del 
Gavitelli, e mi prega di rettificare la cosa. 
(1) « .... per Valcamonicam ex insperato Lombardiam 
ingressus ( Federico ), castramentatus est in terri- 
torio Brixiensi » ( Card. Arag. ). 

Rerenzi — Storia di Pontevico 4 



50 

Maggio colla sua armata a Cremona (1). Ma 
tutt' altro che animo benevolo, secondo Sire 
Raul, pare invece abbia mostrato V Imperatore 
verso i Bresciani, anche in questa sua venuta 
improvvisa: imperocché spingendo egli il suo 
esercito attraverso alla nostra provincia, ne 
fece devastare orrendamente i Castelli e le 
Ville (2); e poi se ne parti con un buon nu- 
mero di ostaggi bresciani. 

In appresso i Cremonesi, per i speciali fa- 
vori e T alta protezione dell' Imperatore Fede- 
rico, fatti vieppiù audaci, tentarono di contra- 
stare i diritti, che i Bresciani vantavano da 
tempo sul fiume Oglio, e occuparono alcuni 
Castelli situati sulla riva sinistra. In seguito 
però entrati anche i Cremonesi in lega coi 
Bresciani e gli altri popoli di Lombardia con- 
tro il Barbarossa, si ritirarono dalle nostre 
Terre, e giurarono che non avrebbero altro 
turbato ai Bresciani il possesso del fiume ( a. 
1168). (3). 



(1) « in agro Brixien. castramentatus est nulli mo- 

lestus: quinimo ex omnibus ibi populis aliquibus 
illuni adeuntibus lasto vultu receptis, Cremonam ac- 
cessit de mense Maij .... illinc Ferrariam abijt etc. » 
{Annales Cremori, f. 56 verso). 

(2) «... . et devastavit castella et villas » ( De rebus 
gest. Frider. ) 

(3) « Dum fcedera necterent Lombardorum urbes, eum 



51 

In tal modo cessavano a poro a poco le o- 
stilità, che per gelosia di commercio, o per 
gare invidiose erano sorte in mezzo ai Comuni 
di Lombardia; e sempre più le città si colle- 
gavano, giurando Y unione alla presenza dei 
Legati del Pontefice, allo scopo di scuotere 
finalmente il giogo, e cacciare per sempre 
r Imperatore straniero. — Ai generali provve- 
dimenti delle leghe, si aggiungevano in pari 
tempo i provvedimenti particolari di ciascuna 
città; i quali miravano a reintegrare i contadi 
della provincia primitiva: e frutto eli questi 
diritti cittadini, nel territorio bresciano, furono 
per esempio le feudalità dei Comune di Bre- 
scia sul Castello di Pontevico. 

Nel Liber Poteris esiste infatti un impor- 
tante documento (1), dal quale apparisce, che 



prius et diebus ipsis inter Brixianos et Cremonenses 
ob flumen Olium odia exorta essent, Brixiensis (tirbs) 
a Cremonensibus sacramenta exegit, quod nullo tem- 
pore ipsius torrentis aquas vel vada occuparent, nec 
litora minime insuper de Terris et Castellis Brixien- 
sium se intromittere Civitas illa pepigit jurejurando » 
( Malvezzi — Chron. R. I. S. v. XIV , cap. XLV1I , col. 
880). 
(1) Nel medesimo Codice sotto la data del 1163 ( mese di 
Gennaio ), è riportato un documento, nel quale si 
leggono varie ricognizioni delle proprietà comunali 
di Brescia in Pontevico; e tra le altre località è no- 
tato anche un Ospitale. — E in un altro documento 



52 

il giorno 4 Dicembre dell'anno 1170, nel ca- 
stello di Ghedi « in castello Gay di », alla 
presenza di varii testimonii, i Consoli bre- 
sciani per consiglio di alcuni soldati della 
Città, che colà si trovavano, investirono ap- 
punto un certo Aldigliiero Bosadro delle a- 
zioni feudali, che il Comune di Brescia teneva 
a Pontevico: « .... consules hrixie videlicet 
« dominus albertus de gambera et madius de 
« pontecaralo et mizacavallus confanonerius 
« et pregnacha et monacus de foro et albricus 
« de capriano per consilium quorumdam mi- 
« litum de brixia qui cura eis erant ibi Et in 
« vice cotn. brixie in vesti verunt per feudurn 
« honorifìce adhegerium de boxadro et per 
« eum dnam ottam uxorem et lìliam qdam 
« guidonis scopionis de pontevico nominative 
« de toto feudo quod predictus guido qdm ex 
« parte com. brixie in curia pontevici tene- 
« bat .... etc. ». 
E la investitura del feudo di Pontevico venne 



del 1169 è detto pure, che « de mense februarli in 
loco pontevici sub porticu de scazatl .... per Ugnurn 
quod in sua tenebant rnanu domofollus de cazago et la- 
francus adegerius de boxadro qui sàlice t domofollus etc. 
erant massarii societatis que tenehant curiam ponievici 
ex parte comunis. Investivere Gubertwn et lafrancum 
nominative de duabus petie de terra aratoria que jacet 
in curia pontevici ... etc. » ( Liber Poteris ). 



53 

fatta in modo, « quod ipsi ( cioè Aldighiero e 
« la moglie Otta) et eorum heredes maschuli 
« et l'emine perpetualiter honorifice debent ha- 
« bere et tenere predictum feudum ex parte 
« comunis brixie in quocumque loco sit in 
« predicta curia sive in sedimine sive in clau- 
« suris aut in agris vel in nemoribus aut 
« etiam in pratis etc. ». 

Seguono nell' Atto i nomi dei testimonii, e 
la firma di Alberto notaio: indi comincia la 
enumerazione delle proprietà comunali di Bre- 
scia nella Corte di Pontevico ; dalla quale ap- 
prendiamo tra le altre cose, che oltre a un 
Ospitale, come ho già notato, esistevano a 
queir epoca due Castelli, facendosi distinzione 
del Castello vecchio: = 

1° .... Fictum de sediminibus castri pontevici 
pertinentibus coi Bxie: (ivi sono notati 137 
notni di persone, e pezze di terra). 

2° .... Ficta burgi super ioris s. a monte 
parte, et debent solvere II impr. p. qualibet 
tab. (sono 19 nomi di persone e pezze di terra) : 
ibi fossatum burgi. 

3° .... Ficta burgi inferiore a sero et a 
monte parte pertinentia coi Bxie. et d. solvere 
II impr. p. qualibet tab. q. sunt super stratam 
usque ad aliud signum: (sono 66 nomi di 
persone e pezze eli terra). 

4° .... Ficta sediminibus in castro veteri: 



54 

(vi sono 7 nomi di j tersone e pezze di terra). 

5° .... Ficta de sedurci inibus. Jacentibus ad 
plebem et de vitibus : (vi sono 27 nomi di 
persone e pezze di terra): ibi fossatum castri. 

6° .... Fictum coi Bxie de dercariis et de 
terris que surct extra burgum Pontevici: [sono 
51 nomi di persone, di luoghi e pezze di terra) : 
è qui dove è fatta menzione dell' Ospitale : 
« cambium ìiospitalis de Pontevico » ; e dove 
è anche notata « sfrata Robeechi t>, e « ca- 
netum cois de pontevico ». 

7° .... Ficta de terris servolte: (vi sono 
nominate 41 persone, e pezze di terra). (1). 

In mezzo al generale risveglio delle libertà 
comunali, e allo spirito di alleanza che domi- 
nava specialmente in Lombardia, disponeansi 
intanto i popoli a contrapporre tutti insieme 
all' Imperatore alemanno tale resistenza, da 
persuaderlo alfine, che la terra d' Italia ormai 
non potea essere più oltre calcata da un pa- 
drone straniero. — Già nel Monastero di Pon- 
tida (a. 1167) i deputati di Brescia e di altre 
città lombarde avevano stretto un' alleanza so- 
lenne, nella quale giurarono alla presenza di 
un Frate, di difendersi a vicenda : la Lega era 
favorita e benedetta dal Papa; tutto era pronto, 



(1) Questo lungo Atto del Liber poleris è in copia presso 
di me. 



55 

e più non restava, che scendere in campo a 
misurare le forze coli' armata tedesca. — A 
Legnano finalmente nelF anno 1176 ebbe luogo 
il conflitto : tutti sanno come l' Imperatore Fe- 
derico rimanesse ignominiosamente battuto ; e 
come quella insigne vittoria della Lega (1), 
fruttasse la pace di Costanza ( a. 1183 ), nella 
quale venne riconosciuta. la libertà dei Comuni 
e dei Vescovi italiani, e furono confermati i 
diritti del municipale reggimento. 

Dei diritti concessi per questa pace ai Mu- 
nicipii e ai Vescovi d' Italia, se ne valse anche 
il Vescovo della nostra Città, Giovanni II (Fiu- 
micello ), nel 1184, per dare ad investitura al- 
l' Arciprete di Grumone, un tratto di bosco 
situato nel territorio di Pontevico. L' atto no- 
tarile di questa investitura, fu steso il giorno 
24 Marzo qui a Pontevico, sotto il portico della 
Pieve, alla presenza di quattro testimonii, due 
di Verola, e due di Pontevico: e il Vescovo, 
a convalidazione di detta investitura, dichiarò 
per se e suoi successori, di entrare egli difen- 
sore dell' Arciprete di Grumone, quando mai 
gli venissero contrastati i diritti su quel tratto 
di bosco (2). 

(1) Il Balbo dice, che quella fu la più bella battaglia di 
nostra storia. 

(2) Investitura dni Johannis epi briscie in archipresbi- 

terum de grimono de una petia nemoris sita in curte 
pottiisvici. 



56 

Liberati così i Comuni a poco a poco dalla 
dominazione straniera, avrebbero potuto, come 
altrettanti piccoli Stati, governarsi da se, go- 
dere il frutto della sudata vittoria, e comin- 
ciare una nuova vita di pace e prosperità: ma 
purtroppo, come spesso avviene, che cessata 
una lotta fìerissima, altre lotte bensì minori, 
ma pur dannosissime, sorgono a funestare le 
popolazioni, così anche dopo che la pace di 
Costanza ebbe posto termine alla lunga guerra 
contro il Barbarossa, i nostri Comuni non sep- 
pero rispettarsi a vicenda, ne durare a lungo 
in pace fra di loro. — Ed ecco che essendo 
infatti danneggiata la provincia bresciana spe- 
cialmente dai Bergamaschi, coi quali si erano, 
tra gli altri, alleati anche i Mantovani e i Cre- 
monesi, i nostri, che ben sapeano difendere i 



In Xti nomine die lane qui fuit sexto die exeunte 
mense martii in loco Pontisvici sub portico plebis 
presentia etc. per lignum quod in sua tenebat maini 
domimi s Johannes venerabilis episcopus brixiensis inve- 
stimi archipresbiterum de grimono nominatim de una 
petia nemoris qui jacet in Curie Pontisvici. Coheret 
ei etc. (seguono i confini del bosco, e le condizioni 
della investitura ) .... et promisit suprascriptus dns 
epus p. se et suos successores suprascripto archi- 
presbitero .... s. script, petiam nemoris ab omni 
ho mine defendere .... Actum est hoc anno etc. — 
Ibi fuere oddo advocatus etc. Ego Albertus s. p. n. 
interfui etc. » (Archiv- segr. di Cremona — D. 11). 



57 

propri diritti, presidiarono i passi dell' Ogiio ; 
e assaliti a tempo opportuno i nuovi invasori, 
li attaccarono con tanta violenza, che ben 
12000 di quelli perdettero la vita sul campo, 
o furono fatti prigionieri, e il carroccio stesso 
dei Cremonesi fu condotto trionfalmente a Bre- 
scia, e collocato in S. Pietro de Dom, a ri- 
cordo di una guerra, che per la strage avve- 
nuta, fu detta della mala morte (a. 1191 ). 

Secondo il Sigonio e il Gavitelli, sul finire 
dello stesso anno, in cui accadde questo fiero 
combattimento, l' Imperatore Enrico VI , suc- 
cessore del Barbarossa, essendo venuto in Lom- 
bardia, oltre all' aver rimesso in libertà (1) i 
prigionieri dei Bergamaschi e dei Cremonesi, 
avrebbe altresì concesso a questi ultimi il 
Castello di Pontevico (2) : — ma se ciò e vero, 
e se la cessione della nostra Terra, in mano 

(1) Col trattato di Costanza erano stati ceduti alle nostre 

città i diritti di suprema signoria, che l' Imperatore 
aveva su di esse, « salva tamen Imperatoris JldelUate »; 
e insieme alla fedeltà, altre prerogative furono, nelle 
nuove repubbliche, conservate all' impero. 

(2) « Cremonam progressus ( Henricus ) captivos Cremo- 

nenses carceribus Brixianorum eduxit, atque eis 
Pontevicum attribuì t » Sigonio — Hist. de R. II. p. 
577): e il Capitelli: « Cremonam se recepì t, et ibi 
consulibus Guglielmo Bellotto et sociis, eis dimitti 
fecit p. Brixienses, captivos ac concessit oppidum 
Cremae et Pontisvicum » ( Annales. Cremori, f. 66^ v. ) 



58 

dei Cremonesi, avvenne realmente, lo fu per 
brevissimo tempo; perchè in forza della pace 
fatta nel gennaio del 1192, coli' intervento dello 
stesso Enrico VI , i Bresciani rilasciarono bensì 
i prigionieri, ma i Cremonesi, come già nel 
1037, e 1123, dovettero per nuovo decreto del- 
l' Imperatore riconoscere proprietà dei Bre- 
sciani le acque e entrambe le rive del fiume 
Oglio: inoltre in forza del diploma di En- 
rico VI , vennero dichiarate proprietà dei Bre- 
sciani, anche le piantagioni, i pascoli, e qual- 
siasi costruzione, che per lo spazio di 100 
trabucchi ( 170 metri circa ), esistevano sulla 
destra del fiume. — Vedremo in seguito, come 
di questo diritto si sieno sempre valsi anche 
i Castellani di Pontevico, per ordinare gli eser- 
cizi, le mostre e le rassegne dei loro soldati, 
nel prato di là del ponte, appunto perchè ri- 
tenuto di indubitata ragione bresciana (1): e 
come essendo stato dai Cremonesi contrastato 
alla nob. famiglia Ugoni 1' antico possesso di 
di un laghetto situato oltre Oglio, nel terri- 
torio di Grumone, ne sia venuto un decreto 
della autorità, che dichiarava : « non molesletur, 
cum agatur de Re Jurisdictionis Brixiance ». 
— Ma proseguiamo. 

Sebbene fossero dall' Imperatore confermati 



(1) Relazione sul fiume Oglio — ms. presso la Quiriniana 
di Brescia. 



59 

ampiamente ai Bresciani i loro diritti su quasi 
tutta la linea dell' Oglio, nondimeno nelT anno 
1193, i nostri credettero bene di fortificare e 
munire ancora più i principali castelli che 
sorgevano sulla sinistra del fiume, allo scopo 
di resistere a qualsiasi attacco, che potesse 
loro esser fatto dai confinanti, specialmente dai 
Cremonesi, i quali anziché attenersi alle con- 
dizioni della pace, di tratto in tratto facevano 
scorrerie nel nostro territorio. 

Fu in questo stesso anno, che quelli di Son- 
drio avendo dato l' assalto al Castello degli 
Orzi ( vecchi ), e non cessando dal molestarne 
gli abitanti, il Comune di Brescia propose agli 
Orceani, che passassero a stanziarsi vicino al- 
l' Oglio, nella località detta di S. Giorgio (ora Or- 
zinovi), essendo quello, al pari di Pontevico, un 
punto assai importante, e molto adatto per la 
erezione di un Castello. — Mal sapeano piegarsi 
a simile proposta gli abitanti degli Orzi : tut- 
tavia stanchi delle continue vessazioni dei Son- 
cinesi, determinarono alfine di abbandonare 
la patria, e rinunciare ai fertili loro campi, 
pur di avere nella terra di S. Giorgio un 
luogo sicuro, nei quale potessero facilmente 
ribattere gli attacchi dei nemici, e difendere 
le proprie campagne dal pericolo di essere 
devastate. — Epperò la prima condizione, che 
quelli degli Orzi imposero ai Comune di Bre- 



60 

scia, fu di avere nella località di S. Giorgio, 
un castello cosi vasto da contenere 800 fuochi 
( famiglie ), e una ròcca circondata da larga 
fossa al pari di Pontevico, e più ancora, se 
possibile, « ex portis, tarribus, stellis, aliisgue 
rebus, quce sunt necessaria^ ad castri deferì- 
sionem » (1). — Da ciò si può dedurre, come 
sulla fine del secolo XII , il Castello di Pon- 
tevico fosse certamente uno dei più forti della 
provincia bresciana. Del resto, come diceva, 
avendo i Bresciani sentito più che mai il bi- 
sogno di erigere sull' Oglio nuove fortezze, e 
rendere più agguerrite quelle già esistenti, è 
a pensare, che anche la nostra di Pontevico, 
venisse in queir epoca « dei grandiosi prov- 
vedimenti militari del Comune di Brescia » 
rinnovata, ampliata e munita in modo da po- 
tere al bisogno tener fronte ai Cremonesi ; i 
quali per soprappiù avevano, poco innanzi, 
fatto costruire un castello sulla destra del- 
l' Oglio, rimpetto al nostro, nella Terra di Bo- 
becco. Ce lo fa credere anche la citazione, che 
è fatta in un Codice della Quiriniana, di un 

(1) « In Christi nomine hoc petit Commune Urceorum 
Communitati Brixie pertinere S. Georgi scilicet Ca- 
strimi ita magnimi in quo possint octo centum ignes 
stare, et tale fossa tum ut habet Pontevicum, et plus 
si fieri potest » ( Documento recalo dal Codagli, e dal 
Galanlùio ). 



61 

documento desunto dal Ronchi, nel quale si 
parla di una nuova fabbrica del Castello di 
Pontevico, appunto in questo tempo. Anzi il 
Rossi e il Lussago (1) citando V Istrumento 
stesso della fabbrica del Castello di Pontevico, 
e da quello prendendo essi occasione di de- 
scrivere la solenne cerimonia della posizione 
della prima pietra nei nuovi fondamenti delle 
ròcche, ci danno motivo di credere altresì, che 
non solo si ampliasse allora il nostro Castello, 
ma che lo si costruisse fors' anche di nuovo. 
Ecco come pare sia stata compita la ceri- 
monia della posizione della prima pietra: = 
Si portò con pompa il modello della nuova 
fabbrica al luogo determinato; e qui il Vescovo 
accompagnato dai Consoli della Città, si pose 
a sedere pontificalmente vicino alla fossa, già 
preparata per i fondamenti del Castello. Allora 
il Gonfaloniere, inalberato il vessillo, o sten- 
dardo pubblico, chiamò tre dei più stimati del 
paese, costituiti rappresentanti di tutto il po- 
popolo: fece che ognuno di loro distintamente 
toccasse colla destra Y asta del vessillo; e dopo 
di essersi a quella inchinato, e di averla ba- 
ciata, giurasse, stringendola colla mano, in 
questi termini: « Juro nomine meo, meorum 
descemlcntium, et nomine totius Populi nostri 



(1) « Fatti illustri et pompe heroiche della città di Bre- 
scia, di Ottavio Rossi e Agostino Lussago. 



m 

et illius descendentium, in infinitum, qui viitunt 

aut vivent, sive lef/e Romana, sive lege Long e- 
bardorum, qaod adoro et adorabimus sanctam 
Ecclesiam Romanam, et nomine meo, meorum 
descendentium, et nomine totius Populi vosi ri, 
et illius descendentium .... qucecumque habe- 
mus et possidemus, et quoecumqw li ah itavi et 
possessuri sumus ad honorem, et utile, et 
conservationem Episcopatus, Communis, et Po- 
puli etc. » Compiuto il giuramento di tutti 
e tre i rappresentanti del paese, il Vescovo 
fece la benedizione, mettendo la prima pietra 
sopra alcune monete d'argento, disposte in 
forma di croce; e dopo questa cerimonia, si 
diede tosto principio alla fabbrica del nuovo 
castello. 

Fortunatamente però prima che finisse il 
secolo XII , cessarono le ostilità sorte tra i 
Bresciani e i Cremonesi; e nell' Aprile del- 
l' anno 1194 fu conchiusa fra loro un' altra 
pace, frutto della quale fu di restituirsi vicen- 
devolmente quanto gli uni e gli altri avevano 
ingiustamente occupato nel tempo della guerra 
(1). — Dal documento relativo a questa resti- 
tuzione apparisce, come sia stato presente alla 

(1) « V. Campi — St. di Cremona, p. 33; e il Gavitelli: 
« Cremonenses et Brixienses convenerunt qusecunq. 
hinc inde occupata vigente bello utrinque dimittere » 
(Ann. Cr.f. 67). 



03 

stipulazione dell' atto, uno di Pontevico in qua- 
lità di testimonio (1). 

Innanzi di por line alle memorie storiche, 
riguardanti particolarmente Pontevico, nel se- 
colo XII , non mi resta altro a dire, che nel 
1196 era Arciprete di questa Pieve un certo 
Alberto; e che alla di lui presenza » presente 
Alberto presbìtero Pontevici », il Vescovo di 
Brescia Giovanni (111° di questo nome) intimò 
una sospensione triennale del benefìcio eccle- 
siastico a un tale « Zanebello de Pesceris cle- 
rico plebis Casteioni »,, perchè uomo di con- 
dotta scandolosa (2). 



CAPITOLO V.° 

Nobili e plebei. — Società tra i Cremonesi e i 
Nobili fuorusciti bresciani. — Il Castello di Pontevico 
caduto in potere dei fuorusciti, è dato in mano ai 
Cremonesi. — I cittadini di Brescia ritolgono ai Cre- 
monesi il Castello di Pontevico. — Scomunica lan- 
ciata contro i Cremonesi per il fatto della Chiesa 
di Pontevico. 

(A. 1200-1209) 

I primi anni del secolo XIII , purtroppo for- 
mano per la Repubblica bresciana, uno di quei 

(1) « (a. 1194, 19 Apr. ) presentia Tiraboschi Pon- 

tisvici Prosperi Pradolei etc. rogat. test, domi- 



04 

periodi di storia, che riuscirono alla città e 
alla provincia assai pericolosi e dannosissimi. 

— Infatti bensì è vero, che per la pace stretta 
dai Bresciani sulla fine del secolo XII coi po- 
poli confinanti, parve dovesse aprirsi col nuovo 
secolo un'era novella di calma e di prosperità; 
ma invece gettati nella Città stessa i mali semi 
della discordia tra i nobili e i plebei ; e ina- 
spriti più che mai questi contro di quelli, pre- 
sero senz' altro le armi, e dopo un fiero con- 
flitto, riuscirono a cacciarli da Brescia. — I 
nobili espulsi formarono tosto una società, allo 
scopo di poter avere quanto prima il soprav- 
vento sui plebei; i quali però alla loro volta, 
per meglio assicurarsi il potere, strinsero essi 
pure una lega, che fu chiamata « Brusella ». 

— Della loro società non si accontentarono per 
altro i fuorusciti ; ma il giorno 9 Dicembre 
dell' anno 1200, Terlorio e Milone degli Ugoni, 
con altri 22 delegati, raccoltisi al di là del- 

nus Rogerius de Àvocatis cons. civit. Cremone et dom. 
Desiderius cons. civit. Brixie ambo in concordia di- 
xerunt quod volebant restituere et parati erant ad 
restituendas (terras? .... dalla pergamena, in questo 

luogo abrasa, non si può rilevare quali terre fossero) 

quas perdiderant occasione guerre et ita restituì 
etc. » (Arch. segr. oli Cremona ). 
(2) « Precepit .... usque ad tres annos completos prò 

beneficio aliquo hujus plebis nubendo impediat 

etc. » ( Arch. segr. di Cr. ) 



65 



Y Ciglio nel Castello del vicino Robecco, trat- 
tarono e conchiusero 1' alleanza coi Cremonesi, 
giurando di ajutarsi a vicenda (1). Il docu- 
mento relativo a questa confederazione esiste 
nell' Archivio segreto di Cremona, ed è ripor- 
tato anche dall' Odorici nel Codice Diplomatico 
bresciano: — ne fanno poi menzione anche il 
Campi, il Gavitelli, e il Vescovo Sicardo (2). 
Forti di questa alleanza i nobili fuorusciti 
non dubitarono di affrontare 1' esercito dei cit- 
tadini (9 Agosto, 1201), cui dopo aspra bat- 
taglia vinsero e sbaragliarono: anzi i suddetti 
storici cremonesi aggiungono, che i confederati 
si impadronirono anche del carroccio dei Bre- 
sciani, e che con gran pompa e solennità, que- 
sto venne da loro condotto a Cremona, in- 
sieme a moltissimi prigionieri (3). 



(1) « Prope castrum Rebecchi . .. . juraverunt pacem et 

concordiam inter Cremonenses et societatem militum 
Brixie .... d. Terlorius et d. Milus de Ugonibus etc. 
videlicet quod brixienses debent adjuvare cremo- 
nenses .... et ( cremonenses ) adiuvare societatem 
militum Brixie et episcopatum qui nunc fuit vel 
erit in ipsa societate .... ». 

(2) Campi — St. di Cremona, p. 36: — Cavitela = Ann. 

Cr. f. 70 recto: — Sicardo = Chron. Crem. R. I. S. 
v. VIP, col. 618. 

(3) « illos ( brixienses ) fuderunt, et currum suum 

cceperunt, et duxerunt Cremonam cum multis ex 



Bereozi — Storia di Pontevico 



66 

In appresso fu fatta la pace, e il popolo 
riammise in patria i nobili espulsi; ma poi 
suscitatesi nuove ire, si riaccesero gli animi, 
e rinacque piti fiero lo scompiglio civile. Di qui 
altre lotte, e nuove scissure, anche fra gli 
stessi nobili; indi nuovi accordi e altri trat- 
tati: talché per alcuni anni fu un non mai in- 
terrotto alternarsi di paci e di guerre; guerre, 
che cagionarono immensi danni non solo nella 
città, ma anche nel territorio. 

Pontevico fu in questo tempo, più di qual- 
siasi altra fortezza del bresciano, il punto di 
vista, a cui tendevano specialmente le mire 
dei nobili fuorusciti, e dei Cremonesi loro al- 
leati. — Il Marchese Guido Lupo, già Podestà 
di Brescia, essendo infatti fuggito con altri 
nobili dalla Città, (a. 1208), pieno d'ira e di 
dispetto drizzò tosto la schiera dei suoi ar- 
mati contro il nostro Castello; e dopo di averlo 
cinto di assedio, lo fece attaccare con forza, e 
riuscì a espugnarlo, e ad impadronirsene (1) : 

eis captivitatis » (CavUelli Ann. Cr. f. 70 verso): 
Campi e Sicardo locis cit. 
(1) « .... (Nobiles) de civitate exiere: qui ad locum 
Pontisvici accedentes ipsum locum .... in sua forcia 
tulerunt » {Anonym. Chr. Plac. — Monum Hist. v. 
Ili p. 33 ) : — colla Cronaca di questo anonimo, pare 
s' accordi anche il Cronaco di S. Pietro » Anno MCCVIII 
Castrum Pontisvici captum a Guido Lupo cum mili- 
tibus Brixie et Cremone ». 



07 

così, secondo alcune Cronache: ma secondo 
altre, ( come a dire quella del Malvezzi, e quella 
di S. Salvatore di Bologna, o del Convento di 
S. Giovanni di Brescia), si dovrebbe credere, 
che Guido Lupo cacciato cogli altri nobili della 
Città, si riparasse a Cremona; quindi movesse 
contro Pontevico, col suo esercito rinforzato 
dai soldati Cremonesi e Parmigiani; e che il 
Castello gli venisse ceduto non già per forza, 
ma per dedizione, e forse per tradimento dei 
figli di Aldighiero Bosadro, che ne comanda- 
vano il presidio (1). — Ad ogni modo caduto 



(1) a Expulsi nobiles mox Cremonensibus associati excr- 
citum contra Pontevicum statuerunt, quibus a filiis 
Altecherii Bosardi post paucas inducias traditum 
est » : così il Malvezzi ; e con altre circostanze, la Cro- 
naca di S. Salvatore riferisce: « A. MCCVIII de mense 
Madii Wido Lupus recessit et dereliquit potestas, et 
fugit Cremonam, et cum omnibus Cremonensibus et 
cum una parte militum Brixie et Parme venerunt 
circa Pontevicum, unde Trinica et Parentes ejus cum 
hominibus Terre et cum filiis Athecherii Boxadri 
tradiderunt eum Vidoni Lupo et Cremonensibus »: 
la stessa Cronaca poi riporta anche alcuni altri nomi 
di persone, che presero parte a quella resa, fatta forse 
per tradimento : « Milites Brixie invenerunt comites 

de S. Martino de Casaloro Confanonerii etc. et 

fere omnes filii dni Alberti dne Anneline Barufald. 
Milonis de Griffonis et illi de Martinengo fere omnes 
et alii multi invenen. » L' Affò dice, che la città di 



08 

Pontevico in potere dei faziosi bresciani, que- 
sti lo cedettero ai Cremonesi, in compenso 
degli ajuti, che avevano ricevuto da loro, nelle 
lotte sostenute contro i cittadini (1). 

Non è a dire quanto andassero orgogliosi i 
Cremonesi, per aver meritato dai Bresciani 
un tal premio: « Cremonenses simt exaitati » 
(2); e quanto i cittadini di Brescia mal sof- 
frissero la perdita del Castello di Pontevico. 
Affine di riaverlo, questi ricorsero tosto ai 
Milanesi e ai Piacentini; i quali nel Luglio 
dello stesso anno 1208, spedirono appositamente 
ambasciatori ai Cremonesi, per indurli a ce- 
dere la fortezza di Pontevico ai cittadini bre- 
sciani. Per quanto facessero però quei legati, 
non poterono in alcun modo riuscire ad otte- 
nere da quelli di Cremona la cessione del no- 
stro Castello; dichiarando costoro apertamente, 
che non solo voleano ritenere per se un passo 
cosi importante, ma che era loro intenzione 

Parma, patria di Guido Lupo, spedì milizie alla im- 
presa di Pontevico, avuto poscia per dedizione : (St. di 
Parma, v. 3°, p. 60 ). 

(1) « Postea vero ut homines modice fìdei et tacti ma- 

ligno spiritu, dictum locum ( Pontevicum ) Cremonen- 
sibus dederunt »: {Anonym. 1. e). — Il Malvezzi dì- 
rebbe, che Pontevico non fu ceduto ai Cremonesi, ma 
dato loro soltanto in custodia: « positura fuit in 
custodia Cremonensium » ( Chron. ). 

(2) Anonym. — Mon. Hist. 1. e. 



69 

di continuare le ostilità in altre parti del bre- 
sciano (1). 

Non si sgomentarono per questo i Bresciani ; 
j quali pur volendo a qualunque costo ripren- 
dere il Castello di Pontevico, né potendo d'altra 
parte disporre di molte forze, in causa delle 
vecchie discordie che teneano divisi i cittadini, 
dimandarono ajuti ai Milanesi; e Milano mandò 
senz' altro in bresciana circa 1200 soldati, parte 
da aggiungere all' esercito per la conquista di 
Pontevico, e parte da distribuire nelle Terre 
e nei Castelli più esposti al pericolo di un 
attacco (2). 

Forti di questo pronto soccorso, i Bresciani, 
dopo di aver fatto esplorare le adiacenze del 
nostro Castello, e studiato il modo più con- 
veniente per darvi l' assalto, o penetrarvi, se 
possibile, occultamente senza ricorrere ai mezzi 



(1) « habito conscilio mediolanensium et placenti- 

norum aliorumque amicorum eorum ( dei cittadini ), 
ambaxatores in mense julio proximo veniente Cre- 
raonam perrexerunt, omnimode eis instantes et in- 
ducentes ut locum Pontis Vici quiete brixiensibus 
dimitterent, et brixienses de cetero offendere non de- 
berent. Quod Cremonenses non esse facturos, nec di- 
etimi locum reddituros viva voce dixerunt » (Ano- 
nym. I. e. ). 

(2) « Mediolanenses miserunt Brixiam sexcentos milites 

et totidem pedites qui terras et castra eorum custo- 
dirent et defenderent » (Ano?iym. 1. e). 



70 

di espugnazione, si decisero alfine di tentare 
in qualunque maniera l' impresa. 

Era una notte degli ultimi di Settembre, 
dell' anno stesso, in cui Pontevico era stato 
dagli espulsi Bresciani ceduto ai Cremonesi; 
allorquando il nuovo Podestà di Brescia, Obi- 
zone Pusterla ( successore di Guido Lupo ) , 
dalla parte superiore del territorio di Soncino, 
si avvicinava segretamente alla fortezza di Pon- 
tevico. — I malaccorti soldati, destinati dal 
Podestà di Cremona alla difesa del Castello, 
di nulla sospettando, eransi già ritirati col loro 
comandante di presidio alle proprie stanze; e 
le sentinelle stesse, che pur dovevano vegliare, 
per gridar in un bisogno all' armi, spensiera- 
tamente invece sonnecchiavano, forse sull' in- 
gresso medesimo della ròcca. Il silenzio pro- 
fondo e F oscurità della notte, e quel che è 
più, la nessuna vigilanza dei Cremonesi, favo- 
rivano oltremodo l' impresa degli assalitori, i 
quali valendosi appunto di quelle circostanze, 
si avvicinarono alla Terra, passarono cauta- 
mente gli uni dopo gli altri la fossa che cir- 
condava il Castello; e senza che alcuno dei 
custodi se ne accorgesse, e fosse in tempo di 
chiamare i compagni, riuscirono a penetrare 
nel borgo, pronti a un cenno del Podestà, a 
precipitarsi sui Cremonesi, e farseli prigio- 
nieri. Quindi è, che non appena Y ordine del 
Pusterla fu dagli impazienti Bresciani inteso, 



71 

questi colle spade impugnate irruppero tosto 
nella fortezza, e sorpresi i mal desti custodi, 
in breve ne legarono ben 400, che poi tutti 
insieme condussero a Brescia, e rinchiusero 
nelle carceri della Città (1). 

E qui si noti, che se la ricupera di Ponte- 
vico tornò in tal modo assai facile ai nostri, 
nondimeno maggiormente vergognosa ne riuscì 
la perdita ai custodi del Castello: tanto che, 
per la loro colpevole trascuraggine, ne nacque 
poi quel detto, che allora corse sulla bocca di 
tutti i Bresciani: == Dormono i Cremonesi nel 
Castello di Pontevico ? ==. 

Io credo, che, di questo punto della storia 
di Pontevico, quello che ho esposto, sia il 



(1) « Exeunte mense septembri proximo, quadam vice 
scilenti nocte brixienses et mediolanenses ad Pon- 
tem Vicum accedentes, fossatum quoque ipsius loci 
armati transeuntes, locum illum habuerunt et ce- 
perunt; cremonenses vero qui in custodia ipsius loci 
aderant, numero CCCC milites et pedites, Brixie 
vinctos duxerunt, et in carcere recluserunt » ( Ano- 
nym, 1. e): « Mense Septembris ejusdem anni a 
quibusdam armigeris civitatis, latenter noctu ca- 
strum ( Pontismci ) sublatum est. Cremonenses vero 
qui ad custodiam positi erant, Brixie carceribus cibo 
doloris servati sunt » ( Malvezzi — Chron. 1. e. ) : — 
« Castrimi Pontivici .... recuperatum est per Obi- 
zonem de Pusterla potestatem Brixiae cum populo 
brixiensi » ( Cron. di S. Pietro ). 



72 

racconto più veritiero (1): però è a sapere, 
che con circostanze alquanto diverse è riferito 
da altri; come per esempio dallo stesso Mura- 
tori, il quale parlando delle tristi conseguenze 
delle discordie sorte fra la nobiltà e la plebe 
di Brescia, dice, che appunto per quelle es- 
sendo venuta nelle mani dei Cremonesi la Ter- 
ra di Pontevico, i Bresciani per ricuperarla, 
non cercarono già di entrarvi per sorpresa, ma 
la strinsero di assedio. Si mossero bensì, con- 
tinua il Muratori, i Cremonesi, ajutati dal Mar- 
chese d' Este, per accorrere tosto alla difesa, 
degli assediati; ma sopraggiunti i Milanesi al- 
legati dei Bresciani, misero in rotta il campo 
cremonese, col far prigionieri 400 uomini di 
cavalleria, e in tal modo Pontevico tornò in 
potere dei Bresciani (2). 

Il Bravo poi, nelle sue Storie Bresciane (3), 
dietro la scorta di un manoscritto del Biemmi, 
vorrebbe far credere, che Pontevico non ve- 
nisse già tolto ai Bresciani dall' espulso Podestà 
Guido Lupo; ma che la cessione del Castello 
fosse fatta a tradimento, dai figli di Bosadro, 
all' Abate di Leno, Onesto di Casalalto; il quale 

(1) Il Wiistenfeld, agli Annali Piacentini, da cui ho at- 

tinto le notizie, attribuisce una grande autorità. 

(2) Annali d' Italia, voi. VII , p. 103: — Idem — Antiq. 

Est. p. I, p. 880-400. 

(3) Voi. IV", pp. 112-115. 



73 

scampato fortunatamente dalle mani del Conte 
Longino, che avea invaso quella Abazia, erasi 
riparato cogli altri espulsi a Cremona; e di là 
avea fatto corrompere con denari i comandanti 
del presidio di Pontevico. Oltre a ciò il Bravo 
dice, che il Conte Longino, a cui Y Abate 0- 
nesto era sfuggito, fu dai Bresciani mandato 
a Milano a chiedere soccorsi; e ottenuti che 
li ebbe, egli stesso venne destinato capitano 
delle milizie collegate, per muovere contro gli 
invasori del nostro Castello. — Informati di 
ciò i Cremonesi, avrebbero, secondo il mede- 
simo storico, deliberato di far attaccare il 
Conte Longino, innanzi che avesse a congiun- 
gere le schiere dei Milanesi con quelle di Bre- 
scia: ma Obizone Pusterla, spedì tosto a raf- 
forzare gli ausiliari, il Conte Oberto colle mi- 
lizie di Valtrompia e Valsabbia: e questo Conte 
marciando con grande celerità, arrivò a con- 
giungere le sue truppe con quelle degli alleati, 
prima che i Cremonesi avessero potuto sor- 
prenderli. — Il giorno 23 Settembre i due 
eserciti nemici si scontrarono, e ruppero fero- 
cemente a battaglia, la quale andò fra non 
molto a decidersi in grave rotta dei Cremonesi, 
moltissimi dei quali caddero sul campo, e ben 
iOO, gettate le armi, si diedero prigionieri (1). 



(1) Il Cono farebbe succedere questo fatto d'armi sotto 
le mura stesse di Pontevico : « Li nostri (i Milanesi) 



74 

La ricupera di Pontevico poi, anche secondo 
il Biemmi e il Bravo, avvenne poco stante, nel 
modo che abbiamo già sopra esposto (1). 

Da una Cronaca citata dal Zamboni nelle 
sue Memorie di Gottolengo ( che credo sia la 
medesima scoperta dal Biemmi, e seguita dal 
Bravo ), risulterebbe altresì, che al Conte Lon- 
gino, fu dalla città di Brescia fatto dono di 
buona parte dei fondi, che essa possedeva in 
Pontevico; e ciò in premio del valore, e della 
fede dimostrata, tanto nell' indurre i Milanesi 



con la militia assaltarono il Castello di Pontevico, e 
così connettendosi la pugna quattrocento Cremonesi ri- 
masero captivi y> ( Storia di Milano ) : — Secondo la 
Cronaca di S. Salvatore invece, l'impresa sarebbe 
stata compiuta vigorosamente dai soli Bresciani, 
sotto il comando del loro Podestà: « Obizo de Pu- 
sterla potest. Brix. cepit castrum Pontisvici cum homi- 
nibus Brixie, cum magno vigore, et multos Cremonenses 
cepit » ; e così anche secondo la Cronaca di S- Pietro, 
che ho citato sopra; mentre Galv. Fiamma la direbbe 
impresa dei soli Milanesi : « Mediolanenses Pontem 
Vicum de manibus Cremonensium abstulerunt .... et 
Castrum illud Brixiensibus tradiderunt » ( A pud Mu- 
ratori — Rer. It. Scr. voi. XI , col. 663 ). — Del 
resto ho già detto quale parmi il racconto più veri- 
tiero. 
(1) Vedi = Bravo St. Bresc. 1. e. — Cavitelli = Ann. 
Cremon. f. lì verso: — Campi = St. di Crem. p. 38: 
— Robolotti = Doc. st. e lett. crem. p. 70 : — Ro- 
bolini = St. di Pavia v. IV , p. 78. 



75 

a collegarsi coi cittadini bresciani, in occasione 
della conquista dì Pontevico, quanto per la 
parte che egli ebbe nel combattimento, e nella 
vittoria riportata sui Cremonesi (1). 

Ed ora torniamo al tempo in cui Pontevico 
era tuttavia in potere dei Cremonesi. 

Rovistando nelle carte e pergamene dell' Ar- 
chivio Segreto di Cremona (2), ebbi la ventura 



(1) Zamboni — Mem. di Gottolengo, p. 29 — nota. 

(2) Dal Codice Diplomatico bresciano pubblicato dall' Odo- 

rici, e dal Repertorio cremonese, illustrato in parte 
dal Robolotti, ho potuto rilevare, che nell' Archivio 
Segreto di Cremona dovevano esistere varie perga- 
mene riguardanti Pontevico: documenti storici, forse 
preziosi, e alcuni fors' anche inediti e sconosciuti. 
Sapendo io però da una lettera del Robolotti, che a 
molti studiosi « si frappose il gravissimo ostacolo di 
non poter interrogare a loro agio i preziosi documenti, 
che troppo gelosamente custodisce il Municipio di Cre- 
mona nelV Archivio veramente detto segreto », confesso, 
che non ho ardito presentarmi a chi mi avrebbe 
potuto permettere di visitare questo sacrario di me- 
morie patrie. — Fu nel Giugno del 1885, che dal 
Sig. Bibliot. di Cremona, Prof. Ed. Alvisi ( ora ad- 
detto alla Cassanatese di Roma) assicurato, che in 
detto Archivio, oltre i documenti recati dall' Odorici, 
altri in realtà ve ne erano relativi a Pontevico, feci 
finalmente istanza di poter almeno ricopiare quei 
documenti, dalle trascrizioni dei Sigg. Cereda e Fer- 
ragni, eseguite già sulle pergamene originali. — Mi 
è caro poter dire, che mediante speciale raccoman- 
dazione del Prof. Alvisi, non solo ho ottenuto dal-. 



76 

di trovare, oltre ai due riportati dall' Odorici, 
altri quattro documenti relativi a una que- 
stione gravissima sorta nel 1208 tra il nostro 
Arciprete, e i Consoli Cremonesi; questione, 
per la quale venne intimata la scomunica al 
Comune di Cremona, appunto « prò facto Ec- 
clesia? Pontisvici ». 



F egr. sig. Nicola D. r Vacchelli, Segretario gen. del 
Comune, il permesso di trascrivere a tutto mio agio, , 
in una stanza del Municipio, i documenti che io de- 
siderava; ma nei primi di Luglio, terminata la tra- 
scrizione, ottenni anche dall'Assessore anziano, di 
poter salire le vòlte della Cattedrale, e penetrare nel 
vero Archivio segreto, per farvi, sulle pergamene 
originali, la ricognizione dei documenti trascritti; 
nella quale operazione venni ajutato con molta cor- 
tesia dal gentilissimo sig. A. Jotta, il quale mi accom- 
pagnava con un impiegato municipale. — Ciò ho 
voluto dire, perchè troppo mi premeva di ricordare 
pubblicamente le egregie Persone, che mi hanno 
tanto gentilmente favorito; e per rinnovar loro i 
miei più vivi ringraziamenti. 

Per chi non lo sapesse, l'Archivio segr. di Cre- 
mona è, come dissi, sulle vòlte del Duomo: vi si 
ascende per mezzo di due scale strette e oscure, 
praticate nei muraglioni della Cattedrale: la porta è 
ferrata: due grandi scaffali a cassetti contengono 
rotolati e chiusi in scatolette metalliche numerizzate, 
circa 4700 documenti, la massima parte in perga- 
mena : per agevolare le ricerche, sono scritti sui 
singoli cassetti i nomi delle Città, e dei Castelli, a 
cui i documenti si riferiscono: — due biglietti por- 
tano scritto quello di Po?itevicu. 



77 

11 primo documento in proposito è una let- 
tera dell' Arcivescovo di Milano, Conte Gu- 
glielmo, indirizzata a Sicardo, Vescovo di 
Cremona. Questa per altro lascia credere, che 
T Arcivescovo avesse già con lettera anteriore 
ingiunto al Vescovo di Cremona, di dichiarare 
pubblicamente scomunicati il Podestà, i Con- 
soli, e i Consiglieri cremonesi per il fatto della 
Chiesa di Pontevico: ma avendo poi il Vescovo 
tardato a intimar loro la detta scomunica, nella 
speranza forse di poterli indurre in altro modo 
a sottomettersi alla obbedienza verso V autorità 
ecclesiastica, 1' Arcivescovo « iterato, apostolica 
auctoritate » replicò formalmente l'ordine già 
dato; vietò al Vescovo stesso Sicardo, e ai 
cittadini di Cremona qualsiasi comunicazione 
coi detti Consoli e Consiglieri; e fece sospen- 
dere in tutta la Città i divini offici, aggiungendo 
in pari tempo, che ogni cosa egli avrebbe rife- 
rito al Pontefice Innocenzo III , qualora i Cre- 
monesi non avessero a compire quanto era 
slato loro ingiunto (1). 



(1) Ecco la lederà dell' Arcivescovo : — « Venerabili in 
Christo patri Sicardo Dei gratia Cremonensi Epi- 
scopo. Wilielmus eadem gratia Mediolanensis Archi- 
presbiter eternarci in Dno salutem. — Cum sicut 
bene meminimus apostolica qua fungimur aucto- 
ritate vestre mandaverimus discretioni ut Pote- 
statera et Consiliarios vestre Civitatis quos sententia 



78 

Il Vescovo Sicardo a questa seconda lettera 
dell' Arcivescovo di Milano, non tardò altro a 
pubblicare la grave censura inflitta al Comune 
di Cremona: ma è a ritenersi che i Consoli 
della Città, nella speranza di ottenerne piti 
facilmente l' assoluzione, ricorressero tosto al 
Papa, e implorassero, che la trattazione della 
causa esistente tra loro e il Clero di Ponte- 
vico, fosse non già lasciata all'arbitrio dell'Ar- 
civescovo di Milano, ma affidata ad altra per- 
sona; perchè difatti troviamo, in data del 15 
Settembre 1208, una Bolla di Innocenzo III , 
dalla quale apprendiamo, che anche il Ponte- 



excomunicationis prò facto ecclesie de Pontevico inno- 
davimus excomunicatos nuntiaretis. et ecclesie ro- 
mane excellentiam et vestram decuisset caritatem 
id executioni mandasse. Verum quia nolumus sicut 
nec debemus circa Dni Pape mandatum inveniri 
negligentes iterato apostolica mandami) s auctoritate 
vestre benignitati quatenus ob Dni Pape reverentiam 
Potestatem et Consules atque Consiliarios vestre civi- 
tatis excomunicatos nuntietis et usque ad condignam 
satisfactionem vitetis et faciatis arctius ab omnibus 
vitari divina denegantes officia toti civitati ut sic 
saltem correcti propri um recognoscentes errorem ve- 
niant Ecclesie et nostris omnibus parati obedire 
mandatis. Alio'quin sciatis quod non possemus ec- 
clesie predicte in suo jure deesse quin Domino Pape 
ipsius injuriam et vestrorum civium significaremus 
contumaciam »: (Arch. Segr. di Cremona — N.° 2406, 
L. 43 — docttm. fino ad ora inedito). 



70 

lìce stimò forse più conveniente « ab ipsius 
( Archipresbiteri mediolanensis ) examine, esse 
{ illam causam) revocandam ». 

La persona poi delegata dal Papa a chiamare 
le parti contendenti, e udirne le ragioni, fu 
r Abate del Convento di S. Pietro in del d' Oro 
di Pavia; il quale ricevette altresì facoltà dal 
Pontefice di pronunciare la sentenza « appel- 
latone remota » ; e pronunciata di farla os- 
servare fedelmente « per censuram ecclesia- 
sì team » ; e inoltre « per eandem censuram » 
di costringere a render testimonianza della 
verità, tutti coloro, che chiamati, avessero vo- 
luto rifiutarsi « gratta odio vel timore » (1). 



(1) La Bolla è così concepita: = « Innocentius episcopus 
servus servorum Dei dilecto filio abbati sancii petri 
in celorio papiensi salutem et apostolicam bene- 
dictionem. — Ne justitiam alicujus cum alterius 
arguamur injuria promovere causam quam archi- 
presbiter et clerici Pontlsvlci brixiensis diocesis con- 
tra communitatem Creinone obtinuerunt archipre- 
sbitero mediolanensi corniti propter graves inimi- 
citias que peccatis exigentibus dinoscuntur inter ci- 
vitates utrorumque vigere, ab ipsius duximus exa- 
mine esse revocandam, eamque tuo judicio comittentes 
per apostolica scripta mandamus quatenus partibus 
convocatis et auditis bine inde ppositis quod justum 
fuerit appellacione remota decernas, faciens quod 
decreveris per censuram ecclesiasticam firmiter ob- 
servari. testes autem qui fuerint nominati se se gratia 
odio vel timore subtraxerint per censuram eandem 



80 

La Bolla di Innocenzo III diretta air Abate 
di S. Pietro, venne tosto comunicata ai Cre- 
monesi, e letta alla presenza dei due Canonici 
della Cattedrale, Omobono dei Scortiasanti, e 
Maestro Anselmo, presenti anche i Consoli 
Ponzio dei Piceni, e Barofcio di Borgo, din- 
nanzi ai quali il Notaio Ambrogio dichiarò, 
che la copia della Rolla pontificia inviata loro 
da Pavia era in tutto conforme a quella ori- 
ginale (1). 

Come dissi già, la Bolla di Innocenzo III 
porta la data del 15 Settembre 1208: del resto 
trovo, che soltanto il giorno 31 Luglio del- 
l' anno 1209, il Notaio Alberto Manarino rice- 



appellacione cessante compellas ventati testimonili m 
perhibere. nullis litteris veritati et justicie prejudi- 
cantibus a sede apost. impetratis. 

Datum Ferentini XVII Kal. octubris pontificatus 
nostri anno undecimo (Arch. segr. G. 74, n. 2463). 
(1) « Tenor litterarum ( Innocentii) fuit lectus presentia 
dominorum Homoboni de Scortiasantis et magistri 
Anselmi canonicorum majoris ecclesie Cremone et 
dominorum Pontii de Picenis et Barotii de Burgo 
Consulum communis Cremone. — Ego Ambrosius de 
Vescovato sacri palatii notarius autenticum hujus 
exempli vidi et legi in quo sic continebatur ut in 
hoc exemplo legitur, nihil plus vel minus additum 
vel diminutum preter literam vel sillabam ita quod 
sensum aliquo modo mutet et me subcripsi. que Lit- 
tere erant sigillate sigillo prefati Domini Innocentii » 
( Arch. Segr. 1. s. e. ). 



81 

vette legale procura dal Comune di Cremona 
« pi'o lite quam ( civitas ) habebat in Archi- 
presbit. Plebìs Pontisvici ». Questo atto di Pro- 
cura, invano desiderato e cercato dall' Odorici 
( come egli stesso dichiara nel voi. VII delle 
St. Br. p. 48, in nota), fa parte dei docu- 
menti eh' io ho potuto fortunatamente sco- 
prire nell' Archivio Segreto di Cremona : ed è 
steso dal Notaio del sacro Palazzo, Ambrogio 
di Vescovato, nominato sopra. 

Il documento riferisce, che 1' ultimo giorno 
di Luglio dell'anno 1209, radunato il Consiglio 
nel palazzo vecchio di Cremona, i Consoli della 
Città, Ponzio Piceno, e Isacco dei Dovara, alla 
presenza dei testimonii Oldofredo degli A-r- 
denghi, Leonardo dei Babbi, Guglielmo de' Con- 
ti, Nigrone Mariani, Bajamonte dei Scortia- 
santi e Umberto Caranisio, elessero loro legato, 
procuratore, attore, sindaco e difensore il No- 
taio Alberto Manarino, per la trattazione della 
causa già da tempo iniziata coli' Arciprete e 
Clero di Pontevico : dandogli a tal uopo ampia 
facoltà di terminare, in nome del Comune di 
Cremona, quella lite nel modo, che a lui e al- 
l' Abate di S. Pietro in Ciel d' Oro, delegato 
pontifìcio, fosse sembrato migliore; dichiarando 
del pari, che tanto essi, come i Consiglieri a- 
vrebbero confermato e ratificato, quanto dal 
loro Procuratore si avesse a determinare e 

Berenzi — Storia di Pontevico O 



82 

conehiudere, pur di ottenere alfine la implo- 
rata assoluzione dalla scomunica, e dall' inter- 
detto per quella inflitto a tutta la città di 
Cremona (1). 

(1) « Die veneris ultimo exeunte Julio. in palatio veteri 
Cremone presentia dominorum. Oldefredi de Ardengis. 
et Leonardi de Babbo, et Guielmi de Comitibus. et 
Nigronis Mariani, et Bajamontis de Scortiasanctis et 
Umberti Caranisii ibi testium. — Domini Pontius 
Picenus et Ysaccus de Dovaria Consules cois Cre- 
mone in Consilio pulsato ad campanam et coha- 
dunato per civitatem fecerunt suum missum et pro- 
curatorem et actorem et syndicum et defensorem 
Albertum Manarinum ad placitum seu placita quod 
Commane Cremone habet vel habere sperat .... 
( qui la pergamena è abrasa ) .... Archipresbitero 

Pontisvici fratribus domino Abbate Sancti 

Petri in Celorio. quod placitum est delegatum in 
prefato Dno Abbate per Dnm Apost. Nominatim in 
appellando respondendo in placitum et extra pla- 
citum in faciendo sacramentum calumpnie. in o- 
stendendo et recipiendo testes. in ponendo termi- 
nos et t. p. ut prefatus Archipresbiter plebis Poniis 
vici veniat ad prefatum placitum sub jam dicto Dno 
Abbate, et ad omnia necessaria cause faciendum 
tamquam ipsi Consules prò se et prò communi fa- 
cere possent et in audiendo sententiam et in jurando 
precepta ecclesie super eorum animam sub prefato 
Dno Abbate prò excomunicatione et interdicto Con- 
sulum et Consiliariorum Cremone facta ab Archi- 
presbitero Mediolanensi cui commissa erat predicta 
causa a Dno Apost. et in recipiendo absolutionem 
excomunicationis interdicti a prefato Dno Abbate. 
Et insuper prefati Dni Pontius et Ysaccus prò se et 



83 

E bisogna ben dire, che questo Alberto Ma- 
narino, Procuratore del Comune di Cremona, 
avesse dinnanzi al Delegato del Papa, pero- 
rato abilmente la causa dei Cremonesi, perchè 
difatti in capo a 20 giorni fu levato loro 1' in- 
terdetto, e rivocata anche la scomunica, che 
gravava da 11 mesi sul Podestà, sui Consoli, 
e sui Consiglieri della Città. 

A dichiarare assolto il Comune di Cremona 
dalla censura incontrata « \wo facto ecclesìa' 
Pontisvici », pare sia stato delegato 1' Arci- 
prete della Cattedrale, certo Guglielmo Balbo. 
— Difatti altri due documenti riferiscono, che 
il giorno 20 Agosto 1209, in una stanza del 
detto Arciprete, alla presenza di un Bonfìglio 
chierico, di Martinino scudiero, di Anselmo 
Canonico del Duomo, di Giacomo dei Canevari, 
e di Giovanni chierico arcid. « testium roga- 
torum » , 1' Arciprete Guglielmo Balbo, dopo di 
avere ricevuto dalle mani di Maestro Anselmo 



Consilio promiserunt suprascripto Alberto de Ma- 
narino stipulanti quod semper habebunt et tenebunt 
ratum totum illuci quod idem Albertus in bis et 
super his fecerit. et ibi prefatus Albertus prefatam 
procurationem et syndacatum et omnia suprascripta 
in se suscepit. — Factum est hoc anno dominice 
incarnationis MCCIX. Indict. XI. — Ego Ambrosius 
de Vescovato sacri pai. Notarius interfui et hanc Car- 
tam rogatus scripsi » ( Arch. segr. N.° 2462, K. 35: 
doc. ined. ). 



84 

Canonico, la noia Bolla di Innocenzo TTT'% di- 
retta all'Abate di S. Pietro in Ciel d'Oro, di- 
chiarò assolti i Cremonesi dalla scomunica in- 
timata dall' Arcivescovo di Milano , e sciolta 
perciò anche la Città dall' interdetto incorso, 
per la causa mossa dall' Arciprete e Clero di 
Pontevico contro il Comune (1). 

(1) « Anno dominice incarnationis millesimo ducentesimo 
nono indict. duodecima die veneris undecimo exeunte 
augusto. In chamera dni Guilielmi balbi archipre- 
sbiteri m. in presentia et testimonio bonisfilii clerici 
predicti archipresbiteri et Martinini scutiferi supra- 
scripti archipresbiteri et Jacobi de canevariis atque 
Joliannis clerici arcidiaconi m. testium rogatorum. 
Magister anselmus canonicus ecclesie majoris ere- 
mone dedit ibi in manu suprascripti domini archi- 
presbiteri literas domini Innocentii pape et sigillo 
ejus sigillatas in quibus literis sic continebatur. In- 

nocentius episcopus servus serv. etc {segue la 

Bolla di Innocenzo IIP, che abbiamo già riportato) .... 
Et ibi suprascriptus magister anselmus nomine co- 
munis cremone appellavit se domino apostolico. — 
Ego Albertus Manarinus not. etc. 

Segue poi, dinnanzi agli stessi convenuti, V atto 
di assoluzione dalla scomunica : = 

Anno dom. incarn. etc. In chamera dni Gui- 
lielmi etc. in present. et test, bonisfilii etc. t. r. Do- 
ni in us Guilielmus balbus archipresbiter m. absolvit 
Consules et consiliarios communis cremone ab ex- 
eomunicatione cui subposuerat eos prò causa quam 

archipresbiter et clerici de pontevico movent esse 

comuni cremone et absolvit civitatem cremone ab 
interdicto ab eo facto prò eadem causa. 



85 

L' ultimo documento, che mi fu dato trovare 
nelF Archivio segreto, relativo a questa lite 
del nostro Arciprete col Comune di Cremona, 
porta la data del 29 Agosto 1209; e sgrazia- 
tamente non è quello certo, che meglio degli 
altri, porti un po' più di luce sulla questione. 
- Nuli' altro vi si legge infatti, che in detto 
giorno, « in Solario Sancti Johannis de Cre- 
mona », Alberto Manarino, Procuratore già 
del Comune, alla presenza di Maestro Anselmo, 
Canonico della Cattedrale, di Maestro Nicola di 
S. Michele, di Americo dei Caprioli, di Lan- 
franco de Tezole, dell' Abate di Leno, e del 
Monaco Adelardo, avendo voluto presentare in 
nome dell' Abate di S. Pietro in Ciel d' Oro, 
una lettera a un certo Ruggero Porta, Frate 
della Pieve di Pontevico, questi rifiutò di ri- 
ceverla, allegando di non esser egli sindaco 
di detta Pieve : e avendo inoltre instato più 
volte il Notajo Manarino, perchè la accettasse 
il Porta nondimeno stette fermo nel ricusare, 
ripetendo pur sempre di non esser sindaco 
ma semplicemente chierico e frate della Chie- 
sa di Pontevico (1). 



Ego Albertus Manarinus notarius sacri palacii 

interfui et liane cartam rogatus scripsi. » ( Ardi. 

segr. E. 14. N.° 2264 ). 

(1) « Anno Dominice incarnationis millesimo ducentesimo 

nono, indictione duodecima in Solario Ecclesie Sancti 



Ed ora però, che ho esposto il contenuto, e 
presentato in nota il testo dei documenti ri- 
ferentisi alla questione, sorgono spontanee al- 
cune domande : = ma quale fu la vera causa, 
per cui F Arciprete e il Clero di Pontevico 
fecero intimare la scomunica ai Consoli e Con- 
siglieri di Cremona ? . . . . Per meritarsi una 
tal pena, i Cremonesi, nel tempo in cui 
il Castello di Pontevico era in loro potere, 
compirono forse un qualche atto di profana- 



Johaunis de Cremona, die dominico secundo exeunte 
Augusto, presentia magistri Anselmi canonici ma- 
joris ecclesie Cremone et magistri Nicole de Sancto 
Michaele et Aimerici de Capriolis et Lafranci de Te- 
zole. et dni Abatis de Lene de Brixia. et dni Ade- 
lardi monaci Seti Gabrielis testium ibi rogat. Al- 
bertus Manerinus dixit dno Rogerio de Porta de 
Brixia clerico et fratri Ecclesie Plebis Pontefici, qua- 
tenus ut reciperet litteras sigillo ejus sigillatas ex 
parte dni Abbatis de Sancto Petro de Celorio de 
Papia quas ipse Albertus habebat in manu et etiam 
porrexit ei eas litteras ex parte suprascripti dni 
Abbatis. et ipse Rogerius noluit eas recipere. sed 
dixit. Ego non recipiam quia non sum sindicus su- 
prascripte Plebis Pontivici et per plures vices idem 
Albertus voluit ipsas litteras ipsi Rogerio dare et 
porrigere. et ipse Rogerius recusavit eas recipere 
dicendo qd. non erat sindicus illius Ecclesie tamen 
clericus erat et frater ut dicebat. — Ego Johannes 
Pascalis sacri palatii notarius interim et liane car- 
tam rogatus scripsi ». ( Arch. Segr. — H, Al. N.° 
2465 : docum. ined. ). 



87 

zione in Chiesa, o in qualche altro luogo sacro 
del paese ? Si appropriarono forse ingiu- 
stamente beni ecclesiastici, oppure violarono 
alcuno dei diritti parrochiali, talché per quella 
profanazione, o violazione qualsiasi degli ec- 
clesiastici diritti, l' Arciprete di Pontevico ri- 
corresse all' Arcivescovo di Milano, e ne ot- 
tenesse censure contro Cremona ? . . . . Inoltre, 
l' Abate di S. Pietro in Ciel d' Oro, delegato 
del Papa, che cosa ha imposto ai Cremonesi 
per farli assolvere dalla scomunica e dall' in- 
terdetto ? Quale riparazione alfine, o quale 

risarcimento fecero questi in ossequio alla auto- 
rità ecclesiastica ? == Tutte domande que- 
ste, alle quali non è facile il rispondere, per- 
chè i documenti, che servirebbero a chiarire 
la cosa, o andarono sgraziatamente perduti, o 
giacciono forse tuttora inesplorati nel fondo 
di un qualche Archivio. — E si, che da parte 
mia posso dire francamente di non aver ri- 
sparmiato ne fatica né altro per fare le dovute 
indagini. Oltre all' avere infatti rovistato nel- 
1' Archivio Segreto di Cremona, ove ho potuto 
scoprire i riferiti documenti, non ho trascurato 
di fare altre ricerche nell' Archivio Vescovile, 
e in quello del Capitolo della Cattedrale : ho 
incaricato persona intelligentissima a Pavia, 
perchè osservasse se mai nelle carte del già 
Convento di S. Pietro in Cìel d' Oro poteasi 
trovare alcuna notizia; ma inutilmente. A Mi- 



88 

lano negli Archivi di Stato si compiacquero 
di fare altre indagini i Sigg. Damiano Cav. 
Muoni, Pietro Cav. Ghinzoni (archivista ), Giu- 
seppe Prof. Porro, e il Sig. Casanova; ma 
della censura nulla trovarono nò negli Atti 
Arcivescovili e Vescovili, nò in quelli dei Mi- 
nori Conventuali, e dei Canonici Lateranesi di 
Pavia [Fondo di Religione J ; come pure nulla, 
nella Raccolta delle Bolle, e nei Cataloghi delle 
Pergamene. Che più ? . . . . interpellato da me il 
Principe degli storici Cesare Cantù, egli stesso 
si degnò di fare nuove ricerche in proposito; 
ma nella sua gentilissima lettera indirizza- 
tami il 12 Giugno del 1886, mi disse, che della 
scomunica non avea trovato alcuna notizia 
nò nelle Pergamene di Brescia, nò in quelle 
di S. Pietro in Ciel d' Oro, e neppure nelle 
carte dell' Archivio di Stato sotto Pontevico. 
— Duolmi assai dover lasciare così incompiuta 
questa pagina interessante della storia di Pon- 
tevico : confesso però, che mi è di conforto il 
pensiero di non aver trascurato alcun mezzo 
per illustrarla, e la speranza altresì, che in 
seguito, a me, o ad altri possa alfine capitare 
fra mano la chiave per sciogliere la questione. 
Chi sa? contro, spem, spero ancora. — Ma 
torniamo alla storia. 



89 

CAPITOLO VI. 

1/ Arciprete di Grumone investe i Consoli di 
Cremona di un tratto di terra situato nella Curia 
di Pontevico. — Pace e alleanza dei Bresciani coi 
Cremonesi. — Lotte civili sedate dal Vesc. Alberto. 
— Ponte di Grumone. — I Cremonesi danno V as- 
salto al Castello di Pontevico. — Investitura. — 
Calamità pubbliche. — Inquisizioni e Designazioni 
nel territ. di Pontevico. 

(A. 4209-1227). 

Abbiamo veduto, come nell'anno 1184 il 
Vescovo di Brescia, valendosi dei diritti rico- 
nosciuti nella pace di Costanza, dasse libera- 
mente a investitura all' Arciprete di Grumone 
oltre Oglio, un tratto di bosco situato al di 
qua del fiume, nel territorio di Pontevico. Ora 
io trovo, che il giorno 2 Dicembre del 1209, 
un certo Ognibene, pur Arciprete della Pieve 
di Grumone, in nome della Pieve stessa, e dei 
fratelli Lanfranco e Ottone, investì i Consoli 
di Cremona Ponzio Piceno e Barozio di Borgo, 
appunto di quel tratto di terra, che egli stesso 
o il suo antecessore aveva ricevuto ad inve- 
stitura dal Vescovo di Brescia ; « ila ut ab 
Illa die in antea Coìisules ( Cremona? ) et sui 
successore* habeant et teneant suprascriptam 
terram et ( Archipresbiter ) consti tuit se 



90 

possessorem et tetti torem suprascripte terre no- 
mine comunis Creinone ». — Questo atto di 
investitura fu steso dal Notaio Umberto, nel 
palazzo del Comune di Cremona, presenti i 
testimonii Ottone del Conte, Frugerio Botazzo, 
Egidio di Bornato, Lanfranco di Bordolano, e 
Mario dei Riboldi (1). 

Si vede, che malgrado tutte le assicurazioni 
e garanzie legali, fatte già nel 1184 « per se 
et suos successores » dal Vescovo di Brescia, 
nondimeno V Arciprete di Grumone, per mag- 
gior sicurezza pensò di investire di quel tratto 

(1) « Anno doni, incarn. MCCIX. indict. XIII. die se- 
cundo intr. decembre. in camera palacii novi com. 
Cremone. present. testibus infrascriptis. — Dnu.s 
Ognabenus Archipresbiter plebis Sancte Marie de 
Grimono, nomine ipsius plebis nec non et consensu 
etc. investivi^ dnum Poncium Picenum et dnum Ba- 
rocium de Burgo Consules cois Cremone. nomi- 

natim de una petia terre que jacet in curia Ponte- 
vici. Coheret ei ab una parte communis Pontefici. 
ab alia heredes Redoldi de Ottonibus de Pontevigo. 
ab aliis partibus flumen Olei si ibi alie sunt cohe- 
rentie. Ita ut ab illa die in antea suprascripti Cons. 
et sui successores habeant et teneant suprascriptam 
terram usque ad X annos .... Et insuper supra- 
scriptus Ognabenus dedit cessit atque mandavit s. 

Consulibus omnia jura omnesque actiones etc. etc 

Ibi fuerunt dnus Otto de Comite et Frugerius etc. 
rogati testes. — Ego Unbertus de Poxolo not. s. p. 
intermi et liane cartam rog. scripsi » ( Arch. segr. 
H, 97. N. u 2461: doc. ined. in copia presso dì me). 



91 

di terra i Consoli stessi di Cremona, perchè 
forse temeva che i Bresciani, dopo le ostilità 
del 1208-9, avessero a contrastargliene il pos- 
sesso, o in qualche modo a portarvi impune- 
mente del danno. 

Del resto già fino dal Febbraio del 1209 i 
Bresciani e i Cremonesi avevano iniziato alcune 
convenzioni intorno al cambio dei prigionieri 
di guerra (1) : e già tutto si disponeva per con- 
cbiudere non solo la pace, ma per stringere 
altresì una società a favore del Papa, contro 
Ottone IV : sembra pertanto fosse vano il ti- 
more dell' Arciprete di Grumone, se pure per 
timore, diciamo, e non per altro motivo, egli 
ebbe a investire in quest' anno i Consoli di 
Cremona « de ima petia terre in curia Ponte- 
vici ». — Ad ogni modo, come ora accennava, 
i Bresciani e i Cremonesi, oltre al troncare le 
vecchie inimicizie, si preparavano davvero a 
collegarsi fra loro e cogli alleati di altre città, 
contro l' Imperatore : e tra gli atti di pace e 
di alleanza, che si compirono in proposito nel- 
V anno 1211, ve ne ha uno redatto dal Notaio 
Alberto Manarino, il giorno 17 Agosto, in 
Verona, nel quale si fa menzione anche di 

(1) « Brixienses convenerunt cum Cremonensibus de in- 
vicene dimittendis captivis utrinque factis vigente 
bello inter eos » ; ( Cavitelli — Ann. Crem. f. 72, 
verso ). 



92 

Pontevico. Per ciò che riguarda il nostro Ca- 
stello, panni che la espressione usata « super 
facto Pontivici » debba riferirsi alla resa, o 
alla ricupera del Castello, avvenute, come ve- 
demmo, tre anni prima (1). 

Senonchè costituitasi la lega fra le città di 
Brescia, Cremona, Mantova, Verona e Ferrara, 
vediamo senz' altro i Cremonesi accorrere in 
soccorso di Azzone, Marchese d' Este, contro 
Uguccione dei Guarnasii, il quale aveva occu- 
pato Ferrara, e la governava in nome dell' Im- 
peratore : e vediamo altresì i Bresciani, dopo 
di aver, nel palazzo del Comune, giurato in 
pieno consesso, sugli Evangeli, di accettare in 
ogni sua parte la costituzione della Lega, cac- 
ciare essi pure il Podestà imposto loro da Ot- 
tone. 

Di qui l' origine di altre lotte civili nella 
nostra provincia, tra i partigiani del Sassone 
Ottone IV , e quelli dello Svevo Federico, ni- 
pote, del Barbarossa; giovinetto questi desti- 
nato a diventare uno dei più potenti principi; 
l' imperatore, che nel 1235 e nel 1237 vedremo 
col baccante esercito anche entro le mura di 



(1) « .... presenti, nunciis cois Cremone super facto Poh- 
livici qui sunt saprà Ollium .... et super aliquo 
jure quod ipso civitates haberent ultra vel citra 
Ollium »: (Ardi. segr. K. 6. ) 



93 

Pontevieo, in faccia all' esercito dei suoi ne- 
mici, accampati di là dell' Oglio. 

Ed è bene notare, che le ostilità sorte tra 
bresciani e bresciani, non si restrinsero sol- 
tanto entro i confini della sola provincia; ma 
allorché nel 1213, i Milanesi, che teneano per 
Ottone, mossero con poderoso esercito contro 
i Cremonesi, partigiani di Federico, si videro 
i Bresciani impugnare le armi, e divisi come 
erano in due contrarie fazioni, militare nei 
due campi avversi, e combattere accanitamente 
gli uni contro gli altri (1). 

Profondamente commosso per queste inimi- 
cizie, vive sempre nel cuore degli amati suoi 
figli, Alberto « de Regio », Vescovo di Brescia, 
volle cercar modo di comporre e pacificare i 
dissidenti. (2) Circondato come egli era dal- 
l' affetto e dalla stima dei Bresciani, non tardò 
il buon Vescovo a vedere coronati di esito 
felice i suoi desiderii: difatti non era ancora 
trascorso il mese di Ottobre di quello stesso 



(1) « fuit bellum magnimi inter mediolanenses et 

part. illorum qui exierant de civitate Brixie ex una 
parte, et Cremonenses et Brixienses qui remanserant 
in civitate ex altera » : ( Cron. di S. Salvatore ). 

(2) « Cum tantam in populo suo dissensionem inspiceret, 

semper ut gregem suum continua tranquillitate pos- 
set servare studebat » ( Malvezzi — Chron. R. I. S- 
v. XIV , e. 899 ). 



94 

anno, e la pace tra i dissidenti bresciani era 
già fatta; e i cittadini espulsi venivano di 
nuovo accolti entro le mura della loro patria: 
dopo di che il Vescovo Alberto ebbe il con- 
forto di vedere i suoi figli stringersi sempre 
più in fraterno amore intorno a lui, e pregarlo 
inoltre ad assumere colla ecclesiastica anche 
la civile autorità (4). 

La pace che il Vescovo erasi studialo di 
comporre, e che alfine potè ottenere tra i 
Bresciani, ritornò alla calma non solo la Città, 
ma anche la provincia; e non tardarono perciò 
a manifestarsene i benefici effetti nelle indu- 
strie, nelle arti e nel commercio. — A meglio 
assicurarsi i vantaggi della pace, e a togliere 
altresì ogni causa di dissidio coi confinanti, 
i Bresciani, tra gli altri utilissimi provvedi- 
menti, pensarono eziandio a rendere sempre 
più inviolabili i loro diritti sul ponte impor- 
tantissimo dell' Oglio, a Pontevico: diritti, che 
se a dir vero non venivano in alcun modo 
contrastati dai Cremonesi, erano nondimeno 
per altro motivo da loro infermati. — È a 



(1) « tantaque cura pervigil commissum sibi gregem 

custodivit, ut sejuges ipse pacis jugo conjuctos sem- 
per haberet, de quo apud omnes suos Concives tam 
bonae opinionis fama flagravit, quod a cunctis ad 
gubernandas res pubblicas electus extitit ». ( Mal- 
vezzi — 1. e. ). 



95 

sapere infatti, che nel 1208, Assagito Sannaz- 
zaro Podestà di Cremona aveva fatto gettare, 
presso Grumone, un ponte sopra il fiume (1); 
e i Cremonesi per le esportazioni e impor- 
tazioni dal bresciano valendosi di quel passo 
di loro proprietà, venivano con ciò ad esi- 
•mersi dalle tasse dovute ai Bresciani, per il 
passaggio del ponte vicinissimo di Pontevico ; 
e quel che è più a ingenerare nei nostri an- 
che il sospetto, che per quel loro ponte non 
guardato al di qua, né difeso, potessero en- 
trare impunemente nel territorio bresciano, e 
portarvi il guasto con qualche scorreria. — 
Prima del 1213, occupati i Bresciani nelle 
intestine lotte delle fazioni, non si erano cu- 
rati, o non erano forse riusciti a far tagliare 
il ponte di Grumone; ma ora, che gli animi 
dei cittadini si erano rappacificati, e tutti in 
piena concordia volgevano il pensiero a ripri- 
stinare i propri diritti, determinarono altresì 
di far distruggere quel passo dell' Oglio, ap- 
punto perchè lesivo dei loro diritti, e di so- 
spetto e di danno al Comune di Brescia, non 
meno che a quello di Pontevico (2). 

(1) V. Cavitela = Ann. Cr. f. 71 verso : — Campi = 
St. di Crem. p. 38 : — e Robolotti = Doc. st. crem. 
p. 70. 

(2) I redditi del ponte di Pontevico erano dovuti parte al 

Comune e al Vescovo di Brescia, e parte al nostro 
Comune. 



00 

Gli è per questo, che i nostri sicuri del 
fatto loro, nel 1215, invitarono i Cremonesi a 
discutere le proprie ragioni in una adunanza 
da tenersi sulle rive stesse del fiume Oglio il 
giorno 7 di Ottobre. Rappresentanti di Brescia 
intervennero il Console Alberto Ranza, e Lan- 
franco Sala ; e per Cremona furono delegati il 
Console Belingero Mastalio, il Conte Alberico, 
e Giovanni Raimondi ; e questi ultimi, in nome 
del Comune che rappresentavano dichiararono 
con atto solenne, che avrebbero fatto distrug- 
gere quel ponte : « profittendo poniem de Gro- 
mono esse et stare prò Com Bri zie et quod 
destruerent vel facerent destruere illuni pontem 
ad voluntatem Com. Brixie et quod non rema- 
nebat nisi propter guerram et bricham q. modo 
habeant Cremonenses .... et ita concordes stéì 
lerunt .... unanimiter consules utriusque civi- 
latis » (1) : e cos'i d' allora in poi rimasero 
sempre illesi i diritti bresciani, sul ponte del- 
l' Oglio a Pontevico. 

Senonchè l'anno seguente (1216), o fosse 
perchè i Cremonesi si erano pentiti di aver 
acconsentito alla istanza dei delegati di Bre- 



(1) Lìber Poter is = f. 34: — E. Caprioli = St. br. jj 
114: — Odorici = Cod. Dipi. br. — Galantino « 
St. di Soncino v. 1° p. 42, e III p. 21 : — Bigheìli = 
Rag. e Propr. di Brescia sopra i fiumi Oglio, Chiese 
e Mella, p. 51. 



97 

scia, di far tagliare il ponte di Crumone, n 
fosse perchè non erano del tutto spente in 
loro le ire contro quelli di Pontevico, fatto è, 
che dopo di avere essi coi collegati Pavesi 
portato la devastazione e V incendio nelle terre 
dei Cremaschi e dei Milanesi, dopo di aver 
recato lo stesso danno a un tratto del Pia- 
centino, divenuti più arditi, passarono anche 
1' Oglio, e dato Y assalto al Castello di Ponte- 
vico, lo presero e lo smantellarono, facendo 
prigionieri molti di coloro, che vegliavano alla 
difesa della rócca (1). A quest' anno 4216, 
parmi debba riferirsi la occupazione del nostro 
Castello, data invece dal Gavitelli nell'anno 
seguente : infatti da quanto dice l' annalista 
cremonese, si vede chiaro, che non può essere 
che il medesimo fatto, da noi ora riferito (2). 
Dopo la presa del Castello di Pontevico, dice 
il Muratori, che azzuffatosi l'esercito dei Cre- 

(1) Così la Cronaca Cremonese pubblicata nel v. VII 

dell' Op. Rer. It. Scr. — A proposito di questa Cro- 
naca piace mi notare, che fu il Kob. e dottissimo 
Abate di Pontevico Monsignor Filippo Garbelli, che 
la trovò, e la comunicò al Muratori. Una continua- 
zione di questa medesima Cronaca è data nelP Ar- 
chivio del Vieusseux — T. Ili , parte IP. 

(2) « Agros Cremensium et Mediolanensium intra Ab- 
duam everterunt, et in agro Brixiense occuparunt, 
ac solo sequarunt Pontisvicuin, multis ubique capti- 
vatis » ( Annales Crernon. f. 78 recto ). 

Beieuzi — Storia di Pontevico "7 



98 

monesi con quello dei Piacentini presso Mon- 
tile, fra Pontevico (?) e Piacenza, lo sconfìsse 
e molti prigionieri condusse trionfalmente a 
Cremona (1). 

Intanto però il Pontefice Onorio III , allo 
scopo di far cessare le discordie, che si man- 
tenevano ognora vive tra Cremona e le città 
vicine, inviava ai Cremonesi un Breve, racco- 
mandando loro istantemente di porre al go- 
verno della Città, un Podestà, o Console, o Ret- 
tore, il quale per il suo spirito di conciliazione, 
sapesse metter fine a ogni dissidio. E le parole 
del Pontefice tanto poterono sull' animo dei 
Cremonesi, che deposte le ire, crearono Po- 
destà uno dei nostri nobili, Raimondo Ugoni, 
e dopo questi, un altro bresciano, certo Teu- 
tonio, o Teodosio Manecoldi; i quali colla loro 
prudenza seppero tener il potere in modo da 
soddisfare i desiderii del Pontefice, non meno 
che quelli dei Cremonesi. 

Mentre però era Podestà di Cremona Teu- 
tonio Manecoldi, un Lanfranco Geroldo, cre- 
monese, commise un furto abbastanza grave, 
a danno di certi Ariprando e Pietro Ariprandi, 
e Guglielmo Rusteghi di Pontevico, i quali se 
ne richiamarono tosto al Podestà del Comune 
di Cremona, perchè le cose ad essi rubate 
« dicebanhir esse vendita per suprascriplum 

(1) Annali d' It. v. VII° p. 126; e Cronaca Cremonese 
citata. 



99 

cammune ». — I nostri dimandavano di essere 
compensali di tutte le spese che avevano do- 
vuto sostenere per la ricupera delle loro cose; 
e il Podestà di Cremona rifìutavasi invece, in 
nome della Città, di concorrere minimamente 
a risarcire i loro danni. — Eletti pertanto ar- 
bitri di quella vertenza Egidio Oldobrandi e 
Nicola Oldoino, e chiamati testimoni un Aroldo 
Fanti e Gherardino Viatore, entrambi di Vi- 
gli izzolo, il giorno 1 Giugno 1249, nel Palazzo 
nuovo del Comune di Cremona, fu discussa la 
questione, e pronunciata la sentenza; per la 
quale « .... visis allegationibus et petUionibus 
et defensionibus et exceptionibus prodmtis et 
hostensis et liabito sapientum Consilio .... et 
corani eis placito tenzonato et desputato et pia- 
citato », gli arbitri Egidio Oldobrandi, e Nicola 
Oldoino, assolvettero il Podestà, e il Comune 
di Cremona da qualsiasi imputazione e respon- 
sabilità, nel furto avvenuto a Pontevico, e per 
conseguenza anche dal risarcimento delle spese 
incontrate dai derubati, per riacquistare la 
roba loro : . « .... in concordia absolverunt 
dnum Teutocium nomine suprascripti cois et 
dietimi comune Cr emone ab omnibus petitio- 
nibus suprascriptorum Ariprandi et Petri et 
Guilielmi omnium expensarum factarum .... 
etc. » (1). 

(1) L'Atto è steso da Egidio di Gazzo, Notaio del sacro 



100 

Intanto nella provincia nostra, per la calma 
e la concordia dei cittadini, si può dire, che 
le cose procedevano con ordine, e anche pro- 
speramente: e come apparisce da alcune per- 
damene del pubblico Archivio di Brescia, oltre 
che il Comune fece provvedimenti per la ma- 
nutenzione delle vie della provincia, e per la 
fàbbrica e munizione di vari castelli, cosi per 
mezzo di larghe investiture provvide altresì, 
che si aumentassero in pari tempo i redditi 
pubblici. — Il Liber Poteris, che altre volte 
abbiamo sopra citato , ci fornisce i lunghi 
Istrumenti di quelle investiture; e tra gli altri 
troviamo pure, che il giorno 9 Ottobre del- 
l' anno 1221, nel palazzo del Comune di Bre- 
scia, alla presenza di alcuni notai e testimoni, 
i Podestà Lanfranco Poncarale e Raimondo 
Ugoni, in nome del detto Comune, e col con- 
senso del maggior Consiglio, investirono un 
certo Bresciano delle Valli, di alcune delle 
proprietà, che il Comune di Brescia aveva qui 
nel territorio di Pontevico (1). 



Palazzo: — il documento in pergamena è riposto 
nell' Arch. segr. di Cremona al N.° 2464, K. 78 ; ed 
è in copia presso di me. 
(1) « In Xpi nomine, anno eb ejus nati vitate MCC.XXI. 
Indict. IX die sabbati, nono intr. mense octubr. In 
camera pallatii lignorum cois Brix. In present. Ysacc. 
notar, etc test, per lignnm qnod in suis ma- 



101 

Ila purtroppo a turbare la quiete, e a fune- 
stare improvvisamente la provincia nostra, che 
da qualche anno a dir vero non subiva mo- 
lestie né danni di guerra, ecco che il giorno 
del SS. Natale, un forte terremoto conquassò 
violentemente la Lombardia, e in particolare 
la città di Brescia e il suo territorio. Ogni 
giorno, per ben due settimane, si ripeterono 
orrende le scosse; sicché e case, e palazzi, e 
chiese, e ròcche, o minacciavano ognora di 
cadere, o fragorosamente rumarono sepellendo 
sotto le macerie innumerevoli vittime ( a. 1222- 
23 ). — È più facile immaginare, che descri- 
vere lo spavento e il terrore, da cui furono 
prese le misere popolazioni a tanta improvvisa 

nibus tenebant dnus lafranc. de pontecarali et Ray- 
mundus ugonum potestates cois Bxie. nomine et 
vice ejusdem comunis. verbo et consensu totius con- 
silii vel majoris investiverunt Brixianum de Vallibus 
habitator. loci pontefici nominatim perpetuo de dua- 
bus petiis terre juris cois bxie que jacent in pertin. 
et terrat. seti curte de pontevico. prima prativa cui 
( coheret ) a mane Raboldi oprandi de vithosa. a 
sero .... etc. (seguono i confini delle due pezze di 
terra, e i patti della investitura ) . . . . preterea s. 
potestates nomine coi bxie promiserunt s. brixiano 
et ejus heredi s. investituram ab omni persona con- 
traddente sub pena dupli defendere et guarentare 
cum stipulatione » : ( seguono poi i nomi di 94 pos- 
sessori di altre terre di Pontevico ). — Il lungo docu- 
mento e in copia presso di me. 



102 

sciagura. Le Cronache d' allora, specialmente 
quella di Jacopo Malvezzi per la provincia di 
Brescia, ci porgono minuta descrizione di fatti 
pietosi, di scene commoventi e strazianti. Le 
campagne accolsero in breve una moltitudine 
di gente esterrefatta, che non badando alla cru- 
dezza della stagione, per scampare al pericolo, 
fuggiva confusamente all' aperto : e la Città e 
i Castelli divenuti come altrettanti cimiteri, 
rimasero per qualche tempo muti e deserti (1). 
A colmo di sventura, in questi anni altre 
calamità si ebbero a deplorare; imperocché 
per le dirottissime pioggie, i nostri fiumi stra- 
ripando, allagarono i campi, devastarono le 
messi, e causarono tale carestia, che il grano 
salì a un prezzo esorbitante : « Ingens fames ; 
frumentum prò sextario sol. 14 vendebatur » 
(2). E inoltre per le erbe guaste dalle acque, 



(1) « Tantus tremor Brixiense solum conquassavi^ ut 

urbis moenia, cetera quoque castella et turres villa— 
rumque sedificia undique mox ruitura conspiceren- 

tur et in eadern civitate, villis et castellis suis 

terrsemotus adeo frequentes et terribiles fuerunt ut 
plurimi, quinimo fere omnes desertas domos relin- 
quentes in campestribus habitarent »: (Malvezzi — 
(Jhron. li. I. S. v. XIV , col 900): — « Terremotus 
sic magnus fuit, quod subruit domos, turres, eccle- 
sias, castella et civitates, quarum ruina multi mor- 
tales oppressi sunt Brixise et per ejus Episcopatum, 
et fuit dies Matalis » : ( Cron. di S. Pietro ). 

(2) Cron . di S. Pietro ; — e il Gavitelli ; « ob frequente* 



103 

e per la mal' aria sviluppata dalle materie in- 
fracidatesi in quell' allagamento di fiumi, scop- 
piò un fiero contagio nel bestiame, onde ebbe 
a seguirne una grande mortalità: « Magna 
mortalitas bovum, pecudiim, et pullorum » 
( Cron. di S. Pietro). 

Non ostante però queste gravissime sventure, 
che colpirono particolarmente il territorio bre- 
sciano, il Comune della Città non cessava di 
occuparsi, nelle sue adunanze, dei possedi- 
menti, che teneva in provincia. — Troviamo 
pertanto registrate nel Liber Poteris le In- 
quisizióni di alcune terre cittadine, fatte in 
questo tempo in Pontevico, in Mosio etc. (4): 
come pure le Designazioni di altre terre fatte 
iti Asola, e ancora qui a Pontevico (2). Cosi 
troviamo registrato anche un' istrumento pub- 
blico, dal quale apparisce, come nella Terra 
di Pontevico « in superiori castro », un certo 
Giovanni sopranominato Cisso, tìglio di Lan- 
franco Ardezono, fece una promessa per sti- 
pulazione a un certo Marco Rota di Verola, 



pluvias auctis fluminibus prseter modum, et ab eo- 
rum aquis illato gravi damno fructibus terra?, et ob 
id causata gravi penuria « ( Ann. Crem. f. 80, r. ). 

(1) « Inquisitiones in Pontevico — item in Mosio .... 
etc. » (e. 165). 

(2) « Designationes in A su la. in Pontevico .... » (e. 

172-173-174). 



104 

relativamente a una pezza di terra, che e^li 
dichiarava di tenere per feudo dal Comune di 
Brescia « in carte Poulevici » (1). — Inoltre 
nel Liber Poterls vedonsi pure descritte altre 
terre di Pontevico, che in questo tempo tene- 
vano in feudo dal Comune di Brescia un certo 
Zanno e Lanfranco Codasino, eredi di Pietro 
Botto, un certo Giovanni nipote ed erede di 
Zanno detto peccatore, e un certo Girardino, 



(1) « In Xsti nomine die veneris XVI intr. jul. — Za- 
nasius prò se etc. produxit Instrumentum publicum 
tenor cujus ta]is est. = In Xsti nomine die domi- 
nico tercio intrante mense marcii in pontevico in 
superiori castro sub porticu domus cortesii qui fuit 
de Leno pres. infrascr. testium. Johannes qui dicitur 
cissus qdm fil. Lafranei ardezoni de pontevico ' prò 
se et s. hered. promisit per stipulai marcho fil. rote 
de virola habitatori pontevici, quod transanctis XXVIII 
annis infra XV dies .... faciet finenti et refutationem 
in dicto marcho vel suis hered. vel success, de petia 
una de terra vithata quam confessus fuit se tenere 
per feudum honorifice a comuni brixie et que jacet in 
curte 'pontevici ubi dicitur in mancastrata .... cui 
coheret A mane via etc. (seguono i confini della 
terra, poi alcune condizioni) .... Riboldus f. q. etc. 
et Anselmus .... atq. Veronensius Orlandi fecer. fi- 
ìiem et refutat. in manu infrascripti marchi de omne 

jure et ratione et actione in suprascripta terra 

prò successione fendi et promiserunt per stip. q. in 
perpetuimi manebunt taciti et contenti s. fini et re- 
futat. sub pena totius damni et insuper domna 

dulcia uxor s. Johannis remtavit in manu s. marchi 



106 

figlio di Guido Botto: sono 24 pezze di terra 

descritte nel Codice coi loro confini etc. (1). 

In appresso il Comune ordinava nuove De- 

signazieni (2) di proprietà e di affittanze qui 



omne jus omnes actiones etc in s. terra sive prò 
dote vel donatione etc. »: seguono i nomi dei testi- 
monii, e la firma di Alberto di Pontevico, notaio del 
sacro Palazzo ). 

(1) « In Xti nomine, hoc est feudum quod soliti erant 

tenere petrus bottus et guido bottus et zannus pec- 
cato!' propinqui et participes a comuni brixie de quo 
petro remanserunt zannus et lafrancus codasinus et 
de zanno peccatore remansit iohanninus qui fuit 
tìlius lafranci qdm zanni peccatoris et de guidone 
remansit filius ipsius guidonis qui girardinus mor- 
tuus est sine herede. — Hec sunt petie terre . . . . , 
( segue la descrizione di 24 pezze di terra coi loro con- 
fini: — tengo presso di me la copia del lungo istru- 
mento ). 

(2) « (9 Marzo 1227 ) . . . . Designano et manifestano 
facta de pothero et fictis que et quod comun. Brix. 
habet in terra et territorio de Pontevico. — De Ca- 
stro vetere de Mercato de Gastaldionibus com. Brix. 
. . . . ( sono 26 designazioni di terre coi loro confini, e 
coi nomi delle persone, alle quali vennero date in af- 
fitto ). — Tutti i documenti relativi alle Inquisizioni, 
Designazioni, e Infeudazioni delle proprietà rurali del 
Comune di Brescia nel territorio di Pontevico, sono 
in copia presso di me. 

Piacemi notare, che nella accennata designazione 
del 9 Marzo 1227, « tra le ragioni e diritti di Brescia 
nel Castello, Terra, e Territorio di Pontevico, trovasi 
anche specificatamente descritto il dominio e rendita 



106 

a Pontevico : e fra le altre cose registrate 
nei documenti del Liber Poteris, è l'atto cenno 
del Castello vecchio , e del Mercato. — Da ul- 
timo poi, con una infeudazione « Infeudatio 
Pontisvici — 22 Apr. 1227 — », terminano 
le operazioni del Comune nel nostro territorio, 
per essere poi ripigliate in seguito, dopo la 
metà del secolo. 



CAPITOLO VTI.° 

Rinascono le ostilità tra i Bresciani e i Cre- 
monesi. — Fatti (T armi. — Quelli di Pontevico 
volendo impedire la deviazione delle acque del- 
l' Oglio, intrapresa dai Cremonesi, sono sconfitti e 
messi in fuga. — L' Imp. Federico II a Pontevico. 
— Battaglia di Cortenova. 

(A. 1227-1237). 

I nostri Comuni, che per la loro indipen- 
denza e libertà, avrebbero potuto sempre più 
organizzarsi, e, mediante F unione e la l'orza, 
formare una potente confederazione, comin- 
ciarono invece in questo tempo a invidiarsi 
più che mai, e ad osteggiarsi aspramente tra 

del ponte sull' Oglio, per la metà; come pure dei 
molini etc. (V. Relaz. sul f, Oglio = ms. Quirin. f. 
87 ) : » ma di ciò parlerò più distintamente in se- 
guito, discorrendo delle Inquisiz. del 1255. 



107 

di loro. Alle vecchie inimicizie dei Guelfi e 
dei Ghibellini, alle discordie civili e di vici- 
nato, s' aggiunsero per l' eresia dei così detti 
Catari o Patavini, anche le discordie religiose: 
e l' Imperatore Federico II rinnovando la que- 
stione delle investiture, la pretesa, cioè, che 
la Chiesa fosse sottoposta allo Stato, aprì la 
via a innumerevoli dissidii, che per lungo tem- 
po tennero sconvolta tutta F Italia. 

L' anno 1226, nella Terra di Mosio, siili' 0- 
glio, era già stata iniziata contro Federico 
una nuova Lega lombarda : i deputati di Bre- 
scia, con quelli di Milano e di molte altre 
città vi avevano preso parte, e giurata alleanza 
per 25 anni; mentre la vicina Cremona, con 
altre poche, si dichiarava dalla parte dell' Im- 
peratore, abbracciando l' alleanza di Ezelino, 
e con lui formando una federazione opposta 
alla Lega lombarda. — Non è a dire, come 
per questi fatti si ridestassero le ire e le osti- 
lità, massime tra i Bresciani e i Cremonesi • 
e come ognora gli animi ardessero di impu- 
gnare le armi, e di scendere in campo : ond' è, 
che appena si presentò loro V occasione, tosto 
se ne valsero per attaccarsi fieramente. 

E a sapere innanzi tutto, che l' Imperatore 
Federico, sbarcato nel 1228 ad Acri, pel viaggio 
in Terra santa, avea mandato oratori a Kamil 
con doni da Re; e che alla sua volta Kamil 
avea corrisposto con gioielli, preziose vesti- 



108 



menta, cavalli, camelli, dromedario e col dono 
anche di un colossale elefante (1). Ora, vo- 
lendo Federico mostrare in qualche modo V af- 
fetto riconoscente, che lo legava ai Cremonesi, 
pensò di mandar, loro quell'elefante e la mag- 
gior parte degli animali (2), che da Kamil 
erangli stati regalati; e di far assicurare in 
pari tempo la città di Cremona della sua 
speciale protezione, contro tutti coloro, che 
avessero ardito di recarle offesa. — Questo 
atto dell' Imperatore fece imbaldanzire i Cre- 
monesi, e indispettì fortemente i Bresciani, i 
Milanesi e i Piacentini; i quali collegatisi, vol- 
lero persino impedire, che i donativi imperiali 
avessero a giungere alla loro destinazione : 
vennero difatti alle mani, ma non ostante gli 
sforzi degli alleati, i Cremonesi riuscirono, 
dopo il conflitto, a condurre in Città il loro 
elefante, coi camelli e i dromedarii; e senza 
rompere altra volta a battaglia, le inimicizie 
terminarono in quest' anno (1234), con alcune 
scorrerie fatte dall'una e dall'altra parte nel 
territorio nostro e nel cremonese (3). 



(1) Di questo elefante vedremo fra breve, l'Imperatore, 

far pompa nella presa di Pontevico. — ( V. Cron. di 
Salimòene, e Storia dei Musulmani di Sicilia di M. 
Amari, v. IV , p. 641. ). 

(2) « .... elefantem cum pluribus dromedariis et camelis 

et cum multis leopardis et cum multis jerifalcis et 

asturibus, ut vidi oculis meis », scrive Fra Salimbeue. 

Ci) « .... cursitarunt et vastarunt agros .... et inter- 



109 

Seiìonchè in appressò tanto i Bresciani come 
i Cremonesi tornarono a mettersi in ordine di 
guerra : e dopo un piccolo fatto d' armi, nel 
quale rimase ucciso, secondo la Cronaca di 
S. Pietro, un certo Conte Baldovino, si tro- 
varono di fronte gli uni agli altri tra Bassano 
e Pontevico. Fu tale però l'impeto col quale 
i nostri attaccarono le genti dei Cremonesi, 
che questi, dopo breve resistenza, volte fret- 
tolosamente le spalle, si diedero a precipitosa 
fuga. Né poterono già ripararsi al di là del- 
l' Oglio passando per il nostro ponte ; che im- 
pediti dagli abitanti stessi di Pontevico, di 
entrare in paese, e inseguiti pur sempre dai 
Bresciani, dovettero gettarsi confusamente sulla 
via, detta di Alfìano (1), decisi di guadare il 
fiume (2) presso quel villaggio : ma soprag- 

ventu divorum Francisci et Dominici a pugna absti- 
nuerunt » : ( Cavìtelli — Ann. Cr. f. 83, r. ). 

(1) Quantunque comunemente da noi non sia conosciuta 

sotto il nome di via di Alfìano, o di strada comunale 
del porto di AIJiano, nondimeno sulla Mappa di Pon- 
tevico, è tuttora così denominata quella, che dalla 
Chiesa di S. Rocco, mette al Cimitero, indi all' Oglio. 

(2) « Cremonenses versus pontem Alfiani, sive Mari- 

gnaghae, vel Gremoni suas gentes conduxerunt »: 
{Malvezzi — col. 113): — « Brixienses insecuti sunt 
eos usque ad pontem Gremoni » : (Cron. di S. Pietro). 
Ho detto guadare il fiume, e non passare per il 
ponte, perchè se il lettore ben si rammentn, abbiamo 



110 

giunti sulla riva dell 1 Ogìio anche i Bresciani, 
questi li incalzarono con tanta violenza, che 
molti dei Cremonesi rimasero uccisi, più di 

000 si diedero prigionieri, e circa 200 di ossi 
si precipitarono, e perirono in gran parte nelle 
acque del fiume (1). 

Dopo questo fatto, i Bresciani sospesero le 
ostilità, per meglio stringere le relazioni della 
Lega, provvedere alla difesa della Città e del 
territorio, e per disporsi alla resislenza contro 
F Imperatore Federico 11°, di cui annunciava si 
imminente la discesa in Italia. 

In questo frattempo però, i Cremonesi, die- 
tro ordine del loro Podestà, avendo fatto una 
tagliata (canale), presso Scandolara, di fronte 
al castello di Seniga, per una deviazione delle 
acque dell' Oglio, non appena quelli di Ponte- 
vico ne furono avvertiti, vi accorsero tosto in 
gran numero, affine di protestare contro 1' atto 
arbitrario dei Cremonesi, e di far sospendere 



già veduto, come il ponte di Grumone, detto anche 
di Alfiano o di Marignago, venisse distrutto Tanno 
1215: propendo quindi a credere, che la parola ponte 
sia qui usata dal Malvezzi e dal Cronaco di S. Pietro 
più per indicare la località, che per significare un 
ponte vero e reale. 
(1) « . ... Brixiensis militia irruens, eos strage percussit »: 
( Malvezzi — 1. e. ) : — « .... de Cremonensibus capti 
sunt DC et plus, et in Olio proiecti CC »: (Cron. 
di S. Pietro ). 



441 

quelle operazioni lesive dei diritti bresciani 
(a. 4235). Ma non l'avessero mai fatto; im- 
perocché, memori troppo i Cremonesi della 
recente sconfitta toccata presso Bassano , e 
particolarmente in riva all' Oglio, proprio su 
quel di Pontevico, ricorsero senz' altro alle 
armi, e attaccati furiosamente i nostri castel- 
lani, ne uccisero 47, più di 90 se li fecero 
prigionieri, e tutti gli altri scompigliarono e 
misero in fuga, inseguendoli fin qui a Ponte- 
vico (4). 

La notizia di un tal fatto richiamò bensì 
alle armi gli indignati Bresciani, i quali rac- 
coltisi a Mosio, passarono nel territorio cre- 

(1) « (Cremonenses) fieri fecerunt foveam ante castrum 
Senighse ad derivandum in eam aquas fluminis Olii, 
et cum oppidani Pontisvici id sibi prohibere voluis- 
sent, utrinque facta pugna, ex eis decem et septem 
occiderunt, et nonaginta captivarimt, et reliquos 
usq. Pontisvicum fugarli nt » : ( Gavitelli — f. 83, r. ) : 
— « Henricus Granonus Potestas ( Cremon. ) suo 
tempore valuctam de Schandolaria ante castrum Se- 
nige ad derivandum Lolium fieri fecit, et LXXXXII 
castellanos Pontisvici ceptt, et XVII occidit, et alios 
usque ad locum Pontisvici fugavit » : ( Archivio del 
Vieusseux — v. Ili , nuova serie, p. II a , pag. 23 ). — 
Il Campi poi dice, che più volte i Cremonesi vennero 
alle mani coi Bresciani presso Pontevico e Orzi 
nuovi, facendo prigionieri molti dei principali dei 
nostri e di quelli degli Orzi: (St. di Cremona pag. 
50). 



112 

monese, e vi incendiarono la Terra di Ri- 
varolo: ma, secondo il Gavitelli, e la Cronaca 
cremonese pubblicata nell' Archivio del Vieus- 
seux, i nostri vennero poi sorpresi dai ne- 
mici, e battuti e respinti fino a Mosio, dopo 
di aver perduto oltre a 200 dei migliori sol- 
dati. 

Ma eccoci ora alla vigilia di ben più fiera 
tempesta. — Vedendo il Pontefice Gregorio IX°, 
che a nulla approdavano né i suoi consigli, 
ne le sue proposte per richiamare alla pace 
le città, massime di Lombardia, e per ottenere 
almeno un qualche accomodamento tra quelle 
della Lega e V Imperator Federico, egli affine 
di far evitare i danni gravissimi di una guerra, 
che si temeva imminente, credette dover suo, 
di usare della suprema autorità, e imporre a 
Federico, che non ardisse muover le armi 
contro i Lombardi. — Ma P Imperatore, cui 
fremeva P animo di odio e di vendetta contro 
la confederazione lombarda, e a cui P ordine 
espresso del Pontefice parve una aperta dimo- 
strazione di attaccamento alla Lega, e di o- 
stilità all' Impero, sprezzando audacemente le 
parole di Gregorio IX , si accinse tosto a ra- 
dunare l'esercito; e spediti innanzi 500 ca- 
valli, e 100 balestrieri, in appresso a capo di 
un' armata di 3000 uomini, egli medesimo partì 
di Germania, e pei valichi del Tirolo, calò in 
Italia (a. 1230). — A Verona ebbe Federico 



113 

unii accoglienza festosissima dai Ghibellini del- 
la Città; e di più un buon corpo di armati 
dal potente Ezzelino da Romano, suo parti- 
giano fedele. Di là mosse V Imperatore verso 
il Mincio, e valicato il fiume, gli si unirono 
anche le genti dei Cremonesi, dei Parmigiani, 
dei Reggiani e dei Modenesi. Forte di un sì 
valido appoggio, senza frapporre indugio di 
sorta, decise di aprir subito la campagna, 
drizzando le sue schiere verso i passi più im- 
portanti dell' Oglio: e fu subito dopo la presa 
di Marcarla e di Mosio, che l' Imperatore si 
volse direttamente coli' esercito contro il Ca- 
stello di Pontevico ; e avutolo in suo potere, 
lo diede probabilmente in mano ai Cremonesi, 
come aveva fatto di Marcarla e di Mosio. Non 
si sa bene se prima di arrendersi, i nostri 
abbiano tentato di fare all' Imperatore qualche 
resistenza; o se dopo venuti in suo potere 
abbiano avuto salve le loro robe, oppure ne 
siano stati spogliati; imperocché gli storici, 
che riferiscono la notizia della caduta di Pon- 
tevico, non aggiungono alcuna particolarità (1). 

(1) V. Muratori = Ann. d'Italia, voi. VIP, p. 188: — 
Odorici = St. Br. v. V°, p. 343 : — Bravo = St. Br. 
v. IV , p. 174. — Gli Annali Modenesi lascierebbero 
credere, che gravi danni recasse alle Terre bresciane : 
« ( Imperator ) veniebat in agro brixiano, comburendo 
tunc conjines Brixice : et co])to Castro Pontis Viti eie. » 

Bereozi — Storia di Pontevico & 



114 

Dopo la resa della nostra Terra, gli impe- 
riali ebbero Carpenedolo, e alcuni altri ca- 
stelli elei bresciano: indi ritiratosi Federico a 
Cremona, al sopravvenire dell'inverno risali 
in Germania, per discendere nuovamente contro 
di noi nell' autunno dell' anno seguente (1237). 
— È a credere però, che, come i Mantovani 
ricuperarono, subito dopo la partenza dell' Im- 
peratore, il Castello di Marcaria, lo stesso ab- 
biano fatto anche i Bresciani per i Castelli di 
Mosio (allora « in Episcopatit Brixice »), e 
di Pontevico ; difatti vediamo nel seguente anno 
l' Imperatore volgersi ancora contro la nostra 
Terra per riconquistarla. 

L' apparato di guerra, col quale Federico 
comparve questa seconda volta nel bresciano, 
fu di tale imponenza, che al dire del Malvezzi, 
molti dei nostri Castelli defezionarono, e si 
diedero spontaneamente all'Imperatore; mentre 
altri, ad esempio della Città, attendevano vi- 
gorosamente a fortificarsi (1). E già aveva 

( R. I. S. v. XP, col. 60): così pure anche il Mal- 
vezzi: « in territorium Brixiense discurrens diripiendo 
prcedas, captivos abducendo, qua reperire poterai cuncta 
tastavlt » : ( R. I. S. v. XIV , col. 907). 
(1) « Quidam Brixiensium se et eorum Oppida, contra 
Patriarci manum levantes, Imperatori contulerunt. 
Mox autem Brixiani Praesides Civitatem et reliqua 
Castella fortiter munierunt » : ( R. I. S. v. XI V°, 
col. 909). 






115 

Federico corso e devastato rolla sua armata 
ima parte del territorio bresciano, quando, 
dopo di aver preso e mandato a fuoco il Ca- 
stello di Montechiaro, e saccheggiate le Terre 
di Gambara, Gottolengo, Pavone e Pralboino, 
ai primi di Novembre sen venne pieno di bal- 
danza sotto le mura del Castello di Pontevico, 
con disegno di impadronirsene nuovamente, e 
di condurre poi 1' esercito al di là dell' Oglio, 
nel territorio cremonese. Ma i Milanesi, che 
stavano osservando attentamente tutte le mosse 
dell' armata imperiale, e che avevano ricevuto 
rinforzi dalle città di Alessandria, di Vercelli 
e di Novara, prima ancora, che F Imperatore 
riuscisse a impadronirsi di Pontevico, si erano 
già schierati sulla destra del fiume, risoluti 
di contrastargli il passaggio (1): ond' è, che 
Federico stimò allora conveniente di tempo- 
reggiare, attendendo il momento opportuno di 
passar l' Oglio, e attaccare poi i Milanesi, 
quando meno se 1' aspettassero. 

E fu appunto in questi giorni, che il superbo 
Imperatore, avuto il nostro Castello, volle, 
come accennai altrove, far quivi pompa di se 
e dei suoi armati, e mostrare a tutti, come, 

(1) V. Muratori = Ann. d'It. v. VIP, p. 193 : — B. Corio 
= St. di Milano : — Bravo e Odorici ■= St. Br. — 
Diversamente ne parlano il Sismondi e altri : ( V. St 
delle Rep. It. v. 1°, p. 335 ). 



116 

• 

mentre i suoi nemici stavano continuamente 
sulle parate, coli' armi in pugno, egli sicuro 
del proprio trionfo, volgesse invece il pensiero 
a rendere con feste geniali, meno nojosa, anzi 
allegra la sua fermata a Pontevico. — Fece 
quindi costruire tra le altre cose anche una 
bella torre di legno, quadrata, a foggia del 
carroccio dei Lombardi, con un gran gon- 
falone piantato sulla sommità, e quattro ban- 
diere imperiali sventolanti agli angoli: indi 
fatto qui condurre quell' elefante, del quale 
sopra abbiamo riferito, ordinò, che vi si po- 
nesse sul largo dorso la detta torre, con entro 
chi dovea con mano maestra guidarlo abil- 
mente anche in mezzo ai rumori della folla: 
e ad imitazione dei Sultani Gaznevida dell'In- 
dia, come dice F Amari, volle altresì, che molti 
dei più scelti Saraceni, che teneva nel suo 
esercito, coperti dalle loro sfarzose insegne e 
armature orientali, scortassero 1' enorme ani- 
male (1), mentre lento passava per le vie del 

(1) « — Ante festum Sancti Martini (Imperator) ve- 
nit cum exercitn apud Pontem mcum. Time ha- 
buit Imperator elephantem suum , quem Creinone 
tenuerat, super quem erat turris lignea ad modum 
carrocii lombardorum: et erat quadratum et bene 
ligatum, habens banderias quatuor in quolibet an- 
gulo unam, et in medio magnum vexillum, et intus 
magister bestie cum multis Saracenis » : ( Cronaca 
di Fra Salimbene — Monum. Hist.) — V. anche M. 



117 

paese, tra le lunghe file dei soldati acclamanti, 
e probabilmente anche in mezzo a molti del 
popolo nostro, meravigliati di quello spettacolo 
non più veduto. — E spettacolo nuovo e me- 
raviglioso, dovea essere difatti, oltre quello 
dell' elefante che portava la torre, anche lo 
strano mescolarsi di voci e di grida alemanne, 
lombarde e orientali ; queir avvicendarsi con- 
fuso di canti e di suoni nazionali e stranieri; 
la diversità di forme, di sembianze, e special- 
mente di armature e di divise, quali semplici 
ma severe come quelle dei soldati di Ger- 
mania; quali splendide e lussureggianti come 
quelle dei Musulmani; quali gravi e maestose, 
come quelle dei capitani dell' esercito. Ma poi 
infine, la vista delle armi le più micidiali, dei 
carri, e delle macchine da guerra, il trascor- 
rere della cavalleria, Y avanzarsi imponente dei 
grandi dell' impero, e più che tutto la com- 
parsa di Federico, spirante pur sempre odio 
e vendetta, davvero, che le saranno state cose 
da mettere nell'animo dei nostri castellani, 
non tanto la meraviglia, quanto il sospetto e 
il terrore. 



Amari === Storia dei Musulmani di Sicilia = voi. IV , 
p. 641, e 712: — e il Muratori: « Tunc Fridericus 
in exercitu habuit Elephantem, ad quem videndum 
confluebant populi Lombardia » ( Antiq. Hai). 



118 

Senonchè, mentre Y Imperator Federico al 
di qua dell' Oglio così disponeva del tempo, i 
Milanesi coi loro alleati, se ne stavano tut- 
tavia in armi sulla destra del fiume, pronti 
sempre a venire a battaglia quando F Impe- 
ratore muovesse da Pontevico, per passare di 
là dell' Oglio : ma 1' accorto Monarca, che pur 
fingendo di non temerli, comprendeva di non 
essere in situazione opportuna per dar loro 
1' attacco, e misurare in campo con quei va- 
lorosi le proprie forze, indugiò ancora più 
giorni ; poi ricorrendo all' astuzia, fece spar- 
gere voce, che in causa della mala stagione, 
il suo esercito era sulle mosse per tornarsene 
indietro, e che difatti molti degli ausiliari e- 
rano già stati licenziati dal campo di Ponte- 
vico (1). — Divulgatasi tosto quella notizia 
anche nell' esercito della Lega, sia che la cosa 
venisse realmente creduta, o che le pioggie 
continue, e i disagi della stagione finissero 
collo stancare gli alleati, fatto è, che i Mila- 
nesi levarono le tende, per ritirarsi ai quar- 
tieri d' inverno. — Non appena però l' Impe- 
ratore ebbe a sapere della loro partenza, ri- 
chiamò tosto gli ausiliari, che fintamente avea 
licenziato; poi fatti gettare sul fiume Oglio 
varii ponti, ordinò ai suoi capitani di far pas- 

(1) Bravo = Storie Bresciane — voi. IV", p. 179. 



119 

pare 1' esercito , di inseguire sollecitamente 
quelli della Lega, e di attaccarli alle spalle 
prima ancora, che se ne avvedessero, e fos- 
sero in tempo di schierarsi in ordine di bat- 
taglia (1). — Era il giorno 27 Novembre quan- 
do gli imperiali raggiunsero a Cortenova le 
genti dei collegati, e con quelle vennero d' im- 
provviso alle armi. Il combattimento fu lungo 
e accanito, e gran strage fu fatta dall' una e 
dall' altra parte : ma pur finalmente i Milanesi 
rimasti sopraffatti, dovettero darsi alla fuga, 
dopo di aver lasciato nelle mani dell' Impe- 
ratore una grande quantità di prigionieri, e 
tra questi il loro stesso Podestà, Pietro Tie- 
polo, figlio del Doge di Venezia. Anche il Car- 
roccio, sebbene difeso intrepidamente da un 
nerbo di giovani forti e generosi, cadde alfine 



(1) « Imperator . . . . Pontemvicum est profectus, ibique 

suum exercitum collocavit Deinde super flumen 

Olii plurimos pontes jussit aptari, et die lune Villi 
kalendas decembris proximi, summo mane prsecepit 
transire, et ipse cum miliciis suis post eos transivit »: 
(Montini. Hlst. — Anonym. Cron. Placent. p. 146). 
— Alcuni storici vogliono che V Imperatore, prima di 
partire da Pontevico, ordinasse che vi fosse appiccalo 
V incendio: « Imperator Ponlevicum combussit »: (Ann. 
Med. R. I. S. voi. XVI , col. 645 ) : — « .... com- 
busto Pontisvico , trajectoque flumine Olij .... ad 
Curtem novam fudit (Mediolanenses ) »: (Gavitelli 
Ann. Cr. f. 84, v. ). 



120 

in potere di Federico, il quale, come apparisce 
da una lettera di Pier delle Vigne, Cancel- 
liere dell' Imperatore, volle che a disdoro dei 
Lombardi, fosse quale trofeo condotto a Cre- 
mona, e tirato dal noto elefante per le vie 
della Città, coli' antenna e la bandiera della 
Lega chinate ignominiosamente sino a terra, 
e coli' avvilito Podestà di Milano legatovi sopra. 
Così purtroppo quella specie di trionfo anti- 
cipato, che si era compiuto pochi giorni prima 
qui a Pontevico, doveva in effetto preludere 
alla sconfitta dei nostri, e al vero trionfo de- 
gli imperiali. 



CAPITOLO Vili. 

Assedio di Brescia. — Fazione dei Malessardi. 
— Il Castello di Pontevico occupato dai faziosi 
Bresciani, è dato in mano ai Cremonesi. — I Bre- 
sciani ricuperano il Castello di Pontevico. — Trat- 
tative di pace. — Ricognizione delle proprietà 
comunali nel territ. di Pontevico. 

(A. 1238-1255). 

Sebbene nella rotta di Cortenova anche Bre- 
scia avesse perduto sul campo molti dei suoi 
prodi soldati, e moltissimi altri dei nostri, fatti 
prigionieri, fossero dopo quella battaglia man- 
dati da Federico in Puglia, ciò non ostante, 
anche in mezzo allo scoraggiamento di alcuni 



121 

della Lega, non si affievolirono minimamente 
in petto ai Bresciani 1' ardire e la fermezza : 
anzi non appena seppero, che nel seguente 
anno, 1' Imperatore stava per ritornare nel no- 
stro territorio, colf esercito rinforzato dalle 
truppe del figliuol suo Corrado, essi lontani 
dal mostrarsene impauriti si disposero corag- 
giosamente a contrapporgli la più fiera resi- 
stenza. — Venne difatti l'altero Federico, e 
colf orda dei suoi guerrieri si rovesciò come 
un turbine sulle nostre terre, portando ovunque 
ei passasse la rapina, l'incendio e la strage: 
ma poi cinta d' assedio la stessa Città, cui 
anelava di prendere, saccheggiare e fors' anche 
radere al suolo, dovette invece a sua grande 
vergogna, dopo più di due mesi di prove, ri- 
conoscersi impotente ad espugnarla. E si, che 
per impadronirsi più facilmente, ricorse Y Im- 
peratore anche al mezzo inumano, tentato già 
dal suo avolo Federico Barbarossa sotto le 
mura di Crema. Comandò infatti, che venis- 
sero condotti da Cremona i prigionieri bre- 
sciani, che f anno antecedente, prima ancora 
della battaglia di Cortenova, aveva fatto qui 
a Pontevico, e nelle Terre di Gottolengo, Pa- 
vone, Gambara, Pralboino, e in particolare nel 
Castello di Montechiaro : poi fattili appendere 
vivi alle macchine, che mano mano spingeva 
innanzi , contro le mura di Brescia , sperò 
in cuor suo, che i cittadini si movessero a 



122 

pietà dei fratelli così esposti ai loro colpi ; e 
cessando per tal modo di prender di mira, e 
di abbattere le macchine di espugnazione, fi- 
nissero poi coli' arrendersi agli assalitori. - — 
Ma i prodi Bresciani, cui giungevano inces- 
santi all' orrecchio le parole dei prigionieri 
stessi sospesi, i quali rinunciando generosa- 
mente alla vita, li esortavano a trafiggerli pure, 
per la salvezza della patria, esposero anch'essi 
fuor delle mura i prigionieri imperiali ; indi 
ripigliate animosamente le operazioni di difesa, 
continuarono a ribattere gli assalti nemici, 
fino a tanto che Federico, stanco del lungo e 
vano tentare, fece cessar l'attacco; e levando 
F assedio, si ritirò a Cremona, col dispetto di 
essergli andata fallita una delle più vagheg- 
giate imprese. 

Ed ora, chi il crederebbe? quantunque l'Im- 
peratore Federico, senza poter mai reprimere 
l' ardire dei Bresciani , avesse però lasciato 
nel nostro territorio i segni del suo odio, e 
delle sue vendette; quantunque nel 1239 ve- 
nisse pubblicamente scomunicato da Grego- 
rio IX°, massime per l' ingiusta guerra, che 
egli persisteva a muovere ai Lombardi, non- 
dimeno si trovarono purtroppo anche fra noi 
di quelli, che a danno della provincia e della 
libertà, favorivano in questo tempo le parti 
dell' Imperatore, e del suo alleato fedele Ez- 
zelino da Romano. Questi sciagurati nemici 



123 

della patria l'ormarono insieme una fazione, 
che fu detta dei Malessarcll ; i quali dominati 
dallo spirito del partito imperiale, comincia- 
rono dapprima a gettare il mal seme della 
discordia non solo in Città, ma anche nei Ca- 
stelli, e persino nei varii membri delle stesse 
famiglie; poi fatti più forti per i favori di Fe- 
derico , e formata una banda di armati , si 
diedero a corseggiare il territorio, devastando 
le campagne degli avversari, e occupando al- 
cuni castelli della provincia. 

La conquista dei Castello di Pontevico, era 
sempre stata cosa molto ambita dai Cremonesi, 
e lo abbiamo veduto più d' una volta nel corso 
di questa Storia: ora però che la fazione dei 
Malessardi era disposta a farne loro cessione, 
purché essi la ajutassero nella lotta intrapresa 
contro i guelfi, e specialmente nell' assalto del 
nostro Castello, non è a dire come i Cremo- 
nesi si disponessero a congiungere tosto le 
loro forze a quelle dei degeneri Bresciani, per 
il desiderato acquisto di questa Terra. Resi- 
stettero è vero (in che il poterono i nostri 
castellani; ma poi superati dalla forza mag- 
giore, dovettero cedere, e caddero perciò in 
potere dei Malessardi, i quali secondo la pro- 
messa fatta, diedero il Castello in mano dei 
Cremonesi (1) : ( a. 1242 ). 

(1) V. Muratori = Ann. d'Italia voi. VII , p. 214: — 



124 

I cittadini di Brescia fremettero a tanta 
viltà dei Malessardi, e avrebbero volentieri 
impugnato tosto le armi per correre a cac- 
ciare da Pontevico gli estranei usurpatori : 
ma occupati come erano in quei tempi di dis- 
sidii nel difendere la Città, e nel tutelare gli 
interessi della Lega, dovettero differire la ri- 
vincita a una occasione migliore. 

Come vivessero poi i terrazzani di Pontevico 
nei sei anni (1242-48), che sottostarono alla 
dipendenza dei Cremonesi, servi allora di quel- 
l' Imperatore che odiava a morte tutti coloro, 
che abitavano al di qua dell' Oglio, è facile 
immaginarlo, quantunque le Cronache di quel 
tempo non facciano di ciò parola. Certo è, che 
considerato lo spirito antighibellino dei nostri, 
e il loro attaccamento ai principii della indi- 
pendenza e delle libertà comunali, sarà tornato 
grave ad essi il governo anche indiretto del- 
l' Imperatore straniero (1); e avranno sospi- 

Malvezzi = R. I. S. v. XIV , e. 914: « .... facien- 
tibus ipsis ( Malexardis ), Castella sublata sunt, et 
anno Domini 1242 Castrano Pontevici per eosdem Cre- 
monensibus traditum est »: — e il Cronaco di S. 
Pietro: « Castrum Pontisvici traditum est in mani- 
bus Cremonensium per Malexardcs de Brixia ». 
(1) Un Conte dei Redolesco era in questo tempo Vicario 
dell'Impero, dal fiume Oglio sino a Trento, per vo- 
lontà di Federico : ( V. Odorici — St. Br. v. V°, p. 
307 ). 



425 

rato il momento di potersi sottrarre a quella 
nuova dominazione, tornando alla sudditanza 
dell' offeso sì, ma libero Comune bresciano. — 
E giunse finalmente anche il giorno in cui 
furono compiuti i loro voti. Reduci i Bresciani 
dalla felice impresa di Parma, assediata già 
dal Re Enzo Manfredi, figlio naturale di Fede- 
rico, anziché deporre le armi per godere un 
po' di riposo, vollero i generosi accorrere tosto 
in ajuto dei venduti fratelli, alla ricupera della 
nostra Terra : e fu tale Y ardore col quale si 
accinsero alla nobile impresa, che in breve 
tempo riuscirono a scacciare da Pontevico i 
Cremonesi che vi signoreggiavano, e a ricon- 
quistare subito dopo, dalle mani dei Males- 
sardi, anche altre Terre, che avevano per- 
duto (1). 

Ed ecco, che per togliere ogni pericolo di 
dover forse cadere nuovamente in mano dei 
nemici, quelli di Pontevico appena ritornati 
alla obbedienza del Comune di Brescia, si die- 



(1) « Tane quoque brixiana civitas expulsis Cremonen- 
sibus, Pontisvici castellum territoriuraque reeepit. 
Pari modo Lenum Malexardis depulsis, a civibus 

receptum est » : ( Malvezzi — Chron. e. 916 ) : 

« et tenebant milites (Brixiae) Pontevicum, Se- 

nigam, MosuleDini {forse Mosto e Leno) ». (Monum. 
Hist. — Anonym. Oon. PJacent. p. 172 ) : — V. Mu- 
ratori = Ann. d' It. v. VII , p. 233. 



120 

dero losto pensiero di premunirsi da altri as- 
salti, accingendosi a fortificare con nuove torri 
il loro Castello. Ma in appresso siccome molti 
del partito ghibellino, scoraggiati per la morte 
di Federico (13 Dicembre, 1250), e per l'ab- 
bandono di alcune città amiche, chiedevano ai 
guelfi la pace, e anche tra i Cremonesi e i 
Bresciani cominciavano ormai ad iniziarsi al- 
cune trattative di conciliazione, il Comune di 
Brescia, per non ingenerare nell'animo dei 
Cremonesi il sospetto, che non fossero sincere 
le proprie pacifiche intenzioni a loro riguardo, 
ordinò probabilmente in quest'anno (1252), 
con appositi statuti, che il Castello di Ponte- 
vico, per verità già munitissimo « munitis- 
simum castrimi » si lasciasse nello stato nel 
quale si trovava ; e che perciò non vi si eri- 
gesse alcuna altra torre, o fortificazione qual- 
siasi, secondo che erasi stabilito anche per 
altri importanti castelli della provincia, spe- 
cialmente per quelli fronteggianti il territorio 
cremonese e bergamasco (1). — Di più a me- 



(1) 11 Comune Bresciano erasi rappacificato, in questo 
tempo, anche coi Bergamaschi ; e forse fu appunto 
per mantenere la pace già conchiusa con Bergamo, 
e per non arrestare, come dissi, le trattative di con- 
ciliazione con Cremona, che il Podestà di Brescia 
volle, probabilmente nell'anno 1252, « ut castri sci 
Georgi et Rudiani et Qttmzani et Pontisvici et Volungi 



127 

glio determinare i preliminari della pace, e 
per venire possibilmente a una pratica con- 
clusione, lo stesso Comune di Brescia spedì 
pure alcuni suoi ambasciatori, i quali in un 
colloquio avuto siili' Oglio, tra Pontevico e 

et sci Genesii et Palazoli stent iti eo statu .... 

salvo eo guod ordinatimi est, vel esse videbitur in fu- 
turo etc. ... »: di più per Pontevico « statutum est... 
■ut nulla turris fiat vel hedificetur in castro Pontisvici 
nisi fiat prò eoe Brix. — Item nulla f or titia aut leva- 
mentnm supra portas Pontisvici nisi fiat p. coi Brixie. 
— Item .... super portas Palazoli vel mure vel levam. 
de celerò in ipsa terra nec extra ipsam terram prope 
medium milliarium que ascendat ultra sex punctos. 
Item observ. de castris et terris Pontisvici etc. » : (Sta- 
tuti del Comune — Codice presso la Quiriniana ). — 
Nei medesimi Statuti municipali di questo tempo, 
trovansi provvedimenti, perchè le mercanzie prove- 
nienti dalla città e dal distretto di Cremona, deb- 
bano condursi a Brescia dalla parte di Pontevico: 
« conducantur et conduci debeant ad civitatem brixie 
per rectam stratam venientem a Pontevico Brixiam » : 
come pure, che nessuno, bandito dal Cremonese per 
maleficio, possa fermarsi lungo l' Oglio, e molto 
meno in Pontevico : « q. nullus bannitus prò maleficio 
moretur in tota Riperia nostri Olei et specialiter in 
Pontevico »: (Statuti — f. 16, 21, 112). — Questi 
Statuti relativi a Pontevico, nel codice Pergam. orig. 
(/. 23 recto), non portano a dir vero data alcuna; 
ma sono segnati in mezzo ad altri Statuti del 1230^ 
e 1277: però il Valentini, che sta illustrando anche 
questo Codice, propende a credere, come egli stesso 
mi diceva, che venissero appunto dettati dal Co- 



128 

Robecco, coi delegati del partito guelfo cre- 
monese, esposero le condizioni che il nostro 
Comune proponeva per regolare il trattato di 
pace. — A quel colloquio allude particolar- 
mente anche il lungo Atto steso a Brescia il 
giorno 8 Marzo 1252, in una sala del Vesco- 
vato, presenti il Card. Ottaviano, Delegato pon- 
tifìcio, il Vescovo di Brescia, e gli ambascia- 
tori di varie città d' Italia (1), raccoltisi ap- 

mune verso il 1252. Anche 1' Odorici ce li presenta 
come emanati in detto anno: ma non so poi, perchè 
lo stesso Odorici ne li riporti ancora in seguito, 
sotto l'anno 1272, e quasi come decreti nuovi, fatti 
ai tempi di Carlo d' Angiò; mentre sono i medesimi 
riferiti dallo stesso storico 20 anni prima. 
(1) L'Atto contiene i patti e le condizioni, per cui venne 
rinnovata la Lega Lombarda contro il feroce Ezzelino 
da Romano, e il Marchese Uberto Pelavicino, poten- 
tissimi antesignani dei ghibellini, e contro Corrado IV , 
figlio di Federico, chiamato dai ghibellini in Italia, 
alla eredità del Regno di Sicilia. — Per ciò che ri- 
guarda le trattative di pace coi neo-guelfi cremo- 
nesi , vi si legge: « In Reformatione Constili 

facto partito per Potestatem, placuit quasi toto Con- 
silio, quod Pax fiat per Commune Brixice Communi et 
Hominibus de Cremona .... ipso Communi Cremona 
/adente Pacem Communi et Hominibus Brixia tam 
Cremonensibus extrinsecis, quam aliis suis amicis w- 
lentibus ad hanc pacem venire, nullo detracto, secun- 
dum quod petitum et dietim fuit per Ambaxatores Com. 
Brixice Ambaxatorìbus Com. Cremona in colloquio facto 
inler Pontem Vicum et Rubecmm eie. — In Reformat. 



129 

punto per trattare di pace, e rinnovare la con- 
federazione contro gii stranieri, o chi degli 
Italiani facesse per loro. 

Secondo quello, che scrive il Malvezzi, par- 
rebbe che venisse realmente conchiusa con 
giuramento la concordia tra i Cremonesi e i 
Bresciani: « Cremonenses cimi Brixianis con- 
cordiam juraverant d : ma Cremona era stata 
troppo avversa ai guelfi, e troppo legata al 
partito ghibellino, per potersene ora d' un 
tratto separare, facendo aperta opposizione al 
Marchese Pelavicino, il quale al pari del da 
Romano nelle provinole di Padova e di Verona, 
dominava potentemente i ghibellini nel terri- 
torio cremonese: sicché a giusto pensare, o 
non fu stabilito e conchiuso in quest'anno, tra 
i nostri e i Cremonesi un vero trattato di pace, 
o se ciò avvenne lo fu per brevissimo tempo, 



Cons. factis partitis per Potestalem, placuit major i 
parti Cons. quod in pr essenti Cons. dicalnr et r espoti- 
deatur Ambaxatoribus Cremonce eie. quod Com. Brixice 
vult et sili placet facere et firmare pacem cum Com- 
muni Cremona et suis amicis, ipso Comm. Cremona? 
/adente e firmante Pacem Com. Brixice et omnibus 
amicis suis, secundum quod petitum fuit per Ambax. 
Brixiat Ambaxatoribus Cremona in colloquio facto Inter 
Pontem Vicum et Rubeccum, et secundum Reformationes 
consilii etc. »: (Muratori — Antiq. Ital. voi. IV, col. 
495). 

Berenzi — Storia di Pontevico •* 



130 

o in forma di alleanza solò coi Cremonesi fuo- 
rusciti : « Crtmonensibus extrinseris » . 

Intanto però, che il pericolo di una riscossa 
non parea dover sì presto chiamare, qui da 
noi, all' armi i Guelfi e i Ghibellini, il Comune 
di Brescia volle sapientemente provvedere agli 
interessi della Città e della Provincia, ordi- 
nando una minuta inquisizione e ricognizione 
delle proprietà comunali, specialmente nel ter- 
ritorio di Pontevico, e procurando altresì di 
far ravvivare, come meglio in quel tempo potea, 
il commercio, 1' industria e V agricoltura (1). 

Gli è dunque per questo, che il giorno 6 
Aprile dell' anno 1255, il Podestà di P>rescia 
Isolino Marcello, desiderando appunto di co- 
noscere in modo determinato e sicuro i varii 
diritti del Comune, mandò anche qui a Pon- 
tevico il Notaio Orico Occanono, col mandato 
di fare una nota esatta e precisa delle pro- 
prietà comunali nel nostro territorio « toni in 
sediminibus utriusque castri et bnrgi de Ponte- 
vico, in ponte, molinis et Oleo, pescùriis et 
ficti s et drictis » (2). 

(1) La Provincia di Brescia, dice G. Rosa, ha tuttavia le 

campagne incolte di Montechiaro e di Ghedi, ora 
molto diminuite; ma nel 1255 aveva ancora quella 
di Pontevico, che l'agricoltura trasformò in campi 
di biade e di lino. ( Uosa — Statuti di Brescia — 
p. 64 ). 

(2) « Liber inquisitionis et designationis de pothero cois 



131 

È singolare poi, che anche in questi docu- 
menti del Liber Poteris, relativi alla nuova 
Inquisizione ordinata dal Podestà , si faccia 
chiara allusione a due Castelli, e a due Borghi 

brixie quod habet tam in sediminibus castri novi et 
burgl veteris in campanea et pertinentiis de pón- 
t evico. 

In nomine Xpi. Cum quedam designatio facta es- 
set et inquisitio de pothero cois brixie tam in sedi- 
minibus castri novi et burgi veteris et in Campania 
et pertinentiis de pontevico per dominos bonacursum 
de tangettinis et bergamescum de manducasinis .. . . 

jam sunt XL anni transacti vel circa propter 

coherentias cuique petie terre multimode mutatas 
obscuritatem inducebat Dom. yzolinus marcellinus 
honorab. potestas brixie jura cois brixie cupiens 
scire et clarius invenire destinavit horicum occa- 
nonum notar, brixiens. civem .... ad inquisitionis 
predicte perscrutandam et promulgandam noticiam 
pleniorem. qui horicus accedens ad dictum opus fa- 
ciendum in terra de pontevico habuit infrascriptos 
homines de pontevico ad designandum notandum, et 
manifestandum omne pothere et omnia jura cois 
brixie que habebat in terra et territorio de pontevico 
tam in sediminibus utriusque castri et burgi de pon- 
tevico in ponte etc scilicet dnm graecium de 

strosafoliis lanfrancum barca etc. {seguono i nomi di 
altre 19 persone ) qui omnes astricti sacramento pre- 
dici notar, designaverunt et manifestaverunt con- 
corditer infrascripta jura terras et possessiones ficta 
et dricta que inferius sunt esse et pertinere coi 
brixie »: (seguono le Designazioni): = Liber Po- 
theris — 340, C. n. 2. 



432 

dì Pontevico. Abbiamo già veduto in altri do- 
cumenti di quel Codice insigne, come proba- 
bilmente esistessero a Pontevico, nel secolo 
XII , e nel XIIP, due borghi con due distinti 
castelli, facendovisi appunto distinzione dol 
borgo e castello superiore, del borgo inferiore, 
e del castello vecchio ( anni = 1470 -422i- 
4227 — ) : — ora però, che in quest' altro do- 
cumento del 4255 troviamo fatto un nuovo e 
più chiaro cenno dell' uno e dell' altro ca- 
stello, e dell' uno e dell' altro borgo, parmi si 
possa credere, che in queir epoca il paese fosse 
realmente formato da due distinti gruppi di 
case, o borghi ; 1' uno detto borgo vecchio, e 
l'altro borgo nuovo; aventi probabilmente cia- 
scuno la propria rócca, e fors' anche, come 
vedremo, la propria Chiesa; cioè la Chiesa ple- 
bana di S. Andrea, situata nella parte in.- 
feriore e antica del paese, e quella di S. Tom- 
maso, che ora diremmo sussidiaria, nella parte 
superiore e più recente. Che il paese poi si 
distendesse anticamente nella parte bassa, a 
Sud Est, oltre P attuale Cimitero di S. Andrea, 
lo conferma anche una tradizione tuttora co- 
stante, e lo assicurano le traccie di domicilii 
distrutti, che si riscontrarono nel terreno in 
varii campi, presso il Santuario della Madonna 
di Ripa d' Ogìio. 

Senonchè il Podestà di Brescia, oltre all' a- 
ver ordinato al Notaio Occanono di registrare 



133 

le proprietà comunali nel territorio di Ponte- 
vico, volle altresì, che determinasse chiara- 
mente anche tutti gli altri diritti, che il Co- 
mune poteva vantare tanto sul nostro ponte, 
come sui molini, sulle acque, sulla pesca, sulla 
caccia, e- sugli affitti del castello e del sob- 
borgo. — Ecco pertanto in succinto la Desi- 
gnazione dei diritti comunali, quale il Notaio 
delegato la apprese dai 21 uomini di Pontevico, 
deputati ad esporre concordemente dinnanzi a 
lui, tutte le ragioni del Comune nella loro 
vera e reale entità: 

== Omnes (tutti i 21 uomini chiamati a 
manifestare e dichiarare i varii diritti) astricti 

sacramento dicunt concorditer quod hoc 

verum est quod legitur in registro. 

Et manifestaverunt quod comuni Brixie per- 
tinet medietas pontatici pontis de ollio et me- 
dietas de Wois molendinorum et aque olici et 
medietas de malgis bestiarum .... et quod XII 
denar. solvuntur de quolibet molendino scilicet 
dno episcopo et comuni .... etc. 

Item dicunt quod coi bxie per tinet investi- 
tura illorum molendinorum quando venduntur 
et specialiter quod malge debent stare per to- 
tuni martium et aprilem et madium. 

Item dicunt quod non steterunt in pontevico 
hoc anno presenti alique malge bestiarum sci- 
licet mill. CCLV. indici. XIII. 

Item dicunt concorditer qd bine moleudi- 



134 

norurn illorum de rubecco sunt in aqua et su- 
per aqua et possessionibus pertinentibus duo 
episcopo et eoi bxie et qtl a memoria istorimi 
citra lecerunt violenter i 1 li de rubecco. Item 
predicti designatores dixerunt rnanifestaverunt 
et firmaverunt hoc veruni esse totum qd le- 
gitur in registro. 

Item rnanifestaverunt qd coi brix. pertinet 
medietas honoris castri de pontevico et inedie tas 
de fictis scilicet de castro et suburbio (e qui 
si citano le porte del castello e del sobborgo 
ed è fatta nuova menzione del castello vecchio] 
et specialiter Inter hos confines s. in suburbio 
a meridie parte strate que vadit per medium 
suburbium inferius et in sero et in mane usque 
ad viam que est per medium porte castri de 
pontevico et a via que in meridie ab illa porta 
in mane usque ad aliam portami suburbii de 
pontevico que est a mane parte ut capit via 
que vadit per medium suburbii usque in monte 
usque ad fossatum. — Item meclietatem castri 
veteris a monte parte. — Item dicunt concor- 
diter qd de quolibet sedimine sito in castro 
poutevici solvitur I. imper. ex ficto annuatim 
prò qualibet tabula. ■ — Item de quolibet se- 
dimine sito in suburbio super stratam et mer- 
catum in mane et sero versus ollium II. imper. 
e te. 

Item dicunt confirmant et manifestali! qd. 
coi bxie pertinet medietas honoris piscalioni* 



135 

olili et lactis (1) et venationis et oxellationis 
in carte de pontevico secundum quod scriptum 
est in registro =. 

Segue poi nei Liber Poteris la denomina- 
zione di 102 pezze di terra, e loro possessori, 
lino a foglio 355 verso; e da questo foglio il 
Codice N.° 2 (2) difetta; e mancano, come 
osserva il Valentini, e come io stesso ho po- 
tuto persuadermene consultando i due esem- 
plari del Codice, mancano, dico, i nomi di altre 
153 pezze di terra, che si trovano invece nel- 
T esemplare N.° ì : — a foglio 356 prosegue 
la denominazione di altre 24 pezze di terra ; 
per cui nell' esemplare N.° 2 sono notate 
complessivamente 126 pezze di terra, mentre 
neir esemplare N.° i ne sono descritte 279. 
— In fine sono registrati i nomi dei pro- 
prietarii dei molini, nell' ordine seguente : =■ 
= Ista sunt molendina que sunt in Ollio. — 
In primis. — Orlandus de Orlandis tria mo- 
lendina. — Girardus et Pasinus Frassabuilii 
duo molend. — Albertus de Walpertis unum 

(1) Di questo laghetto, di cui abbiamo fatto cenno anche 

a pag. 58, ne occorrerà parlare in seguito, sotto gli 
anni 1571, e 1675. 

(2) Sono due gli esemplari del Liber Poteris, e si distin- 

guono semplicemente coi numeri 1, e 2 segnati sul 
frontispizio : uno di questi esemplari si conservava fino 
a non molti anni or sono, in una cassa ferrata presso 
la Cattedrale, e l'altro presso la Quiriniana : ora però 
sono riposti tutti e due nella Bihl. Quiriniana. 



136 

molend. — Ziliolus ramosii et frater ejus Cu- 
iallius qd Vechi de Gualpertis unum molend. 

— Item Cuiallius predictus et Guido Pasqualié 
unum molend. — Jacobus de Vallibus et Gi- 
rardus Gandulfi unum molend. — Hospilale 
de Pontevico et Benadus Burli unum molend. 

— Brexaninus de sichis et Venturinus Acursi 
Cotti unum molend. — Gherus de sancto Ger- 
vasio et Gayto faciunt unum molendinum in 
Olio de novo. — Jobanninus Bassi et fratres 
unum aliud molendinum faciunt de novo =. 

Terminano finalmente nel Liber Poter is i 
lunghi "documenti relativi a Pontevico, colla 
Somma totale delle proprietà del Comune di 
Brescia nel nostro territorio : 

= Summa omnium plodiorum terre per- 
tinent. coi brixie que est inventa per dom. ori- 
cum occanonum notar, est D.CCC.XLVI1II pio- 
dia minus XIIII tabul. et dimid. 

Summa totius fleti in denariis quod dabatur 
antiqui tus de ipsis terris sine tercio et quarto 
et medio quod de ipsis terris dabatur annuatim 
est XXIII librar, imper. et XXXV impr. sine 
ponte de pontevico. 

Summa totius fleti in grano quod reddebatur 
antiquit. de ipsis terris sine medio tercio et 
quarto quod de eis vel majori parte similiter 
reddebatur inter frumentum et milium et fi- 
liginem est XXXVI some et III quarte ==. 



137 

CAPITOLO IX. 

L'esercito alleato dei guelfi è sconfìtto da Ez- 
zelino tra Gambata e Pontevico. — Ezzelino entra 
in Brescia. — Le Terre bresciane si arrendono al 
Tiranno. — Il Marcii. Pelavicino si impadronisce 
del Castello di Pontevico, e lo distrugge. — I 
Bresciani ricostruiscono il Cast, di Pontevico. — 
Carlo d' Angiò. — Il Vesc. Berardo Maggi. — Ca- 
lamità. — Lotte civili. 

(A. 1256-1300). 

Ed ora eccoci a quella nuova insurrezione, 
che già da qualche tempo minacciavasi dai 
partiti, dominanti nelle varie città, e pullulanti 
purtroppo anche nel nostro territorio. Mentre 
infatti il Comune Bresciano provvedeva agli 
interessi della Città e della provincia nel modo, 
che abbiamo riferito, venivano a poco a poco 
maturando in mezzo a noi i semi delle civili 
discordie; e gli animi mossi da contrari sen- 
timenti o di odio o di simpatia per Ezzelino 
da Romano, che ambiva il governo della Città 
nostra, si disponevano a una lotta, che ormai 
temevasi prossima e inevitabile. — Già nel 
Marzo del 1250, Guelfi e Ghibellini erano ve- 
nuti alle mani per le vie di Brescia; e i Ghi- 
bellini rimasti vincitori avevano imprigionato 
molti dei Guelfi, e una gran parte di essi cac- 



138 

data dalla Città. In un' altro scontro avvenuto 
il 29 Aprile dell' anno 1258, furono superati 
invece i Ghibellini; ond' è, che Brescia tornata 
guelfa preparavasi a tener fronte al feroce Ez- 
zelino, il quale favorito da Buoso di Dovara, 
e dal Pelavicino, Signori di Cremona, studiava 
ognora il mezzo di entrare nel nostro terri- 
torio, e impadronirsi della Città. 

I Bresciani, sebbene in questo tempo fossero 
in qualche modo divisi essi pure dallo spirito 
di parte, erano considerati nondimeno i più 
acerrimi nemici di quel Tiranno, che figurava 
in Italia come Vicario imperiale : ed è appunto 
per questo, che il Fontana Legato del Papa, 
e Capo della Crociata bandita contro Ezzelino, 
recavasi di preferenza a Brescia; e quivi con- 
vocato l'esercito, mosse arditamente ad as- 
salire innanzi tutto le schiere dei Signori di 
Cremona, potenti alleati, come dicemmo, di 
Ezzelino da Romano. — Ezzelino era a Ve- 
rona quando ebbe la notizia del pericolo che 
sovrastava ai suoi due fautori: quindi è, che 
senza frapporre alcun indugio, uscito di città 
col suo esercito, con marcia forzata venne a 
congiungersi ai confederati sulla riva del- 
l' Oglio; e il giorno 30 Agosto del 1258, as- 
saltando i Crociati in quel tratto di terreno, 
che si stende tra Gambara e Pontevico (1), 

(1) V. Frane. Gambara — Ragionavi di Cose Patrie: voi. 11°, 



139 

diede loro tale sconfìtta, che al dire del Mal- 
vezzi, furono fatti prigionieri ben 4000 Bre- 
sciani, il Legato stesso pontifìcio, e il Podestà 
di Mantova con molti dei suoi soldati. 

Come più vicini al campo di quella battaglia 
sanguinosa, i nostri di Pontevico, tremarono 
al pensiero, che il feroce Ezzelino drizzasse 
tosto le sue truppe contro il nostro Castello : 
e già molti temendo di vederselo ad ogni 
istante comparire dinnanzi in tutta la sua fie- 
rezza, uscivano dalla Terra, e correvano con- 
fusamente a mettersi in salvo. Ma Ezzelino cui 
premeva oltremodo di aver in potere innanzi 
tutto la città di Brescia, imbaldanzito ora più 
che mai per la insigne vittoria riportata sui 
Guelfi, anziché volgersi contro i Castelli della 
provincia, stimò esser giunto il momento op- 
portuno di volare alla impresa della Città: e 
davvero, che non la fu poi tale impresa da 
costare al Tiranno una grande fatica ; impe- 
rocché, per evitare danni maggiori, avendo i 
Bresciani ridonata la libertà ai Ghibellini pri- 
gionieri, questi non appena seppero che il da 
Romano marciava coli' esercito vittorioso sopra 
la Città, si affrettarono ad aprirgli le porte, e a 

p. 23. — « Ecelinus et Pelavicinus flumen Olei velo- 
citer transeuntes, contra fideles Ecclesia acies con- 
tinuo direxerunt] » : ( Monadi. Patav. — K. I. S, 
v. VIII°, col. 700). 



140 

preparargli una lieta accoglienza: della quai 
cosa oltre ogni dire contento 1' altero Ezzelino, 
entrò senz' altro a capo dei suoi armati in 
Brescia, mentre dalla parte opposta della Città 
ne uscivano il Vescovo, i Magistrati e moltis- 
simi altri, deploranti insieme le enormi scia- 
gure che sovrastavano alla misera patria (31 
Agosto 1258 ). — Indescrivibili sono difatti i 
mali, che si rovesciarono sulla città di Brescia 
coli' entrata di quell'inumano Tiranno: basti 
il dire che ogni cosa fu messa a soqquadro, e 
che il massacro, la carnifìcina, e le brutalità, 
compiutesi allora sugli inermi cittadini, furono 
tali, da destare orrore e raccapriccio nell' a- 
nimo di chiunque legge le cronache bresciane 
di quel tempo. 

Con Brescia intanto, anche Pontevico e gli 
altri Castelli del territorio si arrendevano ad 
Ezzelino : solo la Fortezza di Orzinovi, rimasta 
salva, accoglieva entro alle sue mura molti dei 
fuorusciti bresciani. Senonchè mentre Ezzelino, 
sbarazzatosi dei suoi due alleati cremonesi, 
meditava già di impadronirsi anche del Ca- 
stello degli Orzi, il Pelavicini e il Dovara for- 
temente indignati contro di lui, risolvettero di 
unirsi al Marchese d' Este, capo di un' altra 
lega formatasi ai danni del nuovo padrone di 
Brescia. Venne bensì Ezzelino a por l'assedio 
agli Orzinovi; ma costretto poi ad abbando- 
nare ((Liei posto, giunto all' Adda, fu sorpreso 



141 

dai collegati nelle vicinanze di Cassano, ove lo 
colpi una freccia al piede sinistro: ferito poi 
mortalmente al capo, nella sua ritirata verso 
Bergamo, e condotto prigioniero a Soncino, 
quivi, lacerando egli stesso le bende, con cui 
gli avevano fasciate le ferite, mori il 27 Set- 
tembre dell' anno 1259. 

Spento il terribile Ezzelino, parea che do- 
vesse stabilirsi la pace tra le città di Lom- 
bardia; ma purtroppo le ambizioni dei Prin- 
cipi, e le gare municipali fecero si, che aves- 
sero invece a continuare gli inganni, i soprusi, 
e quindi le ostilità, anche dopo la sua morte. 
Ed ecco infatti che Uberto Pelavicino, Signore 
di Cremona, volendo allargare ognora più i 
suoi vasti dominii, cominciò ad assicurare del 
suo appoggio i Guelfi bresciani, e valendosi, 
egli ghibellino, dell' opera di un certo Confa- 
nonieri, e di altri poco accorti del partito 
guelfo, giunse a raggirarli in modo, che in 
breve tempo, e senza grandi difficoltà divenne 
padrone di Brescia, e anche del nostro Ca- 
stello di Pontevico : « Ubertus Pelavicinus Bri- 
mam una cum Pontisvico redegit in sui pote- 
stà tcm opera Jacobi Confanonerii , et aliorum 
factionis guelfa? » (1): così il Cavitelli; però 

(1) Cavitelli — Ann. Cremon. f. 93, r. — Secondo lo 
stesso Annalista cremonese, il Pelavicini poco tempo 
prima fece una scorreria nel nostro territorio, e 



secondo la Cronaca cremonese pubblicata neì- 
F Archivio storico del Vieusseux, parrebbe in- 
vece, che Pontevico venisse in potere del Pe- 
lavicini non già perchè i Guelfi, che vi abi- 
tavano si lasciassero adescare dalle sue pro- 
messe, o raggirare in qualche modo dalle arti 
sue; ma perchè assaltato il nostro Castello dai 
Cremonesi, e da un gran numero di Milanesi 
e di Bresciani, fautori del Pelavicini, gli abi- 
tanti dovettero cedere alla forza maggiore , 
e arrendersi alla violenza del pseudo-guelfo 
Marchese: « Hic Marchio cum Cremonensibm 
et quanti tate Mediolanensium et Bririensiurn 
cepit Pontem Vicum sub MCCLX de mense 
junii » : (1). 

Che in realtà fossero poi menzogneri i nuovi 
principii adottati dal Pelavicini per divenire 
padrone di Brescia, lo si conobbe tosto che 
vi potè mettere il piede. Difatti non appena 
egli ebbe il potere, non curando le parole date, 
gettò la maschera, proibì ai Guelfi il ritorno 
in patria, diedesi apertamente a proteggere ed 
esaltare quelli del partito ghibellino; e so- 
spettoso sempre, e sovente anche crudele, tenne 

presso il vicino Bassano venne alle mani coi Bre- 
sciani : in quel fatto d' armi molti dei nostri rima- 
sero uccisi sul campo, 800 cavalieri, e 500 fanti fu- 
rono fatti prigionieri, e dal Marchese condotti di là 
dell' Oglio nella Terra di Alfiano: (1. e. f. 92, v. ). 
(1) V. Arci. St. v. IIP, nuova serie, parte II a , p. 26: — 



per cinque anni fra noi un governo pressoché 
dispotico. — Del resto sdegnosi sempre, i Bre- 
sciani, dei gioghi di ferro, meditavano già di 
volersene liberare, quando ne porse loro oc- 
casione opportuna il passaggio di Carlo d'An- 
giò, cui il Pontefice Clemente IV aveva in- 
vestito del Regno di Napoli e di Sicilia. 

Colle forze dei Ghibellini di Lombardia es- 
sendo accorso il Pelavicini alla guardia dei 
passi dell' Oglio per vedere di opporsi a Re 
Carlo, i Bresciani colsero V opportunità di in- 
sorgere contro i governatori imposti dal Mar- 
chese, e cacciatili a viva forza, riuscirono fi- 
nalmente a francarsi dalla loro tirannia, e a 
rimettersi in libertà. — Lo seppe tosto il Pe- 
lavicini, e ne arse d'ira e di dispetto: onde 
per dare uno sfogo al suo furore, corse cele- 
ramente coi suoi armati sopra varii castelli del 
Bresciano; e portò la devastazione anche su 
quello di Pontevico, cui dopo di aver messo 
a sacco distrusse dalle fondamenta, condu- 
cendo seco prigionieri moltissimi dei nostri. 
— La stessa sorte di Pontevico toccò anche 
ai Castelli degli Orzi, di Quinzano, di Ostiano, 
di Volongo e di Canneto, che parimente il 



V. anche Doc. st. cremon. — lettera del Rololotti alV 0- 
doriri, p. 73. — I Cremonesi e i Ghibellini bresciani 
tennero poi la custodia del Castello di Pontevico. 



144 



7 7 



Marchese volle non solo saccheggiati, ma ab- 
battuti, e rasi al suolo (1): (4265-66). 

Senonchè i Bresciani, ai quali tornava assai 
duro, il dover sopportare quella vendetta com- 
piuta dal Pelavicini sul Castello di Pontevico, 
e sugli altri della provincia, ricorsero per 
ajuti a Mantova, a Bergamo e ai Signori della 
Torre dominanti allora in Milano; e raccolto 
cosi un numeroso esercito, passarono 1' Oglio, 
e portarono essi pure la devastazione nel ter- 
ritorio cremonese, saccheggiando, incendiando 
e facendo un gran numero di prigionieri 
(2). In pari tempo, perchè i Cremonesi non 



(1) « Quoti factum ( cioè la rivolta di Brescia) cum Mar- 
chioni Pelavicino nuntiatum fuisset statini ira et 
dolore furibundus .... super villas Brixiensiumque 
Castella, quse ipse apud litora fluminis Olii obtinebat, 
inopinate ac subito irruens, omnia crudeliter depo- 
pulatus est : nam captivos multos abducens magnani 
etiam stragem fecit. Oppida quoque funditus diruit, 
videlicet .... Pontcvicum etc. »: ( /. Malvezzi R. I. S. 



XIV ( 



943 



Cremonenses funditus diruerunt 



(2) 



castella Brixie que erant in ripa Ogii, videlicet . 
Pontevicium etc. capientes homines et bestias illorum 
et alliorum circumstancium »: ( Moniim. Hist. — A- 
nonym. Cron. Placcrit. v. Ili , p. 224): « .... muni- 
tissima castra Brix. scili cet Pontem Viaim etc. fun- 
ditus subverterunt » : ( Monac. Patav. R. I. S. v. 
Vili , e. 725): V. anche = Cron. Mant. Arch. st, 
del Vieusseux, ser. II a . 
« .... universas Cremonensium terras invaserunt 



145 

ardissero entrare impunemente nella nostra 
provincia a portarvi di nuovo il guasto, rico- 
struirono e fortificarono tutti i Castelli, che 
il Pelavicini avea diroccato, massime quelli 
sul fiume Oglio, prospettanti il territorio cre- 
monese (1): (a. 1267). 

Però sebbene i nostri usassero tutti i mezzi 
per sottrarsi in seguito alle vessazioni dei Cre- 
monesi, nondimeno questi nel 1268, ajutati dai 
Piacentini, dai Lodigiani e dai Cremaschi, sotto 
il comando di Buoso da Dovara, irruppero 
nuovamente nella provincia bresciana, deva- 
stando in particolar modo la Terra di Ponte- 
vico, ed altri Castelli in vicinanza dell' Oglio : 
— Cosi per verità narra il Gavitelli; se pur 
non è questo lo stesso fatto, riferito dagli al- 
tri storici sotto F anno 1266 (2). 



incendia et depredationes facientes, multos captivos 
abduxerunt » : ( Malvezzi, e. 944 ). 

(1) « Brixiensium Castra, quse jussu ejusdem Marchionis 
prostrata fuerant, ab ipsis Biixiensibus resedifìcata 
sunt »: [Malvezzi, 1. e). 

(2) « Anno secuto (1268) Dovaria secum conjunctis Pla- 

centinis, Laudensibus, ac Cremonensibus factionis suse 
Gualterio della Rocca, Gallo Cremonse pretore mense 
Januario ingressus agrum Brixiensem, ibi diripuit 
Canetum, Senigham, Pontisvicum, Urceos, Barchum, 
Quincianum et multa alia oppida, et loca flumini 
Olii propinqua »: (Cavitelli — Ann. Cremon. f. 95 r.). 

Berenzi — Storia di Pontevico IO 



446 

Ed ora vediamo di annodare meglio gli av- 
venimenti di questo tempo, riassumendoli. — 
Accennava sopra, come Carlo d' Angiò venisse 
ad occupare il Regno di Sicilia, spogliandone 
Manfredi, figlio naturale di Federico II , che 
V avea ottenuto, prima a scapito di Corrado IV , 
poi di Corradino : — ora, mentre appunto si 
compiva la impresa di Carlo d' Angiò, il go- 
verno di Brescia era dato a Fra Taglione Boc- 
caccio, e Lanfranco Lavellongo, principali mo- 
tori della sommossa contro il Pelavicini; indi 
a Francesco della Torre, il quale dopo un anno, 
venne cacciato di Città dal partito guelfo. Se- 
guirono poi tre anni di anarchia, e di con- 
tinua guerra tra i Guelfi e i Ghibellini; guer- 
ra, che si diffuse, come vedemmo, anche in 
provincia, nei principali Castelli, alcuni dei 
quali ebbero a prendere parte vivissima col- 
1' una o 1' altra fazione belligerante. 

Pontevico, sebbene circondato tutto all' in- 
torno dai fautori del partito ghibellino (1), 
nondimeno come era stato sempre, si man- 
tenne ancora fedele ai Guelfi di Brescia: e 
mentre altri Castelli andavano mano mano 
defezionando, e aprivano le porte ai Ghibel- 
lini espulsi dalla Città, il nostro invece le chiù- 

(1) Manerbio, Bussano, Alfianello, Seniga e Pralboino e- 
rano in questo tempo sede e ricettacolo di Ghibel- 
lini: Robecco, come si sa, era pur ghibellino. 






447 

deva loro in faccia; onde erano essi costretti a 
ripararsi nelle rócche vicine di Alfìanello, di 
Seniga e di Pralboino. 

Venuta però Brescia in mano di Carlo d'An- 
giò, guelfo sì, ma forestiero egli pure, con- 
tinuarono senza posa le civili discordie e le 
lotte delle fazioni ; talché il Pontefice Gre- 
gorio X°, per comporre le parti, giudicò ne- 
cessario mandarci come paciere Y Arcivescovo 
d'Aix; il quale per altro favorendo la parte 
dei Guelfi, fece segnare ai Delegati Torriani, 
e agli altri rappresentanti del partito ghibel- 
lino, una convenzione, con cui veniva a para- 
lizzarne quasi totalmente le forze. — È poi 
a deplorare sopratutto, che dopo di aver ri- 
cevuto la consegna dei Castelli ghibellini, come 
voleva il trattato, i Guelfi di Brescia, unit} 
probabilmente ai nostri di Pontevico, ardis- 
sero di abbattere le torri di Seniga, degli 
Orzi e di Palazzolo, distruggessero il Castello 
di Chiari, e non cessassero in altri modi dal 
perseguitare ingiustamente i loro avversari 
(a- 1272). 

Altro frutto della signoria^ di Carlo, o a dir 
meglio, di quella preponderanza forestiera, che 
sotto nome di guelfa, pigliava il campo a farci 
servi e provinciali, furono, secondo Y Odorici, 
alcuni Statuti, che vennero in questo tempo 
emanati dalla Città di Brescia, per le torri di 
Pontevico, di Quinzano, e di altri importanti 



148 

Castelli della provincia: — ma intorno a que- 
sti Statuti, si vegga la osservazione latta in 
nota, a pp. 126-27-28, sotto 1' arino 12.72. 

Intanto che fieri si agitavano in tal modo i 
partiti, e che senza distinzione, tanto i Guelfi, 
come i Ghibellini, e gli altri [azionari pare- 
vano lottare tutt' altro, che per la vera libertà 
della patria, venne a morire il Vescovo di 
Brescia Martino Armanno. Considerati i bi- 
sogni particolari del tempo, si raccolsero tosto 
i più distinti ecclesiastici della diocesi, seco- 
lari e regolari, per la pronta elezione di un 
successore, che per autorità e per energia fosse 
capace di mettere un freno agli spiriti turbo- 
lenti, che dominavano in Città e in provincia 
(1). — L' uomo fornito delle doti necessarie a 
degnamente occupare allora la Sede Vescovile 
di Brescia, fu da quella assemblea riconosciuto 
in Berardo Maggi; la cui nomina però, se ven- 
ne accettata da tutta la diocesi, e approvata 
dal Pontefice, non piacque, come doveasi pre- 
vedere, a quei fazionari, che scorgeano nella 
famiglia Maggi una nemica dichiarata del loro 
partito. — Ad ogni modo il nuovo Vescovo, 

(1) Tra i convenuti in Brescia, trovo pure l'Arciprete di 
Pontevico per la propria Parrocchia, e quale rappre- 
sentante delle pievi di Azzano, di Cornelio e di Bor- 
nato : « P. Martlnus ai-chip, de Pontevico et prò ar- 
chipresb. de Azano, de Cornelio et de plebe de Bornaio ». 



149 

se noli giunse colla sua autorità a togliere i 
dissidii, che travagliavano miseramente la no- 
stra provincia, seppe nullameno colla sua sa- 
gacità, e colla prudenza dei suoi consigli tem- 
perare 1' ardore dei dissidenti, e acquistarsi a 
poco a poco il rispetto e la stima dei suoi 
stessi avversarii ( a. 1275 ). 

Senonchè era trascorso brevissimo tempo 
dacché il Maggi teneva la Sede Vescovile di 
Brescia, quando i più fieri flagelli vennero a 
cadere sulla provincia, e quasi su tutta Lom- 
bardia. Ad una voce, dice il Muratori, le Cro- 
nache asseriscono, che il 1276 fu memorabile 
per le pubbliche calamità: cominciò difatti 
quest' anno con un freddo cosi intenso, che 
gelarono persino le acque dei fiumi, inari- 
dirono le viti, e disseccarono pressoché tutti 
gli alberi fruttiferi (1): poi, come già nel 
1222, gravi scosse di terremoto misero il ter- 
rore e lo scompiglio nelle Città e nei Castelli; 
e le pioggie dirotte e incessanti, le grandini, 
lo straripamento e le inondazioni dei fiumi, 
devastando le campagne, causarono tale pe- 
nuria di viveri, che la gente estenuata per la 
farne, non sapendo come fuggire la morte, 

(\y « gelu concretis aquis flumin. viguit gravis pe- 
nuria, et vites et faere omnes arbores in Gallia ci- 
salpina aruerunt » : ( Camtelli — Ann. Cremon. f. 
96, v. ). 



150 

andava confusamente errando di terra in terra, 
a domandar pane a chi forse del pari ne avea 
estremo bisogno (1). — Se poi a questi mali, 
che afflissero quell'età, si aggiunge che in 
pari tempo si sviluppò, a colmo di sventura, 
anche una fìerissima pestilenza, e una grande 
mortalità, comprenderemo più facilmente, quan- 
to fossero accesi e trasportati da un malinteso 
spirito di parte, tutti coloro, che malgrado 
tante sciagure, continuarono senza tregua a 
osteggiarsi. — A calmare in qualche modo le 
discordie civili, non valse nemmeno il ripe- 
tersi in parte, nel 1280, delle gravi calamità, 
che avevano funestato il 1276 (2); imperocché 



(1) V. Malvezzi: « .... biada, et vinum, cetera quoque, 
qu» ad usum human» vit» consistimi, adeo defe- 
cerunt, ut annis duobus tam magno pretio valuere, ut 
penuria afflicti pauperes misericordiam quotidianis vo- 
cibus acclamarent »: ( R. I. S. v. XIV , e. 951 ): — 

Memor. Pont. Reg. « nec audita, nec visa fue- 

runt talia diluvia et tales inundationes aquarum ab 
antiquis non recordabantur » : (R. I. S. v. VII! , 
e. 1140): — « .... et ilio anno valebat starium 
frumenti V solidos imperiales » : ( Chron. Parm. li. 
I. S. v. IX , e. 789): — « Subsequuta est statim 
inundationem pestis gravissima »: (Malvezzi — 1. e). 

(2) « Anno Redempt. hum. gen. 1280, ex pruina qua? 
die Jovis decima Aprilis cecidit, vites ac sementa 
aruerunt, eoque mense cceperunt pluvi» qu» du- 
rarmi t per duos menses f»re continuos ex quibus. 



151 

i l'azionari, anche in faccia ai lutti della patria, 
esercitavano ognora pia la loro indegna azione, 
distruggitrice di ogni ordine morale e civile. 

Allo scopo però di allontanare il pericolo di 
danni maggiori da parte dei dissidenti, i go- 
vernatori di Brescia pensarono ( a. 1282 ) di 
introdurre negli Statuti, alcune riforme op- 
portune: fecero provvedimenti contro i Males- 
sardi; diedero ordini particolari per la muni- 
zione e la custodia dei castelli, e provvidero 
altresì per le torri e per i ponti, che il Co- 
mune teneva sul fiume Oglio (a. 1282-86). 

Ma intanto che i Guelfi predominanti, di- 
sponevano qui da noi ogni cosa per mantenere 
il sopravvento sui Ghibellini, i Vespri Sici- 
liani (a. 1282) segnavano la prossima caduta 
di Carlo d' Angiò, e preparavano nuove lotte 
tra le fazioni nemiche. — Difatti essendo morto 
in appresso il Pve di Napoli ( a. 1285 ), e i 
Guelfi bresciani, attaccatissimi agli Angioini, 
avendo offerto al di lui figlio Carlo II , in un 
colla signoria della Città e della provincia 
anche una ingente somma di denaro, non è 
a dire quanto se ne adontassero per ciò, in 
tutto il territorio bresciano, i dispersi Males- 



aquae creverunt, et coepit dura fames, et mox secuta 
est epydimia, qua infiniti mortales perierunt » : (Ga- 
vitelli — Ann. Cremon. f. ( J9, r. ). 



152 

sardi e i Ghibellini, i quali alla morte di 
Carlo 1°, avevano sperato di riportare sui 
Guelfi una rivincita. 

Di qui altri anni di civile tempesta, durante 
i quali, con brevi intervalli di posa, nuove risse 
di sangue per le vie e per le piazze, nuova 
vicenda di cacciate e di ritorni, e nuovi tram- 
busti di castelli e di campagne (1). 

Ben è vero, che il Vescovo Berardo Maggi, 
ottenuta che ebbe nel Marzo del 4298 anche 
la principesca potestà, riuscì a rappacificare 
in capo a soli 20 giorni i Guelfi e i Ghibellini, 
e a far ristabilire fra i due avversi partiti, 
amichevoli relazioni: ma non fu però senza 
lotta, che egli stesso tenne in seguito il su- 
premo potere della Città: non fu senza qualche 
nuovo attacco tra i partigiani delle due fazioni, 
clie i patti della concordia, pur giurata ai 
piedi degli altari in S. Pietro de Dom, ven- 
nero di quando in quando dimenticati e in- 
franti ora in Città, e ora in questo, o in qual- 
che altro Castello della provincia. 



( 1 ) V. Nicolini — Ragionarli, p. 37. 



153 

CAPITOLO X°. 

I Ghibellini si impadroniscono di Brescia e del 
Castello di Pontevico, e ne scacciano i Guelfi. — 
Enrico VII fa rimpatriare i Guelfi espulsi. — 
Tebaldo Brusati. — Assedio di Brescia. — 11 
Vescovo Butrontino è catturato e condotto nel 
Cast, di Pontevico. — Stratagemma del Vescovo 
per fuggire da Pontevico. — IT Imp. Enrico entra 
in Brescia. 

( A. 1300-1311 ). 

II secolo XIII finiva lasciando, si può dire ? 
in lotta i cittadini, e gli abitanti dei varii 
Castelli bresciani: e con auspicii certo non 
migliori incominciava per noi il secolo XIV.° 

In questo tempo però, in cui tra i Bresciani 
si faceva sentire più che mai il bisogno di 
stringersi in fraterna concordia, e di unire le 
forze contro i nemici esterni, che ne volevano 
rapire la libertà e la indipendenza, Pontevico, 
malgrado le frequenti defezioni di molte Terre 
della provincia, si mantenne sempre fedele alla 
Città, e con quella divise i danni e le sven- 
ture. — Verso il 1303 cominciarono difatti a 
prevalere nel territorio i fautori del partito 
ghibellino; e volgendo essi specialmente il loro 
pensiero contro Brescia e il Castello di Pori- 



154 

tevico, tanto si adoperarono, fino a che giun- 
sero a impadronirsene, e a cacciarne i Guelfi, 
con tutti coloro, che ne favorivano in qualche 
modo le parti (1). — Cremona, che in questo 
tempo era tenuta dai Guelfi, accolse è vero 
entro le sue mura gli espulsi Bresciani; ma 
purtroppo la generosa ospitalità offerta ai no- 
stri, ebbe poi a costare ai Cremonesi assai 
cara: imperocché indispettiti per quell'atto i 
fieri Ghibellini di Brescia, furono più volte 
con molti armati a Pontevico; e di qui spin- 
gendosi insieme oltre Oglio, portarono la de- 
vastazione nel territorio cremonese, e saccheg- 
giando e incendiando arrivarono sino alle porte 
della Città (2). — Si rinnovò poi il flagello, 
dice il Muratori, nel Settembre dello stesso 
anno (1307), essendo appunto tornati altra 
volta i nostri ai danni dei Cremonesi (3). 



(1) « Brixienses factionis Gibellinse et fautores Alberti 

{Scotti) occuparunt Brixiam una cum Pontisvko, 
illinc expulsis Guelphis »: ( Cavitela Ann. Cr. f. 
103, r. ). 

(2) « Eodem anno (1307) brixienses multoties ( nel Mu- 

ratori — R. I. S- v. JX° e. 866, invece di multoties, 
si legge multiores) fuerunt super episcopatum Cre- 
monse, et usque ad Ponlemvigum et ipsum transierunt, 
et usque in elausuras civitatis Cremonae dampna et 
incendia multa faciendo » : ( Monum. Hist. — Chron. 
Parm. p. 140 ). 

(3) Annali d' Italia — ( v. Vili , p. 27). 



155 

In appresso moriva in Brescia il Vescovo 
Berardo Maggi (a. 1308); e mentre al governo 
della provincia era nominato il di lui fratello 
Maffeo, quasi in pari tempo veniva eletto Be 
dei Bomani Arrigo o Enrico Conte di Lussem- 
burgo. — Davvero, che con siffatte elezioni, 
la dovea parer finita pei nostri Guelfi, i quali 
tanto nell' uno, come nell' altro dei nuovi Si- 
gnori, vedeano piuttosto un nemico, che un 
difensore del proprio partito. — Senonchè nel 
1310 essendo Arrigo calato in Italia a pren- 
dere possesso del nuovo regno, o fosse perchè 
la città di Brescia, sebbene governata dai Ghi- 
bellini si dasse ultima alla sua dipendenza (1), 
o perchè, intendendo egli di mettere nelle 
classi dei suoi sudditi un po' di ordine e di 
concordia, non volesse sulle prime farsi soste- 
nitore di alcuna particolare fazione, fatto è, 
che non appena ebbe in mano il governo della 
nostra Città, ordinò tosto, che si lasciassero 
rimpatriare i Guelfi espulsi, e che con essi i 
Ghibellini conchiudessero senz' altro la pace. 

- Per tal modo, mentre Tebaldo Brusati a 
capo dei cittadini fuorusciti rientrava in Bre- 
scia, anche i Guelfi cacciati già dal nostro Ca- 

(1) Ultima urbium Lombardi» in derìitionem regis venit 
Brixia: nam Matthaeus de Madiis, qui gibellinse fac- 
tionis princeps, ipsa regnabat in urbe » : {J. de Cerm. 
— Hist — H- I. S. v. IX°, e. 1231 ). 



156 

stello erano, per lo stesso ordine di Arrigo, 
essi pure rimessi in patria: ( Gennajo 1311 ). 

Il Maggi per altro, nemico dichiarato dei 
Guelfi, non potendo sopportare queir atto del- 
l' Imperatore, rinunciò il supremo comando; 
e Brescia dovette ricevere qual Vicario impe- 
riale il Conte Alberto di Castelbarco. Questi 
d' accordo forse collo stesso Maggi, e coi Ghi- 
bellini della Città, nel Febbrajo del 1311, in- 
sorse contro i Guelfi: ma costoro armatisi 
tosto, e insieme riunitosi, non solo fecero forte 
resistenza ai Ghibellini capitanati dai Maggi; 
ma dopo un fiero combattimento riuscirono 
altresì a superare e a disperdere gli insorti: 
lo stesso Vicario imperiale temendo per se un 
più grave pericolo, si diede alla fuga, e i Guelfi 
vincitori nominarono capo e governatore della 
Città il valoroso Tebaldo Brusati (1). 

Intanto che in Città e in alcuni Castelli della 
provincia avveniva il conflitto tra i Guelfi e i 
Ghibellini, l'Imperatore si trovava a Cremona; 
e non appena seppe della vittoria dei primi, 
e della fuga del suo Vicario, dicesi che si sde- 
gnò fortemente, poi uscendo di stanza « fecesi 
ci g iter e la spada, e drizzassi col viso verso 
Brescia, e la mano pose alla spada, e mezza 
la trasse dalla guaina, e maledì la città di 

(l) Anche a Pontevico prevalsero i Guelfi, tanto che il 
Castello rimase in pieno loro potere. 



157 

Brescia » (1). Affrettatosi quindi a metterò in 
ordine di guerra il poderoso suo esercito, 
verso la metà di Maggio entfò nel nostro ter- 
ritorio, e si spinse sotto le mura di Brescia, 
deciso di fare sugli abitanti la più aspra ven- 
detta. 

Come già tutte oramai le città di Lom- 
bardia si erano date al potente Monarca, cosi 
non è a meravigliare, se gli abitanti dei Ca- 
stelli bresciani, spaventati in vedere l' ester- 
minio, che le truppe di Lamagna menavano 
già in piii luoghi della provincia (2), quasi 
tutti si piegassero ai voleri di Arrigo, né punto 
ardissero di soccorrere in qualche modo alla 
assediata Città. Fa piuttosto meraviglia, che 
in mezzo alle defezioni, che avvennero in tutto 
il piano bresciano, e in mezzo, diciamolo pure, 
alle viltà che purtroppo si compirono allora 
in provincia da molti dei nostri, solo gli abi- 
tanti di Pontevico, (e per un po' di tempo, 
fin che il poterono, anche quelli di Ghedi ) 
mostrassero tanta forza e tale coraggio da 



(1) V. Cronaca di Dino Compagni — R. I. S. v. IX , e. 

527. 

(2) « Primum Csesar extrinsecus depopulanda omnia, di- 

ripiendaque igne ferrove decrevit; captivos et ar- 
menta queeque vi rapta capiendum esse, nullaque 
pactione redemptos in vinculis servari »: ( Ferreti 
Yicent. — R. I, S, y. IX°,.col. 1071 ). 



458 

resistere ardimentosi alla prepotenza dei ghi- 
bellini, e di mantenersi, anche dinnanzi ai più 
gravi pericoli, sempre fedeli alla città di Bre- 
scia (1). 

Nò si creda, che i nostri prodi castellani, 
per mostrare una tale fedeltà, che loro fece 
grandissimo onore, dichiarassero soltanto di 
non volersi in alcun modo arrendere agli Im- 
periali, e si limitassero perciò alla sola difesa 
e custodia della Terra: ma, ove il poterono, o 
mandarono soccorsi in seguito agli stessi cit- 
tadini assediati, o a tempo debito facendo coi 
stipendiali alcune cavalcate anche fuori del 
territorio di Pontevico, riuscirono talora a sor- 
prendere intere compagnie di Ghibellini, e a 
condurli prigionieri nelle carceri del nostro 
Castello. 



(1) Presso Campello, scrive V Odorici, si vedevano in 
armi, doloroso a dirsi, i villici e le turbe dei ca- 
stelli bresciani ribellati alla patria. I montanari di 
Valtrompia e di Valsabbia, la Riviera colla Valtenese, 
( e nel piano ) la Terra di Pontevico ed il Castello 
di Ghedi, luoghi tutti rimastici, divisero con noi le 
glorie e le sventure del grande assedio === (Storie 
Br. v. VI , pag. 290): — « Erant tane universa villa 
et castella civitati Brixice rehellantes prceterquam Fran- 
ciacurta, Vallis Trumpia, Vallis Salii, Riperia cum 
Valle Tenesi, Pontemvicum quoque et Gaidum. Gaìdi 
tamen habitatores Mine abire compilisi fuere » : ( Mal* 
vezzi — R. I. S. v. XIV , e. 968). 



150 

Merita davvero di essere qui narrata parti- 
colarmente la cattura, che durante l' assedio 
della Città, essi fecero del Vescovo Butrontino 
ri), e di tutto il suo seguito, a mezza via tra 
Soncino e Brescia; la carcerazione di questo 
Vescovo nel Castello di Pontevico, e la sua fuga. 

Questo illustre personaggio, che l'Imperatore 
teneva assai caro, e della cui opera si servi 
molte volte in quei difficilissimi tempi, nei 
quali l'Italia era dilaniata dalle faziorfi, trova- 
vasi appunto sotto Brescia nell' esercito di Ar- 
rigo, quando venne dato agli assedianti di poter 
arrestare un certo uomo, secretamente inviato 
dal Podestà di Brescia ai Fiorentini con una 



Nicolò. dell'Ordine dei Predicatori, Vescovo di Bo- 
tronto o Butrinto ( piccola fortezza dell' Albania ), 
scrisse in latino una accurata relazione del viaggio 
di Enrico VII in Italia, che venne pubblicata da 
Stef. Baluzio nel II voi. delle Vile dei Papi Avigno- 
nesi, e dal Muratori nell' op. Rerum Italiearum Scri- 
])tores, voi. IX . = È un racconto curiosissimo, mi- 
nuto, e quel che è più, esatto in tutte le sue circo- 
stanze, essendo scritto da un uomo, il quale non 
solo era « dignitate spectabilis », ma anche perchè 
essendo egli molto caro all' Imperatore, « et ad in- 
tima ipsius E arici Ccesaris negotia adhibitns, rebus quas 
narrat interfuit, et non vulgarium more Historicorum, 
rumor es Populi colligebat, sed a se visa ne pertractata 
refrrebat »: {Muratori — R. I. S. v. IX , col. 835 
— Prsefat.): — V. Archivio del Vieusseux — Ser. I a , 
Append. n. 18, p. 79 e seg. 



160 

lettera, che aperta e letta alla presenza del- 
l' Imperatore, il lasciò alquanto turbato, e mol- 
to incerto sull'esito dell' intrappreso assedio 
(1). — Trattandosi di cosa di non poca im- 
portanza, volle Arrigo sentire tosto il parere 
del Legato, Card. Arnaldo dei Frangerii, che al- 
lora trovavasi nel Castello di Soncino; e quindi 
senza frapporre alcun indugio, inviò latore della 
lettera, e suo rappresentante presso il Legato, 
Nicolò il Vescovo di Butrinto. — Senonchè 
mentre a tale scopo questi, senza sospetto, 
viaggiava col numeroso seguito dei suoi dome- 
stici, a mezza via, come dissi, tra Brescia e 
Soncino, \enne improvvisamente fermato da 
una compagnia di oltre 300 Guelfi del Castello 
di Pontevico (2), i quali informati segreta- 
mente di ogni cosa, riconoscendo in lui il 
Consigliere e il messo di quel Re, che tenea 
stretta d' assedio la loro Città, si affrettarono 
a farselo tosto prigioniero in un con tutti i 
suoi famigli .... Ma ecco come egli stesso il 



(1) Tra le altre cose, la lettera indirizzata ai Fiorentini 

dal Podestà di Brescia, diceva: « quod nullo modo 
( Brixienses ) obedirent ( non si arrenderebbero ), et 
quod cito haberent victoriam de Rege ». 

(2) Questi Guelfi probabilissimamente erano tutti o la 

massima parte di Pontevico, essendosi gli abitanti 
delle altre Terre, dati già, come vedemmo, all'ob- 
bedienza di Re Arrigo. 



161 

Vescovo di Butrinto parla della propria cat- 
tura, e del modo con cui potè nascondere la 
lettera, prima di arrivare al Castello di Pon- 
tevico: (1) « Essendo io in viaggio per l'am- 
basciata del Re, ad un tratto mi vidi assalito 
da trenta cavalieri, e da ben trecento fanti, 
tutti armati, i quali facendomi deviare, sta- 
vano già per condurmi prigioniero al loro ca- 
stello (2), mentre feriti alcuni dei miei, e legate 
loro le mani, e stesili a terra, cercavano nien- 
temeno, che un luogo opportuno, ove fossero 
alberi da impiccarveli (3). Per buona ventura 
il capo di quella compagnia mi si pose vicino, 
perchè nessuno dei suoi ardisse di recarmi 
offesa, « ne ribaldi aliquo modo me turbarent » : 
e a lui pel primo rivolgendo io la parola, il 
richiesi perchè mai mi avessero fatto prigio- 
niero, non avvertendo, che essendo io Frate 
dell' Ordine dei Predicatori, e anche Vescovo, 
avrei potuto per quel loro atto dichiararli 

(1) Sebbene la relazione sia scritta dal Vescovo di Bu- 

trinto in un latino assai facile, credo nondimeno più 
conveniente darne la versione italiana. 

(2) « Castrum quod vocabatur Pont de Vie », come riferisce 

avanti. 

(3) « vulneraverunt aliquos de familia mea, et om- 

nium manibus ligatis et ad terram positis, qusere- 
bant locum convenientem, ubi essent arbores ad eos 
suspendendum ». 
Berenzi — Storia di Pontevico H 



162 

senz' altro scomunicati, come tali appunto anzi 
li dichiarava, « et quod ipsi essent excommui 
meati ». Fu allora che egli sorridendo mi disse 
di non temere, che io non sarei stato ucciso: 
d' altra parte soggiunse che non mi potea in 
egual modo assicurare della vita dei miei fa- 
migli; ma che però, nemmeno contro di loro, 
essi nulla avrebbero ardito di fare, se non 
dietro un espresso ordine dei Bresciani, « cium 
essent stipendiarli eorum ». Mi dichiarò poi, 
che egli e i suoi avevano ricevuto il comando 
di arrestarmi, per impedire, che la lettera tolta 
al messo dei Bresciani, e che certamente, dice- 
vami, dovea portare con me, venisse presentata 
al Legato. Io che teneva realmente quella let- 
tera nella mia valigia, rimasi alquanto sorpreso 
e trepidante; e conobbi, che anche intorno al 
Re vi doveano essere dei traditori; giacché 
pochissimi essendo quelli dell' esercito di Ar- 
rigo, che erano stati presenti alla lettura, della 
lettera, o uno di quelli stessi dovea aver pale- 
sato la cosa direttamente ai cittadini, oppure 
dovea averla riferita ad altri dell' esercito, i 
quali poi alla loro volta la comunicarono ai 
Bresciani. — Nel Castello di Pontevico al quale 
mi conducevano, e donde erano venuti quelli 
che mi avevano arrestato, eravi bensì abbon- 
danza di ogni genere di viveri, ma si difettava 
assai di vino : ora, siccome in groppa ad uno 
dei miei cavalli, quei stipendiari bresciani, tra 



403 

le altre cose scórsero, lungo la via, anche al- 
cuni fiaschi, mi domandarono tosto ansiosa- 
mente, se quelli mai fossero fiaschi di vino : 
ed io avendo loro risposto, che era difatti ver- 
naccia eccellente, essi che forse da tanto tem- 
po non avevano gustato vino di veruna qualità, 
mostrarono grande desiderio di volerne bere: 
ond' è, che io scesi di cavallo, e offersi loro 
uno di quei fiaschi, ritenendone un' altro per 
me. Siccome poi non avevamo bicchieri, per 
poter bere a nostro commodo, feci estrarre 
dalla valigia alcune tazze d' argento, e le pre- 
sentai ai primi dei stipendiari perchè se ne 
servissero : ordinai inoltre a un mio domestico, 
che dasse loro anche da mangiare. Mentre 
però essi erano appunto intenti nel mangiare 
e nel bere, io colsi il momento di togliere ce- 
latamente dalla valigia quella tal lettera; e sì 
me la posi sul petto, che nessuno ebbe ad 
accorgersene; poi montato di nuovo in sella, 
sotto la mia cappa, come meglio potei la venni 
mano mano stracciando, ponendo ben mente 
di lasciar cadere i minutissimi pezzi a poco 
a poco, in modo, che nessuno di quelli che 
mi accompagnavano potesse avvedersene (1). 



(1) « .... sedens in equo sub cappa ipsam literam divisi 
minutatira, sicut raelius potui, et sparsi valde caute, 
ne ìli i qui me sequebantur, adverterent ». 



164 

= Allorché fummo presso il Castello di Pon- 
tevico, mi fecero discendere dal cavallo, e 
passarono quindi ad una minuta perquisizione 
in tutte le mie valigie, e sulla mia stessa per- 
sona; ma non trovarono alcuna cosa di valore, 
tranne gli anelli, che poi mi restituirono, per- 
chè essi non cercavano e non volevano altro, 
che quella tal lettera. Cosi fecero anche con 
ciascuno dei miei compagni e domestici. Ci 
levarono tuttavia molte altre lettere, che ave- 
vamo con noi, e le spedirono a Brescia; ma 
all' infuori di quelle, di nessuna altra cosa 
nostra ci spogliarono. Terminata in tal modo 
la perquisizione, entrammo nel Castello, con 
tale accoglienza da parte degli abitanti, che 
persino le donne e i fanciulli gridavano: « alla 
morte, al patibolo » (1) : ci condussero però 
sani e salvi nella casa del Curato, presso la 
Chiesa; e quivi, non mancando noi di denaro, 
passavamo bene la vita coi nostri stessi ne- 
mici, tuttoché senza vino, che non se ne potea 
provvedere in nessun modo. Di tutte le altre 
cose vi era grande abbondanza: difatti gli a- 
bitanti di quel Castello facevano sull' esercito 
del Re tali e tanti guadagni, « quod carnes 



(1) « Sic exquisiti castranti intravimus, ciim receptione 
tali, quod mulieres et parvuli clamabant = ad pa- 
tibidum, ad patibulum — . In domum Curati prope 
Hcclesiam duxerunt nos ». 



165 

unì us bovis maximi, clabant prò tribus Turq- 
kensibus, et unum roncinum prò quinque flo- 
renis, qui hoclie valer et viginti florenos ». 

= Intanto quelli che mi custodivano, aveano 
deliberato di spedire a Brescia un loro messo, 
con tutte le lettere, che ci avevano tolto : ed 
io còlta 1' occasione , dimandai e ottenni di 
poter mandare insieme a quello, anche un mio 
compagno, il quale avesse a dimandare il no- 
stro riscatto. Il Legato ( che partito da Son- 
drio, trovavasi presso 1' esercito « de Succino 
recessit et ad exercitum venti » ), e il Card. 
Luca ( Del Fiesco ) tostochè ebbero udito dal 
nostro compagno, che io era stato fatto pri- 
gioniero, ne provarono grande dolore; e per 
loro bontà mandarono incontanente persone in 
Brescia, le quali avessero appunto a trattare 
coi cittadini intorno alla nostra liberazione : 
anzi il giorno seguente essi stessi in persona 
entrarono a tale scopo in Città; il che non fu 
senza grande loro dispendio e pericolo : e tanto 
si adoperarono, che, con difficoltà somma, è 
vero, ma pur finalmente ottennero da quei 
di Brescia il mandato di liberazione per me, 
per la mia famiglia, e per tutte le robe nostre 
(l). Ciò poi che favorì grandemente la causa, 

(1) « et tantum laboraverunt, quod literas meae ex- 

peditionis> familise et rerum; procuraveruDt, licet 
cum maxima difficultate ». 



166 

che essi peroravano a mio vantaggio, fu il 
non aver trovato, i Bresciani, tra le altre let- 
tere, che aveano ricevuto da Pontevico, quella 
che in particolar modo essi cercavano, aven- 
dola io, come già dissi, distrutta. 

= Senonchè mentre io era tuttora prigio- 
niero, e ignorava affatto cosa venissero trat- 
tando i Cardinali e i cittadini, per il mio ri- 
scatto, fui cólto da grande timore in sentire, 
che quel tale, spedito già dai stipendiari da 
Pontevico a Brescia colle nostre lettere, era 
poi stato preso dai soldati del Re, e impiccato: 
pensai quindi un modo qualunque di poterne 
uscire da me; e difatti ne uscii prima ancora, 
che agli stipendiari di Pontevico giungesse 
F ordine di lasciarmi in libertà, e che del mio 
riscatto si avesse alcuna notizia. — Venne poi 
il mandato ottenuto dai Cardinali, e allora 
solamente furono liberati anche quelli del mio 
seguito, cioè un collega, due nipoti, e alquanti 
famigli. — Ma ecco il modo, col quale io 
prima dì loro potei uscire dal Castello: — 
Invitai un giorno a pranzo tutti quei stipen- 
diari, che ci tenevano in custodia; e diedi 
ordine ai miei domestici , che disponessero 
assai bene ogni cosa: non mancava che il 
vino. Un piccolo fiume soltanto, separa il Ca- 
stello di Pontevico da un altro che si chia- 
ma Robecco; e in questo Castello di Robecco, 
tenuto per buona sor-te dalla gente del Re, 



167 

vi era una grande abbondanza di vino (1). 
— Il fiume non si potea tragittare senza 
barca (2). — Erano con noi due Frati Predi- 
catori, uno dei quali era conosciuto e ben 
voluto dai terrazzani di Ponte vico : ond' è che 
apparecchiate le tavole, io dimandai senz'altro 
di poter andare, con quel Frate già noto, a 
Robecco, per provvedere il vino necessario. 
Ora siccome un mio compagno si era già 
presentato all' esercito per ottenere il mio ri- 
scatto, e quel che è più, io lasciava quali o- 
staggi nel Castello un mio collega, i nipoti e 
i famigli con tutta la roba, si immaginarono 
gli stipendiari, che io sarei immancabilmente 
ritornato; epperò acconsentirono, che, accom- 
pagnato da quel Frate, io andassi al Castello 
di Robecco; e prepararono anzi tosto la barca 
con molti vasi per il vino. Ciò fatto, nessuno 
ebbe a intravedere qual fosse la mia inten- 
zione. Senonchè quando io fui al di là del 
fiume, entrai nel Castello, feci bensì riempire 
di buon vino tutti i vasi, ma dopo di averli 

(1) « Qusedam aqua dividebat castrum Pont de Vie ab 
alio quod erat ultra aquam et vocatur Rubech. Quod 
castrum Rubech per gentem Hegis tenebatur, ubi 
erat abundantia vini ». 

('■d) « Aqua non erat meabilis sine navi ». — Per non 
essere molestati dai Ghibellini cremonesi, i nostri 
avevano forse tagliato il ponte siili' Oglio, o l'ave- 
vano ingombrato in modo, da non potersene servire 



168 

fatto riporre nella barca, accostatomi al Ca- 
stellano gli dissi, che non avesse in alcun 
modo a permettere eh' io facessi ritorno a 
Pontevico: e ciò feci accortamente, perchè 
quelli della mia famiglia, che erano tuttora 
in mano dei Bresciani, non venissero per ca- 
gion mia da loro maltrattati (1). — Difatti 
pensando quei di. Pontevico, che il Castellano 
di Robecco mi avesse realmente trattenuto a 
forza, non fecero ai miei alcun male; ma be- 
vettero insieme a loro allegramente: e l'indo- 
mani, essendo giunte da Brescia le lettere dei 
Cardinali, li lasciarono tutti in libertà » : (2). 
Intanto però che a Pontevico avvenivano 
tali cose, durava tuttora 1' assedio della Città, 
la quale nondimeno, per ben quattro mesi, re- 
sistette animosamente ai replicati assalti del- 
l' esercito nemico, rendendo pur sempre inutili 
agli assediarci tutti i mezzi di espugnazione. 
— Ma già, oltre all' essere mancato ai prodi 
Bresciani il braccio potente di Tebaldo Bru- 
sati, che in una ardimentosa uscita, era stato 
preso e condannato dal Re ad essere trasci- 



(1) « Dixi castellano quod non permitteret me recedere: 
hoc feci ne illi qui remanserant male haberent ». 

(2) « .... simul biberunt, ,et in crastinum eos omnes 

liberaverunt, quia venerunt literee Cardinalium » : 
( ltclatio de itinere italico Henrici VII Imp. — apud 
Muratori — li. I. S. v. IX , e. 901, 2, 3.). 



169 

nato intorno alla città, e poi tagliato a pezzi, 
i cittadini cominciavano ormai a dilettare an- 
che di viveri, di denari e di mezzi di resi- 
stenza: e gli è appunto per questo, che per 
interposizione del Patriarca di Aquileia, e spe- 
cialmente del Card. Luca del Fiesco, si venne 
ad una capitolazione, che fu del resto ono- 
revole ai Bresciani, e degna della generosa 
difesa, che avevano per tanto tempo sostenuto. 
Condizione dell' accordo conchiuso tra i citta- 
dini e l'Imperatore, era, che Arrigo entrasse 
pure a prendere possesso della città di Brescia, 
ma che lasciasse salve la vita e le robe di 
tutti indistintamente gli abitanti, e non si ar- 
rogasse alcun diritto di osteggiare o condan- 
nare in qualsiasi modo nemmeno i capi dei 
partito guelfo. Entrò pertanto il numeroso e- 
sercito del Re, e il Re stesso Arrigo, mal sa- 
pendo frenare l' ira che covava in cuore, col 
volto spirante minaccia, entrò egli pure, ma 
passando per la breccia anziché per la porta: 
e allorché egli si vide padrone della forte e 
mal vinta Città, dimentico dei patti poco prima 
conchiusi, ordinò che si demolissero in varie 
parti le mura, taglieggiò i cittadini di 70,000 
iiorini d' oro, pubblicò al fisco imperiale i pa- 
lazzi e le torri dei principali Guelfi, intimando 
a molti di essi anche il bando e 1' esmlio. — 



l ^ 



Prima di uscire dal bresciano, volle Arrigo 



s^? 



che fosse fatto in Città e in provincia il censo 



170 

di tutti i maschi atti a portare le armi; e a- 
vendo udito, che dalla descrizione, questi ri- 
sultavano in numero di cento e trentasei mila, 
dicesi che stupito abbia esclamato : « Brescia 
non è una città, ma un regno » : (1). 



CAPITOLO XI. 

Il Cast, di Pontevico è dato in potere a Giberto 
da Correggio. — Lodorengo dei Martinenghi rap- 
presentante imperiale nel Cast, di Pontevico. — 
Lodorengo rinuncia il Castello ai Guelfi. — Pace 
tra Guelfi e Ghibellini. — Nuova guerra civile. — 
Lotte presso Pontevico. — Giovanni Re di Boemia. 

— Rivolta di Castel Vico. — Mastino della Scala. 

— Azzo Visconti — Penitenze. — I Disciplini. 

(A. 1311-1340). 

Caduta Brescia, riuscì facile ai Ghibellini di 
impadronirsi del Castello di Pontevico, cui 
vollero ben fornito di guarnigione, sospettando 
essi ad ogni momento, che i Guelfi, desiderati 
anche dagli abitanti, ritornassero quando che 
fosse a porvi loro stanza. Anzi a meglio assi- 



(1) V. Malvezzi — R. I. S. v. XIV , e. 975. — In ap- 
presso l'Imp. Arrigo, con suo diploma, confermò ai 
Bresciani i loro diritti sul Ponte e Pontatico di Pon- 
tevico: ( V. Relaz. sul fiume Oglio: Ms. Quirin. f. 87). 



171 

curarsi il dominio sul nostro Castello nel pe- 
ricolo di una rivolta, che loro sembrava ine- 
vitabile, vollero procurarsi altresì un valido 
appoggio nel braccio di un potente Signore : e 
difatti nel mese di Luglio del 1312, vedendosi 
incapaci a reprimere gli abitanti, qualora que- 
sti realmente avessero a ribellarsi, pensarono 
di dare il Castello in potere di Giberto da 
Correggio, perchè egli colla sua autorità, e 
colla forza dei suoi armati, sapesse tenere in 
freno, e all' uopo punire severamente tutti co- 
loro, che avessero ardito di voler rimettere 
la Terra in mano dei Guelfi. — Coli' armi 
tenne difatti Giberto (1) il Castello di Pon- 
tevico, ma per brevissimo tempo; imperocché 
essendo incorso poi egli stesso nello sdegno 
dell' Imperatore, fu da lui rigorosamente pro- 
cessato, e anche condannato (2). 



(1) « Di julio quelli che tenean pontevicho nel bresciano 

lo diedero in potestà de Giberto de coregia, quale 
di sua gente lo munì » : ( Monum. Hist. — voi. Ili , 
p. 407 ). — Giberto da Correggio fu già Signore di 
Parma; poi cacciato da quella città, divenne soste- 
nitore di Arrigo, dal quale, secondo alcuni, venne 
poi nominato Vicario di Brescia (a. 1311 ). 

(2) Nella « sententia contro, Guibertum Corrigiensem ab 

Enrico VII Aug. lata », è fatta menzione di un Ber- 
nardo de Pontevico, notaio : V. Muratori — Antiquit. 
Ita], voi. IV , col. 623 ). 



172 






Non per questo però Pontevico ebbe a tor 
nare in potere dei Guelfi; poiché, malgrado 
1' odio implacabile, che i nostri dimostravano 
ognora più alla novella fazione dominante, essi 
dovettero nondimeno assoggettarsi ad accet- 
tare quale rappresentante imperiale, e capo 
del presidio, un fiero sostenitore di Arrigo, 
certo Lodorengo dei Martinenghi (1). Cercò 
costui di guadagnarsi in qualche modo il fa- 
vore dei sdegnosi abitanti del Castello; ma 
già era tanto radicato negli animi il senti- 
mento di avversione contro qualsiasi agente 
dell' Imperatore, che fin dal principio, in causa 
di alcuni moti sovversivi, questo Lodorengo 
dovette accorgersi di non poter egli tenere a 
lungo sua stanza in Pontevico. — A rendere 
poi i nostri vieppiù ostili a questo fautore del 
partito ghibellino s' aggiungeva altresì, che i 
Guelfi usciti dalla Città, e ingrossati in alcune 
fortezze del bresciano, segretamente manda- 
vano loro emissarii, i quali con calde parole 
li esortavano a sollevarsi, e a cacciare alfine, 
insieme al rappresentante imperiale, tutti i 
Ghibellini che avevano occupato il Castello. — 
Venne difatti il giorno della riscossa; e gli 
insorti, a dir vero, non furono soltanto quelli 

(1) Forse il medesimo Lodorengo dei Martinenghi, bre- 
sciano, che in capo a 10 anni circa, troviamo Ret- 
tore di Bologna: (V. Malvezzi • — col. 998). 






m 

di Pontevico; che il sentimento antighibellino 
aveva invaso presso a poco tutte le Terre bre- 
sciane, dalla Val Trompia fin qui alle rive 
dell' Ogiio; e già i Castelli mano mano si ri- 
bellavano, e ritornavano in potere dei Guelfi : 
mentre purtroppo le ville di coloro, che pur 
voleano rimanere fedeli alla avversa fazione, 
venivano nel furore delle scorrerie messe da- 
gli insorti a ferro e a fuoco (1). 

Dinnanzi al pericolo, che tanto in paese come 
fuori lo minacciava, Lodorengo dei Marti- 
nenghi non potè più durarla a lungo, né volle 
altro saperne del comando dei nostro Castello; 
quindi è, che a scanso di danni maggiori, cre- 
dette meglio di farne cessione ai Guelfi : e 
probabilmente egli tra i primi dei capi ghi- 
bellini, e fors' anche innanzi che i Guelfi gli 
intimassero la resa, il giorno 8 Luglio del 
1313, usci di Pontevico. lasciando il Castello 
in loro pieno potere (2). 

(1) « castella fere omnia quae in planitie Brixise 

posita sunt usque ad Olii fluminis litora, ipsi Guelfi 
suo nutu obtinuerunt. Qui ad villas et Castella di- 
scurrentes, quae parti Gibellinae inhaerebant, cuncta 
quae attingere poterant, rapinis, caede, igneque va- 
stabant .... » : ( Malvezzi -— Chron. R. I. S. v. XIV , 
e. 978 ). 

(2) « Gelfis fortuna, rerumque experientia felices suc- 

cessus administravit, quos et ipsi sibi viribus con- 
quisivere. Nam Vili Idus Julias dedente Lotorengo 



174 

Fu allora, che i Guelfi « (reti fortuna » j 
come dice il Mussato, si avanzarono pieni di 
ardire verso altre importanti fortezze del bre- 
sciano, e conquistate che le ebbero, si spinsero, 
fin sotto le mura della Città, cingendola come 
di assedio (1). 

I Ghibellini di Brescia atterriti a queir im- 
provviso turbine di guerra, non sapendo come 
resistere all' impeto di sì forti nemici, fecero 
loro proposta di conciliazione : i Guelfi Y ac- 
cettarono, e stabilitene le condizioni, si con- 
chiuse una pace, che si fece giurare anche 
alle donne : ( Ottobre — 1313 ). 

Due anni soli però ebbe a durare la con- 
cordia, trascorsi i quali, i fazionari ghibellini 
essendosi procurato il soccorso di Gan Grande 
della Scala, Signore di Verona, tornarono a 
far riaccendere in mezzo a noi, e più fiera che 

de Martinengo, qui prsesidio Castri Pontis Vici prò 
parte Csesaris erat, in eorum manus devenit. Qua 
freti fortuna insultu valido in Terenzani Coloniam 
etc. »: (Albert. Mussato — De Gestis Henrici VII. 
— R. I. S. v. X°, e. 555). 
(1) Anche i Guelfi cremonesi si impadronirono in questo 
tempo di molti castelli ghibellini, e tra gli altri 
anche di quello vicino di Robecco (Giugno — 1314): 
V. Cavitelli — Ann. Cr. f. Ili, v. — Forse allude al 
medesimo Castello di Robecco d'Oglio anche il Mus- 
sato là dove dice : « Rubechi quoque Castrum fortis- 
simum muniapibus se iisdem victoribus applicantibus 
Cremona accrevit » : ( R. I. S. v. X°, e. 558 ). 



175 

mai, la guerra civile. — Senonchè nel mese 
di Gennaio dell' anno 1316, dopo una battaglia 
generale avvenuta in Città sulla piazza del 
popolo, i Guelfi, ajutati dalle genti del Mar- 
chese Cavalcano, ( capo del partito guelfo di 
Cremona), riuscirono, dopo un lungo combat- 
timento, a cacciare da Brescia i Ghibellini: e 
questi nel timore di perdere anche le Fortezze 
della provincia si ripararono e si fortificarono 
specialmente agli Orzi, a Quinzano, a Leno, a 
Gottolengo e in altri Castelli a noi vicini. — 
La fortezza di Pontevico però rimase ai Guelfi, 
i quali alla loro volta si affrettarono a munirla 
di un buon presidio, perchè potesse tener fron- 
te ai nemici, che da ogni parte la circon- 
davano. 

In appresso, non ostante la vittoria riportata 
dai Guelfi sulla fazione avversa, alcune Terre, 
forse perchè molestate continuamente dalle 
scorrerie dei Ghibellini , si ribellarono alla 
Città per darsi in potere degli espulsi, e tra le 
altre anche il vicino Castello di Bassano. Non 
appena però il seppero i cittadini di Brescia, ac- 
corsero tosto in buon numero sopra il luogo, e 
dato F assalto alla rócca, e penetrati a forza 
nella Terra, vi uccisero molti abitanti, e moltis- 
simi condussero prigionieri in Città, dopo di 
averne pressoché distrutte tutte la case (1). 

(1) « Ipso anno (1316) rebellantes in Bassano expugna- 



m 

Continuarono poi per molto tempo in pro- 
vincia gli attacchi tra le due fazioni, partico- 
larmente nelle vicinanze, e talora anche nel 
territorio stesso di Pontevico, cui i Ghibellini 
con tutti i mezzi tentavano ognora di togliere 
dalle mani dei Guelfi. — Fu anzi sulle rive 
dell' Oglio, e probabilmente presso le mura del 
nostro Castello, che nel seguente anno (1317), 
i Guelfi e i Ghibellini vennero tra di loro più 
fieramente alle armi. — Essendo infatti nomi- 
nato Podestà di Genova un distinto cittadino 
bresciano, certo Zambellino di Bornago, e per 
maggior sicurezza, con un buon nerbo di sol- 
dati mettendosi egli in viaggio verso quella 
città, giunto col suo seguito all' Oglio, fu im- 
provvisamente assalito da una turba di Ghi- 
bellini, i quali parte a cavallo, e parte a piedi 
furono sopra ai suoi con grande impeto de- 
cisi di sterminarli o di farseli prigionieri: — 
ma non sempre « audaces fortuna juvat » ; 
imperocché a queir inaspettato attacco i Guelfi 
del Zambellino, anziché lasciarsi atterrire, im- 
pugnate tosto le armi, seppero non solo difen- 
dersi coraggiosamente, ma con atti di supremo 
valore « forti ter decer tantes » rovesciandosi 

verunt armigeri Civitatis, et vi fortilitium ingressi, 
multos ex eis gladiis occiderunt, reliquos captivos 
in urbem adduxernnt, Terramque ipsam funditus 
subverterunt » : ( Malvezzi — R. I. S. v. XIV , e. 983). 



177 

tutti insieme sui mal capitati assalitori, in 
Lieve ora li vinsero e li disarmarono. Rife- 
risce il Malvezzi, che molti dei Ghibellini ri- 
masero in quel combattimento uccisi, e molti 
altri, fatti prigionieri, furono poi condotti parte 
nelle carceri di Pontevico, e parte in quelle 
di Brescia (1). 

Anche al di là dell' Oglio non avevano i 
Ghibellini miglior fortuna; che il Cavalcabò 
sempre intento a voler ridurre la città di Cre- 
mona in potere dei Guelfi, cominciò coli' im- 
padronirsi del Castello di Robecco, e col far 
abbattere dai suoi partigiani una certa torre 
di Olmeneta, detta dei Zucchelli: ma subito 
dopo sorpresi colà i Guelfi dalle genti del 
Ponzone, Signore di Cremona, dovettero riti- 
rarsi nuovamente a Robecco, e con non pic- 
coli danni. In appresso però coli' aiuto di Gi- 



(1) « Istis quoque diebus, dum egregius civis Zambel- 
linus de Bornago Jurisperitus, et omni virtute con- 
spicuus ad Januensium civitatem iter arripuisset (e 
non già reduce da Genova, come scrive V Odorici a 
pag. 388 del voi. VI , delle sue Storie Bresciane), ad 
quam prò Potestatis officio gerendo vocatus erat, ad 
Oliique litora pervenisset, irruerunt contra eum eque- 
stres ac pedestres Gibellini. At qui cum eo erant in 
comitatu fortiter decertantes tandem illorum Gibel- 
linorum catervam prostraverunt. Siquidem pluribus 
ex illis interfectis, alios in Pontevico, et quosdam in 
civitate in vinculis tenuerunt » : ( Malvezzi ■ — 1. e. j. 

Berenzi — Storia di Pontevico l^S 



Ì78 

berto da Correggio, ( quel medesimo che nel 
431*2 vedemmo tenere pei Ghibellini il Castello 
di Pontevico, e che ora invece era capitano 
generale della Lega guelfa) i Guelfi cremonesi 
mossero da Robecco contro la città di Cre- 
mona; la cinsero di assedio; poi rotte le mura 
vi entrarono di nascosto, e ne scacciarono a 
forza il Ponzone, insieme ai Ghibellini e a 
molti altri di diverse fazioni, che pur lo favo- 
rivano (1). 

Ne soltanto in Brescia e in Cremona, ma 
bensì in tutta Lombardia, la fortuna sembrava 
arridere iti questo tempo ai Guelfi; talché qui 
da noi, il partito ghibellino vedendo di non 
poter contare altro sulle proprie forze, si era 
già affidato nuovamente allo Scaligero, il quale, 
siccome ambiva la signoria di Brescia, si ado- 
perava con ogni mezzo di avvicinarsi alla Città, 
e rimettervi innanzi tutto gli espulsi Ghibel- 



« Guelphi profecti Rubechum, dum illinc nonnulli 
accesserint ad vicum Ulmenetae .... Ponzonus illos 

fndit et Guelphi mox ex Rubecho, Giberto Cor- 

rigiense duce, Cremonam obsederunt (a. 1318); ...• 
et anno subsecuto Guelphi, Jacobo Cavalcabove duce, 
ope Giberti Corrigiensis in sui potestatem Cre- 
monam redigerunt, inde expulso Ponzino Ponzono 
et aliis diversse factionis »: (Cavitelli — Ann. Crem. 
f. 113, v. e 114, r. ): — V. St. di Cremona del Campi, 
pag. 92; e Grandi p. 89. 



470 

lini. — - Temendo pertanto i Guelfi di non 
aver forze sufficienti per ribattere un pro- 
babile assalto di Can Grande, si erano decisi 
di darsi a Roberto Re di Napoli, il quale as- 
sicurandoli della sua protezione, mandava qua- 
le suo Vicario in Brescia, un certo Giovanni 
Acquabianca. 

Del resto ben è vero, che sotto il comando 
di questo Vicario del Re Roberto, i Guelfi 
poterono continuare a imporsi in provincia al 
partito ghibellino : ma ove appena presentavasi 
1' occasione, anche i Ghibellini, forti degli ap- 
poggi dello Scaligero, non cessavano alla loro 
volta di spingersi or su questo ed or su quel 
Castello, e di molestare e danneggiare in qual- 
siasi modo i partigiani della fazione avversa, 
— E fu difatti nel 1320, ( poco dopo cioè, che 
a Giovanni Acquabianca venne sostituito Vi- 
cario reale in Brescia un Simone Tempesta ), 
che a Seniga, Castello della Quadra di Pon- 
tevico, toccò, da parte dei Ghibellini, quasi 
1' egual sorte, che nel 1316 era già toccata, da 
parte dei Guelfi, a quello di Bassano, pure 
appartenente alla medesima Quadra. — Era 
custode della Terra di Seniga un certo Gui- 
desco Poncarale, postovi come Capitano dai 
Bresciani, quando ben cento cavallieri ghibel- 
lini, seguiti da molti fanti, all' insaputa dei 
Guelfi di Brescia e di Pontevico, si avvici- 
narono a quel Castello, coli' intenzione di pren- 



480 

derne possesso e di scacciarne gli abitanti. 
Corrotto forse con denaro, o lusingato dalle 
promesse, il Poncarale anziché tentare di far 
loro resistenza, o di spedir tosto per ajuti al 
Castello di Pontevico, li lasciò senz' altro en- 
trare nella Terra; per nulla badando, che con 
quell'atto, egli facevasi reo di alto tradimento, 
ed esponeva gli abitanti al pericolo di essere 
massacrati, o per lo meno espulsi ingiusta- 
mente dal loro Castello. Ma a che non giunge 
una cupidigia sfrenata ? .... il Poncarale mi- 
rava innanzi tutto al largo compenso che si 
riprometteva, non già alla viltà della propria 
azione: e i Ghibellini pertanto scagliandosi 
furibondi sopra i traditi terrazzani, li caccia- 
rono difatti dal Castello, saccheggiarono bar- 
baramente le loro case, e vi appiccarono V in- 
cendio, dopo di essersi dati agli sfoghi della 
libidine la più brutale (1). 

Senonchè dopo il fatto di Seniga, alla preda, 



(1) « Viri centum bellicosi equites cum peditibus aliquot 
ad bella etiam expeditis de civitate Brixia egredientes, 
Prsesidibus omnino insciis, ad Terranei de Seniga pro- 
fecti sunt. Qui a Guidesco de Pontecarali illic prò 
populo Brixiae Capitaneo, in caterva recepti sunt. 
Cumque ingressi fuerunt, statini de ea habitatores 
expellentes, praeda, flammisque Terram ipsam con- 
sumserunt, veruni et mulieres eorum libidine vexa- 
verunt »: (Malvezzi — Chron. col. 994). 



181 

all' incendio e ad atti di sangue si lasciarono 
tosto trasportare anche i Guelfi contro alcune 
Terre dei Ghibellini; e quindi uscendo dalla 
Città, coli' ajuto di Giberto da Correggio in- 
vasero il territorio di Gambara e di Gotto- 
lengo, devastando ogni cosa, e distruggendone 
i castelli fin dalle fondamenta (1). — E così 
andava sempre più ingaggiandosi in mezzo 
a noi una fìerissima lotta, che minacciava 
mano mano di condurre, sia da parte degli 
uni, come degli altri fazionari, a conseguenze 
ancor più tristi e deplorevoli. — Per un lungo 
decennio ebbe a durare ancora nella nostra 
provincia questo osteggiarsi accanito, e questo 
continuo avvicendarsi di fortune; fino a che 
stanchi i Bresciani di una guerra, la quale 
in ultimo non mirava che a fomentare ognora 
più le pubbliche e private passioni, e a sbra- 
mare la sete di signoria di alcuni ambiziosi, 
si rivolsero finalmente a Giovanni Re di Boe- 
mia, e gli offrirono il dominio della Città e 
del territorio, pur di avere dall'autorevole per- 
sona di questo Re un governo, che valesse ad 
estinguere le ire e i vecchi rancori dei fa- 
zionari. 

(1) « Eisdem temporibus {Gennaio 1320) Guelfi cives 
cum Giberto de Corregio Gottolengi et Gambarre 
Terras invaserunt, quas prseda et flammis vastantes 
ad solum usque prostraverunt » : ( Malvezzi — col 
995). 



182 

Non appena dagli ambasciatori spediti al Re 
Giovanni si seppe, che egli avea accettato le 
condizioni, colle quali i nostri si assogget- 
tavano alla sua sovranità, e che inoltre egli 
stesso desiderava prima della fine del 1330, di 
venire a prendere possesso di Brescia, non 
è a dire come i cittadini si disponessero a 
riceverlo con grandi feste e solenni onoranze. 

Come quelli che anche nelle circostanze più 
pericolose si erano dimostrati sempre fedeli 
alla propria Città, i nostri di Pontevico ebbero 
anche V onore di vedere eletto dal Consiglio 
cittadino uno dei loro a far parte di quella 
deputazione, che era destinata a regolare la 
splendida accoglienza da prepararsi al Re boe- 
mo (1). — Quelle feste, a dir vero non po- 
teano farsi con maggior pompa, ne riuscire 
più grandiose e solenni; e come il popolo ac- 
corso affollatamente a incontrare il Re, por- 
tava in mano, simbolo di conciliazione, l'olivo, 
e andava fra gli applausi gridando « Pace, 
Vita e Gloria al Re Signor nostro », così 
parve in realtà, che colla venuta del nuovo 
Principe, le cose nostre avessero finalmente a 

(1) « Elegit Civitatis Consilium viros, qui prò Regis 
adventu gerenda digne ac mcgnifice providerent, 
quorum nomina: Corradinus de Confaloneriis .... 
Jacoblnus de Pontevico, Ziliolus de Ugonibus etc. » ; 
( Malvezzi — e. 1002 ). 



183 

volgere in meglio. Difatti subito dopo il suo 
comparire fra noi, Mastino della Scala restituì 
ni Bresciani quanto in provincia avea conqui- 
stato, e richiamando le sue genti dal nostro 
territorio, se ne tornò sul veronese: — ■ inoltre 
Re Giovanni coi suoi modi e colla sua nuova 
politica seppe spegnere a poco a poco le ire di 
parte, e indurre i cittadini alla pace e alla 
concordia coi fuorusciti; cosa, che gli fece 
acquistare ben presto fama di uomo pru- 
dente e saggio anche presso i Cremonesi e 
molti di altre provincie, i quali non dubitarono 
di offrirgli, al pari dei Bresciani, la signoria 
delle loro città. 

Senonchè troppo facilmente i Guelfi di Bre- 
scia si erano lasciati lusingare dalla politica 
del Re di Boemia; e troppo fiduciosi eransi 
mostrati nel buon andamento, e nella pacifica, 
continuazione del di lui governo. — Non era 
difatti trascorso molto tempo da che il Re 
Giovanni avea preso il possesso del nostro 
territorio, che già cominciarono a sorgere in 
animo ai Bresciani, sospetti gravissimi intorno 
alla lealtà delle sue promesse. Aveva egli fin 
dalle prime richiamato in Città tutti i Ghibel- 
lini fuorusciti; e i Guelfi, che pur volevano 
tentare di opporsi a questa disposizione, avea- 
no però finito coli' accondiscendervi : ma al- 
lorché, oltre all' aver richiamato in patria quei 
Ghibellini, il Re cominciò altresì a favorirli 



184 

apertamente e di preferenza, ed a proteggerli 
in qualsiasi modo per renderseli all' uopo ar- 
diti fautori, lo sdegno di tutti i Guelfi della 
provincia non potè più reprimersi; e già si 
minacciava di venire senza meno alle armi, 
quando, secondo il Gazata, nel mese di Luglio 
4331 avvenne in bresciana la ribellione di 
Castel Vico, che al dire dell' Odorici, parrebbe 
doversi interpretare per il nostro Pontevico (1): 
fatto memorandissimo, soggiunge lo stesso 
dorici, che darebbe gloria a questo Castello, 
primo degli italici, che abbia osato francarsi 
da Re Giovanni (2). 

Carlo, il figlio del Re, che si trovava a Parmj 
quando avvenne la rivolta, si affrettò bensì 
mandare, nel mese di Agosto, il suo esercite 
a Castel Vico, e in Settembre potè riaverlo 
patti (3); ma già la scintilla era gettata, 
ormai tornava assai difficile, anzi impossibile 
estinguere V incendio, che erasi rapidissima- 
mente suscitato, dopo il fatto di Castel Vico, 



(1) « De mense julii rebellavit se Castrum Vidi, in Epi- 

scopati Brixiae a rege » : ( Ber. It. Scr. voi. XVIII 
col. 46 ). 

(2) Storie Bresciane — voi. VI, p. 373, nota l. a 

(3) « De mense Augusti misit filius Regis esercitum a( 

castrum Vieti sibi rebellatum, quod de mense Sep- 
tembris est ei restitutum de concordia » : ( Gazate 
R. I. S. 1. e ). 



185 

non solo nella intera provincia, ma anche in 
tutte le altre, che al pari della nostra si erano 
date quasi spontaneamente al Re di Boemia. 
Laonde, vista la mal parata, Re Giovanni pensò 
bene di far ritorno in Germania, mentre i 
principi di Lombardia valendosi dell' occasione, 
si adoperavano assiduamente per ingrandire 
coli' armi i loro stati. 

Mastino della Scala si strinse in alleanza 
con A zzo Visconti già Signore di Milano, e 
patteggiò con lui di assalire le città, che si 
erano sottomesse al Re di Boemia, e di divi- 
dersele insieme prendendo Y Oglio per limite 
dei loro dominii. 11 Signore di Verona volse 
tosto la mira a Brescia, e 1' ebbe di consenso 
dei medesimi Guelfi, i quali trattata prima con 
lui la cacciata dei Ghibellini, nel Luglio del 
1332 gli aprirono senz' altro le porte della 
Città: quindi è, che nello stesso mese, in cui 
I anno prima quelli di Castel Vico ardita- 
mente eransi ribellati al Re Giovanni, vediamo 
lo Scaligero entrare in Brescia, protettore dei 
suoi primi nemici, e persecutore dei suoi primi 
partigiani (1). 

(1) V. Xlcolini — Ragion, di St. Br. p. 51. — Di questo 
tempo abbiamo un' alleanza tra il Doge di Venezia 
e il Podestà di Brescia; e tra le convenzioni fatte, 
si trova, che Brescia dovea tener salva e custodita 
particolarmente la via che dalla Città conduce a 
Pontevico, e da Pontevico a Cremona, 



186 

Resse Mastino della Scala per alcuni anni, 
la nostra provincia, senza che alcun grave 
fatto venisse a mutarne l'andamento: ma poi 
facendo egli sentire ai Bresciani troppo pe-. 
sante il suo giogo, questi fecero comprendere 
ad Azzo Visconti, che sarebbero passati volen-f 
tieri dalia dominazione dello Scaligero, sotto» 
la signoria di Milano. — Non aspettò il Vi- 
sconti un secondo invito dai Bresciani; ma.) 
armato il suo esercito, 3 rotta 1' alleanza già 
prima stretta col Signore di Verona, passò 
1' Oglio, e attaccato innanzi tutto il Castello di . 
Pontevico, guardato e difeso dalla gente di 
Mastino, se ne impadronì : ebbe poi mano mano 
Canneto, Orzinovi, Palazzolo e molti altri Ca- 
stelli della provincia; indi finalmente anche la 
ròcca stessa di Brescia, la sola di tutta la 
Città, che aveva voluto mantenersi fedele al 
Signore di Verona ( a. 1337 ) : (1). 

Ed ora si vegga singolarità dei tempi : — 
uniti sotto lo stesso dominio visconteo i Bre- 
sciani e i Cremonesi, parte per vera pietà e 
divozione, e parte per cieco fanatismo furono 



(1) « Dominus Azo obtinuit castra Pontivigi et Canedi 
et plura alia castra districtus Brixiee. Et primo De- 
cembris (1337) Gentilis de Ciprianis Capitaneus Castri 
civitatis Brixise prò Domino Mastino, id castrum 
dedit Domino Azoni praedicto »: {Parisio de Cercta 
— Chron. Veron. R. I. S. v. Vili , e. 651 ). 



187 

visti darsi insieme alle più strette pratiche 
religiose, e a severe discipline, e penitenze 
pubbliche non mai più vedute: quindi è che 
raccogliendosi confusamente intiere popolazioni 
qui sulle rive dell' Oglio, uomini e donne ve- 
stiti di sacco, a piedi scalzi, preceduti da una 
croce, e gridando misericordia, muovevano in 
processione a centinaja al di là del fiume, ele- 
mosinando di paese in paese, errando di terra 
in terra, attendandosi alla meglio nelle aperte 
campagne, e flagellando i propri corpi, este- 
nuati dal lungo digiuno, in modo da destare 
nell' animo la più grande pietà (1) : ( a. 4340 ). 
Come in molte città e in alcuni paesi, pro- 

(1) Avvennero simili pellegrinaggi di penitenti anche in 
altre parti dell'Italia: ma siccome riuscirono tal- 
volta ad essere causa di disordini e di sedizioni, fu- 
rono perciò in alcune circostanze dalla autorità ec- 
clesiastica disapprovati e proibiti. — I Pontefici con- 
dannarono anche in seguito la setta chiamata dei 
Flagellanti, i quali per effetto di una aberrazione 
mentale, dalle mortificazioni della carne, comandate 
dal Vangelo, trapassarono all' abuso nelle volontarie 
flagellazioni; e sotto le mentite spoglie di religione 
e di pietà camminavano immodestamente, discipli- 
nandosi fino a sangue, percorrendo a torme borghi 
e villaggi, mettendo urli spaventevoli, e insegnando 
la flagellazione avere la stessa virtù del Battesimo, 
e degli altri Sacramenti ; potersi conseguire per essa 
la remissione dei peccati; anzi nessuno senza di 
quella poter giungere a salvamento. 



188 

babilmente anche in Pontevico l' istituzione del 
Sodalizio dei Disciplini (i quali Disciplini in 
progresso di tempo ebbero qui casa e Chiesa 
propria, dove ora sorge 1' Oratorio di S. Fran- 
cesco, detto appunto la Disciplina) forse, dico 
risale a quest' epoca di singolare movimento 
religioso. 

Per chi non lo sapesse, i Disciplini detti 
anche Battuti o del sacco ( fratres de sacco, 
fratres saccitce ) , senza avere alcun obbligo di 
voti, vivevano mortificati con molta ritiratezza, 
adunandosi spesso nella loro Chiesa per atten- 
dere in comune alla preghiera e alla medita- 
zione. Aggiunge il P. Marquez esser probabile, 
che in seguito, essendo questi penitenti cre- 
sciuti di numero, domandassero alla Santa 
Sede la conferma del loro istituto, e una re- 
gola che loro servisse di norma nel vivere; e 
che in realtà la ricevessero ; ma altri in questo 
non convengono col Marquez, per la mancanza 
delle prove. Certo, oltre le regole particolari 
della loro Congregazione, aveano anche Y uf- 
ficio di assistere gli infermi, e di venire con 
ogni mezzo possibile in soccorso delle classi 
miserabili, provvedendole del necessario, quan- 
do le annate fossero state scarse : ed era pure 
opera della loro carità cristiana visitare i car- 
cerati, assistere in confortatorio, massime nelle 
città, i giustiziandi, e accompagnarli al luogo 
del supplizio. — La Confraternita dei Disci- 



189 

pi i ri i contava nel suo grembo tanto i più illu- 
stri cittadini come i più umili e oscuri; i quali 
[sotto il misterioso cappuccio che li occultava 
agli sguardi di tutti, procedevano del pari 
all' adempimento dei loro doveri : — istituzione 
democratica, dice il Galantino, alla cui ombra 
i deboli si confortavano, e ponevano un argine 
alla violenza di principi iniqui', e di prepotenti 
signori (1). 



CAPITOLO XII°. 

Contrasti tra i Bresciani e i Cremonesi per le 
acqne del fiume Oglio. — I diritti di Brescia sul 
ponte di Pontevico. — I Collegati contro Bernabò 
Visconti si impadroniscono della Terra di Ponte- 
vico. — La Ròcca di Pontevico si mantiene fedele 
al Aisconti. — Bernabò riconquista la Terra di 
Pontevico. — Calamità. — Gian Galeazzo Visconti. 

( A. 1340-1400 ). 

Ad Azzo Visconti, morto nei 1339, succedeva 
nel governo della nostra provincia il di lui 



(1) La Congregazione dei Disciplini in Pontevico era 
regolata dal Priore, da un Vicario, da 3 Sindaci, da 
un Procuratore, da un Maestro, dal Cassiere, e dal 
Cancelliere. 



Ì9Ó 

zio Luchino, del quale, non buono, considerato 
come uomo, con troppa lode s' ebbe a dire, 
che come principe va annoverato tra i mi- 
gliori. — Nel tempo, che questo Visconti tenne 
la signoria del bresciano ( 1339-49 ), nulla di 
importante avvi da registrare per ciò che ri- 
guarda la Storia di Pontevico. Si sa però, che 
sebbene alquanto domate quelle interne fa- 
zioni, che per tanti anni aveano, forse più di 
qualsiasi altra Terra bresciana, tenuto in armi 
il nostro Castello, nondimeno anche di questo 
tempo non mancarono ai nostri terrazzani al- 
tre molestie, per le quali convenne, che col- 
T armi alla mano si tenessero del continuo 
sulle difese. — Già fin dal 1329 Lodovico il 
Bavaro con Diploma del 21 Giugno aveva con- 
fermato ai Cremonesi tutti i diritti, esenzioni 
e privilegi, loro concessi dai suoi predecessori; 
e quindi anche la giurisdizione sul fiume Oglio 
dall' una e dall' altra riva, per quanto si e- 
stende il territorio di Cremona, con piena fa- 
coltà di estrarne e derivarne l' acqua ad li- 
bitum. (1). 

Ora, forti di tale privilegio i Cremonesi co- 

(1) ( Concessit Cremonensibus ) jus et jurisdictionem flu- 
minis Olei ab utraque parte, quatenus territorium 
Cremonense se extendit, cum facilitate demandi a- 
quas ad quascumque partes ». (Pergamena nell'Ar- 
chivio di Cremona): — V. anche Cavitela — Ann. 
Crem. f. 123, r. •-- e Carnai St. di Cremona pag. 93. 



iòi 

linciarono appunto in questo tempo a volersi 
valere del diploma di Lodovico il Bavaro, per 
aprire canali e derivare in alcune località le 
Seque del fiume, e per contrastare in altri 
modi i diritti, che i nostri ab antiquo vanta- 
vano sull'Oglio. Fu quindi necessario, che in 
tutti i Castelli situati lungo la riva bresciana, 
si dovessero mandare uomini armati, i quali 
stassero continuamente sulle parate, vigilando 
perchè dai Cremonesi non venissero ripetuti 
quei tentativi, che un secolo prima ( a. 4235 ) 
avevano causato i fieri combattimenti di Pon- 
tevico e di Orzinovi. Se ben si rammenta il 
lettore, il solo combattimento avvenuto allora 
presso Pontevico costò la vita di 17, e la cat- 
tura di ben 90 dei nostri castellani: (V. p. 141). 
I nuovi contrasti sorti tra i Bresciani e i 
Cremonesi per le acque dell' Oglio, ebbero a 
durare non poco tempo, e continuarono anche 
dopo la morte di Luchino Visconti (a 1349): 
ma in più di uno scontro avvenuto qua e là 
vicino al fiume, i Bresciani ebbero il soprav- 
vento; e l'Arcivescovo e Signore di Milano 
Giovanni Visconti, fratello di Luchino, dinnanzi 
al quale era stata prodotta la causa, dopo di 
aver esaminate le ragioni dell' una e dell' altra 
parte, pronunciò sentenza sfavorevole ai Cre- 
monesi (1). — Dal medesimo Arcivescovo Gio- 
ii) V. Odorici — Storie Bresciane — voi. VII , pag. 179. 



492 

vanni troviamo delegate per la nostra pro- 
vincia, neir anno 1351 alcune persone, le quali 
tra gli altri mandati aveano pur quello di rac- 
cogliere testimonianze e giudicare, se il Co- 
mune di Brescia potea realmente vantar dei 
diritti sul ponte di Pontevico : ciò che i dele- 
gati dichiararono affermativamente con sen- 
tenza del 28 Febbraio (1). 

Morto in appresso 1' Arcivescovo Visconti 
(a. 1354), e calato in Italia Carlo IV°, anche 
da questo Imperatore la città di Brescia potè 
avere nuovamente confermati tutti i suoi pri- 
vilegi, compreso 1' antico dominio dei fiumi 
Oglio, Mella e Chiese (8 Gennaio 1355). Ma 
tornato Carlo IV in Germania, Bernabò Vi- 
sconti, che dopo la morte dello zio Giovanni, 
nella divisione dello stato fatta coi fratelli 
Matteo e Galeazzo, avea ottenuto con Bergamo 
e Cremona, anche la città di Brescia (2), si 

(1) « Passata la città di Brescia dallo stato di libertà a 

quello di sudditanza sotto li Tiranni (sic), continuò 
nel godimento e possesso del Ponte di Pontevico; 
poiché appare dalla Sentenza 28 Febraro 1351 delli 
Giudici Delegati da Giovanni Arcivescovo e Signore 
di Milano, Brescia e Cremona, che fosse in possesso, 
essendoci inserito un Capitolo allora per più testi— 
monij approvato del possesso medesimo »: (Relazione 
sul fiume Oglio: Ms. Quirin. f. 87 e seg. ). 

(2) « Barnabos habuit Bergomum, Brixiam, Cremonam 
et alias Terras a flumine Abdua » : ( Cronaca di 
Pietro Azario — II. I. S. v. XVI , e. 337). 



193 

trovò ben presto di fronte agli alleati di varie 
città, i quali riunite le loro forze, si accin- 
gevano a contrastargli la dominazione, e a 
suscitar rivolte in molte Terre a lui soggette : 
od ecco quindi aprirsi anche da noi una nuova 
lotta, quando appunto parea, che gli animi 
accennassero a piegare finalmente verso la 
pace e la concordia. 

La Lega che Bernabò nell' anno 1362 do- 
vea in particolar modo affrontare nel nostro 
territorio, era formata dal Card. Egidio, dagli 
Scaligeri, e dai Signori di Ferrara, di Man- 
tova e di Carrara. — Era difatti il mese di 
Luglio quando questi alleati, avuti soccorsi 
anche da Bologna, si diedero a percorrere la 
provincia, e saccheggiate e incendiate molte 
Terre giunsero a impadronirsi anche di Pon- 
tevico. (1). 

Parrebbe secondo alcuni, che gli abitanti 
stessi di Pontevico si ribellassero al Visconti 
per darsi volontariamente ai Collegati: ad ogni 
modo è certo, che venuta la Terra in mano 
dei Collegati, quelli della Rócca tenendosi pur 

(1) « Simul juncti adhserentes Ecclesia habuerunt gentes 
a Bonomia multas, et suis insertis territorium seu 
districtum Brixise in moltitudine glomerosa inva- 
serunt. Et sic prsedantes et comburentes datee fue- 
runt eis, proelio non expectato plures Terree, et Terra 
Pontisvici »: ( P. Azario — 1. e. col. 392). 
Berenzi — Storia di Pontevico 13 



194 

tuttavia fedeli a Bernabò, fidando nel proprio 
valore e nel soccorso che il Visconti non a- 
vrebbe mancato di recar loro, alzarono il 
ponte levatoio, e si disposero da se soli a 
sostenere Y assedio (1). 

La Rócca era molto forte e agguerrita; e i 
Collegati vedendo appunto, che sarebbe stato 
inutile il voler tentare di espugnarla coli' as- 
salto, si accinsero perciò con tanto maggior 
ardore ad assediarla, valendosi nelle loro ope- 
razioni del braccio degli stessi abitanti di Pon- 
tevico, dei quali neppur uno era dentro la 
R-ócca, e ben 300 e più mostravansi abilissimi 
nell' arte della guerra (2). 

Distribuirono pertanto lungo la fossa del 
Castello buona parte dei loro armati affinchè 
invigilassero e impedissero, che alcuno degli 

(1) « Rustici Pontis Vici se a Dominio Domini Barna- 

bovis absentant, prseter Rocham, quse semper Do- 
mino Barnabovi adhsesit »: ( Qah. Fiamma — Manip. 
Fior. R. I. S. v. XI , e. 739 ). 

(2) « Habebat Terra Pontlsvici Castrum ab uno capite 
valde forte, quod inimici intrati et vicini dietse Ter- 
rse non poterant habere. Nec in ipso Castro intra- 
verat nec unus ex vicinis ipsis. In qua Terra di- 
cuntur habitare CCC habiles ad bellandum et ultra. 
Et videntes prsedicti de Ecclesia et confederati, quod 
Castrum id erat inexpugnabile nisi durante obsidione, 
subito munierunt fossatum circum circa, ne in ipso 
Castro aliquid intraret vel exiret » : ( Pietro Azario — 
Cron. 1. e. ). 



195 

assediati avesse ad uscire, e in pan tempo 
perchè nulla potesse dal di fuori essere intro- 
dotto nella Ròcca: indi innalzarono presso la 
fossa un palancato, e dietro a quello un ar- 
gine o terrapieno « valium », tenendo poi a 
custodia di quel contro-forte 28 compagnie di 
eavallieri, a un buon numero di fanti, tra i 
quali anche 200 corazzieri, o barbute, come 
allora diceansi quelli che portavano Y elmo 
ornato di lunga criniera. Intrapreso in quel 
modo l' assedio, i Collegati si immaginarono 
di impadronirsi quanto prima della Rócca di 
Pontevico, e di poter insieme, difendendo la 
Terra, resistere a qualunque attacco che loro 
venisse fatto dal Visconti (1). 

Senonchè appena Bernabò ebbe avviso, che 
la Terra di Pontevico era in potere dei Colle- 
gati, e che la Ròcca sola rimastagli fedele 
attendeva pronto soccorso, si affrettò a rac- 



(1) « I Collegati havieno nel Castello messe XXVIII ban- 
diere di cavalieri, e soldati a pie' assai »: ( 31. Vil- 
lani — Istorie — R I. S. v. XIV , e. 695 ) : — « In 
Terra ( Pontisvici) fossatum fecerant cum palancato 
superius, et in ipsa Terra prò custodia ejusdem et 
obsidione dicti Castri tenuerunt barbutas CC ami- 
corum, cum quibus et se ipsis sperabant universo 
Mundo resistere propugnando, et ipsam Terram Pon- 
tisvici, Castro non obstante, defendere »: ( P. Azaria 
- 1. e). 



196 

cogliere quanti fanti e cavali ieri egli potè, e 
dopo di averli incuorati all' impresa, con quelli 
sen venne direttamente presso Pontevico (1). 
Nelle Storie di Matteo Villani si dice, che 
gli assediati avevano determinato di arrendersi 
ai Guelfi collegati qualora gli attesi soccorsi 
non fossero spediti entro un dato tempo : e 
inoltre vi si legge, che quelli della Lega non 
vedendo alla loro volta quali soccorsi potes- 
sero mai essere mandati dal Visconti a quei 
suoi fautori, finissero poi col non darsi più 
che tanto pensiero della Rócca; e inconsul- 
tamente se ne stassero quindi in paese sciolti 
e con poco ordine. Fu allora però, che il Ca- 
stellano, da uomo accortissimo qual era, sapen- 
do che il Visconti trovavasi vicino a Ponte- 
vico, lo fece segretamente avvertire della poca 
vigilanza dei Collegati, e pregare in pari tem- 
po, che non lasciasse sfuggire 1' occasione op- 
portuna di salvare la Rócca non solo, ma di 
riavere altresì la Terra stessa di Pontevico (2). 

(1) « (Domiaus Barnabos ) quum vidit gentes suas ani- 

mosas ad ipsum prosequendum, dato ordine in Bri- 
xia, recta via accessit cum gentibus suis equestribus 
et pedestribus in magna quantitate Pontevicum »: 
{P. Azario — Chron. 1. e). 

(2) « Havendo i Collegati preso il Castello del Ponte a 

Vico in sii 1' Ogìio, quelli della Rócca si patteggia- 
rono d' arrendersi se fra certi giorni non fossono 
soccorsi. I Collegati liavieno nel Castello messi sol- 



197 

Ed ceco, che di notte tempo, dalla parte del- 
l' Oglio, appressatosi il Visconti colle sue genti 
alla mal vigilata Ròcca, passò a capo di tutti, 
in silenzio e con gran precauzione, sui due 
ponti levatoi, che per intelligenza segreta avea 
ordinato al Castellano di far calare in una 
data ora della notte: e penetrato in tal modo 
colle truppe nel Castello senza che alcuno de- 
gli assedianti avesse potuto accorgersi, diede 
tosto gli ordini necessari per la rapida e im- 
provvisa uscita da farsi al sopravvenir del gior- 
no, e per l'attacco da dare alle genti dei 
Collegati (1). — Il contro-forte costruito pro- 
babilmente dai Guelfi in troppa fretta, non era 

dati assai, i quali non pensando che soccorso po- 
tesse venire, stavano sciolti et con poco ordinamento. 
Il Castellano intendente, compreso loro cattivo reg- 
gimento lo significò a M. Bernabò » : ( M. Villani 
- 1. e. ). 
(1) « Dum Magnificus Dominus Barnabos Ponlemvicum 
propinquasset cum gentibus suis, jussit Castellanum 
pontem levatorium a parte exteriori propinare et a 
parte interiori similiter, non obstante fossato et vallo 
facto in oppositum intra Terram. Quibus ambobus 
pontibns propinatis, praecedens ipse Doni. Barnabos 
Castrum intravit .... et sic universi qui cum eo 
erant » : ( Azario — 1. e. ) II Corio invece scrive che 
« Bernabò da nascosto la nocte si misse nel fiume 
de Olio, e per nave trovato il guado entrò ne la 
Rocha: il prefecto de la quale forteza si teneva in 
sua fede » : ( Storia di Milano ). 



198 

tanto alto, né la fossa cosi profonda, che i 
soldati del Visconti non potessero con una 
certa facilità superare: ma quando però la 
mattina, guidati dallo stesso Bernabò, uscendo 
armata mano dalla Rócca, essi si precipitarono 
contro le fortificazioni dei nemici per abba- 
terle, comparvero in breve sul terrapieno in 
buon numero i Collegati, i quali soccorsi, come 
dice 1' Azario, anche dagli abitanti di Ponte- 
vico, con freccie, con lance, con sassi e con 
altri proiettili vollero tentare di opporsi ; e 
riuscirono infatti a respingere più volte gli 
attacchi degli assalitori. Sorpresi nondimeno 
così all'improvviso, non seppero i Collegati 
far tanto da poter resistere a lungo all'impeto 
dei nemici, che da ogni parte irrompevano 
furibondi contro di loro: sicché sopraffatti dalla 
violenza di quelli, dovettero alfine cedere ed 
arrendersi a Bernabò (1). 



(1) « Bernabò, di notte con gran quantità di gente {en- 
trò nella Rocca), e la mattina d'avanti il fare del 
giorno, messo in ordine, per gli alberghi et per le 
case tutta la gente prese » : ( M. Villani — 1. e. ) : 
— « Dominus Barnabos die V a ( Augusti ) cum co- 
mite Landò et gente sua, non sine magno periculo 
transacto numine Lolii Rocham Pontisvici intravit, 
et adversarios aggrediens debellavit et cepit, sicque 
recuperavit Ponlem Vicum » : ( G. Fiamma — Manip. 
Fior. — R. 1. S. v. XI , e. 739): — « D. Barnabos 
exivit (dalla Rocca), et sic universi qui cum eg 



199 

I vincitori coli' armi in pugno si diedero a 
percorrere la Terra, uccidendo crudelmente, o 
facendo prigionieri quanti incontravano : e dopo 
che ebbero saccheggiate tutte le case, e messa 
a soqquadro ogni cosa, il Visconti a sfogo 
della sua vendetta ordinò, che anche le mura 
di questa nostra Terra venissero dai suoi di- 
strutte (1). 



erant. Descendit ipse et alii descenderunt, et pu- 
gnando ccepit repere super fossatum noviter factum 
intra Terram. Non erat autem dictum fossatum mul- 
tum solemne, prò eo quod ipsum in frequentia ru- 
stici fecerant, et Castellanus quantum poterat deve- 
tabatr. Praedicti autem intra stantes, tam forenses 
quam terreni, ad defensionem suam et dicti fossati 
intendebant jaculis, lapidibus, lanceis et aliis pro- 
jectis ad se defendendum » : ( Azario — 1. e. ). 
(1) « Tamen ( con federati ) nihil profuerunt, quoniam 
ipse D. Barnabos per publicam violentiam Terram 
armata manu intravit, et universi sui procedentes 
subito intraverunt, captis, mortuis et trucidatis 
prsedictis rusticis et forensibus, et ad finem dedu- 
ctis » : ( Azario — 1. e. ) : — « Nel fare dil giorno 
alimprovista discese {Bernabò coi suoi) ne la Terra: 
dove tutte le gente de nemici che trovò crudelis- 
simamente furono morte : dil che la liga suportò 
gran danno. Li oppiaani al tuto misse in preda, e 
le forteze e mure de la Terra fece ruinare, la quale 
cosa grandissimo terrore diede a li circumstanti ini- 
mici » : ( Bern. Corto — St. di Milano ). — Il Corio 
dice avvenuto il fatto nel mese di Settembre ; e scambia 
inoltre, per errore, Ponte oico con liobecco- 



200 

Non è a dire quale terrore diffondesse per 
tutto il bresciano la strage compiuta «lai Vi- 
sconti a Pontevico: basti sapere, cbe dopo 
quel fatto, Bernabò potè con tutta facilità in- 
seguire di Castello in Castello gli avanzi del 
fuggente nemico, e riconquistare in brevissimo 
tempo nel nostro territorio quanto dai Colle- 
gati eragli stato tolto (4). 

Gli è vero che in appresso si conchiudeva 
tra la Lega e i Visconti un trattato di pace, 
pel quale veniva ad essere avvalorata la domi- 
nazione dei Visconti sulle Terre contrastate; 
ma Bernabò mal sopportando le defezioni av- 
venute già nelle provincie a lui soggette, con- 
tinuò a far assalire e diroccare altri Castelli 
di parte guelfa, tanto nel nostro territorio, 
come nelle provincie di Bergamo e di Cre- 
mona (2). Anche il vicino castello di Robecco 
fu compreso nel numero di quelli che nel 1364 
vennero distrutti per ordine del Visconti (3). 

(1) « Deinde Dominus Barnabos coepit alios invasores 

Terree suse Brixiensis persequi, et fugiendo per di- 
versa loca expugnare. Quo viso prsedicti proditores 
Terras confoederatis datas restituenmt eidem »: (.4- 
zario — 1. e. ). 

(2) « D. Barnabos jussit et dirui fecit super districtibus 

Cremonse, Pergami, et Brixiee infinitas fortalitias et 
castra »: ( A zar io — e. 402). 

(3) « Bernabò fece minare molte forteze specialmente de 

Guelfi, tra le quali Robeco e Scandolaria in Cremo- 
nese » : ( B. Cono ). 



204 

A queste lotte, e a questi sconvolgimenti 
delle nostre Terre si aggiunsero anche gra- 
vissime calamità, che gettarono nella desola- 
zione le misere popolazioni. Raccontano gii 
storici, che quasi tutta la Lombardia fu deva- 
stata da un vero diluvio di locuste o cavallette 
provenienti dall' Ungheria, le quali alzandosi a 
volo oscuravano il Sole; e tanto era lungo e 
sterminato per Y aria il loro esercito, che il 
passaggio di tutto intero quel nembo da un 
luogo all' altro, dicesi durasse per ben due ore 
continue, e tutte insieme occupassero all' in- 
torno, dovunque si posavano, lo spazio di oltre 
cinque miglia. Inutile il dire, che dietro di sé 
lasciavano nelle campagne il deserto e lo squal- 
lore, e nei castelli lo sgomento e la miseria (1). 

In seguito il piano bresciano fu devastato 
dai saccheggi e dagli incendi dell' esercito col- 
legato contro i Visconti (a. 1373): poi, se 
non cessate, diminuite almeno le ostilità, ri- 
comparvero le locuste, caddero in primavera 
frequenti le brine, e dirottissime le pioggie, 



(1) « De mense Augusti Locustae irmumerabiles ex Pan- 
nonia in Italiani progressse et per eas, cum essent 
mulfcum densse, ibi occupato solo per quinque millia 
passuum fructibus ibi pendentibus, ibi grave damnum 
intulernnt »: {Gavitelli — Ann. Cremon. f. 135, v. ): 
V. Muratori — Ann. d' It. « Oscuravano il Sole 
quando passavano da un luogo all' altro » : ( voi. 



VI 11°, p. 259). 



202 

che continuarono, si può dire quasi incessan- 
temente, dall'Aprile fino al Luglio: di qui la 
carestia e la fame, le malattie e una peste 
desolatrice. — Alio scoppiare del morbo, dice 
il Gazata, Bernabò Visconti ordinò che si ab- 
battessero le case infette, e che senza pietà si 
seppellissero sotto le macerie, insieme ai morti, 
quanti vi abitavano: infierendo poi il male, 
emanò da Milano, per tutte le Terre a lui 
soggette, un decreto, nel quale ingiungeva, 
che tutte le persone còlte dalla peste fossero 
senz' altro portate fuori dalla propria abitazione 
nella aperta campagna, e quivi restassero, fin- 
che avessero a morire o a risanare perfetta- 
mente: così disponeva il crudele Visconti degli 
sventurati suoi sudditi ( a. 1374 ). 

Cessata alfine la peste, la carestia continuò 
per altri due anni, tanto che il frumento si 
vendette persino a due fiorini d' oro lo staio : 
eppure non ostante così grande penuria, il V 
sconti aggravò i sudditi di nuove imposte. 

Nel 1379 altre lotte avvennero nel bresciano 
tra i Visconti e gli Scaligeri, ajutati questi da 
una truppa di Ungari, i quali, a dir vero, 
sebbene stranieri, mostrarono col fatto come 
« sapesse) o bene il paese, e lo rubassero a 
ras t elio » (1). 

(1) V. Gattarl — Istor. — R. I. S. v. XVII , col. 270 
— Odorici — St. Br. v. VII , p. 512. 



203 

Secondo il Corio in questo stesso anno ave- 
va Bernabò diviso il suo stato in 5 parti, as- 
segnandone il governo a ciascuno dei suoi 5 
Égli legittimi: la provincia di Brescia era toc- 
cata a Mastino, ancor fanciullo e tuttora sotto 
la cura della madre Catterina Beatrice, detta 
Regina della Scala. — Morta per altro nel 
Giugno del 1384 Regina Visconti , e l' anno 
seguente essendo perito di veleno anche Ber- 
nabò, il giovinetto Mastino tenne per brevis- 
simo tempo la città di Brescia, che dovette 
abbandonare per cederla ad Antonio Porro, 
il quale era venuto a prenderne possesso in 
nome del Conte di Virtù, Gian Galeazzo Vi- 
sconti, figlio di Galeazzo e nipote di Bernabò. 
— Quest' altro Visconti concedette, è vero, in 
sul principio ai Bresciani, privilegi, esenzioni 
e immunità: ma poi per i gravi dispendi so- 
stenuti nelle guerresche imprese, dovette al 
pari di Bernabò imporre ai suoi sudditi gravi 
contribuzioni, per le quali venne mano mano 
perdendo in mezzo ai nostri quel prestigio e 
quella autorità, che forse sulle prime si era 
acquistato (1). — Temendo egli pertanto nella 



(1) Di questo tempo abbiamo la rinnovazione degli Sta- 
tuti bresciani, e F estimo generale del territorio. — 
11 territorio era diviso in Quadre, e le Quadre in 
Comuni. La Quadra di Ponte vico era formata dai 
Comuni di pontcvico, Aljianello, Seniga, S. Gervasio 



204 

nostra provincia sedizioni e rivolte, e forse 
anche attacchi diretti alle fortezze, da parte 
dei Guelfi interni ed esterni aspiranti a repub- 
blica, comandò che si facessero leve : e 12,000 
uomini armati pose alla difesa della Città, e 
ben 40,000 li venne distribuendo nei Castelli 
principali del territorio (a. 1388). — Non 
cessò per questo il dissidio nelle Terre sog- 
gette al Visconti; né cessarono i partigiani 
delle vecchie fazioni a prendere motivo dai 
provvedimenti inconsulti del nuovo Signore per 
osteggiarlo ancor più apertamente. Anzi nel 
1395 avendo Gian Galeazzo deposto il titolo 
di Conte di Virtù per assumere quello di Duca 
di Milano, concessogli dall'Imperatore Ven- 
ceslao mediante lo sborso di 100,000 fiorini 
d' oro, e per le solenni feste, con cui venne 
celebrata tale onorifica concessione, dovendo 
tutte le Terre soggette al ducale dominio con- 
correre con grandi somme di denaro a soste- 
nerne le enormi spese, si inasprirono oltremodo 
gli animi contro il Visconti, rinacquero le di- 
scordie, e si sollevarono più che mai gli uni 
contro gli altri i fautori dei varii partiti domi- 
nanti nelle Città e nelle Terre del Ducato. 
Oltre le ostilità sorte vive contro il Duca di 



e Bassano, oltre le frazioni di Bettcgao, Torchiera 
Campazzo e Chiesuola. 



205 

Milano, e i danni che ne vennero per naturale 
conseguenza, sullo spirare del secolo XIV an- 
che la peste ricomparve in più luoghi di Lom- 
bardia; e le brine e le grandini devastando 
orribilmente le campagne, generarono nell' a- 
nimo dei nostri terrazzani tale sfiducia da non 
potere ormai più reggere sotto il peso di tante 
sventure già loro accadute, o minaccianti ogno- 
ra di travolgerli nella sorte deplorevole toc- 
cata alle popolazioni vicine (1). 

In mezzo a tante prove loro date da Dio 
nel corso del secolo, in mezzo al lutto e alla 
desolazione causata dalla peste, dalla fame e 
dalla guerra, non lieve conforto era però ai 
nostri di Pontevico F aver essi conservato in- 
tatto il tesoro dell' avita fede, 1' aver amato e 
difeso sempre dalla violenza degli oppressori 
la loro patria, e il non essersi macchiati mai 
di un sol atto di viltà contro di essa. 



(1) V. Campi — Storia di Cremona; e B. Corio — Storia 
di Milano. 



200 

CAPITOLO XIII. 

Da Poni eviro muove Ugolino Cavalcano contro 
Astorre Visconti. — Battaglia di Manerbio. — 
Munizione del Cast, di Pontevico. — P. Malatesta 
e C. Fondalo trattano a Pontevico il cambio dei 
prigionieri. — Il Malatesta da Cremona si ripara 
nel Cast, di Pontevico e lo fortifica. — N. Tolen- 
tino comandante di Pontevico accorre in ajuto di 
C. Fondulo. — Caduta di C. Fonduto. — La Prov. 
di Brescia si dà alla Rep. di Venezia. — Ponte- 
vico è saccheggiato dalla gente del Duca. 

(A. 1400-1430). 

Al pari dei precedenti, anche il secolo XY° 
fu agitato da turbulenze e calamità senza nu- 
mero ; e la Lombardia particolarmente, mano- 
messa e sconvolta dalle antiche fazioni di nuovo 
ridestate, ebbe a provare fin dai primi anni i 
tristi effetti dell' anarchia e del dispotismo. Mor- 
to infatti Gian Galeazzo Visconti (1), e i suoi 
due figliuoli Gian Maria e Filippo essendo tut- 
tora sotto la tutela della loro madre Catterina, 
pressoché tutto il Ducato rimase per così dire 
in mano di principi, i quali dominati dall'egoi- 
smo e dall' ambizione del potere, a nuli' altro 
volsero il pensiero, che a diventare Signori di 



(1) 11 Duca di Milano morì di peste a 55 anni, il 3 Set- 
tembre 1402. 



207 

questa o quell'altra città lombarda. Fu una 
gara, una smania fra i capitani di contendersi 
colle armi il dominio; un ridestarsi e solle- 
varsi di Guelfi e Ghibellini, non solo nelle 
città, ma anche nei castelli e nei villaggi; 
tantoché in molti luoghi le due avverse fazioni 
sfidandosi armate, vennero alle mani, e brut- 
tarono vergognosamente le nostre terre di san- 
gue cittadino. 

Cremona fu la prima a ribellarsi alla Reg- 
genza: e Ugolino Cavalcabò che avea cacciato 
dalla Città i Ponzoni ( 1403 ), fautori del par- 
tito ghibellino, a nome della cremonese repub- 
blica fu, per quel fatto, da dodici rappresentanti 
della Città, costituito Signore di Cremona. — 
Mentre però il Cavalcabò « non contentus do- 
mìnio illius civitatis », disponevasi a venire 
anche nel nostro territorio a portarvi coli' armi 
il guasto, come vorrebbe la Cronaca Tarvisana, 
o a trattare non so di quali affari con Pan- 
dolfo Malatesta, come invece riferisce, il De- 
laito (1), seppe che Astorre Visconti, capitano 

(1) « .... in territorium Brixice ad colloquium cam D. Pan- 
dulfo »: {Delayto — R. I. S. v. XVIII , e. 1004): — 
La Reggenza, in compenso dei servigi licevuti da 
Pandolfo Malatesta, avevagli assegnato, pignoris rio- 
mine, la città di Brescia: « Dedimus pignoris nomine 
Magnifico Filio Nostro carissimo Dno Pandtdpho de 
Malatestis civilatem nostram Brixite » : {Atti Mala- 
testiani esistenti nell'Archivio municip. Reg. )• 



208 

di Gian Maria, secondato dai Ghibellini fug- 
giaschi, con ben 10,000 fanti e 300 cavalli si 
avanzava dalla parte di Brescia verso Cremona 
(a. 1404), affine di ricuperare ai Visconti que- 
sta città. Per nulla smarrito Ugolino Cavalcaba 
da Robecco (1), e da altri castelli cremonesi, 
raccolse tosto qui a Pontevico il suo esercito, 
formato di 7,000 fanti e circa 200 cavalli; e 
fatta la divisione delle truppe, assegnò il co- 
mando delle due ale ai suoi due congiunti 
Marsiglio e Cesare Cavalcabò : e al nipote Carlo, 
a Cabrino Fondulo, a Teodosio e Pompeo Chie- 
rasco diede il comando delle singole squadre. 
Allorché ebbe in tal modo messo in ordine di 
guerra il suo esercito, senza frapporre indugio, 
parti dal nostro Castello (13 Dicembre 1404), 
con intenzione di affrontare 1' armata del Vi- 
sconti e battersi con quella (2). — Era notte 
avanzata quando, dopo di aver lasciato sulla 
strada di Pontevico un buon corpo di armati 
per riserva, presso Manerbio si incontrò col- 
F esercito nemico, e venne con quello alle armi. 



(1) I Cremonesi in quest'anno avevano fortificato il Ca- 

stello di Robecco e vi tenevano un buon presidio : 
« In questo ottobre fo messo in forteza Relecho e certi 
altri castelli de cremonesi » : ( Biblioth. Hist. Ital. voi. 
1°, pag. 172). 

(2) V. Lancetti — Cabrino Fondulo — v. 1°, p. 125; e 

Grandi Descriz. di Cremona. 



209 

Il combattimento fu lungo e accanito; ma al- 
lorché il Cavalcano seguito da Marsilio e Ce- 
sare, a spron battuto rifaceva un tratto della 
strada di Pontevico, per venire egli stesso a 
porsi a capo della squadra di riserva, ecco 
piombargli addosso improvvisamente da una 
folta boscaglia un gruppo di soldati nemici, i 
quali afferrato per la briglia il cavallo, e lui 
stesso levato di sella, se lo fecero prigioniero, 
insieme ai suoi due parenti. Carlo Cavalcabò 
saputo da Cabrino Fondulo il caso di Ugolino^ 
temendo di peggio, fece tosto suonare a rac- 
colta, e oltre alla tregua propose ad A storre 
di stabilire tra di loro per confine il fiume 
Oglio, cui egli come luogotenente di Ugolino, 
tornando sul cremonese, prometteva di non 
più ripassare. Astorre che ardea dal desiderio 
di presentare i tre nobili prigionieri alla Du- 
chessa e al di lei figlio Giovanni Maria Vi- 
sconti, accettò quella proposta, e senz' altro 
si avviò verso Milano; e Carlo Cavalcabò pas- 
sato P Oglio a Pontevico, si ridusse a Robecco; 
dove dati a Teodosio e Pompeo Chierasco gli 
ordini necessari per la distribuzione delle trup- 
pe nei castelli cremonesi, ritornò con Cabrino 
a Cremona scortato dalla sola cavalleria. 

Non ostante P impresa riuscita malamente, 
il Cavalcabò fu accolto dai cittadini con segni 
di particolar simpatia : ond' egli seppe colla 

Berenzi — Storia di Pontevico 14 



210 

sua accortezza valersi delle circostanze in modo, 
che soggiogati a poco a poco gli animi anche 
dei suoi nemici, potè senza grande difficoltà 
farsi nominare Signore di Cremona. 

Senonchè sul principio del 1406 Ugolino Ca- 
valcano fuggi dalle carceri di Milano; e andato 
direttamente alla sua città, trovò il nipote Car- 
lo tutt' altro che disposto a cederla. Allora 
Cabrino Fondulo, che da gregario avventuriere 
era pur stato creato dai Cavalcabò generale e 
primo ministro, e ora, fatto oltremodo potente, 
ambiva nientemeno che la signoria stessa di 
Cremona, fìngendo di intromettersi paciere fra 
zio e nipote, li invitò entrambi a un pranzo 
nel suo castello di Macastorna; e quando li 
ebbe in sua casa, per mezzo dei suoi sgherri 
li fece trucidare: oltre a Ugolino e Carlo Ca- 
valcabò, altri 70 della loro famiglia, furono 
scannati senza pietà dalla gente di Cabrino; 
ed egli il feroce tiranno, dopo di aver tolto 
di mezzo tutti quelli che potevano in qualche 
modo attraversare le sue mire ambiziose, seppe 
con 1' arti sue farsi riconoscere Signore di 
Cremona. — Fu in questo stesso anno, che in 
odio dei Cavalcabò, e di chi faceva per loro, 
Cabrino Fondulo diede ordine, che venissero 
rase al suolo anche le loro case, disperse le 
loro sostanze, e diroccato il castello di Ro- 
becco, che dai Cavalcabò era stato Y anno an- 



211 

tecedente ben munito, affine di tener fronte 
ai Bresciani fortificati nel castello di Ponte- 
vico (1). 

In questo tempo essendo morta anche la 
Duchessa di Milano, e proclamato Signore della 
Città di Brescia Pandolfo Malatesta, che come 
si disse T avea già avuta dalla Reggenza « pi- 
gnoris nomine », Cabrino Fondulo si vide co- 
stretto nel 1411 a rivolgergli contro le armi, 
perchè aveva invaso il territorio cremonese, e 
occupato il forte Castello di Soncino. — Il 
Malatesta, temendo di essere assalito alla sprov- 
veduta dalla parte dell' Oglio, rinforzò tosto i 
presidii di Pontevico e di Quinzano (2) e in 
pari tempo ordinò al suo capitano Giovanni 
da Terzo di studiare le mosse di Cabrino onde 
potere al bisogno affrontare e respingere le 
sue genti. Ma questo capitano di Pandolfo es- 
sendo inavvertitamente caduto oltre Oglio in 
una imboscata tesagli dal cremonese Muzio 
Botta, e avendo ricusato di arrendersi, rimase 
nel combattimento sopraffatto e ucciso (a. 1412). 

Soncino intanto era stretto d' assedio dalle 
genti di Cabrino Fondulo, e già minacciava di 
cedere, allorché Pandolfo avendo spedito da 

(1) V. Cavilelli, Campi, Fiammcno , Muratori, Sismondi, 

Robolotti-, sebbene però nella narrazione questi sto- 
rici in alcuni punti differiscono. 

(2) V. Lancetti — Cabr. Fond. v. 1°, p. 361. 



Pontevico in soccorso degli assediati un corto 
Giovanni Toscano, capitano della cavalleria bre- 
sciana, questi dispose si bene i suoi soldati, e 
con tali parole li eccitò ad assalire il campo 
del Fonduto, cbe in breve tempo scompigliate 
e disperse le milizie cremonesi, potè liberare 
il Castello dal pericolo che gli sovrastava. Pan- 
dolfo Malatesta per questa impresa riuscita 
felicemente, ebbe in suo potere parecchi cre- 
monesi, che condusse poi nelle carceri del 
Castello di Pontevico: ma troppo premendogli 
di riavere molti soncinati, che Cabrino durante 
r assedio aveva fatto prigionieri, propose di 
farne il cambio. Lunga fu la trattativa anzi la 
contesa, dice il Lancetti. che per ben due mesi 
durò tra Cabrino e Pandolfo per la restitu- 
zione di quei prigionieri. I Legati delle due 
città si raccolsero più volte nel nostro Castello 
per determinare, a nome del proprio Signore, 
le condizioni che doveano regolare il detto 
cambio: finalmente anche Cabrino che era il 
meno disposto, si lasciò indurre a restituirli; 
e difatti, conchiuso 1' accordo, i prigionieri son- 
cinati vennero qui a Pontevico cambiati con 
altrettanti cremonesi (1). 

(1) Dice il Lancetti, che rimane tuttora un documento 
prezioso relativo a tale contrasto sorto tra Pandolfo 
e Cabrino : e delle trattative fatte pel cambio dei pri- 
gionieri, si ha pure memoria in alcuni Atti esistenti 



213 

In appresso periva di pugnale Gian Maria 
Visconti; e sorpreso da fiera malattia cessava 
di vivere anche il governatore di Milano, Fa- 
cino Cane. Fu allora che più dello innanzi i 
Signori delle varie città lombarde si solle- 
varono gli uni contro gli altri per disputar- 
sene il dominio: ond' è che anche Cabrino, 
il quale certo non la cedeva ad altri per am- 
bizione e cupidigia, messosi in lega occulta 
con Taddeo Martinengo e Antonio Nassino bre- 
sciani, stava già per entrare nel nostro terri- 
torio ad occupare innanzi tutto i Castelli situati 
sulla sinistra dell' Oglio; ma scoperta da Pan- 
dolfo la trama, ei fece tosto incarcerare il 
Martinengo e il Nassino; indi colle sue genti 
passato 1' Oglio a Pontevico, e occupato il Ca- 
stello di Robecco (1), e molte altre Terre 
cremonesi, si avanzò fin sotto alla stessa Città 
(a. 1413). — Già l'ardito Pandolfo dispone- 
vasi a, darle Y assalto, quando assalito invece 
egli stesso da Marsilio Fondulo e dal Mar- 
chese Antonio Palavicino usciti improvvisa- 



in Cremona nell' Archivio del Naviglio : (V. Lancetti 

— Cabr. Fond. v. 1°, p. 369 in nota, e p. 382). 

(1) « A dì 26 de zugno la zente d'arme del signor Pan- 
dolfo veneno a campo sul cremonese e lo dì sequente 
haveno Rebecho, e poi de subito havè tutto el ve- 
scoato excepto Casteliono etc. » : (Cronaca Cremori. 

— Biblioth. Hist. Ital. voi. 1°, p. 180;. 



214 

mente da Cremona , sebbene egli colle sue 
truppe opponesse loro una fiera resistenza , 
fu nondimeno nello spazio di alcune ore dai 
Cremonesi superato : onde presa la vicina stra- 
da di Robecco, si riparò coi suoi nel Castello di 
Pontevico. Cabrino Fondulo dopo di averlo in- 
seguito fin qui all' Oglio, naturai confine dei 
due dominii, per mezzo di un suo araldo fece 
domandare al Malatesta la pronta restituzione 
dei castelli, che egli aveva occupato nel cre- 
monese, minacciandolo di passare il fiume, 
caso vi si rifiutasse. Pandolfo acconsenti e per 
soprappiù a mezzo di un suo scudiero fece 
dimostrare a Cabrino V alta stima in cui il 
teneva, per la chiara manifestazione della sua 
militare virtù (1). In quella battaglia perdette 
Pandolfo 1300 uomini, dei quali 1000 furono 
fatti prigionieri, e circa 300 perirono sul cam- 
po : rimasero pure in mano di Cabrino 4 bom- 
barde, che Pandolfo aveva avuto in dono dai 
Veneziani (2). 

(1) V. Lancetti, Bresciani, Carnai e Cavitelli. 

(2) In quest'anno (1413) il Sommo Pontefice Giovanni 

XXIIP, percorrendo la sponda destra dell' Oglio, il 
giorno 28 Novembre giunse al Castello di Robecco, 
accompagnato dal Vescovo di Cremona Costanzo 
Fondulo, e dallo stesso Cabrino. Molta gente anche 
dal bresciano, specialmente da Pontevico, accorse a 
Robecco per vederlo e per riceverne la benedizione. 
Egli era diretto a Lodi per tener colloquio con Si- 
gismondo Imperato!* di Germania e Re dei Romani- 



215 

Male però sapea sopportare Pandolfo il di- 
sonore di dover cedere a Cabrino le ròcche 
cremonesi: e quindi ricorso, nel 4414, al no- 
vello Duca di Milano, Filippo Maria Visconti, 
per accaparrarsene V ajuto contro il Signore 
di Cremona, tosto che potè disporre di una 
numerosa armata, si accinse a ritentare V im- 
presa dell' anno antecedente. Ma 1' astuto Ca- 
brino non tardò ad avvedersi di questo accordo 
fatto tra Filippo e Pandolfo : onde per tenersi 
preparato ad ogni evento credette opportuno 
rinnovare i presidii delle rócche, e visitarle 
egli stesso in persona, perchè prestamente si 
facessero tutti gli apparecchi di difesa. Per 
tener fronte alle tre principali fortezze dell' 0- 
glio, Orzinovi, Pontevico e Canneto ordinò che 
si munissero in particolar modo sulla destra 
del fiume il Castello di Soncino, e le ròcche 
di Robecco e di Piadena, ponendo a difesa di 
Soncino, Venturino suo nipote, di Robecco, il 
valoroso Eliseo Offredi, e di Piadena il Conte 
Antonio Persico. Del resto Pandolfo deciso di 
ritentar la fortuna sulle Terre del cremonese 
si accinse a rinforzare ancora più i presidii, 
che egli teneva sulla sinistra dell' Oglio, parti- 
colarmente Orzinovi, Quinzano, Pontevico, 0- 
stiano e Canneto; e mostrandosi armato su 
tutta la linea confinante, veniva molestando 
incessantemente ora qua e or là le Terre spar- 
se sulla destra del fiume. 



216 

Mentre però sulle rive dell' Oglio si osteg- 
giavano i Signori di Brescia e di Cremona, si 
ribellava in pari tempo al Duca di Milano il 
generale Filippo Arcelli, il quale non potendo 
soffrire che uno straniero qual era il Carma- 
gnola fosse il prediletto del Duca, si impadronì 
della città di Piacenza, e invocò 1' alleanza di 
Pandolfo e di Cabrino contro lo stesso Filippo 
M. Visconti. Sospese pertanto le armi i due 
Signori di Brescia e di Cremona per associarsi 
all' Arcelli e al Gonzaga, Signore di Mantova, 
stavano già per muover guerra tutti insieme 
a colui, dal quale ognuno vedeasi continua- 
mente minacciato. Ma il Duca accortosi in 
tempo delle disposizioni dei collegati, cercò 
modo di ammansarli, proponendo loro argo- 
menti di pace: si interposero a tal uopo gli 
ambasciatori della Repubblica veneta, e il gior- 
no 30 Luglio 1415 fu conchiuso un trattato, 
col quale ciascuno dei principi di Lombardia 
promise di non molestare per due anni il do- 
minio e i possedimenti dell' altro. 

Senonchè non erano ancora trascorsi i due 
anni della tregua, quando il Duca di Milano 
valendosi dell' occasione che il Malatesta era 
partito per la Romagna in qualità di capi- 
tano generale della Repubblica veneta, spedì il 
Carmagnola alla conquista di Piacenza, e il 
Valperga e 1' Olgiati a occupare le terre del 
cremonese. — Non si smarrì Cabrino a sì 



217 

inaspettata violazione del trattato, che sebbene 
fosse assente il Malatesta, sapeva però che a 
Pontevico stava pronto a suoi cenni il prode 
capitano Nicola Tolentino, il braccio destro di 
Pandolfo, colui del quale Pandolfo valevasi a 
tener in soggezione i poco docili suoi soldati 
(1). Anche i rappresentanti del Malatesta ve- 
dendo essere in pericolo non solo il dominio 
cremonese, ma anche il bresciano, mandarono 
tosto a Pontevico ambasciatori ad avvertire il 
Tolentino, che lasciata una guarnigione a di- 
fesa del Castello, accorresse co' suoi soldati in 
ajuto del Signore di Cremona. Quindi è che 
egli ben disposta ogni cosa, insieme al Bian- 
cherello comandante del Castello di Quinzano, 
a capo di numerosi armati passò V Oglio, e 
andò a raggiungere Cabrino per riceverne gli 
ordini di guerra. Diviso 1' esercito in due schie- 
re, di una tenne il comando Cabrino stesso 
rinforzato dal Biancherello, dell' altra ebbe il 
comando il Tolentino, che avea maggior grado 
(2) : e cosi mentre i primi inseguivano le trup- 
pe di Carmagnola, che era passato dall' assedio 
di Piacenza alla occupazione della parte infe- 
riore del cremonese, Nicola Tolentino si diede 
a inseguire i ducheschi nella parte superiore 



(1) V. Lancetti — Cabr. Fond. v. 11°, p. 192. 

(2) V. Lancetti — 1. e. 



218 

della provincia, ritogliendo loro Pescarolo, Casal- 
buttano, Casalmorano, Grontorto, Soresina (1) 
e molte altre terre sino a Pumenengo, dove 
era 1' Olgiati, e impadronendosi di ben 500 ca- 
vallieri con varii capitani, cui mandò parte a 
Cremona, e parte a Pontevico e a Brescia. In 
questo frattempo giunse dalla Romagna anche 
il Malatesta, il quale encomiando Y operato dei 
suoi rappresentanti di Brescia, e il valore dei 
comandanti di Pontevico e di Quinzano, si af- 
frettò a mandar soccorsi a Piacenza, e a dar 
mano a Cabrino Fondulo per respingere total- 
mente i duchescbi dal territorio cremonese (2). 
La violazione del trattato fatta dal Duca Fi- 
lippo, aveva eccitato lo sdegno di Pandolfo e 
di Cabrino al punto, che questi vennero nel- 
la determinazione di muovergli nuovamente la 
guerra. Intorno a ciò molti colloqui essi fe- 
cero nel vicino Castello di Robecco, e in quello 
di Quinzano (3): ma poi, sia che venisse loro 
meno V appoggio di altri alleati, sia che ora 



(1) « Et cum in auxilium Funduli supervenissent Tolen- 
tinus et Biancharellus ex ducibus Malatestas copiis 
sibi per eum destinatis, recuperavit Piscarolum, So- 
reàinam, Casalebuttanum, Casalemoranum et Gruni- 
tortum et multas alias terras sibi adeptas per Car-' 
magnolam »: (Cavitela — Ann. Crem. f. 154, r.). 

(2) V. CavitelU, Lancettl e Grandi. 

(3) V. Laacetti — Cabr. Fond. v. II , p. 200. 



219 

all' uno, ora all' altro segretamente venissero 
fatte vantaggiose proposte dall' astuto Visconti, 
l'atto è che a ben poca cosa approdarono i 
fieri risentimenti di Pandolfo e di Cabrino 
contro il Duca di Milano : anzi venuto a Bre- 
scia il Sommo Pontefice Martino V° (17 Ot- 
tobre 1418), e interpostosi egli paciere tra 
il Visconti e Pandolfo Malatesta , colle sue 
esortazioni paterne seppe a poco a poco riav- 
vicinarli a concordia, e li indusse a stabilire 
fra loro quella pace, che venne poi fermata e 
festeggiata in Milano nei Febbraio del 1419. 
— Senonchè Cabrino Fondulo, al quale non 
era stata comunicata la notizia di quella ri- 
conciliazione, ne mosse querela al Malatesta; 
e il Malatesta, che a dir vero non prestava 
neppur egli gran fede alla parola del Duca, 
e che da un momento all' altro se lo vedeva 
fatto di nuovo nemico , fece assicurare Ca- 
brino, che colla pace conchiusa fra lui e il 
Visconti, egli non intendeva rinunciare alle an- 
teriori amichevoli relazioni, che lo legavano 
al Signore di Cremona; e che anzi a difesa 
del cremonese contro qualunque assalto venis- 
se mosso dai nemici, egli avrebbe senza meno 
spediti quei rinforzi, che fossero da Cabrino 
stimati necessari. Aggradì Cabrino Fondulo 
queste assicurazioni di Pandolfo, e se ne valse 
tosto per far ordinare, in nome del Signore 
di Brescia, ai Comandanti delle fortezze di Or- 



220 

zinovi, Quinzano, Pontevico, Ostiano e Canneto 
di dover, in caso di bisogno, accorrere pronti 
in suo ajuto: e inoltre per non essere còlto di 
sorpresa, fece in pari tempo raccomandare ai 
suoi legati in Milano, che vegliassero più che 
mai sulle disposizioni militari del Duca, e sulle 
mosse del Carmagnola. 

Non tardò difatti Y esercito duchesco a inva- 
dere il territorio cremonese; e Cabrino Fon- 
duto , avuti i rinforzi bresciani, pensava al 
modo di poter venire col Carmagnola a batta- 
glia campale: ma quando meno se l'aspettava, 
il Carmagnola gli fu sopra con tutta Tarmata, 
e talmente lo sconfìsse, che dei suoi soldati 
appena due terzi giunsero a mettersi in salvo 
al di qua dell' Oglio rimanendo gli altri feriti 
o morti sul campo, o dispersi per le terre del 
cremonese. Dopo il qual fatto udendo Cabrino 
quasi ad un tempo, che anche la fortezza di 
Castelleone erasi arresa al Carmagnola, pensò 
di passare egli pure Y Oglio, e dietro il con- 
senso di Pandolfo Malatesta reggere e difen- 
dere Cremona dalle ròcche di Pontevico, di 
Quinzano, e di Ostiano (1). 

Ora però fortemente sdegnato il Duca contro 
il Malatesta , che aveva soccorso e ospitato 
Cabrino nelle Terre del suo dominio, pensò 

(1) V. Lancetti — Cabr. Fond. v. IP, p. 233. 



221 

di volgere tosto le sue genti sopra Brescia (1), 
e spedire nello stesso tempo il milanese 01- 
drado Lampugnano a Cabrino Fondulo per in- 
durlo a cedere la città di Cremona : e Cabrino 
che vinto da ogni parte, ora si vedea mancare 
il soccorso anche del suo alleato , si trovò 
costretto ad accettare le proposte dei Lampu- 
gnano : convenne però col Duca, che la ces- 
sione di Cremona venisse fatta a tali condizioni, 
che ne rimanesse salvo 1' onor del suo nome, 
del suo esercito, e della Città stessa. — Era 
di autunno (a. 1419-20), quando le truppe 
del Visconti cominciarono a sfilare sul cremo- 
nese dalla parte di Pontevico, già da Cabrino 
abbandonato (2); e avanzandosi per la via di 
Robecco fin sotto le mura della Città, la strin- 
sero come d'assedio: secondo il convenuto, 
dopo quattro mesi si conchiuse che Cabrino 
cedesse al Duca a titolo di vendita ( 35,000 
zecchini) la Città e il territorio di Cremona, 
ad eccezione del feudo di Castelleone, ove egli 
si ritirò coi suoi tesori (3). 



(1) « El Conte Crimignola tornò in sul bersano cuna la 

gente del ducha e de dì in dì havè tutte le 

fortezze bressane » : {Biblioth. Hist. IL — v. 1°, p. 182). 

(2) V. Lancetti — C. F. p. 241. 

(3) « Anno 1420 Vicecomes die 18 Februarii ingressus 
fuit Cremonam sibi dedita m per Fundulum, postquam 
obsessa fuerat per quadrimestre etc. » : ( Cavitelli 



222 

Quasi nello stesso tempo anche Brescia do- 
vette subire l'assedio del Carmagnola: e ridotta 
all' estremo fu costretta a venire a patti ; fer- 
mati i quali, il 16 Marzo 4421, apri le porte 
al Carmagnola, il quale a nome del Duca di 
Milano prese possesso della Città e della pro- 
vincia. Pandolfo Malatesta si ricoverò a Ri- 
mini presso suo fratello Carlo; e governatori a 
Brescia vennero mandati dal Visconti, Oldrado 
Lampugnano e Giacomino da Costiole, « con 
libertà de apichare et despichare senza far pro- 
cesso né scrittura » (1). 

Parve che in seguito il Duca di Milano vo- 
lesse venire a un accordo coi Veneziani e ce- 
dere loro oltre alle Terre del bresciano anche 
i diritti sull' Oglio, e i passi del fiume: ma poi, 
convien credere, che la Repubblica non ne 
volesse accettare le condizioni, perchè si ri- 
pigliarono le armi e si continuò la guerra (2). 

— Ann. Cremon. f. 155, v. ): — V. Lancettl e Grandi: 

— il Sismondi pone la dedizione di Cremona all' anno 
1421. — Cabrino Fonduto fu in seguito decapitato in 
Milano, nella piazza del Broletto: (a. 1424). 

(1) Codice Quiriniano — C, I, 13. 

(2) « se disse che '1 ducha de Milano era acordato 

cum Venetiani, e sì gè dava tutte quelle terre che 
'1 tene sul bressano, e tutta l'aqua de Olio e li 
passi, e poi se disseno, che erano discordati e se- 
guitan la guerra » . ( Bibliotheca Historìca Italica — 
voi. 1°, pag. 183). 



223 

Senonchè il Carmagnola dopo di aver assog- 
gettato allo scettro del Visconti tutta la Lom- 
bardia, cadde in disgrazia del Duca; e quindi 
voltegli le spalle andò ad assoldarsi presso la 
Repubblica di Venezia; e come nel 1421 a 
capo dei milanesi era entrato in Brescia, e in 
nome del Duca avea preso possesso della Città 
e delle nostre Terre, così soltanto cinque anni 
dopo, a capo dei Veneziani comparve nuova- 
mente sotto le mura della Città e vi pose l'as- 
sedio. — Sebbene, mandati dal Duca accorres- 
sero tosto a difenderla Francesco di Cotignola 
(Sforza), Nicolò Picenino e Guido Torello, 
nondimeno fu tale la violenza con cui il Car- 
magnola diede mano mano V assalto alle for- 
tezze di Brescia, che alfine dovette cedere; e 
il giorno 20 Novembre 1426, lo stendardo di 
S. Marco sventolava anche sulla torre mag- 
giore del castello (1). 

Esiste un documento, dal quale si rileva, che 
lino dal giorno 6 Ottobre era stata fatta nella 
Cattedrale di S. Pietro de Dom una convoca- 
zione di Ministri, Nunci ed Anziani delle varie 
Quadre urbane, affine di prestare giuramento 
di fedeltà alla Signoria di Venezia: e fra i 

(l) Ad espugnare le fortezze di Brescia impiegò il Car- 
magnola 8 mesi: « espugnazione, dice il Machiavelli, 
che in quelli tempi e secondo quelle guerre fu tenuta 
mirabile ». 



224 

convocati figura come Rappresentante anche 
un certo Facino di Pontevico. 

Dopo la conquista di Brescia, e mano mano 
anche delle Terre bresciane, la Repubblica di 
Venezia volle mostrarsi generosa verso i nuovi 
sudditi, col confermare diritti e privilegi, con- 
cedere esenzioni e indennità, e stabilire altresì, 
dietro sentenza del Card, di Santa Croce, Le- 
gato Apostolico di Martino V°, « che il fiume 
Oglio con ambedue le ripe dall' una e dall' altra 
parte e con le fortezze in esse esistenti fosse di 
sola giurisdizione bresciana » : (1). — In tal 
modo Venezia venne a confermare alla Città di 
Brescia, insieme alle antiche prerogative e a 
molti altri privilegi, anche quello del dominio 
e di parte dei diritti sul ponte dell' Oglio a 
Pontevico (2). 

Volgendo pertanto le cose in favore dei Ve- 
neziani massime per la perizia militare del 
Carmagnola, non è a dire quanto il Visconti 
si pentisse d' essersi privato di quel valente 



(1) V. Bighelli — Relazione sul fiume Oglio — pag. 76-77. 

(2) « Ricoveratasi ( la città di Brescia ) alla devozione 

della Serenissima Repubblica veneta, le fu nel Pri- 
vilegio 10 Genaro 1427 = more veneto = con accor- 
darle il dominio del fiume Oglio, Alveo e Ripe, con- 
fermato anche quello del Ponte di Pontevico, facendo 
pure tale effetto il Capitolo 34 de Patti, de Dazii »: 
( Relaz. sul fiume Oglio — Ms. Quirin. f. 87 ). 



225 

condoltiero : — nello stesso tempo però, non 
potendo il Duca durarla a lungo colla pace, 
che pure erasi combinata tra lui e la Repub- 
blica, volse le sue schiere sopra Casalmaggiore, 
e nell' Ap^le del 1427 se ne impadronì. Per 
riavere quella importante Fortezza i Veneziani 
passarono tosto 1' Oglio, e dopo di essersi im- 
padroniti di Robecco e di altri castelli del 
cremonese, andarono a porre il campo presso 
Casalmaggiore. Ai 5 di Luglio la Fortezza cadde 
bensì nuovamente in potere della Repubblica; 
ma la gente del Duca erasi altrimenti sfogata 
col saccheggiare e incendiare i Castelli di Ro- 
becco e di Pontevico (1). 



(1) « .... El ducha de Milano, de aprile ( 1427) havè Ca- 
salmazore ch'era de Venetiani; e poi al zugno el 
campo de Venetiani vene in sul cremonese, e havè 

molte forteze, zoè Robecho etc andò a campo 

a Casalmazore, e a dì 3 de luyo la zente del ducha 
de Milano andò a Robecho e Pontezigo, e miseno a 
sachomano e brusano le terre: e a dì 5 de luyo se 
perdi Casalmazore, che se guardava per lo ducha»: 
(Bibl. Hist. It. v. 1°, p. 183). 

Berenzi — Storia di Pontevico 15 



220 

CAPITOLO XIV 

Nicolò Picenino e Francesco Sforza. — N. Picc- 
irillo ferito presso il ponte di Pontevico — Pon- 
tevico cade in potere del Picenino. — Assedio 
di Brescia. — F. Sforza riprende il Cast, di 
Pontevico. — Pontevico si arrende al Picenino. — 
Protesta fatta nel Cast, di Pontevico dal Deputato 
del Duca, circa il possesso di alcune Terre cre- 
monesi. — Pace di Cavriana. — L' esercito della 
Repubblica raccolto a Pontevico muove all' impresa 
del cremonese. — I Comuni della Quadra di Pon- 
tevico sono saccheggiati dai Ducheschi. 

( A. 1430-1447 ). 

Cessate le devastazioni e le stragi, che dal- 
l' alternarsi, nel dominio delle città, di Signori 
ambiziosi e talvolta crudeli, erano anche ai 
nostri derivate, si trovarono di fronte il Du- 
cato di Milano e la Repubblica di Venezia, due 
colossi, che stavano per scendere in campo 
uno contro 1' altro a intraprendere una nuova 
guerra ben più fiera e sanguinosa delle pre- 
cedenti. — Ben è vero, che per intromissione 
del Card, di Santa Croce, nell' Aprile del 1428, 
erasi conchiusa un'altra pace fra le due parti; 
ma questa pare fu di breve durata; e anziché 
vera pace, fu piuttosto una semplice tregua, 
di cui si valsero tanto il Duca come la Repub- 



227 

blica per fare gli apparecchi della guerra. Le 
ostilità infatti scoppiarono più minacciose verso 
i primi del 1431, e mano mano presero sì 
vaste proporzioni, da far disperare di poter 
in qualche modo mettere loro un freno. 

Nicolò Picenino comandava 1' esercito del 
Visconti, e Francesco Sforza, che teneva un 
vigile occhio sugli avvenimenti di Lombardia 
per poterne all' uopo approfittare, lasciate le 
parti del Duca, si diede ai Veneziani, i quali 
nel 1434 lo crearono generale delle truppe 
della Repubblica. — Una rivalità di gloria, di 
potere e di ricchezze teneva divise le due ar- 
mate, non che i due generali : essi cercavano 
le occasioni di incontrarsi e di combattersi; 
tutto il potere era nei campi, e purtroppo la 
guerra o la pace dipendeva assai più dalle 
passioni dei capitani, che dall' interesse vero 
degli stati (1). 

Anche il Castello di Pontevico ebbe a soste- 
nere parecchi assedi da parte di questi due 
potenti guerrieri. Questa importante fortezza 
di confine troppo era tenuta d' occhio dalla 
Repubblica, troppo era ambita dal Visconti, 
perchè anche una volta perduta, non venisse 
dal. Senato di Venezia o dal Duca di Milano 



(1) V. Sismondi — Biograf. Univers. — voi. XLIV°, 
pag. 32 



228 

adoperato ogni mezzo per riacquistarla : quindi 

è, che non ostante le generose difese soste- 
nute talora con supremi sforzi, ebbe nello spa- 
zio di pochi anni a cadere più volte, e subire 
saccheggi, incendi e stragi spietate. 

Già fin dal 1431 a Soncino e a Cremona, 
aveva il Picenino riportato vittoria sul Car- 
magnola e sui Veneziani (1) ; nel 1434 battuto 
presso Imola il Gattarnelata loro generale; e 
disfatte nel 1437 sull' Adda le loro truppe co- 
mandate dal Marchese di Mantova. Non sod- 
disfatto però appieno per tali successi il Duca 
di Milano, mal sapendo soffrire che la città di 
Brescia e le fortezze del nostro territorio ri- 
manessero tuttora in potere dei Veneziani, 
andava studiando il modo di togliere alla Re- 
pubblica tutti gli alleati, affine di potere con 
maggior facilità far penetrare il Picenino nelle 
terre bresciane, e ricuperarle. — Da uomo 
accortissimo qual' era seppe disporre sì bene 
le cose, che dopo di aver allontanato dal cam- 
po, che egli voleva tenere, i difensori delle 
armi venete, separò dalla alleanza della Pve- 
pubblica anche il Marchese di Mantova Fran- 
cesco Gonzaga per collegarlo ai suoi; e privati 
in tal modo i Veneziani dei loro più validi 

(1) Il Carmagnola caduto poi in sospetto alla Repubblica 
fu chiamato a Venezia; e accusato di tradimento, fu 
condannato alla morte (5 Maggio 1432). 



229 

soccorsi, e accresciuto il proprio esercito di 
buon numero di armati, ordinò al suo Gene- 
rale Nicolò Picenino di passare senz' altro alla 
conquista del bresciano ( Giugno — 1438 ). — 
Il Picenino valendosi delle circostanze propizie, 
con quella rapidità che eragli propria, da Ca- 
salmaggiore venne all' Oglio, e il giorno 2 di 
Luglio varcato il fiume a Canneto, si drizzò 
tosto verso Pontevico. 

Nel Giugno di 6 anni prima (1432), i difen- 
sori del nostro Castello avevano saputo ribat- 
tere gli attacchi del medesimo Picenino, il 
quale da Robecco, ove erasi recato colla sua 
gente, avea tentato di guastare il ponte sul- 
V Oglio ; uno dei nostri in quella occasione, 
mirando a lui particolarmente ( 20 Giugno ), 
era riuscito a colpirlo con un verrettone (1), 
causandogli una grave ferita, per la quale ebbe 
a soffrire per molto tempo (2). — È a notare 

(1) Il verrettone era una grossa freccia, che si lanciava 

colla balestra. 

(2) « .... in 1432 a dì 20 de zugno INicholò Pizenini 

capitanio del ducha de Milano, essendo a Robecho 
per voler guastar un ponte in Olio de' Venetiani, fu 
ferito da un verotone in del copule, e si stette molto 
male quasi alazato de la persona per gran tempo »: 
( Blblloth. Hist. IL voi. 1°, p. 185 ). = Di questa fe- 
rita, riportata da Nicolò Picenino, è fatto cenno anche 
nelP Elogio dello stesso Picenino, che si legge nell'Op. 
Rer. It. Script, presso il Muratori. 



230 

però, che allora il Picenino non erasi appres- 
sato al Castello di Pontevico con tutto quel- 
P apparato di forze, di cui in questa sua venuta 
del 1438 potea disporre; e quindi non è a far me- 
raviglia se i nostri riuscirono allora a opporgli 
resistenza, e se egli dovette cosi malconcio 
ritirarsi. Ma sopraggiunto in quest' anno in 
pieno assetto di guerra, ben diverso fu il con- 
siglio dei comandanti del nostro Castello ; im- 
perocché al solo comparire della poderosa ar- 
mata nel territorio bresciano fu tale lo spavento 
e il terrore che incolse non solo i nostri, ma 
tutte le genti dei Veneziani, che il Gattame- 
lata, loro capitano, credette opportuno ritirarle 
verso Brescia nella rócca di Bagnolo, mentre 
ordinava a Bartolomeo Colleonf e a Pietro No- 
varino di ritirare anch'essi i loro corpi d'ar- 
mata parte a Palazzolo e parte a Orzinovi. 
Le popolazioni atterrite e confuse non sapeano 
come salvarsi; era un fuggi fuggi da tutte le 
parti, e ce beato, dice il Soldo, chi poteva 
scampare ». — Dinnanzi al formidabile eser- 
cito del Duca, i pochi che erano rimasti a 
custodire il Castello di Pontevico non vollero 
tentare una resistenza, che sarebbe tornata 
inutile anzi funesta: sicché il Picenino vi potè 
entrare senza violenza, e pare che per questa 
resa volontaria non recasse gravi danni agli 
abitanti — Da Pontevico volse il Picenino l'e- 
sercito alla conquista degli altri castelli del 



231 

bresciano attaccando anche i meglio difesi con 
tanto impeto, che in breve avendoli tutti sog- 
giogati, e riacquistato al Duca di Milano il 
territorio di Brescia, portò le sue armi vinci- 
trici fin sotto la Città. — È memorabile Y as- 
sedio, che sostenne Brescia dall' Ottobre del 
1438 alla metà di Giugno del 1440: il Picenino 
stesso, dopo di aver tentato replicatamente gli 
assalti, e di aver intercettato i viveri ai cit- 
tadini, vedendo che pur non pensavano ad 
arrendersi, cominciò a stancarsi di quel!' im- 
presa ingloriosa; onde cominciò a far presen- 
tare al Duca istanze, perchè non lo tenesse 
altro in Lombardia, ma il lasciasse accorrere 
piuttosto alla guerra di Toscana: per l'assedio 
di Brescia, diceva egli, esser sufficiente anche 
una parte sola delle truppe, e per tenere il 
campo in Lombardia, bastare gli altri capitani, 
che il Duca aveva al servizio : molto più, che 
il suo comparire in Toscana avrebbe proba- 
bilmente obbligato i Fiorentini a richiamare 
dal veneto Francesco Sforza, unico capitano 
sul quale potessero fare sicuro fondamento. — 
Il Duca di Milano temendo che la Repubblica 
di Venezia, partito il Picenino, avesse a riac- 
quistare i castelli del territorio di Brescia, e 
liberare dall' assedio la Città stessa, non sa- 
peva indursi ad acconsentire alle preghiere 
del suo Generale: ma poi le istanze si fecero 
tanto vive e frequenti, che finirono col pie- 



'232 

gare l'animo del Visconti; e Nicolò Picenino 
potè alfine passare il Pò (7 Febbraio 1440 ), 
per unirsi poi a Manfredi su quel di Faenza. 
Mentre però il Picenino armeggiava in To- 
scana, Francesco Sforza aveva già profittato 
dell' assenza di lui, per riprendere con ardore 
la guerra di Lombardia (1). — - Gettato infatti 
il ponte sul Mincio, fece passare le sue genti, 
e in pochi giorni avanzandosi lungo la riviera 
bresciana del lago di Garda, ne occupò tutte 
le Terre, e anche Salò, cui pose a sacco. Di 
mano in mano poi che egli si innoltrava nel 
territorio di Brescia, lo sgombravano tutti i 
ducheschi, ritirandosi nel proprio stato il Gon- 
zaga, e verso l' Oglio Luigi Dal Verme e il 
Furiano. Fu il giorno 10 Giugno, che anche 
le truppe dello Sforza, essendosi avanzate verso 
1' Oglio si impadronirono di Pontevico e del- 
le altre Terre componenti la Quadra del no- 
stro Castello (2): indi per finire di disper- 

(1) V. Erm. Rubieri — Fr. Sforza v. 1°, p. 309. 

(2) « Progressus fuit et potitus Pontisviro et multis aliis 

ibi oppidis, et illinc facta cursitatione in agros Cre- 
monenses ex eis abegit predarci »: (Gavitelli — Ann. 
Cr. f. 188, v.): — « Si ebbero lettere da Pasqual 
Malipiero Provveditore di campo, del dì 10, come 
s'erano avuti due passi d' Oglio (Pontevico e Quin- 
terno ), e subito erano corse le nostre genti fino a 
Cremona e menato a rastello quello che trovarono 
e fecero gran bottino »: (31. Sanuto — R. I. S. v. 



233 

dere il fuggente nemico, dalla riva sinistra 
del fiume lo Sforza si drizzò verso Orzinovi, 
ove si erano riparati il Dal Verme e il Fur- 
iano. Tra gli Orzi e Soncino vennero alle armi; 
e gli Sforzeschi avendo ottenuto vittoria, ne 
approfittarono per spingersi anche nel terri- 
torio di Bergamo. Tornati poi a Pontevico, 
passarono nel Luglio del 1440 al di là dell' 0- 
glio, e posti gli alloggiamenti a Robecco e alla 
Bina, mossero alla conquista di molte terre 
non solo del cremonese, ma di altre ancora 
del bresciano, che non avevano potuto otte- 
nere nello scorso mese di Giugno. — Intanto 
il Picenino, che era stato battuto ad Anghiari 
dalle genti dei Fiorentini, giungeva in Lom- 
bardia stremato di forze; e il Duca di Milano 
dovette, si può dire, vuotare il suo tesoro per 
raccogliere truppe, e formargli un esercito di 
8,000 cavalli, e 3,000 fanti. Colla nuova ar- 
mata il Picenino apri la campagna nel Feb- 
braio del 1441, e riconquistò in pochi giorni 
tutta la valle d' Iseo e il piano bergamasco : 
poi troppo premendogli di impadronirsi delle 
fortezze dell' Oglio, discese tosto a Pontevico, 

XXII , col. 1096): — V. anche la Cronaca di Cri- 
stoforo Soldo = R. I. S. voi. XXI : — La Quadra di 
Pontevico, come già si disse in nota a pag. 203, era 
formata dai Comuni di Bassano, S. Gervasio, Aìfia- 
nello e Seniga. 



234 

e dimandò la resa del Castello, assicurando 
per altro, che avrebbe rispettato gli abitanti 
e salvate le lore robe; a questa condizione 
Pontevico si arrese (27 Febbraio): appena 
però 1' esercito del Picenino potè entrarvi, non- 
volle riconoscere patto alcuno, e già i soldati 
stavano per far man bassa sugli inermi ca- 
stellani; ma loro si oppose il Picenino, il quale 
ordinò che si accontentassero di saccheggiare 
le case, e salvassero gli abitanti (1). 

Da Pontevico il Picenino si volse verso la 
Bina, e occupata che ne ebbe la ròcca, in 
pochi giorni si impadronì di Canneto e Mar- 
caria: poi rifacendo i passi, andò a porsi tra 
gli Orzi e Soncino (2). 

Lo Sforza sicuro di riconquistare nella pri- 
mavera tutti i luoghi occupati dal Picenino 
nelle sue scorrerie del Febbraio, non si dava 
gran pensiero dei fatti d' armi del suo avver- 
sario: ma allorquando giunta la primavera, il 

(1) « Andò a Pontevico, e s' arrendè salvo laroba e le per- 
sone: e come furono renduti con que' patti, li sac- 
comanarono » : ( C. Soldo — R. I. S. v. XXI , col. 
825): — Il Gavitelli, a differenza del Soldo, dice che 
il Picenino « Pontisvicum diripi jussit, expulsis illinc 
incolis cum tot bonis, quot secum terre potuerint »: 
(Annales Cremon. f. 191, v. ). 

(2) « .... in 1441 de febrero Nicolò Picenino capitanio 

del ducha retornà in sul bersano e in 8 dì havè tutta 
la terra de Olio » :(Bibl. Hist. IL voi. 1°, pag. 187. 



235 

vide riprendere gagliardamente gli assalti, e 
avanzarsi sempre più nel territorio bresciano, 
egli, sebbene avesse richiamate, come dice il 
Rubieri, le proprie genti dalla Toscana, e in- 
dotto il Senato di Venezia ad assoldare Miche- 
letto Aitendolo, si trovò nondimeno appena in 
grado di tenersi sulle difese. — Però il 25 
Giugno volle tentare a qualunque costo un'im- 
presa; e incontratisi i due eserciti a Cigliano, 
combatterono accanitamente, con gravi perdite 
da ambe le parti; ma alla fine gli Sforzeschi 
dovettero ritirarsi, e il Picenino si ridusse al 
Castello di Pontevico (1). 

Dopo il fatto di Cignano il Conte non si 

(perdette d' animo : anzi voltosi a Manerbio to- 

'isto lo attaccò e se ne impadronì ; poi occupati 

iun dopo 1' altro Quinzano, Verola e Pralboino, 

Sveniva studiando il mezzo di riconquistare la 

Ifortezza di Pontevico, imperocché stimava, dice 

il Soldo, di non aver fatto niente in bresciana, 

Lse non toglieva al suo avversario questo forte 

passo dell' Oglio. Dopo varie riflessioni ricorse 

lilialmente a questo stratagemma: — sapendo 

(che da Pontevico, già ben guardato, avea il 

Picenino fatto passare 1' esercito nel cremonese 

a custodire la riva destra dell' Oglio (2), egli 

1) « Sfortia firmavit castra ad Manerbium et per Phi- 
lippenses ad Pontisvicum » : ( Cavitelli, 1. e. ) : — V. 
Muratori — Ann. d' It. v. IX , p. 155. 
I (2) « Picininus Pontevico exercitum omnem in Cremonenses 



236 

invece di tentare i passi difesi, si volse a Pon- 
toglio, e quivi valicato il fiume andò ad as- 
sediare il castello di Martinengo, che chiudeva 
il passo tra Brescia e Bergamo : con questa 
mossa sperava lo Sforza, che il Picenino a- 
vrebbe con tutto 1' esercito lasciati questi luo- 
ghi per inseguirlo; ed egli poi, qui tornato più 
tardi a occasione più opportuna, si sarebbe 
facilmente impadronito di Pontevico, e anche 
della Bina, altro dei posti importanti del suo 
rivale. — Accorse difatti Nicolò con tutto l'e- 
sercito a Martinengo, Castello già munito e 
difeso da Jacopo Gaivano e da Pietro Fregoso; 
e seppe tanto accortamente distribuire le sue 
genti, che accampatosi alla distanza di un mi- 
glio dagli Sforzeschi, non solo rese loro im- 
possibile la ritirata, ma impedì pure allo Sfor- 
za di tentare 1' assalto del Castello; perchè 
appena lo avesse attaccato di fronte, egli alla 



traducit: fluminisque ripam passim custodibus tueri 
imperat, et Venetos transita prokibere parat » : (&- 
monelta — R. I. S. v. XXI , col. 302): — « Picinino 
la sequente nocte con silentio partì : e p. Pontevico 
passò nel Cremonese, con diligentia pose la gente 
so la riva de Olio chel nemico non passasse. El Conte 
cognoscendo questo doppilo dui giorni mosse il cam- 
po : e torgendo a la sinistra mano non lontano da 
Olio se puose .... e vedendo essere bisogno de 
fraude pensò usarla »: (B. Corio — Storia di Mi- 
lano ). 



237 

sua volta avrebbe attaccato lui alle spalle. Ed 
ecco che divenuto in tal modo Francesco Sfor- 
za di assediante assediato, si vide svanire din- 
nanzi le concepite speranze di conquista, né 
sapea in qual modo potesse uscirne salvo, e 
senza onta del nome suo e delle armi venete. 

Già da oltre un mese il Conte si trovava 
chiuso dai nemici, con un numeroso esercito ri- 
dotto all' impotenza e alla fame, quando una 
sera ritirandosi egli col proposito di tentare 
al mattino un'uscita attraverso al campo ne- 
mico, verso la mezzanotte vide comparire nella 
sua tenda uno dei servi più fedeli del Duca 
di Milano: era questi Antonio Guidoboni, già 
amico dello Sforza, il quale a nome di F. M. 
Visconti veniva ad offrirgli un trattato di pace, 

la mano della figlia stessa del Duca, con 
Cremona e Pontremoli per dote (1). — Non 
è a dire con quanta gioia accettasse lo Sforza 
una proposta sì generosa e inaspettata; tanto 
più che egli vedeasi ora in gravissimo pericolo 
di perdere se e l'esercito; radunò pertanto i 
principali de' suoi ufficiali, e presente il Mali- 
piero, Procuratore del veneto Senato, ingiunse 

(1) A questo passo erasi indotto il Visconti, perchè non 
voleva accondiscendere alle esigenze del Picenino, il 
quale dimandava la sovranità di Piacenza; del Fur- 
iano, che ambiva Bosco e Frugarolo, castelli ales- 
sandrini: e del Dal Verme, che voleva Tortona. 






238 



loro, che da quel punto non permettessero 
alcun atto ostile contro la gente del Visconti. 
Nello stesso tempo poi che il Duca faceva 
si larghe offerte allo Sforza, iniziava altresì 
proposte di pace colla repubblica di Venezia: 
ma innanzi di conchiuderne il trattato, volle 
che venisse fatta da un certo Lampugnino, 
Procuratore, Nunzio e Commissario delegato 
da lui stesso, una solenne protesta, riguardo 
ad alcune terre del cremonese, delle quali egli 
era stato privato, e che la Repubblica avea 
occupato nel tempo della guerra. Tale protesta 
fu fatta qui a Pontevico, presso la porta del 
Castello, dal detto Lampugnino, dinnanzi a 
più testimoni, « jure, via, modo et forma qui- 
bus melius ac validius potuit, intervenientibus 
omnibus solemnitatibus tam juris quam facti » ; 
e venne steso P Atto legale dal Notaio Gio- 
vanni dei Giapani (1). 

(1) « In nomine Dni N. J. Ch. Anno a nativ. ejusdem 
MCCCCXLI indict. IV, die lune UH Septembris. in 
loco Pontisvici diocesis brixiensis juxta portam castri 
Pontisvici presentibus veiierab. viro d. Johanne de 
Venetiis rectore ecclesiarum de Seniga, Stefano de 
Burgo connestabili illustriss. dominij Venetorum, et 
Armanino de Burgo testibus ibi vocatis et rogatis; 
ibique spectabilis vir Lampugninus de Birago — 
procurator et procuratorio nomine ac nuntius et com- 
missarius illustris. principis et excellentis. d. n. d. 
Filippi Marise Angli, ducis Mediolani etc. Papise An- 






230 



Dopo questi ed altri preliminari, gli amba- 
sciatori del Duca di Milano, e della Repubblica 
di Venezia convennero a Cavriana per con- 
chiudere le condizioni della pace; e il 20 No- 
vembre del 1441 venne pubblicato il trattato, 
col quale il Visconti e la Repubblica ebbero i 
loro antichi diritti e confini. Se vogliamo cre- 
dere al Caprioli e a qualche altro storico, il 
Duca avrebbe voluto ancora per sé la fortezza 
di Pontevico; ma nel trattato non apparisce, 
che poi gli sia stata concessa. 



gleriseque Comitis, ac Januse domini jure, via etc. 

facit infrascriptam protestationem quod vigore 

conventionum non tenetur nec obligatus est prefatus 
illustr. doni. d. n. d. Dux Med. deponere infrascripta 
castra, fortilicia, villas et loca quia re vera tempore 
pacis non tenebantur neque possidebantur per illustr. 
Dominium Venetorum .... nec in arbitramento re- 

verendiss. Card. Sanctae Crucis nominabantur 

et ad civitatem Cremonae pertinebant et spectabant, 
et de presenti pertinent et spectant ita et taliter ut 
nullo modo deponi debeant .... etc. 

Quse loca sunt haec, videlicet: = Locus seu 

villa ambarum Martignanarum, locus seu villa Sola- 
roli Rayneri .... etc. (seguono ì nomi di altre 28 terre 
del cremonese .... Ego Johannes de Giapanis de Mar- 
itano pubi. Imp. et Due. auctorit. Med. notarius pre- 
sens fui; indeque rogatus hoc instrumentum tradidi, 
scripsi et subscripsi, signumque meum apposui in 
test. pra3missorum »: — ( Dal Registro Ducale se- 
gnalo A, N, 1 negli Archivi governativi ) : — Luigi 
Osio — Docum. Diplom. voi. Ili , p. 235. — Il lungo 
documento è in copia presso di me. 



240 

Intanto all' annuncio di questa pace sospirata 
si facevano grandi feste nelle Città e nei Ca- 
stelli; e i popoli che erano stati danneggiati 
per tariti anni da una ostinata guerra, la sa- 
lutarono come foriera di prosperità, e si ridus- 
sero alle proprie Terre colla ferma speranza 
di non dover si presto riprendere le armi per 
la difesa dei loro diritti. — Ma gli infelici, 
che si erano lasciati troppo facilmente illudere 
dal trattato di Cavriana, perchè confermato 
dalle nozze di Bianca Visconti con Francesco 
Sforza, compresero ben presto, che quella non 
dovea essere che una pace di brevissima du- 
rata. Si seppe difatti, che il Duca, poco dopo, 
erasi pentito di aver combinato quel matri- 
monio, e che per accaparrarsi all' uopo il brac- 
cio del Picenino gli aveva conferito il grado 
di capitano generale dell' esercito e di luogote- 
nente civile. La cosa avea certo del misterioso; 
nondimeno allorquando si vide che lo Sforza, 
dopo di essersi trattenuto un po' di tempo in 
Cremona, si mosse verso le Marche, e quasi 
parimente ( a. 1442 ) il Visconti comandò al 
Picenino di inseguirlo, ben si potè immaginare, 
che suocero e genero erano tornati alle ini- 
micizie di prima. — Il Picenino collegato col- 
l' esercito del Pontefice Eugenio IV , e con 
quello di Alfonso Re di Napoli ebbe a scon- 
trarsi più volte collo Sforza, difeso dalle Re- 
pubbliche di Venezia e di Firenze; ma il giorno 



m 

8 Novembre 1443, investito dalle genti del 
Conte a Montelauro presso Rimini, ebbe in 
quello scontro la peggio, e la sua armata fu 
inessa in piena rotta. Il Picenino morì poco 
dopo (15 Ottobre, 1444), e i suoi due figli 
Francesco e Jacopo ebbero il comando dell' e- 
sorcito del Visconti. — Il Duca fremette al- 
l' annuncio della sconfitta ; e per potersi in 
qualche modo rifare, cominciò a lasciar correre 
voce, che le città di Cremona e Pontremoli 
le aveva date allo Sforza non già come dote 
di Bianca, ma come pegno; e che perciò potea 
quando che sia ripeterle ambedue. E non fu- 
rono solo parole le sue, perchè essendo già 
assediata Pontremoli, ei fece da Francesco Pi- 
cenino tentare anche l'assedio di Cremona, 
ordinandogli di far pure ai confini del terri- 
torio, massime presso Pontevico, quelle ope- 
razioni, che egli e il Trivulzio stimavano ne- 
cessarie a difesa dell' esercito assediante (1). 
Intanto il Simonetta avendo inteso che oltre 
agli apparecchi dei ducheschi contro Cremona, 

(1) « Dux Mediolani etc. — Dilectissimi nostri (Frane. 
Picenino e Ar asmino Trivulzio). — Perchè voy seri- 
veti de far fare una bastita per mezo Pontevico, di- 
cimo che simo contenti in questo fazati quello 

et corno parirà a voy » : — (Da una copia sincrona 
negli Archivi di Stato in Milano ) : — V. L. Osio — 
Doc. Dipi. voi. 111°, p. 412. 
Berenzi — Storia di Pontevico 1# 



erano stali guastati anche i ponti della Bina 
e di Pontevico, e tagliate così le vie, donde 
la Città pò tea sperare alcun soccorso, affret- 
tava con lettere la venuta dello Sforza in Lom- 
bardia (1); mentre Michele Attendolo genera- 
lissimo dei Veneziani ingrossava mano mano a 
Manerbio e a Pontevico le proprie truppe, per 
muovere a tempo opportuno alla conquista dei 
Castelli cremonesi già occupati dalla gente del 
Duca, e per scendere anche al bisogno ad una 
giornata campale col Picenino stesso. Il solo 
bresciano mandò, 3,000 cernide con vettovaglie, 
carri e guastatori; e anche Bergamo concorse 
a ingrossare sempre più 1' esercito collo spe- 
dire 1500 uomini. — Sulle rive dell' Oglio era 
pronta Y armata veneta, ed erano delegati i 
Vicarii specialmente di Pontevico e di Quin- 
zano a vegliare sopra il movimento dell'armata 
del Duca nel cremonese, e per mezzo dei Ret- 
tori di Brescia a notificare ogni cosa al Doge 

(1) « .... havendo inteso corno erano stati guasti li pon- 
ti de la Bina et de Pontevico, ognuno era sbigottito, 
et stava de mala voglia, perchè vedevano che de 
hora in hora speravano gli andasse succurso, se ta- 
gliavano tutte le vie donde gli si potesse andare, 
et parevagli che fusseno habbandonati .... » : ( An- 
gelo Simonetta ) : — esorta poi il Conte ad andare in 
soccorso di Cremona : ( Da una copia sincrona negli 
Archivi di Stato ). — V. L. Osto — Doc. Dipi. v. 111°, 
p. 414. 



* 243 * 

«li Venezia, perchè potesse prendere in tempo, 
le disposizioni necessarie e dare gli opportuni 
ordini di guerra (1). — Già Y Attendolo stava 
per lasciare il nostro Castello, quando i Vene- 
ziani volendo tentare V animo del Duca, spedi- 
rono ambasciatore a Milano Luigi Foscarini per 
indurlo a restituire al genero le fortezze che gii 
aveva tolte, e a non porre la Repubblica nella 
necessità di dichiarategli nemica; ma il Duca 
non volle nemmeno ricevere il Foscarini, e gli 
fece rispondere, che voleva per sé e Cremona 
e tutto il cremonese. I Veneziani allora, e ne 
era tempo, ordinarono all' Attendolo di pas- 
sare r Oglio con tutti i suoi 12,000 uomini 
(2), ai quali congiungevasi ben tosto, con altri 
4,000 cavalli, Guglielmo di Monferrato, passato 
recentemente al servizio dei Veneziani (3). — 
Robecco, Pescarolo, Piadena, Calvatone ed altre 
terre meno importanti caddero in potere del 

(1) « Serenissime Princeps ( Frane. Foscari Doge di Ve- 
nezia). — Hac. hora habuimus a Vicariis vestris 
Pontisvici el Qumzani magnificimi dominum Lodo- 
vicum de Sancto Severino se levasse de exercitu et 

ivisse ultra Padum Scripsimus dictis vicariis ut 

nuntios quamprimum mictant, et rem hanc bene 
intelligant, nobisque illieo significent omnia » : ( V. 
L. Osto Doc. Diplom. v. Ili , p. 433). 

(2) Marin Sanuto dice che le genti dell' Attendolo assom- 

mavano a circa 6,000 cavallieri, e a 4,000 fanti, oltre 
a moltissime cernide: (E. L S. v. XXII , col. 1121). 

(3) « Interim Michael traducto per Pontemmcum exercitu, 



244 

Michelettò (1), mentre l'esercito del Duca, 
lasciato 1' assedio di Cremona, erasi posto tra 
Martignana e Casalmaggiore. L' Attendolo inse- 
guendolo tosto, il giorno 29 Settembre (1440), 
con tanto impeto rivoltò contro al Picenino le 
sue schiere, che in breve ne mandò in fuga 
tutto F esercito, dopo di aver fatto prigionieri 
circa 4,000 uomini. — Valendosi il Michelettò 
di questa vittoria, con grande rapidità venne 
conquistando ai Veneziani tutto il territorio 
situato tra l'Adda e l'Oglio; e occupato da 
ultimo il Castello di Cassano, non essendo più 
possibile tenere la campagna perchè soprag-' 
giunta la cattiva stagione, andò a svernare a 
Caravaggio, distribuendo il resto dell' esercito 

Cremonensium fìnes ab lioste occupatos passim po- 
pulatur » : (/. Simonetta — R I. S. v. XXI , e. 381-82): 
— « Francesco Picenino sentendo che Michelettò 
vuoleva passare Olio se puose a Casale Magiore non 
lontano da la riva dil Po. Michele in questo mezo 
passato Olio per Pontevico fece preda in quella parte 
de Cremonese che era. de nemici »: (B. Corto — St. 
di Milano). — Anche il Sismondi e il Rubieri rife- 
riscono, che l' Attendolo facesse passare l'esercito 
nel cremonese, dalla parte di Pontevico; e dinnanzi 
a queste testimonianze autorevoli, non so come 1' 0- 
dorici immagini, che l'esercito possa aver passato 
probabilmente il fiume a Palazzolo, pigliando subito 
dopo il Castello di Robecco. 
(1) V. Riccardi — St. di F. Sforza: Ms. presso la Bibl. 
govern. di Cremona. — Il Simonetta si affrettava ad 



245 



nelle terre della Gbiara d' Adda, del berga- 
masco e del bresciano. 

Non è però a meravigliare se, non avendo 
potuto i ducbeschi in questa guerra tener fron- 
te in nessun modo ai Veneziani, cercassero 
poi ogni occasione di vendicarsi in qualche 
maniera contro di loro, facendo frequenti scor- 
rerie nel nostro territorio, e recando danni 
gravissimi nei campi, e negli abitati. — La 
notte del 27 Marzo 1447, passato F Oglio ad 
Alfìano, vennero in gran numero anche su 
([liei di Pontevico : ma anziché avvicinarsi alla 
Fortezza, si volsero contro i Comuni della 
Quadra, specialmente sopra Alfianello e S. Ger- 
vasio: in queste due delle nostre terre fecero 
gran bottino di roba e di bestiami, e appic- 
cato poi T incendio alla maggior parte delle 
case, se ne partirono conducendo seco ben 80 
prigionieri (j). 



avvisare lo Sforza, che « lo campo ciuchesco subito 
che intese la mossa del campo de la 111. Signoria da 
Robecho se levò dal allogiamento de Vedeseto et andò 
ad la Martignana » : (Dall' or ig in. negli Arch. di Stato): 
— V. L. Osio — Doc. Dipi. 
(1) 0. Soldo ricorda particolarmente Alfianello (R. I. S. 
v. XXI"); e il Cavitela invece S. Gervasio : « Incur- 
sarunt agrum brixiensem usque ad vicum Sancii 
Gervasii et inde longe lateque abduxerunt praedam 
et captivos »: (Ann. Crernon. f. 197, r.). 



246 

CAPITOLO XV . 

Riconciliazione di P. M. Visconti con F. Sforza. 
— Lo Sforza riporta vittoria sulla flotta della Re- 
pubblica. — Incendio negli alloggiamenti dei Ve- 
neziani accampati presso Pontevico. — F. Sforza 
Duca di Milano. — Il Cast, di Pontevico assediato 
dal Duca. — Condizioni della resa di Pontevico 
al Duca di Milano. — J. Picenino assedia e ricon- 
quista alla Rep. il Cast, di Pontevico. — Insidie 
tese ai ducheschi. — Piccoli fatti d' armi nelle 
vicinanze di Pontevico. 



(A. 1447-1453). 



Impensierito il Visconti pei grandi vantaggi 
riportati dalla Repubblica sulle sue genti, co- 
minciò a far chiedere ai Veneziani la pace, e 
nel tempo istesso a far pregare lo Sforza, il 
quale allora trovavasi a Gradara, che deposta 
ogni ira, accorresse alla difesa di uno Stato, 
che ormai potea considerare come suo. Am- 
maestrato però il Conte, dall' abituale contegno 
del Duca, a non fidarsi di lui, stava per re- 
spingere quell'invito; ma troppo premendogli 
d' altra parte di stornare possibilmente la pace, 
che il Visconti non cessava di chiedere alla 
Repubblica di Venezia, gli scrisse esprimen- 
dogli i sensi della sua devozione, e consiglian- 
dolo in pari tempo a non stringere accordi 
coi Veneziani, giacché fra breve, mediante il 



247 

suo ajuto, li avrebbe veduti ripassare non solo 
l'Adda, ma 1' Oglio, il Mincio e fors' anche 
l'Adige: « non solamente, diceva lo Sforza 
nella lettera al Duca, gli faremo dismenticare 
Adda, ma gli faremo desmentecare Oglio, el 
Mincio et forse V Adesi ». 

I Veneziani però malgrado le istanze del 
Visconti che voleva la pace, e le proteste di 
fedeltà che ricevevano continuamente da Fran- 
cesco Sforza, erano venuti nella persuasione, 
che 1' alleanza tra lui e il Duca fosse per es- 
sere quanto prima conchiusa. Perciò risoluti 
di rompere gli indugi, muovendo da Ponte- 
vico tentarono di avanzarsi alla conquista di 
Cremona, per fare di questa Città una nuova 
base di operazioni militari contro il Duca e 
il Conte suo genero (1): ma la porta Ognis- 
santi, che per segrete intelligenze doveva es- 
sere aperta alle armi venete, rimase invece 
chiusa e ben difesa; e il generale Michele At- 
tendolo dovette ritirarsi nuovamente al di qua 
dell' Oglio, col dispetto di una trama scoperta 
e non riuscita. Lo Sforza ne mosse lamento 
alla Piepubblica, e la Repubblica non se ne 
diede per intesa; e da quel punto si conside- 
rarono definitivamente rotte le relazioni tra lo 



(1) V. Riccardi — St. di F. Sforza: Ms. presso la Bibl. 
grov. di Cremona. 



248 

Sforza e Venezia: anzi sotto la data del 3 
Aprile 1447, troviamo una lettera in cui si 
dà per la prima volta a F. Sforza il titolo di 
Luogotenente e Capitano generale del Duca di 
Milano. (1). 

Erano trascorsi però soli 4 mesi dalla ri- 
conciliazione del Visconti con suo genero, quan- 
do il Duca vecchio, infermo e privo della vista, 
cessava di vivere (2); e i Milanesi si levavano 
in armi per mettersi in libertà e costituirsi a 
Repubblica; mentre molte città dichiaravansi 
indipendenti, e altre aprivano le porte ai Ve- 
neziani (3). — Francesco Sforza giudicando 
avvedutamente, che era meglio difendere a tut- 
to uomo i Milanesi, prima di pensare a domi- 
narli, accettò le proposte che essi gli fecero, 
e messosi al soldo della loro Repubblica, scese 
tosto in campo contro i Veneziani. Tolse in- 
nanzi tutto alla Repubblica veneta la città di 
Piacenza, e dopo di averla saccheggiata, si ri- 
ti) V. L. Osio — Doc. 412, lett. II a : — e Riccardi 1. e. 

(2) Filippo Maria Visconti moriva nel suo Castello di 

Porta Zobbia, il 13 Agosto 1447. 

(3) Alle cose della guerra, scrive V Odorici, si mescola- 

vano i provvedimenti della pietà: perchè il Comune 
di Brescia determinava la costruzione di un grande 
Ospitale. — Gli Annali dell'Ospitale maggiore regi- 
strano quattro principali ospizii dentro la Città; poi 
notano altri ospitali, tra i quali anche quello di S Ni- 
colò in Pontevico, e di S. Gaudenzio in Seìiiga. 



249 

dusse a Cremona. — L' armata veneziana gui- 
data dall' Attendolo erasi accampata lungo Y 0- 
glio, e lo Sforza già pensava di voler far pas- 
sare le sue genti nel territorio bresciano, e 
di portar la guerra entro i confini stessi dei 
nemici (1). — È però a notare, che oltre al- 
l' esercito, teneva la Repubblica di Venezia an- 
che una. grossa flotta a Casalmaggiore sul Po, 
comandata da Andrea Querino, e da Nicolò 
Trevisano; e questa pure intendeva lo Sforza 
di voler quanto prima investire, dato che non 
gli si presentasse favorevole occasione di at- 
taccare le genti dei Veneziani in campo aperto. 
Vedendo difatti lo Sforza, che per allora non 
potea forse tornare vantaggiosa alle armi mi- 
lanesi una battaglia campale, verso la metà 
del mese di Luglio (1448), dietro consenso del 
Consiglio di guerra, si avvicinò al Po per as- 
salire la flotta. — Michele Attendolo che teneva 
tuttora 1' esercito sulf Oglio, Passò da Robeccó 
a Pontevico per varcare poi di nuovo il fiume 
più in giù, e accorrere da Piauena in ajuto 
di Andrea Querino (2): ma lo Sforza non la- 
sciò per questo di dare, il giorno 16, l'attacco 
alla flotta; e il fece con tanto vigore che ri- 
portò sulle armi venete una completa vittoria. 

(1) « .... in Brixianorum agnini mox traducendum e- 

xercituni dicit, et in hòstium finilms bellum geren- 
dura »: (J. Simonetta — R. I. S. v. XXI , e. 145). 

(2) V. C Soldo — R. I. S. v. XXI , e. 848. 



250 

Ai danni immensi che ebbero i Veneziani, 
è da aggiungere anche questo, che, essendosi 
poi ritirato il campo della Repubblica sulla 
destra dell' Oglio di fronte a Pontevico, la not- 
te del 25 Luglio si sviluppò negli alloggia- 
menti un terribile incendio, che « abbruciò, 
dice il Soldo, al Signor Michele Capitan Ge- 
nerale, e a Cesare da Martinengo, tanti cavalli, 
armature e altra roba, che valeva Ducati più 
di quattordicimila ». 

Lo Sforza imbaldanzito della vittoria ripor- 
tata sulla flotta veneta, avrebbe voluto incal- 
zare sempre più gli eventi, per raggiungere 
più presto possibile il suo intento di diventare 
signore assoluto dello Stato di Milano: ed ecco, 
che avendo egli posto Y assedio a Caravaggio, 
ed essendo tosto accorso 1' esercito veneziano 
a difendere quella Fortezza, dopo varii fatti 
d' armi, il giorno 15 Settembre 1448 le due 
armate vennero a decisiva battaglia, nella quale 
i Milanesi ottennero sulle genti delia Repub- 
blica una splendida vittoria. — In appresso 
stimando lo Sforza esser giunto il momento 
opportuno di soggiogare i Milanesi, pubblicò 
un trattato di pace da lui conchiuso coi Ve- 
neziani; cinse d'assedio Milano, e intercettò 
l'importazione dei viveri: la fame diventò ter- 
ribile; e il popolo corrotto dai fautori dello 
Sforza, insorse contro quei cittadini che erano 
disposti a soffrire qualunque cosa, pur di ri 



251 

maner liberi: sicché il 26 Febbraio 1450, ven- 
nero al Conte aperte le porte della Città, e 
un mese dopo, lo Sforza fa proclamato Duca 
di Milano. — I Veneziani, che unicamente per 
dura necessità avevano con lui stretto la pace, 
ora noi vollero riconoscere per Duca, e si di- 
sposero senza meno a fargli nuovamente la 
guerra. Stremati però com' erano di forze, do- 
vettero impiegare molto tempo per gli appa- 
recchi; ma neh" Aprile del 1452 trovandosi 
coli' esercito ben riordinato, se gli dichiara- 
rono apertamente nemici , e lo indussero a 
scendere in campo. — Sebbene il nuovo Duca 
si vedesse privato dell' appoggio dei due fra- 
telli Picenini, dei quali Francesco era morto 
da poco, e Jacopo era passato a militare nel- 
1' esercito dei Veneziani, pure non si sgomentò : 
anzi riputando miglior partito portare egli stes- 
so la guerra in casa d' altri, che attenderla 
nella propria, lasciata la difesa del milanese 
ad altri dei suoi, senza frapporre alcun indu- 
gio si diresse verso Y Oglio ; e mentre Gentile 
di Lionessa, Generale supremo dei Veneziani, 
dava ordine che Y esercito della Repubblica 
si ritirasse tosto dal territorio milanese dove 
era di già penetrato, egli a capo delle sue 
truppe passava il fiume a Marcarla ; con gran- 
de celerità si impadroniva di Gottolengo, Pral- 
boino, Manerbio, S. Gervasio e Alfianello, e il 
giorno f> di Giugno si trovava sotto le mura 



252 

del Castello di Pontevico (1). — Il presidio 
della Fortezza, a motivo del poderoso esercito, 
che la Repubblica volle in quest' anno mettere 
in campo contro lo Sforza, era stato al pari 
di tutti gli altri del bresciano, alquanto dimi- 
nuito : nondimeno mentre non pochi Castelli 
eransi già dati spontaneamente in potere del 
Duca, gli abitanti di Pontevico fidando nel 
proprio valore, vollero in qualunque modo ten- 
tare la resistenza. 

Lo Sforza però, il quale fino dal 1441, quan- 
do capitanava l' esercito dei Veneziani, avea 
potuto apprezzare l'importanza militare di que- 
sto passo dell' Oglio (2), si accinse perciò con 
gran forza ad espugnarne la rócca: quindi è 

(1) « Ipse (Franciscus) movens ad locum ubi pons erat 

in flamine (Olio) constructus exercitum traducit, 

ac primo impetu Ponlem Vicum obsedit. Quo die ex 
itinere Gotholengum, Pratalbuinum, Manerbium, mul- 
taque prseterea Castella atque municipia, accolis ultro 
sese dedentibus, in fidem accepit »: (Simonetta R. I. 
S. v. XXI , e. 614): — V. anche C. Soldo e. 872. 

(2) V. C. Soldo e. 827: — « Pousvicus Oppidum est tum 

loci natura, tum arte permunitum, maximeque belli 
tempore Cremonensibus infestum , ac proinde non 
mediocris apud Venetos sestimationis habitum. Nam 
ab una flumine, a partibus reliquis ripa, fossaque al- 
tissima circumdatur .... Et quamquam alterum ex 
adverso Oppidum quod Rebcccim nuncupant, paulo 
minus passibus mille insurgat, tamen ob loci oppor- 
tunitatem ssepe ab ea parte Cremonenses infestari 



253 

che gettato un ponte sul fiume, e disposto sul- 
le due rive l'accampamento, fece rivolgere i 
colpi delle bombarde contro i bastioni del Ca- 
stello, ordinando in pari tempo ai suoi guer- 
rieri, di non dare agli assediati un momento 
di tregua (1). — Il Duca affrettava V espu- 
gnazione, perchè temeva che giungessero in 
Pontevico i soccorsi della Repubblica: e questa, 
a dir vero, non era forse 1' ultima speranza, 
che teneva animati i difensori del Castello, i 
quali per altro dopo due giorni di accanita 
opposizione, vedendo che gli sperati soccorsi 



ac frequenti populatione exagitari soliti sunt »: (Si- 
monetta — 1. e): « Locus Pontisvici ad confinia Ter- 
ritori! Brixiensis .... maximae importantise prò tutela 
et conservatone Status ( Veneti ) » : ( Privilegio 20 
Luglio 1 453 ). 
(1) « Hoc ( oppidum ) primum Franciscus oppugnandum 
obtinendumque putavit, ut eo aditu praesidio custo- 
dito et cibaria in castra breviore tutioreque itinere 
comportarentur, et ea Cremonensibus ora ab hostium 
incursionibus tuta redderetur. Ponte igitur ad inte- 
riorem Oppidi partenti in Olio celeriter confecto, ab 
utroque fluminis latere firmatis castris, duabus deinde 
bombardis in aggerem vallumque adactis (nam tunc 
materie ejusmodi, non muro muniebantur, sed postea 
Veneti ab imo fossae usque ad ripae verticem lapide 
cocto cinxere) Oppidum oppugnare adortus, bidui in- 
tervallo redegit in potestatem. Milites qui praesidio 
eo missi fuerant, Brixiam incolumes remisit »: (Si- 
monetta — 1 e. ). 



254 

non giungevano, e che gli assalti dei nemici 
succedevano incessantemente gli uni agli altri, 
pensarono di venire a patti collo Sforza, me- 
diante una onorevole capitolazione (4). 

Pontevico come dice il Muratori, fu il luogo 
più importante, che il Duca di Milano con- 
quistò nel 1452 nel territorio di Brescia (2); 
e la notizia della perdita di questo forte Ca- 
stello, riferita in Città, fece alquanto impensie- 
rire i Bresciani, i quali cominciarono a temere, 
che lo Sforza avesse poi in seguito ad allar- 
gare più facilmente in provincia le sue con- 
quiste (3). 

Senonchè intanto che il Duca assediava Pon- 
tevico, cadeva in potere dei Veneziani la for- 
tezza di Soncino; e tutte le Terre le quali 

(1) Nell'Archivio di Stato di Milano, lo scorso anno, ho 

trascritto da una copia sincrona i tre documenti re- 
lativi alla resa del Castello di Pontevico a F. Sforza; 
e ne ho poi pubblicato il testo nel Gennaio di que- 
st' anno (1887), in occasione delle nozze Berenzi — 
Scaetta. — 11 primo documento contiene i capitoli e 
le condizioni della resa; il secondo l'approvazione e 
la conferma del Duca; e il terzo il giuramento e le 
firme dei deputati di Pontevico. 

(2) Annali d'Italia, v. IX , p. 200. 

(3) «A dì 8 di Giugno il Conte Francesco ebbe Pontevico, 

la qual novella fece stare di mala voglia i cittadini 
di Brescia, dicendo — Costui non si caverà di Bre- 
sciana né ora né di poi =». »: ( C. Soldo, 1. e): — 
V. anche Porcelli — R. I. S. v. XX , col. 72. 









sono presso la via che da Solicino mette a 
Lodi, e su quella che da Pontevico conduce 
a Cremona, si arrendevano insieme alla Re- 
pubblica (1) : ond' è che lo Sforza lasciato un 
buon presidio di soldati a custodire, e a meglio 
fortificare il Castello di Pontevico, si volse 
verso Verola Alghise, impaziente di giungere 
agli Orzi per impedire alle genti dei Veneziani 
il passaggio dell' Oglio: ma in quel giorno me- 
desimo T armata veneta avea gettato un ponte 
sul fiume, ed era passata nel territorio di 
Brescia. Fu solo ai primi di Novembre, che, 
il Duca avendo sfidato i nemici a battaglia 
campale presso Montechiaro, le due armate 
si trovarono di fronte in procinto di darsi 
l'attacco; ma allora pure, sia che lo impedisse 
la stagione, sia che d' ambe le parti capitani 
e soldati volessero parer valorosi senza nulla 
arrischiare, fatto è, che dopo di esser stati in 
ordinanza di guerra per più giorni, finirono 
col tornare ai propri alloggiamenti senza aver 
misurato in campo le loro forze. 

Durante l' inverno però, Gentile di Lionessa 
e Jacopo Loredano, dietro consenso del Senato 
di Venezia, credettero bene di continuare le 

(1) « .... municipes omnes qui a via, quse a Ponte Vico 
Cremonam, e a Laude Soncinum ducit, prseter Ca- 
stroleonenses, hostibus (venetis) sese nullo negotio 
dederunt » : ( Simonetta, 1. e. ). 



250 

ostilità; e difatti nel mese di Gennaio tolsero 
al Marchese di Mantova, alleato dello Sforza, 
Castiglione delle Stiviere; poi sospese per un 
po' di tempo le armi a cagione del freddo in- 
tenso, alla metà di Marzo le ripresero, affret- 
tandosi a muovere verso l' Oglio prima che lo 
Sforza avesse levato dai quartieri d' inverno la 
sua armata. — Giunto il Lionessa a Manerbio, 
ne fece cingere d'assedio il castello; ma avendo 
poi egli riportata quivi una gravissima ferita; 
ne dovette morire. — Al grado di Generale fu 
tosto elevato, dal governo della Repubblica, 
Jacopo Picenino, il quale cominciò tosto a di- 
stinguersi per senno e per valore nella presa 
di Manerbio (1); poi conquistati Bassano e 
S. Gervasio, prima di volgersi direttamente 
sopra Pontevico, credette meglio impadronirsi 
dei Castelli principali che gii erano vicini: 
ricuperò difatti in brevissimo tempo Alghise 
(Verolanuova) , Verola (vecchia), Cadignano 
e Gabbiano (Borgo S. Giacomo J ; indi avuta 
a patti anche la fortezza di Quinzano, il giorno 
25 di Maggio venne con tutto il suo esercito 
a por V assedio a Pontevico , rivolgendo le 
bombarde contro la rócca e distribuendo le 



(1) Dice il Muratori, che Jacopo Picenino, dopo lo Sforza, 
era in questi tempi il più prode, attivo ed accorto 
condottiere d'armi: {Annali d' IL v. IX , p. 202). 



257 

sue genti parte al di qua, e parte al di là 
dell' Oglio (1). — Siccome però il nostro Ca- 
stello era stato molto fortificato dallo Sforza, 
ed era difeso da oltre 500 soldati, cosi fu ne- 
cessario al Picenino attaccarlo con tutto il 
vigore, e ripetere senza posa e con impeto gli 
assalti, affine di impadronirsene prima che il 
Duca giungesse a portar soccorso agli asse- 
diati (2). 

Appena però lo Sforza venne a conoscere, 
che la Fortezza di Pontevico si trovava in 
grave pericolo, senza alcun indugio si recò a 
Cremona; e sebbene comprendesse esser peri- 
coloso anche per lui 1' aprire la campagna del 
53 con una parte sola dell'esercito (3), nulla- 
meno vedendo quanto urgeva il bisogno degli 
assediati, pensò di partire senz'altro dalla Città 
con quanti uomini poteva all' improvviso rac- 

(1) « .... in Pontemvicum profectus est, atque Oppidum 

cinxit obsidione ultra citraque amnem Olium » : (Por- 
celli — R. I. S. v. XXV , e. 13). 

(2) « Pontemvicum toto esercita obsederunt, illumque 
majore conatu, nullo diurno aut nocturno tempore 
intermisso , expugnare contendunt .... priusquam 
Franciscus 'suos contraxisset »: (Simonetta, col. 635): 

— V. anche il Soldo 1. e. e M. Saniito — R. I. S. v. 
XXII , e. 1147. 

(3) « Pecunise difficultas hoc potissimi] m effecerat, ut sero 

admodum equitatus ex hibernis exisset »: (Simonetta 

- 1. e). 

Berenzi — Storia di Pontevico l? 



258 

cogliere, e con quelli indirizzarsi tosto verso 
Seniga per unirsi alle truppe che teneva in 
quella Ròcca, e accorrere poi con sufficiente 
scorta di armati alla difesa del nostro Castello 
(1). Era intenzione del Duca , unito che si 
fosse a Sagromoro Visconti, il quale teneva il 
comando dei ducheschi a Seniga, di ripassare 
con tutta 1' armata al di là dell' Oglio nel cre- 
monese; di appressarsi a Pontevico dalla parte 
destra del fiume, e da Robecco irrompere pos- 
sibilmente nel campo del Picenino (2). 



(1) « A.t Franciscus etsi non absque periculo, exercitu 

nondum coacto, Cremona discedere non posse ani- 
madvertebat, tamen cum intelligeret non esse am- 
plius cunctandum ad ferendam obsessis opem in 
extremo discrimine constitutis, consilium capit cum 
iis copiis, quas secum habebat, Senigam proficisci. 
Quem ad locum paucis ante diebus tam Castelli ejus 
et pontis servandi gratia, quam ut auxilii spem iis 
afferret qui in Ponte Vico obsidebantur, Sacramorem 
Vicecomitem cum decem cohortibus et peditatus par- 
te ire jusserat »: {Simonetta — 1. e). 

(2) « .... ut exinde postea ifs acceptis copiis quae trans 

flumen erant, per Cremonensem agrum iter faciens, 
Oppidum per pontem ingrederetur, atque in stationes 
hostium quae ultra flumen erant eruptionem faceret »: 
{Simonetta — 1. e). — Il Duca tenevasi sicuro, che 
i nemici al suo arrivo avrebbero lasciato V assedio, e 
si sarebbero da Pontevico allontanati ; che se ciò aves- 
sero poi ricusato di fare, ei non dubitava punto di 
poterli in battaglia superare e disperdere : » quo sub- 



259 

Ma quando lo Sforza partì, da Cremona per 
andare a collegarsi alla, gente di Sagromoro, 
erano già trascorsi 4 giorni, nei quali senza 
tregua, dì e notte era stata battuta dai Vene- 
ziani la Fortezza di Pontevico: anzi il Picenino 
a meglio eccitare le sue genti all' impresa, la 
mattina del 29 promise loro, che cadendo in 
quel giorno Pontevico, le avrebbe lasciate li- 
bere di saccheggiare la Terra, e di vendicarsi 
dei nemici come volessero (1). — A questa 
promessa s' infiammarono di nuovo ardore i 
soldati del Picenino: tosto avvicinarono le bom- 
barde, le macchine e tutti gli altri istrumenti 
di guerra ad una torre del castello, che già 
in parte aveano smantellato; e poi tutti in- 
sieme dato a quel solo punto della ròcca un 
violentissimo assalto, vi poterono in tal modo 



sidio non dubitabat, aut priusquam eo pervenisset, 
hostes discessuros, aut si expectassent profligatu- 
rura »: {Simonetta, e. 636). 
(1) « Cymbis et asseribus pontem construxerat, ut et 
Oppido nemo succurre , ret,et sui milites Cremonensem 
agrum facile offenderent, quandoquidem exercitum 
nondum Annibal coegerat: (il Porcelli per esaltare la 
virtù militare dello Sforza e del Picenino, suole chia- 
mare il primo = Annibale =, e il secondo =-- Scipio- 
ne =. ) Quare oportebat Pontisvici tutores in dedi- 
tionem venire. Quod cum facere negarent, Scipio 
militibus suis Oppidum in prsedam dedit »: (Porcelli 
— Rer. gest. a Jac. Picin. - R. T. S. v. XXV , e. 13). 



200 

praticare alfine una larga apertura, per la 
quale entrati in Pontevico a viva forza, vi 
diedero il sacco, e fecero man bassa sui sol- 
dati del Duca, moltissimi facendoli prigionieri, 
e uccidendone altri e gettandoli in Oglio. Dice 
il Porcelli che durante V attacco del giorno 29, 
molti soldati d'ambe le parti furono feriti, 
come pure molti rimasero uccisi; e che un 
certo Zacanino famigliare del Capitano, essen- 
dosi sopra gli altri assalitori distinto per va- 
lore e accortezza, fu meritamente giudicato 
degno della corona murale (1). 

Così mentre lo Sforza stava per mettere 
piede nel castello di Seniga, gli veniva annun- 
ciato, che Pontevico era caduto nelle mani dei 
Veneziani, e che questi fatti più arditi per si 



(1) « Qua voce audita ad certamen veniunt Bracchiani 
(così erano chiamati i soldati del Picenino da Braccio, 
loro primo condottiero): at ea parte qua tormenta, 
fondae baleares et machin* partein turris dejecerant 
Oppidum aggressi sunt. Qnod etsi esset omnium Su- 
dicio inexpug mobile, propterea quod fossis profundis- 
simis, et amne Olio ex altera parte cingebatur, ubi 
etiam amnis erat per quem bastita alterius ripse 
Oppido quam facillime succurrebatur, tamen Brac- 
chianorum magnanimitate expugnatur, ac vi diripitur; 
in cujus expugnationem si quamplurimi utrinque 
vulnere confossi ac csesi sunt, tamen Zachaninus 
domesticus Scipionis muralem coronam jure optimo 
meritus est »: (Porcelli — 1. e). 



261 

segnalata conquista « Victoria elatos », erano 
diretti contro le genti di Sagromono, le quali 
già cominciavano a sgombrare il Castello. Ba- 
stò per altro la presenza del Duca per infon- 
dere nuovo coraggio nei fuggitivi, e per met- 
tere la confusione nei soldati del Picenino, i 
quali si ritirarono e vennero a metter cam- 
po a Pontevico (1). Lo Sforza avrebbe voluto 
inseguirli; ma poi sapendo quanto fossero su- 
periori di numerose quanto ben difesi si tro- 
vassero entro la Fortezza di Pontevico, stimò 
miglior consiglio non mettersi per allora sulle 
offese, e temporeggiare alquanto, osservando e 
studiando le loro mosse (2). 

Ritiratosi Y esercito dei Veneziani a Ponte- 
vico, e quello dei Milanesi preso posto nella 
rócca e nei pressi di Seniga, tanto lo Sforza 
che il Picenino attesero con ardore ad accre- 
scere e ad agguerrire sempre più la loro ar- 
mata: e quantunque il Castello di Pontevico 

(1) « Moverat enim Scipio exercitum et Sinigum versus 

festinabat; sed cum advenisse ei Oppido subsidium, 
Annibale viso, congnovit, reflexit illieo acies, et ca- 
stra apud Pontemvicum locavit » : ( Porcelli — 1. e. ) : 
— V. anche Simonetta. 

(2) « Picininus Pontemvicum redire omnes jubet; quos 

Franciscus cum et equitatu et peditatu longe supe- 
riores esse sciret, et intra eorum munitiones jam 
consistere animadverteret, insequendos non putavit »: 
( Simonetta — col. 636 ). 



2&2 

fosse già assai fortificato, nondimeno il Pice- 
nino volle occupati i suoi soldati a fortificarlo 
maggiormente (1), affine di premunirsi contro 
qualunque assalto potesse essergli fatto dallo 
Sforza. — Intanto però non trascuravano i 
Veneziani di attaccare in varii modi le genti 
del Duca: anzi ai primi di Giugno (1453) si 
raccolsero nel nostro Castello i capi dell' eser- 
cito della Repubblica, per deliberare appunto 
come dovessero provocare a battaglia i Mila- 
nesi: « volo quali animo sint hostes experia- 
mini, fa dire al Picenino lo storico Porcelli, 
che seguiva il Generale in questa campagna, 
come nel campo milanese lo storico Simonetta 
accompagnava il Duca : ite accinga/mini armis 
et Sinigum versus acies vestras dirigile; hostem 
pugnam provocate » : e i capitani sempre pron- 
ti ai cenni del loro Generale armati 18 squa- 
droni di cavalleria, e circa 4,000 fanti andarono 
tosto con quelli a porsi in un bosco situato 
tra Pontevico e Seniga; e di là spedirono solo 



(1) « Dum autem ad Senigam Franciscus, hostesque item 
ad Pontemvicum morantur, suum exercitum Fran- 
ciscus magnopere augere studet »: (Simonetta — 1. 
e): — « Crescebat interea utriusque imperatoris 

exercitus Antemurale quoddam apud Pontem- 

vicum perficere erat animus Scipionis, ut Oppidum 
equitibus, pedite, et rebus necessariis munitum re- 
linqucrct »: (Porcelli — e 15). 



263 

60 cavallieri armati alla leggiera, a provocare 
i nemici ad una uscita (1). — Per quanto fa- 
cessero però i soldati del Picenino affine di 
cavar fuori dal Castello di Seniga la gente del 
Duca, non vi poterono in nessun modo riuscire, 
sia che dallo Sforza medesimo, il quale in quei 
giorni trovavasi a Cremona , avessero avuto 
ordine reciso di non metter fuori il piede, o 
sia che avessero sospettato dell' insidia che loro 
era preparata. Sicché il Picenino visto che non 
giovava il voler insistere oltre nella provoca- 
zione, comandò ai due capitani ai quali era 
stata affidata quella impresa, che ritornassero 
nuovamente colle truppe a Pontevico (2). 

Altre volte partendo di qui alcune compa- 
gnie di soldati veneziani, e incontrandosi coi 
ciucheschi, vennero con loro alle mani ora nelle 
vicinanze di Alfìanello, ora sul Molla presso 
Pralboino, ora a Gottolengo e a Pavone, rima- 
nendo quasi sempre sul campo, in tali scon- 



(1) « Omnes illieo Scipionis imperio paruere, structisqne 
octo et deeem cohortibus, ac peditum quatuor mil- 
libus, in nemore quodam quod erat inter Sinigum 
et Pontemvicum omnes conduntur, ut per insidias 
hostis alliceretur, prsemissis equitibus levioribus se- 
xaginta qui hostem provocarent »: {Porcelli — 1. e.). 

(2) « Quapropter revocatis Corneo et Capuano quibus 
ea res demandata fuerat, cum cseteris ducibus, om- 
nisque ordinis militibus Pontemvicum repetivimus »: 
( Porcelli — 1. e. ). 



264 

tri, alcuni morti e molti feriti. Altra volta 
ancora uscendo all' improvviso da Pontevico 
squadre intere di cavallieri, e grosse truppe 
di fanti, fecero scorrerie al di là dell' Oglio 
nel cremonese; alcuni portando poi di ritorno 
un ricco bottino, altri ritirandosi invece nei 
nostro Castello bensì a mani vuote, ma dopo 
di essersi azzuffati coi nemici, e di aver com- 
pito dei bei fatti d' armi (1). 

Delle scorrerie e scaramucce, che avvennero 
nelle vicinanze di Pontevico, mentre qui si era 
messo a campo V esercito della Repubblica, è 
fatta minuta descrizione nel Porcelli (Rer. It. 
Script, v. XXV , e, i4 e seg.J, e in parte an- 
che nel Simonetta (v. XXI , e. 637 e seg.J. 



(1) « Multee equitum turmye et peditum copi® in agnini 
cremonensem ultra Olium flumen per Pontisvici pon- 
tem egressi excurrerunt : harum aliqua cum ingenti 
prseda reversa est, aliqua pars non sine sanguine ac 
strage multorum ab Oppidanis capta est »: {Porcelli 
- e 16). 



265 

CAPITOLO XVI. 

J. Picenino nel Cast, di Ponte vico esorta i Ca- 
pitani dell' esercito veneto all' impresa contro il 
Duca. — Combattimento dei Veneziani coi Milanesi. 
— Nuovo combattimento presso Ghedi. — Muni- 
zione del Cast, di Pontevico. — 11 Duca, rinforzato 
T esercito e fatta la divisione generale delle truppe, 
si dispone ad assaltare Pontevico. — Assedio di 
Pontevico. 

(A. 1453). 

Stanco il Picenino di temporeggiare, e bra- 
moso d' altra parte di misurarsi pur una volta 
coli' esercito nemico, o di sorprendere il Duca 
nei suoi stessi alloggiamenti prima ancora che 
egli avesse raccolta tutta la sua armata, tenne 
parola ai Procuratori della Repubblica intorno 
al suo progetto di lasciare la Fortezza di Pon- 
tevico già ben munita, per rivolgersi sul campo 
dello Sforza, e portarvi la strage e l' incendio 
(1). — Piacque ai Procuratori veneti il con- 



(1) « .... utilius esse, diceva U Picenino, castra commu- 
tare, cum jam Pousvicus Oppidum vallo fortissimo 
et antemurali munitimi foret, tricentibus peditibus 
prò loci tutela dimissis Annibalis castra vi su- 
perare, diripire ac tandem exurere instituit. — Solis 
Legatis consilium aperit, quod cum satis verisimile 
videretur, laudata miritìce providentia Imperatoris »; 
( Porcelli — 11. I. S. v. XXV", e. \1 ). 



266 

siglio del Picenino, sicché egli la sera fatti 
chiamare a udienza secreta i capi di tutto 
1' esercito, comunicò loro il suo divisamento, 
assicurandoli della approvazione della Repub- 
blica, e soggiungendo per meglio animarli, che 
grandi premi serbava a tutti massime ai più 
valorosi, se mediante il loro braccio, avesse 
potuto felicemente mandare a termine quella 
decisiva impresa, — Come in qualche altro, 
anche in questo breve discorso, che il Porcelli 
mette in bocca a Jacopo Picenino, trasparisce 
troppo chiaramente , che questo scrittore, il 
quale come già dissi si trovava in campo a 
Pontevico, adulando eccessivamente il suo Prin- 
cipe, invece di farne ammirare i veri meriti, 
riesce talvolta a farlo apparire superbo e bal- 
danzoso. = (( Ormai è tempo, o capitani (cosi 
« presso a poco, secondo il Porcelli, avrebbe 
« detto il Picenino ai capi d' armata, per ec- 
ce citarli contro la gente del Duca), ormai è 
« tempo, che coli' ajuto del Cielo si ponga ter- 
cc mine a questa guerra, dando alfine 1' assalto 
ce ai nostri nemici, mentre gli incauti non se 
ce F aspettano. Nulla ci può impedire di avan- 
ce zarci contro di essi, penetrare nei loro al- 
ce loggiamenti, abbatterli e incendiarli (1): non 

(1) « Hostem incautum offendemus, cujus castra ingredi, 
diripere et incendio consumere nihil est quod pro- 
hibeat nobis ». 



267 

i v' ha dubbio, che tutti e soldati e capitani 
« diverranno nostri prigionieri: che più! Sforza 
« istesso, se fortuna ci arride, sarà nostro ; e 
« tornando vittoriosi alle nostre tende le riem- 
i piremo tutte delle spoglie nemiche, e di ab- 
bondantissima preda (1). So bene, che se il 
i Duca prevedesse quale è la determinazione 
« che abbiamo preso, e il nostro arrivo colà 
« presso il suo campo, si disporrebbe a rice- 
« verci coli' armi : ma noi non siamo forse ben 
« più valorosi dei suoi? tarderemmo noi per 
« questo a irrompere ardimentosi contro le 
« sue genti? facendo noi impeto tutti insieme 
« contro di esse, sappiamo pure che rimarranno 
« indubbiamente conquise, e pressoché schiac- 
ce ciate (2). State dunque di buon animo o 
« prodi guerrieri, e fiduciosi muoviamo contro 
« il nemico: Icetis auspiciis si placet consilium 
« hostem petamus ». = Non è a dire, sog- 
giunge il Porcelli, quale entusiasmo destassero 



(1) « Omnes hostium milites, omnes Duces captos ha- 
bebimus et ipsum quidem Annibalem, si volet for- 
tuna omnipotens, capiemus: tabernacula nostra spoliis 
hostium ac manubiis repleta erunt omnia ». 
ì) « Si hoc consilium Annibal praesentisceret et adventum 
nostrum, accinctus armis expectaret; invademus ni- 
hilominus omnem ejus militiam, quandoquidem sumus 
et equite et pedite fortiores: scimus enim invasos, 
pene sepultos esse »• 



268 

in cuore ai capitani queste poche parole del 
Picenino; e però tutti ad una voce esclama- 
rono che erano pronti ad eseguire all' istante 
i suoi comandi, sicuri di un esito splendidis- 
simo: « spem fronte ostendentes = sequamini 
quo nos ire jubes — conclamaverunt ». — (1). 
Il Picenino allora stimando opportuno dare 
1' assalto ai Milanesi dalla parte destra dell' Ci- 
glio, delle 52 coorti che teneva in campo ne 
armò 36, e le fece passare di notte nel cre- 
monese; poi lasciato alla custodia di Pontevico 
Pasquale Malipiero con una parte dell'esercito, 
egli stesso, in compagnia dell' ambasciatore 
veneto Giacomo Antonio Marcello, passò il fiu- 
me con quasi 5000 fanti, 1000 arcieri e 500 
tra schioppettieri, frombolieri e quegli altri 
destinati a scagliare il fuoco entro gli allog- 
giamenti (2). — Giunto il Picenino col suo 
esercito ad una certa foresta situata sulla de- 



(1) R. I. S. v. XXV , e. 17. 

(2) « Principio sex et triginta cohortes instructae, jus- 
saeque iter arripuerunt ex duabus et quinquaginta 
quae in castris tunc aderant, prsemissis peditibus ex- 
peditis quinque fere millibns, sagittariis mille, sco- 
petteriis et funditoribus quingentis, ac seorsum illis 
qui ignes in castra jacerent »: (Porcelli — 1. e. ): — 
« Traduxerat noctu Picininus exercitum omnem per 
pontem in Cremonensem agrum , Franciscum in- 
cautum imparatumque offensurum ratus »: (Simonetta 
e. 637). 



269 

gira dell' Oglio, tra Pontevico e gli avamposti 
del Duca, al pari dell' altra volta ordinò che la 
maggior parte della cavalleria si tenesse quivi 
nascosta, pronta ad un bisogno ad avanzarsi 
con celerità; e che intanto la sola fanteria con 
pochi cavai li eri procedesse tumultuosamente a 
dare Y attacco al campo dei nemici (1). 

Ma intanto, come aveva sospettato il Pice- 
nino, la cosa era giunta a cognizione del Duca, 
il quale messi prontamente sulla difesa i pro- 
pri soldati, si dispose a far fronte agli assa- 
litori. Tutta la notte lo Sforza tenne la sua 
gente sull'armi in pieno ordine di battaglia; 
e quando sul far del giorno apparve alfine la 
fanteria del Picenino, ei seppe tanto accor- 
tamente dare i suoi ordini, e regolare e diri- 
gere le mosse, che i Veneziani non solo non 
poterono superare le trincee e penetrare negli 
alloggiamenti, ma respinti e sopraffatti dai 
soldati del Duca, dovettero dopo inutili sforzi 
volgere le spalle e ritirarsi. — Allora il Pice- 
li) « Cumque iter faceret ad silvani quamdam inter 
Pontemcicum et Francisci castra medio fere itinere 
positam, majorem equitatus partem ne transeat sil- 
vani jubet, peditatum modo castra adoriri, incendia 
frequenter tabernaculis immittere, atque omnia tu- 
multu et clamoribus terribiliora facere edocet. Sed 
ubi munitiones castrorum ingressos obtinuisse intel- 
lexerit, equitatum subsidio celeriter submissurum di- 
cit »: (Simonetta — 1. e). 



270 

nino, fatta tosto uscire dalla selva la cavalleria, 
diede ordine che tutti insieme si rivolgessero 
nuovamente contro i Milanesi. Si azzuffarono 
difatti una seconda volta, e combatterono ac- 
canitamente: Marco Leone Prefetto della fan- 
teria del Duca, mentre combatteva da valoroso 
fu colpito da una palla e cadde sul campo; il 
che fece nascere un po' di confusione nelle 
schiere dei Milanesi, confusione che per altro 
fu di breve durata. Non ostante gli atti di 
valore dei capitani e dei soldati del Picenino, 
la fortuna fu per alquanto tempo varia e in- 
certa d' ambe le parti, perchè gli Sforzeschi 
sebbene in minor numero dei Veneziani, in 
fatto di valore e di accortezza nel combattere, 
non la cedevano punto ai loro nemici : e però 
vedendo il Picenino di non poter avere in 
nessun modo il sopravvento sulle genti del 
Duca; temendo anzi che da un momento al- 
l' altro la fortuna si volgesse decisamente in 
favore dei Milanesi, consultatosi coli' ambascia- 
tore della Repubblica, che come dicemmo tro- 
vavasi egli pure in campo, fece suonare a 
ritirata, e si ridusse di nuovo a Pontevico, 
spiacentissimo di dover lasciare nelle mani del- 
lo Sforza il Castello di Seniga, importante Co- 
mune della Quadra (1). 

(1) V. Porcelli e Simon e Ita. 



271 

Stanco del resto lo Sforza di sostenere nella 
guerra di quest' anno una parte meramente 
passiva, avendo ormai raccolto tutto il suo 
esercito, mosse alfine da Seniga e si diresse 
verso Ghedi coli' intenzione di battersi col Pi- 
cenino, caso mai lo avesse ad inseguire, o di 
assaltare quanto prima quel forte castello per 
fermarvi i suoi alloggiamenti. — Non appena 
però il Picenino ebbe a conoscere che il Duca 
marciava sopra Ghedi, sperando di poter pre- 
venire il suo arrivo colà, diede tosto ordine, 
che si armasse Y esercito, e lasciato Pontevico, 
celerissimamente si diresse egli pure con tutti 
i suoi verso quella Terra, per vedere di po- 
terla salvare dal pericolo che le sovrastava 
(1). — Ed infatti prima dell' arrivo dello Sfor- 
za, il Picenino era colla sua armata a piccola 
distanza dal Castello; quando però con suo 
grande stupore gli venne riferito, che il Mar- 
chese di Mantova L. Gonzaga alleato del Duca, 
da Goito, dove avea riportato una bella vittoria 
sulle armi dei Veneziani, era giunto a Ghedi, 
e già si disponeva ad espugnarne la rócca. 
Volle nullameno tentare il Picenino di impe- 

(1) « .... posteaquam Soipioni cognitum est, eum An- 
nibal Sinigo, confestim ipse e Pontevico exercitum 
movit, existimans Annibalis exercitum prevenire, ne 
apud Ciaidiim ejus castra locarentur »: (Porcelli — 
col. 19): V. anche Simonella e Soldo. 



272 

dire queir assalto, e sarebbe certamente riu- 
scito e con grande vantaggio sulle armi dei 
Milanesi, se poco stante non fosse arrivato il 
Duca stesso a unire le sue truppe a quelle 
del Marchese. — Scontratisi pertanto sotto Ghe- 
di i due eserciti nemici, vennero senz' altro 
alle mani: ma dopo un fiero combattimento 
essendo i Veneziani superati dai ducheschi, 
dovettero battere la ritirata verso Porzano; e 
il Castello di Ghedi privo affatto di soccorsi 
si arrese allo Sforza (1). 

Erano gli ultimi giorni di Giugno del 1453, 
quando ebbe luogo questo combattimento tra 
i Milanesi e i Veneziani; e pel calore eccessivo 
fu loro necessario sospendere le armi. Non 
cessarono però per questo le ostilità da parte 
degli uni ne degli altri; imperocché lasciando 
il Duca liberi i suoi soldati di scorrazzare qua 
e là per il territorio bresciano a far bottino, 
non si credettero in dovere di stare colle mani 
alla cintola nemmeno quelli della Repubblica: 
ond' è, che essi pure, pel passo di Pontevico, 
entrando nel territorio Cremonese vi portarono 
più volte colle loro scorrerie dei danni gra- 
vissimi (2). 

(1) V. Porcelli, Simonetta e Soldo. 

(2) € Interim ne tempus labore militari vacuum transeat, 

ne copiae in castris segnes permaneant, dat militi 
exercendo indefessam Franciscus operam, nunc suos 



273 

Sopraggiunto intanto l'autunno, mentre lo 
Sforza, affine di riprendere con ardore le armi 
contro i Veneziani, stava aspettando con impa- 
zienza che arrivasse Renato Conte d' Angiò a 
ingagliardire colle truppe francesi il suo eser- 
cito, il Picenino temendo forse di non potervi 
contrapporre in battaglia una valida resistenza, 
stimò conveniente astenersi in quella stagione 
dalle offensive; e facendo pertanto distribuire 
T esercito in luoghi sicuri, dichiarò ai Pro- 
curatori della Repubblica, che in seguito a- 
vrebbe provveduto al necessario, e presa una 
determinazione, secondo che le mosse dei ne- 
mici, o le circostanze particolari gli avrebbero 
suggerito. Inoltre diede ordine che si presi- 
diassero più che mai i posti più importanti, 
e specialmente Bergamo, Crema e Soncino al 
di là dell' Oglio, e al di qua del fiume Ponte- 
vico, Orzinovi, Rovato e Asola (1). 

hostem in planiciem trahere et in pugnam provo- 
care, nunc agros sub ipsis Brixise moenibus, qui ad 
Episcopi Portam sunt, depopulari, commeatus itinere 
turbare atque irrumpere mandans .... Hostes ex 
adverso nostros commeatu prohibere, Cremonensium 
agros quotidie per Pontem Vietivi infestare, pabula- 
torumque praesidia interdum invadere contendunt »: 
( Simonetta — R. I. S. e. 642 ). 
(1) « .... praelio omnino abstinendum; per loca tuta (exer- 
citum) ducendum: et prò hostis motu, utque in dies 
belli ratio postulasset, rebus ceteris consulendum. 

Berenzi — Storia di Pontevico 1® 



274 

Qui a Pontevico il Conestabile Pietro Pal- 
mieri, sebbene fosse di parere, che il Duca 
avrebbe probabilmente rivolte le truppe verso 
il Chiese e il Mincio, anziché verso V Oglio, 
nondimeno secondo gli ordini ricevuti attese 
vigorosamente col Commissario Leone da Cre- 
ma a far munire e fortificare il Castello, im- 
piegando nelle operazioni preventive di difesa 
i 200 uomini, che erano al soldo della Repub- 
blica nella nostra Terra (1). 

Bergomum insuper, Cremam, Soncinum trans Olium 
amnem> citra vero Pontem Vicum, Urceas Novas, Rho- 
adum, Asulam Oppida ( inter reliqua antiquiora) va- 
lido munienda praesidio (constituit) »: (Simonetta, 
e. 651). 
(1) « Magnificis ac clariss. dd. n. sing. dd. Rett. Brixiae 
etc. — Abiamo che per molti si dice che (li inimici) 
vogliono andare ad Asola alcuni altri diceno che 
vogliono venire qui ( a Pontevico ) la quale chosa 
secondo il parere di piero dubitiamo, niente deman- 
cho staremo attenti et solliciti a fare tutte quelle 
provisioni che a noi sarà possibile circa la custodia 
et defensione de questo locho. Io piero ho persone 
dugento li quali paga la Signoria et quelle voglio 
operare et fatichare a tutte le cose et per tenere 
advisate le V. S. di quanto intenderò delli progressi 
hostili in delle parti qua circonstanti .... etc. — 
Ex Pontevico die Villi ottob. 1453 — Ear. V. M. D. — 
Leo de Crema Comiss. — Petrus Palmerii Contestab »: 
(Da una copia sincr. negli Arch. di Stato in Milano). 
— In appresso furono mandati a Pontevico altri 100 
stipendiarli. 



275 

Appianate intanto le difficoltà, che tratte- 
nevano il Conte d' Angiò, prima al passo delle 
Alpi, poi nel Monferrato, verso la metà di 
Ottobre questi potè finalmente riunirsi nel pia- 
no di Ghedi alle truppe del Duca, conducen- 
dogli in campo circa 3,500 cavalli: indi, in 
capo a venti giorni, a rinforzare sempre più 
T esercito milanese, arrivarono dalla Toscana 
altri 5000 uomini; e lo Sforza potè con questi 
soccorsi disporre di un' armata di 20,000 sol- 
dati. Fu allora che radunati a consiglio tutti 
i capitani e i prefetti della cavalleria, il Duca 
tenne loro un breve discorso, rammentando 
come fosse ormai tempo di rintuzzare ardi- 
tamente la baldanza dei Veneziani, e di muo- 
vere alfine a riconquistare quelle Terre, che 
con sommo disdoro delle armi milanesi ave- 
vano perduto: soggiunge poi, che essendo due 
le vie che si poteano tenere per dare l' assalto ai 
Veneziani, quella cioè del Mincio, e quella del- 
l' Oglio, così desiderava sapere quale, secon- 
do il loro schietto e disinteressato giudizio, egli 
avesse a preferire (1). — 11 Marchese di Man- 



(1) « .... cum duse in primis vise ad bellum deliinc gè- 
rendum propositi videantur, altera ad Mincium am- 
nem versa, altera ad Olium, quid potius magisve 
sit ex belli usu decernendum esse, vos hortor atque 
moneo, ut omni privata utilitate aut rei cujuspiam 
affectione posthabita, consilium quisque suum velit 
dicere » {Simonetta, e. 652). 



270 

tova propose che si tenesse la prima, mentre 
invece Bartolomeo Colleoni, che fin dall'anno 
precedente erasi alleato collo Sforza contro i 
Veneziani, dimostrò doversi a quella del Mincio 
preferire la via dell' Oglio; perchè quando l'eser- 
cito dei Milanesi, diceva egli, avesse potuto 
prima della stagione invernale impadronirsi 
dei passi forti del fiume, avrebbe probabil- 
mente avuto libero dai nemici anche tutto il 
territorio cremonese abbondantissimo di grano, 
e perciò opportunissimo per i quartieri d' in- 
verno. — Piacque ai capi dell'esercito l'osser- 
vazione del Colleoni, e particolarmente al Duca, 
il quale in una seconda parlata cercò di per- 
suadere il Gonzaga, che sebbene anche il suo 
consiglio fosse per molte ragioni accettabile, 
nondimeno per il motivo dal Colleoni addotto, 
giudicava egli pure miglior partito tentare pri- 
ma i nemici dalla parte dell' Oglio (1). 

Deciso quindi lo Sforza di marciare verso i 
passi di questo fiume, avendo particolarmente 
di mira la Fortezza di Pontevico, il giorno 14 
di Ottobre levò il campo da Ghedi; indi presso 
il Mella fatta la divisione generale delle truppe 
assegnò a ciascuno dei suoi capitani alleati il 

(1) « Paranda sunt nobis bis paucis diebus nova militibus 
hiberna; recuperando Cremonensis ager, nostrum 
jam, et exercitus nunc Venetorum horreum »: (Si- 
monetta, e. 653 ). 



277 

comando delle singole partizioni. — Potendo 
il nerbo dell'esercito essere diviso in 120 squa- 
dre di 125 uomini ciascuna, egli le distribuì 
in cinque colonne; la prima, sceltissima, per- 
chè formata dalle migliori compagnie dei suoi 
fidi e vecchi cavalieri, la destinò a rimanere 
presso di sé, sotto il governo di Roberto San- 
severino e di Gasparo Vimercato ; la seconda 
la assegnò al Marchese di Mantova, la terza 
a Bartolomeo Colleoni, la quarta a Tiberto 
Brandolino, e la quinta a Renato Conte d' An- 
giò (1). — Diviso in tal modo Y esercito, il 
Duca passò tosto il Mella; e per meglio avvi- 
cinarsi al Picenino, che allora trovavasi ac- 
campato a Manerbio, volle prima di venire a 
porre 1' assedio a Pontevico, tentare i nemici 
nel vicino castello di Bassano (2). Quivi ac- 
corse subito dal campo dei Veneziani Matteo 
Capuano con buona scorta di fanti e cavalli 
(3); ma sebbene egli tentasse con ogni sforzo 
di impedire che i Milanesi si avvicinassero 
alla rócca, fu nondimeno egli stesso dai Mila- 
nesi respinto e costretto a ritirarsi. — In 



(1) V. J. Simonetta — R. I. S. v. XXI , e. 654. 

(2) « Ultra Mellam progressus, Bassianum circumsedit, 

quod est Castellum inter Manerbium et Pontem Vi- 
cum »: {Simonetta — 1. e. ). 

(3) Come dice il Porcelli, accorse a Bassano anche lo 

stesso Picenino. 



278 

questo piccolo scontro volle il Duca mettere 
particolarmente alla prova i suoi nuovi al- 
leati francesi: costoro respinsero, è vero, ed 
inseguirono i nemici con tanta forza da farli 
risolvere a trasferire gli alloggiamenti da Ma- 
nerbio a Forzano, pure avendo essi fin da 
questa prima impresa dimostrato piuttosto au- 
dacia e cieco furore, anziché una animosità 
soggetta e disciplinata, da Capitano accorto 
quale egli era, comprese, che quel modo di 
combattere, non potea per altro tornargli van- 
taggioso, e si prefìsse di valersi in seguito 
della loro opera meno che fosse possibile (1). 
Era il 46 Ottobre (1453) quando lo Sforza 
venne colla poderosa armata all' assedio di 
Pontevico. Aveva già egli avvedutamente fatto 
prima sgombrare dai nemici le Terre vicine 
alla Fortezza; perchè oltre Bassano, erasi im- 
padronito, al di qua dell' Oglio, di S. Gervasio 
e di Alfianello; e al di là nel territorio cre- 
monese, avea tolto alla Repubblica i castelli 
di Robecco, di Bordolano e di Casalbuttano 
(2): tuttavia per maggior sicurezza, mandò 
sulla destra del fiume, proprio rimpetto alla 
rócca, Renato coi suoi Francesi, perchè im- 

(1) « Quorum amentiam furoremque animaci vertens Fran- 

ciscus, pugna deinceps eos abstinere jussit »: (Si- 
monetta — 1. e). 

(2) V. Porcelli — R. I. S. voi. XXV . 



279 

pedisse, che gli assediati avessero a ricevere 
alcun soccorso dalla parte del cremonese (4). 
Così mentre Renato d' Angiò, passato 1' Oglio 
su di un ponte in fretta costruito, e posta sua 
stanza nella Terra di Robecco, distribuiva pei 
luoghi circostanti i soldati affidati al suo co- 
mando, il Duca valendosi dell' opera di un 
certo Ferlino di Pie' di monte, che era in fama 
di valentissimo, regolava ogni cosa per la e- 
spugnazione di Pontevico, e faceva disporre le 
macchine e le bombarde contro i bastioni del 
nostro Castello (2). 

Dinnanzi a tali apparecchi, in faccia ad un 
esercito sì impotente comandato dal Duca stes- 

(1) « ( Franciscus ) in Pontevicum movet, et Castris Op- 

pidum cingit »: (Simonetta — 1. e): — « Praemisso 
Renato, versus Pontemvicum duxit exercitum, atque 
id Oppidum obsidione circumsedit »: (Porcelli, e. 51). 

(2) « Pontem in Olio faciendum curat, eoque nocte pro- 

xima celeriter confecto, postridie Renatus cum suis 
flumen transit. Ad Rebechum quod est Pontis Vici 
e regione situm, residendi sibi locum deligit: pro- 
pinqua per edificia stationes militibus dispartitur Ita- 
lis turmis, ne quod per pontem alterum, qui ex eo 
Oppido ad Oemonenses pertinebat, subsidium obsessi 
accipiant. Ceterum Franciscus Oppidi expugnationi 
intentus, trinas in aggerem vallumque bombardas 
Ferlini Pedemontani artificis peritissimi et fama clari 
opera usus disponit »: (Simonetta — e. 655): — 

« aenea tormenta ad muros Pontisvici dejiciendos 

locata sunt » : ( Porcelli — e. 52 ). 






<280 

so, e da capitani insigni quali erano, per non 
dir di tutti, un Colleoni e un Gonzaga, cosa 
poteano mai fare gli assediati, privi si può 
dire affatto dei soccorsi della Repubblica, con 
le poche centinaia di uomini qui spediti alla 
custodia del Castello (1), se non venire tosto 
a patti coi nemici, e spalancare loro le porte 

della Terra ? Senonchè erano pochi, è vero, 

pochissimi anzi in confronto degli assalitori, i 
custodi del nostro Castello; ma la Ròcca era 
ben munita, era valente il loro comandante 
Pietro Palmieri, e quel che è più gli abitanti 
stessi di Pontevico, fedelissimi alla Repubblica 
di Venezia, erano pronti a unire tutte le loro 
forze a quelle degli stipendiari, pur di tentare 
a qualunque costo la resistenza, e salvare l'o- 
nor della patria. — Gli è per questo, che alla 
dimanda della resa, i nostri risposero sdegno- 
samente che il loro Castello potea bensì per 
l' armi dei Milanesi essere espugnato, e raso 
anche al suolo, ma che però né le fiere mi- 
naccie del Duca, né i colpi delle bombarde, 
avrebbero giammai potuto farli piegare, come 
nel Giugno dell' anno precedente , ad alcun 
atto forse meno nobile , né distruggere nel 

(1) « Pro (Pontisvici) custodia stat Petrus Palmerius cum 
peditibus stipendiariis fere tricentis, et oppidanis qui 
ex montibus venerant centura et quinquaginta » : 
( Porcelli — 1. e). 



281 

loro cuore il sentimento del dovere verso la 
Repubblica (1). 

Non si può credere quanto se ne adirasse 
lo Sforza, e con quale furore egli facesse per 
ciò intraprendere tosto 1' attacco al nostro Ca- 
stello: egli affrettava l'ora di poter entrare in 
Pontevico per dare sfogo alla sua vendetta coi 
saccheggi e gli incendi. Ma i nostri prodi e 
generosi castellani sebbene conoscessero di non 
poter durare a lungo nella difesa della Terra, 
nondimeno si disposero a respingere a tutta 
forza gli assalti dei Milanesi, e a dimostrare 
col fatto, che non erano figli indegni di quella 
Repubblica, per l' onor della quale affrontavano 
intrepidi il pericolo, dando volontariamente an- 
che la vita (2). 



(1) « .... è qui tutta la zente d'arme dil ducha e li 

fidelissimi de Ponlevigo non vogliono sapere de ren- 
derse a li inimici diceno piutosto muorono. daremo 
adviso alle vostre Signorie dubitiamo la forteza se 
possa tenere .... » : {Dalla copia sincr. di una lettera 
di P. Palmieri ai Rettori di Brescia. ) 

(2) Nei tre Codici italiani posseduti già dal Marchese 

Costa di Beauregard, e ora collocati nella Biblioteca 
Nazionale di Parigi, sono contenute le carte Sfor- 
zesche, e numerosi documenti riguardanti la storia 
del Ducato di Milano. Nel Codice N.° 1594, dal f. 
304 al 307, sono registrate alcune lettere Ducali in 
data da Pontevico : la l a diretta « Potentati Castri- 
arquate contra pontetdcum — die XVII octobris): la 
2 a « Boccacino et Nicodemo » : {ex castris contra Pon- 



282 

CAPITOLO XVII. 

Continua l' assedio e l' espugnazione di Pontevico. 

— Una compagnia di gregarii tenta invano di 
penetrare nel Castello. — Nuovi attacchi. — I 
Francesi sono respinti. — I Ducheschi ripetono 
con ardore gli assalti. — La Fortezza è presa, e 
le case saccheggiate dai Milanesi. — Barbarie 
commesse dai Francesi nel Cast, di Pontevico. — 
Conflitto fra gli alleati. — Pontevico incendiato. 

— I Castelli bresciani si danno al Duca. — Pace 
di Lodi. 

(A. 1453-54). 

Già da due giorni senza alcuna tregua i 
baluardi della Fortezza di Pontevico erano for- 



teuicum die — X Vili oct. ) : la 3 a « D. Decem baylie 
fiorentie »: {ex castris contro, Ponteuicum — die XVIII 
oct. ). Nel f. 308 ne sono registrate altre tre, una di- 
retta « Bartolo de Madiis »; un'altra « Capitaneo di- 
strictus placenlie » ; e la terza « Bologuino de Atten- 
dolis », portanti pure la data « ex castris contra Pon- 
teuicum » : (V. Inventario delle carte etc. pubblicato 
da G. Mazzatinti neW Arch. St. Lomb. — 1885 — A. 
XII — Serie II a , — Fase. IV , p. 698: V. anche 
A. X° — Fase. II, p. 222 ). — Negli Archivi di Stato 
in Milano, da alcune copie sincrone, ho trascritto 
altre 5 lettere date da Pontevico durante P assedio 
dell'Ottobre 1453: due sono del Marchese di Man- 
tova, una di Francesco Simonetta Segretario del 
Duca, e due del Duca stesso ; delle quali due ultime, 



283 

temente battuti dai colpi delle bombarde mi- 
lanesi, allorché alcuni soldati del Duca avendo 
scórto, che in una certa parte del bastione 
erasi formata un' apertura abbastanza larga per 
potervi passare, cominciarono a mostrare il 
desiderio di penetrar senz' altro nel Castello, 
e darvi tosto il sacco (1). La soldataglia poi, 
che non faceva difetto, a quanto pare, nem- 
meno nell' esercito delio Sforza, cominciò a 
muovere lamenti contro di lui, e a riprenderlo 
perchè indugiasse a ordinare V entrata nella 
Terra : anzi come già 4 giorni prima, nel fatto 
di Bassano, si erano mostrati poco disciplinati 
i Francesi di Renato, così molti gregari del 
Duca senza attendere alcun comando sfidarono 
audacemente il pericolo di cadere sotto le pie- 
tre che venivano gettate dagli assediati, pur di 
entrare i primi in Pontevico ad arricchirsi di 
jbottino. Non sempre però avviene, che agli 
audaci sia propizia la fortuna: imperocché a- 
vendo costoro senz' armi e senza guida oltre- 
passata la fossa del nostro Castello e toccato 



la l a diretta al Card, di S. Croce, e la 2 a al Ponte- 
fice Nicolò V°, colla data « Ex meis felicibus Castris 
apud Pontem Vicum — die XX Octobr. MCCCCLIII ». 
(1) « Cum biduo frequenti quassata ictu dirai esset ccepta 
munitio, vallique ruina^ cupiditato diripiendi Oppidi 
fervere coepit exercitus omnis »: {Simonetta — R. 
I. S. voi. XXI , col. 655). 



284 

quasi il punto per il quale si immaginavano 
di potere con facilità introdursi nel Forte, di 
qui furono invece con tanto impeto respinti 
dai nostri, che rotolando precipitosamente gli 
uni sopra gli altri in fondo alla fossa, molti 
rimasero gravemente feriti o per la caduta o 
pei sassi scagliati su di loro dai difensori del 
Castello (1). 

Fortemente sdegnato il Duca non tanto per- 
chè quei suoi soldati fossero stati respinti, 
quanto perchè essi avessero tentato quel!' ar- 
dita impresa a sua insaputa, li rimproverò 
acerbamente; ma in pari tempo temendo che 
una sosta anche breve tornasse assai vantag- 
giosa a quelli di Pontevico, i quali a tutto 
uomo si sforzavano di rendere sempre più dif- 
ficile ai Milanesi F entrata nella Terra, ordinò 
che si avanzasse anche il nerbo del suo eser- 
cito, il quale fino allora non aveva preso parte 
alla espugnazione della Fortezza, e che tutti 
insieme ripigliassero tosto l'assalto con mag- 
gior impeto e vigore di prima (2). 

(1) « Cunctationem Ducis vulgus incusare ( coepit ), adeo 

ut, eo inscio, a gregariorum muìtitudine inermi facto 
in fossam concursu, ingrediendique Oppidi periculo 
lapidibus et trabibus ex occulto conjectis, imperita 
plebs obruta multis acceptis vulneribus depelleretur, 
prsecepsque in fossam prorueret »: {Simonetta — 1. e). 

(2) « Franciscus etsi graviter perturbatus, quod suo in- 

jussu, quod exercitu rebusque ad pugnam imparatis, 



285 

Intanto però che lo Sforza dava questi or- 
dini alle sue truppe, al di là dell' Oglio gli 
alleati di Francia, che pur volevano dimostrare 
il proprio valore in un qualche fatto d' arme, 
fecero dichiarare a Renato per mezzo dei loro 
capitani Federico, genero del Re, e Lodovico 
Bellavalle, che essi non intendevano punto di 
essere scesi in Italia a farla da semplici spet- 
tatori, ma che era loro desiderio di prendere 
in quella guerra parte attiva affine di mo- 
strare la loro valentia e di rendere temuto il 
loro nome presso i Veneziani, contro i quali 
si erano coi Milanesi alleati. E Renato ben sa- 
pendo che se non accondiscendeva in qualche 
maniera alla loro domanda, non avrebbe poi 
potuto governare a modo suo, e porre un freno 
a quella gente, che di già mostrava nella con- 
dotta e disciplina militare una sommessione 
tutt' altro che lodevole, propose al Duca, che 
ritirati i suoi soldati sotto pretesto di farli 



quod die pugnse non dicto invadere quisquam sit 
Oppidum ausus, cunctos increpabat. Et ne spatio 
obsessis in extremo salutis periculo laborantibus dato 
difficilior redderetur pugnantibus ingressus, instau- 
rare ei magis milite armato inchoatam, quam diri- 
mere pugnam placuit : itaque extemplo armari exer- 
citum imperai Bassianum praemittit exploratum, qui 
renuntiet quid hostes fumi significatione ex Oppido 
de pugna certiores facti gererent »: (Simonetta — i. e). 



286 

ristorare, lasciasse campo anche ai Francesi 
di dare nella espugnazione di Pontevico al- 
cuna prova del loro valore (4). 

Senonchè allorquando il Conte d' Angiò fece 
al Duca questa proposta, si era già incomin- 
ciato dai Milanesi, più fiero che mai, un nuovo 
attacco contro il Castello : ond' è che lo Sforza 
si vide costretto a fargli rispondere, che es- 
sendo i suoi soldati in piena azione non potea 
così d' improvviso farli ritirare, senza recar 
loro un grave torto, quasi dubitasse in qualche 
modo del loro coraggio: che del resto non 
accennando quelli della Terra di voler venire 
a capitolazione avevano mezzo anche gli al- 
leati di Francia di distinguersi per valore, 
dando Y assalto a Pontevico da qualunque al^ 
tra parte essi credevano più conveniente (2). 



(1) « Renatus ad eum (al Duca) mittit postulatimi ut 

Gallis Oppidi oppugnandi negotium daretur, quo il- 
lorum virtus eo prsesertim belli initio in exercitum 
regionesque re famaque proderetur: quorum volun- 
tati si refragaretur, non videbat quo imperio aut quo 
Consilio homines indignabundos effraenatosque ma- 
leficiis continere posset » : ( Simonetta — 1. e. ). 

(2) « Franciscus nequire se, coepta jam pugna, absque 

gravi decertantium totiusque exercitus contumelia 
inde quemquam revocare (dixit). Certamen adhuc 
esse integrum ; posse suos ( di Menato ) eo milites 
transmittere ubi suam cuique virtutem experiri lice— 
ret » : ( Simonetta — 1. e. ). 



287 

Avuta questa risposta, i capitani dell'eser- 
cito francese disposero tostamente le loro schie- 
re, e si accinsero senz' altro ad assalire la 
Fortezza dalla parte opposta a quella ove com- 
battevano i Milanesi, e che si presentava loro 
più vicina. Il bastione che dovevano superare 
era forse il più alto del Castello: essi però 
audaci come erano, nulla curando la grande 
difficoltà dell' impresa, passarono 1' Oglio, si 
avanzarono serrati entro la fossa, e montata 
-con sforzi supremi Y altra riva, che era molto 
ripida e scoscesa giunsero fin quasi all'entrata 
posteriore della Rócca: non avevano però che 
un piccolo riparo da abbattere, quando tro- 
vatisi, improvvisamente di fronte agli animosi 
castellani accorsi celeramente alla difesa di 
quel passo, dovettero ricorrere alle spade e 
alle aste. Fu quello per verità un combatti- 
mento breve, ma combattuto con tanto maggior 
impeto da ambe le parti: da ultimo però i 
Francesi respinti con grande loro vergogna dai 
Veneziani, dovettero gettare le armi e ritirarsi, 
dopo di aver messo quasi il piede nel Castello, 
e di aver gustato per dir cosi la gioia della 
vittoria. — Non si può immaginare l' avvili- 
mento che provarono i Francesi per questo 
fatto: basti il dire, che ridottisi ai loro allog- 
giamenti di là dell' Oglio, si rifiutarono dispet- 
tosamente di ripigliare le armi, e protesta- 



288 

rono di non voler in nessun modo portare soc- 
corso neppure agli altri espugnatori della For- 
tezza (1). 

Dall' altra parte del Castello durava intanto 
violento ¥ assalto, e non meno valida e acca- 
nita la difesa. Il Duca che nel quarto giorno 
dell'assedio (19 Ottobre) avea deciso risolu- 



(1) « Hoc responso accepto Gallorum prsefecti, quorum 
Fredericus regius gener, et Ludovicus Béllavallensis 
principes erant, facta phalange, Oppidum ea parte in- 
vadunt qua certamen aberat, quave Gallicse superbia? 
proximus se obtulit adeundi locus, ubi forte major 
erat aggeris vallique altitudo. Neque tamen restitere, 
neque pedem retulere, donec conferti fossam ripamque 
prseruptam maximo cum labore superavere, et post- 
eaquam ad aggerem est appulsum, rem gladiis ha- 
stisque magno impetu edidere. Verum paulisper cum 
decertatum esset utrinque ( et non minus a defen- 
soribus repugnatum quam ab inferentibus arma op- 
pugnatum ), fessi armorum onere, cassidumque labore 
confecti, ubi maxime primo congressu spem se in- 
grediendi Opptdi fefellisse viderunt, pugna excessere, 
armisque illieo humi projectis nullo hortatu neque 
certamen a se initum redintegrare, neque pugnare 
cum ceteris voluere » : ( Simonetta — 1. e. ). — Tra i 
Ducheschi e gli alleati Francesi pare che vi fosse 
ben poca armonia : narra anche l' Odorici che nel 
« Liber Fragmentorum » (Cod. Mazzucchellìano) è scritto, 
che a Pontevico portando i Francesi, a tergo, eleganti 
pugnali, i soldati del Duca ne li derubavano, pren- 
dendosi poi beffe di loro: di qui risentimenti, con- 
trasti e forse anche risse. 



280 

tamente di non far sospendere le armi se pri- 
ma non si era impadronito del Forte, non 
cessava di animare i soldati contro i castellani 
di Pontevico, i quali per essere secondo lui 
troppo ligi alla Repubblica, anziché pensare 
ad arrendersi e provvedere alla propria sal- 
vezza, con atti di inaudito valore persisteva- 
no a difendere vigorosamente la loro Terra 
(1). — A meglio eccitare i suoi all' impresa, 
egli stesso lo Sforza accorreva celeramente qua 
e là dove il bisogno lo chiamava: lo si ve- 
deva salire ora su questa ed ora su quella 
delle torrette, che aveva fatto costruire contro 
la Fortezza, consigliando o imponendo agli as- 
salitori or l' uno or l' altro mezzo di espu- 
gnazione, dappertutto dando ordini, in tutti, 
coli' esempio e colla voce, infondendo coraggio 
e ardore. Vedendo nullameno che non ostante i 
molti e svariati tentativi fatti, non poteva ancora 
riuscire ad aprir nella mura una larga breccia, 
comandò, che nel tempo medesimo in cui si 
scaricavano le bombarde contro la parte già 
diroccata del Castello, i soldati muniti di ogni 
genere di projettili li scagliassero insieme dalle 

(1) « Interea pugnare altera ex parte ad ruinam exercitu, 
contra oppidanis et presidio militum egregia virtute, 
et singulari quadam in Venetos fide resistentibus, 
munitionem rursus bombardarum ictibus perditi in- 
terdum Franciscus jubebat »: {Simonetta — 1. e.). 

Berenzi — Storia di Pontevico 1^ 



290 

torricciuole contro gli stipendiati veneziani, che 
spesso spesso comparivano , armati di tutto 
punto, tramezzo ai ripari e anche fuori all' a- 
perto, e distinguevansi particolarmente dalle 
corazze e dall' elmo chiomato. (1) I Milanesi, 
che anelavano al saccheggio di Pontevico, ri- 
presero nuova energia, e con grandi sforzi 
eseguirono gli ordini del Duca. — Già per gli 
incessanti colpi delle bombarde era ruinata una 
buona parte della mura, e di là erano stati 
cacciati i soldati veneziani, che accorsi in gran 
numero a chiuderne il passo, aveano sperato 
di poter continuare ancora la resistenza: uno 
però dei difensori, degli altri più ardito, mi- 
naccioso in volto coli' arme in pugno stava 
tutt' ora là sulla breccia sfidando la morte; 
ma colpito da una colubrina cadde misera- 
mente fracassato, e colla sua caduta segnò 
per cosi dire la presa definitiva della For- 
tezza (2). 

(1) « Defensores qui thorace et cristata galea prseter 
cseteros in apertimi frequenter apparebant, omni mis- 
silium genere ex turribus e regione erectis caedi cu- 
rabat » : ( Simonetta — 1. e. ). 

(2) « Nec prius quievit { Franciscus ), mine huc, mine 

illue impigre excurrendo, turres ipsas ascendendo, 
et reliqua oppugnationi ei opportuna obeundo,donec 
miles quidam in limine ipso minse obstinate persis- 
tens, eeneo instrumento quod Colubrinam Galli vo- 
cant, ictus cecidit » : (Simonetta — 1. e. ). 



291 

Non è a dire con quanto impeto irrom- 
pessero in Pontevico i soldati dello Sforza: 
armati di spade e di aste si precipitarono in- 
nanzi tutto sugli inermi terrazzani, e in gran 
parte se li fecero prigionieri; indi percorso 
celeramente il paese, penetrarono a viva for- 
za nelle case, e come già era stato loro con- 
cesso dal Duca le misero colla violenza a sacco, 
talché in brevissimo tempo gli abitanti vennero 
spogliati di tutte le loro robe. (4). — Di più, 
oltre questo danno immenso toccato ai poveri 
castellani, un altro incomparabilmente più gra- 
ve e funesto stava per piombare sopra di loro. 
Cessato d' un tratto il bombardamento, i Fran- 
cesi non appena si avvidero che i soldati del 
Duca erano penetrati nella Terra, vi accor- 
sero in fretta essi pure, nella ferma speranza 
di poter partecipare al saccheggio e al bot- 
tino: ma quale non fu il loro stupore e il 
loro feroce dispetto, allorché entrati cupida- 
mente nelle case le trovarono già spogliate dì 
ogni cosa, e tutta la preda già in mano dei 
Milanesi e da questi gelosamente custodita. Ar- 
sero di rabbia, e non sapendo come sfogare 

(1) « Primi extemplo intra munitionem prosiliunt, cete- 
raque deinde subsecuta pugnantium multitudo, captis 
primo oppidanis undique Oppido potiuntur. Bona 
preedae permissa diripiunt, multisque modis distra- 
hunt » : ( Simonetta — 1. e. ). 



292 

altrimenti il loro furore si diedero a far man 
bassa sugli stessi prigionieri e sulla gente del 
Castello, non risparmiando alcuno, trucidando 
persino le donne e i fanciulli, e inferocen- 
do barbaramente contro chiunque incontravano 
(1). — Gli abitanti, che secondo il costume 
militare italiano credevano di aver salva al- 
meno la vita, vedendo quella strage ingiusta e 
spietata, correvano confusamente qua e là a 
nascondersi; e le madri atterrite gettando grida 
di disperato dolore, e traendo seco i teneri 
figliuoli ricorrevano ai piedi dei Milanesi pre- 
gandoli e scongiurandoli in nome di Dio di 
salvarle e proteggerle dalla feroce violenza di 
quei barbari (2). — E qui come dovea acca- 
dere sorse un fiero contrasto, e un terribile 
conflitto tra i soldati del Duca e quei di Re- 
nato ; imperocché non cessando questi di in- 



(1) « Quod cum Gallica conspexisset multitudo, in Op- 

pidum et ipsa cucurrit, cumque omnia praeter Ve- 
netos milites armis vestisque nudatos, mulieres in- 
super et pueros comprehensa invenissent, ira incensi 
praesertim qui erant ex gente Picarda, et mulieres 
puerosque trucidare et in praesidium immanissime 
saevire coeperunt »: (Simonetta — 1. e). 

(2) « Hac tanta crudeli tate exterritee matres, exterriti 

vieti (qui se more italico vita immunes putabant ) 
ad Italos confugiunt milites, orantes ut Summi Dei 
pietate eos servare suisque corporibus protegere ve- 
lini » : ( Simonetta — 1. e. ). 



293 

fìerire contro i vinti, anzi avendo rivolto le 
armi persino contro alcuni soldati dello Sforza, 
che per nazional sentimento ne aveano preso 
le difese, adontati i Milanesi di questo oltraggio 
impugnarono anch' essi le spade, e comincia- 
rono a farle cadere senza pietà sugli alleati, 
massime sopra i Picardi, i quali si mostravano 
tra gli altri più violenti, e di modi selvaggi e 
brutali (1). 

Il furore col quale i ducheschi si azzuffarono 
cogli alleati di Francia per le vie e per le case 
di Pontevico fu tale, che non senza grande dif- 
ficoltà, e dopo che in gran numero erano già 
cadute le vittime, potè lo Sforza far separare 
i combattenti, e por fine a quel sanguinoso 
conflitto (2). 

In Chiesa, ai piedi degli Altari stavano in- 
tanto raccolte le dorane esterrefatte, e confusi 

(1) « (Ob eam rem, gentem inter utramque, miseros al- 

terarli servare, alteram interimere conantem) magna 
exorta contentione, fìt ubique clamor, ubique csedes 
et frequens ubique fletus. Nam cum non tam a de- 
victorum sed ne quidem nostrorum csede homines 
feri temperarent, milites nostri his concitati injuriis 
in Gallos per Oppidum errabundos concurrere, eosque 
passim interficere coeperunt » : ( Simonetta — 1. e. ). 

(2) « Quod ubi Francisco renuntiatum est mittit continuo 

qui cruentum dirimerent discrimen ; quorum opera 
non absque ingenti etiam Ducis labore seditio feeda 
atroxque pacata et odia psene immortalia ex gentis 
utriusque animis sublata » : ( Simonetta — 1. e. ). 



294 

e sbigottiti i loro figli: e allorquando ancor 
trepidanti ne poterono uscire, con loro estremo 
dolore videro che l' incendio divampando pro- 
pagavasi rapidissimamente nei varii punti del 
paese: le case erano state dannate alla distru- 
zione, e quel che è più, intimato agli abitanti 
l'esilio (1). 

Dice il Soldo che nella caduta di Pontevico, 
avvenuta il giorno 19 a ore 22, furono feriti, 
e fatti prigionieri molti anche della Squadra 
di Gussago e di Rovato; e il Porcelli aggiunge 
che oltre ali' essere stati uccisi alcuni soldati 
del Capitano Urso, che nella difesa del Ca- 
stello avevano dimostrato grande valore, fu 
fatto prigioniero anche Pietro Palmieri, il qua- 
le, come già si disse, comandava il presidio 
della Fortezza (2). — Forse poi per togliere 

e 

(1) « Servatse cum liberis in Tempio matres, vincti re- 

demptionis causa milites sine pretio dimissi. Non 
tamen ita liti seditionique celeriter occursum, quin 
permulti tam ex victis quam ex Gallis c#si, majorque 
sedificiorum pars, quo se fugientes Galli recipiebant, 
incendio conflagrarit. Cum extingui vagantem ignem 
Franciscus non posse videret, accederetque etiam 
quod sciebat oppidanos suapte natura Venetis favere, 
quae superfuerant sedifìcia exuri ac everti et Oppi- 
dum ab incolis deseri jubet »: {Simonetta — col. 656). 

(2) V. a Soldo — R. I. S. — v. XXI , e 884 : — e il 

Porcelli: « Petrus Palmerius, qui utriusque ordinis 
militibus praeerat, captus est: quinque milites Ursi 
Ducis, qui eorum virtutem in pugna ostenderant, 
efesi sunt »: ( R. I. S. v. XXV , e. 52). 



295 

ai Milanesi il vanto di aver essi espugnato il 
Castello di Pontevico, il Porcelli vuol far cre- 
dere, che se questa munitissima e quasi ine- 
spugnabile Fortezza dei Veneziani cadde nello 
spazio di 4 giorni in potere del Duca, lo fu 
bensì per il senno e V accortezza del Duca 
stesso, ma particolarmente anche per il brac- 
cio e valore dei suoi alleati, i Francesi (1). Il 
medesimo storico non risparmia però ai sol- 
dati di Renato la taccia di uomini impetuosi 
e crudeli, per aver essi infierito tanto barba- 
ramente contro i Veneziani, e massime contro 
gli abitanti del paese (2). 

La voce delle brutali crudeltà compite dai 
Francesi nel nostro Castello, in meno che non 
si dica si sparse per le Terre della Repubblica; 
e specialmente gli abitanti dei Castelli del bre- 
sciano e del cremonese furono presi da tale 
terrore, che temendo di dover subire anch'essi 
la medesima sorte di quelli di Pontevico, man- 
li) « Pontemvicum, locum juditio omnium inexpugnabilem, 
milite, rebusque omnibus munitum, Gallorum (ut 
fama erat ) virtute, et auctoritate sua ( Franciscus ) 
expugnavit, diripuit et cum maxima utriusque partis 
csede, igne consumpsit » (Porcelli — e. 52). 
(2) « Rumor erat Gallos propter eorum socios, qui in pu- 
gna ceciderant numero quadraginta, post victum Op- 
pidum ssevisse in omnes cujusvis ordinis milites aut 
sexus usque ad pueros. Factum sane inauditum et 
crudele in Italicis regionibus »: (Porcelli — 1. e). 



296 

darono tosto deputati al Duca di Milano a of- 
frirgli le chiavi delle loro ròcche (1). — Ne 
furono meno atterriti i cittadini stessi di Bre- 
scia (2), imperocché essendo da molte Terre 
cacciati i Veneziani, e fuggendo essi verso la 
Città per ripararvisi, quelli di Brescia chiusero 
senz' altro le porte per non dar loro un rico- 
vero, che avrebbe potuto tornare funesto a tutti 
i cittadini. — Insomma basti il dire che quasi 
tutti i Castelli bresciani, cominciando da quelli 
di Quinzano e di Manerbio come più vicini a 



(1) « Franciscus recepit Puntemvicum, ubi a Gallis in mi- 
seros oppidanos crudeliter ssevitum est: qua imma- 
nitate ita territi dicuntur populorum animi ut cuncta 
fere, paucissimis diebus, quse Veneti in Cremonensi 
et Brixiensi planicie loca habebant, voluntaria dedi- 
tione occuparit »: (Giustiniano — Rer. Venet. Hist. 
p. 200 ). 

(2) « Ex hac Pontis Vici clade .... in ipsa etiam Brixia 
a multitudine trepidatum est »: (Simonetta — R. 
I. S. v. XXI , e. 656-57): Riguardo alla presa di 
Pontevico = V. Muratori — Ann. d'It. v. IX , p. 203: 
= Capriolo — St. Br. : = Giulini — Mem. spett. alla 
St. di Milano, v. VI , p. 503: = Enn. Rubieri — Fr. 
Sforza — v. II , p. 280-81 : = B. Corio — St. di Mi- 
lano: = Gavitelli — Ann. Cr. f. 205, r. = Marin Sa- 
nuto — Vite dei Dogi di Ven. R. I. S. v. XXIP, e. 
1147: = Platina — Mant. Hist. — R. I. S. v. XX , 
e. 856 : = Poggii Bracciolini — Hist. lib. VII R. I. 
S. v. XX°, e. 432: = Cron. di Bologna — R. I S. v. 



297 

Pontevico, Y un dopo 1' altro, nello spazio di 8 
giorni caddero in potere dello Sforza: i due 
soli che sostennero un regolare assedio, perchè 
difesi da un buon presidio di Veneziani, furono 
Rovato e Orzinovi; ma questi pure dopo una 
fiera resistenza dovettero venire a patti coi 
Milanesi, e si arresero : onde, prima di ritirare 
il suo esercito ai quartieri d' inverno, il Duca 
si era impadronito non solo di tutto il terri- 
torio di Brescia, ma anche del piano di Ber- 
gamo e della Gerra d' Adda (1). 

Come però sulla fine del 53 le cose andarono 
per tal modo alla peggio pei Veneziani, così 
sul principio del nuovo anno cominciarono a 
volgere a male anche per il Duca di Milano. — 
Gli alleati francesi stanchi oltre ogni dire della 
loro dimora in Italia, con continue istanze ve- 
nivano chiedendo a Renato di essere ricondotti 
in patria. Essi si erano fortemente indispettiti, 
dice il Sismondi, per la contesa avvenuta a 
Pontevico cogli uomini d' arme dello Sforza : 
d' altra parte mal sapeano soffrire di vedersi 
da meno di questi : s' erano accorti che nelle 



(1) « Octava demum die post Pontisvici eversionem totus 
Brixianus ager qui in planicie positus est, prseter 
Urceanum in Francisci devenit potestatem .... Ur- 
ceanis in potestatem acceptis Renatimi regem cum 
Gallica manu Placentiam hibernatum transmittit »* 
( Simonetta •— e. 660 ): V. C. Soldo — e. 884. 



'298 

guerre cT Italia la destrezza era sempre avvan- 
taggiata sul valore; e certo che la tattica ita- 
liana era in allora per ogni conto migliore 
della francese (1). — Renato stesso, che ormai 
sentiva il peso degli anni, mal sapeva adattarsi 
a riprendere per gli altri le armi, e cimentarsi 
vecchio, in terra straniera ai pericoli della 
guerra: onde allo Sforza, che per vedere di 
trattenerlo andò in persona a Piacenza, dove 
egli coi suoi Francesi svernava, rispose che 
sentiva più che mai il bisogno di riposare, e 
che perciò avea determinato di rimpatriare. 
Non valsero le preghiere del Duca a persua- 
derlo di fermarsi : egli era risoluto di partire, 
e difatti col nuovo anno a capo di tutte le sue 
genti ritornò in Francia. 

Se oltre a questo valido ajuto venuto meno 
allo Sforza si aggiunge che egli, per le ingenti 
spese sostenute nella guerra, scarseggiava an- 
che in denaro, e che per soprappiù uno dei 
suoi più valorosi capitani, il Colleoni, era sul 
principio del 1454 passato di nuovo al servizio 
della Repubblica, non è poi a meravigliare che 
il Duca si risolvesse a trattare quella pace, 
che eragli instantemente consigliata e racco- 
mandata anche dal Pontefice Nicolò V.° — 



(1) — Storia delle Rep. ital. v. IV , p. 157, edizione del 
Pagnoni — Milano. 



299 

Fu un povero Religioso che avendo trovato buo- 
i na disposizione tanto da parte dello Sforza come 
dei Veneziani venne studiando, e preparando 
ogni cosa per mandarla a termine. I varii ca- 
pitoli di questa pace furono per 8 giorni di- 
scussi nella città di Lodi; e il giorno 9 Aprile 
contro ogni aspettazione venne dal Duca di 
Milano e dal Rappresentante della Repubblica 
sottoscritto e pubblicato il Concordato, col qua- 
le tutta la Gerra d' Adda veniva assegnata al 
Duca, e restituito ai Veneziani tutto il berga- 
masco e il bresciano. Conchiusa la pace si 
scrissero tosto per tutte le Terre avvisi del 
tenore di questo del Duca di Milano: == 

« Dux Mediolani et Papiae Angleriaaque Co- 
« mes ac Cremonae Dominus. 

« Carissimi nostri. — Deliberando noi non 
« sempre vivere in guerra .... ed acciocché 
« in questa nostra Italia sia tale tranquillità 
« e pace che si possa resistere al Turco (1) 
« e ai nemici del nome cristiano .... denique 
« per reintegrare la solita amicizia e benivo- 
« lenza nostra coli' Ill. ma Ducal Signoria di 
« Venezia abbiamo mediante la divina grazia 



(1) In questo tempo i Turchi guidati da Maometto II , 
dopo di aver preso Costantinopoli (29 Maggio 1453), 
minacciavano di assoggettare alla Mezzaluna tutta 
la Cristianità. 



300 

« fatta, firmata, conchiusa e stabilita vera buc- 
ce na e perpetua pace e concordia con essa 
« III." 1 * Signoria con espressi capitoli e con- 
ce venzioni fra F una parte e l'altra: ne' quali 
ce fra le altre cose si contiene, che ogni colle- 
cc gato, confederato, aderente e raccomandato 
ce dall' una parte e V altra possa dal dì nono 
ce del presente mese innanzi, andare, stare pra- 
« ticare, mercantare e conversar liberamente 
ce per tutte le Città, Terre e Luoghi e dominii 
ce d' esse parti, non altramente che facevano e 
ce potevano fare avanti alla presente guerra, 
ce Vogliamo adunque che dobbiate far bandire 
« e pubblicare essa pace .... a suono di trom- 
« bette e ne' luoghi consueti a onor di Dio, e 
ce gaudio e consolazione del paese nostro, e 
ce facciate far per tre giorni processione e fa- 
ce lodii con suono di campane, come si richiede 
ce a simili cose. 

« Ex Laude IX. Aprilis MCCCCLIV =. 

A dimostrazione della gioia con cui venne 
accolta questa pace tanto desiderata, i Bresciani 
fecero allestire a loro spese una galèa, che 
doveva servire per la flotta nella guerra contro 
i Turchi. 



301 

CAPITOLO XVIII. 

Pontevico riedificato accoglie di nuovo gli abi- 
tanti espulsi. — Esenzioni concesse agli abitanti 
\ di Pontevico. — Fabbrica di due torrioni della 
Rócca. — Calamità. — Nuove esenzioni. — Guerra 
tra la Repubblica e i Collegati del Duca di Fer- 
rara. — Lorenzo Comini da Pontevico, Vescovo 
Suffraganeo di Mantova. — Pace di Bagnolo. — 
Arte e Industria. — Descrizione della Città e Terre 
bresciane. 

( A. 1454-1493 ). 

La cacciata degli abitanti di Pontevico e la 
distruzione del paese ordinata dallo Sforza nel- 
Y Ottobre del 1453, non valsero a tenere gran 
tempo lontani dal luogo nativo quei nostri ca- 
stellani : anzi si può dire che erano ancora 

I fumanti le rovine delle case incendiate, e il 
paese risorgeva a nuova vita riedificato e ri- 
popolato poco meno di prima. Sebbene dopo i 

I ripetuti assedi, dopo i saccheggi, gli incendi e 
le stragi quei poveri terrazzani potessero pur 
una volta sperare di starsene finalmente sicuri 
a godere i vantaggi della pace, ciò non ostante 
fu uno dei loro primi pensieri di fortificare il 
vecchio castello, e premunirsi in tal modo e 
provvedere alla difesa della Terra in caso di 
altri attacchi. 



302 

Ma alcuno dirà: privi quali essi erano di 
tutto, come mai potevano gli abitanti di Pon- 
tevico provvedere ai loro urgenti bisogni par- 
ticolari, e in pari tempo accingersi altresì a 
dispendiose operazioni pubbliche ? È a sa- 
pere che oltre ai privilegi, esenzioni e immu- 
nità, che i nostri aveano ottenuto dalla Signoria 
di Venezia fin dal Luglio del 1453 (1), e oltre 
le larghe sovvenzioni in grano e in denaro 
pure ricevute dalla Repubblica, altri privilegi 
e sussidii ebbero mano mano nel corso del 
1454, come apparisce da varie lettere ducali, 
mandate da Francesco Foscari al Podestà di 
Brescia. In quella difatti del 17 Agosto gli 
abitanti di Pontevico furono dichiarati esenti 
per 10 anni da tutti e singoli i Dazii, i pesi, 
le angherie e sopra- angherie e da tutte le altre 
gravezze o imposte di qualsiasi genere, eccet- 
tuate soltanto quelle del Sale, e della così detta 
Taglia Ducale (2). — In un' altra lettera del 

(1) Il Privilegio concesso, il giorno 20 Luglio 1453, dal 

Doge di Venezia Frane. Foscari al Comune e agli abi- 
tanti di Pontevico, come pure tutti gli altri, concessi 
in seguito ai nostri dallo stesso Doge e dai suoi 
successori, formano parte della mia raccolta di me- 
morie relative a Pontevico. 

(2) « Franciscus Foscari D. G. Dux Vent. etc — Vidimus 

supplicationem Nobis porrectam per Fideles et mi- 
serrimos Subditos ISostros Comune et Homines Pon- 
tisvicì .... et praesentium tenore concedimus quod 



303 

Doge data in risposta ai 3 Capitoli di una 
istanza del Comune di Pontevico, i nostri ot- 
tennero altri favori (1); e così in una terza 
del 7 Dicembre 4454, li vediamo dispensati per 
quell'anno anche dalla stessa Taglia Ducale: 
« ftdeles subditos nostros (PontisviciJ a Talea 
prò anno presenti absolvimus et absolutos et 
liberatos esse volumus ». — Se si aggiunge poi 
che oltre alle accennate esenzioni e immunità, 
il Comune nostro ricevette altresì in seguito 
larghi sussidii e da Brescia e da Venezia, si 
comprenderà facilmente, come in breve tem- 
po abbiano potuto quei nostri castellani rista- 
bilirsi in patria, riparare ai danni sofferti, e 
volgere la mente anche alla ristaurazione della 
Rócca. Ed ecco che dopo di averne fortificato 



per annos decem continuos sint liberi et exempti ab 
omnibus et singulis Datlis, oneribus, angariis et pe- 
rangariis et ab omnibus aids gravedinibus quocumque 
nomine nuncupentur, exceptis tamen Sale et Talea 
Nostri Dom in ii, sicque volumus etc. »: (Privilegio — 
17 Agosto). 
(1) Nel IIP Capitolo della istanza al Doge i nostri doman- 
davano: « Dominatio Vestra dignetur resedificare et 
fortificare Castrum de Pontevico, quod valde utile 
erit, prout Dominatio V. a informari poterit, et quia 
multi Communes ibi astantes habuerunt de gratia a 
Duce Mediolani destruendi dictum Castrum,. et ipsi 
proprij venerunt ad destruendum et abstulerunt petras 
etc.»: (Privilegio — 7 Dicembre 1454). 



304 

la parte più vecchia e rovinata, nel 1457 danno 
principio anche alla fabbrica di due nuovi tor- 
rioni; e alla cerimonia della posizione della 
prima pietra ( 18 Maggio ) accorre il popolo 
processionalmente con canti e suoni, e vi as- 
sistono con grande solennità 1' Arciprete, il 
Vicario della Terra, il Cappellano e il Capitano 
della Ròcca con tutte le più distinte persone 
del Comune (1). — La fabbrica in capo a po- 
chi mesi è compiuta: il Forte rinnovato tor- 
reggia maestoso al pari di prima, sulla riva 
dell' Oglio, e gli abitanti di Pontevico, dimen- 
tichi oramai dei danni patiti e degli stenti 
sostenuti nella passata guerra, ritornano con 
lena alle loro industrie e alla coltura dei cam- 
pi, fiduciosi che la pace duri a lungo, e sia 
apportatrice al Comune di vantaggi sempre 
maggiori. 



(1) « .... a dì 18 de maggio 1457 fu principiato lo to- 
rione de pontivico, cioè quello di sotto et de sora 
verso il fiume olio a hori 19 ovvero vinti cum pro- 
cessione de dno Arcipreyto et lo capelano et solem- 
nità di pifferi pnte Bartholameo de Galegnano et 
Tomaso cesarone et Nicolo Abbanos capitanio di pon- 
tivico, et tal memoria mi Pandolfo fil. quondam dno 
Jacob, (l'ho avuta dal) q. sp. d. Pandolfo mio avo, 
il qual sp. dno pandolfo f. q. d. Ant. a quello tempo 
era vicario in ditta terra de Pontivico » : ( Cronaca di 
Pandolfo Nassino — Ms. presso la Quirin. di Brescia 
-p. 18). 



305 

Ma purtroppo anche la seconda metà dei 
secolo XV , come a quasi tutta la provincia 
di Brescia, fu pure a Pontevico non meno 
infausta della prima; imperocché se la nostra 
Terra non ebbe per un po' di tempo a soffrire 
danni gravi da parte degli uomini , dovette 
nondimeno sottostare alla mano di Dio, che 
si gravava tremendamente qua e là sopra varie 
Provincie dell' Italia settentrionale. 

Per lo squagliamento delle nevi cadute al- 
tissime ai monti, e per le dirotte pioggie, che 
per più giorni consecutivi si rovesciarono sul- 
F alto bresciano, assai volte Y Oglio gonfiandosi 
ruppe gli argini, e massime nel 1458 e 1481 
allagando per larghissimo spazio all' intorno 
le nostre campagne distrusse non solo i semi- 
nati e i raccolti, ma intristì talmente il terreno 
stesso, che per più anni, come se questo si 
fosse isterilito, non produsse frutti che in pic- 
colissima quantità. 

Nel 1471 anche il terremoto colpì improv- 
visamente le Terre del cremonese e del basso 
bresciano, facendo screpolare moltissime case, 
alcune delle quali crollarono e seppellirono sot- 
to le rovine molte persone. Gli atterriti abi- 
tanti in gran numero fuggirono all' aperto, e 
come già nel 1223, si fermarono nei campi per 
varii giorni. 

Altro gravissimo flagello si rovesciò sopra 

Berenzi — Storia di Pontevico &H 



300 

le nostre terre negli anni 1474-77-78: comparve 
cioè , specialmente nel Settembre del 1477 , 
« tanta copia e moltitudine di locuste che lin- 
gua non le poteria dire, e pareva che fioccasse, 
e de loro se ne carcava la terra, li campi e li 
arbori » (1). È più facile immaginare che de- 
scrivere lo spavento dei nostri terrazzani allor- 
ché videro giungere e calare quel nembo sulla 
loro campagna: e certo che dovea esser quello 
uno spettacolo veramente spaventevole: dicono 
difatti i naturalisti che le locuste arrivano in 
eserciti sterminati che da lungi sembrano nubi 
tempestose: queste nuvole sinistre nascondono 
i raggi del sole: in alto e fin dove possono 
giungere gli occhi si vede il cielo nero, e il 
suolo come coperto da tali insetti : il fruscio 
di quelle migliaia e migliaia di ali rassomiglia 
al rumore di una cataratta: quando poi questo 
esercito innumerabile piomba sulla terra, i rami 
degli alberi si spezzano, e in poche ore scom- 
pare anche la più piccola traccia di vegeta- 
zione: le granaglie sono ròse fino alla radice, 
gli alberi spogli delle foglie e delle corteccie; 
tutto è distrutto, segato, stritolato, divorato. 
Lo strepito che fanno le locuste sbrucando i 
rami degli alberi e le erbe dei campi è sen- 
tito a gran distanza; e quando non rimane più 

(1) Cronache Bresciane di Jacopo Melga. 



307 

nulla a divorare, il terribile sciame si solleva 
come in seguito ad un ordine ricevuto, e parte 
lasciando dietro di se la desolazione e il de- 
serto (1). — Spesso accade, che dopo aver 
tutto devastato, le cavallette muoiono di fame; 
ma la loro morte produce un danno maggiore; 
imperocché ammucchiate come sono, entrano 
in putrefazione, i miasmi che esalano infettano 
¥ aria, e ne seguono poi malattie epidemiche, 
che propagandosi rapidamente decimano le po- 
polazioni. — E così purtroppo fu appunto an- 



(1) V. L. Flguier — Gli Insetti ; e Smith — Storia Natu- 
rale. — Né si creda che questa sia esagerazione : 
riferisce 1' Abate di Ussans che quando comparvero le 
cavallette in Polonia e in Lituania (a. 1690), se ne 
trovarono morte le une sulle altre fino all' altezza di 
4 piedi. Nel 1749 le cavallette fermarono l'esercito 
di Carlo X1I° Re di Svezia, nella ritirata della Bes- 
sarabia, dopo la rotta di Pultava. Nel 1780 in Tran- 
silvania si dovette ricorrere all' esercito per schiac- 
ciarle e sotterrarle. Nel 1858 un nuvolo di locuste 
caduto in Piemonte rese assai difficoltoso il passaggio 
al treno ferroviario: e nell'Agosto dello scorso anno 
(1886) le cavallette devastarono, come diceva un di- 
spaccio da Madrid, ben 58 villaggi della provincia di 
Cuenca: esse formarono uno strato dell'altezza di 
oltre un metro: un fanciullo, che i genitori fuggendo 
lasciarono in mezzo alla campagna, morì soffocato 
sotto uno sciame di quegl' insetti. — (Si sa già, che 
le locuste furono una delle piaghe d'Egitto: V. Esodo 
C. X°, v. 15.). 



308 

che qui da noi; che negli anni successivi alla 
venuta delle locuste, e massime nel 1478, es- 
sendo rimasta corrotta l'aria, si sviluppò una 
fiera epidemia, la quale tolse di vita migliaia 
di persone (4). — Non è a dire quale coster- 
nazione regnasse nella Città e nelle Terre col- 
pite dalla pestilenza: rese pressoché inutili le 
precauzioni usate per arrestare il contagio, e 
riusciti affatto impotenti tutti i provvedimenti 
pubblici e privati per soffocarlo, le popolazioni 
orrendamente battute dalla morte, giacquero 
per più mesi nello sgomento e nel lutto il più 
desolante. Eppure quando Iddio ritirò la mano 
che avea fatto pesare sulle nostre Terre e ne 
allontanò quel tremendo flagello, si videro i 
nostri padri, uomini sempre di fede, racco- 
gliersi nelle Chiese, prostrarsi dinnanzi agli 
Altari, pregar pace ai loro cari estinti e di- 
mandando umilmente perdono delle colpe che 



(1) « Le cavalete cadute a Quinziano, Virola Algise, e 
Pontevico, e in altri lochi di bressana destrussero li 
campi, el suo odore fece morire molta gente »: nella 
sola città di Brescia morirono di quella epidemia circa 
30,000 persone: « ne morivano al giorno 200 e fino 
250; et l'ho visto mi Jacomo con li proprj miei occhi 
su la polisa che si meteva de giorno en giorno sopra 
una coloneta de la Losa »: (/. Melga — Cron. Bresc): 
V. Gavitelli — Ann. Cr. f. 213, r. e anche Gionta e 
Grandi. 



309 

aveano mosso lo sdegno di Dio al castigo, im- 
plorare dal Cielo abbondanti le grazie e le 
benedizioni per Y avvenire. 

Anche alla pietà e alla clemenza dei Capi 
della Repubblica ricorsero, in mezzo a tanti 
infortunii, i terrazzani di Pontevico, affinchè si 
concedessero loro alcune particolari esenzioni, 
o perchè venissero almeno confermati i privi- 
legi che in passato essi avevano dalla Repubbli- 
ca ottenuto: e bisogna credere che fossero vera- 
mente speciali e urgenti i bisogni dei nostri, 
perchè i Rappresentanti della Signoria di Vene- 
zia, « animadvertentes fidem et merita illorum 
de Pontivico , et paupertate ipsorum conside- 
rata », (1) abbondarono verso di loro in favori 
e sussidii, e cercarono ognora di soccorrerli 
come meglio si potea in quell' epoca di gene- 
rale miseria. — Di questo tempo infatti trovo 
che vennero concesse successivamente, nello 
spazio di pochi anni, al Comune e agli uomini 
di Pontevico ( come già dal Doge Foscari nel 
1453-54), alcune esenzioni e immunità dai 
Dogi Cristoforo Moro, Andrea Vendramino e 
Giovanni Mocenigo; come pure si hanno sen- 
tenze dei Podestà di Brescia Ettore Pasqualigo, 
Giov. Moro e Ant. Venerio, e dei Capitani della 

(1) V. Sentenza, 21 Ottobre 1479, del Podestà e del Ca- 
pitano di Brescia: — ne conservo la copia nella mia 
raccolta. 



310 

Città e Provincia Lodovico Bembo, Domenico 
Moro, Francesco Sanuto, Giov. Emo, Sebastiano 
Baduario e OfTredo Giustiniano in favore degli 
abitanti di Ponte vico, i quali domandavano di 
essere dispensati dalla tassa di limitazione e 
da quella di bollo per le bestie; di esser inol- 
tre dichiarati esenti dal dazio del vino e delle 
biade, come pure dall' obbligo di alloggiare e 
mantenere nel Castello parte dei cavalli della 
Repubblica, e dalla spesa della legna da darsi 
ai soldati della rócca (l). 

Senonchè cessata la carestia prodotta dalle 
inondazioni dell' Oglio, e dalla invasione delle 
locuste, e cessata pure la pestilenza che tante 

(1) Di questi Privilegi e di queste Sentenze conservo la 
copia nella mia raccolta: ve n'ha del 1464-70-73-76 
-77-79-81. — A riguardo dei nostri venivano usate 
le seg. espressioni: « .... (Nos) volentes requisitioni 

Fidelium Com. et Hom. de Pontevico satisfacere, 

sic requirente fide et devotione quam Fideles ipsi erga 
Statum prmtib. Doni. N. semper ostenderunt .... etc. »: 

(Sentenza — Marzo 1464): « digni sunt omni 

favore et grafia »: ( Aprile 1470): « .... Animadver- 
tentes singularemfidem, ac predar issima merita ipsorum 
de Pontevico erga Statum Dom. N. qui ìncessanter se 
quocumque tempore pacis et belli ac prornptissime exhi- 
buere in quibuscumque agendis et ita se ostenderunt ut 
facile cateris potuerunt esse maximo exemplo. Ac volentes 
ut par est talibus ipsis pauperrimis providere quod su- 
bleventur aliquanto .... mandamits . . . . etc. »: (Maggio 
1470): e cosi in altre lettere ducali. 



314 

vittime ebbe a mietere nello spazio di pochi 
mesi, ecco sorgere di nuovo la guerra a con- 
tristare le nostre contrade. Vi diedero prin- 
cipio i Veneziani armati contro Ercole 1° Duca 
di Ferrara; il quale però intervenendo ad una 
dieta tenutasi nel Febbraio del 1483 a Cre- 
mona, trovò molti collegati disposti ad ajutarlo 
vigorosamente contro i Veneziani, e pronti al- 
tresì ad invadere i dominii della Repubblica 
(1). — Ma Roberto Sanseverino generale del- 
l' armata veneta (2), prevenute le mosse dei 
nemici, raccolse V esercito nelle vicinanze del- 
l' Oglio, e qui si trattenne alquanto : poi ve- 
dendo che i collegati non accennavano a voler 
passare il fiume, e che d'altra parte i nostri 
Castelli erano per se sufficientemente difesi, 
si allontanò dal basso bresciano, e il 15 Luglio 
entrò nel milanese a ravvivare colla sua pre- 
senza la sedizione che dicevasi sorta tra ne- 
mici e partigiani della Duchessa Rona e di 



(1) « Li Signori dela Italia a contemplazione del Mar- 

chese di Ferrara per opera del Duca de Calabria 
proposeno di mover guerra in Bressana »: (-/. Melga 
— Cron. Br. ) : — V. anche Caviteli i — Ann. O. f. 
215 v. 

(2) Jacopo Picenino, già Capitano gen. della Repubblica, 

il giorno 24 Giugno 1465 fu preso a tradimento da 
Ferdinando Re di Napoli, e messo in carcere; dova 
indi a non molto fu strangolato. 



312 

Gian Galeazzo Sforza (1). — Fu allora però 
che i fautori alleali del Duca di Ferrara, cólta 
F occasione propizia che il Sanseverino era 
assente, passato 1' Ogiio scorsero le nostre ter- 
re, mostrandosi più volte qui a Pontevico, a 
Monticelli, a Quinzano, a Verola Alghise, e per 
le ville lungo il fiume, trascinando con se nel 
cremonese bestiami e derrate, mentre i miseri 
coloni, riferisce 1' Odorici, fuggivano alla Città, 
seco traendo sui carri polverosi le loro fa- 
miglie (Agosto 1483). Senonchè un Giovanni 
Greco posto a capo del presidio di Pontevico, 
uscendo rapido dalle difese tenne più volte il 
nemico in rispetto (2). 

In causa della guerra sorsero in questo tem- 
po nel nostro Castello alcune discordie, che 
posero il paese in grave pericolo di cadere in 
mano dei nemici; difatti essendosi nello stesso 
mese di Agosto ribellata la vicina Terra di 
Manerbio, e la nostra campagna essendo da 
ogni parte corsa e saccheggiata non solo dai 
nemici, ma anche dai ribelli bresciani, alcuni 
di Pontevico guidati forse dall' avarizia e dal 



(1) Il Duca Francesco Sforza era morto fin dal giorno 

8 Marzo 1466, e gli era succeduto nel Ducato il figlio 
Galeazzo Maria; e a questo, nel 1476, succedeva Gian 
Galeazzo, fanciullo di 8 anni, in tutela della madre 
Bona di Savoia. 

(2) Storie Bresciane — v. Vili , p. 308-9. 



313 

dispetto nel vedere danneggiati i propri campi, 
o forse spinti da un po' di odio contro i loro 
compaesani fedelissimi sempre alla Repubblica, 
iniziarono dei segreti accordi coi nemici, allo 
scopo di ceder loro il nostro Castello: ma tre 
di questi congiurati essendo stati scoperti, fu- 
rono tratti tosto in giudizio, e dal Podestà di 
Brescia giudicati severamente, e condannati 
senz' altro alla morte. 

Grandi fuochi veduti la notte del 16 Agosto 
avvertivano intanto 1' ingrossarsi dell' armata 
nemica, cui servivano di faci le fiamme appic- 
cate ai casali e ai fienili (1). Da Quinzano non 
tardarono i nemici ad avanzarsi verso la Qua- 
dra di Pontevico accampandosi a S. Gervasio; 
ma anziché volgersi ad assalire il nostro Ca- 
stello, che sapeano munitissimo e ben difeso, 
si diressero a Ghedi, indi a Bagnolo, a Monte- 
chiaro e ad Asola, castelli che furono dai col- 
legati o presi a forza, od occupati per volon- 
taria cessione. Anche la Fortezza di Orzinovi 
era in pericolo di cadere, quando l'esercito della 
Repubblica finalmente riunitosi potè muovere 
contro il nemico, per cacciarlo dal territorio 
bresciano. In capo a 20 giorni i Veneziani 
capitanati da Francesco Sanseverino, figlio di 
Roberto, riebbero i Castelli che Alfonso Duca 
di Calabria coli' esercito alleato avea loro tolto : 

()) V. Odorici - St. Br. v. Vili , p. 311. 



314 

e giacché la fortuna li favoriva, giunti qui a 
Pontevico si affrettarono a gettare un ponte 
sull' Oglio (1) per passare anche nel cremonese 
e invaderne il territorio: Alfonso oppose loro 
una fiera resistenza; ma poi riusciti finalmente 
i nostri a fermare il ponte su ambedue le rive, 
e passati al di là del fiume, furono addosso 
con impeto ai nemici; e quando dopo un tu- 
multuoso combattimento si ritirarono di nuovo 
a Pontevico, il Duca di Calabria fece doman- 
dare ai Veneziani una sosta di tre mesi: — la 
Repubblica, essendo la stagione invernale or- 
mai giunta, non tardò ad accordarla, che essa 
pure sentiva di dover sospendere le armi (2). 
=== Ed ora, ritardando un momento la narra- 
zione dei fatti, diciamo alcuna cosa di un Lo- 
renzo Comini, nostro concittadino, Vescovo 
Lamosense (3) Suffraganeo del Vesc. di Man- 



(1) Il nostro ponte era stato tagliato fin dal 1453, e non 

si pensò a ricostruirlo che nel 1499, come vedremo 
fra breve. 

(2) « Franciscus Roberti filius belli fulgur, per planum 

Brixise descendens, ferro et igne omnia vastat: ita 
paucis diebus Castella ad pristinum Venetorurn do- 
mili ium reducit. Veneti super flumine Ogii pontem 
parant: Calaber Dux prohibet. Iterato Veneti sub 
Ponte Vico pontem firmant, Ogeum transeunti fit ma- 
gnus tumultus et postmodum se reducunt »: (An- 
nate* Placent. R. I. S. v. XX , e. 973 ). 

(3) Lamosense è titolo di onore dato ad alcuni Vescovi di 



315 

i tova dall' anno 1484 al 1503. — Verso la fine 
del 14^3, Lodovico, figlio quartogenito di L. 
j Gonzaga Marchese di Mantova, essendo andato 
j a Roma a ringraziare il Sommo Pontefice, che 
lo avea insignito della dignità di Protonotario 
Apostolico, appena giunto colà ricevette la tri- 
ste notizia, che era morto il di lui fratello 
Cardinale Francesco, Vescovo di Mantova, al 
quale « suffraganeam operam dia prcestiterat » 
(1) : e il Pontefice pensando di fare cosa ac- 
cetta al Marchese Gonzaga, e non meno grata 
a tutta la diocesi di Mantova, nominò succes- 
sore del Vescovo defunto, il fratello stesso Lo- 
dovico, il quale in tutto il tempo in cui era 
stato Sufiraganeo, avea dato prova di somma 
prudenza, e si era mostrato degno per le sue 
virtù di poter succedere nel governo diretto 
della Diocesi. Lodovico Gonzaga entrò al pos- 
sesso della sede vescovile nel mese di Gennaio 
dell' anno 1484; e a meglio adempire i doveri 
dell' alto suo ministero, elesse a proprio Suf- 
fragando un nostro concittadino, il Vescovo 
Limosénse Lorenzo Comini : « nsus suffragamo 
est Cornino Laurentio Brixiano e Pontevico E- 



Mantova, da Limòges città della Francia, capitale del 
Limosino, che avea suffraganeo il Vescovo di Bourges. 
(1) V. Ughelli — Italia sacra — v. 1°, p. 941; e Prof. 
D. G. Pezza- Rossa — Storia cronologica dei Vescovi 
di Mantova 



316 

piscopo Lamosensi » (1). Il Comini era uomo 
molto stimato e venerato nella città di Man- 
tova, per la santità della vita e per la eleva- 
tezza del suo ingegno: e per queste doti ap- 
punto assai caro anche allo stesso Marchese, 
il quale se lo tenea presso di se come suo 
consigliere e cappellano di Corte (2). Nel 1488 
il Vescovo Comini pose la sua residenza presso 
la Chiesa di S. Leonardo: e nel 1502 fu egli 
che consacrò solennemente la Chiesa di S. Vin- 
cenzo, come apparisce dal Cappelletti (3). — 
Esistono tuttora nell'Archivio Gonzaga di Man- 
tova alcune lettere di questo nostro illustre 
concittadino, che onorò la patria colle virtù e 
col sapere. Ben 19 anni Monsignor Comini 
coadiuvò il Vescovo Lodovico Gonzaga nel dif- 
fìcile ministero episcopale, dopo i quali, santa- 
mente finì la sua vita il giorno 28 Ottohre del 
1503, nell'età di 65 anni; e fu sepolto nella 
Chiesa, ora soppressa, della Madonna della 
Vittoria: « vita functus est a. 1503, inq. Car- 
melitarum sacrario sepultus » (4). La breve 
iscrizione posta sulla sua tomba vale il più 

(1) V. Ughelli e Pezza- Rossa — 1. e. 

(2) 11 Conte Carlo D' Arco dice, che Lorenzo Comini fu 

dal Vescovo Lodovico Gonzaga ricordato « cappellano 
dilectissimo del Marchese de Mantova »: (Studi intorno 
al Municipio di Mantova — v. VIP, p. 91). 

(3) Le Chiese d* Italia — v. Ili , p. 197. 

(4) Ughelli — Italia sacra — v. 1°, p. 941. 



317 

grande elogio: « Cominus Laurentius Ponti- 
mcensis — Episcopus Lamos. — ingenti subli- 
mità te et vitce sanctimonia singuìaris — Vixit 
annos LXV. obiit V Kal. Nov. MDHL ». 

Il Zucchi nelle sue Notizie (tuttora inedite) 
delle famiglie mantovane, dice che Lorenzo 
Comini fu il primo che acquistò nome a questa 
casa trasferitasi da Pontevico a Mantova; e che 
prima di essere nominato Vescovo Limosense 
e Suffraganeo di Mantova, fu canonico di S. 
Pietro. La famiglia Comini a Mantova era co- 
nosciuta anche sotto il nome di Famiglia Pon- 
tevico; e si era stabilita in quella Città verso 
la metà del secolo XV : aveva il palazzo in 
piazza del Duomo. — Da una scrittura -del 5 
dicembre 1448, riferita dal Conte Carlo D' Arco, 
si rileva che la principessa Donna Paola, Mar- 
chesa di Mantova, aveva in quell'anno investito 
in enfiteusi perpetua un Francesco Pontevico, 
figlio del fu Cornino, di una pezza di dodici 
biolche di terra, situata nel territorio di S. Mar- 
tino di Gusnago (1). = 

Torniamo alla Storia. 



« Illustrissima Principissa D. Paula Marchionissa Man- 
tuae investit in emphiteusim perpetuarti Franciscum 
Ponlevicum fil. q. D. Comini de una petia terree po- 
sita in territorio S. Martini de Gusnago de bibulcis 
duodecim (35 pertiche circa) »: (Delle Arti e degli 
Artefici di Mantova — v. 11°, p. 15): — Nella stessa 



318 

Nell'anno 4484, all'aprirsi della stagione, la 
Repubblica di Venezia e il Duca di Calabria 
ripigliarono le armi e si trovarono nuovamente 
di fronte per osteggiarsi. Le nostre campagne 
furono così un' altra volta corse e ricorse ora 
dalle 130 squadre di cavalleria del Duca Al- 
fonso, e ora dai 12,000 fanti, e dalle 80 squadre 
di cavalli dell' esercito veneziano. La preda e 
la devastazione accompagnarono, come si può 
immaginare, il passaggio di quelle armate; e si 
vide or 1' uno or 1' altro dei nostri Castelli ca- 
dere miseramente in mano dei nemici, per 
essere in appresso ritolto loro, ma sempre con 
gravi danni dei nostri. — Finalmente però an- 
che questa guerra ebbe il suo termine: le parti 
belligeranti consigliate dal Pontefice a deporre 
le armi e a cessare da qualunque ostilità, de- 
legarono i loro rappresentanti a raccogliersi 
per trattare la pace; e difatti il 7 Agosto del 
1484 fu dai deputati sottoscritto nel castello 
di Bagnolo il trattato, pel quale si riconobbero 
i confini stessi che erano già stati determinati 
a Lodi neh' Aprile del 1454. 

Dopo la lunga serie delle guerre funeste, ma 
non ingloriose, combattute qui da noi nel corso 
del secolo XV , i Bresciani poterono provare 
nel breve periodo della pace, che essi erano 

opera (p. 265) si dice ancora, che Angela Covo di 
Mantova, era moglie a un Giulio Pontevico. 



ni o 

altrettanto valorosi nelle arti e nelle lettere, 
quanto si erano mostrati forti nelle armi. Fu 
in questo tempo difatti, che come in Città si 
coltivavano gli ingegni, e si dava mano a opere 
che oggigiorno ancora formano, e formeranno 
sempre 1' ammirazione di chi per poco le ri- 
guarda, così anche in provincia si cercò di 
imitare il nobile esempio dei cittadini, intra- 
prendendo parimenti opere che tendessero a 
favorire in patria gli artisti, o non potendo 
far altro, mandandoli in Città a portarvi il 
tributo del loro ingegno. Da Pontevico, da Or- 
zivecchi, da Rovato, da Lemezzane e da Iseo 
sorsero varii di questi uomini: erano operai, 
dice Gabriele Rosa, che guidati da genio, stu- 
diando assiduamente nelle botteghe dei maestri, 
diventavano artisti (1). — Frutto però prin- 
cipalissimo della pace furono per noi alcuni 
saggi provvedimenti del Comandante della no- 
stra Terra riguardo alle industrie locali, ai 
molini e alle strade. Come pure, per gli scon- 
volgimenti avvenuti in causa delle guerre e 
delle calamità pubbliche, essendo cessato il 
commercio, trascurate l' industria e 1' agricol- 
tura, e tolto quindi al paese ogni mezzo di 

(1) V arte nella Storia Bresciana — pag. 19. — In un 
consiglio dell' anno 1490 della Confraternita della 
Addolorata di S. Alessandro di Brescia, appare il 
nome di un nostro pittore, certo Giacomo da Ponte- 
vico: V. Fenaroli — Artisti Bresciani — pag. 313. 



320 

prosperità, fu in questo tempo precipua cura 
anche dei privati, massime dei più facoltosi, 
di concorrere alla grand' opera di ristorazione, 
col favorire, come meglio essi poteano, tutto 
ciò, che valesse a richiamare la vita nella no- 
stra Terra. 

In mezzo alla gara, che tenea così nobil- 
mente animati i Bresciani durante il periodo 
della pace, il Podestà Andrea Barbarigo, nel 
Novembre del 1493, volle si facesse anche una 
esatta descrizione della Città e di tutte J 
Terre della Provincia, tenendo particolarmente 
calcolo del numero preciso degli abitanti. Tale 
descrizione, pubblicata la prima volta in questo 
anno (1887) da A. Medin (1), trovasi nel 
Codice 188 del Seminario di Padova (2), e 
ci dà per la intera provincia bresciana un to- 
tale di 248,905 abitanti. La Quadra di Pontevico 
ne contava in quell'anno 4,700, così distribuiti: 
Pontevico 1,700; Alfianello 1,440; Seniga 760; 
S. Gervasio 480; e Bassano colle Casenove 320. 
(3) Una causa della esiguità di queste cifre, 

(1) V. Archivio Storico Lombardo — A. XIII , fase. 3°, p. 

176-186. 

(2) Questo Codice è cartaceo, in foglio: il fascicolo che 
contiene la Descrizione della Città e Terre bresciane 
è compreso dal f. 330 e 341 ; ed è scritto da mano 
del sec. XVI . 

(3) « Descriptione di tutte le terre bressane fatta del 
mese di novembre 1493 sotto al felice regimento de 



:>Ji 

specialmente riguardo al Comune di Pontevico, 
dovette essere certamente il continuo succe- 
dersi di guerre, alle quali Pontevico dovette 
prender parte, o per difendersi da attacchi 
diretti, o come le altre Terre del bresciano, 
per obbligo di sudditanza verso la Repubblica 
di Venezia. Se questa però fu una delle cause 
principali per cui nel 1493 si trovava nella 
nostra Terra un sì piccolo numero di abitanti, 
non potè certo essere la sola. — Si è già detto 
quanto abbia infierito, e quante vittime abbia 
mietuto nella Città e in moltissimi luoghi della 
provincia la peste degli anni 1478 e 79: anche 
Pontevico in quel tempo luttuoso diede largo 
tributo di vittime alla morte; e sebbene dalla 
lettura delle memorie d' allora, io non abbia 
potuto conoscere neppur approssimativamente 
quanti dei nostri ebbero a perire di peste, ho 
nondimeno rilevato tanto, da poter dire, che 
delle Terre bresciane, la nostra fu una delle 
più funestate dal male. 

Forti per altro e animosi sempre, sebbene 
in piccolo numero, i castellani di Pontevico, 



magnifico e colendissimo messer Andrea Barbarigo.... 
(Tot. anime 218,905). Vicariato de Pontevigo: — Pon- 
tevico lontano da Bressa miglia 20, lì va per Castel- 
lano un gintiP homo Venetiano anime 1,700; 

Alfianeìlo etc. come sopra: — Tot. della Quadra — 
anime 4,700 ». 
Berenzi — Storia di Ponltvico SI 



nel mentre attendevano in pace alla coltiva- 
zione dei campi e alle loro industrie, non ces- 
savano però dal tenersi esercitati nell' armi, 
pronti ognora a impugnarle contro chiunque 
avesse ardito attaccare il loro Castello ed of- 
fenderli nei loro diritti. 



CAPITOLO XIX . 

Carlo Vili, — Alleanza dei Veneziani con Lo- 
dovico XII . — Particolare mandato del Castellano 
e del Conestabile di Pontevico. — Costruzione del 
ponte siili' Oglio. — Relazioni fatte da alcuni messi 
cremonesi ai Comandanti di Pontevico. — Resa di 
Cremona. — Truppe spedite a Pontevico per te- 
nere in freno la città di Cremona. — Di alcuni 
beneficii resi vacanti a Pontevico. — Lega di Cam- 
biai. — L' esercito dei Veneziani si raccoglie a 
Pontevico. — Battaglia d' Agnadello. 

(A. 1494-1509). 

Col Trattato del 1484 cessò la guerra qui da 
noi ; ma non trascorsero che 10 anni, quando 
sciagure maggiori si riversarono sopra V Italia 
tutta: perchè mentre in passato aveano guer- 
reggiato fra loro i Principi nostri, nel 1494 
cominciarono invece a scatenarsi sulla terra 
italiana le armi degli stranieri, portando do-* 



vunque il danno, e costringendo i popoli a 
stare continuamente sulle difese (1). Chiamato 
infatti pel primo, da Lodovico Sforza (il Moro), 
Carlo Vili Re di Francia, questi calò tosto 
in Italia, e per l'Appennino entrato in Toscana 
e nella città stessa di Firenze, costrinse i Fio- 
rentini ad essergli larghi di sussidio per la im- 
presa di Napoli, alla cui conquista egli avea 
rivolto le sue mire. Da Firenze Re Carlo passò 
a Roma, e eli là cominciò a far marciare le 
sue truppe verso i confini del regno da lui 
ambito. Preso dal terrore all' avanzarsi di quel 
formidabile esercito, Alfonso 11° abdicò e fuggì; 
talché Carlo VIII , dopo di aver fatto disper- 
dere anche 1' armata di Ferdinando IP, viclesi 
ai piedi gii oratori di Napoli a offrirgli le chia- 
vi della Città. — È facile immaginare la tre- 
pidazione che invase anche lo Stato della Re- 
pubblica alla notizia delle conquiste del Re di 
Francia: si pensò tosto a formare una lega, e 
a raccogliere armati da tutte le Terre, per met- 
tere in campo un poderoso esercito, che vales- 
se ad arrestare i progressi dell' armata fran- 
cese. Quindi è, che allorquando nel Luglio del 
1405, il terribile conquistatore straniero si pose 

(1) Comincia l'età modèrna bensì colle grandi scoperte 
di Cristoforo Colombo, di Vasco da Gama e di Ame- 
rico Vespucci, ma anche con guerre e rivoluzioni, 
delle quali il campo fu sgraziatamente l' Italia. 



324 

in viaggio per far ritorno in Francia, giunto 
presso Fornovo nella valle del Taro si trovò 
di fronte a un esercito di 40,000 uomini di- 
sposti a contrastargli il passo. Si \enne a bat- 
taglia: il combattimento fu accanito; e se riuscì 
micidiale ai nostri, non lo fu però meno ai 
Francesi, dei quali ben 2000 e 500 perdettero 
la vita sul campo. 

Neil' Aprile del 1498 moriva improvvisamente 
Carlo Vili , e gli succedeva il cugino Lodovico 
XII , il quale in Italia oltre al R.egno di Na- 
poli pretendeva anche il Ducato di Milano. Col 
nuovo Re fecero lega i Veneziani contro il Duca 
Lodovico Sforza, ponendo però essi per condi- 
zione, che delle conquiste da farsi toccasse poi 
loro la Città di Cremona. Gli è per questo che 
non appena a Milano si conobbe V accordo tra 
il Re Lodovico e la Repubblica, vennero tosto 
emanati ordini perchè fossero guardati i con- 
fini del Ducato, e custoditi particolarmente i 
Castelli cremonesi situati sulla destra dell' Ci- 
glio : e nel timore che un'irruzione venisse 
fatta dalla parte di Pontevico, furono mandati 
a Robecco 400 uomini diretti da valente co- 
mandante, i quali attendessero alacremente a 
fortificare il Castello, a tagliar strade e scavar 
fòsse, per impedire il passaggio dei nuovi al- 
leati. Dinnanzi al pericolo che li minacciava, 
i Cremonesi fuggivano dalle ville, trasportando • 
confusamente le robe alle fortezze, mentre con 



325 

ardore si continuava a munire i passi dell' 0- 
glio (4). — Intanto al di qua, presso il fiume, 
la Signoria di Venezia teneva « per bon ri- 
speto » parte delle sue genti col governatore 
Orsini Conte di Pitigliano, coli' Avogadro, il 
Fortebraccio, Alessandro Colleoni, G. Francesco 
Gambara ed altri insigni capitani; e a Ponte- 
vico mandava Castellano Francesco Valvaresso, 
e Giovanni da Feltre Conestabile (2). — Dai 



(1) « .... tutto il cremonese era in fuga. Portavano le 

biave in la terra; et a Rebecho che è sora Ojo dil 
ducha di Milan a l' incontro di Pontemgo loco nostro, 
era più di 400 guastadori che cavava le fosse et for- 
tifichava quel castello, a Rebecho etiam havia man- 
dato governator novo. Quelli confini, per il cavalchar 
di le zente nostre su Ojo, erano in paura, e li villani 
portavano i lhoro beni a le forteze dubitando di co- 
rarie. Quid erit Deus scit »: {Diari di Marin Sanuto 
— voi. 1°, colonna 1111). — I Diari di M. Sanuto si 
stanno pubblicando a Venezia: sono 58 volumi che 
mano mano verranno pubblicati integralmente: finora 
completi si hanno i primi 16 volumi. L'opera forma 
una preziosa miniera di notizie interessantissime, re- 
lative al periodo di storia che si svolse dal 1496 al 
1533. — Il Castello di Pontevico vi è assai di fre- 
quente ricordato. 

(2) « Fo scrito per colegio a li rectori di Brexa fazi cu- 

stodir Pontevico per bon rispeto et fo mandato 

in Pontevico Zuam da Feltre contestabile nostro »: 
( Diari di M. Sanuto — v. II , e. 92): — V. anche col. 
34, 49, 51, 56, 84. 



326 

Diari di Marin Sanuto apparisce come nel 1499 
tanto il nuovo Conestabile, quanto il Castellano 
non fossero già delegati dalla Signoria di Vene- 
zia al solo comando di Pontevico, ma avessero 
altresì il mandato di far osservare attentamente 
tutte le mosse dei ducheschi di là dell' Oglio, 
e di darne pronta ed esatta relazione al go- 
verno della Repubblica, perchè potesse pren- 
dere all'uopo le necessarie disposizioni: tro- 
viamo difatti varie lettere dirette da Pontevico 
ai Rettori di Brescia e alla Signoria stessa di 
Venezia, nelle quali il Valvaresso, e Giovanni 
da Feltre danno appunto notizia delle opera- 
zioni militari che si faceano dai ducheschi sulla 
destra del fiume, specialmente riguardo alla 
fortezza che si voleva innalzare dirimpetto alla 
nostra, nella Terra di Robecco, e alle visite che 
continuamente venivano fatte sopra Oglio or 
dall' uno e or dall'altro dei capi dell'esercito di 
Lodovico il Moro (1). Anzi a meglio informarsi 



(1) « Misier Scaramuza Visconte esser venuto a Robecho 
dove voi far fare una forteza l'incontro di Pontevico; 
et il ducha facea meter in bordine le so zente »: 
( voi. Il , col. 342 ) : — « Da Ponlevicho ; di sier Frane. 
Valvaresso castelan, ed una (lettera) di Zuam da 
Feltre contestabile. — Li avisano el Conte de Cajazo 
a dì 16 ( Luglio ) era venuto a Rebecho loco di Milan 
a rincontro di Pontevico, e aviseran »: (col. 934): 
— « Degli stessi : — Da Pontevico : Come el Conte 



327 

dello stato reale delle cose, il Conestabile Gio- 
vanni da Feltre, travestitosi, passò alcune volte 
egli stesso nel cremonese per vedere in per- 
sona i lavori di fortificazione e per raccogliere 
notizie sicure da comunicare poi alla Repub- 
blica; il qual atto di zelo eccessivo conosciutosi 
a Venezia fu dal Consiglio altamente disap- 
provato; onde si scrisse tosto ai Rettori di 
Brescia, che intimassero al Conestabile di Pon- 
tevico, non ardisse di uscire altra volta dalla 
Fortezza, per fare simili esplorazioni, e met- 
tersi al pericolo di essere conosciuto e cat- 
turato (1). 

In quest'anno -1499 era Vicario della Terra 
di Pontevico un Francesco Stella, il quale a 
bene del paese con istanze continue affrettava 
la ricostruzione del ponte suli' Oglio, addu- 
cendo per argomento non ultimo, anche il bi- 
sogno che ne potea venire alla Repubblica nella 



di Cajazo si levò da Rebecho per andar a Cremona 
et vien a Rebecho misier Scaramuza Visconte »: 
( col 940 ): — V. anche col. 678, 946, e 976. 
« Da Pontevico, di sier Francesco Valvaresso castelan 
Lauda Zuam da Feltre contestabele qual è lì con 50 
fanti, et in rocha esser 60 fanti; et che ditto Zuam 
da Feltre era stato in cremonese stravestito per veder. 
linde fo biasmà tal cosa per il collegio, et scritto a 
Brexa dovesse ordinarli non si partisse da la for- 
teza »: {col 1037). 



328 

imminente impresa di Cremona: alle sue si 
univano poi le istanze di altri deputati dei pae- 
se, e particolarmente quella di un certo Ber- 
nardino Martinengo, che in una lunga lettera 
diretta al Podestà di Brescia Marco Sanuto, 
dimostrò tra le altre cose i vantaggi che ne 
sarebbero venuti da questo ponte ; ed espose 
inoltre la ragione per cui i nostri non avreb- 
bero a temere molestie, durante i lavori di 
costruzione, da parte dei soldati del Duca, che 
si trovavano numerosi nel Castello di Robecco : 
— « Saperla, diceva egli nella lettera, fedel- 
mente aricordare a le Signorie vostre che el si 
facesse uno ponte a Pontevico, et fare uno ba- 
stione in capo di là di Olio, perchè el si te- 
gneria tutto il cremonese continuamente, et de 
cor arie et altro secondo il bisogno, faziando 
intendere a le Signorie vostre che a questo pon- 
te non puole esser fato obstacolo che noi si faza 
per V inimico vostro, perchè la forteza di Pon- 
tevico batte tutto Rebecho et un gran pezo più 
oltra, talmente che non è niuno che possa ob- 
stare ditto ponte non si faza. Avisando la Si- 
gnoria vostra che ancora in Olio lì sono li pali 
dove altre volte lì fu fato un altro ponte, et 
per quanto intendo gli è ancora in Pontevico i 
legnami da far il ditto ponte, qual tegneria 
tutto il cremonese in grandissimo terrore et 
danno; il ditto ponte se haveria a fare sotto 



320 

la fortezza de Pontevico, perchè non potria es- 
ser ofeso » (1). 

Finalmente dopo tante e ripetute dimande, 
nell' Agosto del 1499, giunse da Brescia 1' or- 
dine che si facesse questo ponte sull'Oglio; anzi 
affine di accelerarne la costruzione vennero 
impiegati nei lavori anche i soldati di Bernar- 
dino Fortebraccio, che in quel mese si trova- 
vano appunto nel nostro Castello, e fu delegato 
a dirigere la fabbrica 1' ingegnere Giacomo da 
Gavardo tenuto allora come abilissimo in la- 
vori di questo genere (2). 

Giungevano intanto qui a Pontevico varii 
messi cremonesi ad avvertire ora il Castellano, 
e ora il Vicario e il Conestabile della nostra 
Terra, dei movimenti che avvenivano in Cremo- 
na, perchè poi essi alla loro volta ne tenessero 
informata la Signoria di Venezia. Chi riferiva 
che il Duca metteva taglie ai cittadini, e che 
molti dimostravano di avversare ormai il gover- 
no dello Sforza : chi diceva che alcuni cremonesi 
ardivano anche di invocare pubblicamente S. 
Marco (il governo della Repubblica) per loro 



(1) V. Diari di M. Sanuto — v. II , e 990-91. 

(2) V. Diari — v. IP, e. 1164, e 1176: — Mentre per le 

operazioni militari si era resa più che mai necessaria 
la presenza assidua del Conte B. Fortebraccio, egli 
dopo pochi giorni che si trovava a Pontevico, si am- 
malò : V. col. 1190. 



330 



. 



Signore; e che altri si erano perfino levati 
rumore contro il luogotenente e il Podestà, ed 
aveano consegnato le chiavi di Cremona a Ga- 
briele Milii, uno dei più riputati cittadini, il 
quale le teneva già a nome della Signoria ve- 
neta (1). — Non ostante però queste relazioni 
fatte dai messi cremonesi ai Comandanti di 
Pontevico, e dai nostri partecipate alla Signoria, 
mal sapeano indursi i Provveditori della Re- 
pubblica a tentar tosto l' impresa di Cremona, 
conoscendo essi come fossero guardati e difesi 
i passi dell' Oglio (2), e come nella Città avesse 



(1) Del Castellano di Pontevico: « .... in Cremona il ducha 

poneva più taje che mai a li citadini et tutti 

maledice il ducha .... andando il nostro campo lì» 
non si haria fatica ad averla » : ( Diari — v. II , e. 
1095): — Del Vicario: « .... tutta Cremona corse a 
rumor contro il luogo-tenente et podestà, quali si 
serono in palazo, et cremonesi hanno preso le chiave 
di la terra e dimandano San Marcho per suo si- 
gnor » : {col 1197): — Del Conestabile: « li scrive 

domino Gabriel (Milij) solicitando venir dil campo 
propinquo »: {col. 1229): — V. nei Diari altre rela- 
zioni dei nostri, a col. 1195, 1198, 1211. 

(2) « Del mese d'avosto se accumelò de gran soldarie dreto 

Olio de quelli del ducha de Milano per paura de 
Venitiani, et venne de drento da Cremona zente as- 
sai »: {Bill Hist. Dal. v. 1°, p. 195): — « Da 
Pontevico di Zuam da Feltre cont. al capit. di Brexa. 
— Come erano venuti a Rebecho certi balestrieri di 
Forlì, et si aspectava 10 squadre dil re di Napoli, et 



331 

suoi partigiani non solo il Duca di Milano, ma 
anche il Re Lodovico XII (1). — Nondimeno 
dopo dì essersi consigliati coi Capi della Si- 
gnoria, i Provveditori decisero di passar 1' 0- 
glio, non già a Pontevico come sospettavano 
i ciucheschi, ma più in su dalla parte di Son- 
dilo; ed entrati nel cremonese, e posto il cam- 
po a S. Martino, di là mandarono a Cremona 
a dimandare la resa della Città. Fuggiva in 
questo mentre da Milano Lodovico il Moro, e 
i Cremonesi nulla più temendo da parte dei 
ducheschi, uscirono processionalmente a incon- 
trare 1' esercito della Repubblica, e rientrarono 
poco stante in Città con gran festa, preceduti 
dallo stendardo di S. Marco flO Settembre 
riOOJ (2) -- Senonchè nel Gennaio del 1500, 
essendo ritornato il Duca Lodovico a Milano, 



domino Hannibal Bentivoy »: {Diari di Marin Sanuto 
— voi. 11°, e. 1095: V. anche col. 1094). 

(1) « Di Zuam da Feltre cont. a Pontevico Avisa torsi 

potrà esser dificultà per esservi dentro (in Cremona) 
tre parte: Franza, Ducha, e San Marco >: (Diari — 
col. 1229) 

(2) « A dì dece de Setembro li Cremonesi andorno a tore 

li providitori venitiani, et li condusse in Cremona 
con gran festa et processione, et gè era el conte da 
Pitiliano capitanio general; et feceno portare el sten- 
dardo de san Marco insino alla piaza, e fo uno che' 1 
portò in cima del torazo » : (Btblioth. Hist Hai. — 
v. I", p. U6). 



332 

e la città di Cremona avendo accennato a vo- 
lersi sottrarre alla dominazione veneta, non 
appena i Rettori di Brescia ne furono avvertiti, 
spedirono in un sol giorno, dice il Caprioli, 
qui a Pontevico 22,000 soldati, perchè fossero 
pronti a marciare sopra Cremona qualora in 
Città si facesse rivolta (1). I Deputati alla guer- 
ra poi, riferisce 1' Odorici, spedirono per questa 
impresa, oltre ai 5000 fanti raccolti all'istante, 
anche 100 bocche di bombarde, due migliaia 
di schioppi e di balestre, altrettanto di lance, 
di targoni e di spingarde con munizioni d'ogni 
fatta: poi richiamarono dal territorio quanti 
pedoni si poterono avere, talché in breve ne 
furono mandati 11,000; e come suole avvenire 
in simili concitamenti, sparsa la voce, più di 
30,000 si raccolsero da ogni parte; sicché i 
Rettori di Cremona mandarono ad essi perchè 
si trattenessero (2). — Tra i capitani bresciani, 
che accorsero per mantenere in fede i Cremo- 
nesi, figura oltre a Francesco Gambara anche 



(1) V. Elia Caprioli — St. Br. p. 247. 

(2) Storie Bresciana — voi. Vili pag. 327: — « La signoria 

de Venetia fece venir zente d'arme et fanteria assai 
in Cremona »: {Bill. Hisl. Jt. v. 1°, p. 1 97) : — « — 
il capetanio di le fanterie Carazolo e sier Christofal 
Moro provedador andono a Pontevico .... et habiamo 
inteso il provedador havia dato licentia a la zente 
dil paese »: {Diari di M. Sanuto — v. Ili , e. 110)- 



333 

Giovanni Greco, probabilmente quei medesimo 
che nel 1483 era stato posto a guardia del 
Castello di Pontevico, e che si era tanto di- 
stinto nel respingere più volte i soldati del 
Duca di Calabria. 

Ritenuta pertanto la città di Cremona sotto 
la dominazione veneta, il governo della Re- 
pubblica pensò tosto a compensare quei citta- 
dini cremonesi, che avevano colla loro opera 
favorito F entrata dei Veneziani in Città e im- 
pedita la rivolta che poi si minacciava, lasciando 
libera ai principali fautori la scelta di quella 
Terra del cremonese che avessero desiderato 
di comandare in nome della Signoria. Quel 
Gabriele Milii, che abbiamo già ricordato come 
partigiano zelante dei Veneziani, si accontentò 
di domandare alla Repubblica il comando del 
Castello di Robecco, il quale annualmente non 
dava che 70 ducati di entrata (1). 

In appresso veniva assunto alla Sede Pon- 
tificia il Cardinale Giuliano della Rovere, il 
quale prese il nome di Giulio IP (Novembre 
1503). — Il nuovo Pontefice un mese dopo la 
sua elezione avendo concesso al Card. Ascanio 
Sforza, fratello del Duca, alcuni benefìcii esi- 
stenti nel territorio di Pontevico, resi vacanti 
per la morte del figlio di Massimo Valier, ec- 
citò col suo Breve il malcontento nel Consiglio 

(1) Diari — voi. HI , col. 458. 



334 

veneto; innanzi tutto perchè si diceva, che il 
Valier prima di morire avea fatto regolare ri- 
nuncia di quei beneficii a un suo fratello; e 
in secondo luogo perchè pareva a tutti potesse 
riuscir pericoloso alla Signoria il permettere 
che un nemico come era lo Sforza, avesse a 
possedere beni nelle Terre della Repubblica. 
Fu perciò dal Consiglio scritto immantinente 
all' Oratore di Corte, perchè esposta egli in 
persona e dichiarata prudentemente la cosa, 
procurasse in ogni modo di impedire il confe- 
rimento di quei benefìcii al Cardinale Ascanio 
(1). — Parmi si debba credere che la Signoria 
ottenesse quanto dimandava in proposito per 
mezzo del suo Oratore, perchè non si trova 
fatta in seguito altra rimostranza. 

Nello stesso mese di Dicembre dell'anno 1503 
Francesco Valvaresso cessò dalla carica di 
Castellano di Pontevico, e in suo luogo lu qui 
mandato Nicolò Memo (2). 

(1) « {Dicembre 1503): — Fo leto un breve dil papa, per 

il qual pareva, che l'avesse dato alcuni beneficj su 
quel di Pontevico al cardinal Ascanio, vacuanti per la 
morte dil fiol de sier Maximo Valier. E di zio fo gran 
remor in Colegio per do respeti; l'uno par che l'habi 
renontià in vita a F altro fradello; et l' altro perchè 
non volemo Ascanio nostro inimico habi beneficj in 
le terre nostre. E di zio fo ordinato scriver a l'orator 
nostro in corte »: {Diari — v. V°, e. 566). 

(2) « {Dicembre 1503): — Sier Nicolò Memo ha aceptado 

castelan a Ponte Vigo » : ( Diari — v. V°, e. 577). 



Ingelositi frattanto il R.e di Francia Lodovico 
XII°, Ferdinando Re di Spagna, e l'Imperatore 
di Germania Massimiliano 1° nel vedere i pro- 
gressi della Signoria di Venezia in varie par- 
ti d' Italia, e il Papa stesso Giulio IP reso 
avverso alla Repubblica per non aver potuto 
riacquistare alcune città della Romagna, delle 
quali i Veneziani si erano impadroniti, con- 
vennero in Cambrai di formare una lega (10 
Dicembre 1508 J, e di dichiarare senz' altro la 
guerra alla Repubblica. Il pericolo che minac- 
ciava la Signoria era gravissimo e imminente; 
e portata la cosa alle deliberazioni del Senato, 
fu deciso di affrontare gli eserciti alleati e di 
fare tosto gli apparecchi della guerra. Siccome 
poi non si dubitava che il primo assalto del 
Re di Francia dovesse farsi nella Gerra d'Ad- 
da, cosi il Senato di Venezia dietro consiglio 
dei Provveditori generali ordinava di racco- 
gliere le genti della Repubblica o a Pontevico 
o agli Orzi, Castelli entrambi assai muniti, e 
molto forti anche per essere uno chiuso tra le 
acque del fiume Oglio e dello Strone, e Y altro 
in mezzo tra i fiumi Oglio e Serio, e d'altra 
parte opportunissimi entrambi per soccorrere 
in un bisogno le Terre del dominio veneto (1). 

(1) « Il capitano zeneral qual è a Gedi, meteria in bor- 
dine le zente; e voleno far la massa over a Ponte 
Vico over ai Ursi Nuovi » : ( Diari di M. Sanuto — 
v. Vili , e. 103): — V. anche e. 111. 



336 

Tra questi due luoghi si preferì scegliere il 
primo per farvi la rassegna generale dell' eser- 
cito, e per venire tra di loro a consulto, intorno 
al da farsi, i capi d' armata. E già subito dopo 
la metà di Aprile (a. 1509) cominciarono a 
raccogliersi qui a Pontevico gli uomini d'armi 
della Signoria: primi vi giunsero quelli con- 
dotti dal Capitano generale Nicolò Orsini Conte 
di Pitigliano, i quali attesero tosto a far stec- 
cati e preparare i posti per gli alloggiamenti, 
mentre il Governatore Bartolomeo di Alviano 
dirigevasi coi suoi a Brescia a provvedere le 
vettovaglie per il campo (1). In seguito mandati 
dal Senato giungevano da Cremona il Provve- 
ditore generale Andrea Gritti, e da Desenzano 
1' altro Provveditore generale Giorgio Cornaro, 
e dietro a questo il Prov. Vincenzo Valier a 
capo di tutte le artiglierie (2). 

(1) « Dil provedador zeneral Corner qual va con la zente 
in campo verso Ponte Vigo, dove era zonto il capi- 
tanio zeneral e fato stechadi per alozamenti etc. ; et 
date le letere a Desenzan. E come il signor Bortolo.... 
'1 va a Brexa a proveder di vituarie per il campo. 
Rem sier Vincenzo Valier provedador con le artilarie 
vien driedo »: {Diari — v. Vili , e. 125): — V. an- 
che col. 121, 136, 138, 141, 142. 

(2) « Di sier Andrea Griti provedador zeneral, date e Pon- 

tevigo, a di 26. Dil partirsi di Cremona e venuto li 
dove è il capetanio zeneral; il dì sequente aspecta- 
vano il provedador Corner, e il governador et con- 
sulteriano »: {Diari — voi. Vili , e. 145). 



337 

Variano gli storici nel determinare il numero 
degli uomini d' armi raccolti allora a Pontevico : 
chi dice che fossero 40 . . . , chi 50 ... , e chi 
fin quasi 60,000 (1) : certo era un esercito im- 
ponente e ben ordinato, talché essendosi radu- 
nati a consulto nel nostro Castello il Capitano 
generale, il Governatore, e i due Provveditori 
della Repubblica, Y Alviano, feroce d' ingegno, 
come dice il Guicciardini, pronto a seguitare 
le occasioni sperate, e d'incredibile celerità 
sì nel deliberare come nell' eseguire, non dubitò 
di dichiarare apertamente che bisognava trar 
profitto dall'occasione e dal tempo; non do- 
versi aspettare che la guerra fosse portata nello 
stato della Repubblica, ma passare il fiume e 
avanzarsi direttamente verso 1' Adda all' im- 
presa di Lodi (2). Affatto diverso invece era 

(1) V. Bembo, Da Porto, Equicola, Giustiniano, Guicciar- 

dini, Mocenigo, Sanuto. 

(2) « Di campo di provedadori, dì 29 da sera da Ponte 

Vigo. Chome tutto lo exercito è lì, unito e ben di- 
sposto, e il capitanio zeneral di optimo animo e il 
governador di grandissimo animo ; et sono stati tutto 
quel zorno in consulto et voleno omnino tuor impresa 
e passar su quel di Tinimicho. Era varia opinion.... »: 
{Diari — v. VHP, col. 152): — « Di sier Zorzi Cor- 
ner date a Ponte Vico. — El governador ozi è 

venuto con tuto 1' exercito, è sta bella cosa a veder. 
E poi disnar è stati in consulto il capetanio, il go- 
vernador et loro provedadori. Il governador disse voler 

Berenzi — Storia di Pontevico as 



338 

il parere del Conte di Pitigliano: raffreddato 
per la vecchiezza il vigore dell' animo, alieno 
sempre dal tentar la fortuna quando non a- 
vesse buona speranza di riuscita, e fermo nel 
dire che all' impeto dei Francesi era follia il 
voler opporsi in battaglia, dichiarò esser suo 
parere che si dovessero piuttosto fortificare e 
provvedere di buon presidio le Terre della 
Signoria, e che per allora si stasse unicamente 
sulle difese, attendendo che le mosse dei ne- 
mici e le circostanze particolari avessero poi 
a suggerire il partito da prendere (1). 

A togliere ogni contrasto s' intromise il Se- 
nato di Venezia, il quale prendendo una via 
di mezzo, ordinò che 1' esercito partisse da 
Pontevico, si avanzasse pure verso i' Adda, ma 
senza varcare il fiume si tenesse in quei din- 
torni. — Intanto nel campo cominciavano a 
scarseggiare le vettovaglie: ond' è che appena 
giunse a Pontevico la notizia della deliberazione 
del Senato fu tosto un grande affacendarsi per 
ordinare le truppe e disporre ogni cosa per 
la partenza (2). Ed ecco infatti, che essendo 

andar a la volta di Lodi e passar Adda. Fo gran contra- 
sto tra lui e il capetanio.... »: {Diari — v. Vili , e. 153). 

(1) V. Guicciardini — Storia d'Italia, e Giovio — Storia 

Veneta: L. Leòuij — Vita di Bari di Alviano: e 
Muratori — Annali d'Italia. 

(2) « Di campo da Ponte Vigo, di provedadori zenerali 



330 

arrivata in campo anche quella parte della 
artiglieria che da qualche giorno si aspettava, 
la mattina del 2 Maggio tutto l'esercito si levò, 
e muovendo festosamente da Pontevico andò 
a far sosta a Genivolta (1). Di là si avanzarono 
sempre più arditi i Veneziani contro i nemici, 
e li obbligarono a ritirarsi oltre 1' Adda, dopo 
di aver loro ritolto alcuni Luoghi, e tra que- 
sti Y importante Castello di Treviglio, cui però 
vollero saccheggiato e ingiustamente mandato 
a fuoco (2). Dopo alcuni giorni da che fu presa 



dì 30 — Chome haveano consultato e terminato col 
nome di Christo, hessendo uno exercito cussi excel- 
lente e volenteroso chome V è, di moversi, et a dì .... 
mercore da matina si leverano — Item in campo è 
pur qualche carestia di le vituarie etc. »: {Diari — 
v. Vili , e. 154). 

(1) « Il Signor Bortolo d' Alviano scrisse che le artillarie 

erano lì zonte tutte et bone; et che si leverano »: 
{Diari — v. Vili , e. 154) : « Di campo di proved. 
dì primo da Ponte Vigo. — Chome il dì sequente si 
leveriano et anderiano alozar a Zinavolta » : {col. 
159) : — « Di Cremona. Dil levar dil campo da Pon- 
tevico per tirar verso Geradada; è bellissimo exercito, 
maxime di fantarie »: {col. 160): — V. anche col. 149— 
52, 158, 162. — In questi giorni fu mandato Ca- 
stellano a Pontevico Francesco Zippomano Nobile ve- 
neto: (V. Diari — voi. Vili , col. 273). 

(2) « lo miseno a sacho et brusorno et amazorno. 

et feceno del mal assay a monasterii et giesie » 
{BibL Hist. It. — v. 1°, p. 206). 



340 

la Terra di Treviglio, i due eserciti si avvici- 
narono: il Re Lodovico sospirava il momento 
di scendere in campo, e non desiderava meno 
di venire a battaglia il Governatore della Re- 
pubblica, mentre il Conte di Pitigliano rima- 
neva tuttora fermo nel sostenere quanto aveva 
dichiarato nel Castello di Pontevico, che cioè 
era meglio temporeggiare, e aspettar l'oppor- 
tunità di compire alcun fatto d' armi. — Se- 
nonchè il giorno 14 Maggio si trovarono quasi 
inavvertitamente di fronte i Francesi, e l'avan- 
guardia dell' esercito veneto capitanata dal Go- 
vernatore Bartolomeo d' Alviano. Non è a dire 
con qual impeto si slanciarono gli uni contro 
gli altri i capitani e i soldati delle due armate, 
e con quanta violenza si combattè per ben tre 
ore d' ambe le parti : ma 1' Alviano abbando- 
nato dal Capitano generale alle sole sue forze, 
sebbene gagliardamente combattesse, e sapien- 
temente guidasse le schiere dei suoi lino agli 
ultimi cimenti in attesa sempre di soccorso da 
parte del Conte di Pitigliano, vedendo alfine 
che per le deluse speranze non potea più a 
lungo durare così solo in quel fiero combat- 
timento, preferì alla fuga la morte o la pri- 
gionia; e ferito nel volto, grondante sangue 
cadde in mano ai nemici, che il condussero 
disarmato nel padiglione del Re, il quale ve- 
dendolo, a per Nostra Donna, esclamò, voi non 
ci uscirete più vivo di mano » ; e per più si- 



341 

cura custodia, lo fece tradurre nelle prigioni 
di Francia. 

Circa 10,000 soldati rimasero uccisi là sul 
campo di Agnadello : alla sola Repubblica quella 
battaglia costò la vita di ben 6000 uomini, la 
cattura del Governatore, 20 pezzi di artiglieria, 
e molte insegne e munizioni ; mentre se di fron- 
te ai nemici, soggiunge il Muratori, fosse stata 
unita tutta 1' Armata veneta, poteva essere di- 
versa la fine di quella giornata; anzi secondo 
I opinione di molti, dice il Guicciardini', Y eser- 
cito della Repubblica avrebbe ottenuto la vit- 
toria (1). 



(1) « se afrontorno insema et feceno fatto d'arme 

et li Venitiani hebeno la pezora et restò preso 

el signor Bartholomeo da Luyano con cinque fe- 
rite »: {Bill. Hist. IL — v, 1°, p. 206). - Dice il 
Cocchetti, che i 7000 soldati condotti dall' Alviano 
erano tutti Bresciani, e che rimasero la massima 
parte uccisi sul campo, mentre combattevano viril- 
mente : (V. St. ài Brescia — Gr. Illustr. v. Ili , p. 76)- 



342 

CAPITOLO XX. 

Resa di Brescia. — I Francesi s 1 impadroniscono 
di Pontevico — Rivolta dei terrazzani di Ponte- 
vico. — 0. Trivulzio riprende il Castello. — Danni 
sofferti nella ritirata dei Francesi. — Assalto del 
Castello di Robecco. — L' esercito della Repubblica 
accampato presso Pontevico. — Assedio di Brescia. 
— Munizione del Castello di Pontevico. — La 
Signoria di Venezia elegge il Castellano e il Co- 
nestabile di Pontevico. 

(A. 4509-1512). 

Dopo la funesta giornata di Agnadello, invano 
vigorosamente combattuta dal Governatore Bar- 
tolomeo d' Alviano, parve che la Repubblica 
di Venezia dovesse subbissare: e già mentre 
Bergamo si arrendeva ai Francesi, e Galeazzo 
Palavicino a nome del Re Lodovico stava per 
prendere possesso di Cremona, in nome dello 
stesso Re presentavasi anche ai Bresciani un 
araldo sfarzosamente vestito a dimandare la 
dedizione della loro Città. — I fautori di Lo- 
dovico XII approfittarono di un tumulto, su- 
scitato in Brescia forse per loro stessa, opera, 
allo scopo di far prevalere il consiglio di quel- 
li che si dichiaravano per la resa: quindi. è che 
soltanto 8 giorni dopo la battaglia di Agna- 
dello, il Re Lodovico preceduto dal Card, di 



343 

Rouan, accompagnato da varii Principi, dal 
Legato Pontificio, da Vescovi e Cardinali, e 
seguito da ben 20,000 uomini entrò con pompa 
nella Città; dove volle mostrarsi duro coi Ve- 
neti e benigno coi Bresciani, ai quali conce- 
dette favori, e confermò tra gli altri anche i 
privilegi loro concessi dagli Imperatori riguardo 
alle acque e alle rive del fiume Oglio. 

Gli abitanti di Pontevico, sebbene abbando- 
nati si può dire unicamente a se stessi, vollero 
nullameno dimostrare la. propria fedeltà e il 
proprio attaccamento alla Repubblica, col ten- 
tare per quanto era da loro la difesa del Ca- 
stello, e coli' accogliere generosamente quanti 
fuggiaschi qui volevano ripararsi fiduciosi di 
trovare entro le nostre mura un asilo sicuro: 
tra questi pare venisse anche il Conestabile 
di Cremona (1). — Come era da temere non 
poterono però durarla a lungo, perchè nel mese 
di Giugno essendo fuggito da Pontevico lo 
stesso Castellano Francesco Lippomano, i nostri 
terrazzani dovettero pur cedere alla violenza, 
e lasciar entrare nella Rócca come Castellano 



(1) « si dice altri partì di Cremona, che ancora (la 

Città) si teniva; altri disse aver visto Jacomin di 
Val Trompia, era contestabile lì, passar a Ponte Vigo 
con cari di robe »: (Diari di M. Sanuto — v. Vili , 
e. 424). 



344 

un uomo di spiriti fieri, imposto loro dal ca- 
pitano Himbercurt, che per il buon ordine il 
volle circondato da circa 300 uomini d'armi (1). 
In appresso Lodovico XII essendo diretto 
da Ghedi a Cremona, venne ad alloggiare a 
Pontevico (2); ma nemmeno la presenza del 
Re con tutto il suo corteggio valse a cambiare 
l'animo dei nostri castellani; i quali nel loro 



(1) « In colegio vene sier Sebastian Zustignan venuto 

podestà di Brexa con vesta negra et barba per coroto. 
Referì che il popolo di Brexa è marchesco, e tutti si 
à dolto : disse di la rocha di Ponte Vico persa, e il 
castelan sier Frane. Lipomano era scapolo (sic) [cioè 
scapola — scappato), e venuto con lui fino a Sallò »: 
(Diari, v. Vili , e. 338). — Secondo un elenco indi- 
cato dall' Odorici, la Quadra di Pontevico contava in 
quest'anno 3780 abitanti, mentre nel 1493, dopo le 
guerre e le pestilenze del sec. XV , ne contava un 
migliaio di più. Forse le battaglie di Fornovo e di 
Agnadello furono la causa di questa rapida diminu- 
zione di abitanti nella nostra Quadra: vedemmo già 
come, al dire del Cocchetti, i caduti ad Agnadello 
fossero dalla parte della Repubblica quasi tutti bre- 
sciani: la qual cosa è confermata da altri storici 
nostri : — V. Godagli — Storia Orceana 1. V°: — Odo- 
rici — Strenna Br. 1851, p. 121 ; e St. Br. v. IX , p. 14. 

(2) « si have una relatione dil re di Franza, come 

il campo suo va dissolvendosi chi verso Milan chi 
altrove. Il re alozò a Gedi poi a Gambara demum a 
Ponte Vico, et domenega. a dì 23 [Giugno) dovea En- 
trar in Cremona »: (Diari di M. Sanuto — v. VIII , 
e. 442). 



345 

cuore invocavano ognora il momento di poter 
cacciare dalla Terra i nuovi venuti, e tornare 
sotto la dominazione della perseguitata Repub- 
blica. Il giorno a dir vero non era molto lon- 
tano; ma prima doveano i nostri vedere aggi- 
rarsi padroni per le contrade di Pontevico, e 
affollarsi nella campagna circostante tanti Fran- 
cesi e alleati, quanti forse erano stati i Vene- 
ziani qui raccolti nello scorso mese di Aprile. 
Difatti un anno dopo, proprio nello stesso mese, 
cominciarono a ingrossare qui da noi le truppe 
del Re di Francia e di Spagna, che si dispo- 
nevano a riprendere nel 1510 le ostilità contro 
la Repubblica (1). — Sebbene però i confe- 

(1) « Di la Badia di sier Zuam Paulo Gradenigo proved. 

zeneral date a di 23 (Aprile 1510) Esser zonto 

da lui uno da Brexa et li à dito, a Brexa farsi pre- 
paration di feni et si prepara alozamenti per 4000 
fanti guasconi, e si aspeta il gran maistro Triulzi, 
e che fanno la massa francese a Pontevigo »: (Diari 

— v. X°, e. 186): — « Di campo di provedadori da 
S. Bonifazio (Aprile): el scrive sier Andrea Griti — 
di l' adunazion di francesi che si fa a Pontevigo, dove 
harano li 500 guasconi qualli erano a Pavia, di le 
qual zente parte rerano a la volta di Ferrara, e perhò 
tien che darano qualche arsalto de lì »: (col. 219): 

— « Di Campo di prov. zen. di li (Maggio). Scriveno 
consulti fati quid fiendum, et hanno terminato con- 
servar quel Campo et ingrossarlo, atento la massa si 
fa a Pontevigo de francesi, spagnoli e guasconi »: 
(col 286): V. anche col. 854. 



346 

derati accennassero con quella nuova raccolta 
di gente a voler continuare la guerra in queste 
Provincie, nondimeno quando si vide che dal 
nostro Castello essi fecero partire le artiglierie 
e trasportare le vettovaglie e le munizioni ver- 
so Ferrara e Bologna, i Bresciani volsero tosto 
il pensiero alla riscossa per sottrarsi al dominio 
francese. 

Dalla relazione che venne fatta alla Signoria 
da un cittadino veneziano, che avea sostenuto 
una durissima prigionia in Pontevico, « cum 
li ferri ai piedi do mesi continui, malissimo 
trattato dal castelano che fu mandato da Hym- 
bercurt capitano francexe », si rileva che era 
fìsso nell' animo dei nostri terrazzani di insor- 
gere alla prima occasione contro il Castellano 
e i soldati di Francia, e rendersi nuovamente, 
come dicemmo, alia Repubblica di Venezia : 
« per fedo animo, è detto nella, relazione, hanno 
questi de Pontevico, veri servitori de le Excel- 
lentie Vostre; et per quel me referitenu più 
volte in scrito, hanno in animo di metter le 
man adosso al loro castellano per ogni minima 
motione che intendino, et lenir la forteza a 
nome de le prefate Excellentissime Signorie Vo- 
stre » (1). 

Siccome tuttavia il Castellano di Pontevico 



(1) Diari di Marin Sanuto — voi. XIII , col. 246. 



347 

era circondato e difeso da un nerbo di fìeris- 
simi soldati, così non poterono i nostri man- 
dare tosto ad effetto il loro ardito divisatnento : 
ma venne pur alfine il giorno in cui scoppiò 
improvvisa e terribile la rivolta; e i Francesi 
che forse non si immaginavano potesse essere 
suscitata con tanto furore, senza neppnr ten- 
tare di usar la forza per resistere agli insorti, 
fuggirono insieme dalla Terra, sicché di essi, 
soltanto 14 furono presi, e rinchiusi nelle car- 
ceri del Castello (1). — Pochi giorni per altro, 
al pari dei cittadini i quali pure si erano ri- 
bellati, poterono godere i nostri del desiderato 
e compiuto ritorno alla Repubblica di Venezia; 
imperocché non appena si seppe a Bologna, 
dove trova vasi Y esercito francese, che la città 
di Brescia e la fortezza di Pontevico avevano 
inalberato lo stendardo di S. Marco, furono 
tosto delegati per 1' assedio di Brescia Gastone 
di Foix, e per Y espugnazione del nostro Ca- 
stello Gian Giacomo Trivulzio, il quale diri- 
gendosi verso F Oglio venne con 500 lancieri 
e gran numero di fanti sotto le mura della 
Rócca. I terrazzani di Pontevico non vollero 

(1) « Di Brexa dil provedador Griti di 4 (Febbraio 1512): 
Orzinuovi è venuto a nostra obedientia tolto da li 
paesani proprii, et cussi Pontcvigo » : (Diari — v. 
XIII°, e. 449): — « Pontevico è reso, e li francesi 
numero 14 erano dentro fati presoni »: (col. 463). 



348 

saperne di resa, ma difesero il loro Castello 
si può dire fino all' ultimo sangue, il che fece 
talmente inasprire V animo del Trivulzio, che 
allorquando potè penetrare nella Terra, lasciò 
liberi i suoi soldati di saccheggiare le case e 
di infierire come volevano contro i vinti (1). 
— Il giorno stesso che la fortezza di Ponte- 
vico cadde in mano del Trivulzio, era caduta 
anche Brescia in potere di Gastone, il quale 
pure lasciò che gli sfrenati suoi soldati si ab- 
bandonassero a qualunque libidine, uccidessero 
persino nei templi i sacerdoti, i vecchi e le 
donne coi loro bambini, e gettassero dalle fi- 
nestre quanti erano fuggiti a occultarsi nelle 
case e nei palazzi (2). 

Senonchè contro i Francesi si era già stretta, 
neir Ottobre del 4511, la così detta Lega santa 
o santa Alleanza, composta della Chiesa, Ve- 



(1) « Zuan Jacomo Triulzi vene a expugnar il castello 
di Pontevicho e l' bave per forza, e usò con tra nostri 
gran crudeltà »: (Diari — col. 513-14). 

(2) « Brexa fo messa a sacho, amazò done e puti con 

gran crudeltà .... missier Zuam Jac. Triulzi non era 
lì ma a Pontevico con gran zente ... In quel zorno 
medemo (19 Febbraio) che francesi introno in Brexa. 
missier Z. J Triulzi vene a expugnar Pontevicho » : 
(Diari — col. 513-14): — V. Biblioth. HisL Rai. v. 
I u , p. 212. — Il sacco di Brescia riempì di orrore 
tutta l'Italia; e i vecchi ricordandolo ai nipoti pian- 
gevano dirottamente : V. Nicolini — Ragionam. p. 84. 



349 

nezia e Ferdinando il cattolico; e nel 1512 si 
accostavano alla nuova confederazione anche 
gli Svizzeri e l'Imperatore Massimiliano: sicché 
la famosa Lega di Cambrai, che nel 1508 erasi 
formata contro la Repubblica, in quest' anno 
si rivolse invece contro la Francia. — Ed ecco 
che al sopraggiungere dell' esercito alleato i 
Francesi sono costretti a battere la ritirata, e 
scorrendo con celerità la campagna bresciana 
si riducono a Pontevico, sito forte, dice il 
Guicciardini [Libro X°, cap. V°), ed opportuno 
a Milano, Cremona, Brescia e Bergamo, dove 
facilmente speravano potersi sostenere (1). — 
Nel nostro Castello si disponevano i condottieri 
dell' esercito francese a fare la rassegna delle 
truppe (2) e gli apparecchi di difesa, quando 
avvisati che i Veneziani li venivano inseguendo 
con una formidabile armata, di cui non avreb- 

(1) V. In. Casaro — Lettera II. — Gambata — Ragion, 
di cose patrie, voi. II , pag. 181 : — Odorici — St. 
Br. v. IX , p. 116. 

(2) « Di sier Marco Ant. Loredan provedador (Maggio 

1512): come francesi fanno la massa a Ponievigo »: 
[Diari di M. Sanuto — v. XIV , e. 556). Erano 900 
lance, e 8000 fanti: (col. 294): V. anche col. 277, 
279, 285, 288, 289. « Di Roma di l' orator nostro, 
Come il Papa havia inteso la presa de sguizari de 
Valezo, et avia avuto grande piacer, e teme che a 
Ponte Vico francesi non si fazino forte e in brexana »: 
(col. 316-17): V. Muratori Ann. d'It. v. X°, p. 68 



350 

bero potuto sostenere V impeto, non potendo 
far altro a loro danno, appiccarono il fuoco 
alla Rócca, abbruciarono le munizioni, e dopo 
di esser passati di là dell' Oglio ordinarono che 
si tagliasse anche il ponte. L' incendio in bre- 
vissimo tempo si sviluppò così intensamente, 
che distrusse ogni cosa, facendo aprire dei 
larghi crepacci anche nel torrione maggiore 
del castello (1). 

Il Provveditore Cappello giunto colle schiere 
della Repubblica a Bassano, ebbe avviso che 
i nemici avevano abbandonato il Castello di 
Pontevico; ed egli entrato nella nostra Terra, 
e visto il ponte in rovina si affrettò a farlo 
subito l'istaurare come meglio poteva, affine 
di poter varcare Y Oglio e tener dietro ai Fran- 
cesi, che andavano sempre più ritirandosi (2). 

(1) « el medico zonto in Ponte Vico e intrato in 

castello ha trovato le munition esser brusade, e per 
lo grandissimo focho la torre granda tutta è sfexa 
e crepada in varie parte, et visto 4 boche di ferro 
grande con le sue duplicate code et molti archibusi »: 
{Diari — col. 295). 

(2) « Dil provedador Capello: .... zouti a Bassan fue a- 
visato, i nimici haver abandonato Ponte Vico e bru- 
sato le munition dil castello. E cussi refreschati si 
spinsero et hanno trovato el ponte roto; e però in- 
stava la restauration di dito ponte, aziò da matina con 
el nome dil Spirito Santo si possi passar tutto questo 
nostro exercito »: {Diari — v. XIV , e. 294): V. 
Cavitelli — Ann. Cr. f. 247 v. 



351 

— Mentre il Cappello sostava a Pontevico rice- 
I vette un' ambasceria dai Castelli di Bordolano 
■ e di Casalbuttano, che volevano darsi alla Re- 
pubblica: egli accolse cortesemente i messi 
[cremonesi, ordinando che tosto venisse a nome 
Ideila Signoria preso possesso delle due Terre, 
le che inoltre Giovanni Vitturi provveditore dei 
[stradiotti passasse il fiume, e coi suoi prece- 
desse l'armata veneta neh' inseguire il nemico 
1(1). Il giorno 6 di Giugno, essendo ristaurato 
l il ponte, cominciarono le genti della Repub- 
blica a sfilare nel cremonese; ma quando venne 
[il momento di far passare i pezzi d'artiglieria 
[di là dall' Oglio, si vide che il ponte non potea 
[reggere sotto il peso, sicché convenne farli 
[tragittare per acqua; nella quale operazione 
[dovettero i Veneziani impiegare quasi tutta 
[la giornata (2). Da Pontevico si avanzarono 

1(1) « .... è venuto da lui do soi amicissimi antiqui cre- 
monexi i qual li hanno portato obedienza de Bordo- 
lano et Caxal Botan, e cussi alacri vultu li ha acce- 
ptati per nome di la Signoria nostra .... Item questa 
note ha ordinato a sier Zuam Vituri provedador di 
stratioti, che con li cavalli lizieri et stratioti abbino 
a seguir dicti inimici, perchè in l'aurora lo exercito 
li seguirà e se leverà di lì per esser driedo »: {Diari 
— 1. e). 

|(2) « Di campo dil prov. Capello (6 Giugno)-. — Li ini- 
mici sono retirati verso Pizigaton. Scrive averia se- 
guito li inimici, ma le artellarie non hanno potuto 



352 

tosto animosamente nel territorio di Cremona, 
e andarono a porre il campo a S. Martino, 5 
miglia distante dalla Città. Quivi giunti anche 
gli Svizzeri, ebbero in brevissimo tempo quasi 
tutti i Castelli del territorio, e da Cremona 
F ingente somma di 30,000 ducati (1), rima- 
nendo poi la Città in potere di Massimiliano 
Sforza. 

In tal modo nel bresciano e nel cremonese, e 
può dirsi in tutta Lombardia, gli affari di Fran- 
cia subivano nel 1512 un vero tracollo : siccome 
però la città di Brescia rimaneva tuttavia in 
potere dei Francesi, i quali per soprappiù la 
gravavano di multe, cosi la Repubblica di Ve- 
nezia, assicurata della fede dei cittadini, volle 
a qualunque costo ricuperarla. — E già a 



passar suxo el ponte lì a Ponte Vicho, che è sta 
necessario averle fato tirar per l'aqua, e questa note 
serano tragetate, e poi seguirano li diti inimici »: 
{Diari — col. 303). 
(1) « Dil prov. Capello. — (7 Giugno 1512): come eri 
sera partiti di Ponte Vicho zonseno parte italiani e 
sguizari a S. Martin vicino a Cremona mia 5 — 
Ozi li castelli dil cremonese sono venuti soto la Si- 
gnoria »: (Diari — 307): « el cardinale (Matteo 

Scheiner Vescovo di Sion, che era a capo dei Svizzeri) 
intrò in Cremona a nome della liga et hebe li dinari? 
cioè li 30 mila ducati in pochi zorni »: (Bill. Hist. 
It. — v. 1°, p. 213): — Il Muratori invece di 30, di- 
rebbe 40, o 50,000. 



353 

Pontevico, luogo riconosciuto opportunissimo 
per farvi gli alloggiamenti anche di un nume- 
roso esercito, venivano raccogliendosi coi loro 
soldati i capitani dell' armata veneta, per l' im- 
presa di Brescia; giungendo primo di tutti a 
capo di 2000 fanti e 500 cavalli Leonardo Emo 
a preparare i posti per le artiglierie, per le 
munizioni e per il campo intero (1). — Se- 
nonchè il giorno 2 Agosto essendo egli uscito 
dal nostro Castello ad incontrare con una trup- 
pa di stradiotti e di stipendiari bresciani l'e- 
sercito della Repubblica, che dovea venire dal 
cremonese, presso Robecco- trovò certi fautori 
di Re Lodovico, i quali in vederlo si misero a 
gridare Francia Francia: alle quali grida pro- 



(i) « Date a dì ultimo luio. — Diman, Domino concedente, 
si comenzerà a passar per andar ad alozar a Ponte 
Vico per la impresa di Brexa, che cussi è sta comesso 
per lettere di la Signoria » : — « Bisogna la Signoria 
provedi di danari e danari quali siano a Ponte Vico »: 
( Diari — v. XIV , e. 520, 547 ) : — « Dil prov. Ca- 
pello. — Scrive, a mezanote farano levar l' arteìlarie, 
munitione e cariagi, et procederanno verso Ponte Vico 
dove farano lo alozamento .... per ubedir le lettere 
di la Signoria con il Senato, el qual comanda che 
subito vadino a Pontevico. Scrive che Sier Lunardo 
Emo executor li ha scrito esser zonto a Ponte Vico 
con 2000 fanti et 500 cavalli ; li hanno scrito fazi 
preparare li alozamenti, che dimani (2 Agosto) il 
campo sarà di lì » : ( Diari — e. 549 ). 

Berenzi — Storia di Ponlevico && 



354 

vocanti, quelli che lo seguivano non stettero 
in forse sul da fare; perchè impugnate le anni 
irruppero nel Castello, lo saccheggiarono e vi 
appiccarono il fuoco, uccidendo in queir assalto 
anche alcune persone (1). Siccome però nel 
conflitto erano stati uccisi da quelli di Piohecco 
7 stradiotti del capitano Emo, gli altri per ven- 
dicarsi, associatisi gli stipendiari hresciani, per- 
corsero per largo tratto all' intorno le ville 
cremonesi, e se ne tornarono poi al di qua 
dell' Oglio ricchi di preda. Inoltre avanzandosi 
anche verso Brescia", e scontratisi con certi 
Francesi se li fecero prigionieri e li condus- 
sero nelle carceri di Pontevico (2). 

Giungeva intanto nel nostro Castello tutto 
r esercito della Signoria, e i Provveditori ve- 
neti dopo di essersi consultati coi capitani, 



(1) « Di sier Lunardo Emo provedador in brexana, di 2. 

— Come da Ponte Vigo riessendo passado per scon- 
trar P exercito in Rebecho, erano alcuni posti per 
cremonesi al governo, quali gridavano Pranza Franta, 
unde andò le zente nostre lì e brexani, preseno il 
castello, sachizono il locho e amazàto alcuni, et lo 
bruzono »: {Diari di'M. Sanulo — v XIV , e. 550). 

(2) « Queli di Rebecho amazono 7 nostri stradioti. Item 

come li stradioti erano corsi soto Brexa e preso certi 
franzes: »: {Diari — 1. e): — « Li Bressani facevano 
de gran male sul cremonese, et in ciò che pottevano . 
bavere portavano de là de Olio »: ( Cr. Cremon. — 
Bibl. Hist. It. v. 1°, p. 213 ). 



355 

dati gli ordini opportuni per l'assedio da porre 
alla Città, il giorno 5 di Agosto procedettero 
ordinatamente coli' intera arrriata verso Brescia, 
mentre Raimondo di Cardona Viceré di Napoli, 
capitano dell' esercito di Spagna, vi accorreva 
egli pure coi suoi per la stessa impresa. — 
Pare che Raimondo trattasse segretamente col 
governatore di Brescia, signore d' Aubigny, il 
quale per altro vedendo di non poter resistere 
alle forze unite di Venezia e di Spagna, il gior- 
no 18 Settembre, per ordine forse dello stesso 
Re Lodovico che voleva suscitare discordie tra 
gli alleati, cedette la Città non già alla Repub- 
blica, ma al Viceré Cardona, che ne prese tosto 
possesso, e in nome del Re cattolico vi pose 
governatore Luigi leardo suo luogotenente. 

Non sapendo come regolarsi di fronte agli 
Spagnoli, i Provveditori generali dimandarono 
alla. Signoria, se alla venuta (che diceasi pros- 
sima) di altre genti del Re Ferdinando, essi 
dovessero fortificarsi presso Brescia « over le- 
varsi e andar a Ponte Vico, guai alozamento 
alias era molto laudato dal Conte di Pitiano 
et dal signor Bortolo d' Alviano: ma uno mal 
era che si stenteria di vituarie, perchè non Cre- 
mona ni Geradada non è in nostro dominio. 
Et sopra questo fo varii coloquii, qual scriveno 
a la Signoria, et (il Prov. Cappello) disse al 
governador pensasse ben qual fosse il meglio, 
et scrivono a la Signoria dolendosi si faza cussi 



350 

pocho conto di questa venuta di spagnoli, che 
danno di pensar assai » (1). — A proposito 
poi del Castello di Pontevico, i Provveditori 
ricordavano alla Signoria, che, come era già 
stata deliberata in Consiglio la elezione del Ca- 
stellano (2), lo si eleggesse di fatto, e inoltre 
si aumentassero almeno di un centinaio i fanti 
destinati alla custodia della Fortezza (3). 

In questo tempo anche i Milanesi e gli Sviz- 
zeri, con un esercito di oltre 4000 fanti, di 
1000 cavalleggeri, e circa 400 lance, volevano 
entrare in bresciana passando Y Oglio a Pon- 
tevico: ne li impedirono però i nostri terraz- 
zani; e avendo poi i sopravvenuti tentato di 
varcare il fiume un po' più in giù, accorsero 
parimenti gli uomini del paese, e riuscirono, 
con alcun proprio danno, a distruggere il ponte 
che i Milanesi stavano già costruendo. — In- 
tanto per chiudere anche in seguito il passo 
a quelle truppe, i Provveditori mandarono a 
Pontevico Giovanni Vitturi Provveditore degli 



(1) Diari dì Mar in Sanuto. — voi. XV , col. 163. 

(2) « Fu posto per li savii elezer per Pregadi .... uno 

castelan in Ponte Vigo con ducati 30 al mexe. Fu 
presa »: (Diari — v. XIV , e. 418). 

(3) « Di campo di provedadori zenerali, date soto Brexa 

a dì 21 ( Settembre ). Pontevico è forteza importante, 
è pochi fanti: ne voria esser 100, né vi è castelan 
dentro »: [Diari — v. XV , e. 114). 



357 

stradiotti, perchè attendesse a fortificare con 
nuovi bastioni il nostro Castello, e facesse ca- 
valcate lungo la riva sinistra dell' Oglio, tenendo 
d' occhio continuamente le squadre che stavano 
di là del fiume. Qui pure nel mese di Ottobre 
venne spesse volte co' suoi il Provveditore di 
Orzinuovi Nicolò Micheli, il quale ebbe nella 
Róccha anche un colloquio con un gentiluomo 
milanese, spedito a Pontevico dal Conte Ales- 
sandro Sforza Capitano generale delle truppe 
di Milano: tra le altre cose lo Sforza fece 
| dichiarare per mezzo di quel suo legato, che 
I quanto avevano ardito di fare i soldati mila- 
I nesi per voler passare F Oglio al di sotto di 
i Pontevico, lo avevano fatto senza suo ordine ; 
|| e che egli desiderava esser bon amico della* 
fj Signoria di Venezia (1). 

Mentre si deliberava intorno agli alloggia- 
I menti da assegnare al campo della Repubblica, 
I e mentre Giovanni Vitturi teneva guardate qui 
da noi le rive dell' Oglio, i nostri instavano del 
continuo presso la Signoria di Venezia perchè 
.non venissero oltre delegate persone a tener 
ì| precariamente nella Terra F ufficio di Castel- 
lano; ma, come prima, si mandasse in Pon- 
I tevico un Nobile veneto, il quale stanziandosi 



I (1) Diari di Mar in Sanuio — v. XV , e. 212, 225-26, 
230, 246. 



358 

nella Ròcca, fosse al bisogno sempre pronto 
a dare gli ordini opportuni per la difesa del 
Castellò, e per qualunque operazione da farsi 
a tutela dei diritti della Terra. — Malgrado- 
la non lieve colpa di essere fuggito, e di aver 
abbandonato unicamente a se stessi i nostri 
terrazzani mentre più cbe mai urgeva il bi- 
sogno, è a credere perù che Francesco Lippo- 
mano, quel nobile veneto, cba abbiamo veduto 
Castellano di Pontevico nell' anno 1509, avesse 
anche delle doti non comuni, e si fosse fatto 
dei meriti speciali presso gli abitanti di Pon- 
tevico, perchè trovo che nell' Ottobre di que- 
st' anno 1512 alcuni del paese recatisi a Ve- 
nezia, si presentarono personalmente ai Capi 
della Repubblica a richiederlo di nuovo come 
Castellano, adducendo per argomento che an- 
che « al tempo di la rota (la rotta del 1509) 
si portò ben » (1) : e la Signoria che voleva 
soddisfare il desiderio dei nostri, e che d' altra 
parte avea riconosciuto i meriti del Lippomano, 
e le ragioni che dopo la battaglia di Agnadello 
lo avevano indotto a. fuggire dal Castello, non 
tardò altro ad accondiscendere alla domanda 
di quelli di Pontevico ; ond' è che pochi giorni 

(1) « Veneno in Colegio alcuni di Pontevico in questi 
zorni a rechieder un castelan, et voriano sier Fran- 
cesco Lipomano et li fo risposto se li faria un 

castelan che li satisfaria »: {Diari — co]. ZIO). 



359 

dopo che ne lo avevano richiesto, il Lippo- 
mano fu eletto nuovamente Castellano e Prov- 
veditore della nostra Terra (1). — Inoltre 
avendo la Signoria nominato anche il Cone- 
stabile, ed essendo in pari tempo pervenuto 
ai Provveditori generali F ordine di mandare 
nel Castello di Pontevico una parte dell'esercito, 
ai primi di Novembre stando questi per levare 
il campo dalle vicinanze di Brescia, insieme 
al nuovo Conestabile Girolamo Fattinnanzi spe- 
dirono qui 200 provvisionati « con sei barili 
grandi di polvere, piom,bi, do falcone ti (2) e 
altre artellarie di ferro, con li soi bombardieri ; 
et è sta bona cleliberation , perchè Pontevico 
domina il bresciano et cremonese, et è fortis- 
simo alozamento per uno campo che si trova 



(1) « Fu posto per li consieri elezer de presente per ele- 

tion 4 {castellani), uno a Pontevigo, Orzinuovi, Mar- 
tinengo e Roman»: « Electi 4 provedadori justa la 
parte, uno a Pontevigo, l'altro a Urzinuovi etc. Sono: 
= Pontevigo sier Francesco Lippomano el XL cri- 
minal, qu. sier Zuane .... »: (Diari — e. 276-77-78). 
— Della nobile famiglia Lippomano , Francesco era 
Provveditore e Castellano a Pontevico ; Girolamo Prov- 
veditore di campo ; Nicola Vescovo di Bergamo ; Andrea 
Priore dei cavalieri teutonici della Trinità ; e cariche 
onorifiche sostennero pure Alessandro, Nicolò di Fran- 
cesco, Vittore e Tomaso. 

(2) Il falconetto era un' arma d' artiglieria, di piccolo 
calibro, 



360 

20 mia qui intorno » (1) — Il Provveditore 
Nicolò Micheli dichiarava poi alla Repubblica, 
che avrebbe condotto a Pontevico anche la 
compagnia di Schiaveto dal Dedo, e che egli 
in persona avrebbe visitato frequentemente la 
Fortezza e confortato « quel contestabele è lì, 
Hironimo Faleìnciìizi, e quelli valenti homeni »; 
e che però « intrando in Ponte Vigo, voria 
almanco ducati 600 per poter dar le paghe 
a li fanti » (2). 

Siccome però il nerbo dell' esercito dovea 
ridursi non già nel basso bresciano, ma verso 
la riviera di Salò, e in causa delle relazioni 
ormai rotte tra Spagna e Venezia si minac- 
ciava coli' anno nuovo una nuova guerra, tanto 
il Castellano come il Conestabile di Pontevico 
pensarono prudentemente di impiegare gli uo- 
mini d' arme, e molti anche dei nostri terraz- 
zani a instaurare il ponte siili' Oglio, a ripararlo 
ai due capi con bastioni, e a munire la Rócca 
in modo da poter sostenere al bisogno V as- 
sedio e anche un assalto da parte degli Spa- 
gnoli. — I fatti del 1513 dimostrarono pur- 



(1) Diari di 31. Sanuto — v. XV , e. 322: « Etiam la 

compagnia di domino Zorzi anderà a Ponte Vico » : 
( Diari — 1. e. ) : V. anche col. 342. 

(2) Diari — e. 349, 369, 370, 379. — La Repubblica, nel 
mese di Dicembre del 1512, aveva in campo 787 lance, 
839 balestrieri, e 8838 fanti: V. Diari — e. 404-5-6-7. 



361 

troppo, che non erano vani i timori dei nostri 
comandanti. 



CAPITOLO XXI. 

Lodovico XII si rende alleati i Veneziani. — 
I Veneziani si raccolgono a Pontevico per 1' im- 
presa di Cremona. — Ritirata dell'esercito veneto. 

— Assedio della Fortezza di Pontevico. — Pon- 
tevico è costretto a cedere. — Il governo spagnolo. 

— Ritorno alla Repubblica. — Conferma dei Privi- 
legi del Comune di Pontevico. — Il ponte dell' 0- 
glio è causa di dissidio tra il Comune di Brescia 
e quello di Pontevico. 

(A. 1513-1521). 

Era noto a Re Lodovico quanto se ne fosse 
adontato il Senato di Venezia per la ignobile 
azione usatagli specialmente dagli Spagnoli nel- 
la presa di Brescia; e pensando egli di avvan- 
taggiare dei dissidi sorti tra gli alleati, fece 
opera di rompere la Lega, o di staccarne al- 
meno la malcontenta Repubblica, e associarla 
1 possibilmente alle proprie armi. E tanto si a- 
doperò coli' arti sue, che dopo la morte del 
Pontefice Giulio IP, avvenuta il 21 Febbraio 
del 1513, indusse la Signoria a stringere con 
lui alleanza, e a conchiudere un trattato (24 
Marzo), col quale Francia e Venezia si obbli- 



362 

gavano a unire le armi contro i comuni nemici. 
Per tal modo Bartolomeo Alviano, l'odiato pri- 
gioniero del Re, l'ardimentoso governatore del- 
l' esercito veneto ebbe la libertà; e tornato 
dalle carceri di Francia, e accolto festosamente 
dal Senato di Venezia, ricevette il supremo 
comando delle milizie della Repubblica, uscen- 
do tosto in campo con 1200 lance, 2500 ca- 
valleggeri, e 800 fanti, e dirigendosi verso 
Verona, la qual Città era in potere degli Ale- 
manni. 

Intanto Francesco Lippomano Castellano e 
Provveditore di Pontevico, in varie lettere man- 
date alla Signoria nei mesi di Marzo, Aprile 
e Maggio, affrettava la venuta dell'esercito per 
l'impresa di Cremona; rammentando che il 
Castello della Città era bensì in mano degli 
alleati Francesi, ma che questi lo venivano 
pregando di soccorsi, affine di poter resistere 
ai Ducheschi e agli Spagnoli (1). — Dietro le 
relazioni e le replicate istanze dei Lippomano, 
la Signoria cominciò a spedire a Pontevico 
Giovanni Vitturi Provveditore degli stradiotti, 
con 300 cavalli e 200 balestrieri (2) : qui giunse 

(1) « Di Pontevico di sier Francesco Lipomano »: (Diari 

— v. XVI , e. 43, 128, 147, 178, 210, 219). 

(2) « Di Salò di sier Dandolo prov. — Avisa a dì 16 

[Maggio) zonse de lì sier Zuan Vituri prov. di stra- 
tioti — e se partì per andar verso Pontevigo (justa 



363 

da Crema anche Lorenzo di Chieri, capitano 
delle fanterie, con tutti i suoi uomini d' armi 
(1); e così pure 1' Alviano e Teodoro Trivulzio 
accennavano a voler anch' essi levare gli allog- 
giamenti da Verona per venir a Pontevico a 
unirsi al campo di Francia, ed entrare poi nel 
cremonese per la conquista della Città (2). 

Trovandosi però già raccolti nel nostro Ca- 
stello molti soldati della Repubblica non pote- 
rono astenersi dal far scorrerie di là dell' Oglio: 
anzi il giorno 20 Maggio spingendosi verso le 
ville meno guardate, essi riuscirono a far gran 
preda e a rapire ai Cremonesi tra le altre cose 
anche molto bestiame : senonchè mentre col 



i mandati di la Signoria nostra) »: {Diari — e. 282): 
V. anche col. 250, 260, 264. 

(1) « Di Crema dì 19. — Come el sig. Renzo di Zere capi- 

tanio di le fanterie con tutti li soi cavali lizieri e 
homeni d'arme se ne va a la volta di Pontevigo per 
conzonzersi con sier Zuan Vituri .... et sarano da 
zercha cavali 1000; e da matina con lo ajuto de Dio, 
danno socorso al castello di Cremona, che si tien 
per Franza: che Dio li dia vitoria »: (Diari— e. 283). 

(2) « Di campo a San Zuane .... Il capitanio zeneral et 

dom. Thodaro Triulzi voi levarsi di l' impresa di Ve- 
rona e andar verso Pontevigo per incontrarsi al campo 
di Franza »: [Diari — v. XVI , e. 284): L' Alviano 
diceva « è mal perder tempo qui (sotto Verona), ma 
è bon levarsi e andar a Pontevico, e de lì a tuor 
Cremona, che 1' averemo »: (col. 296). 



364 

ricco bottino stavano per rientrare nel Ca* 
stello di Pontevico, al ponte dell' Oglio furono 
d' un tratto sorpresi dai nemici, e spogliati in 
gran parte della preda che avevano fatto (1), 
In appresso giungeva in Pontevico il campo 
della Signoria, e l' Alviano che invano avea 
sperato di potersi qui unire all'esercito di Fran- 
cia, volle tentare da solo l'impresa di Cremona, 
e precedendo co' suoi l' intero esercito entrò 
arditamente nella Città [27 Maggio), e coi 
favore della fortuna se ne impadronì, dopo di 
aver « taiato a pezi 500 fanti di Palavesini, 
i quali volevano loro tuor V onor a dito capi* 
tanto » (2). — Da Cremona scrisse poi F Al- 
viano al Provveditore generale qui a Pontevico, 
esponendogli in che modo era entrato in Città 
e se ne era impadronito, e incaricandolo di 
avvertirne la Signoria (3). — Il Provveditore 
Domenico Contarini attendeva però il ritorno 
del Capitano generale per concertare intorno 

(1) « A 20 de mazo li soldati venitiani che ereno a Pon- 
tevico, feceno correria in cremonese et feceno de gran 
botini de bestiami, et li menomo de là da Olio, e 
nel passar dicto Olio dalli comuni del cremonese gie 
ne fu tolto parte de dicti botini »: {Bill. Hist. It. 
v. 1°, p. 218). 

(2) Diari di M. Saniito — v. XVI , e. 309, e 319. 

(3) Diari — col. 310: e Lettera diretta all' Alviano dalla 

Signoria, in data 31 Maggio: {Delio, del Senato — 
Sez. P Secr. voi. XLV, e. 128: — Arci. gen. di S- 
Maria dei Frari in Venezia ). 



365 

alla impresa di Brescia, e agli ordini da dare 
ai capi dell'armata: ma 1' Alviano, che voleva 
incalzare gli eventi, lasciato un buon presidio 
in Cremona, si volse invece sopra la fortezza 
di Pizzighettone (1), mentre Soncino e Lodi 
alzavano la bandiera di Francia, e Brescia e 
Bergamo quella di S. Marco. — L' ardito Ca- 
pitano voleva andare a congiungersi all'esercito 
francese, che assediava Novara; ma ne era 
trattenuto dalla Signoria, la quale in una lunga 
lettera direttagli 1' ultimo di Maggio, dopo di 
avergli espresso la propria compiacenza pel 
felice successo di Cremona, lo consigliava in 
pari tempo a non passare né 1' Adda né il Po ; 
« perchè el passar più inanzì, gli faceva osser- 
vare nella lettera, oltra eh' el sarta pericolo- 
sissimo, seria etiam olii tutto abandonar le cose 
nostre de qua: le qual se essendo la S. V. a 
ponte Vicho hano patito tanto da li inimici 
ussiti de Verona, quali hano depredato da S. 
Bonifacio fino a Cotogna .... molto più ga- 
gliardi et animosi et senza freno sariano alun- 
kmandosi più la S. V. »: (2): e così in un'altra 



(1) « Di campo da Pontevico dil prov. Contarmi di 29. — 

Come aspetavano la tornata dil capitanio zeneral da 
Cremona per andar poi a la impresa di Brexa ; et 
ch'el dito eapitanio havia opinion andar di longo 
verso Milan »: ( Diari — e. 314). 

(2) Delio, del Sen. — Sez. I a secr. — voi. XLV, e. 128 — 



366 

del 5 Giugno gli diceva di ricongiungersi al- 
l' esercito a Pontevico; e occorrendo poi in- 
grossare l'armata per altre imprese, d'accordo 
col Provveditore, prendesse pure con se anche 
« quelli fanti se ritrovano a Pontevicco, Orzi, et 
in la Capella di Bergamo et altri Lochi » (1). 
Intanto avveniva la battaglia di Novara [G 
Giugno), e i Francesi erano battuti dagli Sviz- 
zeri. Tostochè Bartolomeo d'Alviano seppe della 
rotta dell' esercito di Francia, volse le spalle 
e si ritirò senz' altro a Pontevico, lasciando, 
per non perder tempo, lungo la strada alcuni 
pezzi d' artiglieria, i quali vennero poi qui con- 
dotti più tardi (2). Brescia abbandonata da 
Renzo di Chieri ritornò quasi subito in potere 
degli Spagnoli, i quali taglieggiarono la Città 
di 10,000 scudi, e il territorio di 15,000: e il 
campo della Repubblica, che pur avrebbe po- 
tuto imporsi a tutti i suoi nemici e arrestarli, 
levatosi invece anche da Pontevico, andava 
sempre più riducendosi verso l'Adige, mentre 

Arch. gen. di S. M. a dei Frari in Venezia: —V. an- 
che Guicciardini — Storia d'Italia — lib. XP, cap. V.° 

(1) (Arch. dei Frari — Delib. del Senato — e. 130). 

(2) F. Guicciardini — 1. e. = Mar in Sanuto invece nei 

suoi Diari dice che » el capitanti è resta da drio con 
V artelarie » ; e poi, che a Pontevico « era zonto lo 
ilustrissimo capitanio con le artelarie e il resto dil cam- 
po »: (voi. XVI , e. 349-50). 



367 

ìli Doge meravigliato di questa ritirata incon- 
sulta, ne rimproverava p.er mezzo del Consiglio 
il Provveditore Contarmi, e « lo cargava molto 
di la fuga », dicendo che « doveva restar con 
\lò exercito a Pont evico » : (1). 

Per la partenza dei Veneziani gli Spagnoli 
rivolsero tosto gli occhi sopra il nostro Ca- 
stello, a guardia del quale la Signoria avea 
designati 300 fanti, sotto il comando del Cone- 
stabile Girolamo Fattinnanzi (2). Caduta però 
la Fortezza degli Orzi, qui si ricoveravano alla 
fine di Giugno anche il Provveditore Lodovico 
Querini, e il Conestabile Schiaveto Dal Dedo 
con tutti i fanti che si trovavano in quella 
Terra (3). La nostra Ròcca per tal modo potea 
dirsi ben difesa, ma per ciò appunto con tanto 
maggior numero di nemici dovea in appresso 
essere assaltata, e più fieramente battuta dalle 
artiglierie degli Spagnoli e dei loro alleati. — 
Già Francesco Lippomano Provveditore e Ca- 
stellano di Pontevico e per lettere e per messi 



(1) Diari di M. Sanuto — v. XVI , — e 363. 

(2) Diari di M. Sanuto — col 397. 

(3) « Di Pontevico di sier Lipomano castelan di 26. — 

Come i nimici spagnoli erano a Rezà alozati 

Spagnoli atendono a scuoder le taie .... et che li 
Orzi si à dato. Il prov. sier Lodovico Querini è fa- 
zito lì in Pontevico con quelli fanti e altri erano a li 
Orzi »: {Diari — col. 427-28). 



368 

aveva dato avviso alla Signoria, che le genti 
di Spagna accennavano a venire sotto le mura 
del nostro Castello (1) ; e purtroppo verso la 
metà di Luglio non solo gli Spagnoli, capi- 
tanati da Antonio di Leva, ma anche le genti 
del Duca Massimiliano Sforza, e il Conte An- 
tonio da Lodrone colle sue artiglierie e con 
gran numero di Tedeschi, si videro raccogliersi 
tutti insieme presso Pontevico, risoluti di pren- 
dere d' assalto la Fortezza, o di impadronirsene 
mediante 1' assedio (2). — Tentarono però essi 
innanzi tutto di potervi entrare colla forza, 
rivolgendo le artiglierie contro le mura, e fa- 
cendo impeto contro i ripari della Rócca, ma 
gii assediati disposti a resistere vigorosamente 
mandarono a vuoto tutte le prove dei nemici, 
i quali per soprappiù ebbero fin dalle prime 
alcuni morti e molti feriti, e tra questi anche 
lo stesso capitano Antonio Conte di Lodrone, 
che dovette farsi condurre a Brescia per es- 
servi curato (3). Non desistettero nullameno 



(1) « Si ave spagnoli andavano a campo a Pontevico per 

messo mandato a posta a la Signoria per quel ca- 
stelan »: {Diari — col. 518). 

(2) Muratori, Guicciardini e Cavitelli. 

(3) « Di Pontevico si ave aviso come spagnoli erano a- 
campati atorno, et da una banda haveano bombar- 
dato, ma nulla fevano, et voleano bater da l'altra; 
tarnen quelli dentro sono disposti a mantenirsi »: 



369 

gli espugnatori dal ricorrere ad altri mezzi e 
colle bombarde e colle mine, affine di riuscire 
nel loro intento; e impiegando particolarmente 
nelle nuove operazioni di assalto alcune squa- 
dre di soldati tirolesi, abilissimi in tali imprese, 
si immaginarono per tal modo di avere quanto 
prima in loro potere l'ambita Fortezza: se- 
nonchè i nostri valorosi difensori paventando 
per nulla i colpi delle artiglierie, e lo scoppio 
delle mine, raddoppiarono di forza e di energia; 
e facendo fìerissima resistenza ai replicati at- 
tacchi dei Tirolesi, li fecero non solo desistere 
dall' impresa, ma li costrinsero ben anche a 
ritirarsi da Pontevico malmenati e feriti in 
gran numero (1). 

Andati a male tutti i tentativi di espugna- 
zione, sorsero tra gli assalitori alcuni contrasti 
(2): chi diceva doversi abbandonare l'impresa; 

{Diari — col. 526, 547): — « Il campo è atorno 

Pontevico si mantien vigorosamente un arcobuso 

ferito il conte Antonio da Lodron, et quello è sta 
conduto in Brexa »: (col. 554): V. anche col. 5(51- 

(1) « (I Veneziani) non spaventati né dalle artiglierie né 

dalle mine sostennero valorosamente l'assalto »: {Guic- 
ciardini — St. d'It. lib. XP, cap. VI ): — « .... se intese 
esser 5 bandiere di fanti dil conta' di Tiruol tornati 
verso Trento malmenati e molti feriti per non haver 
potuto aver Pontevico, et ritornavno a caxa loro; ma 
ritornono poi »: {Diari di M. Sanuto — v. XVI 
e. 578-79). 

(2) « Di Crema di sier Bortolo Contarini capit. e proved. 
Bereazi — Storia di Pontevico ^54 



370 

chi voleva invece si continuasse per Y onór 
delle armi V assedio, e si ripetessero di tratto 
in tratto gli attacchi alla Fortezza : altri infine 
suggerivano di convertire piuttosto F assedio 
in blocco, e indurre così a poco a poco la Ter- 
ra a venire a una capitolazione. Prevalse il 
consiglio di questi ultimi; e ritiratisi quindi 
gli alleati nei Comuni della Quadra, e in altre 
Terre a noi vicine, da quei luoghi stettero a 
vegliare gelosamente perchè i nostri di Pon- 
tevico non potessero avere in alcun modo soc- 
corso né di armi né di vettovaglie da parte 
della Repubblica (1). — Senonchè gli assediati 
non vedendo più l' esercito nemico sotto le 
mura del Castello, cominciarono a far delle 
sortite; e sorpresi anzi talvolta da alcune trup- 
pe di Spagnoli e di Tedeschi, non si diedero 

di 30 (Luglio). — Come à mandato in campo di 
inimici a Pontevico le so' spie; el qual campo è an- 
cora atorno; ma per quanto intpnde sono in division 
tra alemani et spagnoli, e una parte è di qua, l'al- 
tra di là di Oio »: {Diari — e. 585). 
(1) « Risoluto il Conte di Lodrone di acquistar Pontevico, 
posto di grande importanza sulPOgìio, colle arti- 
glierie e con un buon corpo di combattenti, dopo 
una gran rottura di muro, diede l'assalto alla Terra. 
Fu questa mirabilmente difesa dal Capitan Fattin- 
nanzi, che v'era di guarnigione con 400 fanti, di 
modo che dopo gran sangue il Conte fu astretto a 
convertire l'assedio in blocco »: {Muratori — Ann. 
d' It. v. X°, p. 81 ). 



374 

già alla fuga, ma con quelli vennero anche 
alle mani, e combatterono tanto valorosamente, 
che il Lippomano nostro Castellano notificava 
poi alla Repubblica, « come haveva auto più 
batate da li inimici, et tamen si ha. preservato 
virilmente, et ne hanno morti de i nimici da 
numero 300 » : (1). 

Cosi procedendo le cose, comprendevano bene 
i capi dell' esercito nemico , che neppure il 
blocco poteva loro giovare; sicché risolvettero 
di tornare coli' armata sotto la Fortezza, per 
attaccarla nuovamente colla forza e batterla 
colle artiglierie (2). — Intanto era trascorso 
un mese da che i nostri sostenevano virilmente 
quel duro assedio; e i viveri e le munizioni 
cominciavano a venir loro meno, senza che 
avessero neppur la speranza di poterne avere 
in seguito dalle Terre soggette alla Signoria. 
Inoltre il Capitano di Bergamo, che pur di- 
mandava 500 fanti per accorrere qui in ajuto, 
o fu dissuaso dall' attuare T ardito progetto, o 
egli stesso comprese che era audacia voler 
spingere poche centinaia di uomini contro 3500 
soldati accampati intorno a Pontevico (3). Del 

(1) Diari di M. Sanuto — v. XVI , e. 594: — V. anche 
col. 599. 

(2) « Per uno messo si ha inimici erano levati di campo 

di Pontevico; tamen non fu vero. Si retreteno un poco, 
et poi ritornono soto » : ( Diari — col. 600 ). 

(3) « il signor capitanio (di Bergamo) voleva far 500 



372 

resto sebbene non potessero calcolare cbe sulle 
proprie forze, il Castellano e il Conestabile di 
Pontevico continuarono nullameno ad esortare 
i loro fanti a resistere e a durarla ancora: e 
questi si sarebbero certo mantenuti fermi più 
a lungo, se il Governatore di Brescia non a- 
vesse mandato ai nemici in campo nuovi rin- 
forzi, con scale, e carrucole, e altri istrumenti 
per la espugnazione (1); e se oltre alla penuria 
di viveri, di cui già i nostri cominciavano a 
soffrire, non si fosse sviluppata nella Terra la 
peste, cbe già minacciava di farsi disastrosa 
e micidiale. — Fu pertanto verso la metà di 
Agosto, cbe, dopo di essersi tanto distinti i 
prodi difensori del nostro Castello contro le 
armi unite di Spagna, di Germania e di Milano; 
e dopo di aver fatto pagar caro ai nemici l'as- 
sedio della Fortezza colla uccisione di ben 300 
dei loro uomini, e con un numero tale di fe- 
riti da riempire V ospitale di Brescia (2), fu- 
rono pur alfine costretti a venire a patti, i 



fanti et andar a saltar i nimici quali ancora erano 
atorno Pontevico » : ( Diari — e. 605 ). 

(1) « .... el gubernator de Brexa lì (a Pontevico) mandò 

24 sellale con certe cirelle in cima le schale etc. »: 
( Diari — col. 609 ). 

(2) « De Pontevico ancora lì è li spagnoli et todeschi ; 

quelli de la roca se defende bene Ha impienuto l'ho- 
spedale de Brexa de gente ferite »: {Diari — col. 609). 



373 

quali per altro sembra, non fossero punto di- 
sonorevoli (1). A conferma delle condizioni sta- 
bilite da una parte e dall' altra i nostri scam- 
biarono cogli assedianti alcuni ostaggi (2), dopo 
di che calato il ponte levatoio, e schiuse le 
porte della Fortezza, i nemici entrarono a 
prendere possesso di Pontevico. Francesco Lip- 
pomano Provveditore e Castellano, e Girolamo 
Fattinnanzi Conestabile, subito dopo la resa, 
si presentarono personalmente alla Signoria di 
Venezia, accompagnati da Lodovico Querini e 
da Schiaveto Dal Dedo, « et disseno non si aver 
più potuto mantenir per non aver vituaria , 
aversi reso, salvo V aver e le persone, perchè 
era la peste dentro » : (3); e sebbene l'Alviano, 
da Padova scrivesse alla Signoria, che i nostri 



(1) « Come Pontevigo si havia reso a li inimici salvo V a- 

ver e le persone, et questo perchè nostri non po- 
teva più tenirse per non aver vituarie, et era intrato 
il morbo dentro »: {Diari — col. 616): — « Passato 
un mese il Capitano per mancanza di vettovaglie 
rendè la Terra salvo V avere e le persone »: (Muratori 
— Ann. d' It. v. X°, p. 81): — « alla fine di un mese 
furono (i Veneziani) costretti ad arrendersi per man- 
camento di vettovaglie »: (Guicciardini — St. d' It. 
1. XP, e. VP ) : Cavitela — f. 25(5 r. — Bùi. Hist. IL 
v. P, p. 220. 

(2) « Come i nimici haveano aceptati e mandati obstasi 
in Crema fino questi di Pontevico fosseno salvi »: 
(Diari — col. 616). 

(3) Diari di Marin Samdo — voi. XVI, col. 631. 



374 

aveano fatto male ad arrendersi, e che poteano 
resistere, e dovevano continuare nelle opera- 
zioni di difesa, tuttavia quando il giorno 20 
di Agosto il Lippomano comparve in Consiglio 
ed espose dinnanzi ai Capi della Repubblica 
il perchè della capitolazione di Pontevico, fu 
lodato e confortato dal Doge e da tutti i con- 
vocati (1). 

E gli abitanti di Pontevico?... Piuttosto che 
accettare il governo spagnolo, alcuni, ad imi- 
tazione di molti cittadini, preferirono volonta- 
riamente F esiglio, lasciando che i nuovi signori 
confiscassero loro i beni, e dolenti soltanto per 
i mali gravissimi che sovrastavano alla abban- 
donata patria. Dopo la resa dovette infatti an- 
che la nostra Terra sottostare a tutti gli odiosi 
decreti emanati già dal governatore di Brescia 
contro i poveri sudditi, subire bandi, e con- 
fìsche e gravissime imposte, e assoggettarsi 
altresì all'ingiusto comando di dover cedere 
agli Spagnoli la metà delle biade raccolte. 



(1) « Vene in Colegio sier Francesco Lipomano venuto 
castelan di Pontevico, et quamvis si habi reso a li 
inimici, si à portato bene> e fo carezato dal Principe 
( Leonardo Zoredano ) e da tutti di Colegio. Et il con- 
testabile Hironimo Fateinanzi era in dito castelo, fo 
per Colegio expedito di mandarlo in Ruigo con quelli 
fanti venuti con lui, erano in Pontevico, quali si hano 
ben portato »: (Diari di M. Samtto — v. XVI°, e. 641 )• 



375 

Per tre lunghi anni ebbero a portare i no- 
stri terrazzani il giogo di Spagna, senza mai 
poter alzare il capo, o muovere liberamente un 
passo; che ad ogni minimo atto di sdegno sen- 
tivano tosto ripetersi all' orecchio anche le mi- 
nacele di saccheggi, di incendi e di sangue. — 
Yenne però finalmente il giorno sospirato del 
ritorno alla veneta Repubblica; e difatti nel 
Maggio del 1516, Francesco 1°, successore di 
Re Lodovico XII , mandava sotto Brescia in 
aiuto dei Veneziani (1) Odetto di Foix Signore 
di Lautrech, capitano generale dell' esercito 
francese, il quale attaccando in diverse parti 
la ben munita Città, dopo gran sangue potè 
alfine entrarvi vittorioso in mezzo agli applausi 
dei Bresciani, che spiegavano lo stendardo di 
S. Marco, mentre i presidii di Spagna si riti- 
ravano mano mano dal nostro territorio (2). 

Liberati per tal guisa anche i nostri di Pon- 



(1) I Veneziani avevano alla loro volta portato soccorso 

al Re di Francia nella battaglia di Marignano, com- 
battuta valorosamente contro gli Svizzeri ( 14 Set- 
tembre 1515). — L' Alviano dopo di essersi distinto 
in quella famosa giornata si ritirò a Ghedi, dove 
poco dopo morì (7 Ottobre). 

(2) Secondo il Cavitela, il Castello di Pontevico sarebbe 

stato liberato fin dal primo giorno di Febbraio: « Galli, 
dum quotidie Hispani qui tenebant Pontisvicum irrum- 
penles agrum Cremonensem illum diriperent, ipsum ob- 
sederunt et in sui potestatem redigerunt nocte diei primi 
Februarij » : ( Ann. Cr. f. 264, v. ) : V. anche f. 265, v, 



376 

tevico dalla dura servitù di Spagna, nel Giugno 
dell' anno seguente spedivano ambasciatore a 
Venezia un certo Domenico Bozzono a presen- 
tare alla Signoria una istanza da parte del 
Comune e degli abitanti, nella quale diman- 
davano la rinnovazione dei privilegi concessi 
dalla Repubblica, e la conferma delle Sentenze 
già pronunciate dai Podestà e dai Capitani di 
Brescia in favore della nostra Terra. E il Doge 
Leonardo Loredano con sua Ducale giorno 20 
diretta al Podestà Francesco Faletro, e al Ca- 
pitano della Città e Provincia Pietro Marcello, 
riguardo a quelli di Pontevico decretava: «... Su- 
mus contenti confirmare et ita confirmamus om- 
nia eorum privilegia: item concessiones qum 
per nostra Consilia factce fuerunl. Sententice 
autem actaz virtute privilegiorum suorum ; ac 
literce per Doni, nostrum faeton circa pontem 
Olij volumus sint in eorum statu, gradii, con- 
ditane, et esse in quibus erant ante proximum 
Bellum. Insuper gratam habentes fidem et de- 
vo tionem necnon fidelissimas operationes suas 
erga Dom. nostrum volumus ut quandoquidem 
gravati sint debitis particularibus .... eie. »; 
e qui si degnava il Doge nella stessa sua let- 
tera di concedere agli abitanti di Pontevico 
nuovi favori, per ciò che si riferiva ai debiti 
dei privati e del Comune (1). 

(1) Nella causa però trattata dinnanzi al Capitano di 



377 

Nello stesso anno 1517, Francesco Fallerò 
Podestà di Brescia, il giorno 24 Settembre, 
scriveva una lettera al Castellano e Provve- 
ditore di Pontevico, nella quale riconoscendo 
bensì tutti i privilegi che erano stati ultima- 
mente confermati dalla Signoria al Comune e 
agli abitanti della nostra Terra, gli faceva però 
osservare, che riguardo ai redditi del ponte 
sull' Oglio, le cose non erano ben chiarite; e 
gli ingiungeva quindi, che per lo innanzi te- 
nesse presso di se in deposito, « ovvero se- 
questro tutti quelli denari, che per giornata si 
trazeranno dal ditto ponte o passo », fino a 
che non venissero ben determinati i diritti, che 
per propria parte vantavano a quei redditi, 
tanto la Città di Brescia, come il Comune di 
Pontevico (1). — Alcuni anni ebbe a durare 



Brescia Jacopo Micheli, se fossero cioè, in virtù dei 
loro privilegi, dispensati quelli di Pontevico dall' ob- 
bligo di alloggiare nella Terra parte dei soldati e dei 
cavalli della Repubblica, il detto Capitano, non te- 
nendo conto delle Ducali 22 Die. 1464, e 11 Die. 1476, 
ne delle Sentenze 23 Die. 14*77, e 21 Ottobre 1479 
(V. ]). 310), dichiarava « qiiod (lieti de Ponteiico te- 
neantur ad allodiamenta, et ita allodient et allodiare 
debeant partem equorum et militum ipsis assignatorum »: 
(N.° 12 della mia raccolta, e p. 40 — Privil. ). 
(1) Tanto la lettera del Podestà di Brescia, come la ri- 
sposta di adesione del Castellano di Pontevico si 
trovano in copia presso di me. — Nell'Archivio mu- 



378 

la questione sorta tra la Città e il nostro Co- 
mune intorno alle spese di manutenzione e agli 
emolumenti del ponte dell' Oglio; e bisogna 
dire, che la si discutesse con grande calore 
da una parte e dall' altra, e forse la si venisse 
trattando dai deputati non senza qualche pa- 
rola troppo avanzata, perchè è detta « maxima 
lis et controversia », e negli Atti di quella 
causa è fatto cenno or di pretese accampate 
dagli uni, e ora di abusi esercitati dagli altri. 
— Finalmente dopo molte discussioni intorno 
all' antica consuetudine che vantava la Città 
di Brescia nel diritto a buona parte dei redditi 
del nostro ponte, si venne a una transazione; 
e gli arbitri Giacomo dei Feroldi, Giovanni 
dei Chizzoli e Faustino Stella, « ad ressecandam 
litem, et ut eidem debita finis imponatur prò. 
utili tate et comodo utriasque partis », senten- 



nicipale di Brescia (Cartella N° 1286) esiste poi un 
lungo documento del 13 Gennaio 1525 intorno al 
ponte sulF Oglio concesso dal Comune di Brescia a 
Pontevico, con Ducale e Istrumento di consegna: 
ma è di tal scrittura, che anche il Ch. mo Valentini 
dissemi di non poter assumere la copia: — credo 
però che quello sia come l'appendice e la conclusione 
ultima di un altro atto di transazione, stipulato il 
giorno 9 Aprile 1521, tra la Città e il nostro Comune, 
per i redditi dello stesso ponte : il qual documento* 
si conserva nella Bibì. Quirin. in apposita cassetta 
di legno, sotto il N.° 31 ; ed è in copia presso di me. 



379 

ziarono che tanto delle cinque parti della spesa 
di manutenzione, come dei redditi di detto 
ponte, ne toccassero tre alla Città, e due al 
nostro Comune (1). Alla quale terminazione 
degli arbitri si accomodarono anche i nostri: 
molto più che una nuova Lega formatasi contro 
le forze di Francia e di Venezia minacciava 
ormai di portare di nuovo la guerra nel terri- 
torio; e la Repubblica, entrando essa coli' auto- 
rità sua a por fine a qualunque interno dissidio, 
chiamava i Bresciani a impugnare tutti insieme 
le armi, per la difesa dei comuni diritti. 



CAPITOLO XXII . 



Carlo V° e Francesco 1°. — Conflitto a Corte de 
Frati tra gli alleati italiani e spagnoli. — I Col- 
legati si accampano di fronte a Pontevico nella 
! Terra di Robecco. — Errori del Lautrech. — il 
ICapit. di Cremona si rifugia a Pontevico. — A 
! Pontevico si ritira il March, di Mantova e si rac- 
1 colgono le genti della Rep. — Battaglia di Pavia. 
j — Nuove lotte. — Pace di Cambrai. — I Privi- 
legi di Pontevico contrastati e confermati. 
(A. 1521-1536). 

A Massimiliano di Germania, morto nel 1519, 
era succeduto Carlo V° ; e già si presagiva che 



(1) Documento citato. 



380 

Francesco 1° Re di Francia e Duca di Milano, 
il quale aspirava anch' egli alla dignità di Im- 
peratore, non avrebbe potuto sopportare gran 
tempo in pace Y esaltazione di Carlo. Per gara 
di gloria, e per interesse di Stato questi due 
potenti monarchi stavano dunque per scendere 
in campo; e la loro emulazione e rivalità can- 
giata ben presto in odio, dovea costare ai po- 
poli lacrime e sangue. Con Carlo V° si unirono 
gli Svizzeri e le genti del Pontefice Leone X°; 
con Francesco 1° la sola Repubblica di Venezia, 
che si affrettò ad assoldare 8000 fanti, invian- 
done tosto nel solo bresciano 5000, con 400 
lance, e 500 cavalleggeri comandati da Teodoro 
Trivulzio e da Andrea Gritti. 

Neil' Agosto del 1521 trovandosi 1' armata 
veneta accampata presso Pontevico (1), pronta 
alla chiamata del Signore di Lautrech, che 
stava radunando anch' egli Svizzeri sotto la 
bandiera di Francia, d' improvviso ricevette 
1' ordine di passar 1' Oglio, e di andar ad unirsi 
nel cremonese all' esercito, per accorrere poi 
in difesa di Parma assediata dalle genti di 
Prospero Colonna: ma in appresso quella Città 
cadeva in potere degli assalitori; anzi il Co- 



(1) « A dì cinque d'avosto venne el signor Teodoro da 
Triulzo coni la sua compagnia in Bersana, dreto a 
Pontevico destesi » : {Biblioth. Hist. Ital. v. 1°, p. 235). 



381 

lonna imbaldanzito per quel felice successo 
volle riprendere con nuova lena le operazioni 
militari, deciso di varcare il Po, e portare la 
guerra anche nel territorio cremonese : e il 
Lautrech che ormai aveva ricevuto grandi rin- 
forzi non solo dalla Signoria, ma anche dagli 
Svizzeri (1), si lasciò sfuggire 1' occasione di 
scompigliare queir armata al passaggio del fiu- 
me. — Da Casalmaggiore dirigendosi il Co- 
lonna verso l' Oglio, giunto alla vicina Terra 
di Corte de' Frati, in causa di non so qual 
atto di villania commesso da alcuni dell' eser- 
cito sorse aspra questione tra i fanti italiani 
e quelli spagnoli, per cui dando essi di piglio 
alle armi vennero fra loro azzuffandosi tanto 
fieramente, che sebbene il Marchese di Pescara 
e lo stesso Legato Pontificio Card. Giulio De 
Medici cercassero con ogni mezzo di sedar 
quel furore, e impedire lo spargimento di san- 
gue, rimasero tuttavia uccisi nel conflitto ben 
200 uomini (2). Domati però finalmente quei 
fieri spiriti, l' esercito già si levava da Corte 
de' Frati per andare ad accamparsi a Bordo- 
lano; ma per 1' angustia e tortuosità delle stra- 
de non potendo il Colonna farvi condurre le 

(1) Sebbene gli Svizzeri fossero alleati di Carlo V°, non- 

dimeno anche il Lautrech trovò modo di assoldarne 
egli pure un gran numero per l'esercito francese. 

(2) V. Storie del Giovio e del Guicciardini. 



382 

artiglierie, mutò pensiero, e venne a fermare 
invece gli alloggiamenti di fronte a Pontevico 
nella Terra di Robecco (1). Gli alleati essendo 
quivi giunti di sera e tumultuariamente, si 
accamparono alla rinfusa lungo la riva destra 
dell' Oglio; però il giorno dopo, i capi dell'e- 
sercito avendo osservato i luoghi e studiate le 
posizioni si divisero di parere; imperocché al- 
cuni trovarono la campagna di Robecco op- 
portunissima per gli alloggiamenti, e quindi 
suggerivano di distribuir le truppe meglio che 
non avessero fatto la sera innanzi, e di tener 
colà spiegate le tende fino all' arrivo del Card. 
Sedunense: altri invece, nel sospetto che da 
un momento all' altro il Lautrech ordinasse 
ad Alessandro Donato, capitano di Pontevico, 
di scaricare su di loro le artiglierie del nostro 
Castello, consigliavano il Colonna a levare in 
tutta fretta il campo per togliersi a quel pe- 
ricolo. Prevalse nullameno il consiglio dei pri- 
mi, sia che fosse vero quanto dice il Giovio, 
che cioè il Capitano di Pontevico avesse dato 
fede di non molestare né gli Imperiali né le 
genti del Pontefice (2), o sia che il Colonna spe- 

(1) Guicciardini — Storia d'Italia — lib. XIV , e. 3.° 

(2) Vita del March, di Pescara lib. II. Anche il Guicciardini 
scrive, che gli alleati « ridussero a miglior forma l'al- 
loggiamento, non gli movendo il pericolo di potere 
essere aspramente offesi con le artiglierie dalla terra 



383 

rasse di potersi all'uopo riparare dalle batterie 
della nostra Fortezza, dietro un poggio che si 
innalza a piccola distanza dall' Oglio, nel ter- 
ritorio di Robecco. — Avendo adunque deli- 
berato di fermare gli alloggiamenti nella cam- 
pagna di Robecco, e di aspettar quivi l'arrivo 
degli Svizzeri col Cardinale di Sion, comin- 
ciarono gli alleati a distribuire fra le truppe 
(ma scarsamente a cagione della difficoltà di 
vettovaglie) le farine che aveano condotto seco : 
siccome però, per la mancanza dei forni por- 
tatili, ciascun soldato dovea far cuocere sulle 
brage la parte della farina che ad ogni pasto 
gli era assegnata, riuscendo tale operazione di 
grave incommodo, avvenne che molti dei fanti 
italiani fuggirono occultamente dal campo, e 
altri accennavano di volerne quanto prima imi- 
tare r esempio. — Senonchè dopo tre giorni 
che quelli della Lega si trovavano accampati 
a Robecco, il Lautrech, col consenso del Prov- 
veditore veneto Andrea Gritti, mandò secre- 
tamente qui a Pontevico un buon numero di 
artiglierie, e un certo Sardone francese, con 



opposita di Pontevico, perchè il card, de Medici aveva 
per cosa certa che i Veneziani non obbligati al re di 
Francia ad altro che a concedere le genti per la di- 
fesa del ducato di Milano, non consentirebbero mai 
che dalle terre loro fosse data molestia all'esercito 
della Chiesa e di Cesare »: (l e). 



384 

ordine, che all' alba del giorno seguente co- 
minciasse a scaricarle insieme a quelle della 
Fortezza sugli alloggiamenti degli alleati (1). 
— E già Francesco Maria Duca d' Urbino, che 
si trovava nel nostro Castello, stava preparando 
di notte tempo tutte le munizioni per la carica 
dei cannoni, quando quel tal Sardone qui man- 
dato dal Lautrech, il quale per non dar sospetto 
ai confederati dovea più di qualsiasi altro fran- 
cese tener celata la cosa fino al sopravvenir 
del giorno, impaziente invece dell' indugio non 
potè far a meno di sparare nel campo al di 
là dell' Oglio un colpo di falconetto : al qual 
rumore improvviso spaventati i capitani dell'e- 
sercito alleato, sebbene « conoscendo il pericolo 
manifestissimo, si fossero potuti trasferire in 
luogo ove alcune colline gli coprivano » (2), 
tuttavia nel timore che quello fosse come il 
segnale di una imminente scarica di tutte in- 
sieme le batterie di Pontevico, levati tosto gli 
alloggiamenti, senza suono di trombe e di tam- 



(1) Dissi già come la Signoria non volesse permettere 

che nel proprio Stato si avesse a dare alcuna mo- 
lestia alle genti della Chiesa : e però il Gritti, che 
si trovava nell' armata francese, si scusò col Senato 
di esser stato costretto ad acconsentire che il Lau- 
trech mandasse le artiglierie a Pontevico. — V. 
Guicciardini — 1. e. 

(2) F. Guicciardini — Storia d' Italia — lib. XIV , cap. 3.° 



385 

buri, innanzi Y aurora si allontanarono tacita- 
mente da. Robecco dirigendosi verso Gabbio- 
neta: sicché quando sul far del giorno comin- 
ciarono difatti i Francesi a tirare da Pontevico 
nel campo dei confederati, questi erano ormai 
quasi tutti scomparsi (1). — Per tale avveni- 
mento il Giovio, il Gapella, il Guicciardini, il 
Sismondi e alcuni altri storici biasimano al- 
tamente il Signore di Lautrech di non aver 
voluto dar retta ai capitani Svizzeri, che lo 
avevano consigliato di mettere il campo nelle 
vicinanze di Robecco, presso quello dei nemici, 
« ai quali per propinquità sua non rimaneva 
facoltà di partirsi sicuramente, non potendo, 
massimamente per V impedimento che avr eboero 
ricevuto dall' artiglierie di Pontevico, mettersi 
ordinatamente in battaglia, né dimorare in quel 
luogo per la fame più che tre o quattro giorni »: 
(Guicciardini). — Ma il Lautrech, dice il Sis- 
mondi , riponeva 1' onor suo nel non voler se- 
guire mai i suggerimenti che gli venivano 
dati; anzi per dimostrare che egli ne sapea 
più di tutti gli altri capitani, credeva neces- 

(1) « El campo del papa del mese de Octobre .... andò 
a Robecho, et stete lì zorni 4; se levò dicto campo 
per Pontevico cli'el batteva, cioè la fortezza, et ri- 
tornò indetro et dimorò a Gabiuneda »: {Bibl, Hist. 
It. — v. 1°, p. 237). V. Gavitelli Ann. Cremon. — f. 
275 r. 
Berenzi — Storia di Pontevico S5 



sario scostarsi sempre dalla comune opinione: 
e fu appunto per questa caparbietà, soggiunge 
il medesimo storico, che egli ebbe anche a 
perdere la più propizia occasione di distrug- 
gere 1' armata di Prospero Colonna, che si era 
imprudentemente acquartierata a l\obecco sotto 
il cannone della Fortezza veneziana di Ponte- 
tevico (1). Senonchò mentre, scampato il gra- 
vissimo pericolo, l' esercito della Lega teneva 
l'alloggiamento a Gabbioneta, il Lautrech venne 
co' suoi a Robecco, dove i capitani Svizzeri os- 
servati i posti tenuti poco prima dagli alleati, 
non dubitarono di dichiarare che i propri sol- 
dati meritavano senz' altro il premio dovuto ai 
vincitori, essendo stata non già loro colpa, ma 
errore e ostinazione solo del Generale, se in 
realtà essi non ottennero in quel luogo la vit- 
toria. 

A Robecco sostarono i Francesi più giorni, 
fino a che saputosi che i Collegati avevano 
levato improvvisamente il campo, e marciavano 
verso il milanese, essi pure volsero tosto al- 
l' Adda per impedire ai nemici il passaggio 
del fiume. — Intanto atterriti molti Cremonesi 
per la notizia divulgatasi, che il Lautrech non 
era giunto in tempo per arrestare le genti della 

(1) Storia delle Rep. It. — Cap. CXIII: — V. Guicciardini 
— St. d' It, lib. XIV , e. 3° : — Q. Catella — De Bello 
Mediol. 1. 1°, f. 10: — Giovio e Nardi. 



387 

Lega, e che Prospero Colonna e Ferdinando 
d' Avalos Marchese di Pescara erano già en- 
trati in Milano e vi aveano fatto man bassa 
sulla guarnigione francese, temendo essi pure 
imminenti disastri per la loro Città, abban- 
donarono Cremona, e insieme al Capitano ven- 
nero a rifugiarsi di qua dell' Oglio nel Castello 
di Pontevico (1). Poterono essi nondimeno, 
dopo alcuni giorni, ritornare ancora in Città, 
quando seppero cioè che 1' esercito di Francia 
erasi di nuovo trasferito nel territorio cremo- 
nese. 

Non è a credere quanto si adirasse Fran- 
cesco 1° in udire che il Ducato di Milano era 
perduto, e che per soprappiù anche la Repub- 
blica di Venezia, in causa della mala fortuna 
dei Francesi, stava per rompere 1' alleanza, e 
unirsi a Carlo V° : tuttavia non si sgomentò, 
ma attese con ardore a formare un poderoso 
esercito da spedir tosto in Italia per la im- 
presa di Milano. — E già alla testa di circa 
27,000 uomini l'ammiraglio Bonnivet scendeva 
in Lombardia per cominciare nel 1523 una 
decisiva campagna; e mentre egli poneva l'as- 
sedio a Milano, e occupava Monza, spediva in 

(1) « .... se levò el Bonaza, che era per capitano de la 
cita, com li officiali et alchuni zentilhomeni cremo- 
nesi che li seguitorno, et andorno a Pontevico » : 
(Bibl. ffist. It. v. 1°, p. 238). 



388 

pari tempo il capitano Bajardo con 300 lancie 
e 8000 fanti a prendere Lodi. A difesa di quella 
Città stava il Marchese di Mantova con 1000 
uomini; il quale per altro temendo di sé me- 
desimo, dice il Guicciardini che abbandonasse 
il posto e si ritirasse qui a Pontevico. Lodi 
cadde bensì al pari di Monza in potere dei 
Francesi, ma disperando tuttavia il Bonnivet 
di poter avere nello stesso tempo anche la 
Città di Milano, e sapendo d' altra parte come 
a Pontevico venissero mano mano raccoglien- 
dosi le genti dei Veneziani contro le armi di 
Francia (1), credette bene ritirare le truppe, 
parte ad Abbiategrasso e parte a Rosate, e 
aspettar quivi che le circostanze gli suggeris- 
sero poi un nuovo partito da prendere. — Da- 
vasi vanto l'ammiraglio Bonnivet di non imitare 
Y impeto e 1' imprudenza degli altri capitani 
francesi, e di fare la guerra agli italiani colle 
precauzioni italiane: ma in siffatto modo egli 
veniva poi a perdere i vantaggi propri della 
sua nazione, senza poter godere quelli della 
nostra (2), e non si accorgeva che a poco a 
poco preparava cosi all' esercito francese Y e- 
strema rovina. — Scese difatti, è vero, anche 
Francesco 1° a rafforzare in Italia la propria 
armata, la quale per il rapido ingrossare degli 

(1) Commentarli di G. B. Spedano — pag. 130: V. anche 

Guicciardini — St. d'It. — lib. XV , cap. 2°. 

(2) Sismondi — St. delle Rep. It. — cap. CXV. 






389 

alleati, accennava di correre un gravissimo pe- 
ricolo; ma troppo ligio egli stesso ai consigli 
del generale, che più di ogni altro fomenta- 
vagli nelF animo le passioni, e del continuo 
gli suggeriva di non compromettere sul campo 
r onor della corona, non seppe cogliere V op- 
portunità di assalire con tutte le sue schiere i 
Collegati; tuttavia quando meno se l' aspettava, 
e quando forse era meno preparato, si trovò 
presso Pavia di fronte ai nemici, che Y invi- 
tavan essi a misurarsi in campo. Non retroce- 
dette il Re: ma pieno di nobile ardire gridando 
ai suoi l' all' armi, si slanciò tra i primi in 
mezzo alla mischia: cadutogli sotto il cavallo 
si difese a piedi combattendo come un leone; 
ma conosciuto poi alle vesti reali e circondato 
egli solo dai nemici, dopo atti di valore inau- 
dito, dovette finalmente arrendersi e cedere la 
spada al Viceré Signore di Lanoia. Fu allora 
che scrisse alla madre quelle memorabili pa- 
role : « Tutto è perduto fuorché V onore ». — 
Circa 8000 Francesi rimasero uccisi sul campo 
in quella giornata (25 Febbraio 1525 J ; e tra 
questi ben 20 dei signori più nobili di Francia: 
molti altri furono fatti prigionieri; e il Re scor- 
tato da gran numero di armati fu condotto nel 
Castello di Pizzighettone (1). 



(1) Biblioth. Hist. hai — voi. 1°, pag. 275: — V. anche 
la Cronaca di Martino Verri. 



390 

Liberato poscia mediante gravosissimi patti, 
volle Francesco 1° ritentare la prova contro 
Carlo V°, alleandosi coi Veneziani, col Ponte- 
fice e con Francesco II Sforza, Duca di Mila- 
no: ma sconfitta la Lega e spodestato lo Sforza, 
furon viste le truppe alemanne marciare sotto 
le stesse mura di Roma. — In appresso gui- 
dati dal Duca di Brunsvich più di 10,000 Te- 
deschi scesero dalle montagne di Trento a 
combattere nuovamente contro la Lega; ed en- 
trando nel bresciano vi portarono il ferro e il 
fuoco. Costoro si univano nel Ducato di Mi- 
lano al De Leva, luogotenente imperiale; il 
quale pure, minacciando ognora sui confini 
P agro bresciano, venne poi di quando in quan- 
do a danneggiare di fatto con scorrerie il no- 
stro territorio : e fu dopo la metà di Settembre 
del 1529 che insieme ai Castelli di Ghedi, di 
Leno, di Gambara e di Chiari, anche la For- 
tezza di Pontevico venne quasi d' improvviso 
assalita dagli Alemanni, e da questi furono i 
miseri terrazzani non solo taglieggiati, ma a 
sfogo di furore vennero inoltre saccheggiate 
le loro case, e diroccato e incendiato in parte 
anche il Castello. 

Cosi purtroppo gli eserciti francesi, spagnoli, 
svizzeri e tedeschi fecero in questo tempo sof- 
frire orribilmente anche le nostre Terre; così 
per la politica delle Corti, e specialmente per 
le passioni di due regnanti stranieri, furono 



391 

espugnate Città e Castelli, si versò a torrenti 
il sangue sui campi di battaglia, si uccisero 
Principi e si devastarono intere provincie. — 
Finalmente però ebbe fine questa guerra san- 
guinosissima; e per la pace trattata prima a 
Barcellona e poi conchiusa a Cambrai (5 A- 
gosto Ì529), il Re Francesco 1° rinunciò ai 
diritti che egli vantava sul Ducato di Milano. 
Alla notizia della pace tanto sospirata i po- 
poli esultarono e fecero grandi feste: ma la 
soldataglia, che a quanto pare non faceva di- 
fetto nemmeno nell' esercito della Lega, venne 
purtroppo a contristare anche da noi la gioia, 
con cui quella pace fu accolta; imperocché per 
il trattato di Cambrai, vedendo molti degli al- 
leati cessare per loro il legale saccheggio, non 
vollero ascoltare altro né la voce della co- 
scienza, né i comandi né le minaccie dei ca- 
pitani; ma penetrarono colla violenza nelle case, 
e profanandole e contaminandole le misero a 
ruba e a sacco. — Passò tuttavia anche quel 
turbine inaspettato; e allora nelle varie Terre 
fu un risorgere come a nuova vita, e un affac- 
cendarsi generale e concorde per ristabilire 
l'ordine, e ripristinare nei singoli Comuni non 
solo i particolari diritti, ma, col riprendere 
1' agricoltura e col favorire le industrie loca- 
li, cercare altresì di riattivare il commercio, 
che per il succedersi incessante di rivoluzioni 



392 

e di guerre si era totalmente arrestato (i). 
Riguardo a Pontevico dirò, che innanzi tutto 
deliberarono i Capi del Comune di richiamarsi 
sopra i diritti, che la Città di Brescia vantava 
« ab antiquo » sul fiume Oglio, per poter far 
distruggere due molini, che i Cremonesi ave- 
vano costruito da varii anni presso il nostro 
Castello (2) : e vi riuscirono, perchè trovo che 



(1) Qui, si può dire, che per Pontevico termina il periodo 

storico e incomincia la cronaca: sicché riguardo a 
ciò che ora pur resta a narrare, (affine di continuare 
il racconto, come mi sono proposto, sino ai nostri 
giorni), conviene che mi limiti a quelle cose soltanto 
che sono puramente nostre, non aventi alcun rap- 
porto colla storia generale, e nemmeno stretta rela- 
zione tra di loro. — Per quest'altra parte del mio 
lavoro intorno a Pontevico, invoco maggiormente 
l'indulgenza del lettore. 

(2) Archivio Municip. di Brescia — Registro E, IV, 964, E. 

— pag. 173: — « Molendina, Portus, et Seriolse .... 
etc. — Super territorio de Pontevico in contrata de 
la Fra adsunt quinque Molendina Et prim. Molend. 
est fratr. factoris fratrum de S. Abundio de CremoDa. 

— Gli altri sono: Matthei Bonaldi, Zanini de Micho, 
Pecini de Cadegnano ha bit. in terra de Pontevico. — 
Item super territor. de Pontevico versus territor. de 
Robecho sup. flum. Olij duo Molendina. — Item sub 
Fortilicio de Pontevico adsunt duo Molend. in (lieto 
flum. Olij. — Item ut supra Fortilicium adest Pons 
ligneus super quo itur et reditur per transeuntes, 
qui Pons est loco Portus qui erat desuptus a diotis 



393 

il giorno 3 Maggio 1533, i cremonesi Marche- 
sino Dal Borgo e Stefano Pietti, proprietari 
dei molini distrutti, dimandarono ai nostri l'in- 
vestitura, e la facoltà di ricostruirli, tenendoli 
però a titolo di precario. — In seguito i Cre- 
monesi divenuti attori si adoperarono perchè 
la contesa relativa ai detti molini fosse decisa 
in loro favore: e allora tanto la Repubblica di 
Venezia, come Francesco II Sforza, Duca di 
Milano, deliberarono di nominare Giudici della 
causa un certo Giovanni Basidunna da parte 
della Signoria, e il Giureconsulto Egidio Bosio 
(1) da parte del Duca; i quali per altro, seb- 
bene venissero qui sul luogo, ed esaminassero 
le ragioni dei Cremonesi e di quelli di Pon- 
tevico, non poterono tuttavia accordarsi intorno 
alla risoluzione della lite: tantoché Brescia ri- 
peteva ancora di avere pieni diritti sull' Oglio, 
cui voleva libero e navigabile, mentre Cremona 
opponendosi e rispondendo il contrario, insi- 
steva che, « sospeso il Peti torio, dovessero li 

molendinis, et qui Polis erat Civit. Brix. et Episco- 
pati^ ». — A foglio 218 si parla ancora dei molini di 
Pontevico, e di una palificata verso la riva dell' Oglio 
pure a Pontevico, la cui spesa toccava in parte alle 
Monache di S. Giulia di Brescia. 
(1) Questo Egidio Bosio, celebre Giureconsulto e Senatore 
di Milano, nel suo Trattato Criminale intitolato « De 
Aquis et Fluminibus », fa menzione della deputazione 
sua al giudizio della presente contesa. 



394 

Giudici decidere il Possessorio » (1). — Pas- 
sarono due mesi nella trattazione di quella 
causa, « che si maneggiava con molto fervore: 
e impegno alla Corte di Milano » (2), quando 
finalmente il Duca ordinò al Bosio che ad un 
tempo, « et unica sententia » fossero insieme 
decisi il Petitorio e il Possessorio (3). Brescia 
allora (14 Gennaio 1534 J produsse i suoi do- 
cumenti comprovanti i propri diritti, allegando 
i Privilegi 1037 di Corrado II , 1123 di En- 
rico V°, 1192 di Enrico VIP, la Sentenza 
1351 dei Delegati dell' Arcivescovo Giovanni 
Signore di Milano, quella del Card, di Santa 
Croce data in occasione della pace tra i Prin- 
cipi (a. 1427), le Ducali venete 10 Maggio 1445, 
e la Decisione dei Savi di Terraferma delegati 
dalla Repubblica e da Francesco Sforza Si- 
gnore di Cremona (11 Maggio 1449), come pure 
le Ducali 14 Luglio dello stesso anno 1449; dai 
quali documenti veniva ad essere confermato 
il dominio bresciano sopra il fiume Oglio, « con 
ambedue le Ripe, e per cento Trabucchi nel 
Cremonese ». Cremona negava ( 15 Gennaio 



(1) Giorno 2 Novembre 1533: V. Relazione sul fiume Oglio: 

— Mss. Quirin. f. 14 e seg. 

(2) Relazione e te. — luogo citato. 

(3) Decreto Ducale 29 Dicembre 1533, e Lotterà dell' Am- 

basciator veneto, e Ducali venete al Basidunna — 
4 G ernia io 1534. 



395 

1534) allegando il Privilegio di Lodovico il 
Bavaro (a. 1329), e introducendo varie ecce- 
zioni alle Sentenze seguite a favor dei Bre- 
sciani negli anni 1351, 1427, 1449 etc. Senonchè 
dopo 6 mesi di continue contestazioni sia da 
una parte che dall' altra, il Senato di Venezia 
con Ducali 23 Luglio 1534 ordinò ai Rettori 
di Brescia, che entro 15 giorni venissero di- 
strutti i ruolini e le traversate fatte dai Cre- 
monesi nel fiume Oglio sotto Pontevico; sicché 
Alessandro Roncadello si trovò costretto a di- 
mandare in seguito ai Bresciani la investitura 
di un molino a due ruote nell' Oglio presso 
Grumone, coli' annuo livello di scudi 3 d'oro 
(1); e così parimente Girolamo e Alfonso Gal- 
larano per altri due ruolini situati nello stesso 
fiume in vicinanza di Robecco (19 Gennaio e 
14 Febbraio 1541) : le quali investiture furono 
fatte, ma in via precaria (2). 

Giova notare, che di questo tempo i nostri 
ebbero pure confermati dal Doge Andrea Grit- 
ti i loro Privilegi; e che inoltre dallo stesso 



(1) Deliberazione del Consiglio Generale 21 Maggio 1540. 

(2) Relazione sul fiume Oglio: — Mss. Quirin. — 1. e. — 

Sotto Carlo V° le cose mutarono ancora, perchè il 
Senato di Milano (6 Febbraio 1546) proibiva a chiun- 
que aveva molini nell' Oglio, di riconoscere alcun 
altro Principe per le contribuzioni, salvo che la Mae- 
stà Cesarea: di qui altri dissidi. 



396 

Doge venne abrogata in favore di quelli di 
Pontevico la sentenza che il Capitano Jacopo 
Micheli aveva pronunciato il giorno 27 Agosto 
1518 contro il nostro Comune, riguardo all'ob- 
bligo di alloggiare nella Terra parte dei sol- 
dati e dei cavalli della Repubblica (1). 

Anche per ciò che si riferiva alla vecchia 
questione del ponte su ] l' Oglio essendosi inol- 
trata causa dal Vescovo di Brescia, il quale 
dichiarava di aver diritto anch' egli, insieme 
al Comune della Città e a quello di Pontevico, 
ad una parte dei redditi di detto ponte, venne 
finalmente steso un istrumento di transazione 
(8 Agosto Ì533), con cui i giudici chiusero la 
lite determinando, « che le utilità et emolumenti 
del Ponte spettassero, di quindeci caratti o sia 
porzioni, sei alla Città, cinque al Vescovato, e 
quatro al Commune di Pontevico: e facendosi 



(1) € Andreas Gritti Dei Gratia Dux Venetiarum etc 

Sententia lata per Jacobum Michelem olim Capii 
Brixise per quam terminavit quod illi de Pontevico 
teneantur ad allodiamenta, et allodiare debeant par- 
tem equorum et militum ipsis assignatorum etc. prò 
ut in ea tamquam Sententia male et indebite lata 
ad dammi m et prsejuditium Hominum de Pontivico, 
rationibus et causis huic Consilio dictis et deductis 
auctoritate hujus Cons; incidatur, cassetur, et revo- 
cetur cum omnibus secutis et dependentibus ab ea, 
sic ut de cetero sit nullius valoris, vigoris, efficacia, 
vel momenti, tamquam facta non fuisset etc. ». 



397 

'e spese per il mantenimento a nome commu- 

\e » (1). 

Nel Maggio del 1536 giunsero al Castello di 
Pontevico i soldati e i eavalli del Capitano 
airolamo Diedo; e il nostro Comune valendosi 
Ielle Ducali ultime si rifiutò di somministrar 
loro T occorrente di legna di strame e di tutte 
le altre cose, a cui dal Capitano della Città 

bigi Riva, lo si voleva contro diritto obbli- 
gare (iS Maggio 1536/. — Ricorse per altro 
a Brescia come delegato della Terra di Pon- 
evico un Marco Danese, allo scopo di esporre 
e ragioni del Comune, e far quindi o ritirare 
òrmalmente il mandato 13 Maggio, col quale 
Girolamo Diedo esigeva il necessario per 1' al- 
oggiamento della sua compagnia, o almeno 
cerche il Capitano della Città, a norma della 
Sentenza pronunciata già fin dal 6 Aprile 1526 
lai Provveditore generale della Repubblica Pie- 
ro Pisauro, obbligasse tutti insieme i Comuni 
ella Quadra di Pontevico a provvedere la guar- 
igione di quanto le poteva occorrere. Quindi 



1) Rdaz. sul f. Oglio — Mss. Quir. — f . 87 e seg — 
Sella stessa Relazione è detto che anche « li Castellani 
di Pontevico pretesero ingerirsi nel Ponte, e poner 
mano nelle utilità del medemo: ma con giudizio 
prima dei Capi dell' Ecc. Cons. di X, 22 Xbre 1524, 
e dopo del Magistrato dell' Avogaria 8 Marzo 1531, 
furono li tentativi repressi ». 



398 

avvenne che soltanto 5 giorni dopo, dacché 
nostri fecero ricorso a Brescia, il Capitane 
Luigi Riva inviava a Maffeo da Offlaga, Vica- 
rio della nostra Terra, un nuovo mandato, nel 
quale egli stesso ebbe a dichiarare, che quel- 
1' altro del 13 era « de directo contrario alla 
Terminatione alias fatta per il q. CI. M. Pie- 
tro da Pesaro ohm Prov. Gen. di campo, per 
la quale, detto Prov. terminò che li Communi 
di Alfianello, Siniga, S. Gervasio, et Bassano 
siano obbligati dare alti soldati, che di tempo 
in tempo saranno mandati in la Rocha di Pon- 
tivico, legne, strame, et mussarle grosse, cioè 
banche, tavole, vezoli, calciavi, cadene, et altre 
cose simili » : indi il Capitano di Brescia sog- 
giungeva: « Non essendo di mente nostra in- 
fringere le cose dichiarite per detto Prov. vi 
dicemo, che il nostro mandato de dì 18 del 
presente mese si habbia per nullo et revocato, 
et debbiate essequire et far essequire la detta 
Terminatione del pref. CI. M. Piero da Pesaro 
in tutto et per tutto come la sta, et così farete 
intendere a D. Hier. Diedo che voglia conten- 
tarsi di quello fu dichiarito per detta Termi- 
natione. — Brixice die XVIII Maij 1536 » : (1). 
Per tal modo mentre in bresciana si potea 

(1) La Terminazione di Pietro Pisauro del 1526, e il Man- 
dato del Capit. Luigi Riva del 13 Maggio 1536, sono 
in copia presso di me. 



399 

finalmente godere di una certa pace e tran- 
quillità, e la guerra pareva che non sì presto 
dovesse tornar a funestare le misere popola- 
zioni, i nostri di Pontevico, impoveriti come 
erano, cercarono tuttavia di rendere mano mano 
più fiorente il Comune, sia col valersi dei Pri- 
vilegi, che durante le guerre si erano meritati 
dalla Signoria di Venezia, sia col procurarsi 
dalla Repubblica altri favori, non già con inu- 
tili lamenti, ma col lavoro e la fatica, e col- 
r omaggio di quella sudditanza e fedeltà sincera, 
che in passato non ebbe mai in essi a smen- 
tirsi, nò a scemare, neppure in mezzo ai loro 
più gravi pericoli. 



400 

CAPITOLO XXIII. 

Atto di transazione tra 1' Arciprete di Pontevico 
e i Cremonesi. — li nuovo Mercato. — Restaura- 
zione della Rocca. — Sentenze favorevoli al Co- 
mune di Pontevico. — Compera. — Peste. — 
Contrasti coi Cremonesi per i confini del territorio. 
— La Provincia è desolata dalla peste. — Con- 
ferma dei privilegi di Pontevico. — La nuova 
Chiesa Parr. e la Visita di S. Carlo. — 11 Card. 
Morosini. — Privilegi. — Uomini illustri. 

(A. 1536-1599). 

Nel decennio che trascorse dal 1536 al 1546 
non trovo nulla di particolare che meriti di 
essere narrato intorno a Pontevico : riferiscono 
però alcuni storici, che nel corso di questi 
anni si ebbero a deplorare in quasi tutta Lom- 
bardia ora grandi siccità, e ora pioggie tor- 
renziali ed inondazioni di fiumi, che causarono 
poi carestie e pestilenze, ed arrestarono di 
quando in quando nelle nostre Terre il com- 
mercio, che dopo la pace di Cambrai si era 
mirabilmente riattivato. — In seguito essen- 
dosi ripigliate al pari e forse meglio di prima 
le industrie locali (1), e presa da noi parti- 

(1) Colle industrie fa ripreso anche il commercio. Qui da 
noi si commerciava particolarmente di vino e farine. 
In forza dei nostri Privilegi « virtute Privilegiorum 



401 

polarmente a cuore la coltivazione dei campi, 
sorsero questioni coi Cremonesi intorno alla 
proprietà di alcuni beni situati lungo 1' Oglio, 
i quali beni, per»aver il fiume nelle ultime 
inondazioni mutato alveo, rimasero aggiunti al 
territorio bresciano. — Si iniziò per tali con- 
trasti una causa, che fu portata in giudizio : 

— Rappresentante del nostro Comune fu scelto 
l'Arciprete di Pontevico Monsignor Silvestro 
Valerio (1); e da parte dei Cremonesi com- 
parvero i Signori Gallarani, proprietari forse 
dei campi situati sulla destra dell' Oglio (2). 

— Si raccolsero più volte i deputati, ora nella 
Terra di Robecco, ora qui a Pontevico e ora 
sulle rive stesse del fiume, per discutere in- 
torno alla proprietà di quei beni; quando fi- 
nalmente, il giorno 22 Dicembre dell' anno 1549, 



illorum de Pontevico », fu decisa in favore del nostro 
Comune e di un Rampini, negoziante di Pontevico, 
una questione sorta per i Dazii imposti dalla Re- 
pubblica sui vini e sulle biade, che si importavano 
nello Stato della Signoria, e si trasportavano di Terra 
in Terra. 

(1) Questo Arciprete di Pontevico aveva titolo di Monsi- 

gnore, per esser egli Protonotario Apostolico. Il titolo 
di Monsignore fu conferito ai nostri Parrochi nelF an- 
no 1609 colla istituzione dell' Abbazia, come vedremo 
fra breve. 

(2) 11 terreno contestato era conosciuto sotto il nome 

di Gerra. 
Berenzi — Storia di Pontevico ^^ 



402 

« in terra Pontisvici in domo Ecclesia? SS An- 
drea? », alla presenza dei testimonii, vennero 
i nostri ad un accomodamento coi Cremonesi, 
e chiusero la lite con un Atto di Transazione, 
che fu sottoscritto dinnanzi al notaio e ai te- 
stimonii, tanto dall'Arciprete Valerio, come dai 
Gallarani (1). 

Intanto, a meglio favorire l'industria e il 
commercio, pensavano i Castellani e i Vicarii 
di Pontevico di aprire nella nostra Terra un 
Mercato, per i cui vantaggi gli abitanti potes- 
sero sempre più migliorare la condizione, alla 
quale erano stati ridotti dalle rivoluzioni e dalle 
guerre passate. À questo scopo avevano già 
iniziato pratiche i Castellani Faustino Arimondi 
(2) fa: 1551), e Pietro Zambaroli [a. 1553]: 

(1) V. « Atto di Transattone tra il Rev. Mons. Valerio 
Proposto di Pontevico per una parte et li Galerani 
et altri Cremonesi per l'altra, per occasione di alcuni 
beni situati nel vaso vecchio del fiume Olio, Citra »: 
— Pergamena conservala in apposita cassetta ài legno 
nella Bibl. Quii: di Brescia sotto il N.° 34: — una 
parte di quest'atto è in copia presso di me. — V. 
anche Relaz. sul. f. Oglio: Mss. Quir. 

(2) Questo A rimondi o Raimondi era succeduto a Ber- 

nardino Barbaro: {Ducale 16 Marzo 1551), il quale 
era stato nominato nel 1548 Castellano di Pontevico 
in sostituzione di Frane. Minio: {Due. 26 Luglio)-. — 
V. nelV Arch. di Brescia = Registro — Prefettizia 
Inferiore = 1488-1553, f. 67, 142, 186-88. — A f . 158 
è registrata la nomina di Giacomo di Firenze, a capo 



403 

ina fu nell'anno 1559, che il Vicario Annibale 
dei Lantani e il Castellano Vincenzo Delfino 
riuscirono non solo a fare in nome del nostro 
Comune la compera dell'area per il nuovo Mer- 
cato (1), ma ne ottennero altresì privilegi dalla 
Repubblica, acciocché fin dal principio i ne- 
gozianti forestieri, e la gente delle Terre vicine 
potessero accorrervi più facilmente, e animarlo 
colla frequenza e coi commerci. 

bombardiere della fortezza di Pontevico: {Ducale 1 
Giugno 1551). 
(1)7/ Mercato si dovea fare presso la Rocca, dalla parte 
del Rivellino. « In Christi nomine amen. — Anno 
Domini a nativitate ejusdem MDLIX, Indict. II. die 
quinto dee. mensis Sept. sub quadam fraschata ca- 
stelli Pontevici distr. brix. present. Petro Luca Dar- 
cholis, ser Petro fil. s. Pasini Druino. et Cristoph. 
q. Ant. de Pasquinis omnib. habit. Pontevici testibus 

rog. et voc Jo. Maria q. bartolini Doberthis 

Civis brix. habit. Pontevici agens per se suosque .... 

promisit dedit vendidit et tradidit jure proprio 

m. Castellano Pontevici (Vincentio Delphino) et sp. 
dno Hannibali de Lantanis (Vicario) ibidem presen- 
tibus et ementibus nomine ac vice cois et homin. 
Terre Pontisvici uti deputatis electis per conc. dicti 
cois ad emendum loca prò faciendo Mercato in Terra 
Pontevici. Nominatim unam petiam terre jacentem in 

contrata Revellini in terra Pontevici etc. »: (Da 

una pergamena esistente nel Municipio di Pontevico). 
— Sono pochissimi i documenti che ho potuto tro- 
vare nel Municipio di Pontevico: dicesi che l'incen- 
dio di circa un secolo fa, abbia distrutto la massima 
parte delle nostre memorie patrie. 



404 

Senonchè alle opere che tornavano di van- 
taggio materiale al paese, sapevano inoltre ag- 
giungere i nostri anche quelle che potevano 
all'uopo servire di difesa alla Terra e insieme 
alla Provincia bresciana. Gli è appunto per 
questo, che mentre essi pensavano a migliorare 
le proprie sorti, rivolsero pure la mente alle 
operazioni da farsi alla Rócca affine di ren- 
derla ognora più forte ed agguerrita. E bisogna 
credere che i lavori di fortificazione riuscissero 
poi assai dispendiosi, e tuttavia molto accetti 
ai Bresciani, perchè il Capitano della Città 
G. Matteo Bembo, in data 30 Maggio 1560, 
decretava quanto segue : « Essendo state fatte 
per il Comune di Pontevico molte opere alla 
Rocca cV essa Terra a benefficio de nostra III.™ 
Signoria, et essendo cosa honesta che sieno sa- 
tisfatti, per tenor delle presenti commandiamo 
alti Agenti, Massari), et Sindici di questo Ter- 
ritorio, che viste le presenti debbano far bori 
al ditto Comune di Pontevico tutte le faci, et 
opere che legittimamente mostraranno haver fatte 
in ditta Rocca » : (1). 

Cosi nel 1565 (26 Gennaio), da Cristoforo 
Palazzi, Giudice sopra i Dazii della Provincia, 
fu pronunciata sentenza favorevole al Comune 
e agli abitanti di Pontevico riguardo alle tasse 

(1) Da una memoria presso il Municipio di Pontevico. 



405 

del Bollo e delle Misure: « .... sine aliqua 
sohitione (prò Bullo et MensurisJ, juxta pri- 
vilegia concessa per seren. D. N. Venet. Vallibus 
Trumpice et Sabij, ad instar quarum vallium, 
terra de Pontevico, seu homines, per gratiam 
prcelib. ser. Doni, fuit et est » : (1). 

Unitamente poi al Comune della Città e al 
Vescovo, i nostri comperarono in questo tempo 
una piccola isola, che si era formata nell'Oglio 
presso Pontevico, perchè sembra che molti pas- 
seggieri defraudassero per quella il pedaggio 
del nostro ponte (2): fa. 1567 J. 

Ma ecco che a interrompere il riordinamento 
del Comune di Pontevico, per il quale a dir 
vero parea si dovesse segnare nella storia del 
nostro paese l'epoca della vita e della prospe- 
rità, comparve in Lombardia terribile e fieris- 
sima la peste. E già mentre fervea in Oriente 
la guerra (3), qui da noi la morìa mieteva 

(1) Da un libro membranaceo del Municipio di Pontevico. 

(2) « La Città, Vescovato e Commun di Pordevko, a 26 
Febraro 1567, per Istromento rogato da Gabriele 
Faita Nodaro ed allora Cancelliere della Città, com- 
perorno da Giov. Bat. Catari un Isola nel fiume Oglio 
al disotto del Ponte, per cavezzi XI[ circa, per L. 470 
planet. e ciò a motivo del Ponte stesso »: (Relaz. sul 
/. Oglio: Mss. Quir. f. 87 e seg.). 

(3) I Turchi assalsero in questo tempo l' isola di Cipro. 
Venezia fece supremi sforzi; e secondata dal Ponte- 
fice Pio V° allestì con Firenze e Spagna una flotta 



406 

vittime a migliaia; e secondo lo Spini ben 
13,000 persone nell'anno 1570 perivano di pe- 
ste nella sola Città di Brescia. — In appresso 
tuttavia il contagio parve cessare, o almeno 
andò alquanto diminuendo, ma purtroppo per 
scoppiare fra pochi anni assai più fiero di 
prima. 

Nel tempo che trascorse dal cessar della pe- 
ste al suo ricomparire anche nelle Terre ve- 
nete, non trovo alcuna cosa nostra, che meriti 
di essere qui ricordata. Menò nullameno qual- 
che rumore in Provincia la cattura di un certo 
Battista Danese di Pontevico, il quale essendo 
passato di là dell' Oglio per pescare in un 
laghetto di proprietà della nobile famiglia ti- 
goni, ed essendo ivi sorpreso dai Ministri di 
Cremona, fu senz' altro condotto nelle carceri 
di quella Città, come reo di aver contro le 
Gride del Senato di Milano recato danno fuori 
dei confini della Repubblica nella Provincia 
cremonese. Si suscitarono pertanto i vecchi 
contrasti «tra Brescia e Cremona riguardo al- 
l' Oglio e al dominio che la nostra Città vantava 



capitanata da Marco Antonio Colonna, colla quale 
nel golfo di Lepanto (a. 1571) sconfisse i Turchi. Fu 
la maggior battaglia che si combattesse in mare 
dopo quella fra Antonio ed Augusto: (V. Cantù). La 
Chiesa santificò la memoria di quella battaglia colla 
festa del Rosario. 



407 

non solo sulle acque del fiume, ma anche su 
tutta la riva destra per cento trabucchi nel 
territorio cremonese: ed esposero quindi i no- 
stri le ragioni, per le quali, sebbene il la- 
ghetto fosse oltre Y Oglio presso Grumone, si 
dovea però considerare come compreso entro 
i limiti dei Comune di Pontevico; e che la fa- 
miglia bresciana degli Ugoni ne era da anni 
la proprietaria: sicché in seguito a tali prove 
e alle proteste del Rappresentante veneto, il 
Danese fu posto in libertà; ne altro dai Mini- 
stri di Cremona vennero poscia molestati quelli 
di Pontevico, che vollero fare la pesca nel la- 
ghetto di là dell' Oglio (1). 

Come dissi, in capo a pochi anni ripullulava 
la peste: pare che uno, il quale ne avea il 
germe nel sangue, fuggendo da Cremona, ve- 
nisse in bresciana (2), e la portasse a Iseo ; e 
che di là il contagio si propagasse rapidamente 
in Brescia e nelle Terre della Provincia fa. 

(1) V. Relax, sul f. Oglio: — Mss. Quir. f. 48-49. 

(2) « Nelli anni di peste sono sempre stati proibiti li passi 
e porti d' Oglio, a riserva solamente delti Ponti fermi 
di Palazzolo, Pontoglio, e Pontevico » : (Relax, sul f. 
Oglio). — A Pontevico era delegato particolarmente 
il Castellano a invigilare il passaggio del ponte. — 
Successore a Delfino Angelo era stato nominato Ca- 
stellano di Pontevico per l'anno 1576 un certo Eu- 
stacchio Duodo: (Ducale 15 Dicembre 1575: V. Reg. 
Prefettizia lnf. — Arch. di Brescia). 



408 

1576). È facile immaginare il lutto e la co- 
sternazione da cui furono colpiti i cittadini e 
gli abitanti tutti dei borghi e delle ville : — 
tornati vani i provvedimenti dei governatori e 
le prescrizioni sanitarie (1), si videro i miseri 
terrazzani gemere come istupiditi sotto il ter- 
ribile flagello, o nella generale confusione por- 
tare a truppe il contagio anche là, dove per 
somma grazia non era ancor giunto. Dice l'O- 
dorici che ben pochi Castelli bresciani furono 
risparmiati dalla peste; forse però tra i pochi 
si deve pur annoverare il Castello di Pontevico. 
Ciò che me lo lascierebbe credere si è, che 
il Comune nostro non lo si trova registrato 
nel numero di quelli che vennero funestati dal 
contagio; e inoltre mi fu dato vedere in una 
lettera del nostro Municipio, che, in data del 
30 Ottobre i Sindici di Pontevico fecero istan- 
za a Giacomo Soranzo Rappresentante della 
Repubblica in Brescia, di poter condannare 
fino alla somma di 100 ducati, o alla pena 
del bando o della galera, tutti coloro che fos- 
sero venuti meno agli ordini o proclami ema- 
nati dall'Ufficio di Sanità; e ciò per salvar 



1) Nella Città di Brescia le spese dei provvedimenti per 
la peste ammontarono alla somma di 100,000 ducati: 
20,000 furono sovvenuti dalla Repubblica. Dicesi poi 
che venissero poste le forche in capo alle vie pel 
trasgressori degli ordini sanitari. 



409 

la Terra di Pontevico dal contagio (4): dal 
che parmi si possa dedurre, che in questo 
tempo in cui la massima parte dei Castelli 
bresciani era desolata dalla peste, il nostro 
per special grazia del Cielo sia rimasto forse 
illeso, o certo non sia stato battuto sì fiera- 
ramente come gli altri. 

Quando Iddio volle, il terribile flagello scom- 
parve; e a poco a poco la nostra Provincia 
potè anche rimarginare le larghe ferite, e ri- 
parare ai gravissimi danni, che la peste avea 
lasciato dietro di sé. — In questi anni di e- 
strema miseria i Rappresentanti della Signoria 
furono larghi di sussidii e di concessioni alle 
nostre Terre; e generosi pure si mostrarono 
verso il Comune di Pontevico: difatti vediamo 
che colla conferma della sentenza già pronun- 
ciata in favore di Pontevico nel Gennaio del 
4565, i nostri, nell' anno 4578, ebbero dal Giu- 
dice Camillo Calzaveglia una nuova più espli- 
cita favorevolissima sentenza, per la quale, 
« juxta formam privilegìorum Quadrai et Co- 
muni concessorum », essi erano dichiarati e- 



(1) Siccome quasi tutta la nostra provincia era infetta, 
così erano gelosamente guardati dai Cremonesi i 
passi dell' Oglio. Anche di là del nostro ponte in- 
nalzarono essi una cancellata, e costruirono caselli 
per i custodi e i deputati alla sanità: V. Relaz. sul 
f. Oglio: Mss. Quirin. f. 46, 47. 



410 

senti da qualsiasi dazio: e però veniva fatta 
ingiunzione agli Ufficiali delegati per la ri- 
scossione delle Tasse, che non recassero mo- 
lestia in proposito al Comune e alla Quadra 
di Pontevico; e che ai nostri lasciassero godere 
« pacifice » i privilegi loro concessi e con- 
fermati dalle autorità, « sine aliquo eorum di- 
sturbici, expensa et damno » (1). 

Piacemi qui riferire, che nell' anno 1578 es- 
sendo rinati i soliti contrasti tra i Bresciani 
e i Cremonesi per il possesso del fiume Oglio, 
innanzi che si venisse ad atti giudizari pub- 
blici come era a temere, furono rappacificate 
le parti in via privata, per opera specialmente 
del Vescovo di Brescia Domenico Bollani (2). 

Al Bollani nella Sede vescovile di Brescia 
succedette Giovanni Delfino: e fu nel tempo 
in cui questi reggeva la nostra Diocesi, che 
il Card, di S. Prassede Carlo Borromeo, Ar- 
civescovo di Milano, venne quale Delegato A- 

(1) Docum. N.° 17 della mia raccolta. — Dello stesso anno 

1578 (19 Settembre) abbiamo una approvazione e con- 
ferma di un' altra Sentenza relativa a Pontevico, pro- 
nunciata già dai Rettori di Brescia fin dal 1470, e 
rinnovata in questo anno da G. Soranzo Proc. e Prov. 
gen. di T. F. 

(2) « Urbis nostrse et Cremonensis, ob fluminis Olei pos- 

sessionem, controversias, qua valebat dexteritate {E- 
piscopus) composuit feliciter »: (Gradenìgo — Brixia 
sacra — pag. 370-71). 



411 

postolico a visitare anche la nuova Chiesa Par- 
rocchiale di Pontevico, la quale era tuttora in 
fabbrica. 

E qui giova notare, che prima del 1471 la 
Chiesa Parrocchiale non era già nel luogo dove 
ora sorge la nostra Chiesa maggiore; ma era 
fuori del paese un breve tratto, verso Y attuale 
cimitero, ed era dedicata all'Apostolo S. Andrea 
(1). Quella invece di S. Tommaso, costruita 
nel 1486, sorgeva nella parte alta del paese, 
ed era frequentata e sussidiata dai fedeli assai 
più che non la Chiesa Parrocchiale. I tre Cap- 
pellani che la funzionavano, intrapresero nel 
1570 colle offerte dei terrazzani l'allargamento 
di questa Chiesa, che ora diremmo sussidiaria, 
e invitarono anche il Parroco Silvestro Valerio 
a concorrere coi fedeli alle spese di costru- 
zione: si rifiutava sulle prime il Parroco, di- 
cendo di esser egli obbligato alla ristaurazione 
o anche all' ampliamento della Chiesa di S. An- 
drea, e non già di quella dì S. Tommaso, stata 
sempre provveduta e ristaurata in passato dai 
Cappellani e dalla Comunità (2) : ma poi dietro 

(1) « Quse nunc est sub titillo D. Thomae Apost. Ecclesia 
Parochialis Pontisvici olim jacebat ad jactum lapidis 
a Castro sub titulo S. Andreae Apost. cujus superest 
aedicula, et eam prope vetus populi sepulcretum »: 
{Meni. mss. dell' Ab. Filippo Garbelli: — Quirin. di 
Brescia). 

(2) « Dicebat veram et propriam Parrochialem EccJesiarn 



412 

vive istanze degli abitanti di Pontevico, essen- 
dosi per Decreto vescovile eretta a Parrocchia 
la Chiesa di S. Tommaso in luogo di quella 
di S. Andrea, anche il Valerio si indusse a 
concorrere egli pure in gran parte alle spese 
della fabbrica (1). — Senonchè, in causa spe- 
cialmente della peste che spesso aveva minac- 
ciato di invadere la nostra Terra, quando nel 
Luglio del 1580 qui giunse in visita S. Carlo 
Borromeo (2), la fabbrica non era del tutto com- 

loci Pontisvici esse Ecclesiam S. Andrese .... et tres 
Capellanos teneri ad integrarci reparationem instaurai 

et ampliai Eccl. S. Thomae et dictam Eccl. 

S. Thomse numquam fuisse aut esse Eccl. Parro- 
chialem, sed fuisse et esse simplicem ac sine cura, 
nullique in titulum conferri solitam , ipsamque a 
Communi et hominibus dicti loci reparari et in- 
stauri solitam: ac in ea prò solo comodo populi 
dictse terree sacramenta eccl. ministrari et curanti 
animar, exerceri consuevisse, sed numquam fuisse 
aut esse Ecclesiam Par. quia esset dare duas Parro- 
chiales Ecclesias, et sic duo capita in uno ac eodem 
corpore »: {Lib. cartaceo del Municipio — p. 105). 

(1) D'allora in poi la Pieve o Chiesa Parrocchiale di Pon- 

tevico fu detta dei Santi Apostoli Andrea e Tommaso. 

(2) S. Carlo cominciò la Visita della Diocesi bresciana 

dagli Orzinovi, negli ultimi giorni di Giugno. Passò 
quindi a Quinzano, poi a Verola e a Manerbio, indi 
venne a Pontevico (10 Luglio), per continuare in se- 
guito da Pralboino fino a Castiglione delle Stiviere, 
dove amministrò per la prima volta la SS. Comu- 
nione a S. Luigi Gonzaga: {Gradenigo— Brixia sacra 
— p. 374 — nota). 



113 

pita; e oltre a ciò, la nuova Chiesa, sebbene 
ampliata, fu dal Santo Visitatore giudicata per 
la popolazione di Pontevico ancor troppo an- 
gusta; di modo che, tra le altre prescrizioni, 
egli ebbe a imporre al Parroco Salomone Va- 
llerò, nipote di Silvestro, che in seguito vi 
facesse fare Y aggiunta di tre nuove arcate dal- 
la parte anteriore; e a tale scopo egli stesso 
il Borromeo fece alla nostra Chiesa una larga 
offerta di danaro. — Negli Atti della Visita Ap. 
« in Terra Pontivici Dioecesis Brix. », si legge: 
« Ecclesia? fabrica perfìciatur , tribusque aliis 
arcubus a parte anteriori cemeterium versus 
ampUficetur : — Pavimentimi Ecclesia? confi- 
datar: — Turris campanilis eo ipso in loco 
remaneat: — Cemeterium muro undique clau- 
datur, in eoque struatur ossarium: ....»: e 
quindi si trovano decretate in quegli Atti altre 
opere di minor importanza riguardo alla no- 
tra Parrocchia (i). 

Secondo le ingiunzioni di S. Carlo si diede 
tosto principio a una nuova fabbrica della Chie- 
sa Parrocchiale; e sembra che la si ultimasse 
nell' anno 1584, come apparisce da una iscri- 
zione incisa su di un largo mattone, trovato, 
insieme ad un'ampolla di olio aggrumato, sotto 

(1) Gli Atti della Visita di S. Carlo furono ordinati in 
Groppello (mila?iene); e di là vennero poi mandati 
a Brescia nel 1581: (Gradenigo — 1. e). 



414 

il pavimento di detta Chiesa, nel Luglio dello 
scorso anno 1886. — L'iscrizione dice così: 
« Anno Dni MCCCCLXXXVI — Quarto No. 
Maji Fundatum —XVII Kal. Junii MDLXXXI1TI 
— Jussu III. Card. Caroli Boromei Apost. 
Sedis D. P. Visit. Radicitus Evuls. — Idib. 
Aug. Ejusdem Anni Re^edtficatum et amplia- 

TUM FUIT — RECTORE III. ET REV. SALOMONE 

Valerio Veneto — III. Com. Nigolao Gam- 

BARA PlLEF. — FAUSTO BONVINO DeP. — JOS. 

Frang. Trenta Grammatig. Professor — 0- 
leum hig positum — ex voto posuit poste- 
risque se. » (1). 

Neil' anno 1592 la nuova Chiesa fu visitata 
dal Card. Morosini, il quale ai primi di No- 
vembre da Bassano giungeva a Pontevico ac- 
compagnato dal patrizio Alessandro. Luzzago 
(Ven.). Come si rileva da una lettera dello stes- 
so Luzzago, il Cardinale fu accolto dai nostri 
terrazzani con gran festa; talché egli rimase ol- 
tremodo soddisfatto, ed ebbe a compiacersene 
alquanto col Parroco e coi Capi del paese (2). 

(1) Pare che l'antica Piove di S. Andrea venisse poscia 

distrutta: « Ecclesia Sancti Andrea fuit diruta »: 

— I beni stabili della Parrocchia davano la rendita 
di 2500 scudi : « . . . . eam habere bona stabilia annui 
reddìlus scutor. duor. mille quingenlor. » : (V. Atti 
della visita Pastor. del Vesc. Marino Giorgio — 6 
Maggio 1599). 

(2) « ho fatto entrare gli uomini (di Bassano) a rin- 






415 

Di anno in anno poi la nostra Chiesa venne 
ognora più ornandosi e abbellendosi; e nel 
1599, sebbene mancasse ancora di alcune cose 
)ur necessarie « huic insigni Ecclesice », non- 
dimeno negli Atti della Visita Pastorale di det- 
to anno, la si ricorda come già ridotta « in 
loculent issi mani f or mani » : (1). 

Ed ora innanzi di chiudere le memorie sto- 
riche del secolo XVI relative al nostro paese, 
ricorderò, che nel 1593 avemmo dal Capitano 
di Brescia, Benedetto Moro, una Sentenza, per 
a quale erano messi in chiaro anco una volta 
i Privilegi del nostro Comune, e veniva inti- 
mato « olii Provisori, et a Cavaglieri, et Of- 
ficiali », che non ardissero, come aveano fatto 
talvolta in passato di « molestar ne inquietar 
detto Comune eli Pontevico e suoi Baciari in 
'pena di nullità et retrattatione et altre de 
arb." » : (2). 

graziare il signor Cardinale, il quale li ha animati 
molto, e poi l'ho accompagnato alla Madonna, indi 
a Pontevico .... A Pontevico hanno fatto una salva, 
ma l'abbiamo fatta anche noi .... Il signor Card, e 
tutti sono restati soddisfatissimi; e tutto ad onor di 
Dio »: (V*. E. Girelli — Vita del Ven. A Luzzago — 
p. 234-35). 

(1) V. Atti della Visita Past. del Vesc Marino Giorgio — 
6 Maggio 1599. 

(2) « comandiamo alli Giudici delle Vettovaglie, che 

non vogliano né debbano procedere sopra accuse fos- 



Credo inoltre che meritino di essere qui ri- 
cordati alcuni uomini del Comune e della Qua- 
dra di Pontevico, i quali nel corso di questo 
secolo si sono particolarmente distinti per il 
loro sapere : = 

= Un Silvio Pontevico ebbe fama di eccellen- 
te poeta; e fu tenuto in grande stima anche dai 
più grandi letterati del suo tempo. Nella rac- 
colta delle poesie che furono presentate a Gio- 
vanna d' Aragona, insieme a quelle di Annibal 
Caro, di Bernardo Tasso, di Girolamo Fraca- 
storo, di Pietro Aretino e di molti altri insigni 
scrittori del secolo XVI , troviamo anche un 
Sonetto di Silvio Pontevico (1). 

= Domenico Cataglio da Pontevico, dell'Or- 
dine dei Predicatori, fiorì dopo la metà del se- 
colo XVP: fu oratore facondo, e « nelV esercizio 
Apostolico, dicono il Cozzando e il Peroni, fu di 
gran frutto » (2). Scrisse : Prediche Quaresima- 
li — mss. : Sermoni de tempore et de Santi — 
mss.; e un libro intitolato Speculum Crucis 

sero state date nel suo Officio per gli Provisori alli 
Prestinari, Beccavi, Hostieri, Molinari del Comune di 
Pontevico, né contra loro far o cometere alcuna es- 
secutione per le cause etc. »: {Sentenza 20 Ot- 
tobre 1593): — N.° 18 della mia raccolta. 

(1) « Tempio alla divina Signora Donna Giovanna d' Ara- 
gona »: Venezia Tip. Plinio Pietrasanta — 1554 

(2) Z. Cozzando — Libreria Bresciana — p. 246: — Vinc 

Peroni — Biblioteca Bresciana — v. 1°, p. 243. 



417 

pure manoscritto. — Dello stesso Ordine dei Do- 
menicani avevamo già avuto molto tempo prima 
un Gottifredo o Goffredo Anselmi (da Pontevi- 
co), teologo insigne, e dotto anche nella poesia 
il quale scrisse e pubblicò un' opera intitolata 
Pantheon (Brescia — Tip. Damiano Tur lini) : 
vi si leggono bellissimi Capitoli e Sonetti (1). 

== Bartolomeo da Seniga, dell' Ordine di S. 
Domenico: filosofo, teologo e canonista distin- 
tissimo; e di profonda memoria, specialmente 
nella cognizione dei Sacri Concilii, ad uno dei 
quali [LateraneseJ si trovò anche presente. Fu 
Inquisitore generale di Brescia. Scrisse tra le 
altre opere un Trattato contro le Eresie, e un 
libro De Proprie tate Ber uni. 

= Riccardo Baronio, da Alfìanello — Ge- 
suato: fu eccellente filosofo e teologo, e assai 
perito nelle leggi canoniche; tantoché molti 
Cardinali e lo stesso Pontefice Paolo IIP si 
servirono deli' opera sua in diversi importanti 
affari ecclesiastici. Fu Generale e Visitatore 
Apostolico. Lasciò alcune opere manoscritte, 
che si credono perdute. 

== Costanzo Lodi, da S. Gervasio : fu Religioso 
dell'Osservanza di Lombardia dell'Ordine de- 
gli Eremitani di S. Agostino (2). Professò Teo- 

(1) Cozzando — p. 274: Peroni — v. I.° p. 33-34. 

(2) Pare che vestisse 1' abito di Agostiniano nel Convento 
della Misericordia di Pontevico. 

Berenzi — Storia di Pontevico "^^ 



418 

logia e scrisse un libro intitolato == Qucestiones 
aliquot et Regulce precipue ad Regalar es spe- 
ctantes =: pubblicò pure, nel 1591, la Vita del 
beato Giovanni Buono da Mantova, Eremita A- 
gostiniano. — Altre opere di Costanzo Lodi 
sono notate da Vincenzo Peroni nella Biblioteca 
Bresciana: (voi. IP, p. 119). 



CAPITOLO XXIV. 

Descrizione di Pontevico. — Nuovi contrasti coi 
Cremonesi. — Tom. Sartorio di Pontevico. — Isti- 
tuzione dell' Abbazia. — Consacrazione della nuova 
Chiesa Abbaziale. — Revisione dei Privilegi del 
Comune. — Combattimento di Seniga. — La Terra 
di Pontevico funestata dalla peste. — Il Pio Isti- 
tuto Elemosiniero. — Carestia. — Assedio di Candia. 

(A. 1600-1650). 

Imprendendo a narrare brevemente ciò che 
avvenne qui da noi nel corso del secolo XVII , 
parmi non sia del tutto fuor d' opera presen- 
tare ai lettori una accurata descrizione di Pon- 
tevico, fatta sul principio di quel secolo, la 
quale ci rivela appunto quale fosse allora lo 
stato del nostro paese. Eccola: 

« = Pontevigo, Capo di Quadra, è Terra 
« grossa de fuoghi {famiglie) 950 et più, si- 



410 

« tuata sopra il fiume Oglio, con Ponte sopra 
«esso fiume, qual fiume et Ponte è guardato 
« da una fortissima Rócca con guardia de sol- 
« dati, Bombardieri, et da un Gh. rao Nobile Ca- 
« stellano, dove egli sta in habitatione insieme 
« con tutta la Militia .... Circonda questa 
« Rócca passa N.° 800, con fosse, torri et al- 
ce tro .... Questa Terra è ornata de Case et 
« Palazzi honorevoli, habit.ata da persone assai 
« civili, et altri che mercantano in lini, biave 
« et simili, che in tutto sono anime 5000 in 
« circa. — Circonda il corpo della Terra un 
« miglio e mezo in circa, ritrovandosi alcune 
« case sino alla riva del fiume. — Nella Terra 
« vi è un Corpo di Bombardieri per servitio 
« della Rócca, et un coperto di salnitro (per 
« la polvere). — li territorio è di circonferenza, 
« cioè per larghezza et longhezza doi miglia, 
« et vi può essere circa 5000 piò di terra et 
« più: sono fertili di pan, vin, legne, et lino .... 
« Le Famiglie di Pontevigo di persone civili 
« sono: li Sig. Ugoni, li Sig. Pontevighi, li 
« Sig. Averoldi, li. Sig. Gavateri, li Sig. Fi- 
« sogni, li Sig. Gorni. — La Comunità è go- 
« vernata da 12 h uomini di un Consiglio chia- 
« mato spettale, de quali ogni tre mesi se ne 
« cavano tre sotto nome di Sindici, et hanno 
« la sopra intendenza del governo .... Vi è il 
« Vicario mandato dalla Città, giudica in civile. 
« — La Vicinia parimente fa elettione di un 



420 

« Console generale, che dura tutto l'anno, con 
« obligo da dar le denontie criminali, et di 
« cavalcare con li Ministri della giustizia et 
ce di adoperarli in tutte le altre attioni atti- 
cc nenti al servitio pub. — Inoltre crea un 
« Andatore generale con obligo di andar a' torno 
ce non solo per il territorio di Pontevigo, ma 
« anco per il Brisciano nelle occorrenze. — 
« Crea un Sotto Console in ajuto del principale. 
« — Officiali tre. — Un Cavalier de Comun 
« eletto dal Cons. spetiale con carico di prò- 
ce vedere alle fraudi del peso del pane et cal- 
ce medri. — Campavi quattro per servitio della 
« campagna. — Un Massaro generale che scode 
ce et paga. — Rosomi ti tre del corpo della Vi- 
ce cinia, con obligo di far saldare dai Massari, 
ce che per avventura restassero debitori del lor 
ce maneggio. — In questa Terra vi è il Monte di 
ce pietà con capitale de some 60 miglio, et altre 
ce some 70 di formento et segnila dispensato 
ce ogn' anno per dui diputati del Cons. spe- 
<x tiale a poveri col pegno. — La Communità 
ce ha di entrada intorno 2 mila lire planete 
ce (1) maneggiate dal Massaro generale, che 
ce scode da Datii et Molini di raggione di essa 
ce Communità, et con queste paga li salarti dei 
ce sopra descritti et le gravezze. — Vi sono da 

(1) Moneta planetarum: era così chiamata perchè avea 
improntata la figura di un pianeta. 



421 

« 1500 Piò di terra de beni communali. — Le 
« barche conducono da Venetia olio et altre 
« mercantie, et da Poutevigo a quella Città 
« lino et altre robbe. Il principal delle barche 
« è Giacomo Ricco. — Contrade N.° 11 coi 
« fenili. — Chiesa parochiale di S. Tomaso, 
« con entrata di circa 7 mila lire planete al- 
ce l' anno, posseduta per Mons. Valerio P. A. 
« et bora dal suo pensionano Mons. Gabrieli. 
« Capelle: — S. Joseph, S. Bernardino, S. Ma- 
« ria di Riva d' Oglio, e S. Rocco (1) = ». 

Sul principio del secolo XVII se non risor- 
sero le vecchie ire tra i Bresciani e i Cremo- 
nesi per le acque del fiume Oglio, furono non- 
dimeno disturbati i soldati del nostro Castello 
dai Ministri di Cremona, perchè il Capitano 
Splandian (2) faceva loro fare gli esercizi mi- 
litari in un prato di là del ponte, compreso 
però entro i limiti dei 100 trabucchi bresciani. 
Ricorse per tal cosa il Castellano Pompilio 
Avogadro alla Signoria di Venezia, e il giorno 
28 Giugno del 1603 ebbe in risposta dal Doge 



(1) Mss. Quiriti. — H. V. 2: — v. II , p. 529: Mss. Maz- 

zucch. — Catasto — Arch. di Brescia. 

(2) Il Capitano Splandian (veneto) comandava ai soldati 

della rócca; e Leandro Parrò di Pontevico. succes- 
sore di Silvestro Bonvino, pure di Pontevico. coman- 
dava alle ordinanze della Quadra. 



422 



Marino Grimani (1), che, sebbene i Cremonesi 
avessero iniziato un formale processo contro 
il Capitano di Pontevico, egli però continuasse 
egualmente a far eseguire i soliti esercizi, e 
ad ordinare le mostre militari nel campo oltre 
Oglio, (( come quello che è d' indubitata giuris- 
ditione della Città di Brescia, come è indubi- 
tatissimo il jwssesso suo de là del fiume Oglio 
per cento trabucchi ». E bisogna dire che i 
diritti nostri venissero poi riconosciuti da quelli 
di Cremona, perchè, sospeso il processo, per 
un po' di tempo i soldati di Pontevico non eb- 
bero a subire altre molestie in proposito, da 
parte degli Officiali cremonesi. 

In seguito furono piuttosto i nostri, che con- 
tro ogni diritto portarono il guasto nelle cam- 
pagne dei Cremonesi con frequenti scorrerie: 
anzi è a deplorare, che un certo Tomaso Sar- 
torio di Pontevico si ponesse in questo tempo 
a capo di una banda di malandrini, e andasse 
ad infestare le strade e le ville del territorio 



(1) « Marinus Grimano Dei gratia Dux Venetorum Nobili 
Viro Pompilio Avogadro de suo mandato Castellano 
Pontisvici fideli dilecto salutem et dilectionis affe- 
ctum .... Perchè ci ricercate ordine se il Capitano 
doverà continovar ad essercitar li suoi soldati nel 
Prato de là dal fiume, vi dicemo col Senato che dob- 
biate lasciarlo continovar a far le mostre nel detto 
Prato .... »: (Ducale 28 Giugno 1603: N.° 19 della 
mia raccolta). 



423 



di Cremona con aggressioni e assassina. Sor- 
preso però finalmente dalle guardie, fu legato 
e condotto in Città, dove ebbe mozza la te- 
sta (1). 

Neil' anno 1609, governando la Parrocchia di 
Pontevico il Rev. Sig. Angelo Gabrieli, Nobile 
veneto (il quale era succeduto dal Giugno del 
1607 a Mons. Salomone Valiero, di cui anche 
prima era stato per alcuni anni Vicario), die- 
tro istanza del nostro Comune, appoggiata dai 
Rettori di Brescia e dai Capi della Repubblica, 
il Pontefice Paolo V° con sua Bolla del 7 Set- 
tembre si degnava di concedere il titolo di 
Abbate al nostro Arciprete e ai suoi successori, 
con tutti i privilegi e tutte le prerogative an- 
nesse a tale insigne dignità: — « ex nunc 

perpetuis fuluris temporibus dieta Paroehialis 
Ecclesia, Abbatta (nunc autem Archipresbyte- 
ralusj, ac Angelus et successores, Abbates fnunc 
autem Archipresbyteri], nuncupari et ctenomi- 
nari ; omnibusque et singulis privilegiis, immu- 
ni tatibus, liberalitatibus, antelationibus, prce- 
rogativis, insignibus favoribus, aliisque gratiis 



(1) Memoria comunicatami dal Rev. Mons Canonico D. Gae- 
tano Bazzi. — « Tomaso Sartoro da Ponte vìccd fu 
portato in piazza {di Cremona) il dì 10 Settembre 1609 
con la testa spiccata dal busto, et fu sepolto nel 
Torazo » : {Registro dei morti della cattedrale di Cre- 
mona — v. I,° f. 11 v.)< 






424 

tam spiritualibus quam temporalibus, quibus 
alii similium Ecclesiarum Rectores , Abbates 
nuncupati, dejure, usu, consuetudine, privilegio, 
aut alias quomodolibet uluntur, potiuntur, et 
gaudent, ac uti, potivi, et gaudere, possunt et 
poter unt quomodolibet in futarum, pari ter et 
pariformiter uti, potivi, et gaudere possint A- 
postolica Auctoritate tenore prmsentium, per- 
petuo, sine tamen alicujus prcejudicio, concedi- 
mus et indulgemus, decer nentes Angelum et 
successores prazdictos desuper a quocumque mo- 
lestar i , pevtuvbavi , aut inquietavi non pos- 
se » (1). 

Riconoscente il novello Abbate Gabrieli della 
dignità conferitagli, volle dimostrare la gene- 
rosità del proprio animo verso gli amati suoi 
parrocchiani col promuovere opere di bene- 
ficenza non solo, ma coli' abbellire ognora più 
la nuova Chiesa Abbaziale e renderla vera- 
mente compita per la solenne consacrazione 

(1) Dicesi che nei tempi passati, i nostri Abbati avessero 
anche l'uso dei Pontificali: ora però le distinzioni 
si riducono al titolo di Monsignore, alla cattedra in 
cornu Evangelii nelle funzioni sacre, all' anello, al roc- 
chetto, e alla mantelletta pavonazza. — Siccome però 
la Bolla pontificia accenna a ben altri privilegi pro- 
pri degli Abbati, così starebbe bene che, come si ò 
fatto in altre Diocesi rispetto ad alcune Parrocchie 
insigni, anche per la nostra Abbazia si trovasse modo 
di far determinare e rinnovare le prerogative antiche. 



425 

che dovea essere fatta in capo a pochi mesi : 
quindi è che oltre all' essersi egli privato « di 
alcuni lochi et siti dell' habitatione sua per 
allargare la Piazza d' essa Chiesa, per decoro 
di quella », si obligò altresì « in maximum 
mecus et ornamentimi ipsius Ecclesice ad omnes 
Kopensas faciendas prò reparatione et manu- 
tentione tam Chori quam totius corporis clictce 
jEcclesice ». (1). 

Venne difatti il Vescovo Giorgio Marino nel- 
F Aprile del 1610, festosamente accolto dall' Ab- 
bate, dal Clero, dai Rappresentanti del Comune, 
e dai terrazzani di Pontevico: visitò la Chiesa, 
encomiò il nuovo Abbate e insieme tutti quelli 
che aveano concorso colle loro offerte alla ere- 
zione e al compimento del Tempio; e il giorno 
18 dello stesso mese, alla presenza di una gran 
folla di popolo, ne celebrò con grande solen- 
nità la consacrazione (*2). 

In questi anni anche gii interessi del Co- 
mune e degli abitanti di Pontevico prospera- 
rono assai più che non avessero fatto per lo 



(1) Dall' Archivio del Municipio di Pontevico. 

(2) « Consecratio — Parochialis et Abbatialis hujus Ecclesia 

— peracta fuit — die XIII Kal. Majas — Anno MDCX 

— ab III ac Rev. Marin Georgio — Brixim Episcopo 

— Abbate Rev. D. Angelo Gabrielio »: (Da una tabella 
che stava esposta nella Sagrestia della Chiesa Abbaz. 
di Pontevico). 



426 

innanzi: la navigazione sull' Oglio avea riani- 
mato straordinariamente il commercio, e qui 
in special modo accorrevano i negozianti da 
tutte le parti della provincia a provvedere le 
merci che le nostre barche trasportavano da 
Venezia: gli è per questo, che il Mercato era 
assai frequentato, e anche le industrie fiorivano 
mirabilmente. 

Gelosi però sempre dei diritti, che a costo 
pure di grandi sacrifici si erano meritati in 
passato colla loro fedeltà, i nostri non permi- 
sero mai, che altri osasse recar danno in qual- 
che modo alla loro Terra impugnando questo 
o queir altro dei privilegi concessi al nostro 
Comune. Cosi troviamo, che nell'anno 1612 
essendo stati rinnovati a quelli di Pontevico i 
loro Privilegi, i nostri se ne valsero per provo- 
care tosto dal Capitano di Brescia, Antonio Gri- 
mani, una Sentenza contro i Comuni della Qua- 
dra, i quali si rifiutavano, come avevano fatto 
altra volta, di somministrare « coli' ordine della 
banca, pagliazzi, schiavine, legne, strame et 
altre massaritie grosse alla soldatesca straor- 
dinaria che si ritrovava nella Bocca di Pon- 
tevico » (21 Ottobre 1613) (1). Come pure- 

(1) N.° 19 {bis) della mia raccolta. — La milizia ordinaria 
che era in questo tempo destinata alla custodia del 
Castello di Pontevico era un Capitano con 20 fanti, 
e un Capo di bombardieri con circa 70 allievi di 



427 

ittennero nel 1619 da Venezia un'altra Sen- 
tenza contro i Daziari di Salò, che molestavano 
nostri allorché doveano passare per la riviera, 
bnducendo vino, animali o altre cose non sog- 
ette per noi ad alcun Dazio (1). — Riguardo 
oi al Dazio del vino, un G. B. Cattaneo presen- 
ta in seguito ai Rettori di Brescia, in nome 
el Comune di Pontevico, una nuova delibera- 
one del Doge Antonio Priuli, colla quale era 
giunto al Podestà Bernardo Valerio e al Capi- 
ino Pietro Contarini, che, nella Provincia bre- 
:iana, i nostri venissero dichiarati esenti an- 
ìe da un nuovo Dazio, che era stato ultima- 
tente imposto dalla Signoria sui vini nella 
erraferma (2). 



Pontevico e delle Terre vicine. — (V. 0. Cocchetli — 
St. di Brescia : — Gr. 111. — v. 111°, p. 313). 

) « Per li Dattiari et Ministri vengono molestati li fi- 
delissimi homini di Pontevico quando conducono o 
reconducono vino, animali, o altra robba .... et ciò 
contro la forma de Preveleggi concesseli dall' Ecc. 
Senato : perciò ricerchemo V. M. a no' permetere che 
da dattiari et ministri siano detti homini di Pontevico 
per le robbe molestati ne sturbati, ma facciali servar 

ad unguem detto previleggio etc. »: {Dal Hiro 

membranaceo del Municipio di Pontevico.) — A questa 
Sentenza del 13 Gennaio 1619 tenne poi dietro 1' or- 
dine di Marco Zani Proc. di Salò, perchè venisse 
osservata ad unguem dai Daziari. 

) « — venimo in risoluzione di connettervi col Senato 
che non dobbiate astringere o far astringere quei 



428 

Impedivano però qui da noi il pieno sv 
luppo dell' industria e del commercio le me 
lestie, che ognora ne recavano i Cremone 
per le acque dell' Oglio: talvolta si dovette r 
correre persino alle armi; e fu di questo tempi 
che appunto sulle rive dell' Oglio gli uomit 
del governatore di Cremona si azzuffarono co 
quelli di Seniga e di gran parte del bresciaiu 
ma i Cremonesi ebbero la peggio e furor 
costretti a ritirarsi di là del fiume contrastai 
nella Terra della Bina (a. 1620J (1). — 1 
appresso fa. 1624J la Rócca di Pontevico de 
vette essere assicurata con nuove fortitìcazior 

Senonchè a turbare maggiormente la nosti 
Terra concorsero i gravissimi fatti accadu 
negli anni 1628 e 1629 per la successione 
Ducato di Mantova. Ben è vero che il mov 
mento guerresco avveniva particolarmente n 
territorio mantovano, e nei Castelli bresciai 
confinanti con quello; ma a Pontevico pure 
acquartierarono di quando in quando miglia 
di soldati, (2) i quali purtroppo, mentre 



Sudditi (di Pontevico) al pagamento del Dazio 
Vini ultimamente imposto nella T. F. »: (Ducale ! 
Aprile 1623). 

(1) V. Odorici — St. Br. — v. IX , p. 268. 

(2) V. Raccolta di Cronisti e Doc. St. lombardi: — Cr< 

nache di Mant. — v. II p. 645. — La Signoria 
Venezia con Ducale 12 Giugno 1627 comandava 



! 



429 

erra già impoveriva il nostro Comune, ci 
rtarono per somma sventura anche il morbo 
a peste. — Al primo comparire del con- 
cio in provincia, i Deputati alla sanità ave- 
rlo bensì emanato ordini severissimi, innalzati 
ncelli e stecconati agli ingressi del paese, e 
ìtato anche il transito del ponte, perchè nes- 
n forestiere venisse a infettare la Terra (1) : 
l non ostante tutte le precauzioni e i prov- 
dimenti presi dai Capi del Comune, la peste 

revisione delle Piazze di Asola, Orzi e Pontevico, dava 
ordini speciali ai bombardieri, e ingiungeva d' usar 
i mezzi opportuni per la conservazione delle polveri. 

— Il giorno 14 Luglio 1627 il Capitano di Brescia inca- 
ricava un Ant. Peligardo per la preparazione delle armi 
nella Rócca di Pontevico. — Il giorno 8 Luglio 1628 
il Provveditore di Pontevico era incaricato di rifornire 
abbondantemente le polveri della Ròcca: (Da Verona). 

— 11 giorno 21 Luglio il Provveditore di Salò racco- 
mandava le munizioni di guerra per Pontevico, e si 
riservava di provvedere per le fortificazioni. — Il giorno 
31 Luglio il Capitano Gio. Costa preparava una com- 
pagnia di fanti forestieri per Pontevico: (Da Verona) : 
(Arch. di Brescia: dal Jleg'istro-Prefettizia Inf.) 

Gli apprestamenti guerreschi dei Principi, i sospetti 
della Repubblica, le mosse dell'Austria contro il Duca 
di Mantova, il continuo passare in provincia delle 
truppe che dalla parte di Valtellina, dal Piemonte, 
dal Tirolo, d' oltre Adige scendevano a scorrere la 
Lombardia, il comparire di sempre nuove milizie, 
erano tutte cose che rendevano inutili le misure che 
si prendevano dalle pubbliche autorità. 



430 

scoppiò tremenda fra le truppe raccolte m 
Castello, sicché in brevissimo tempo dilatar 
dosi rapidamente in tutto il paese, cominci! 
fin dai primi giorni a mietere numerosissimi 
vittime. — Non si può descrivere la desola 
zione dei miseri terrazzani allorché, infierendl 
sempre più il contagio, videro che ormai i du 
lazzaretti, che avevano aperto, più non bastai 
vano per accogliere tutti gli appestati, e eh 
i seppellitori non trovavano più luogo nel cil 
mitero di S. Andrea per deporvi i morti, 
quali nel Settembre del 1630 ammontavano gi 
al numero di circa 2000. — Non mancaronj 
del resto in quella luttuosa circostanza le a) 
nime generose, che in faccia al gravissimo pel 
ricolo non esitarono un istante sul da farei 
e come già i Capi del Comune si erano mo 
strati larghi di cure e di sussidii verso i col 
piti dal morbo, cosi i Sacerdoti alla loro volt 
posero la propria vita assistendo gli appestali 
nelle case e nei lazzaretti, alleviandone i do 
lori, e ravvalorandone lo spirito negli estremi 
istanti coi conforti della Religione. Si presta 
rono particolarmente in quel generoso pieto 
sissimo ufficio, i Curati Chizzoli e Cania, e 
Cappellani Boldrini, Fausti, Bonvìnì, Vesco 
vi, Rovino, Rampini e Capparino, di cui gì : 
ultimi 4 soccombettero, vittime del loro sa 
ero ministero. Parimenti si distinsero per zel< 
nell' assistenza dei poveri appestati anche 



431 

Disciplini e i Padri Agostiniani del Convento 
della Misericordia, tra i quali specialmente il 
Priore P. Vittorio, e il P. Gabriel Angelo 
dei Poncarali. — Una memoria che fra le 
altre ho trovato registrata nel Libro dei mor- 
ti di queir epoca, dice : « Nel Ì6S0 morsero 
(sic) di mal contagioso circa mille et nove- 
cento omini di Pontevico, et circa mille soldati 
et più per giusta verità, et non si sono asse- 
gnati (nel registro) per esser stati sepolti a 
S. Andrea sin a 40 al giorno et più » : e in 
un' altra che ho potuto vedere nell' Archivio 
municipale di Brescia, si legge: « a Pontevigo 
sono empiudi (di appestati) li due lazareti, et 
non bastano, perchè el morbo se alarga tutti 
i zorni ». 

Il Pio Istituto Elemosiniero, che attualmente 
ha sede nel Comune di Pontevico, ebbe ori- 
gine nell' anno appunto in cui la moria deso- 
lava orrendamente la nostra Terra. L'Istitutore 
fu Francesco Capparino (fratello del Sacerdote 
D. Mattia Capparino morto di peste), il quale 
con Atto rogato, a quanto pare il giorno 29 
Agosto 1630 dal Notaio C. Battista Brighenti, 
legava quasi tutta la sua sostanza a scopo di 
beneficenza. Per volontà espressa dei testatore 
sono ammessi a godere delle rendite (1) di 

(1) La rendita ordinaria annua del Pio Istituto Elemosi- 
niero di Pontevico è di L. 3500. Questo Istituto ora 



432 

questo Pio Istituto i poveri e gli ammalati del 
Comune di Pontevico; i quali anticamente ve- 
nivano sovvenuti con elemosine soltanto in da- 
naro; e ora anche con medicinali somministrati 
a domicilio, e colla cura balnearia nel nostro 
Ospitale, per quelli che ne hanno speciale bi- 
sogno. 

Durò la peste nella nostra Terra si può dire 
per tutto il 1631; e quando finalmente il fiero 
morbo ebbe a. cessare, i sopravvissuti cercarono 
di confortarsi a vicenda, e di riparare ai gra- 
vissimi danni col rimettere un po' di ordine 
nell' andamento del Comune. — Senonchè dopo 
la peste venne anche la carestia (1); e per 
questa nuova calamità dovettero i nostri ricor-' 
rere alla Repubblica e invocarne sussidii, af- 
fine di trascinare in qualche modo la vita. Ma 
cosa potea mai fare la Signoria, stremata come 



è amministrato dalla locale Congregazione di Carità, 
la quale provvede allo scopo della istituzione coi 
redditi provenienti — 1° dalla rendita di capitali re- 
golarmente inscritti; 2° dalle rendite sul gran Libro 
del Debito Pubblico; 3° dalle oblazioni eventuali: 
(V. Statuti organici della Congr. di Carità — p. 17). 
(1) Spintovi forse dalla fame, nel 1638 comparve nelle 
campagne di Pontevico un lupo, il quale portò il 
terrore massime negli abitanti delle cascine: uccise 
molti animali, e rimase vittima di questo lupo anche 
un certo Bartolomeo Rossini dei Dossi (12 Dicembre) t 
La belva fu uccisa ad Alfianello. 



433 

era anche dalla guerra, per accondiscendere 
alle continue istanze che da ogni parte le giun- 
gevano dai miseri suoi sudditi?'... (1). Abban- 
donati pertanto a se stessi, impotenti a miglio- 
rare la tristissima loro condizione, giacquero 
i nostri per lungo tempo nella più squallida 
miseria. Cercarono è vero in seguito i Capi 
del Comune di riattivare il commercio, che 
prima del 1629 era pur sì fiorente; ma le sorti 
della intera nostra provincia s'erano mutate; 
e per quanti mezzi tentassero affine di favorire 
la navigazione, Y agricoltura e le industrie, non 
giunsero ad ottenere lo scopo desiderato. — 
Parve nondimeno che verso la metà del secolo 
i nostri interessi accennassero a un piccolo 
miglioramento, mercè la solerzia del Vicario, 
dei Sindici e del Castellano (2), i quali otten- 

(1) Il Comune di Pontevico ottenne tuttavia, il giorno 22 

Dicembre 1642, dal Capitano di Brescia Girolamo 
Foscarini, una Sentenza favorevole, riguardo a nuovi 
Dazi. 

(2) Da uno scritto comunicatomi gentilmente dall'Illustre 

Cesare Cantù apparisce, che nella prima metà del 
sec. XVIP, furono Castellani di Pontevico: Gabriele 
Lippomano, Barozzi Pietro, Lorenzo Contar eno, Marco 
Malipiero, Girolamo Boldei, Bartolo Piccinelli, Battista 
da Canal, Pompilio Avogadro , Sebastiano Contarmi, 
Zorzi Domenico, Luca Bollani (Pellari?), Giulio da Ca- 
nal Nicola de Micheli: — Capitani della Rócca: A- 

gostino da Canal, Francesco Voletti, G. B. Parnuccio, 

Bereozi — Storia di Pontevico && 



434 

nero dalla Signoria alcuni privilegi e nuove 
esenzioni a favore del Comune, e seppero al- 
tresì approfittare delle più piccole circostanze 
per richiamare un po' di vita nella nostra Terra. 
— Del resto se si pensa che di questo mede- 
simo tempo anche la Città stessa di Brescia 
vegetava, e più che calma eravi inerzia (1), 
non è poi a meravigliare gran fatto, se quelli 
di Pontevico, battuti come furono dal flagello 
della peste, non poterono, non già per inerzia, 
ma per il peso della sventura, rialzare per 
molti anni il capo a scuotere del tutto il giogo 
della miseria, come in passato avevano gene- 
rosamente scosso quello della servitù imposto 
loro dai prepotenti. 

Eppure sebbene volgessero anni tristi per 
la Città e la Provincia, allorché la guerra di 
Candia (a. Ì646J ebbe a chiedere ai Bresciani 
sacrifìcio d' uomini e di denaro si videro non 
pochi anche d,ei nostri arruolarsi volontaria- 
mente sotto la bandiera di S. Marco, e molti- 
plicarsi le libere offerte perchè la Repubblica 
resistesse. Non fu grossa borgata, dice V Odo- 
rici, non fu Comune che non rispondesse al- 
l' appello, e non cercasse di soccorrere in qual- 
che guisa lo Stato: e sebbene lo Stato tuttavia 

Battista Zavella, Girolamo Valenti, C. Vidal: — e Capi 
dei bombardieri: Guido Fontana, Antonio Pellicardo. 
(1) Odorici — St. Br. — v. IX , p. 276. 



435 

penuriasse, é i Principi italiani, pronti sempre 
a dividere con Venezia 1' onore e i beni delle 
grandi vittorie, V abbandonassero poi nei mo- 
menti del bisogno e della sventura, la guerra 
fu nondimeno dichiarata. Furono chiesti tre 
quarti degli argenti domestici e delle corpo- 
razioni; né più sapendo la Signoria a qual 
fonte attingere il denaro necessario, fece pub- 
blicare vendite di nobiltà e di procuratorie, 
che fruttarono 8 milioni di ducati (1). 

Pieni di nobile ardire salparono numerosi i 
Bresciani sulla flotta veneta, che dovea con- 
durli per» lungo tratto lontano dalle loro Terre : 
e là sui lidi di Candia, esposti alla crudele 
violenza dei Turchi, i quali nel 1648 avevano 
intrapreso l' assedio della Città, furono visti 
compire, sotto il comando di L. Mocenigo, atti 
di grande valore. — Nei fasti della Repubblica 
veneta sarà sempre memorabile queir assedio, 
che ebbe a durare oltre a 20 anni (2); come 
pure suonerà ognora glorioso il nome del Mo- 
cenigo, il quale difese eroicamente dalla rabbia 
dei Turchi i rivellini di S. Nicolò e il baluardo 



(1) Storie Bresciane v. IX , p. 277-78. 

(2) « Impresero in quest'anno (1648) i Turchi l'assedio 

della Città di Candia, riuscito dei più memorabili che 
ci abbia conservato la Storia antica e moderna, dove 
fece meraviglie di provvidenza e valore la Repubblica 
veneta »: (Muratori — Ann. d' It. — v. XP, p. 183). 



436 



Martinengo, posto dalla massima importanza 
(1), rendendo sempre inutili i ripetuti fero- 
cissimi assalti delle schiere ottomane. 



CAPITOLO XXV. 

Gli interessi del Comune accennano a un mi- 
glioramento. — Sentenza favorevole del Provv. 
di Salò. — Contrasti colle Monache di S. Giulia. 

— Risveglio del sentimento religioso in Pontevico. 

— Le Demesse. — Disordini. — Nuovi contrasti 
coi Cremonesi. — Rinnovazione dei Privilegi. — 
Guerra contro i Turchi. — Apparecchi di guerra 
in Lombardia. — Uomini illustri. 

(A. 1650-1699). 

L' assedio di Candia, come vuotava V erario 
e teneva del continuo preoccupati anche in 
Terraferma i sudditi della Repubblica, (quando 
pure essi non dovessero per quella guerra im- 
pugnare le armi ed accorrere in ajuto degli 
assediati), così impediva che si riprendesse da 
noi con lena la coltivazione dei campi si svi- 
luppassero le industrie e si riattivasse quindi 



(1) Fu quest'atto del Mocenigo, osserva il Daru, che valse 
ai nemici vent' anni di guerra; perchè dal forte Mar- 
tinengo dipendevano le difese dell' intera Città. — (V. 
anche Odorici — 1. e ). 



437 

il commercio. — Non ostante però la guerra 
e le altre gravi calamità che funestarono la 
Provincia di Brescia nella prima metà del se- 
colo XVII , parve tuttavia, come già dissi, che 
verso il 1650, un po' di vita tornasse a ride- 
starsi nelle nostre Terre. — Riguardo a Pon- 
tevico dirò che il Mercato non era già fre- 
quentato al pari di prima, e che la navigazione 
sull' Oglio non era molto animata; ma pure 
per il benessere del Comune essendosi più che 
mai adoperati il Vicario, il Castellano e le 
persone più facoltose, si giunse a poco a poco, 
se non a togliere del • tutto, a diminuire al- 
quanto la miseria che da varii anni ne afflig- 
geva. — Fonti principali, da cui derivarono 
alla nostra Terra in questo tempo non piccoli 
vantaggi, furono oltre Y agricoltura anche i 
molini, i torchi (1), il traffico dell' olio e del 
vino, e in parte anche il pontaggio, sebbene 
la spesa che nel 1661 dovette sostenere il Co- 
mune per la generale ristaurazione del ponte, 
assorbisse per così dire quasi tutto il guadagno 
che dal ponte stesso si era ricavato negli anni 
precedenti. 

Nel medesimo anno 1661, siccome di quando 
in quando tornavano i Daziari e i Ministri della 
Riviera di Salò a sollevar dubbi intorno alle 



(1) Di questi torchi ve ne erano due in paese, e tre nella 
frazione detta Torchiera. 



438 



esenzioni concesse dalla Signoria di Venezia 
a quelli di Pontevico, e inoltre insistevano 
nell' esigere dai nostri condottieri le tasse im- 
poste alle merci di trasporto, fu per ciò co- 
stretto anco una volta il nostro Comune a 
mostrare e a far valere, per mezzo di un suo 
rappresentante, certo Francesco Davo, tutti i 
Decreti per i quali in passato gli abitanti di 
Pontevico erano stati, in virtù dei loro antichi 
privilegi, dichiarati esenti da qualsiasi dazio : 
ond' è che Giustin Donado Provveditore di Salò 
e Capitano della Riviera, viste le Ducali e le 
Sentenze già emanate in favore dei nostri, di- 
chiarava alla sua volta di conformarsi egli pure 
« alli Ordini delli III. et Eccell. Sig. Revisori 
et Regolatori sopra i Dati], del g. 24 Luglio 
1621, alle Lettere 28 Settembre 1632, Man- 
dati essecutivi di esse con altre, et a quelle 
presentate il 15 Settembre 1660 delli Ili et Ec- 
cell. Sig. Presidenti del Collegio dei Sig. Savi] 
Ordinari] dell' Eccell. Senato » : laonde nel De- 
creto soggiungeva: « Commettano a Dattiari 
e loro Ministri della Riviera non solo non mo- 
lestare li homini (di Pontevico), sotto pena di 
ducatti cinq. cento contenuti in esse lettere, ma 
che il presente sia ridotto in stampa et affìsso 
a luoghi ove si riscuottono i Dati], per V ink 
violabil osservanza » : (1). 



(1) N.° 21 della mia raccolta. 



439 

A impedire intanto che i nostri interessi 
potessero meglio prosperare, sorse una grave 
questione tra il Comune e le Monache di Santa 
Giulia di Brescia, le quali, per voler tenere 
nell' Oglio a loro disposizione alcune barche 
per trasportare al di qua del fiume i prodotti 
della loro tenuta di Alfiano, venivano con ciò 
a togliere molto del guadagno che il nostro 
Comune ricavava dal pedaggio del ponte ; molto 
più che anche altri, per non assoggettarsi alle 
tasse imposte nel passaggio del fiume, si ser- 
vivano spesso di quelle barche a trasportar le 
loro robe (1). Senonchè nel 1666 [20 Dicembre) 
ottennero i nostri, che venisse revocata la con- 
cessione precaria che alcuni anni prima era 
stata fatta in proposito alle Monache di S. Giu- 
lia, per esser quella a pregiudiziale al Pontatico 
di Pontevico » : e dai Rettori di Brescia fu 
emanato in seguito anche un Proclama « proi- 
bitivo de burchielli ed altri traghetti, con com- 
mando di dover tutte le cose e persone transi- 
tare e passare per il Ponte di Pontevico »: (2). 



(1) La qual cosa oltre ad essere «pregiudiziale al pedaggio 

del Ponte di Pontevico, perchè sotto pretesto di tra- 
ghettar le rendite (di Alfiano) si traducono anche altre 
robbe e persone », era anche contraria « alti riguardi 
politici e militari in tempi di moti bellicosi ed a quelli 
di sanità ne' tempi delle Pesti, Epidemie, e loro so- 
spetti »: (Relaz. sul fiume Oglio — Mss. Quir.). 

(2) Proclama 19 Aprile 16*71 : — altri Decreti furono fatti 



440 

Alle cose di interesse puramente materiale 
si univano poi in questo tempo anche quelle 
che miravano in specialissimo modo al bene 
spirituale del paese. Per opera difatti dell'Ab- 
bate Monsignor Pietro Ugoni (terzo di questa 
nobile famiglia) (1), risorsero a miglior vita 
le Congregazioni e le Confraternite istituite 
nella Parrocchia di Pontevico e nelle altre 
Chiese sussidiarie; e per esse risvegliatosi più 
che mai il sentimento religioso, si videro i 
nostri terrazzani dedicarsi con fervore alle pra- 
tiche di pietà, e gareggiare, come meglio po- 
tevano anche nelle offerte per favorire sempre 
più questo o quel pio sodalizio, e per concor- 
rere tutti insieme al decoro della Chiesa e 
all' onore e alla gloria di Dio. — Considerando 
poi l' Abbate quanto bene sarebbe venuto ai 
suoi parrocchiani se nella Terra di Pontevico 
fosse canonicamente istituita, come in Brescia, 
la Compagnia delle Vergini o Suore di S. Or- 
sola (DemesseJ, accolse di buon grado l'istanza 
di alcune pie giovani, le quali dimandavano 
appunto di essere aggregate a quel sodalizio, 
e si mostravano per la loro virtù e per la in- 

in proposito nel 1671 (21 Giugno), nel 1681 (19 Giu- 
gno), nel 1691 (2 Maggio), e da ultimo nel Luglio 
del 1712. 
(1) Dopo Mons. Angelo Gabrieli furono successivamente 
Abbati di Pontevico Stefano, Cosiamo e Pietro Ugoni, 



441 

temerità della loro vita, disposte a seguirne 
la regola. — Gli è per questo che il giorno 
10 Luglio 1665 il Sig. Orazio Tajetti rappre- 
sentante dell' Abbate Ugoni, il Sig. Ventura 
Geroldi deputato del Comune, e il Sig. D. Fau- 
stino Mauri in nome delle giovani postulanti, 
presentarono personalmente la supplica al Ve- 
scovo di Brescia Marino Giov. Giorgi, invocando 
l' istituzione di quella Compagnia nella nostra 
Terra. E il Vescovo « veduta e ben considerata 
la sopradetta istanza, desideroso de V accre- 
scimento del culto divino, conformandosi uriche 
ai Decreti e Conci Hi provinciali, et assonte tutte 
le più opportune informationi sopra la condi- 
tone della Terra di Pontevico e sopra la qua- 
lità di quelle Vergini, condescendendo alV istan- 
ze e supplicationi fatte così a bocca come in 
scrittura », istituì nella Parrocchia di Pontevico 
la Congregazione delle Vergini o Suore di S. 
Orsola, con tutti i privilegi e prerogative, con- 
dizioni e obblighi espressi e dichiarati per la 
Compagnia di Brescia (1). — Pare che queste 
Vergini conducessero poi vita in comune, e si 
dedicassero specialmente agli esercizi di pietà, 
e istruissero la gioventù femminile, interve- 



(1) Da alcune memorie dell' Abbazia, gentilmente comuni- 
catemi da Mons. Bassano Cremonesini attuale Abbate 
di Pontevico. 



442 

nendo alla Dottrina Cristiana con grande edi- 
ficazione di tutti i fedeli (1). 

Essendo Abbate di Pontevico Mons. P. Ugoni 
fu fabbricata ancbe la Chiesa di Torchiera (2), 
incominciata quella del Cimitero, abbellita l'Ab- 
baziale, e furono pur ridotte a miglior stato 
le altre del paese, compresa la Chiesuola della 
Rócca, alla cui ristaurazione concorse però in 
gran parte il governo della Signoria (3). 

Sebbene si manifestasse per tal modo vivo 
nella Terra di Pontevico il sentimento religioso, 
non mancarono tuttavia gli abusi che purtroppo 
generarono talvolta disordini e scandali ed af- 



(1) « Exactis temporibus erat in hoc loco ('presso la Pieve 

di S. Andrea) aedes piarum Virginum sub regula S. 
Ursula?, qua? piissime vivunt, puellasque domi in- 
struunt maximo cum earum fructu, et Doctrinse Chri- 
stianse sedulo intersunt non sine maxima faeminarum 
sedificatione et utilitate »: (Mem. delV Ab. Filippo Gar~ 
belli — mss. presso la Quiriniana). 

(2) Prima del 1672 non esisteva alcuna Chiesa o Cappella 

nella frazione di Torchiera; e i fedeli, per la Messa 
e le funzioni festive, dovevano andare a quella dei 
PP. Agostiniani, che per altro non era molta discosta. 

(3) Il Governatore veneto, in data 6 Giugno 1671, rac- 

comanda di far riparare, nel Castello di Pontevico, 
la Chiesa, la casa del Castellano, quella del Capo dei 
bombardieri e il deposito delle polveri, e di provve- 
dere alle munizioni : (Arch. di Brescia — Reg. Pre- 
fettizia Inf.) : — Un ordine simile si trova registrato 
anche in data 16 Gennaio 1681. 



443 

flissero sommamente 1' animo dell' Abbate Sci- 
pione Garbelli, il quale era succeduto all' Ti- 
goni nell' anno 1673. — Fu appunto per to- 
gliere siffatti disordini (1), che il Garbelli 
ricorse a tutti i mezzi anche i più efficaci ; 
ma pur vedendo di non poterli colla sola sua 
autorità sradicare, invocò l' intervento del Ve- 
scovo stesso di Brescia, affinchè potesse egli 
« colle sue sapientissime deliberationi applicarvi 
il rimedio più opportuno a gloria del Signore 
Iddio e servi tio della Chiesa. — Il Cemeterio, 
diceva 1' Abbate Garbelli al Vescovo, ha bisogno 
d' esser visitato personalmente da V. S. III. e 
Rev. per rimediar ad alcuni disordini che ve- 
derli sul fatto .... La gente vi concorre quasi 
processionalmente nei giorni festivi, e massime 
le donne genuflesse facendo oratione sopra i 
Defonti come Santi, visitandoli per haver gratie 
più che non fanno con il Santissimo nella Paro- 
di iaìe .... Alla Chiesa della B. V. della Strada 
non sono levate le bettole che si fanno nelle 
sue festività, tuttoché sia la pena dell' Inter- 
detto ipso facto. Xascono perciò molti scandali 
ri homicìdij. — 77 medemo disordine e li me- 
desimi scandali sono pure nella Festa della 
Natività della B. V. et il giorno di S. Fermo 



(1) La superstizione massime nelle donne, e negli uomini 
l' intemperanza. 



444 

al Convento dei PP. Agostiniani della Miseri- 
cordia » : (1). 

Dopo tutto, non so se i pii desiderii dell'Ab- 
bate giustamente sdegnato, fossero poi coronati 
da un esito felice. 

Intanto rinasceva la vecchia non più finita 
questione dei nostri coi Cremonesi riguardo 
al possesso della riva destra dell' Oglio. Volle 
però fortuna che nell' anno 1675 si presentasse 
in persona al Delegato di Cremona un Nob. 
Ugoni, il quale avendo saputo destramente pro- 
vare F antico suo possesso di certi suoi beni 
situati di là del fiume, e di quel laghetto, di 
cui abbiam avuto occasione di far cenno sotto 
gli anni 1255 e 1571, ottenne più presto ch'egli 
non pensasse dal Delegato della Città un De- 
creto pel quale veniva troncato ogni contrasto 
con questa conclusione: « Non molestetur cum 
agatur de Re Jurisdictionis Brixiance » : (29 
Aprile) (2): e il Senato veneto, che per finire 
la lite mostrava già di esser disposto a venire 
a una transazione, non appena ebbe saputo di 

(1) Da alcune memorie dell'Abbazia. 

(2) Relaz. sul fiume Oglio — Mss. Quir. f. 48-49: — « Il 

laghetto sebbene alienato dalli Ugoni alla Nob. fa- 
miglia Roncadelli di Cremona, l'ha però ancor essa 
riconosciuto contribuente alla città di Brescia aven- 
dolo descritto del 1694 al n. 1126 dei catastici bre- 
sciani: et in dopo è stato da essi Roncadelli ridotto 
a pascolivo o sia prativo »: (1. e). 



quel Decreto, con Ducale 3 Agosto 1675 ordino 
ai Rettori di Brescia, che la favorevole Sen- 
tenza del Delegato di Cremona fosse gelosa- 
mente conservata come documento validissimo 
da mostrare ogniqualvolta venissero impugnati 
ai Bresciani i loro diritti; e che inoltre la si 
registrasse a perpetua memoria nell' Archivio 
dei Confini (1). 

Senonchè 1' assedio di Candia era stato ro- 
vinoso e micidiale alla Repubblica, la quale 
dopo più di vent' anni di continua accanita 
resistenza, essendo abbandonata da molti di 
coloro che aveano pur finalmente impugnato 
le armi per recarle soccorso, dovette alfine 
venire a patti coi nemici (*2). — Quantunque 
però il tesoro della Signoria fosse stato profuso 
là in queir isola lontana del Mediterraneo, e, per 
riparare in qualche modo ai gravissimi danni 
sofferti, il Senato veneto avesse dovuto imporre 
ai sudditi nuovi tributi, tuttavia le Valli e 
le Quadre privilegiate poterono godere egual- 
mente, « per le loro antiche benemerenze », 



(1) Relazione sul fiume Oglio — 1. e. 

i'i) Molti anche dei Bresciani divisero colle genti della 
Repubblica fino all'ultimo istante i patimenti, i pe- 
ricoli e gli onori di quella impresa da eroi; e non 
pochi dei nostri perirono gloriosamente colà difen- 
dendo le mura di Candia: V. Odorici — St. Br. v. 
IX , p. 279. 



446 

tutte quelle esenzioni alle quali anche prima 
della guerra avevano insieme partecipato. Cos'I 
al pari dei sudditi di Val Trompia e di Va) 
Sabbia che aveano dimostrato, secondo i lord 
antichi privilegi, di non dover esser gravati 
da imposte per le quali essi sarebbero stati 
ridotti alla condizione dei non esenti, anche i 
nostri di Pontevico ebbero dai Rettori di Bre- 
scia, autorizzati dal Senato di Venezia, la piena 
approvazione dei loro diritti e la esenzione dèi 
nuovi Dazii di Terraferma. — Di più nell' annoi 
1677 (8 Aprile) il Doge Luigi Contarini conce- 
deva in limitazione alla Quadra di Pontevico an-j 
che il Dazio detto della macina; e nel seguente 
anno con sua Ducale del 18 Luglio ingiungeva' 
ai Daziari di non introdurre alcuna novità, 
« con obligar i Luoghi privilegiati, al paga- 
mento de Dazij nel transito delle loro Robbe e 
Beni, per esser contro il tenor di loro Privi- 
legi e contro il praticato con inalterabile osser- 
vanza delti medesimi » : e inoltre ordinava di 
« restituire Pegni, Depositi e quanto fosse 
stato lasciato per preteso pagamento di Da- 
zio commettendo a Daziari ed altri che si a- 
stenghino da simili novità, ma lascino godere 
ad essi Luoghi ed Abitanti le loro Esenzioni 
e Privilegi, senza darci occasione di replica ». 
— In seguito anche il Senato di Venezia rife- 
rendosi agli stessi Privilegi dichiarava: « Non 
essendo publica intentione di alterarli, anzi 



447 

npre memore la Republica delle antiche bene- 
merenze (dei privilegiati), gli restano hora con 
la solita paterna publica carità, come stanno 
e giacciono, confirmati » : (1). 

Ma già la sconfitta toccata ai Turchi nel- 
l' anno 1683 presso Vienna, faceva rinascere 
nei Capi della Repubblica la speranza di poter 
aprire una nuova campagna per vendicare la 
caduta di Candia : ne potendo la Signoria, stre- 
mata com' era di forze, intraprendere da sola 
T ardita spedizione, stringeva lega offensiva e 
difensiva coli' Austria, col Re di Polonia e col 
Pontefice Innocenzo XT° contro le armi otto- 
mane. Ed ecco pertanto richiesti nuovamente 
anche i Bresciani di uomini e di denaro: ecco 
un'altra volta gli Uffici di S. Marco e i di- 
plomi di nobiltà messi all'incanto, e aumentate 
fuori di modo le imposizioni sul popolo e sulle 
Terre (2). — Sebbene le strettezze dei Comuni 
e la miseria che purtroppo predominava im- 
pedissero ai sudditi della Repubblica di con- 
correre alla nobile e santa impresa in quel 
miglior modo che tutti avrebbero desiderato, 
: nondimeno la flotta fu allestita, e la guerra 
venne ai Turchi dichiarata. A capo dell'armata 
fu posto Francesco Morosini, già celebre per 
molte segnalate imprese; al quale il Pontefice 
mandò denaro e cinque galèe delle sue, sette 

(1) N.° 23 della mia raccolta. 

(2) Odorici — St. Br. v. IX , p. 290-91. 



448 

di Malta e quattro che ottenne da Cosimo III 
Gran Duca di Toscana. — La benedizione di 
Dio accompagnava i prodi guerrieri che pieni 
di ardire andavano a inalberar la Croce in 
mezzo alle Terre soggiogate dalla Mezzaluna: 
e già fin dal principio cominciarono a giun- 
gere in Terraferma le più consolanti notizie 
(a. Ì684), seguite mano mano da altre che 
annunciavano cacciate di Turchi e conquiste 
di città, e le vittorie e i trionfi della Repub- 
blica veneta. — Mirabili difatti furono in questo 
tempo gli avanzamenti delle armi cristiane con- 
tro la potenza ottomana; e clamorose le feste 
che si fecero nelle Città e nei Castelli, per il 
felicissimo esito della guerra (a. 1686J : ter- 
minata però la quale, un' altra veniva prepa- 
randosi, sul finire del secolo XVII , in Lom- 
bardia e nelle Terre dei Bresciani , cui il 
passaggio frequente di Alemanni cominciava 
ormai a tenere in grave sospetto e trepida- 
zione fa. I69i). — Si affrettarono pertanto 
gli apparecchi di difesa, specialmente nella 
Città e nelle Fortezze di confine: e qui pure 
a Pontevico giunsero ordini dai Rettori di Bre- 
scia di rinforzare la Rócca; fu aumentato il 
numero dei soldati di presidio, e vennero spe- 
dite al Castellano e al Capitano le munizioni 
di guerra (1). 

(1) Nella seconda metà del secolo XVIP furono Castel- 



m 

Ma prima di venir a parlare della guerra 
di Lombardia che ebbe principio nel 1701, ne 
giovi ricordare alcuni nostri concittadini, i quali 
sopra gli altri si distinsero per virtù o per 
scienza nel corso del secolo XVII : = 

= Francesco Capparino, del quale abbiamo 
già fatto cenno all' anno 1630 quando nella 
: nostra Terra infuriava il flagello della peste, 
appartenne a una delle più ricche famiglie di 
I Pontevico. Fu uno di quelli che meglio con- 
corsero con larghe offerte alla fabbrica e al- 
' Y abbellimento della Chiesa Parrocchiale; e che 
, nel tempo di gravi calamità vuotarono si può 
jj dire il loro scrigno a benefìcio degli indigenti. 
[i Coronò splendidamente la sua vita tutta di ca- 
rità, col fondare, come si disse, il Pio Istituto 
\ Elemosiniero, che tuttora ha sede in Pontevico. 
=== Crescimbene da Pontevico, (della famiglia 
I stessa cui appartenne Lorenzo Contini stato 
\ Vescovo suffragarlo di Mantova dal 1484 al 
\ 1503), per il suo ingegno e per molte altre 



lani di Pontevico, — Girolamo Molino, Giovanni Bat- 
taggia, Marino Grimani, Michele Balbi ... : Capi dei 
bombardieri e Munizionieri, — Giuseppe Danese, Pietro 
Boldrini, Giuseppe Barbisan, Carlo Gadola ... : (Da 
alcune notizie gentilmente inviatemi dall'Ili. Cesare 
Cantù ). — Giovanni Zeno Nobile Veneto, già Castel- 
lano di Crema, moriva nel Castello di Pontevico il 
giorno 12 Settembre del 1093. 

Berenzi — Storia di Pontevico ^*> 



450 

doti di mente e di cuore, fu uomo assai sti- 
mato. Messosi nella carriera ecclesiastica, at- 
tese con grande amore allo studio delle lettere, 
e fece inoltre rapidi progressi nella filosofia 
e nella teologia. Dopo di essere stato laureato 
anche in legge, ebbe invito dal Marchese di 
Mantova di recarsi alla Corte, dove fu fatto 
ajo del Principe Giovanni figlio del Duca Vin- 
cenzo, e nominato Canonico di S. Pietro. Morto 
poi il Vescovo Agnelli, nel tempo di sede va- 
cante (a. 1645J venne insignito della dignità 
di Vicario Capitolare: « et tutte queste cariche 
vestì sempre honorevolmente » : (1). 

= Famiglia Pontevico. — Della Nobile fa- 
miglia dei Pontevico (2) alcuni ebbero in que- 
sto secolo cariche onorifiche non solo in paese, 
ma anche in Città (3) ; e altri si distinsero 

(1) Zucchi — Notizie ined. riferite dal Conte C. D'Arco — 

— Studi intorno al Municipio di Mantova — v. VII , 
p. 74. 

(2) Dei Pontevico si trova fatta menzione fin dal sec. 

XIV : essi avevano palazzo anche in Città e fu ap- 
punto in casa loro che fu ospitato, e dove morì Ro- 
berto di Montalbotto, capitano valorosissimo, prima 
di Frane. Sforza, poi dell'esercito della Repubblica: 
« . . . . Pontevica noi. Famiglia, in cujus uroanis adibus, 
olim ad viam vernacule delle cosciere, obiit Robertus de 
Monte Allotto, Francisci Sfortice primum, deinde Vene- 
tarum copiarnm dux strenuissimus » : (Ms. anonyrn. — 
V. Manelmi — A. Astezato.) 

(3) « Nominati ad Consilium Generale Magnifica Civitatis 



451 

per generóse beneficenze, specialmente i fratelli 
Pier-Antonio e Ottavio, dei quali il secondo, 
con testamento 15 Giugno 1726, vedremo isti- 
tuire in paese il Pio Luogo, che dal nome del 
Fondatore si intitola ancora Pio Luogo fu Ot- 
tavio Pontevico. 

== P. Beniamino Zacco da Pontevico. — An- 
cor giovinetto si mostrò chiamato allo stato 
religioso; e difatti non ancora quadrilustre ve- 
stì F abito di Eremita Agostiniano nel nostro 
Convento della Misericordia (1). Passò poi tra 
gli Agostiniani di Brescia, dove ben presto 
ebbe a dare luminosissime prove di grande 



Brixia .... Pontefici Felix quondam Lelii .... Pontefici 
Augustinus .... Pontefici J. Battista et Franciscus fra"- 
ires — (a. 1624-1656-1682) »: — Probabilissimamente 
il primo era figlio di quel Lelio Pontevico che fece 
costruire a sue spese la Chiesuola che tuttora si vede 
sulla strada prov. bresciana presso S. Zeno, a sinistra 
venendo verso Pontevico: sulla porta si legge: « Lelius 
Pontevicus cere proprio — 1588 — Assumptioni Deipara 
Maria Virginis dicatum »: — sopra questa iscrizione si 
vede uno stemma, che credo sia quello della Famiglia 
Pontevico : consiste in uno scudo sormontato da una 
corona e diviso nel mezzo da una fascia orizzontale- 
(1) I Padri Agostiniani, chiamati anche Eremitani o E- 
remiti di S. Agostino, aprirono fin dal sec. XIV loro 
Convento e Chiesa nel territorio di Pontevico, presso 
la frazione Torchiera. La loro Chiesa era dedicata, 
come lo è tuttora, alla B. V. della Cintura detta 
anche S. M. della Misericordia. 



452 

pietà e di elevato ingegno, e divenne in breve 
Lettore di Sacra Teologia. I molti lavori che 
egli scrisse « dimostrano chiaramente dice il 
Cozzando, il suo studio, e la sua pietà e divo- 
tione particolarmente verso la gran Madre di 
Dio » : (1). — Ecco 1' elenco delle sue opere, 
delle quali alcune pubblicate a stampa, e altre 
manoscritte: = -L a V Eccellenze della sacra 
Cintura di Maria V. SS. esposte in 20 Di- 
scorsi: (Bologna — G. B. Ferroni — 1660): 
— 2. a Le Grandezze della Madre di Dio M. V. 
SS. espresse in iO Discorsi, col racconto della 
miracolosa apparizione nella Valverde di Rez- 
zato: (Padova — Pasquali — 1667): — 3. a 
Vita della Beata Cristina Semensi da Calvi- 
sano, Terziaria dell' Ord. di S. Agostino : (Bre- 
scia — Bizzardi — 1693): — 4. a Lo Sposalizio 
immacolato che fa Cristo con le Vergini, e le 
Vergini con Cristo nel consacrargli il virginal 
candore: Ms. — 5. a Bullarium Zonrn Marice 
Virginis: Ms. — 6. a II Be e la Regina dei 
Martiri: Ms. — 7. a U Accademia di Cristo 
per la Dottrina Cristiana: Ms. — 8. a Vite 
dei Servi e Serve di Dio Agostiniane: Ms. — 
9. a II peccato flagellato: Ms. — 10. a II Set- 
tenario del SS. Sacramento.: Ms. — 11. a Qua- 
resimale: Ms. — 12. a La cintura vendicata: 
Ms. — 13. a Brescia illustrata: Ms. — 14. a Bre- 

(1) Leonardo Cozzando — Libreria Bresciana — pag. 55. 



453 

scia Beata: (1). — Da queste opere del P. B. 
Zacco si può rilevare che oltre all' esser egli 
approfondito nella scienza teologica e nella Sa- 
cra Scrittura, non lo era meno nello studio 
della Mitologia e della Storia, non che nella 
cognizione dei classici greci e latini. — Pia- 
cemi poi aggiungere che nell' opera Brescia 
Beata, scritta da Beni. Faino Prete bresciano, 
e dal P. B. Zacco, è narrata brevemente (credo 
dal Zacco) la vita di una Beata Cristina Com- 
mi da Pontevico, vissuta nel secolo XV°, la 
quale a soli 42 anni si consacrò al Signore, 
e vesti F abito di Agostiniana nel Convento 
della Misericordia, conducendo poi santamente 
la vita nella preghiera e in continui digiuni 
e penitenze fa. 1400-1440J. Riferisce il P. 
Zacco, che Y immagine di questa Beata fu poi 
dipinta nella Sagrestia della Misericordia di 
Pontevico, in abito di Monaca Agostiniana, col 
diadema di gloria in capo, tenente nella destra 
il Breviario, e nella sinistra un Crocifìsso e 
un ramo di gigli, simbolo della sua verginità: 
così pure venne dipinta anche nella Sagrestia 
di S. Barnaba in Brescia, col volto circondato 
di raggi, e colla scritta « Beata Christina de 
Cummis » in lettere longobarde (2). 

(1) Vincenzo Peroni — Biblioteca Bresciana — P. II. a 
Ms. presso la Quiriniana: e L. Cozzando — 1 e. 

(2) Faino e Zacco — Brescia Beata — voi. 1°, pag. 104: 
— Ms. presso la Quir. 



454 

= P. Carlo Commi da Poni evico. — Nacque 
questo nostro concittadino, al pari del P. Zacco, 
sul principio del secolo XVII , dalla stessa il- 
lustre famiglia cui appartenne due secoli prima 
la B. Cristina poc' anzi ricordata. Vesti egli 
pure l'abito di Eremita Agostiniano; e per il 
suo ingegno e per la sua prudenza, da Lettore 
di S. T. passò di grado in grado fino ad essere 
nominato Vicario Generale dell'Ordine. Scrisse 
alcune opere, che si credono andate smarrite. 

= Da ultimo non deve essere qui ommesso 
il nome del Curato Francesco Fausti di Pon- 
tevico, del quale Y Abbate stesso Mons. Sci- 
pione Garbelli, che l'aveva amico e consigliere, 
volle tesserne l'elogio con queste parole « .... pie- 
tate et doctrina prceclarus, profusa in egenos 
liberalità-te, ilari moderataque comitato .... » 
(1) : — nato assai ricco, per la sua inesauribile 
carità morì poverissimo nel Febbraio del 1698, 
compianto e desiderato da tutti. La morte del 
Fausti non fu 1' ultima cagione, per la quale 
1' Abbate Garbelli presentò nel 1698 la rinuncia, 
e si ritirò dalla Parrocchia. 



(1) V. Registro dei morti del 1698. 



455 
CAPITOLO XXVI. 

Battaglia di Chiari. — Da Pontevico gli Ale- 
manni muovono all' impresa di Cremona. — 11 
Villeroi è fatto prigioniero e condotto a Pontevico. 
— Attacchi e scorrerie. — Il Princ. Eugenio si 
accampa a Pontevico. — Nuovi scontri. — Il 
Curato Scaglia. — Calamità pubbliche. — Voto 
sciolto al Santuario di Rezzato. — Pace e guerra. 
Contrasti coi Cremonesi. — Istituzione del 
Pio Luogo. 

(A. 1700-1730). 

Con Carlo II , il quale moriva senza figli 
nel Novembre dell' anno 1700, essendosi estinta 
la linea austriaca di Spagna che dominava 
anche in Lombardia, dopo lunghe discussioni, 
e congressi fatti per la successione al trono, 
si ricorse alle armi, e si diede principio a una. 
guerra disastrosissima. - Nel 1701 Francesi 
e Tedeschi si trovarono di fronte nel territorio 
bresciano (1), e sotto le mura di Chiari, il 
giorno 1° Settembre, vennero tra di loro a 
fìerissimo conflitto. Sebbene i Francesi guidati 
dal Capitano Villeroi facessero prodigi di va- 
lore, nullameno dopo alcune ore di combatti- 
mento, furono superati dagli Austriaci, cui il 
Principe Eugenio di Savoia seppe con grande 

(1) In questa guerra la Repubblica di Venezia si man- 
tenne neutrale. 



456 

accorgimento capitanare in quel terribile scon- 
tro, che costò alla Francia la vita di oltre 
2000 uomini. 

Dopo la battaglia di Chiari i Francesi si 
ritirarono di là dell' Oglio e il Principe Eu- 
genio acquartierò le sue truppe lungo il fiume, 
attendendo particolarmente a munire le Ptócche, 
e concentrando il nerbo dell' esercito nel Ca- 
stello di Ostiano. 

Una cronaca cremonese, tuttora inedita, scrit- 
ta nella prima metà del secolo XVIII da un 
certo Carlo Antonio Ste fanoni (1), riferisce, 
come in seguito, una buona parte dell' esercito 
austriaco, collo stesso Principe di Savoja, venisse 
a stanziarsi nella Fortezza di Pontevico (2), e 
come di qui il Principe Eugenio trattasse poi se- 
gretamente col Parroco di S. Maria Nuova di 
Cremona, certo Cozzoli, del tempo in cui gli 
Austriaci avrebbero potuto penetrare in quella 
Città per scacciarne i Francesi (3). 

(1) Il manoscritto autografo di questa Cronaca, che forma 

un grosso volume in f. di pag. 767, si trova presso 
Mons. Canonico D. Gaetano Bazzi, Segretario di S. E. 
Mons. Bonomelll Vescovo di Cremona. 

(2) « Sua Altezza il Sig. Prencipe Eugenio piantò il suo 

alloggio in Pontevigo, senza alcun timore che gli 
Francesi potessero più passar di là (in bresciana) dal 
iiume Olio »: (Stefanoni — Cronaca citata — pag. 
225). 
(3) « Erasi concertato tra S. A. il Sig. Prencipe Eugenio 



457 

Ora si vegga a quale astuzia ricorse il Par- 
roco Gozzoli per dare avviso in proposito al 
Principe, e come la cosa è narrata da C. A. 
Stefanoni: — « Intendendo il Sig. Prevosto 
« che il di 1° febraro 1702 doveva partir da 
« Cremona un grosso corpo di soldatesche fran- 
« cese, questo Sig. Prevosto fece far una para 
« de scarpe nuove ad un suo uomo fidato, e 
« tramezzo alle sóle vi pose una lettera, così 
« s' era concertato con S. A, e con queste scar- 
« pe lo mandò sotto fìnzion d' altro interesse 
« d'altra persona a Pontevigo. Entrato che fu 
« in Pontevigo fu condotto avanti S. A. la qua! 
« già aveva tutti gli indizi sicuri essere questo 
« uomo mandato dal detto Sig. Prevosto Coz- 
« zoli : al qual dopo alcune altre interrogazioni 
« gli disse: = cavati quelle scarpe ==; potete 
« immaginarvi il timor che causò in quest'uomo 
« questo comando; ma S. Altezza gli disse: 
« = noli timer e =. Cavate eh' ebbe le scarpe 
« S. A. le fece discucire, e levò la lettera che 
« vi era: o sì che in questo punto quel uomo 
« doveva star bene col suo cuore, e S. A. do- 



di Savoia, Generalissimo dell'Armata Imperiai del 
Imperator Leopoldo 1°, con il Sig. Prevosto di S. Ma- 
ria nuova di Cremona che qto Sig. Prevosto dasse 
avviso a S. A. del tempo nel qual in Cremona vi 
fusse poca gente soldatesca, o del giorno nel quale 
dovesse partirne gran quantità »: {Stefanoni — 1. e). 



458 

« veva ridere vedendo quest' uomo ad impal- 
« lidirsi; ma gli disse: = non ti dubitar =. 
« Letta ch'ebbe la lettera S. A. diede ordine 
« che quel uomo fusse custodito, e che non si 
« partisse sino a suo ordine, e che fusse ali- 
ce mentato. — La notte seguente al dì primo 
« Febraro, S. A. passò il fiume Olio con la 
« gente migliore eh' avesse » : (1). 

Come d' intelligenza, essendo alcuni Austriaci 
penetrati di notte tempo in Cremona attraverso 
un acquedotto vicino alla casa del Cozzoli (2), 
assalirono ed uccisero le sentinelle che custo- 
divano la Porta Ognissanti, per la quale do- 
veano passare gli altri armati, la cavalleria e 
lo stesso Principe Eugenio (3) : e quivi unitesi 

(1) Stefanoni — Cronaca Cremon. 1. e. 

(2) « Dicevasi che in casa del Sig. Prevosto vi frissero 
alcuni uomini guastadori, e bravi muratori per romper 
il buco della chiavica che era sotto la casa e Chiesa 
di S. Maria Nuova, la qual chiavica v' è ancora: anzi 
al di dentro nella Città v'è un uscio o portella per 

un uscita dalla Città Perciò S. A. avanti del 

farsi giorno del dì 2 Febraro si ritrovò con la sua 
gente poco distante dalla Città, e ne mandò un pic- 
ciol numero al buco suddetto » : (Cron. cit-). 

(3) « Nel farsi giorno uccisero le sentinelle eh' erano su 

le mura verso la Porta d'ogni Santi, ed in un sub- 
bito assalirono il corpo di guardia di detta Porta, e 
con molto sangue se ne impadronirono e 1' aprirono. 
— Aperta che fu la Porta d' ogni Santi entrò tutta 
l'Armata Austrica.... arrivò anche la Cavalleria 



450 

le schiere e ricevuti gli ordini accorsero tosto 
a impadronirsi della Porta Margherita, e a 
dar 1' assalto al Palazzo Offredi, dove era al- 
loggiato il VilJeroi. — Sorpreso così all'im- 
pensata non potè il Capitano francese opporre 
alcuna resistenza, sicché fatto subito prigio- 
niero fu per ordine del Principe mandato qui 
a Pontevico. — È però curioso il modo col 
quale il Villeroi si diede in mano ai nemici, 
e merita di essere riferito: — ecco come lo si 
legge nella Cronaca inedita del Stefanoni : — 
« L' Armata Austriaca in parte corse ad im- 
« padronirsi della Porta Margherita, e parte 
« corse al Palaggio del Signor Conte Carlo 
« Ofredi, laddove fu fatto tanto gran sangue, 
« che il scalone era tutto pieno, ed accor- 
« sero al letto, e fecero prigione S. E. il Ge- 
« neralissimo. Ma esso Monsù Vilaroè [sic/ 
a vergognandosi d' essere fatto prigioniero in 
« letto, promise e s' accordò con quegli Uffi- 
a ciati Alemani, a quali promise con giura- 
li mento di non fuggir dalle loro mani, ma che 
(( lo lasciassero uscir di casa a cavallo, e che 
« fussesi poi detto eh' era statto arrestato per 
« la Città. Perciò cosi gli fu accordato, e cosi 
« fu fatto ed eseguito. Subito poi che fu ar- 
ce restato fu condotto fuori di Cremona in si- 

da Pontevigo in Città, ed entrò anche S. A. il Sig. 
Prencipe Eugenio »: [Cronaca cil.). 



460 

« curo, per poche però ore, mentre S. Altezza 
« lo fece condur a Pontevigo, dopo che (il Vii- \ 
« leroij ebbe sottoscritta una lettera » : (1). 

Del resto se riuscì agli Austriaci di uccidere 
un gran numero di Francesi, e di far prigio- 
niero lo stesso Villeroi, tuttavia non poterono 
essi impadronirsi della Città di Cremona; e la 
sera del giorno 2 Febbraio il Principe Eugenio 
ordinò senz'altro la ritirata; e ripassando FO- 
giio venne di nuovo ai Castello di Pontevico, 
dopo di aver perduto egli pure molti dei suoi 
soldati, e anche alcuni ufficiali (2). — Lasciata 
in seguito una buona guarnigione a custodia 
della nostra Terra, andò il Principe a porre 
il suo quartiere generale ad Ostiano, mentre 
il Duca di Yendóme, succeduto al Villeroi nel 
comando dell' esercito francese, passava l' Oglio 
sopra Pontevico, e si accampava a Passano, 
indi a Manerbio (3). — Il Principe Eugenio 

(1) Stef emoni — Cronaca Cremori, p. 225 e seg. 

(2) « La notte susseguente al medemo giorno 2 Febraro, 

S. A fatta secretamente avvisar la sua gente, se ne 
partì da Cremona, e se ne ritornò di là dall' Oglio a 
Pontevigo: quelli che non ebbero l'avviso rimasero 
prigionieri de Francesi .... Nel partir che fece da 
Cremona, S. A. il Sig. Prencipe Eugenio condusse 
seco il Sig. Prevosto Cozzoli »: (Stefanoni — Cronaca 
Cr. p. 239). — L'assalto di Cremona è narrato da 
altri storici e cronisti con circostanze diverse. 

(3) Ristretto dei fatti del Princ. Eugenio — p. 122-23. 



461 

voleva sulle prime avvicinarsi ai nemici, e già 
stava per levare le truppe da Ostiano per ve- 
nire a porsi a Pralboino; ma poi visitati i 
posti, né trovatili opportuni, cangiò pensiero; 
e nel timore che il Vendóme portasse per altra 
via soccorsi a Mantova, stabili di volgersi verso 
Canneto, e quindi avvicinarsi anch' egli a quel- 
la Città. — Avvennero alcuni piccoli scontri 
tra Alemanni e Francesi, fino a che colla bat- 
taglia di Luzzara si chiuse la campagna del 
1702 (1° Agosto). Fu quello un combattimento 
sanguinosissimo, e il Prìncipe Eugenio vi per- 
dette i migliori capitani, e fra gli altri il Com- 
mercy, il suo più fedele compagno d' armi : — 
nondimeno entrambe le parti si attribuirono 
1' onore della vittoria. 

Per la chiamata del Principe in Austria, il 
Duca di Vendòme cercò di vantaggiare in Lom- 
bardia, sulle armi Alemanne; sebbene non ces- 
sassero alla loro volta neppur gli Austriaci dal 
molestare le Terre occupate dai Francesi, e 
dal far scorrerie attraverso le provincie di Man- 
tova, di Cremona e di Brescia (1). — Senonchè 



(1) « A quatordeci Giugno (1704) spiccò da Ostiglia una 
partita di dugento cinquanta Ussari e Corazzieri, 
passarono POglio a Marcaria, scorsero la strada di 
Mantova sino sotto a questa città (di Cremona), an- 
dorono a Robecco e per la parte del Bressiano ritor- 
norono al Campo con grossi bottini fatti sul Cremo- 



462 

ritornato Eugenio di Savoja in Italia assai for- 
nito di armati, e deciso di misurarsi nuova- 
mente col Venderne, si accostò al Mincio; poi 
sfilando verso il lago di Garda, entrò nel ter- 
ritorio bresciano, e il giorno 21 Giugno (1705) 
venne ad accamparsi a Pontevico e nelle Terre 
qui vicine (1); mentre i Francesi attendevano 
a fortificare le Rócche sulla destra dell' Oglio, 
e specialmente quelle di Bordolano e di Ro- 
becco. — Ma già deludendo il Principe i suoi 
nemici, mosse ben presto da Pontevico, e te- 
nendo la sinistra del fiume si avvicinò a Pa- 
lazzolo, abbandonato dal Generale Torralba; e 
dopo di essersi impadronito di molti castelli 
suir Oglio, volse alfine le sue schiere all' Adda, 
per entrare nel milanese. Al ponte di Cassane 
guardato dallo stesso Duca di Vendóme, sta- 



nese »: (Camillo Ang. Rovere Cremon : — Fatti dell* 
Guerra d'Italia: Ms. pag. 54). — Gravissimi dam 
ebbero a soffrire in questo tempo anche i nostri, p< 
il passaggio continuo ora di Tedeschi e ora di Fran- 
cesi. 

(1) « Il Prencipe Eugenio con tutte le forze unite si pos 
al Minzio: mostrò di voler passare, poi sfilò verse 
il lago di Garda, e la Domenica 21 Giugno andò 
cantonarsi a Po?itevi'co e terre adiacenti. Li francesi 
seguitavano le loro mosse, e per qualche giorni si 
trattennero alla riva dell' Oglio, sopra il quale for- 
morono de ponti per impedire i tentativi delli Ale- 
mani »: (C. A. Rovere — Cronaca — p. 62). 



463 

vano però pronti i Francesi per impedirgli il 
passaggio: si venne adunque alle armi (15 
Agosto J ; ma dopo un sanguinoso combatti- 
mento, gli Alemanni furono costretti a ritirarsi 
nuovamente nel bresciano, dove sfogarono la 
loro vendetta cogli inermi abitanti delle nostre 
Terre. — Battuti un' altra volta nell' Aprile 
del 1706 tra Montechiaro e Calcinato, si die- 
dero alla fuga, lasciando sul campo moltissimi 
morti, e in mano dei Francesi un numero stra- 
grande di prigionieri, che furono poi condotti 
parte a Mantova e parte a Cremona. — Seguì 
finalmente, dopo questi fatti d' armi, la pace 
del 13 Maggio 1707, per la quale Spagna, Fran- 
cia e Austria ritirarono le loro insegne. — Ma, 
quanti danni in questo tempo di guerra ebbero 
i nostri a soffrire! e quante imprecazioni si 
lanciarono, non solo contro le truppe deva- 
statrici, che scorrevano incessantemente per 
le Terre e le campagne bresciane, ma anche 
contro la stessa Repubblica veneta, la quale 
non entrava colla autorità sua a tutelare ener- 
gicamente i diritti conculcati dei sudditi! — 
Ed è per ciò che si videro talvolta insorgere 
i terrazzani offesi, e attaccar nelle Ròcche i 
soldati di presidio, o tender agguati nell'aperta 
campagna, e uccidere senza pietà quei Te- 
deschi o Gallispani che si fossero sbandati. — 
Qui a Pontevico alcuni, degli altri più fieri, 
giurarono di vendicarsi persino contro il buon 



mi 

Curato Antonio Scaglia, perdio cercava di se- 
dar le turbolenze, e perdio avea pubblicamente 
rimproverato coloro, che si erano lasciati tra- 
sportar dall' ira a impugnare la spada e a spar- 
ger il sangue: e difatti sebbene fossero già 
trascorsi più mesi dacché gli stranieri si erano 
allontanati, pure aggredito lo Scaglia nella sua 
stessa casa, venne iniquamente ucciso, e, si 
crede, proprio da quelli che nell' impeto dei 
furore gli avevan giurato la morte, quando 
rammentava loro il dovere di non alzare la 
mano a uccidere i fratelli. 

Ai danni della guerra si aggiunsero poi le 
pubbliche calamità, che portarono con se la 
miseria anche nella nostra Terra. Nell'inverno 
del 1709 freddo intenso, pel quale si irrigi- 
dirono e disseccarono le piante, e gelarono per- 
sino i fiumi: nel 1740 pioggie dirotte e continue, 
e inondazioni, e quindi spese ingenti « per 
riparar in parte etili danni causati dalle acque 
nell'i ponti, strade, et edificij di questa Com- 
munità » : (1): e negli anni 1711 e 1712 un 
fierissimo contagio nel bestiame, specialmente 
nei bovini (2), per cui ebbe a perirne una 

(1) Dalle carte del Municipio di Pontevico. 

(2) Giulio Cicognini valente medico di Pontevico, vissuto 
nella prima metà del sec. XVIII , ebbe campo di 
studiare la natura di questo morbo; e scrisse ap-' 
punto, e pubblicò un suo lavoro intitolato: = Del- 



465 

grande quantità. — Un atto notarile, che si 
conserva nell' Archivio della Chiesa di Rezzato, 
ci fa conoscere come, infierendo ognora più il 
male, i Bresciani e dalla Città e dalla Pro- 
vincia accorressero in di voto pellegrinaggio al 
Santuario della Madonna di Valverde, perchè 
mediante preghiere e oilerte fatte alla Vergine 
avesse alfine a cessare il terribile morbo : vi 
si fa pure menzione dei nostri di Pontevico, i 
quali accompagnati dal Clero delia Parrocchia 
Abbaziale e dai Disciplini si recarono in gran 
numero processionalmente a quel Santuario 
(1), portando doni (23-24 Maggio ili2) , e 
mandandovi poscia un ricco calice d' argento, 
in ringraziamento del cessato contagio. « Nel 
giorno 23, è detto nell' Istrumento del notaio 
Senati, arrivò la Comunità di Pontevico, ri- 
cevuta al ponte con 24 torcie accese, essendo 
di sera. Nel 24 la predetta con il suo Clero e 
Disciplini, da questa Parrocchia (di Rezzato) 
sì portarono processionalmente al laghetto tra 

V epidemia bovina : istoria, parere e rimedii = (Brescia 
— Tip. Vendramini — 1747). — Questo Cicognini era 
socio dell' Adunanza M azzuc cheli i : di lui abbiamo an- 
che una Lettera pubblicata a pag. 290 della = Me- 
dicina di Europa =~ del Roncalli : ( V. Peroni — Bi- 
blioteca Bresciana). 
(1) Il Santuario di Rezzato è distante da Pontevico circa 
40 chilometri. 
Berenzi — Storia di Pontevico 30 



406 

lo sparo de' mortaretti ; indi andarono in Chiese 
ove cantarono la Santa Messa con larghi doni 
di cere e denaro. Questo divoto popolo nelV anni 
seguente mandò in regalo a questo Santuario 
un calice d' argento fatto lavorare in Milano 
da Tedesco artefice, estimato 500 filippi, perchè 
di fattura straordinaria, con belli rilievi, e 
quattro figurine d' angioli d'oro massiccio: e 
di ciò ne fu fatto pubblico Istrumento in Atti 
del Sig. Giambattista Seriati nodaro di Rez- 
zato » : (1). 

Intanto si conchiudeva la pace di Utrecht 
(il Aprile 1713J, per la quale in Lomhardia 
veniva sostituita alla preponderanza spagnola 
1' austriaca, e nel territorio bresciano tornava 
a ristabilirsi la tranquillità; ma questa pure 
per brevissimo tempo, perchè un'altra guerra 
stava ormai per aprirsi in lontane terre tra i 
Turchi e la Repubblica; guerra che costò ai 
soli Bresciani la somma di 200,000 ducati, oltre 
a non piccolo numero di uomini. Volle non- 
dimeno il Cielo, che nel 1717 la. lotta finisse 
col trionfo delle armi venete, per cui anche 
qui da noi ebbe poi a celebrarsi con grandi 
feste quel felice successo. 

(1) Memorie storiche del Santuario di Yalverde in Rezzato. 
— Il morbo entrò pure nel cremonese, e dice il fio- 
vere, che « in quattro mesi, d' Agosto sino a Xbre, 
perirono in Provinzia presso che a trenta mila bovini »: 
(Cron. crem. p. 156). 



E già cominciavano i nostri, dopo quei fatti, 
a godere dei benefìci vantaggi della pace; e 
gli interessi del Comune accennavano mano 
mano a migliorare: ma la navigazione siili' 0- 
glio, che per Pontevico era il fonte principale, 
dal quale prendevano impulso le industrie e 
il commercio, purtroppo venne inceppata verso 
•il 1720, non già. da parte dei Daziari brescia- 
ni che riconoscevano ormai gli antichi nostri 
privilegi, ma dai Gabellieri e dai Ministri di 
Cremona, i quali pei diritti che asserivano 
avere sulle acque del fiume, e per un De- 
creto del Senato di Milano, esigevano dai no- 
stri barcaiuoli la soluzione del dazio imposto 
dal loro Ufficio fiscale sulle merci che erano 
trasportate da Pontevico a Venezia, e da Ve- 
nezia a Pontevico. Per evitare disordini, alcuni 
dei nostri si lasciarono indurre a soddisfare 
ai Cremonesi le tasse imposte sulla navigazione; 
ma altri rifiutando invece di assoggettarsi a 
questa nuova angheria, videro, dopo inutili 
proteste , confiscate dagli Ufficiali cremonesi 
non solo le merci, ma anche le loro stesse 
barche (1). — Ricorsero, è vero, i nostri nel 

(1) « L'Anno 1720 hanno principiato a poner in prattica 
li Gabellieri Cremonesi li arresti scorrendosi dalli 
Ministri di Cremona le Ripe loro del Fiume, stando 
in osservazione e fermando le Barche tutte naviganti 
con merci, quando non siano munite della Boletta del 



408 

1723 per mezzo del Sig. Antonio Giroldi ai 
Rettori di Brescia, e produssero Ducali e Sen- 
tenze affine di far rivocare, mediante l'autorità 
della Repubblica, il Decreto di Milano : non si 
sa però cosa sia stato deliberato in proposito; 
ed è a credere che in ultimo non si giudicasse 
quello il tempo opportuno « di promuover dis- 
sidi con l a Corte dell' Imperatore, Principe 
assai potente, e confinante da tutti li lati con 
lo Stato della serenissima Repubblica » (1). 

Del resto sebbene la navigazione non potesse, 
per tali ostacoli, recare alla nostra Terra tutti 
quei vantaggi che ne avea portato in altro 
tempo, tuttavia da essa particolarmente si do- 
vette ripetere quel poco di vita, che in questi 
anni parve destarsi nel Comune. Certamente 
che Pontevico non si poteva per questo dire 
allora fiorente; anzi come in Città e pressoché 
in tutte le Terre bresciane, qui pure non pochi 
soffrivano ancora miserie, e dovevano implo- 
rare soccorsi dalla pubblica carità, — Senonchè 
Ottavio Pontevico, nobile e generoso nostro 
concittadino, che si era ormai guadagnato colle 
sue elargizioni V affetto dei poveri, comprese 
quanto restavagli a fare in quello stato di cose, 

Dazio pagato a quell' Uffizio fiscale, e confiscando e 

le merci e le Barche »: (Relax, sul f. Oglio — Ms. 

Quer. — f. 13). 

(1) Relazione sul f. Oglio — 1. e. 



469 

per chiudere degnamente la sua lunga vita di 
oltre ottantanni, passata già nell'esercizio delle 
più elette virtù cristiane (1). Quindi è che il 
giorno 15 Giugno 1726, con suo Testamento, 
rogato dal Sig. Pio Macino notaio, dichiarava 
suoi eredi universali i poveri della Terra e 
Territorio di Pontevico. — Nel seguente anno 
poi (28 Luglio) volle il Testatore regolare in 
alcune parti la sua disposizione con un Codi- 
cillo, pel quale eleggeva Commissarii ed Ese- 
cutori della sua ultima volontà i primogeniti 
maschi delle Famiglie dei Sigg. Apollonio Ugoni, 
Alessandro Ugoni, Giuseppe Lupatino, Anselmo 
Oriani, G. B. Archetti, Paolo Rufìone, Paolo 
Geroldi, Carlo Commi, G. B. Salici, Giuseppe 
Avanzino, Gioachino Angeloni, Giuseppe Boz- 
zone, Angelo Cupis e Giuseppe Paspardi : in 
pari tempo dichiarava che i primogeniti di 
ciascuna di queste Famiglie unitamente a Mons. 
Abbate dovessero ogni due anni nominare, a 
pluralità di voti, tre di loro, quali Ammini- 

(1) «L'Illustrissimo Sig. Ottavio Pontevico, d'anni 84, 
Putto {celibe) più tosto Religioso che Secolare per la 
modestia, ritiratezza e purità di costumi, specchio 
di devozione, e massime di misericordia verso i po- 
veri ed infermi »: (V. Registro dei morti nel 1729, 
— 10 Agosto). — Nel principio del secolo XVIII i 
fratelli Ottavio e P. Aut. Pontevico fecero abbellire a 
proprie spese anche la Chiesa di S. Francesco (V As- 
sisi, detta dei Disciplini. 



470 

stratori biennali della sostanza; e inoltre sta- 
biliva, che se alcuna delle surriferite Famiglie 
venisse in seguito ad estinguersi, i Comrnissarii 
e l' Abbate avessero a sostituire, a maggioranza 
di voti, un membro di un'altra Famiglia delle 
più civili, benestanti e costumate della Terra 
o del Territorio di Pontevico. — Con un se- 
condo e ultimo Codicillo, il giorno 30 Aprile 
1729, il Nob. Sig. Ottavio Pontevico nominava 
Economo della sostanza, il Sig. D. Domenico 
Marini, il quale dovesse ogni anno provvedere 
panni, tele per vesti e biancherie, scarpe, calze 
e altre cose da dispensare ai poveri; e delegava 
poi i due Curati della Parrocchia per la di- 
stribuzione dei Biglietti o Boni, con cui ciascun 
povero potesse ricevere all' economato quella 
porzione di grano, che mensilmente sarebbegli 
assegnata. Soggiungeva inoltre nel secondo Co- 
dicillo, che « si soccorressero anche gli infermi 
e i poveri vergognosi, maritando in oltre alcune 
povere putte (nubili) con dar loro per dote cento 
ber lingotti per una, sempre però avuto riguardo 
al stato dell' entrate »: e conchiudeva: « que- 
sta mia volontà intorno a tutte e ciascuna delle 
cose suddette, desidero e voglio che sii adem- 
pita dalla pietà di Monsignor Abbate e de' Si- 
gnori da me chiamati nel mio Codicillo al buon 
governo di questa opera pia ». — La morte di 
questo nobile signore, che avvenne il giorno 
|0 Agosto 1720, fu deplorata da tulli: il (fi 



471 

lui corpo fu sepolto nella Chiesa dei Disciplini, 
come egli stesso avea disposto; e quivi per 
molto tempo accorsero in gran numero i po- 
veri del paese, a pregar pace all' anima del 
loro munifico benefattore. Alla memoria di 
Ottavio Pontevico fu poi eretto nella stessa 
Chiesa un monumento, col busto del compianto 
generosissimo cittadino, e colla seguente iscri- 
zione dettata dall' Abbate Mons. Filippo Gar- 
belli (1): « D. 0. M. — Octavius Pontevicus 

— PIETATE CASTIMONIA TEMPERANTIA ALIISQUE 
VIRTUTIBUS FELIX — SED PROFUSA IN PAUPERES 
LIBERALITATE LONGE FELICIOR — NE QUA SIBI 
ETIAM POST CINERES VAGARENT SPATI A CHARI- 
TATIS — QUOS VIVENS FRUMENTO VESTE PECU- 
NIIS FOVERAT — IISDEM H/EREDIBUS EX TESTA- 
MENTO RELIGTIS — EXUVIAS MORTALITATIS SUM 

— UNA CUM FRATRIS PETRI ANTONII — HOCCE 
IN SACELLO — QUOD DOMESTICIS OPIBUS IN AM- 
PLIOREM FORMAM REDIGENDUM ORNANDUMQUE CU- 
RAVERANT — REGONDI VOLUIT : — VlXIT ANNOS 
LXXXIV — M. D. — DECESSIT AN. MDGCXXVIIII 

— x augusti : — Philtppus Garbellus — 
Abbas Pontisvici — Amico optimo integerrimo 
amantissimo — quem diutius s0spitem ac vi- 



(1) Mons. Filippo Garbelli succedette all' Abbate Scipione 
Garbelli nell'Aprile dell'anno 1699: — di questo 
dottissimo Abbate diremo fra breve. 



472 

GENTEM OPTAVERAT — TITULUM IIUNG - M (E- 
RENS POSU1T )). 

La Pia Istituzione di questo insigne bene- 
fattore, prese il nome di Pio Luogo Ottavio 
Pontevico; e la erezione in Corpo Morale venne 
autorizzata dal Principe veneto con Ducale 28 
Marzo 1728. - Per la legge 3 Agosto 1862 
sulle Opere Pie, questo Istituto continua ancora 
a reggersi da sé, e non viene perciò ammini- 
strato dalla locale Congregazione di Carità, ma 
dai Commissari! propri. — I mezzi poi di cui 
dispone il Pio Luogo, e che, quanto agli im- 
mobili, furono lasciati dal Fondatore si com- 
pendiano: 1° nell'affitto annuo di tre poderi, 
detti Palazzina (1), Torchiera e Betlegno (tot! 
pertiche cens. o decari 922,70); 2° interessi o 
frutti di capitali a privati e corpi morali- 
3° rendita dello Stato ; 4° prestito italiano 1866,' 
oltre a due case e regalie di legna etc. : — il 
totale della rendita è di circa L. 11,700; le 
quali però nette di spese per le imposte '(L 
3050), per lo stipendio dell' Economo, manu- 
tenzioni, Messe e Ufficiature funebri etc. si 
riducono a poco più di 5000 (2). 



(1) Alla Palazzina si possono tuttora vedere alcuni bei 

dipinti, e, in una gran stanza, un largo camino di 
forma barocca. - Probabilmente in questa Palazzina 
soggiornavano alquanto i Nob. Sig. Pontevico. 

(2) V opera prestata dai Commissari è gratuita, e così 



173 

E giacche siamo in argomento, dirò che nel 
1869 si venne preparando dai Commissari del 
Pio Luogo un Progetto di Regolamento o Sta- 
tuto organico, che fosse informato alle dispo- 
sizioni della fondiaria, e che valesse di norma 
nel determinare con appositi articoli la ero- 
gazione dei soccorsi, P amministrazione dell'O- 
pera Pia, le adunanze dei Commissari, gli uffici 
dei tre Amministratori biennali e del Presidente, 
non che quelli del Segretario-Economo e del 
Cassiere (1). — Il Progetto sottoscritto dai 
Commissari Avv. Angelo Bertazzoli, Ing. Bor- 
tolo Bertazzoli, Battista Berenzi, Giulio Cico- 
gnini, Bortolo Dott. Cupis, Paride Nob. Gorno, 
Filippo Nob. Ugoni, e Domenico Zeli, fu pre- 
sentato alla R. Prefettura di Brescia ed esa- 
minato dalla Deputazione Provinciale nella se- 
duta del 1° Febbraio 1871 : il nuovo Statuto 
venne poi inviato al Ministero; e il giorno 23 
Luglio dello stesso anno 1871, dopo il giudizio 
favorevole del Consiglio di Stato fin adunanza 



pure quella degli Amministratori biennali e del Pre- 
sidente. 
(1) Con questo Statuto venne chiusa la questione intorno 
alla parità d' ingerenza attribuita a Mons. Abbate 
prò tempore e agli altri 14 Commissari: V Abbate però 
fa pur sempre parte della Commissaria, sebbene non 
abbia più il diritto a due voti, come lo ebbe ad eser- 
citare dal 1804 al 1854. 



474 

lì Aprile), fu sottoposto alla firma Reale per 
l' approvazione, e quindi cominciò ad andare 
in vigore (1). 

In appresso i Rev. Curati della Parrocchia, 
ai quali spettava in virtù del IP Codicillo di 
proporre agli Amministratori i poveri del paese 
che più abbisognavano di soccorso, col con- 
senso della Autorità Ecclesiastica, rinunciarono 
il loro mandato alla Commissaria. 



CAPITOLO XXVII. 

Rinnovazione dei Privilegi. — Regolamento per 
il Ponte siili' Oglio. — Nuove opere. — Pace di 
Aquisgrana. — V Abbate Filippo Garbelli. — Fab- 
brica delle Vincellate. — Sentenza favorevole del 
Doge Loredano. — Franchigia del Mercato di Pon- 
tevico. — Discordie interne. — P. A. Cappello 
eletto Protettore della Comunità di Pontevico. — 
Esenzione di Dazio. — Soluzione di contrasti. — 
Soccorsi prestati alla città di Brescia. 

(A. 1730-1770). 

Indotto forse dalle false insinuazioni di cer- 
tuni, i quali mal vedevano prosperare in pro- 



(1) Gli Articoli del nuovo Statuto organico del Pio luogo 
Ottavio Pontevico sono 39. — Per il numero straor- 
dinario di poveri, che attratti dalle beneficenze, ven- 



475 

vincia gli interessi di alcune Terre Privilegiate, 
il Capitano di Brescia Simone Contarmi, nel 
1730 (o Luglio] emanò due Capitoli che par- 
vero lesivi dei diritti concessi in passato alle 
Valli Trompia e Sabbia, e alle Quadre di Pon- 
tevico, Rovato, Gussago etc. — Sebbene però 
quei due Capitoli avessero avuto anche i' ap- 
provazione del Senato veneto, tuttavia essendo 
ricorsi i rappresentanti delle Valli e Terre 
Privilegiate alla autorità del Doge Luigi Mo- 
cenigo, ottennero nel seguente anno, con Du- 
cale 8 Marzo, la cassazione del Decreto del 
Capitano di Brescia, e la rinnovazione dei loro 
privilegi. — Per questa Ducale dei Mocenigo, 
e per una favorevole Sentenza data dal Capi- 
tano Antonio Erizzo nel Gennaio del 1733, i 
nostri di Pontevico dichiarati nuovamente e- 
senti dalle imposte, e liberi dalle molestie dei 
Daziari, poterono far risorgere nella Terra il 
commercio, e con esso favorire sempre più 
gli interessi del Comune. — Intrapresero quindi 
la fabbrica di nuovi molini sull' Oglio, riatti- 
varono la navigazione, per la quale dovettero 
poi fare una larga, spianata ai piedi della Rócca 



nero a stabilirsi in questi anni a Pontevico, si è 
stabilito (art. 3°), che non possano i poveri forestieri 
partecipare alla beneficenza del Pio Luogo se non 
dopo 5 anni di domicilio, e di regolare inscrizione 
siili' Anagrafe comunale. 



476 

presso la costa del Rivellino per lo scaricc 
delle merci, che colle barche si importavano 
da Venezia : e siccome non piccolo vantaggio 
veniva alla Terra dal ponte sull' Oglio, con- 
correndo nella spesa anche il Comune e la 
Mensa Vescovile di Brescia, pensarono di ri- 
costruirlo : indi coli' intervento del Sig. Federico 
Mazzucchelli Deputato alle ragioni del fiume 
Oglio e Confini, e Delegato dal Comune della 
Città e dal Vescovo, i Sindici di Pontevico 
Bernardo Gadola, Faustino Masino, Pietro Bosio, 
Francesco Mazza e Francesco Roda, stabilirono 
doversi riformare il Capitolato antico, facendo 
sì che venissero « li Capitoli ridotti al metodo 
de tempi correnti, levate le cose andate in dis- 
suetudine, ed aggionte quelle più proficue »: (1). 
Altre opere di pubblica utilità compirono 
in questo tempo quelli di Pontevico, come a 
dire la sistemazione e T allargamento della 
piazza per il mercato, una fonderia per la 

(1) Il nuovo Regolamento constava di 17 Articoli, il terzo 
dei quali si riferiva a quel campo di là del ponte, 
che era, come dissi già, di giurisdizione bresciana: 
« NeW Incanto del Ponte s' intenderà compreso anche 
il sito di Giurisdizione dell' III. Città alla parte del 
Cremonese, dove da Sua Eccell. Capitanio prò temp. 
viene data la Rassegna alla Milizia, per dover essere 
dell' Incantatore V utilità del Pascolo o sia Erbatico, ed 
ogn' altra, che dal diste?idersi i Lini o per altro, reso 
fosse da privati Contribuenti all' Incantatore medesimo » 



477 

lavorazione del ferro (1), e la fabbrica di ma- 
gazzeni e fondachi per il deposito delle mer- 
canzie, particolarmente del sale, dell' olio e del 
vino, di cui allora, per gran parte della pro- 
vincia, Pontevico era divenuto come l'emporio. 
— Anche 1' Abbate Filippo Garbelli volle alla 
sua volta promuovere opere, che valessero a 
tenere ognora vivo nei suoi parrocchiani il 
sentimento religioso, e concorressero vieppiù 
al decoro delia casa di Dio, e a vantaggio 
spirituale dei suoi amatissimi figli. Fornì per- 
tanto di paramenti e di arredi sacri la Chiesa 
Abbaziale; fece lavorare da distinto artefice 
due cassette, per riporvi alcune insigni Reliquie 
di Santi, che nell' anno 1710 erano state do- 
nate alla nostra Chiesa dal Rev. Padre Cap- 
puccino Roberto Forcella, nostro concittadino 
(2); favori con larga offerta di danaro la nuova 
fabbrica della Chiesa di S. Fermo presso lo 



(1) Le fucine, già da tempo distrutte, erano in borgo, 

nella località detta tuttora Fonderia: in questi ultimi 
anni l'ampio locale è stato ridotto ad uso di ri- 
creazione per i giovani dell'Oratorio. 

(2) Queste SS. Reliquie si espongono alla venerazione 

dei fedeli, e si portano solennemente in processione, 
il giorno 12 Maggio, sacro alla memoria del Martire 
S. Pancrazio, Protettore della Parrocchia: e vengono 
pure esposte nella IV a Domenica di Ottobre, festa 
di ringraziamento per il raccolto della campagna. 



478 

Strone, e la ristaurazione generale di quella 
di S. Giuseppe (1), istituendo in quest'ultima la 
Confraternita della Madonna del Suffragio dei 
Morti, e facendo poi aggregare il pio sodalizio 
all' Arciconfraternita di Ptoma (a. Ì739J. — 
Insomma non ostante talvolta V inclemenza del- 
le stagioni che guastava i prodotti dei campi, 
e la guerra che rumoreggiava poco lungi da 
noi per la successione austriaca, e per la quale 
dovettero anche i nostri subire gravi dispendi 
affine di premunire la Ròcca, e prepararsi alla 
difesa qualora si attaccassero i confini della 
Repubblica, può dirsi però che i nostri mate- 
riali e morali interessi miglioravano, e lascia- 
vano sperare che anche per l'avvenire le sorti 
del paese fossero assicurate. 

Intanto moriva Carlo VI, e i Principi si 
armavano per togliere alla figlia Maria Teresa 
i suoi Stati fa. il 41) ; mentre la Repubblica 
di Venezia, che si volle mantenere neutrale 
anche in questa guerra, mandava per ogni pos- 
sibile evento il Provveditore Angelo Emo a 
rivedere le nostre piazze, e a predisporre le 
ròcche, le armi e le vettovaglie (2). — Se- 
nonchè la guerra terminava colla vittoria di 

(1) Verso la fine del sec. XVII F. Paglia, per commis- 

sione del Sig. Frane. Giroldi, avea già dipinto in que- 
sta Chiesa il bel quadro rappresentante il transito di 
S. Giuseppe. 

(2) V. Odorici — St. Br. — v. IX , p. 328. 



479 

Maria Teresa, senza che nello Stato della Re- 
pubblica si risentissero danni : e dopo la pace di 
Aquisgrana (a. il 48) cominciò per tutta l'Ita- 
lia un mezzo secolo di calma, di prosperità e 
di miglioramenti; onde i cannoni delle Fortezze 
non spararono che per le feste dei Principi. 
Nel 1750, il giorno 17 Luglio, moriva qui a 
Pontevico Monsignor Abbate Filippo Garbelli, 
dopo di aver sapientissimamente governato la 
Parrocchia nostra per quasi 51 anni. Non far 
parola di questo illustre Prelato, stimato al- 
tamente dagli uomini più insigni che vivevano 
in Italia nella prima metà dello scorso secolo, 
sarebbe al certo non piccola colpa. — Da Gian- 
francesco e da Laura Medici, nobili entrambi, 
nacque Filippo Garbelli in Brescia, nel Febbraio 
del 1674. — Educato nel Collegio dei PP. Ge- 
suiti ottenne in Milano con molto onore la 
laurea dottorale; e sì bella fama, dice il Gam- 
bara, seppe meritarsi per il suo sapere, e per 
la intemerità dei suoi costumi, che dal Pon- 
tefice Innocenzo XII fu con Bolla Apostolica 
(14 Novembre Ì698J prescelto per il governo 
della cospicua Abbazia di Pontevico, avendo 
appena tocca V età di 24 anni (1). — Proto- 

(1) Con Lettera del Doge Silvestro Valiero (4 Aprile 1699), 
il Nob. Garbelli veniva investito dei beni dell'Abbazia; 
il giorno 23 dello stesso mese gli era conferita la 
Parrocchia dalla Autorità ecclesiastica, e il giorno 
10 Agosto egli faceva il solenne ingresso in Pontevico. 



480 

notario Apostolico, membro dell'Accademia ec- 
clesiastica o Collegio Vescovile, e socio della 
Colonia Cenomana (1), il Garbelli non ebbe 
mai ad invanirsene; cbe anzi, per la sua mo- 
destia, e per il grande amore altresì cbe il 
legava ai suoi fedeli parrocchiani di Pontevico, 
rinunciò nel 1733 anche all' onorifico invito, 
che per mezzo del P. Agostino Nevroni (che 
fu poi Vescovo di Como) ebbe dall'Imperatore 
Carlo VI , di recarsi a Vienna ad assumere 
in quella Capitale il diffìcile importantissimo 
incarico di riformare gli studi. Scrisse tuttavia 
sopra la pubblica istruzione una dotta disser- 
tazione latina, che per mezzo dello stesso P. Ne- 
vroni indirizzò a Vienna all' Imperatore (2). 
— Negli anni del suo ministero si occupò in- 
defessamente nella cura delle anime a lui af- 
fidate, e nei diletti suoi studi letteraria — 
Devesi particolarmente al Garbelli se il Sacer- 
dote Panagioti da Sinope, esimio cultore delle 
greche discipline, si trattenne a Brescia, mentre 
con replicate istanze era da Scipione MafT'ei 
invitato a insegnare a Verona: e fu appunto 

(1) Il Collegio Vescovile e la Colonia Cenomana erano due 

Accademie bresciane, istituite, la prima, nel 1715, e 
la seconda nel 1716, da Mons. Giovanni Francesco 
Barbarigo Vescovo di Brescia. 

(2) V. Fr. Gambara — Ragionamenti di cose patrie - 

v. IV , p. 154: e Dizionario Biograf. Univ. trad. da 
Felice Scifoni. 



484 

pel sapiente indirizzo del Panagìoti, che molti 
distinti letterati bresciani, come a dire lo stesso 
Abbate nostro Garbelli, il Gagliardi, lo Sca- 
rella, i due Cappello, e i fratelli Barzani di- 
ventarono poi coltissimi nella letteratura greca 
(1). — Dissi, che Mons. Filippo Garbelli fu 
onorato della stima dei più illustri suoi con- 
cittadini e dei dotti di tutta Italia. Difatti il 
Conte Giammaria Mazzucchelli, uomo cono- 
sciuto in Italia e fuori, si giovava nei suoi 
studi letterarii dei consigli del nostro Abbate; 
e così il Bianchini, il Manzini e altri molti: lo 
stesso Muratori non dubitò di chiamare dot- 
assimo il Garbelli (2), e con lui i più illustri 



(1) In morte di Panagioti da Sinope, il Garbelli dettò 

l'iscrizione da scolpire, nel Chiostro di S. Afra di 
Brescia, sul sepolcro dell'insigne letterato: « D. 0. 
M. — Panagiot.e Sjnofensis — cui Brixia reduces 

A DIUTURNO EXILIO GR.ECAS LITTERAS DEBET — CI- 

NERES HIC SITI SUNT — PHILIPPUS GaRBELLUS 

etC KECIT MEMORIAM HANC — MDCCXXXVIII ». 

(2) « Breve Chronicon proferam cujus edendi copiam fa- 

cultatemque debeo Nobili et doctissimo Viro Philippo 
Garbello Pontisvici Abbati, qui prò singulari suo in 
litteras ac in litterarum amatores, et in me prsesertim 
studio, illud invenit, inventumque ac descriptum ex 
vetere msto Codice ad me libéralissime misit »: (Rer. 
Ital. Script v. VIP — p. 361): — « Doctus atque 
amicus Vir Pbilippus Garbellius Brixianus, Abbas 
Pontis Vici »: {Antiq. Ital — v. IV , e. 306). 

Berenzi — Storia di Pontevico •*! 



482 

scrittori dello scorso secolo si tennero onorati 
di comunicare per lettere con un uomo, come 
il Garbelli, tanto versato nelle scienze, e spe- 
cialmente nella letteratura italiana , latina e 
greca. 

In morte di questo nobile bresciano, che 
tanto illustrò (1) colle virtù e il sapere la Cat- 
tedra Abbaziale di Pontevico, furono dettati i 
più ampi elogi; e dal nipote Scipione Garbelli 
fu scritta anche la vita (tuttavia inedita), che 
però non si sa presso qual famiglia di Brescia 
ora si trovi (2). 

(1) « Ecclesia Abbatiali Pontevicensi, id namque unum 

huìc illustrando satis esse reor, prseest clarus Vip, 
merito commemorandus, Philippus Garbellus Patritius 
Brixiensis »: {E. Manelmi — A. Astezato). 

(2) Anche nel Registro dei morti a Pontevico nel 1750, 

si trovano ricordate le virtù di questo chiarissimo 
Abbate; e particolarmente esaltato il suo zelo nel 
governo delle anime, encomiata la soavità che egli 
dimostrava nel consigliare, la discrezione e gravità 
nel correggere, la carità verso i poveri, la compas- 
sione per gli afflitti e gli infermi, e la maestria con 
la quale sapeva trattare la divina parola, per farsi 
lucerna ardente in mezzo al suo popolo: e inoltre vi 

si legge : « qualis et quanta in arduis obeundis 

ac superandis et explanandis prudentia, dexteritas ac 
fortitudo in ipso refulserit, tot de his virtutibus pra- 
cones sibi jure merito comparava, quot ipsum cogno- 
verint ». — La salma dell'Abbate Garbelli, dopo i 
solenni funerali, fu trasportata a Brescia, e deposta 
nella Chiesa di S. Nazaro. 



483 

Il Garbelli scrisse: 1.° Epistola de Codice 
Evangeliorum Viro Clarissimo Josepho Bianchi- 
nò =; e si trova pubblicata nelle Vindicice ctc. 
dello stesso Bianchini: (Roma — Mainardi — 
1740 — p. 381); e a pag. 2, parte P dell' E- 
vangelarium quadruplex latince versionis anti- 
qua* etc. pure del Bianchini: (Romce — Typ. 
De Rubeis — 1749). 

— 2.° = Epistolce — : V. le Historice del 
Roncalli, pag. 229, e 232. 

— 3.° = Lettere latine e italiane ==, raccolte 
da Pietro Antonio Barzani, e inserite nella 
Vita del Panagioti da Sinope. 

— 4.° Carmen ad Herculem Belasium =: V. 
pag. 52 della Vita del Panagioti scritta dal 
Barzani. 

— 5.° = Saggio dell' Indice alfabetico, o di 
un Repertorio, che per uso dei suoi studi an- 
dava ordinando =: V. pag. 129 della Vita 
citata. 

— 6.° = Note sopra Polibio =-, dell'edizione 
del Gronovio : V. pag. 155 della Vita cit. 

— 7.° = Sonetti =: V. Ragunanza Accademica 
ecc. di P. A. Fenaroli — p. 33; e Antichità e 
Purità della Fede Cattolica, di J. Gapitanio 
— p. 114. 

— 8.° = Capitoli, Sonetti, Canzoni, Epi- 
stole =, in versi e in prosa ital. e lat. con 
alcuni saggi d' Omero, tradotti : dice il Peroni, 



484 

che si conservavano già dagli eredi del Prof. 
Gius. Zola, e di G. B. Chiaramonti. 

Sul Dizionario Biograf. univers. trovo, che 
il Garhelli prese a scrivere in greco anche la 
vita di Panagioti; ma che continuata poi dal 
Barzani, egli la tradusse in italiano; e che 
questa versione, con le Note sopra Polibio, fu 
stampata col testo a fronte nell'anno 1760. — 
Nello stesso Dizionario è pur detto che il Gar- 
belli scrisse due dissertazioni sulla vita di Ar- 
chimede. — Anche nella Biblioteca Queriniana 
di Brescia si conservano alcuni manoscritti di 
Filippo Garbelli. 

Torniamo alla storia. 

Verso la metà del secolo XVIIP, come dissi, 
fiorivano più che mai in Pontevico le indusirie 
e il commercio; sicché il Comune potè soste- 
nere anche la ingente spesa della fabbrica delle 
Vin celiate, « opera che sostiene alte tutte le 
Aque del fiume Strone per derivarle nella Se- 
riola del Comune » : (1). Le operazioni per 
tale impresa erano, state fatte in gran parte 
negli anni 1745, e 46; ma nel 1754 la fabbrica 
minacciando rovina, si dovette colla massima 
celerità ripararla, e quasi direi rinnovarla to- 
talmente. 

Ad altre non piccole spese andarono sog- 

(1) V. Atti dei Deleg. sopra le acque: — ispezione fatta 
sul luogo nell' Agosto del 1754. 



485 

getti i nostri, affine di far dichiarar libera per 
Pontevico, come lo era in passato, la naviga- 
zione dell' Oglio, per la quale immensi van- 
taggi derivavano alla Terra: e siccome dal 
Podestà di Brescia, per alcune contestazioni 
dei Ministri delle Entrate Pubbliche, venivano 
citati in giudizio i nostri barcaiuoli, massime 
per la solita ragione dei Dazi imposti sui vini, 
che in grandissima quantità (1) qui si tra- 
sportavano, ricorsero senz' altro i Sindici del 
paese, nel 1756, al Doge stesso di Venezia 
Francesco Loredano, il quale in data 12 Agosto 
del medesimo anno dichiarava con sua Ducale 
diretta al Capitano e V. Podestà di Brescia, 
Antonio Donato e suoi successori, che, « con 
la scorta de privileggi accordati dalla Publica 
munificenza, de Giuditij e Decreti ». il Senato 
permetteva che potesse « la Communità di 
Pontevico prosseguire nella consuetudine di iri- 
trodure dal conterminante estero confine li Vini, 
anche nei casi di positiva inibitione all' introd- 
duzione de meclemi in Provincia da esteri Stati »; 
e ciò « in vista della sittuazione della Terra 
e dell'i aggravi] a' quali eluderebbe soggetta per 
la introduzione de' Vini all' uso della sua nu- 



(1) « Nella Terra di Pontevico fessi la maggior intro- 
duzione {per la Prov. di Brescia) de Vini Forastieri »: 
(Inquisizione di terraferma - 1751). 



486 

merosa Popolazione occorrenti, quando per Ter- 
ra dovesse tradurli » : (1). 

E fu allo stesso Doge Francesco Loredano, 
che i nostri fecero poscia ricorso per aver 
anche la franchigia del Mercato, che si teneva 
da ben due secoli a Pontevico, nel Martedì di 
ogni settimana. Appoggiata la loro istanza dal 
Capitano di Brescia Bertucci Dohin, e dal Ma- 
gistrato generale delle Entrate Pubbliche, il 
giorno 16 Agosto 1759, ottennero la desiderata 
franchigia, per la quale venne ognora più au- 
mentando, nel giorno del Mercato, il concorso 
dei forestieri alla nostra Terra, e quindi fa- 
vorito sempre meglio il traffico, e dato per 
esso maggior sviluppo alle industrie locali (2). 

(1) N.° 24 della mia raccolta. 

(2) Beco zi Decreto Bucale: « Franciscus Lauredanus Dei 

Gratia Dux Venetiarum Nobili et Sapienti Viro An- 
drese Capello Equità de suo mandato Potestati V. Ca- 
pitaneo Brixise Fid. Dil. sai. et dil. aff. — Dalle 
informazioni diligenti del Precessor vostro Dolfìn e 
da quelle di questo Magist. de R. R. dell' Ent. Pub ; 
rilevandosi che la Comunità di Pontevico si trovi in 
possesso da oltre due secoli di un Mercato nel Mar- 
tedì di cadauna settimana, senza però alcuna fran- 
chigia, il Senato nel confermare un possesso legiti- 
mato da tanto tempo, rimette alla vostra carica, 
render nota con proclama questa nostra intenzione, 
onde col concorso della gente risorga il commercio 
in quelle parti in vantaggio de sudditi. — Dat. in N. 
Due. Pai. die XVI Aug. Ind. sept. MDCCXXXXXIX ». 



487 

Del resto non ostante il continuo migliora- 
mento dei nostri interessi, una piaga era ap- 
parsa in seno alla Comunità di Pontevico, 
voglio dire la discordia degli abitanti. — For- 
se le gelosie tra famiglia e famiglia, nate dai 
rapidi cambiamenti di fortuna avvenuti in pae- 
se pel risorgere dei commerci; forse anche un 
po' di malcontento dei terrazzani contro i Reg- 
genti del Comune, che talvolta non vollero o 
non poterono entrare colla loro autorità a im- 
pedire alcune esorbitanze dei negozianti; ma 
più che tutto i vecchi odii contro certi esosi 
Daziari, i quali non cessavano dall' inceppare 
i nostri all'ari, eppure erano da alcuni della 
Terra favoriti, finirono coli' inasprire talmente 
gli animi, che più d' una volta si ebbero pur- 
troppo a deplorare in paese disordini e ribel- 
lioni; a sedare le quali dovettero talora il 
Vicario e il Castellano adoperare la forza, e 
chiamare a Pontevico lo stesso Podestà di Bre- 
scia Pietro Andrea Cappello, perchè egli colla 
sua presenza potesse ristabilire nel Comune 
la calma. Furono difatti tanto persuasive sul- 
1' animo dei rivoltosi le sagge parole del Po- 
destà, tanto accette le dichiarazioni che egli 
fece loro, di voler proteggere e favorire gli 
interessi del Comune non solo, ma quelli al- 
tresì di ciascun privato, che, tornata la pace 
e la tranquillità, vollero i nostri per voto una- 
nime della popolazione, dare un attestato della 



488 

propria riconoscenza al Podestà P. A. Cappello, 
nominandolo nel 1761 Protettore insigne della 
Comunità di Ponlevico, con questa lettera: =s 
ee Tanto benefico e fervido fu il merito e il 
« zelo dell' Illustrissimo ed Eccell.™ Signore 
« Pier Andrea Cavaliere Cappello nel pro- 
(( muovere alla Comunità di Pontevico segna- 
ee latissime utilità, derivate e dalle vantaggiose 
« vendite ed acquisti, e dalla ottenuta sospirata 
« tranquillità di questa sconvolta Popolazione, 
ee e dal sostenimento de' Privilegi non meno 
« che dalla sicura difesa contro gli altrui vio- 
ee lenti tentativi ed insidie, che conosce perciò 
« necessario di dare a tanto Benefattore una 
ee estraordinaria dimostrazione dell'infinito suo 
« obbligo, e della vivissima sua riconoscenza .... 
« Desidera ardentemente (la Comuni là di Pon- 
ce tevieoj coi voti unanimi di tutta la Popola- 
ce zione il fortunato onore di essere accolta 
« sotto 1' ombra dell' autorevole suo Patro- 

« cinio e prende coraggio di sperare e- 

cc ziandio, che ricoverata sotto gli auspicii d'el- 
ee la sua protezione godrà anche in avvenire 
e< i benefici effetti della provida paterna sua 
ee cura tanto nel corso di questo suo glorioso 
ee Reggimento, che dopo il suo ritorno alla 
e< Patria (Venezia), dove colmo di meriti e di 
ee autorità le sarà in qualsivoglia occasione forte 
(e presidio e valida difesa, e nel procurarle 
« nuovi vantaggi, e nel mantenere la sospirala 



489 

« calma in quel Popolo, che gli si dedica ed 
« offre, e che porgerà fervidissime preghiere 
« all' Altissimo per la conservazione ed esal- 
« tamento sempre pia grande del suo Bene- 
« fìcentissimo Protettore e della sua illustre 
« Famiglia » : (1). 

Altri favori ebbero poi da Andrea Cappello 
quelli di Pontevico: e accondiscendente e ge- 
neroso verso di loro si mostrò pure il Procu- 
ratore veneto Giacomo da Riva; per mezzo 
del quale nel 1766 il Comune e gli abitanti 
ottennero dal Doge Luigi Mocenigo l'esenzione 
dal pagamento del Dazio Istrumenti e Testa- 
menti, e poterono così essere equiparati in 
tutto alle Valli e Quadre più privilegiate (2). 

(1) iV.° 72 della mia raccolta. — Era allora costume di 

alcune Terre mettersi sotto la protezione di qualche 
illustre personaggio. — Seguì 1' esempio di Pontevico 
anche la Comunità di Gottolengo, nominando suo 
Protettore il Senatore Giov. Frane. Sagredo, nobile 
patrizio veneto. 

(2) « Aloysius Mocenigo D. 0. Dux Ven. Nob. et Sap. 

Viro Jacopo a Ripa Proc. Brix. F. D. sai. et dil. 
ari. — Mentre per le informazioni vostre si rileva 
dissimile dalle Valli e Quadre priv. la Terra di Pon- 
tevico rappòrto al Dazio Istromenti e Testamenti, di 
cui se ne supplica 1' esenzione, e per tal cagione de- 
fraudata del concorso dei confinanti al suo Mercato, 
il Senato però concorre ad accordarle, che col solievo 
del Dazio med. sia anche in questa parte, come lo 
è nelle altre, posta in parità dell'altre Valli e Qua- 



490 

Di questo tempo ebbero a cessare anche 
alcuni vecchi contrasti sorti già tra il Comune 
e 1' Abbate Alessandro Palazzi (1), intorno al- 
l' ingerenza del Parroco nelle Scuole e nel- 
F amministrazione delle Opere Pie. In causa 
di tale questione s' erano fatti ricorsi al Po- 
destà di Brescia, e anche al Senato e al Doge 
di Venezia. 

Senonchè la notte del 17 al 18 Agosto 1769 
un fìerissimo nembo si scatenò sulla città di 
Brescia; e cadde il fulmine nella polveriera 
presso la porta S. Nazaro. È facile immaginare 
quanto fragoroso e tremendo sia stato lo scop- 
pio seguito, se si pensa che stavano là in de- 
posito poco meno di 3000 barili di polvere, 
da 140 libbre ciascuno (2). Basti il dire, che 
tutta la Città fu scossa orrendamente come 



dre, perchè le sia aperto il vantaggio della molti- 
plicazione dei contratti nel suo commercio, con questo 
che gli atti debbansi celebrare nel distretto del suo 
circondario .... »: (N.° 26 della mia raccolta). 

(1) L'Abbate Alessandro Palazzi era succeduto a Mons. 

Filippo Garòelli, morto, come si disse, nel 1750. — 
Fu l'Abbate Palazzi che fece arricchire di Privilegi 
e Indulgenze la Confraternita detta della Corona, 
facendola anche aggregare all' A rei confraternita di 
Roma: (V. Decreto del Pont. Clemente XIII , — 13 
Marzo 1764: e Lettera del Card. Prospero Colonna 
di Sciarra, — Luglio 1761: — in copia presso di me). 

(2) Y. Costa — Memorie Bresciane del secolo XVIII . 



491 

dal terremoto: moltissime case crollarono: più 
di 300 persone rimasero sepolte sotto le rovine; 
e il danno causato, si crede che fosse supe- 
riore a 3 milioni di lire (1). 

All' annuncio di tale sciagura fu un grido 
di raccapriccio che si alzò da tutte le Terre 
bresciane, e un aiTacendarsi generale per man- 
dar tosto alla Città quegli ajuti che fossero 
del bisogno. — Non mancarono all' appello del 
Capitano e dei cittadini di Brescia quelli di 
Pontevico: ma furono dei primi che dal ter- 
ritorio si videro accorrere numerosi sul luogo 
della catastrofe a disseppellire, di mezzo ai 
cadaveri', molti infelici, che si sentivano mandar 
gemiti sotto alle macerie ; mentre gli altri a- 
bitanti del nostro paese si affrettavano a rac- 
cogliere roba e danari da spedire in Città, a 
sollievo di coloro, che pur scampati alla morte, 
erano nondimeno rimasti privi di tetto e di 
ogni cosa necessaria alla vita. 

Ai generosi poi che vollero portare ajuto 
d' opera, e a tutti quelli che coli' obolo della 



(1) Scipione Garbeìli nipote del nostro Abbate Fililo 
Garbelli, poc'anzi ricordato, scrisse e pubblicò nel 
1771 un lavoro in proposito, intitolato: = Le rovine 
di Brescia per lo scoppio della polvere = : il Garbelli 
calcola il danno di oltre 3 milioni di lire, ma lo crede 
molto inferiore del vero; e il Costa lo fa ascendere 
a circa 3 milioni di ducati. 



402 

carità ebbero a dimostrare la loro commisera- 
zione per tale sventura toccata ai cittadini, il 
Comune di Brescia fece dichiarare per mezzo 
dei suoi Rappresentanti, che la Città avrebbe 
serbato di loro la più grata memoria. E, come 
apparisce da una memoria che ho trovato nel- 
r Archivio del nostro Municipio, a quelli di Pon- 
tevico, il Capitano di Brescia esprimeva parti- 
colarmente i sentimenti di riconoscenza, per la 
nobile dimostrazione di affetto, che essi avean 
dato alla Città in sì luttuosa circostanza. 



CAPITOLO XXVIII. 

Il Conte A. Gambara. — Improvida ammini- 
strazione del Comune di Pontevico. — 1 forestieri 
stanziati a Pontevico, e il decreto del Capit. Corner. 

— Statistica. — La Rivoluzione francese. — Ca- 
duta della Repubblica di Venezia. — La Rep. Cisal- 
pina. — Regno Italico. — Pontevico ai tempi di 
Napoleone. — L' Abbate Faglia. — Regno Lom- 
bardo-Veneto. — Pace, e principii di cospirazione. 

— Fabbrica del Teatro. 

(A. 1770-1820). 

Nel tempo di cui parliamo avea sparso il 
terrore, specialmente qui nel basso bresciano, 
il Conte Alemanno Gambara; il quale dal suo 
castello di Pralboino, uscendo di tratto in tratto 



493 

egli stesso a capo di uomini armati, o man- 
dando in giro i suoi bravi, parea volesse pren- 
dersi diletto di far imprecare al suo nome, 
colle prepotenze dei più famosi signorotti del 
secolo XVII. — Contro questo oppressore la 
Repubblica veneta, da lui più volte schernita, 
non ebbe il coraggio d'una forte risoluzione: 
e la condanna da tutti invocata, e che tutti, 
scrive 1' Odorici, aspettavano suprema, non fu 
che di esilio e di confìsca (1). 

Questo ed altri atti di debolezza della Si- 
gnoria, purtroppo accennavano, che il governo 
di Venezia non avea più quella inalterabile 
energia di azione, di cui aveva dato prove nei 
tempi andati: e se si aggiunge poi che, non 
ostante qualche lampo di virtù e di gloria, il 
commercio della Regina dell' Adriatico era di- 
venuto disonorato e fiacco, corrotta l'oligarchia 
e sfacciata la corruttela (Cantù), si compren- 
derà facilmente come sullo scorcio del secolo 
XVIII la Repubblica mostrasse ormai di vol- 
gere al suo termine. 

Riguardo a noi convien però dire, che dalla 
Signoria ricevemmo favori anche negli ultimi 

(1) « Bandito dallo Stato, partivasi Alemanno da Pra- 
talboino con largo sfarzo di cavalli e di famigli, come 
a trionfo; e scelta la terra di Monticelli d' Ongina 
sul Parmigiano, colla licenza del duca di Parma vi 
si fermò »: {Storie Bresciane — voi. IX p. 341). 



494 

anni della sua esistenza; e ne fan lede molte 
Sentenze e Decreti degli anni 1768-69, 1770-71 
-77, e 1781-85 (1); dai quali si rileva, come 
il governo della Repubblica cercasse ognora 
di far prosperare i nostri interessi, favorendo 
particolarmente il commercio, che davvero qui 
a Pontevico andava allora sempre più attivan- 
dosi. 

E non si deve però tacere, che quantun- 
que dopo la metà del secolo XVIII il Co- 
mune di Pontevico fosse risorto come a nuova 
vita, pure gli interni dissensi, ai quali avea 
già posto fine nel 1761 il Capitano di Brescia 
P. A. Cappello, erano stati causa, per cui dalla 
autorità si introducessero poi nell'ordinamento 
comunale certe riforme le quali a dir vero 
dimostrano, come dalla vita commerciale svi- 
luppatasi in paese, i Reggenti non sapessero 
sempre derivare quei vantaggi, che gli abitanti 
avrebbero potuto ripromettersi: anzi le Ter- 
minazioni particolari fatte dai Capitani di Bre- 
scia Pietro Vittor Pisani (a. 1765}, e Antonio 
Zulian fa. 1118) appalesano come purtroppo 
fossero nati in quel tempo nel Comune non 
pochi sconcerti e sbilanci. E non è pertanto a 



(1) In copia presso di me. — Alcuni di questi Decreti 
furono anche pubblicati a stampa: V. Archivio del 
Municipio di Pontevico. 



meravigliare se, con una amministrazione forse 
meno saggia e concorde, non troviamo intra- 
presa allora alcun' opera pubblica, che accen- 
nasse in qualche modo al risveglio che pur si 
era manifestato nella nostra Terra (1). 

Se però da parte del Comune mancarono 
allora, per la ragione addotta, le opere di pub- 
blica utilità, si videro nondimeno sorgere le 
fabbriche dei forestieri, che in gran numero, 
di anno in anno, venivano a stanziarsi a Pon- 
tevico (2). — Senonchè tra i molti di questi 

(1) Le opere di quegli anni si riducono alla fabbrica di 

alcuni pozzi pubblici. — Si noti che anticamente, 
negli usi domestici, ciascuna famiglia si serviva del- 
l' acqua delle fontane, e in seguito, dei pozzi pubblici. 
Qui a Pontevico di questi pozzi ve n' erano quattro : 
il 1°, detto pozzo di larice situato dirimpetto all'at- 
tuale Municipio; il 2°, pozzo dei morti, e credo fosse 
il medesimo che esiste tuttora di fianco alla Chiesa 
del Suffragio; il 3°> pozzo della ròcca, probabilmente 
vicino al castello; e il 4°, pozzo del borgo, nella parte 
bassa del paese. — Con Ducale 16 Febbraio 1770 il 
Doge Luigi Mocenigo ordinava di rifare il ponte leva- 
toio, « che dava la communicazione alla Fortezza di 
Pontevico » : la spesa della ricostruzione non fu però 
sostenuta dal nostro Comune, ma dallo Stato: (V. 
Archivio del Municip. di Brescia: N.° 1082., Cartella 
N.° 6). — La copia della Ducale Mocenigo, mi fu 
gentilmente inviata dal Ch. Sig. Andrea Valentini. 

(2) Verso la fine del sec. XVIII la popolazione ascendeva 

a quasi 6000 abitanti; sicché, piuttosto che semplice 
Terra, Pontevico potea allora dirsi a ragione una 



490 

forestieri qua sopraggiunti, purtroppo se ne 
trovarono anche di tristi e facinorosi: onde, 
sul principio dell'anno -1781, i Sindici e I" Ab- 
bate Mons. Pietro Nob. Polusella (1), furono 
costretti a ricorrere al Capitano di Brescia 
Andrea Giulio Corner, perchè intervenisse egli 
a mettere un freno, o a dare lo sfratto a co- 
loro che tenevano nel paese o nel distretto una 
condotta cattiva, ed erano causa di gravi di- 
sordini. — E il Capitano rispose subito col 
seguente ordine: = 

= « Di serio riflesso troviamo il ricorso che 
« ci fu prodotto col mezzo de' suoi Sindici dal- 
« la Comunità di Pontevico scortata anco da 
« Fede di quel Rev. Abbate Parroco, poiché, 
« fatte frequenti le aggressioni alla strada, e 
« li furti e svaleggi delle Case, se ne attri- 
ce buisce la principal colpa a quei forestieri 
a che emigrando dallo Stato Austriaco con- 
ce terminante per altri delitti si rifugiano nella 

piccola città, come 1' aveano già chiamata il Biemmi 
e altri storici bresciani. Anche sul Gran Dizionario 
francese Geografico Critico, Pontevico è detto piccola 
città : « Petite Ville oV Italie dans V Etat de Venise, 
an Bressan sur V Oglio. Celle Ville est assez bien for- 
tifièe par la situatioti. Elle a un Pont etc. » : (Grand 
Dictionaire Geographique et Critique par M. Bruzen 
La Martiniere — t. Vili. p. 351). 
(1) Il Polusella era succeduto nell'Abbazia di Pontevico 
a Mons. Alessandro Palazzi, l'anno ]T70. 



407 

ce Terra suddetta e suo Distretto, dove all'ombra 
« de' benefici indulti accordati dalla Clemenza 
ce Pubblica (1), vengono tollerati fin ad ora. 
« Sul motivo del ricorso medesimo prese da 
« Noi le più opportune informazioni, troviamo 
ce non indifferente la serie delle denonzie per 
« assalti alla strada, furti, ed altre delinquenze 
« ivi seguite; anzi tali che diedero occasione 
« al Zelo nostro di tener per molto tempo 
ce destinato uno staccameli to di Cavalleria a 
« battere le strade del Distretto su espresso .... 
ce Per tutti questi fatti terminiamo: che es- 
ce sendo confinante la Terra e Distretto di Pon- 
ce tevico colf estero Territorio Cremonese, e 
ce perciò essendo assai facile il ricapito de 
ce forestieri esteri o rei, o vagabondi, e sfac- 
cc cendati, si osservi per lo avvenire di non 
ce dar ricetto in essa Terra, e sue pertinenze 
ce se non a quelle persone e Famiglie, che ca- 
cc pitassero con Fedi giurate, e legalizzale dei 
ce Parrochi esteri, le quali accertino del loro 
ce buon costume; e quando pure non portino 
ce seco le proprie massericcie, ed effetti, facendo 
ce conoscere in tal modo la vera loro intenzione 
ce di fermarvisi trapiantati, con Casa e domi- 
ce cibo costante. — Per quelli che in tal guisa 

(1) Si allude particolarmente alla decennale esenzione di 
tasse, di cui poteano godere. 

lierenzi — Storia di Pontevico 32 



498 



« capitassero ad abitare in essa Terra e Di- 
ce stretto di Pontevico si prescrive pure, che 
« spirati li due mesi di abitazione debbano 
« prodursi a questa Carica ad impetrare il 
« Bollettone a stampa, perchè dalla data di 
« quello comincj la accordata decennale esen- 
cc zione .... [seguono poi altri Capitoli di 
« minor importanza). — Resta infine comandato 
(( alli Capi della Comunità di Pontevico che 
« si esequisca la volontà Nostra di veder li- 
ce mossi li Forestieri tristi, facinorosi, ed in- 
« quieti, ed all'incontro trattati i buoni amo- 
« revolmente, secondo la Pubblica intenzione .... 
« ecc. — In quorum etc. ». 

Dopo questo, altri provvedimenti vennero fatti 
per il buon ordine del paese e del distretto, 
ora dal Capitano di Brescia, ora dal Vicario 
(1), e dagli altri Reggenti di Pontevico. 



(1) I Vicari di Pontevico nel sec. XVIII , appartennero 
per la maggior parte alle nobili famiglie bresciane 
Appiani. Avmanni, Faita, Fenaroli, Luzzago, Nassini, 
Ottonelli, Pavoni, Piovanelli, Pontoglio. — Il Vicariato 
di Pontevico era uno dei maggiori; e come all'ufficio 
di Castellano era mandato dalla Repubblica un no- 
bile patrizio veneto, così da Brescia ci era dato il 
Vicario, scelto tra le più cospicue famiglie della Città: 

« Pontemvicum clarum Oppidum cnjus arcem 

Olleus alluit, ejusqne praef. venetus patritius; in quo 
aliisque quatuor municipiis {Alflanello, Seniga, S Ger- 
vasio, e Bassano) in civilibus jus dicit brixianus civis 



m 

Intanto per gli scrìtti specialm'ente dell' Ortes 
e di Pietro Mocenigo, e per le franche parole 
di Andrea Tron, che nella sala dei Pregadi 
rimproverava ai Nobili Veneti la molle loro 
vita, parve che i patrizi alfine comprendessero, 
che quello dovea essere tempo di azione e non 
di indifferenza, se pur da loro si volea salva 
la Repubblica, nel pericolo che ormai minac- 
ciava tutta Italia: ond' è che sagge riforme 
vennero dal Senato introdotte' allora nel go- 
verno di Terraferma; e fu pure ordinata dalla 
Signoria in tutte le Città e Terre della Repub- 
blica una grande Statistica, nella quale si po- 
tessero vedere in ampie tavole le topografie 
dei varii luoghi, e conoscere per serie le con- 
dizioni dei sudditi, per potersene poi valere 
al bisogno (1). 

Ma già era scoppiata in Francia quella gran- 
de rivoluzione, che dovea mettere sossopra 
anche da noi ogni cosa. Cominciata nel 1789, 

uti Vicarius. Est aulem Vicariatus hic majomm unus »: 
{E. Manelmi. — A. Astezato). 
(1) A Venezia furono innalzati i murazzi ausic romano; 
e dalla Signoria fu mandato Angelo Emo a frenare 
i pirati di Algeri e di Tunisi. — In appresso qui in 
provincia il Capitano Albrizzi diede opera a dilatare, 
rettifilare e rinnovare le strade (a. 1790). — Nel 1792 
fu ordinata un' altra Statistica, dalla quale si rileva 
tra le molte altre cose, che il bresciano era popolato 
da 331,570 abitanti. 



500 

♦ 

divenuta feroce nel 93, fu frenata nel 95; ma 
in questo tempo avendo gli eserciti francesi 
incominciato a invadere l'Italia, la Repubblica 
di Venezia invece di armarsi e accorrere cogli 
altri Principi a difendere i comuni diritti, 
decretò la neutralità disarmata, e l'accettazione 
dell'ambasciatore di Francia. Tutti sanno come 
ben presto avesse a pentirsene. 

Senza soldati e senza munizioni veniva man- 
dato a Brescia il Provveditore veneto; e men- 
tre ai confini dello Stato rumoreggiavano le 
genti di Napoleone, qui da noi la Repubblica 
non mostrava di curarsi gran fatto. — Senon- 
chè essendosi poi il Bonaparte inoltrato nel 
bergamasco, e imposto, talora colle minaccie e 
altre volte colle lusinghiere promesse, ai sud- 
diti della Signoria, non è a meravigliare come 
ben tosto anche nel bresciano cominciassero 
alcune Terre a defezionare, e al grido di Viva 
la libertà intonato dagli emissari francesi, ri- 
spondessero festanti da varie parti della Pro- 
vincia gli illusi popolani. Viva S. Marco era 
al contrario il grido che sdegnosamente si 
alzava in moltissime Terre, fedeli pur sempre 
alla Repubblica veneta; e tra queste devesi 
annoverare la nostra di Pontevico, la quale 
per ciò ebbe allora un grande merito, circon- 
data come era da castelli e ville del cremonese 
e del bresciano già datesi volontariamente in 
potere dei Francesi. 



501 



Non valsero del resto gli sforzi di molti 
bresciani per rimanere sudditi di Venezia; che 
dopo il breve periodo del Governo Provvisorio 
(1), essi che pur credevano venisse rispettata, 
secondo gli ordini di Bonaparte, la libertà di 
Terraferma, ebbero da ultimo a conoscere, che 
per la pace di Leoben, la Terraferma sino al- 
l' Oglio era stata concessa all' Austria, in cam- 
bio dei Paesi Bassi. In appresso però, col trat- 
tato di Campoformio (11 Ottobre 1191] fu 
invece all' Austria ceduta vilmente Venezia, la 
Repubblica che contava più di mille anni di 
vita, e improvvisata e proclamata per noi la 
Repubblica Cisalpina (2). 

Gli Austriaci nondimeno mal sapeano adat- 
tarsi al sacrificio della Lombardia; e aspet- 
tavano ansiosi il momento opportuno per met- 
tersi in armi e tentare la ricupera dello Stato 
perduto. Gii è per questo, che nel 1799 va- 
lendosi essi della lontananza di Napoleone, e 
aj tifati dalla Russia che aveva loro spedito il 

(1) Il Governo Provvisorio segnò un'organica ripartizione 

del territorio in 10 cantoni; dei quali l'ottavo detto 
del Basso Oglio, ebbe per capoluogo Verol annona. 

(2) La Repubblica Cisalpina era formata dalla Lombardia 

con Bergamo Brescia e il Mantovano, e dalla Repub- 
blica Cispadana {Modena, Reggio e le Legazioni). — 
Intorno al governo francese, che avemmo in bresciana 
con quella nuova costituzione, si vegga 1' Odorici — 
Storie Bresciane — v. X°, p. 110-122. 



502 

Generale Suwarow con 60,000 uomini, poterono 
avanzarsi e impadronirsi facilmente della Lom- 
bardia, e dar subito mano a ristaurare i vecchi 
dominii. — Anche la Provincia di Brescia di- 
ventò per tal modo suddita dell' Austria; e per 
più di un anno videro i nostri aggirarsi pel- 
le loro Terre, oltre agli Alemanni, anche i' 
guerrieri di Russia, strane genti, soggiunge 
l' Odorici, che a noi calate dai deserti della 
Newa e dagli Urali, col fiero piglio di loro 
selvaggia natura venivano a renderci , come 
essi dicevano, religione e libertà. 

Così terminava il secolo XVIII , e sotto non 
troppo lieti auspicii incominciava il XIX. — 
Ed ecco infatti, che Napoleone, abolito in Pa- 
rigi il Direttorio, e creatosi primo Console, 
con. un poderoso esercito valica il S. Bernardo, 
e piombando rapidamente sugli Austriaci li 
vince e li sconfigge nella battaglia di Marengo 
[14 Ghigno 1800]. — Quanto a noi, invano, 
da parte degli Austriaci, un editto ne aveva 
prima avvertiti, che la salvezza della patria 
esigeva forti e subiti provvedimenti; e che i 
Comuni doveano concorrere a completare l'ar- 
mata per poter resistere al turbine di guerra 
che si avanzava; imperocché il Generale fran- 
cese Luyson faceva subito dopo giungere in 
Città un editto suo, col quale assicurava i 
Bresciani di voler proteggere la Religione, e 
difendere la loro libertà e indipendenza: onde 



503 

i fautori della rinascente Repubblica Cisalpina, 
avevano già disposto ogni cosa per il ristabi- 
limento del governo repubblicano in Brescia 
e nel territorio (1). 

Alla battaglia di Marengo seguiva dopo breve 
tempo la pace di Luneville (19 Febbraio 1801); 
e per essa furono confermati i capitoli di Cam- 
polormio : indi la Repubblica Cisalpina venne 
regolandosi con nuove leggi, fino a cbe fu poi 
organizzata la Repubblica Italiana (a. 1802], 
che presto si cambiò in Regno (a 1805) : (2). 

Negli anni che diremo Napoleonici (1805 
-1814), le sorti di Pontevico rimasero quali 
erano state segnate alla caduta della Repubblica 
di Venezia; quindi non più privilegi né esen- 
zioni, ma come alle altre Terre bresciane, an- 
che al nostro Comune vennero imposte gravezze 
e balzelli, e con tasse straordinarie furono par- 
ticolarmente colpiti gli industriali e i com- 



(1) Risorta la Repubblica Cisalpina, furono nominati nuovi 

Pretori pei Capoluoghi della Provincia: — per il Di- 
stretto del Basso Oylio, fu mandato a Verolanuova 
un certo Piazza. 

(2) Napoleone volle essere Imperatore dei Francesi e Re 

d'Italia. — Entrò egli trionfalmente in Brescia il 
giorno 11 Giugno 1805: — in mezzo alla piazza vec- 
chia i cittadini aveano innalzato una colonna, su cui 
ergevasi la statua del Re: agli angoli della base erano 
rappresentati i quattro fiumi provinciali, il Garza, il 
Chiese, il Metta, e V Oglio. 



504 

mercianti. — Sononcliò la navigazione, che 
avea in passalo favolilo in special modo i 
nostri pubblici e privati affari, ci fu appor- 
tatrice anche in questi anni di non pochi van- 
taggi: onde poterono gli abitanti di Ponte- 
vico sostenere le spese necessarie per le nuove 
contribuzioni, e colle loro industrie e colla 
indefessa operosità, conservare ognora vivo in 
paese quel commercio, che faceva di Pontevico 
il porto principale della provincia (1). — Pre- 
scia poi fatta sede di una Corte d' appello, 
dalla quale dipendevano Bergamo, Mantova e 
Verona, ben veduta coni' era dal Pie, potò a- 
gevolare sempre più le comunicazioni, dare 
riti rivo impulso alla vita pubblica, e provvedere 
per tal modo al benessere non solo dei citta- 
dini, ma anche degli abitanti di tutta la pro- 
vincia. 

Nondimeno per le continue guerre che Na- 
poleone intraprendeva col titolo di assodare 
la pace, crebbero le imposte, e quel che è più 

(1) Nel Compendio /storico e Cronologico delle Ragioni e 
Proprietà di Brescia sopra i tre fiumi Ojlio, Metta e 
Chiese, riguardo a] Metta, che sulla fine dello seorso 
secolo minacciava gravissimi danni, è detto: « se 
provvide discipline non concorrono ad arrestarne il pro- 
gresso, possono in breve riuscire di fatai conseguenza, 
togliendo la comunicazione col Porto di Pontevico, da cui 
yer la navigazione la maggior parte dette merci e del 
sale a noi (in provincia) provveggono »: (pag. 126). 






505 

si moltiplicarono le coscrizioni: sicché inostri 
Comuni furono anche costretti a mandare in 
terre straniere i migliori loro figli a combat- 
tere fierissime battaglie, senza neppur la spe- 
ranza, che il loro sangue potesse fruttare un 
po' di gloria al nome italiano (1). 

In questo tempo Monsignor Angelo Giovanni 
Faglia, Abbate nostro (2), Conte e già Preposto 
Parroco della insigne Collegiata di Chiari, sua 
patria, dopo d'aver dato qui prova, per 22 
anni (1190-181%) , di grande scienza e di una 
virtù senza pari, moriva confortato dalla bene- 
dizione speciale del Sommo Pontefice Pio VII , 
compianto e desiderato dai suoi concittadini 
di Chiari, ma specialmente dai parrocchiani 
di Pontevico, che ne vollero onorare la salma 
« funere publico mag nifi-coque apparatu ». Mons. 
Faglia fu il primo degli Abbati di Pontevico, 
che venne sepolto nel Cimitero di S. Andrea (3). 

(1) Si può diro che ben 500.000 uomini furono, da varie 

parti di Europa, mandati da Napoleone a combattere 
e a morire insieme in Russia. 

(2) Il Faglia era succeduto, nell'Abbazia di Pontevico, a 

Mons. Pietro Polusclla. nominato Arcidiacono della 
Cattedrale di Brescia nel 1790. 

(3) 11 celebre epigrafista Morcelli, successore del Faglia 

a Chiari, volle dettare l'iscrizione, che ancora si 
vede scolpita sulla facciata della Chiesa del Cimitero 
di Pontevico, dinnanzi alla tomba di questo nostro 
Abbate: — « Sacro c:neri et pije memorle — An- 



506 

Contro Napoleone si alleavano intanto 1' In- 
ghilterra, Germania, Prussia e Russia, e ne 
sconfìggevano l'esercito nella battaglia di Li- 
psia (a. 1813): egli dovette allora abdicare, 
e si ritirò nell'isola d'Elba (1). — Gli alleati 
vincitori di Napoleone si divisero poi la nostra 
Italia: la Lombardia e la Venezia toccarono 
all'Austria; e questo nuovo Stato di 5,500,000 
abitanti fu chiamato col nome di Regno Lom- 
bardo-Veneto. 



GELI JOAN. F. FaGLI.E COM. — E SOCIETATE JESU — 
INGENII LAUDE ET DOCTRIN.E COPIA — PR.ESTANTIS — 
QUOCUM EMINUERUNT AMOR KfcERI POPULIQUE — SOL- 
LICITODO PERFCL1TANTIUM — SEDUL1TAS OFFICIORUM 

— CONTEMPTUS DlVITIARUM — VIXIT ANN. LXXV. 
M. VI. D. XIII. — PER ANN OS AMPLIUS QUADRAGINTA 

— CURIARUM SUARUM CLARENSIS ET PONTEVICENSIS 

— OSSEQUIA OPTIMK MERITUS — D1EMQUE SUUM 013IIT 
VII KAL. JANUAR. MDCCCXII — ELATUS EST FUNERE 
PUBLICO — WAGNIFiCOQUE APPARaTU MCERENTIUM CI- 
YIUM — VlNCENTlUS FRATRIS FILIUS — MONUMENTUM 

ponendum curavit ». — Del Faglia si hanno pub- 
blicati dei versi, per le nozze del Conte Lodovico 
Mahguzzi colla 111. Sig. Chiara Sagralo: — Brescia 

— Ragnoll — 1774: — V. Vino. Peroni — Bibliot. 
Bresc. 

1) Nell'isola d'Elba Napoleone si preparò a un altro 
tentativo: tutti sanno, come riuscito nuovamente 
Imperatore, avesse un trionfo di cento giorni; dopo 
i quali batUito a Waterloo e fatto prigioniero {a. 
1815), fu condotto a S. Elena, dove morì il 5 Maggio 
dell'anno 1821. 



507 

Da questo punto, scrive il Cantù, cominciano 
33 anni, che alcuni dicono di pace, altri di 
sonnaja e morte. I Principi d' Italia non incru- 
delirono per reazione e vendette, ma non se- 
condarono i desiderii di libertà: la pace portava 
fiore di arti e aumento eli ricchezza e studii, 
ma dal liberalismo era fomentato il malcon- 
tento. — Riguardo a Pontevico si può ben dire, 
che i nostri seppero allora trarre profitto dalla 
pace, coli' intraprendere molte opere di pub- 
blica utilità ; mentre nello stesso tempo, per 
mezzo specialmente dei Nobili fratelli Filippo 
e Camillo Ugoni, si gettavano in paese e nella 
frazione Cam pazzo, i semi di quella cospira- 
zione, che in seguito dovea mano mano pro- 
pagarsi in provincia, e suscitare rivolte per 
liberare le nostre Terre dalla dominazione au- 
striaca. E di fatti mentre si videro aprire nei 
sotterranei del castello più vasti magazzeni pel 
deposito del sale, rifabbricar il torchio comu- 
nale e il molino inferiore, costruire di nuovo 
il- ponte suU' Ogiio e innalzare persino un ele- 
gantissimo teatro, in pari tempo, come aveano 
aperto scuole di mutuo insegnamento Confa- 
lonieri e Porro a Milano, Arrivabene a Mantova 
e Mompiani a Brescia, cosi il Nobile Filippo 
Ugoni ne volle aprire una anche a Pontevico, 
nella quale insegnò egli pure (1) : onde sotto, 

(1) V. C. Q. Arrivabene = Un Epoca della mia vita — -. 



508 

veste di istruzione pubblica e di letterari con- 
vegni, che lo stesso Tigoni dava agli amici 
nella sua villa del Campazzo (1), venivano a 
poco a poco preparandosi anche da noi le 
basi di una nuova costituzione, indipendente 
da qualunque ingerenza straniera. 

Dissi che in questo tempo vollero i nostri 
aggiungere nuovo lustro al paese colla fabbrica 
del Teatro; e davvero che questo riuscì di 
piena soddisfazione dei componenti la Società 
Filodrammatica locale (Condomini], che lo fe- 
cero costruire a proprie spese, come si legge 
anche sulla facciata dello stesso Teatro « Phi- 

LODRAMATIGA SOGIETAS AD ORXAMENTUM INSTI- 
TUTIONEMQUE EREXIT — An. MDCCCXVIH ». — 

Il bellissimo disegno (2) è del cremonese Fan- 

Memorie =*=: (edizione di Mantova del 1874 — p. 21): 
— Zambclli == Memorie intorno alla vita eli F. Ti- 
goni =, p. 8: — Discorsi di Gius. Gallici e Gabr. 
Rosa, letti in morte dèli' Tigóni. — Questa scuola 
presa in sospetto dal governo austriaco venne poi 
chiusa con apposito decreto. 

(1) Oltre a Scalvini, Momjuani/ Panigada, Gaggia e altri 
bresciani, 1' Tigoni contava fra suoi amici le più splen- 
dide celebrità italiane di allora, come a dire Vincenzo 
Monti e Ugo Foscolo, i quali ebbero in casa sua 
onorevoli accoglienze. — I fratelli Tigoni erano le- 
gati in amicizia anche coli' Arici con Silvio Pellico e 
Alessandro Manzoni. 

(?) Il disegno è a ferro di cavallo, a ordini di palchetti, 
aventi due belle corsie di dietro, e una, elegante e 



509 

stuio Rodi, architetto premiato all'Accademia 
di Parma, e membro dell' Accademia Ligustica 
di pittura e architettura di Genova (1): vi 
lavorarono poi con grande maestria i due di- 
stinti pittori Francesco e Giulio Molta, del 
qual ultimo è il magnifico dipinto a fresco 
della vòlta, rappresentante Febo sul suo carro 
tirato da quattro focosi destrieri e accompa- 
gnato dalle dodici Ore che gli danzano intorno: 
le scene, e credo anche il sipario, sono opera 
del celebre milanese Sanguineo. — Incomin- 
ciato questo Teatro nell'anno 1816, fu termi- 
nato nel 1818; e la inaugurazione avvenne la 
sera del 40 Ottobre, colla rappresentazione di 
un'opera musicale, interpretata da bravi ar- 
tisti, e accompagnata dall'orchestra di Cremona, 
e da alcuni valenti suonatori del paese (2). 

spaziosa, di sotto: ultimamente, ristaurandosi il Tea- 
tro, nella parte anteriore della platea fa fatto uno 
scompartimento per le sedie chiuse; e vennero pure 
praticate due aperture laterali, per sicurezza, in caso 
d'incendio. 

(1) Sono disegni del Rodi le Porte Ognissanti (Venezia) 

e S. Luca (Milano) di Cremona; come pure il Palazzo 
Vescovile, e quelli Silva (Persichclli o dei Tribunali), 
Zaccaria (Pallavicino) e Stanga, della stessa Città: — 
Vedi Dàion. alfab. dei Pittori, Scultori e Architetti 
cremonesi — p. 226-27. 

(2) Da alcune notizie comunicatemi dal gentilissimo mio 

cognato Antonio Cassia. — Piacemi aggiungere che» 
nelle stanze superiori all'atrio del Teatro, si era an- 



MG 

Perdio il nostro Teatro fosse scuola di buoni 
costumi e strumento di civiltà, venne in se- 
guito costituita in paese una Società di dilet- 
tanti (che prese essa pure il nome di Filo- 
drammatica), la quale si propose di concorre^. 
ad accrescere il decoro e V istruzione dei propri 
concittadini, colla rappresentazione delle mi- 
gliori e più morali prodazioni ; e di erogare 
poi gli introiti, in opere di pubblica utili là o 
di beneficenza (1). 



CAPITOLO XXIX. 
Le scuole di mutuo insegnamento. — Filippo 
Ugoni. — Nuova fabbrica alle Vincellate. — Altre 
opere. — Divertimenti. — li morbo cholera. — 
Passaggio dell' Imperator Ferdinando. — Le vie 
(li Pontevico. — Il nuovo organo della Chiesa Abb. 

— V Ospitale Civile. — Il Castello. — La rivo- 
luzione del Quarantotto, e i volontari di Pontevico. 

— Il ritorno della dominazione austriaca, e la 
rivolta di Brescia. — Battaglia di Novara. 

(A. 1820-1849). 

Le scuole di mutuo insegnamento istituite, 
come dissi, a Milano, a Mantova, a Brescia e 

che nperto, or non è molto, il così detto Carolo 
dell' Unione, con gabinetto di lettura, sala di conver- 
sazione, e stanze da suono e da giuoco : ora però 
questo Circolo sociale si è sciolto. 
(1) V. Art. 2° e 3° dello Statuto della Società Filodram- 



qui a Ponte vico ebbero in breve successi me- 
ravigliosi (V. ZambelliJ. I maestri dilettanti e 
specialmente i fondatori di queste scuole te- 
nevano corrispondenza fra di loro intorno alle 
difficoltà che talvolta incontravano nell' appli- 
cazione del metodo da seguire, e sui miglio- 
ramenti da introdursi nell'istruzione; e uno 
visitava la scuola dell' altro, affine di trarre 
poi vantaggi per la propria: eravamo tutti com- 
presi, dice F Arrivabene, della gioia che entra 
nell' animo di chi esce per la prima volta dalle 
rotaie della vita comune, ed imprende qualche 
cosa di bello e di generalmente utile; tutti 
consecrati alla missione rigeneratrice del po- 
polo, a cui ci sembrava di essere destinati, e 
che pensavamo poter agevolmente compiere: 
ma il governo austriaco non potea comportare 
che uomini eh' ei sapeva nemici suoi, concordi 
già nel pensiero, lo divenissero pure nell'azione, 
ed acquistassero per via dell' insegnamento in- 
fluenza sul popolo; quelle scuole parvero per- 
tanto all' Austria insegna di partito; sicché 
dopo molte vessazioni da parte della polizia, 
venne senz' altro anche il decreto di chiu- 
sura (1). 



matica. — Lo Statuto consta di 6 Capi, suddivisi in 
36 Articoli. 
(1) V. Arrivabene — Memorie — 1. e. 



>12 



Sul Nobile Filippo Ugoni, L' istitutore della 
scuola di Pontevico, pesava poi l' accusa di 
essere uno dei più caldi e attivi cospiratoli 
pel mutamento politico di Lombardia ai danni 
dell'Austria: ond' è che nella primavera del 
1821, mentre egli soggiornava qui alla villa 
del Campazzo collo zio Don Francesco, ebbe 
improvvisamente la visita delle guardie di po- 
lizia, venute da Brescia per arrestarlo e tradurlo 
in carcere e sottoporlo poi a rigoroso pro- 
cesso. Volle però fortuna, che s' incontrasse 
per primo col Commissario austriaco non già 
il Nobile Filippo, ma lo zio sacerdote; il quale 
indovinando subito di che si trattava, si affrettò 
colla massima disinvoltura a far entrare in 
sala quei nuovi venuti, facendo loro gentilis- 
sima accoglienza; e cosi trattenendoli accorta- 
mente come per volerneli ristorare, potè procu- 
rare al nipote il tempo necessario per mettersi 
tosto in sella, e sfuggire alle loro mani, mentre 
essi si tenevano sicuri di poterlo agguantare (1). 



(1) Filippo Ugoni esulando rimase a lungo in Svizzera e 
nel Canton Ticino: d'altri paesi amò maggiormente 
l'Inghilterra, e alcune parti della Francia e della 
Germania: passò pure in Olanda e in Danimarca; e 
fece viaggi anche in Scozia e in Irlanda. — Fu egli 
di coloro, nei quali più si mostrarono quelle che il 
Balbo chiama rare e difficili virtù dell'esilio, cioè 
1' animo inconcusso, la fedeltà alla patria, la costanza 
e la moderazione: 1' Ugoni onorò dovunque il nome 



513 

Nel principio del 1823 il Nobile Filippo ti- 
goni fu raggiunto a Londra dal fratello Camil- 
lo, il quale pure esulava, perseguitato com'era 
anch' egli dalla polizia austriaca; e nell'Ottobre 
dello stesso anno riceveva la notizia, che isti- 
tuitosi il processo, e riconosciuto reo di alto 
tradimento, egli, col Gonfalonieri ed altri, era 
stato condannato alla morte. Buon per lui che 
si trovava al sicuro in terra straniera: non- 
dimeno il Governo volle, che si classe una certa 
quale esecuzione alla condanna, e Filippo Fgoni 
fu giustiziato in effigie (1). 

In paese intanto, malgrado le tasse imposte 
dall' Austria, si intraprendevano nuove opere, 
e tra le altre il ciottolato di varie vie, e una 
fabbrica colossale alle Vincellate fa. 1827 J : 
grandi barconi erano pur costruiti da molti 
privati per il trasporto delle merci sull'Oglio; 

italiano col decoro dei costumi, colla dignità della 
vita e col rispetto alla Religione. 
(1) Rientrato in patria dopo l'amnistia del 1838, Filippo 
Ugoni si dedicò particolarmente al miglioramento 
delle proprie terre. — Liberata poi Brescia dallo 
straniero, gli elettori di Pontevico lo portarono alla 
Camera Subalpina; ma dopo breve tempo egli pre- 
ferì di ritornare alle sue modeste occupazioni, rinun- 
ciando alle lotte politiche. Ebbe poi cariche in Città; 
e qui a Pontevico fu Consigliere del Municipio, Com- 
missario del Pio Luogo ecc. Vedremo fra breve come 
egli fondasse in paese 1' Asilo Infantile. 

Berenzi — Storia di Ponleiico 33 



544 



e il Comune e le famiglie più ricche andavano 
a gara per decorare sempre meglio il paese, 
e tenervi animato il commercio, dal quale, più 
che nel passato, tanti vantaggi ai nostri deri- 
vavano (1). — Inoltre, siccome per giusti or- 
dini superiori, da molti anni i morti non si 
seppellivano più nel sagrato, ne entro le tombe 
delle nostre Chiese, ma tutti indistintamente 
dovevano essere sotterrati nel Cimitero di S. 
Andrea (2), cosi il nostro Comune ebbe a so- 
stenere un' altra spesa per V allargamento dei 
detto Cimitero, comperando e facendo poi de- 
molire una cascina, che vi era attigua, allo 
scopo di avere V area sufficiente. 

E anche ai pubblici divertimenti volgevano 
il pensiero quelli di Pontevico; e dicesi che, 
oltre i bellissimi spettacoli che si davano spesso 
nel nuovo Teatro, venisse da alcuni signori 



(1) In Pontevico aumentò straordinariamente in questi 

anni il commercio del vino, pel quale i negozianti 
nostri avevano fabbricato qui vastissime cantine. An- 
che il sale, di cui nei sotterranei del castello si te- 
neva un grande deposito per la dispensa in provincia, 
era fonte al paese di guadagno e di ricchezza. 

(2) Oltre quello di S. Andrea esistevano già nel territorio 

ili Pontevico altri tre piccoli cimiteri; uno detto di 
S. Michele, il secondo di S. Vitale e il terzo del Caone: 
può darsi che alcune frazioni del paese avessero in 
passato cimitero proprio; oppure che i suddetti ci- 
miteri venissero aperti in tempo di pestilenza. 



r>i5 



attivato a fianco del castello, nella località detta 
fossa, anche il giuoco del pallone; e che alle 
gare e alle sfide che vi facevano gli abilissimi 
giuocatori (tutti in elegante uniforme), accor- 
resse in gran quantità la gente non solo del 
paese, ma anche delle Terre vicine (1). ' 

Senonchè a turbarci talvolta la quiete erano 
però sopravvenute in questo tempo anche gravi 
disgrazie: siccità, grandini, talora pioggie di- 
rotte, straripamenti di fiumi, e la fame seguita 
dalle malattie, le sono cose che afflissero di 
quando in quando la provincia bresciana, e l'in- 
tero regno lombardo e veneto (a. Ì8i6-i$85)\ 
Tremenda del resto, e gravissima più di ogni 
altra, fu la malattia che, apparsa nel 1832 in 
alcune parti d' Italia, andò poi mano mano pro- 
pagandosi e sempre più infierendo, e che pur- 
troppo nel 1836 scoppiò anche a Pontevico; 
voglio dire il morbo cholera. — Certo che il 
numero delle vittime di questo contagio è di 
gran lunga inferiore a quello che la peste ebbe 
a mietere a Pontevico nel 1630: ben 180 però 
furono quelli che perirono di choJera nel breve 
spazio di tre mesi; e fu tale lo spavento da 
cui fu cólta la popolazione per quella calamità, 
che molti fuggirono dal paese verso i monti, 

(1) Alcuni ricordarla ancora di aver assistito fanciulli a 
quel giuoco, e dicono che destava davvero un grande 
interesse nei numerosissimi spettatori. 



510 

non pensando che il morbo dappertutto ormai 
si propagava, portando dovunque la costerna- 
zione e la morte. — (lessato il flagello si fe- 
cero feste nella Chiesa Abbazialé, in quella di 
S. Rocco e al Santuario della Madonna di Ripa 
d'Oglio; e si cantò pure un Ufficio solenne a 
suffragio dei morti di cholera, coli' intervento 
delle civili autorità (1). 

All' Imperatore Francesco, morto nel 4835, 
era succeduto intanto il figlio Ferdinando, il 
quale con uno dei suoi primi atti di imperatore 
volle si dasse la libertà ai detenuti politici. 
Quest' ordine per altro non ebbe il desiderato 
effetto che tre anni dopo, mediante il rescritto 
imperiale del 6 Settembre. Fu allora che, da 
Milano ove erano stati accolti con grandi ono- 
ranze, T Imperatore Ferdinando e l'Imperatrice 
Maria Anna Carolina Pia vennero a visitare 
anche Brescia (a. Ì8S8) ; e da questa Città 
dirigendosi poi a Cremona, giunti a Pontevico 
verso il mezzogiorno del 22 Settembre, ricevet- 
tero gli omaggi anche delle nostre rappresen- 
tanze comunali. Accompagnavano l'Imperatore 
e l' Imperatrice, F Arciduca Luigi, il Viceré e 
la Viceregina, con numeroso seguito di carrozze. 



(1) Nello stesso anno, il giorno 12 Giugno, si erano fatte, 
sentire in tutta la provincia anche alcune scosse 
di terremoto. 



517 

Di questo tempo si fece il ciottolato anche 
in alcune vie di Pontevico meno importanti; 
e ai lati di quelle già selciate si posero i mar- 
ciapiedi. — La celebre Ditta Serassi di Bergamo 
costruiva poi nella nostra Chiesa Abbaziale un 
grandioso organo fa. Ì839), cui ora sta rin- 
novando il Signor Luigi Par ietti, successore 
dei fabbricatori fratelli Serassi (1). — Ma l'o- 
pera che sopra ogni altra stava a cuore a 
quelli di Pontevico, e che dovea immortalare 
il nome della Nobile Signora Caterina Gorno 
vedova Ruffoni- Corbellini, fu la fondazione del- 
l' Ospitale Civile. Difatti ben è vero che dal 
Monte di Pietà (2), dall' Istituto Elemosiniero, 
e dal Pio Luogo Ottavio Pontevico, i poveri 
del paese potevano ricevere tali sussidii, che 
difficilmente avrebbero potuto sperare e otte- 
nere in altre Terre; ma è vero altresì, che a 
molti dei nostri ammalati venivano meno assai 
volte quei soccorsi, che troppo sono necessari 
a chi deve lottare insieme col male e colla 
miseria. La erezione quindi di un Ospedale era 
un bisogno che in paese era sentito da tutti: 
e gli è per questo, che al testamento della 
Signora Caterina Gorno (9 Novembre 1836), 

(1) Esimio suonatore di quest'organo fu per molti anni 

il nostro concittadino Ferdinando Gorno. 

(2) In seguito i redditi del Monte di Pietà furono incor- 

porati a quelli del Pio Istituto Elemosiniero. 



518 

col quale, subito dopo cessato il morbo cbolera, 
ella legava tutto il suo per la desiderata co- 
struzione dello Stabilimento (1), risposero come 
a un nobile appello i nostri di Pontevico; e le 
offerte si versarono tosto larghe e generose 
nelle mani dei collettori. — Tutte le famiglie 
benestanti del paese concorsero infatti alla pia 
opera portando il loro tributo di carità in 
denaro o in roba: e tra i principali di questi 
oblatori vanno ricordati l'Ill. mo e Rev. mo Abbate 
Monsignor Giovanni Bonaldi, il Sig. Paolo Nob. 
Giroldi, i fratelli Camillo e Filippo Nobili Ti- 
goni (2), i Sigg. Ottavio Tigoni di Bettegno, 
Santo Forcella, Pietro Ferranti, Francesco Maf- 
fezzoni, Antonio Gorno, i Rev. Sacerdoti Fran- 
cesco Marini e Tomaso Zavaglio, e le Signore 
Marianna Nob. Giroldi, Lucia Tigoni Soncini, 
Maddalena Forcella Ferranti, e Graziosa Sofia 
Gozzetti Tadini (3). — Pertanto, sopra il bel- 

(1) N.° 3370 dei rogiti del Notaio Francesco David. 

(2) Filippo Ugoni mandava la sua prima offerta nel 1837 

da Zurigo, ove si trovava ancora esule. 

(3) In progresso di tempo, dopo già eretto V Ospitale, 

fecero vistose offerte la Signora Teresa Nob. Giroldi, 
e i RR. Sacerdoti D. Francesco Sandrini, D. Fran- 
cesco Bosio, D. Giuseppe Lombardi, e particolarmente 
D. Battista Cicognini, il quale solo diede circa 30,000 
lire; colla qual somma in questi ultimi anni si potè 
allargare lo Stabilimento, e portare il numero dei 
letti a 35. 



519 

lissimo disegno dell' architetto Pietro Pavia, 
si potè ben presto dar mano alla nuova fab- 
brica (1): ond' è che in capo a tre anni, il 
locale sorgeva maestoso ed elegante ad un tem- 
po nella parte più elevata e forse migliore del 
paese (2); e il giorno 23 Ottobre 1842 Mons. 
Abbate Giov. Bonaldi, accompagnato da tutto 
il Clero della Parrocchia e dalle autorità civili, 
benediva solennemente il nuovo Ospedale in 
mezzo a una gran folla di popolo, che com- 
mosso assisteva a quella religiosa cerimonia (3). 
— La Nob. Signora Caterina Gonio, che con 
largo assegno ne avea promossa la fondazione, 
non potè godere di sì bella festa: fin dal 1° 
d' Aprile dell' anno 1838 ella era passata a 
miglior vita. Possa il suo nome essere ognora 
ripetuto con affetto riconoscente da tutti, mas- 



(1) Benemerito per questa fabbrica fu specialmente il 
Sig. Tommaso Cupis. 

(2) Dove ora sorge 1' Ospedale era una casa (di proprietà 

credo della Famiglia Giroldi), ridotta già ad uso delle 
scuole elementari comunali. Dall' epoca poi della fab- 
brica dell' Ospitale fino al 1883, nel qual anno si 
inaugurò l'attuale nuovo edificio scolastico, le ele- 
mentari maschili si tennero in un fabbricato situato 
in piazza dell' Ospitale presso la mura. 

(3) Sulla facciata dell'Ospitale fu scritto: « I presenti 

ricordano ai futuri — che la carità cittadina 
— aprì questo pio stabilimento —il giorno xxiii 
Ottobre mdcccxlii ». 



520 

sime dagli infermi accolti e curati nell'ospizio 
da lei l'ondato; e valga la memoria della ge- 
nerosa carità di questa benefica Signora a muo- 
vere altri a imitarne il nobile esempio (1). 

Ora al pari del Pio Istituto Elemosiniero 
Y Ospitale civile di Pontevico è amministrato 
dalla locale Congregazione di Carità, e si regge 
secondo le norme tracciate dalla Legge 3 A- 
gosto 1862, e dal Regolamento 27 Novembre 
dello stesso anno. — Dalla Congregazione di 
Carità furono già introdotte delle riforme nello 
Statuto Organico e nel Pigolamento di am- 
ministrazione e di servizio interno dell'Ospitale, 
mentre era Presidente il Sig. Antonio Cassia 
(25 Gennaio e 27 Marzo 1870J : nell' anno 
1878 poi, essendo Presidente il Dott. Giuseppe 
Robusti, e Membri della Congregazione di Ca- 
rità i Sigg. Cicognini Angelo, Avv. Angelo 
Bertazzoli, e Avv. Paolo Cupis, vennero intro- 
dotte altre modificazioni giudicate necessarie, 

(1) In una lapide di fianco alla Chiesa del nostro Cimi- 
tero si vede al di sopra dell'iscrizione mortuaria della 
Gorno, un medaglione coli' effigie di questa pia Si- 
gnora, (lavoro del distinto scultore Glov. Emaniteli): 
quanto prima verrà posto sotto l'atrio dell'Ospedale 
di Pontevico anche il di lei busto, finissimamente 
scolpito in marmo di Carrara dal bravo cremonese 
Sig. Silvio Monti. — Lo stesso Monti sta modellando 
un busto anche per l'insigne benefattore Sig. D. B. 
Cicognini. — Sia lode ai Signori della Congregazione 
di Carità per il gentile pensiero. 



521 

specialmente per esser stata aperta in quel 
tempo la Farmacia propria dell' Ospitale (4). 

Come apparisce dallo Statuto, approvato con 
R. Decreto 23 Gennaio 1879, i mezzi con cui 
la Congregazione di Carità provvede allo scopo 
della istituzione dell'Ospitale, consistono in red- 
diti provenienti dai beni immobili, dai mutui 
attivi regolarmente inscritti, dalla rendita pure 
inscritta sui gran libro del Debito Pubblico, e 
dai redditi della propria Farmacia. 

La cura degli ammalati ricoverati nell' Ospi- 
tale (*2), è affidata ai tre Medici Chirurghi 
Condotti di Pontevico, quali stipendiati del Co- 
mune; e dal Medico curante per turno, è di- 
retto il servizio igienico-sanitario. — Per l'as- 
sistenza degli ammalati e per tutto V ordine 

(1) I medicinali, prima, venivano somministrati per turno 

all' Ospitale, dalle tre farmacie del paese. Preparano 
ora le medicine per gli ammalati dello Stabilimento, 
due laureati appositi; uno Direttore, e l'altro assi- 
stente. La Farmacia dell' Ospitale è aperta anche al 
pubblico. 

(2) Sono ricoverati nell' Ospitale di Pontevico gli amma- 
lati poveri d'ambo i sessi, che hanno domicilio le- 
gale nel Comune. — L' infermeria degli uomini è 
divisa da quella delle donne per mezzo della cappella. 
Per concessione del Pont. Pio IX (26 luglio 1876), 
l'altare di questa cappelletta è privilegiato in per- 
petuo. Vi si ammira un bellissimo dipinto di Giu- 
seppe Biotti — V'ha pure un'altra chiesuola al piano 
terreno. 



522 

interno dell' Ospitale sono incaricate le Suore, 
le quali prestano i loro servigi gratuitamente, 
per sentimento di cristiana carità. La Superiora 
ha la sorveglianza generale dello Stabilimento; 
una seconda Suora e particolarmente deputata 
all'infermeria delle donne, una terza alla guar- 
daroba, e una quarta alla cucina. — Sono 
stipendiati gli infermieri e le inservienti; e 
cosi pure viene determinato un onorario annuo 
al Sacerdote che si presta per V assistenza spi- 
rituale agli ammalati : ultimamente al Cappel- 
lano fu assegnato anche un apposito appar- 
tamento nell'interno dell'Ospitale. — Non ò 
molto che furono pure costruite, per uso esclu- 
sivo degli esterni, alcune stanze per bagni, 
semplici, medicati e anche a doccia ; e ora si 
vagheggia il pensiero di aprire nello Stabili- 
mento una nuova, sezione, affine di accogliervi 
i cronici incurabili (l). 

In questo tempo un ricco Signore, il Principe 
Kewmiiller, aveva acquistato dal Sig. Gaetano 
Pietro Cadolini e CC. di Cremona, il vecchio 
Castello di Pontevico (2) : e anziché ristaurarlo 



(1) Quanti visitarono il nostro Ospitale ne furono per 
ogni riguardo ammirati: — il Card. Trezisanato, già 
Patriarca di Venezia, che ebbe a vederlo anni sono, 
non dubitò di asserire che è un Ospitale modello. 

{2) lì Sig. Q. P. Cadolini avea acquistato, fin dal prin- 
cipio del secolo, il nostro castello; nel quale l'anno 



523 

per ridurlo poi ad abitazione, come in certi 
luoghi s' era fatto di altre rócche, egli preferì 
demolirlo, per innalzare poscia sull'ampia area 
un nuovo grandioso edificio (1). Cosi avvenne: 
e nella primavera del 1844 il Castello nostro, 
che da più secoli era stato il fido, fortissimo cu- 
stode della Terra, al pari di tanti altri, ca- 
deva sotto i colpi dei picconi, e le mine ne 
faceano scuotere e saltare persino le fonda- 

1804 avea anche innalzato a proprie spese una va- 
sta fonderia di 5 forni a riverbero, facendovi traspor- 
tare dall' Istria oltre a 600.000 pesi di carbon fossile. 
Persuaso poi che di tal carbone se ne potesse trovare 
anche più da vicino, fece con indefessa attività pra- 
ticare alcune aperture anche nelle falde del m. Bren- 
tonico, presso 1' Adige, e ne trovò tale miniera, che 
potè trasportarne pel fiume Oglio una quantità no- 
tabilissima. Rifuse quindi più di 400,000 nibbi di ferri 
che giacevano inutili nei magazzeni del Regno Ita- 
lico, e fabbricò arnesi e utensili di uso comune, e 
proiettili e mobili di guerra: (V. V. Lancetti — Bio- 
grafia Cremonese — voi. 111°, p. 22). 
(1) Il vecchio Quadro della Madonna che esisteva nella 
Chiesuola della Rócca, era già stato trasportato molto 
tempo prima nella Chiesa Abbaziale. All'altare dove 
fu posto quel Quadro, il nostro bravo concittadino 
Luigi Sampietri dipinse poi una nuova immagine della 
Vergine, che però è detta ancora Madonna del Ca- 
stello. — Nell'altare di fronte, i bombardieri della 
ròcca avevano già fatto dipingere, coli' immagine di 
S. Giuseppe, anche quella di Santa Barbara loro pro- 
tettrice. 



524 

menta (1). — Sebbene, in seguito, i lavori di 
costruzione, diretti dall'egregio ingegnere ardi. 
Sig. Emilio Brilli, autore del disegno del nuovo 
edificio, procedessero con grande alacrità, nul- 
lameno due sole ale, dopo tre anni di lavoro, 
si videro compite (a. 1847J : le altre due, di 
cui quella verso la piazza dovea essere messa 
a botteghe per il mercato (2), e quella verso 
F Oglio a filatoio per una società di Francia, 
non poterono, in causa dei moti politici del 
quarantotto, essere neppur incominciate: morto 
poi il Kewmùller, dagli eredi suoi (3) non 



(1) Nella demolizione fu pure otturata una via, che anti- 

camente era stata praticata sotto il letto dell' Oglio, 
e che dai sotterranei del Castello metteva di là del 
fiume nel territorio di Cremona : — a proposito di 
questa via, così scrive 1' autore di una cronaca ine- 
dita cremonese del secolo scorso: « .... un mio fra- 
tello fu da noi. mandato a Pontcvico, qual terra è su la 
ripa del fiume Oglio, e qto mio fratello capitò in casa 
d' un signore, ed ivi gli fecer veder una strada sotto 
al medemo fiume, la guai passava di sodo dalla ripa 
Bressiana alla ripa Cremonese, ma molta acqua sgoc- 
ciolava dalla cima e penetrava il volto ». 

(2) La fossa che separa il castello dalla piazza, dovea 

secondo il progetto Brilli, essere spianata. — Queste 
notìzie mi furono cortesemente riferite dallo stesso Ing. 
Arch. Sig. E. Brilli. 

(3) Dal Kewmiiller il Castello di Pontevico passò in ere- 

dità al Marchese D'Adda, e da questo alla figlia, 
sposata al C. Borromeo. 



525 

vennero più fatti riprendere i lavori, che do- 
veano completare la grandiosa fabbrica. 

Tutti conoscono i fatti del 1848: non credo 
pertanto opportuno ripetere cose che ormai si 
sanno, e che tanto diffusamente sono anche 
descritte nei volumi X° e XP delle Storie Bre- 
sciane dell' Odorici, il quale ha raccolto tutto 
ciò che allora fu pubblicato in proposito, da 
quanti presero parte attiva nei movimenti po- 
litici: dirò solo che la rivolta già da tempo 
era in provincia minacciata; e che scoppiò 
tremenda in Città non appena si seppe che 
Milano, Bergamo e Cremona erano libere [Mar- 
zo Ì848). — Tutta Italia era in armi; e l'Im- 
peratore Ferdinando accortosi che il nembo si 
era addensato, avea bensì mandato in Lom- 
bardia gran numero di truppe comandate dal 
maresciallo Radeztky (1), e promessa in pari 
tempo la Costituzione; ma già gli animi erano 
troppo frementi contro il governo austriaco, e 
decisi ormai di emanciparsene: sicché dopo la 
rivoluzione lombarda V esercito tedesco si vide 
costretto a ritirarsi; e il paese rimase libero, 
restando però agli Austriaci il terribile qua- 
drilatero chiuso dalle fortezze di Verona, Man- 
tova, Peschiera e Legnago. 

(1) Il Radeztky fu pure di passaggio da Pontevico, dove 
una notte soffermòssi alquanto co' suoi alla Palazzina, 
per cibarsi. 



520 

Anche a Pontevico fu in questo tempo gran- 
ale agitazione per i fatti che venivano com- 
piendosi ai danni dell'Austria: e quindi barri- 
cate agli ingressi del paese, e legne sottoposte al 
vecchio ponte per appiccarvi all' uopo Y incen- 
dio, affine di impedire ai Tedeschi il passag- 
gio; e un armarsi e un accorrere di volontari 
sotto le insegne dell' esercito italiano. — - Oltre 
a 50 furono quelli di Pontevico che presero 
spontaneamente le armi per la cacciata degli 
stranieri, e si arruolarono animosi alla Colonna 
cremonese capitanata dal Tibaldi per la cam- 
pagna del Tirolo; anzi molti di essi entrarono 
a formare 1' avanguardia di detta Colonna, nella 
quale ebbe grado di Tenente il nostro ex sin- 
daco, Magg. Giacomo Cav. Perotti, e di Capi- 
tano Ajutante maggiore un altro concittadino, 
il Sig. Pietro Cavalieri. — Dei nostri che co- 
raggiosamente sfidarono allora le palle nemiche, 
rimase vittima Francesco Franchini. — Finita 
poi la campagna, Pontevico fu uno dei 15 Co- 
muni bresciani, che generosamente si offrirono 
per la cura complessiva di un migliaio di feriti. 

Senonchè il 25 Luglio dello stesso anno 1848 
segnava la infausta giornata di Custoza; e nel 
prossimo mese di Agosto gli Austriaci venivano 
a impadronirsi nuovamente della Lombardia. 
— Bentosto anche la provincia nostra fu gra- 
vata di tasse enormi, e la Città caricata in 
ragione del doppio della sua forza estimale 



527 

fCocchettiJ. Ricominciate quindi le ostilità, Bre- 
scia insorse; e gii ultimi nove giorni di Marzo 
e il primo di Aprile (1849), coir antico eroismo 
di cui avea già dato nella sua storia tante 
prove, pugnò contro gli oppressori comandati 
dal Nugent; e fu tale l'accanimento della ri- 
volta, che il terreno fu disputato palmo a palmo, 
e seminato di cadaveri nemici: il generale stes- 
so Nugent cadeva in quella lotta; e i Bresciani 
dimentichi poi dell' ira che li avea fatti insor- 
gere, gli concedevano onorevole sepoltura (1). 
— Al Nugent però succedeva il feroce Haynau, 
il quale inflisse alla Città e Provincia la multa 
di sei milioni : ma non si sgomentarono i prodi 
Bresciani; che anzi presi nuovamente da sdegno 
e ardire, diedero in mezzo alle stragi del ma- 
resciallo tedesco, tali saggi di cittadina virtù, 
che egli stesso 1' Haynau ebbe a dire: « s'io 
avessi una trentina ali questi indemoniati non 
dubiterei tra un mese veder Parigi ». 

Intanto Carlo Alberto aveva in Piemonte ri- 
tentato la sorte contro l'Austria: ma il suo eser- 
cito essendosi sfilato improvvidamente sopra 
una lunghissima linea, fu vinto prima a Mor- 
tara, e due giorni dopo sconfitto nei piani di 
Novara [23 Marzo 1849): (2). 

(1) Sulla tomba del Nugent la Città poneva l'iscrizione: 

« Oltre il rogo non vice ira nemica ». 

(2) Molti di Pontevico presero parte volontariamente alla 



528 



Il Re non seppe tale onta sopportare; e non 
appena ebbe visto sul campo di battaglia la 
piena rotta dei suoi, disperando di poter ri- 
comporre le cose abdicò, e fuggì esule volon- 
tario in Portogallo dove quasi tosto mori. 

Succeduto poi a Carlo Alberto il figlio Vit- 
torio Emanuele, fu conchiuso un armistizio e 
trattata in pari tempo la pace, per la quale 
[6 Agosto Ì849) le truppe austriache si ri- 
tirarono dal Piemonte, e le spese di guerra 
furono liquidate in 75 milioni. Bisognò scio- 
gliere due volte la Camera, perchè ratificasse 
quella pace sciagurata, ma inevitabile (1). 



campagna di Novara; e alcuni anche a quella di 
Roma, nella quale ebbe a perire il nostro Bortolo 
Tomaselli. 
(1) V. il Cantò. 



529 
CAPITOLO XXX.° 

Calamità. — Tito Speri. — Camillo Ugoni. — 
Il morbo cholera. — Mons. Giov. Bonaldi. — Luigi 
Sampietri e Fermo Pedretti. — La campagna del 
59 e la liberazione di Lombardia. — La ferrovia. 

— Cessione della Venezia all' Italia. — Il cholera. 

— Orfanotrofio. — Asilo infantile. — Società o- 
peraie. — Mons. Angelini. — Opere e istituzioni 
pubbliche. 

(A. 1850-1888). 

Ai danni della guerra si aggiungevano pur- 
troppo anche i flagelli del Cielo. Oltre la crit- 
togama e T atrofìa che per molti anni resero 
nulli o assai scarsi i prodotti delle viti e dei 
bachi da seta, le grandini pure, e le inonda- 
zioni dell' Oglio afflissero di quando in quando 
i nostri di Pontevico. — Diverse Terre della 
Provincia poi, venivano nel 1850 (Agosto) ro- 
vinate intieramente da tale inondazione del 
Mella, che a ricordo d' uomini non s' era mai 
vista la simile: fu allora che non solo dal bre- 
sciano, ma da tutte le parti d'Italia e persino 
dall'estero si mandarono generosissimi soccorsi 
ai danneggiati ; e dicesi che la somma delle 
offerte, toccasse quasi la cifra di 874,000 lire. 

In appresso la Città e la Provincia furono 
contristate dalla cattura, che il governo au- 

Berenzi — Storia di Pontevico 34 



530 

striaco fece del bresciano Tito Speri [Ottobre 
J852J — (1). Per quanto facessero gli amici 
per strapparlo di carcere, non poterono in 
nessun modo riuscire: che anzi nel seguente 
anno 1853, l' infelice Speri veniva in Mantova 
condannato alla forca (2). 

Non trascorse molto tempo, e il paese di 
Pontevico ebbe a deplorare con Brescia la per- 
dita di uno dei suoi più illustri concittadini. 
Il giorno 12 Febbraio 1855, qui nella villa del 
Campazzo, ravvalorato dai conforti della Re- 
ligione, moriva nell' amplesso del fratel suo 
Filippo il barone Camillo Ugoni. Il nome di 
Camillo Ugoni è per sé stesso insigne, massime 
nel campo letterario, e non occorre d' altra 
parte aggiunger parola a quanto di lui ebbero 
a scrivere il fratello Filippo, il Cantù, il Vela- 
dini, il Nicolini, l' Ab. Zambelli, ¥ Odorici e 
altri, i quali ce lo mostrarono vero tipo di 
gentiluomo, profondo negli studi, bel parlatore 
e facondo, d' animo franco e sincero, di ma- 
il) Lo Speri fu uno di quelli che maggiormente si di- 
stinsero nella insurrezione bresciana del 49: — egli 
venne più volte anche a Pontevico ad animare se- 
gretamente alcuni dei nostri giovani contro il go- 
verno austriaco. 
(2) Avvenne in questo tempo la spedizione italiana in 
Crimea, in occasione della guerra Turco-Russa: — 
presero parte a quella spedizione anche alcuni dei 
nostri di Pontevico. 



531 

niere attraenti e cortesi, di educazione squisita, 
esule intemerato, uomo insomma di una vita 
segnalata da egregie fatiche e da memorabili 
esempi. — Dei molti suoi scritti basti ricor- 
dare la traduzione dei Commentari di Giulio 
Cesare, lavoro stimato classico, che gli meritò 
il titolo di barone dall' Imp. Napoleone 1°, il 
quale ne avea accettata la dedica: — per tal 
versione ebbe Y Ugoni ampi elogi anche dal 
Giordani, dal Monti e dai più insigni scrittori 
del suo tempo. — Continuò pure la Storia let- 
teraria del Corniani, opera alla quale è com- 
messa, dice il Nicolini, la non peritura fama 
dell' autore (1). 

L' Ugoni venne onorato in Brescia delle ca- 
riche di Direttore del Liceo e di Presidente 
dell' Ateneo, e fu anche Membro dell' Istituto 
Lombardo di scienze lettere ed arti. In seguito 
lasciata la Città si ritirò a Pontevico nella sua 
villa del Campazzo, occupandosi insieme di 
studi e di agricoltura. In una lettera indirizzata 
dal Campazzo al Resnati di Milano, 1' Ugoni 
diceva : « Le buone notizie e i saluti eh' Ella 
mi manda de' cari nostri amici mi hanno assai 
rallegrato nella mia solitudine campestre, ov' io 
me la passo occupato cV agricoltura. = L' ozio 
e la pace — Chiamano il vecchio a sé ==, cli- 

(1) Maroncelli dice che 1' Ugoni è primo esempio elegante 
di critica elegante. 



532 

ceva Saul, e io dico lo slesso, benché non abbia 
aspettato la vecchiaja, come Saul, per vivere 
ozioso e pacifico » (1). 

Ornai settuagenario (2), fu còlto nella sua 
villa da una grave malattia che il trasse in 
breve tempo al sepolcro. — L' Abbate Bonaldi 
e tutto il Clero della Parrocchia furono al 
Campazzo a levarne la salma: nella Chiesa Ab- 
baziale gli furono rese solennissime le estreme 
onoranze, dopo le quali il cadavere fu traspor- 
tato a Brescia, per essere colà deposto nella 
tomba di famiglia (3). 



(1) A. 1852,-22 Aprile: — l'autografo di questa lettera 

è presso di me. 

(2) C. Ugoni era nato dai Nob. Marco Antonio e Caterina 
Maggi della Gradella, il giorno 8 Agosto 1784. 

(3) Nei funerali di C. Ugoni, sulla porta maggiore della 

Chiesa A'bb. di Pontevico, era stata esposta la seg. 
iscrizione: « Esequie — di Camillo Ugoni — che 

PER STUDI LETTERARI — COLTIVATI CON LUNGO AF- 
FETTO — MERITÒ FAMA E ONORIFICENZE — IN ITALIA 
E FUORI — E LASCIÒ MEMORIA DI BONTÀ — D' AMOR 

patrio di gentilezza »: — e sulla tomba a Brescia, 
al di sotto del medaglione portante F effigie del ba- 
rone, si legge: « Camillo Ugoni — scrisse opere 

CELEBRATE — PER DOTTRINA PER CRITICA — ED ELE- 
VATEZZA di sentimenti ». — Un altro Camillo Ugoni, 
già Presidente del Pio Luogo Ottavio Pontevico, morì 
al Campazzo nel 1713; e per sommo privilegio fu 
sepolto nella Chiesa Abb. nella tomba dei Sacerdoti. 
— Così un epigrafe, che si vede scolpita di fianco 



533 

Nel Marzo del 1855 il morbo cholera, che 
1' anno prima era comparso nel veneto, si svi- 
luppò anche nella nostra Provincia, andando 
poi nell' estate sempre più propagandosi e in- 
fierendo in Città e in varie Terre del bresciano. 
— Pontevico non andò esente; anzi purtroppo 
Jii uno dei paesi più battuti dal tremendo fla- 
gello. Non valsero già ad arrestare il contagio 
le precauzioni prese dal Comune, né le cure 
dei medici, né la coraggiosa pietà dei sacer- 
doti; che in men di tre mesi il cholera mie- 
teva qui da noi quasi l'egual numero di vittime, 
che avea fatto perire nel 1836. 

Passò un anno, e la Chiesa Abbaziale di 
Pontevico fu vedovata anche del zelantissimo 
suo Pastore (SO Settembre i856). — Giovanni 
Bonaldi, che in forza d' una legge sovrana avea 
già dovuto vestire la divisa del soldato nel- 
T ordine delle guardie nobili di Milano, e che 
in seguito, fatto sacerdote, dall' 111. Vescovo di 
Brescia Gabrio Maria Nava era stato nominato 
suo assistente e segretario, dopo la morte di 
Mons. Angelo Faglia, il giorno 22 Febbraio 
del 1813 veniva dallo stesso Vesc. Nava insi- 
gnito della dignità di Abbate di Pontevico. — 
È ancor viva in molti la memoria di questo 

ad un altare laterale della Chiesa di Bettegno, ri- 
corda un Camillo Ugoni, morto in quella frazione il 
giorno 1° Non ombre del 1696: (V. Registro dei morti)- 



534 

uomo piissimo, che per 43 anni governò sa- 
pientemente la nostra Parrocchia; come pur 
vivo è tuttora il ricordo della splendida dimo- 
strazione di stima e di amore fatta da tutta 
la popolazione di Pontevico a questo Abbate, 
il 7 Gennaio del 1854, nel qual giorno Mons. 
Bonaldi compiva il cinquantesimo anno del suo 
Sacerdozio (1). — Amato come egli era da 
tutti, da tutti fu deplorata la sua morte ; e 
quando il giorno 3 Ottobre, nei solenni fune- 
rali, il Rev. Curato D. Marino Marini ricordò 
al popolo le virtù dell' illustre estinto, la com- 
mozione fu vivissima e generale, e il pianto 
sgorgò abbondante dagli occhi dei parrocchiani, 
che affollati si stringevano intorno al feretro 
del loro Pastore (2). 

Intanto, sebbene gli animi ardessero di po- 
ter scuotere alfine il giogo straniero, e fossero 



(1) La sera del giorno 6 fu spontaneamente illuminato 

tutto il paese, e si volle che 1' Abbate si mostrasse 
al popolo, il quale esternava la sua esultanza per 
lui. — La mattina del giorno 7, cantando Mons. Bo- 
naldi la Messa, fu recitato un forbitissimo discorso di 
occasione dal M. R. D. Luigi Tosi, insigne oratore 
cremonese. Dal Clero poi, dalle autorità civili, e da 
molti privati furono in quella auspicatissima circo- 
stanza presentati all' Abbate dei componimenti poe- 
tici di felicitazione. 

(2) L'elogio funebre, letto nella Abbaziale dal Rev. Cu- 

rato Marini, è pubblicato a stampa. 



535 

dediti particolarmente alle cospirazioni per la 
cacciata degli Austriaci, nondimeno si trovò 
modo di aprire in questo tempo a Brescia una 
esposizione artistica, nella quale fecero bella 
mostra di se i lavori di molti valenti pittori 
della Città e della Provincia: — tra i quadri 
esposti fu assai ammirato uno di Luigi Sam- 
pietri. A proposito di questo distinto pittore, 
nostro concittadino, dice il Fenaroli nel suo 
Dizionario degli Artisti Bresciani, che chia- 
mato il Sampietri da prepotente inclinazione 
naturale all' arte della pittura, vi si dedicò con 
grande trasporto fin dai suoi più teneri anni. 
Per l' indole sua però, vivace e focosa, mal 
soffrendo egli di adattarsi al solito tirocinio 
della scuola sotto la direzione e l' insegnamento 
di speciale maestro, si accontentò di visitare 
spesso studi di diversi pittori, e segnatamente 
quello del celebre Frane. Hayez di Milano, pel 
quale avea particolare simpatia. Egli pertanto 
si fece artista da sé: ed è a meravigliare, con- 
tinua il Fenaroli, che senza scuola giungesse 
a ideare ed eseguire quadri di grandiosa com- 
posizione. Nel 1737 comparve nella pubblica 
mostra cittadina la sua grandiosa tela rappre- 
sentante le ultime ore di Missolungi, uno dei 
fatti più celebri nella storia della Grecia mo- 
derna: e in un' altra tela esposta pochi anni 
appresso, la scena commovente della Pia dei 
Tolomei. — Il Sampietri dipinse con maestria 



536 

anche ritratti; e quello che egli fece di so 
stesso, e che si trova nella pinacoteca Tosio 
di Brescia, ne è una bella prova (1). Volle 
questo artista tentare anche il campo dram- 
matico; e pubblicò ne' 1857 un libro di prosa 
e di poesia: sono in tutto tre scene dramma- 
tiche: l a Aclamo ed Eva (in 3 parti, composta 
nel 1839); T II Parricida (a. 1843); 3 l L'ul- 
tima notte del Tasso (a. 1856). 

Ebbe in questo tempo fama di buon pittore 
anche Fermo Pedretti, pur nostro concittadino: 
egli risiedeva per lo più a Milano: qui in patria 
dipinse due quadri rappresentanti i SS. Cuori 
di Gesù e di Maria, che si espongono di quan- 
do in quando nella Chiesa Abbaziale. Per la 
nostra Chiesa dipinse sulla tela anche un' im- 
magine della Vergine del Piosario, che fu levata 
ultimamente, nel riordinamento degli altari. 
Gli eredi del Pedretti posseggono alcuni suoi 
abbozzi e un suo ritratto. 

Ed ora eccoci al 59, all' anno del riscatto 
di Lombardia. — Non dirò delle sanguinose 
battaglie combattute in quest'anno dall'esercito 



(1) Nella pinacoteca Tosio si vede pure il ritratto di un 
frate dello stesso Sampietri. = Del Sampietri, come 
già dissi, è V immagine della Madonna del Castello, 
che vediamo nella nostra Chiesa Abbaziale. In patria 
dipinse anche in casa del Notaio Sig. Bartolomeo 
Cupis, e del Sig. Antonio Gorno. 



537 

piemontese, alleato con Francia, contro gli Au- 
striaci: già si sa come le giornate di Palestro 
e Magenta, di S. Martino e Solferino fruttassero 
la sospirata liberazione delle terre lombarde 
(1). Per quanto però ne riguarda piacemi far 
notare, che qui a Pontevico ebbimo in quel- 
l' anno continuo passaggio di truppe, e che 
moltissimi dei nostri impugnarono volontaria- 
mente le armi e accorsero sui campi a com- 
battere contro lo straniero le ultime decisive 
battaglie (2). — Inutile il dire, che appena 
saputosi della vittoria si fecero in Lombardia 
grandi feste; e in pari tempo si celebrarono 
in tutte le Chiese solenni esequie per gli Italo- 
Francesi caduti in battaglia. Dopo Brescia, 
solennissime, sopra quasi tutte le altre che si 
fecero in provincia, riuscirono le onoranze fu- 
nebri, rese V 11 Ottobre 1859 nella Chiesa Abb. 
di Pontevico, ai valorosi soldati, che perirono 
per la nobile causa della nostra indipendenza 
(3): come pure cordiale e generosa fu la cura 

(1) Colla pace di Villafranca (12 luglio 1859) la Lom- 

bardia fu annessa al Piemonte, e assicurato all'Austria 
tutto il Veneto, con Mantova e il quadrilatero. 

(2) Di quelli di Pontevico che si arruolarono nel R. E- 

sercito anche per la campagna del 1860, rimase vit- 
tima Agostino Bailo. — In altra campagna morì anche 
un Milini, pure di Pontevico. 

(3) Nell'interno della Chiesa riccamente addobbata a lutto 

e ornata con festoni e corone di n'ori, e con trofei 



538 



e l'assistenza che qui ebbero i molti feriti 
ricoverati nel nostro Ospitale e nelle case di 
alcuni privati, subito dopo le battaglie del mese 
di Giugno. 

In appresso [Marzo 1861], il Parlamento 
raccoltosi a Torino proclamava Vittorio Ema- 
nuele Re d'Italia; e il giorno 2 del mese di 
Giugno veniva celebrata nel nuovo regno la 
festa dello Statuto. — Tal festa a Pontevico 
si volle solennizzare anche in Teatro coli' opera 
di Passini = II Barbiere di Siviglia =; prima 
della quale, con accompagnamento di orchestra, 
fu dal corpo degli artisti di canto, eseguito 
un Inno di circostanza, scritto dal Dott. Giov. 
Chiosi cremonese, e posto in musica dal M." 
A. Verdi. (1). 



militari, erano state esposte 17 bellissime iscrizioni, 
distribuite parte sulle colonne, e parte intorno al 
catafalco: — sulla porta maggiore si leggeva la 
seguente: « Solenni suffragi — pei valorosi guer- 
rieri — Italo-Franchi — che combattendo ge- 
nerosamente — PER LA CAUSA SANTA — DELLA 

Indipendenza d' Italia — mentre Europa ester- 
refatta — LE INAUDITE GESTA AMMIRAVA — CAD- 
DERO DA PRODI — SUI GLORIOSI CAMPI — DELLE 
PUGNE E DELLE VITTORIE — RICONOSCENTI — PRE- 
GATE PER LORO — L'ETERNA CORONA DEI MARTIRI ». 

(1) Costituito il nuovo Regno, si ordinarono in tutta 
Lombardia le nuove statistiche : da quella della prov. 
bresciana risulta, che Pontevico contava circa 6600 



539 

A rendere più facili le comunicazioni nelle 
Terre e provincie liberate dagli Austriaci, si 
pensò, dopo il riconoscimento del Regno d'I- 
talia, ad estendere la rete ferroviaria: e fu nel 
1864, che si diede principio ai lavori per la 
costruzione della linea Brescia- Cremona, con 
ponti, sul Mella a Manerbio, e sul!' Oglio a 
Pontevico; e con stazioni a S. Zeno-Folzano, 
Bagnolo, Manerbio, Verolanuova, Bobecco- Pon- 
tevìco e Imene ta. — I lavori procedevano con 
grande alacrità, specialmente a Pontevico e a 
Hobecco, in causa non solo della fabbrica del 
ponte e di 4 cavalcavia, ma anche per lo Straor- 
dinario trasporto di terra, che qui si dovea 
fare a motivo della grande ineguaglianza del 
suolo. I moti però del 1806 fecero sospendere 
per un po' di tempo le opere di costruzione; 
ma ciò non ostante la linea ferroviaria potè, 
nel seguente anno 1867, essere inaugurata, ed 
entrare regolarmente in esercizio. — A Custoza 
intanto P esercito nostro era sconfìtto (24 Ghi- 
gno Ì866], e a Lissa soccombeva anche la 
nostra flotta (20 Luglio) : ma nello stesso tem- 
po la Prussia invadendo V Austria, ne stermi- 
nava P esercito nella sanguinosa battaglia di 
Sadowa; dopo di che l' Imp. Francesco Giu- 

abit. con 286 elettori amministr. e 144 politici. — 
In questo tempo si dovette rinnovare la fabbrica 
delle Vincellate perchè minacciava rovina, 



540 



seppe veniva indotto a cedere Ja Venezia al- 
l' Imp. Napoleone, il quale ne faceva poi dono 
all' Italia (1). — Per 1' annessione di Venezia 
al Regno Italiano, Pontevico, che in forza degli 
antichi rapporti che 1' aveano già legato in uu 
modo affatto speciale alla Regina dell'Adriatico 
ne sospirava quant' altri mai la liberazione, 



(1) Anche alla campagna del 1866 si videro accorrere 
numerosi i volontari di Ponievico: — nel combatti- 
mento di Vezzo, rimase ferito l' Ing. Cesare Bertazzoli 

— Riassumendo: nelle battaglie combattute per la 
indipendenza, 4 dei nostri rimasero uccisi sul campo, 
e alcuni feriti ; 4 meritarono la medaglia al valor 
militare; e molti altri riportarono, chi 2, chi 3, e 
alcuni fin 4 e 5 medaglie commemorative del patrio 
riscatto. — Ora in paese abbiamo in ritiro dalla mi- 
lizia ì concittadini = Colonello Cavalier Santo For- 
cella, il Maggiore Cav. Giacomo Pcrotti, il Capitano 
Cav. Ballista Canori, i Tenenti Celestino Ghirardi e 
Achille Panzi, non che Giuseppe Bertazzoli, Isidoro 
/setti, Prudenzio Scandella, e non so chi d' altri dei 
più distinti, ai quali, secondo il grado ottenuto nella 
milizia, o gli atti di valore compiuti, venne assegnato 
dal governo un premio , o la corrispettiva annua 
pensione. — Per atti di coraggio sono fregiati della 
medaglia al valore civile un Masini e un Cazzauiga. 

— E giacché ho qui accennato ad alcuni dei nostri, 
che furono onorati anche del titolo di cavaliere, giovi 
sapere inoltre, che un altro distintissimo concittadino, 
il Sig. Domenico Prof. Denicotti, già Provveditore cen- 
trale al Ministero della Pubblica Istruzione, fu insi- 
gnito, or non sono molti anni, del titolo di Com- 
mendatore. 



544 

volle esternare la sua esultanza con una festa 
religiosa e civile, la quale, per la spontaneità 
con cui fu fatta, ebbe a dimostrare anco una 
volta, che i sensi di amore e di riconoscenza 
nudriti già dal nostro popolo verso Venezia 
nei tempi fortunosi della Repubblica, non e- 
rano per nulla scemati, ma con memore af- 
fetto coltivati ognora nell' animo di tutti (1). 

Ma ecco che a contristare improvvisamente 
la nostra popolazione, si avanza un' altra volta 
tremendo il morbo cholera. Sviluppatosi in pae- 
se nel Giugno del 1867, infierì per quasi tutto 
il mese di Luglio: e quantunque i colpiti dal 
male venissero con ogni miglior cura assistiti 
o nelle case o nel lazzaretto (2), tuttavia nello 
spazio di soli due mesi, poco meno di 200 
restarono vittima di quel contagio. 

I figli rimasti privi dei genitori intenerirono 
più che mai il cuore generoso delf Abbate An- 
gelini, il quale volse tosto il pensiero a isti- 
tuire in Pontevico un ospizio, in cui si potes- 

(1) In Municipio si può vedere ancora' su di una tabella 

una breve iscrizione, che dice: « Per la riunione 
— alla sua Venezia — il popolo di Pontevico — 
rende grazie — a Dio Onnipossente ». Alla via 
principale del paese fu poi dato il nome di « Via 
S. Marco », e ad un' altra « Via Venezia ». 

(2) Per la cura e 1' assistenza prestata assiduamente ai 
cholerosi, i Sigg Medici e i Rev. Curati si meritarono 
attestati di lode e di ringraziamento. 



542 

sero quanto prima ricoverare almeno le povere 
orfane. Non trascorse difatti molto tempo, e 
già in capo al paese sorgeva il modesto orfa- 
notrofio femminile (1). — Questa pia Istituzione 
di Monsignor Angelini è diretta ora e ammi- 
nistrata dalle Signore Maddalena ed Elisabetta 
Nobili Girelli, e R.osa Berenzi; le quali prov- 
vedono ai" bisogni dello stabilimento e al man- 
tenimento delle orfane coi redditi assegnati 
all' orfanotrofio dal pio Fondatore (2), e coi 
guadagni giornalieri che possono fare le or- 
fane stesse lavorando ai telai, e alle macchine 
di maglieria (3). Certo che per corrispondere 
meglio ai bisogni del paese, a questo pio Isti- 
tuto è sommamente necessario il valido ope- 



(1) I redditi dell'Abbazia di Pontevico sono i più ricchi 

delle Parrocchie della diocesi bresciana (« Pontevi- 
censis Allatta redditus, reliquorum brìxiensis diace- 
seos amplissimi »: e lo erano fin dal tempo dell'Ab- 
bate F. Garbelli: — 3/anelmi, — Astezató): a sollievo 
dei poveri, oltre la pingue rendita, Mons. Angelini 
profuse anche il suo patrimonio. 

(2) Vicino alla Chiesa l'Abbate Angelini fece fabbricare 
le case curaziali. Ora i Rev. Curati soddisfano l'af- 
fitto annuo di dette case all'Amministrazione del- 
l' Orfanotrofio femminile. — (Dove ora sono le case 
curaziali, sorgeva 1' Antico Ufficio Comunale). 

(3) Nell'Orfanotrofio si è aperta in quest'anno anche una 

piccola scuola, diretta da una maestra legalmente 
autorizzata. 



543 

roso appoggio di chiunque ha a cuore la cu- 
stodia e T educazione di tutte quelle infelici, 
che senza madre, senza padre e senza tetto 
giacciono derelitte nella più inconsolabile delle 
sventure. 

Senonchè dopo la fondazione dell' Orfano- 
trofio femminile Angelini, un' altra bella Isti- 
tuzione si inaugurava qui a Pontevico, per la 
generosità del Nob. Sig. Filippo Ugoni; -il quale 
si compiacque di erogare in pubblica benefi- 
cenza la eredità toccatagli per la morte della 
figlia Isabella Brunelli, fondando in paese l'A- 
silo Infantile, e consolando per tal modo con 
opera cosi benefica il dolore della figlia per- 
duta. — L' Asilo Infantile di Pontevico, che 
dall' istitutore è detto Asilo Ugoni, sorge su di 
un'area ceduta dal Municipio; ed è costrutto 
sopra disegno dell' Architetto Conti di Brescia. 
Due ampie stanze servono per la scuola, e uno 
spazioso cortile-giardino, per la ricreazione dei 
bambini. In seguito la fabbrica venne comple- 
tata colf aggiunta della cucina, del refettorio, 
dell' Ufficio della Direzione, e di una vasta sala 
per F istruzione dei bambini nel canto, per gli 
esami e per il saggio finale (1). — Nell'atrio 
dell' Asilo furono poste due lapidi : una ricorda 

(1) Nei saggi, nelle feste straordinarie, e nei funebri 
cortei, i bambini dell'Asilo vestono l'uniforme, prov- 
veduta loro dalla Nob. Signora Teresa Giroldi. 



544 



la fondazione colla seguente epigrafe: Questa 
Istituzione Municipale — sorta — auspice il 
Nobile Filippo Ugoni — dal voto del Consi- 
glio E DAI CITTADINI — SORRETTA — DI RENDITA 

perpetua dotata ■ — con beni della nobile 
Donna — Isabella Ugoni-Brunelli — oggi 
s'inaugura —12 Gennaio 1874 » (1); e Y al- 



(1) Questa iscrizione fu dettata dal Sig. Antonio Cassia 
Dott. Chim. — Il Cassia va annoverato tra i più 
benemeriti della fondazione dell'Asilo di Pontevico: 
appartenne egli già al Comitato Promotore di questa 
bella Istituzione, e, come Facente funzioni di Sindaco, 
ne fu anche Presidente. — Di quest' uomo mancato 
alla patria il giorno 9 del p. p. Febbraio, si può ben 
dire, che fu di coloro, che hanno veramente onorato 
il paese colla virtù e il sapere. Fu già Presidente del 
Consiglio Comunale, della Congregazione di Carità, 
della Società Operaia, della Società Filodrammatica, 
Sopraintendente Scolastico ecc. e tutti questi ono- 
revoli uffici sostenne sempre con saggezza, con zelo 
e con disinteresse. Ma dove maggiormente ebbe a spie- 
gare il suo ingegno fu nella Scienza Chimica, nella 
quale ebbe a meritarsi la stima di Colleghi e Medici 
insigni, specialmente per alcuni suoi preparati, e per 
le sue specialità farmaceutiche, premiate già, e ormai 
conosciute pressoché in tutta Italia: {Associai. Medica 
Hai. — : IX Congresso gen. di Genova : III à Esposizione: 
— V. Manuali di Farmacia Galenica, e Farm. Chim. 
di S. Pievani — v. 1°, p. 561 ; e v. II , p. 364: e il 
■= Monitore dei Farmacisti = Roma-An. 11°, n. 8, e 
n. 12). — In morte del Cassia lessero al Cimitero 
affettuosi discorsi i Sigg. Carlo Morelli Ff. di Sin- 
daco, e Gius. Dott. Robusti Pres. della Congr. di 



545 

ira porta scolpiti i nomi dei principali bene- 
fattori: = Tigoni Nob. Filippo, Giroldi Nob. 
Teresa, Mazzucchelli Angelo, Cicognini Sac. 
G. Battista, Municipio di Pontevico, Cicognini 
Angelo, Forcella Cav. Santo e Paolo, Società 
Filodrammatica, Barberina Forcella Cicogni- 
ni =. Attualmente nelle due sale si accolgono 
oltre 200 bambini d' ambo i sessi dai 3 ai 6 
anni, e vi si preparano nel modo più conve- 
niente a ricevere F istruzione nelle classi ele- 
mentari: ogni giorno poi vengono distribuite 
ben 180 abbondanti minestre. Alle spese occor- 
renti si provvede colla rendita Ugoni, coll'annuo 
assegno del Municipio, colla contribuzione men- 
sile dei ragazzi provenienti da famiglie agiate, 
e da ultimo coi mezzi eventuali che la Com- 
missione Direttrice si procura talvolta con col- 
lette, spettacoli pubblici, o fiere di beneficenza. 

Carità: commosse poi vivamente il saluto che il gio- 
vinetto Paolino Bertazzoli rivolse all' egr. estinto, qua- 
le attestato di pietosa riconoscenza degli alunni delle 
classi elementari al loro Sopraintendente Scoi. — - Il Sig. 
Tagliavini Segr. Com. pubblicò pure una necrologia, 
sulla Sentinella Bresciana; e non pochi elogi furono 
tributati a questo nostro concittadino dal Pievani e 
e da altri, su varii giornali di Medicina, di Chimica 
e di Farmacia. — Ani Cassia era Membro dell' As- 
sociaz. Farmaceutica Lomb. — della Società di Mutuo 
Socc. dei Farm. d'It. — e della nascente Associaz. 
nazionale. 
Jìerenzi — Storia di Ponte ci co 33 



546 

— Per il buon andamento dell'Istituto furono 

fin dal principio stabilite le norme opportune; 
mediante uno Statuto Organico (VII Capi 
20 Articoli], e un Regolamento per V Ammi- 
nistrazione interna (VII C. — ^') Art.]. 

Rassegnato pienamente alla volontà di Dio, 
e confortato negli ultimi giorni di sua malattia 
coi soccorsi della Religione, il Nob. Sig. Fi- 
lippo Ugoni moriva in Brescia il giorno 12 
Marzo 1877 (1). Dodici bambini del nostro 
Asilo, condotti dalla Direttrice Sig. a Cademar- 
tori, e le Rappresentanze del Consiglio Comu- 
nale, del Pio Luogo Ottavio Pontevico, della 
Congregazione di Carità, e della Società Ope- 
raia, di cui T Ugoni era socio onorario, presero 
parte insieme, ai solenni funerali che si cele- 
brarono in Città il giorno 14; rendendo per 
tal modo all' illustre benemerito nostro con- 
cittadino, quel tributo di riconoscenza, che ben 

(1) I giornali cittadini la Provincia e la Sentinella (N.° 
72) di lui ebbero a dire: « Patriota d'alti sensi, leale, 
franco, religioso, non potea smentirsi nelP ora più 
solenne, in cui serbò sino al supremo istante pronta 
e serena la mente, e lucidissimo il pensiero. Già nel 
principio della malattia ne sentì la gravezza: chiese 
e volle i conforti della Religione, nella quale avea 
sempre confidato: si divise da suoi cari, dalla figlia 
{Caterina), dal genero (Bernardo C. Salvadego), da un 
bambino (Filippo) in cui tanto si compiaceva, come 
chi va dopo un lungo cammino a riposarsi ». 



r>47 

sì dovea a un tanto benefattore. — Al Cimitero 
di Brescia parlarono il Cav. Gabr. Rosa Pre- 
sidente dell' Ateneo, e il Deputato Prof. Giov. 
Folcieri Assessore municip. — Dell' Ugoni fece 
poi una commemorazione funebre all' Ateneo 
anche il Prof. G. Gallia; e il Prof, ab P. Zam- 
belli pubblicò sull' Archivio storico italiano al- 
cune memorie intorno alla sua vita. — Sulla 
tomba del Nob. F. Ugoni si scolpirono queste 
parole : « Filippo Ugoni — ultimo di sua gasa 

— N. NEL MDCCLXXXXIV — M. AI XII MARZO MD- 
CCCLXXVII — LA COLTURA — L' ESILIO — GLI SPI- 
RITI GENEROSI — L'ALTO CARATTERE — LO SPLEN- 
DORE DELLA VITA — LO FAN RICORDARE » (1). 

Accennai or ora alla Società Operaia di Pon- 
tevico: questa Società fu inaugurata la prima 
Domenica di Giugno del 1875, nel qual giorno 
Mons. Angelini, nella Chiesa Abbaziale, tenne 
ai Soci un discorso di circostanza, e ne bene- 
disse la bandiera. — Lo Statuto, proposto già 
da un Comitato promotore, venne approvato 
dall' Assemblea generale dei Soci, il giorno 25 



(1) Fu assai delicato pensiero della Giunta nostra Muni- 
cipale, quello di voler ricordare il nome dei più di- 
stinti benefattori del paese, intitolando, pochi anni 
or sono, alcune vie: « Filippo Ugoni », « Caterina 
Gomo-Rujfoni », « Ottavio Ponievico »: non si po- 
trebbero egualmente ricordare anche Francesco Gap- 
par ino, M. Carlo Angelini e D. Batista Cicognini? 



m 

Aprile 1875. Scopo della Società è il mutuo 
soccorso fra gli operai, industriali e agricoltori, 
in caso di malattia. Non sono ammessi che 
individui di provata moralità. Vi lia una cassa 
pensioni per gli impotenti al lavoro per vec- 
chiaia o per cronicità, ed un servizio di pre- 
stiti ai Soci, fino alle lire 100 (1). 

Un* altra Società Operaia, detta di S. Giu- 
seppe, venne poi istituita a Pontevico nel 1883; 
e a questa pure possono appartenere quelli 
che traggono i mezzi di sussistenza dal lavoro, 
o coir industria, o colle arti, o coli' agricoltura, 
o coi servigi domestici ecc. — Questa Società 
mantiene relazione col Comitato Diocesano del- 
l' opera dei Congressi Cattolici di Brescia; ed 
è suo scopo di dare appoggio morale e ma- 
teriale ai Soci col mantener vivo in essi il 
sentimento religioso, coli' eccitarli all' adempi- 
mento dei doveri del cristiano, e col promuo- 
vere le opere di mutuo soccorso (art. 4° dello 
Stat.J. ■ — La bandiera di questa Società, por- 
tante l' immagine del suo Patrono S. Giuseppe, 
fu benedetta la 4 a Domenica di Ottobre [1883), 
da S. E. Mons. Corna Pellegrini, Vescovo di 
Brescia. 

Due anni dopo la morte di Filippo Ugoni 

(1) È costituita pure in Pontevico una Sezionerei Reduci 
dalle patrie battaglie, aggregata alla Società generale 
di Brescia. 



549 

istitutore dell' Asilo, moriva qui a Pontevico 
Mons. Carlo Angelini fondatore dell' Orfano- 
trofio femminile (15 Agosto 1810} (1). Sebbene 
ottuagenario, i parrocchiani avrebbero ben vo- 
luto mirare per lunghi anni ancora alla vene- 
randa figura di questo loro Pastore, per trarre 
dal candore della sua vita, dalla sua inesauribile 
carità, e dalla parola sua sempre mite e per- 
suasiva, tutti quegli ammaestramenti, che sono 
necessari a chi vuol condurre una vita infor- 
mata a nobili specchiatissimi esempi. Le rare 
doti di mente e di cuore di quest' uomo in- 
signe, sono descritte nell' elogio funebre (pub- 
blicato a stampa), che il giorno delle solenni 
esequie lesse il M. 111. e Rev. Parroco di Leno 
D. Bassano Cremonesini, attuale nostro Abbate: 
d' altra parte la memoria di Mons. Angelini è 
ancora sì viva nel cuore di tutti, eh' io non 
credo necessario ripetere di lui quanto ognuno 
può facilmente conoscere (2). Dirò però, che 

(1) Ecco la serie degli Abbati di Pontevico: = Angelo 

Gabrieli 1609-1617: — Stefano Ugoni 1617-1634:— 
Costanzo Ugoni 1634-1660: — Pietro Ugoni 1660-1673: 

— Scipione Garbelli 1673-1699: — Filippo Garbelli 
1699-1750: — Alessandro Palazzi 1750-1770: — Pie- 
tro Polusella 1770-1790: — Angelo Faglia 1790-1812: 

— Giovanni Bonaldi 1813-1856: — Carlo Angelini 
1857-1879: — Bassano Cremonesini 1880 =: {Dalle 
carte deW Abbazia, e della Curia Vesc). 

(2) Dalla insigne Collegiata di Rovaio, sua patria, Mons. 



550 

oltre essere egli stato dottissimo nella Scrittura 
Sacra e in Teologia, nella qual scienza era 
anche laureato, fu altresì versatissirno nelle 
scienze fisiche, tanto che per alcune sue in- 
venzioni ebbe a meritarsi diplomi e medaglie; 
e certi suoi progetti furono presi in grande 
considerazione anche dai più intelligenti in 
materia. Basti il sapere che V arditissimo suo 
disegno del tunnel per la traversata del Passo 
di Galais [Nouveau projet ponv la tràversèe 
du Pas-de-Calais, par M. V Abbò Carlo An- 
gelini: — Pontevico, le 10 juillet 1875J, fu a 
Parigi accolto favorevolmente dal Lockert e 
dal Malepeyre, i quali non dubitarono punto 
di dichiarare, che il nuovo progetto Angelini 
meritava di essere fatto conoscere in Francia 
e in Inghilterra; ed essi pei primi lo vollero 
inserire per intero neh' accreditato loro gior- 

Angelini si trasferì a questa Sede Abbaziale nel 
Marzo del 1857. Nel 1858 sulla Gr. Illustr. del Lomb. 
Ven. il Cantù ebbe già a scrivere, in una nota, ri- 
guardo all'Angelini: « di questo rovatense, ora 

Abate di Pontevico, dovremmo dir molto, se non ci stesse 
avanti il — ne laudes hominem ante mortem =: 
v. Ili pag. 332 ». A Rovato Y Angelini avea aperto 
a sue speso un Orfanatrofio femminile; e per mezzo 
di azionisti avea fatto innalzare, ad ornamento della 
piazza, il vasto edificio con portici, che tuttora vi si 
ammira. Dietro sua iniziativa, fu alquanto abbellita 
in Rovato, anche la Chiesa Preposit tirale. 



551 

naie Le Technologiste (1). — Sebbene non a- 
dottati, perchè forse assai dispendiosi, furono 
però apprezzati in Italia i progetti dell' Ange- 
lini sull'Agro romano e sul porto di Spezia; e 
qui da noi, quelli sulle Vincellate fa. 1861), 
e sul nuovo ponte dell' Oglio (a. 1811 '). 

Sopra disegno del Cav. Sig. Tito Brusa, In- 
gegnere capo della Provincia di Brescia, nel- 
l' anno 1879 cominciarono i lavori del nuovo 
ponte dell' Oglio. L' impresa della costruzione fu 
assunta dall' Ing. Sig. Cesare Bertazzoli e C. (2); 
e furono nominati, Direttore, il Sig. Piazzi Ing. 
di Sezione, e Assistente, il Sig. Ing. Carminati. 
Il nuovo ponte, terminato nel 1881, si innalza 
a poca distanza da quello della ferrovia: ha 
la lunghezza di 85 metri, e la larghezza di 
metri 7, con marciapiedi laterali: i tre archi 
misurano ciascuno 24 metri di luce; e la salita, 
che dal ponte vecchio alla piazza era prima 
in ragione dell' 8 per 100, ora è ridotta al 3. 
(L. 24^,000). 

In questo tempo il molino superiore, di pro- 
prietà dei Comune, era già stato messo a si- 
stema cilindri. Dopo il Sig. Luigi Rapuzzi, venne 

(1) Archives des progrès de V industrie francaise et ètr un- 
gere : An. 35°, n. 416, Agosto 1875: Travaux Pitblics 
— p. 359-366. 

(2) L'Ing. C. Bertazzoli e C. fecero in questo tempo co- 

struire in Pontevico a proprie spese una fornace a 
fuoco continuo, sistema Hoffmann, per la fabbricazione 
«ini laterizi. 



552 

assunto in affìtto da una società anonima lo- 
cale, e ricostrutto, secondo i moderni perfe- 
zionamenti, dalla Casa Benallio di Lecco. Questo 
molino ha una ruota di grandissima forza; e 
può macinare oltre a 50 quintali di frumento 
al giorno: vi sono pure annessi due palmenti 
per la macinazione del grano-turco. 

Coli' acqua stessa della Seriola Comunale (4), 
che serve pel molino a cilindri e per quello 
inferiore, è animato anche il Maglio fdis. F. 
Cicognini], costruito per deliherazione del Con- 
siglio nel 1883. Al Maglio si lavora il ferro, 
e vi si fahbricano specialmente istrumenti di 
agricoltura. 

Innanzi di finire la Storia di Pontevico, pia- 
cerai anche di aggiungere, almeno sommaria- 
mente, che nel 1880 si attivò, oltre al solito 
mercato settimanale, un mercato bimensile di 
bestiami (1° e 3° Martedì di ogni mese) ; e si 
aprì in paese l' Ufficio Telegrafico nel locale 
della Posta: nel 1881 si fece una nuova sta- 
tistica, dalla quale si rileva che in queir anno 
la popolazione legale di Pontevico ascendeva 
al numero di 6754 abit. fm. 3466, e f. 3288) 
(2) : nel 1882 oltre al servizio reso già dai 

(1) La Seriola comunale irriga Piò 1371,33: parte supe- 

riore n. 261,98: inferiore 996,93. — Bocca detta dei 
morti 112,42. 

(2) Dagli stessi dati statistici risulta che la superficie 

del territorio di Pontevico è di Piò 9008 = Ettari 



553 

R. Carabinieri, se ne volle attivare un altro 
di Guardie Comunali; come pure volle la Co- 
munale Amministrazione provvedere una buona 
macchina per V estinzione del fuoco, e nomi- 
nare 5 bravi pompieri, i quali hanno già dato 
prove di saperne fare quel!' uso pronto e si- 
curo, che si esige nei casi di incendio. — 
Nello stesso anno, sotto la direzione del Sig. 
Silvio Pievani, Direttore della farmacia del no- 
stro Ospitale, e del Dott. Gemma, Medico cu- 
rante dell' Ospitale di Chiari, si pubblicò qui 
a Pontevico il giornale « Giovanni Polli », 
Rivista settimanale di Farmacia, Chimica e Me- 
dicina (1). Questo periodico si era acquistato 

2930: Fondi detti di quarto Piò 7408: non coltiv. 
Piò 1600: (il suolo è fertile; cospicuo è il prodotto 
dei cereali d'ogni sorta, ricche ed estese le praterie, 
e sempre più si sviluppa la coltivazione del lino e 
anche dei gelsi). — Estimo imponibile sui fabbricati 
L. 67965,83; e sui terreni L. 165770,86 — Sovrim- 
posta Comunale e 1?10 di ricch. mob. L 30,507,66. 
— Rendite patrim. L. 12233. — Tasse e prodotti 
diversi L. 8351,27. 
(1) 11 giornale era in 8 pag. a 2 col. con copertina, in 
data da Pontevico. — Oltre al Pievani e al Gemma 
questo periodico contava fra i suoi collaboratori, per 
nominarne solo alcuni, il Prof. Cav. Reale, il Prof. 
Cav. Pavesi, il Prof. Gibertini, il Prof. Meissen, il 
Dott. Tommasi, il Sig. Gabr. Rosa e altri distinti 
scrittori italiani; e tra i corrispondenti esteri il Coti- 
Iter e il Limousin. 



il favore dei Medici e dei Farmacisti, e con- 
tava già molti associati, quando nel 11° anno 
di vita, cessò la pubblicazione, per essere stato 
chiamato il Pievani alla direzione delle Far- 
macie dei 2 Ospedali Fate Bene Fratelli di 
Milano (1). 

Colf anno scolastico 1883-84 venne aperto 
il nuovo locale per le 4 classi elementari ma- 
schili e femminili: — il bellissimo edifìcio, 
disegno dell' Ing. Sig. G. Tadini, sorge dirim- 
petto al Municipio (2). 

Nello stesso tempo il nostro Comune ordi- 
nava anche l'allargamento del Cimitero, dalla 
parte anteriore. Nel nuovo scompartimento si 
seppelliscono ora gli adulti (3), a ciascuno dei 

(1) Il giorno 16 Febbraio 1883, alle ore 2 (min. 43) pom. 

si udì in moltissimi luoghi della nostra provincia 
una forte detonazione, che si fece sentire anche nelle 
Provincie di Cremona, Mantova, Verona, Piacenza e 
Parma. La detonazione fu veramente spaventosa alla 
Chiesuola (Pontevico), e ad Alfianello. Era lo scoppio 
di un meteorite, che veniva a cadere a S. 0. di Al- 
fianello, internandosi obliquamente nel suolo più di 
un metro: (V. Relazione del P. Demo). Da quella ca- 
duta prese occasione il Pievani per tenere a Pon- 
tevico una Conferenza intorno alla origine e alla 
natura dei bolidi. 

(2) Altre scuole furono in questi ultimi anni aperte dal 

Comune anche nelle frazioni del paese. 

(3) I bambini si seppelliscono ancora nella parte vecchia 

del cimitero. 



555 

quali, per uniformità, vien posto sul tumulo un 
cippo mortuario di disegno uguale" per tutti, 
con una piccola croce scolpita nel marmo, e 
dipinti in breve spazio, senz' altra iscrizione, 
il nome e V età del defunto, il giorno della 
morte e il numero progressivo. — Bellissimo 
poi è il disegno presentato dall' Ing. Sig. Frane. 
Bertazzoli e approvato dalla Commissione, per 
le cappelle mortuarie, che i più ricchi possono 
acquistare dal Comune, come sepolcro distinto 
di famiglia. Un' ala dell' edifìcio è già innalzata 
fa. 1884J. 

Senonchè la fabbrica che ora attrae parti- 
colarmente F attenzione di tutti, è quella della 
Chiesa Abbaziale. Il doppio allungamento e la 
generale riforma del tempio si incominciarono 
nel 4886, e ne assunsero F impresa i fratelli 
Sigg. Pellini di Varese. — Vi lavorano, per 
le stuccature il Sig. Luigi Soldati milanese, 
per le decorazioni i Sigg. Giuseppe Peduzzi 
pure milanese, e Tobia Cremonini svizzero ; per 
le dorature il Sig. Zambelli di Cremona; e per i 
dipinti a fresco dell' ancona, (1) della cupola 

(1) Il medaglione sopra il presbiterio raffigura il trionfo 
della Eucarestia; il dipinto della cupola rappresenta 
la gloria di S. Tommaso, e quello dell'ancona la pro- 
fessione di fede dello stesso santo Apostolo. — Il gran 
quadro a olio che era prima sopra il coro, fu dipinto 
da Angelo Paglia nel 1751 : ora lo si vede nella cap- 
pella del battistero. 



556 

e dei medaglioni, il Sig. Luigi Tagliaferri di 
Lecco, coadiuvato, nella dipintura delle cappe! - 
lette, dall'ornatista Sig. Nicora milanese. Le due 
statue che fiancheggiano l'ancona fS. Pietro e 
S. Paolo), e le tre che sormontano la nuova fac- 
ciata (il Redentore, la Fede e la Speranza) (1), 
sono dello Stabilimento Pruvini di Milano; e il 
nuovo simulacro della B. V. di Lourdes è lavoro 
del Sac. Luziardi bresciano (2): la riforma, ora 
quasi compita, dell'organo, è affidata, come ho 
già accennato, al Sig. Luigi Panetti di Bergamo, 
successore dei fabbricatori Fili Serassi (3). 

(1) La nuova facciata della Chiesa Abb. è costruita sopra 

disegno dell' Ing. Sig. Fr. Bertazzoli. La si terminò 
nel Settembre del 1887. 

(2) II nuovo simulacro della B. V. di Lourdes fu traspor- 

tato solennissimamente nella Chiesa Abb. la sera del 
14 Agosto 1887. Il paese era illuminato; e la nuova 
banda musicale, che era stata inaugurata 3 mesi 
prima nella festa di S. Pancrazio, entrò a decorare 
quella splendida funzione. — (Le tradizioni della vec- 
chia banda di Pontevico sono gloriose; e si può 
sperare che, mediante V opera solerte del bravo M.° 
Panzi. possano lodevolmente continuare anche col 
nuovo corpo di musica). — Di fronte all' altare della 
B. V. di Lourdes sorge quello del Crocifisso. Questo 
Crocifisso era prima nella Chiesa di S. Rocco, e fu 
trasportato nella Abbaziale la sera del Venerdì Santo 
(8 Aprile 1887): a S. Rocco fu invece collocata la 
statua della V. del Rosario. 

(3) Il dist. M.° Ramella saprà certo far sentire tutta la 

potenza di questo istrumento, ricostruito ora secondo i 
moderni perfezionamenti dell'arte. 



KK 



57 

Si spera che entro il presente anno 1888, 
tutte le operazioni possano essere ultimate (1). 

E qui finisco col soggiungere, che a favorire 
le nostre industrie e a rianimare da noi il 
commercio, si spera, che in seguito abbiano 
a concorrere la tramwia, e la navigazione a 
vapore sull' Oglio. Sappiamo come si siano già 
tenute adunanze, allo scopo di formare un Co- 
mitato, perchè si possa effettuare il prolun- 
gamento della tramwia Mantova — Asola, da 
Asola ad Orzinovi, per Gambara, Pralboino e 
Pontevico: — e inoltre come lo scorso anno 
un gruppo di capitalisti inglesi, rappresentati 
dal Sig. H. Gruynne - Owen, Presidente di 
varie Compagnie in Londra, abbia ben accolto 
un progetto, già approvato dalla Camera di 
Commercio di Venezia, avente per iscopo il 
massimo sviluppo alla navigazione a vapore da 
Venezia a molte Città e Borgate dell' Alta Ita- 
lia (2). — Nelle linee progettate, sarebbe com- 
presa anche quella di Venezia — Pontevico. 



FINE 



(1) La spesa di tutte le opere che si sono fatte, e che si 

stanno compiendo nella riforma generale della Chiesa, 
allungamento, decorazioni, dorature, dipinti ecc., è soste- 
nuta per la massima parte dallMiJ. M. Cremonesini. 

(2) La Società Inglese assuntrice impiegherebbe un ca- 

pitale di 5 milioni di lire it. costituendosi in società 
colla denominazione « The Anglo— Italien steam na- 
vigation Comp. Limited ». 



m 



r.i 







INDICE 






Capitolo 


1° ■ . . PAG. 1 


» 


II . 












» 16 


» 


nr . 












» 31 


» 


IV° . 












» 44 


» 


v° . 












» 63 


» 


VI . 












» 89 


» 


VIP 












» 106 


» 


Vili 












» 120 


» 


IX . 












» 137 


» 


x° . 












» 153 


» 


XI . 












» 170 


» 


XII 












• 189 


» 


XIII 












» 206 


» 


XIV 












. . » 226 


» 


XV 












» 246 


» 


XVI 












» 265 


» 


XVII 












». 282 


» 


XV1IP 












» 301 


» 


XIX 












» 322 


» 


XX 












» 342 


» 


XXP 












» 361 


» 


XXIP 












» 379 


» 


XVIIP 












» 400 



m 



Capitolo 


XXIV . 


Pag. 418 


» 


XXV 


» 43G 


» 


XXVI . 


» 455 


» 


XXVII . 


» 474 


» 


XXVIII . 


» 492 


» 


XXIX . 


» 510 


» 


XXX ... 


» 529 





ERRORI 


CORREZIONI 


ag. 263 - 


lifl. 7 a : - avessero 


i Milanesi avessero 


» 275 — 


» 18: - soggiunge 


soggiunse 


» 279 — 


» 14: - impotente 


imponente 


» 472 — 


» 24: - 5000 


6500 






LIBRARY 
OF THE 

UNIV'RCITY I 









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Sac. angelo berenzi 



STORIA 

DI 



PONTEVJCO 







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CREMONA 

Tip. dell' Istit. Manini 

1888. 






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UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 



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